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Discussione: XX Incontro Internazionale dei partiti comunisti e operai ad Atene

  1. #21
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    Predefinito Re: XX Incontro Internazionale dei partiti comunisti e operai ad Atene

    20° IMCWP: Contributo del Partito Comunista del Bangladesh

    "La classe operaia contemporanea e la sua alleanza. I compiti dell'avanguardia politica - i partiti comunisti e operai - nella lotta contro lo sfruttamento e le guerre imperialiste, per i diritti dei lavoratori e dei popoli, per la pace, per il socialismo."

    20° Incontro Internazionale dei Partiti Comunisti e Operai

    Attualità e vitalità del pensiero marxista e compiti dei partiti comunisti e operai nell'era neoliberale

    «Le idee della classe dominante sono in ogni epoca le idee dominanti; cioè, la classe che è la potenza materiale dominante è in pari tempo la sua potenza spirituale dominante. La classe che dispone dei mezzi della produzione materiale dispone con ciò, in pari tempo, dei mezzi della produzione intellettuale, cosicché ad essa in complesso sono assoggettate le idee di coloro ai quali mancano i mezzi della produzione intellettuale. Le idee dominanti non sono altro che l'espressione ideale dei rapporti materiali dominanti, sono i rapporti materiali dominanti presi come idee». - Marx, Ideologia Tedesca (1845)

    È trascorso molto tempo da quando Karl Marx scrisse le sue ultime parole. Quest'anno la classe operaia e le forze progressiste di tutto il mondo celebrano il bicentenario di Karl Marx e i 150 anni dalla pubblicazione del primo volume del Capitale. Le classi dominanti dei vari Paesi e i loro collaboratori ripetono incessantemente che il marxismo è «vecchio», «morto», «superato» ed «errato». Ma ciò solleva un interrogativo - perché i ricchi e i potenti investono tanto denaro e tanto tempo nella lotta contro un'idea teoricamente «morta»? La risposta è semplice: non è affatto morta.

    E anzi, proprio perché il marxismo svela la verità del loro capitalismo, costoro devono sforzarsi in ogni modo di nascondere questa realtà alle masse popolari - in particolare ai lavoratori e ai giovani. La propaganda e gli sforzi messi in atto dagli attuali intellettuali borghesi al fine di indebolire la forte influenza del marxismo sulle masse popolari non sono altro che «le idee dominanti», che derivano dall'«espressione ideale dei rapporti materiali dominanti», come affermato da Marx.

    Basta ripensare al 2008 per apprezzare facilmente la persistente rilevanza e vitalità del pensiero marxista. Quell'anno è stato caratterizzato da una crisi finanziaria globale che ha travolto il sistema capitalista in tutto il mondo. A distanza di un decennio, l'economia capitalista mondiale non si è ancora del tutto ripresa da quella crisi. La crisi ha evidenziato la straordinaria contemporaneità di Marx agli occhi degli intellettuali e degli economisti borghesi, che tuttavia per la maggior parte hanno esitato a riconoscere la persistente validità dell'analisi marxista del capitalismo. Tutte le questioni principali che dominano il periodo contemporaneo, dall'impatto della globalizzazione all'aumento senza precedenti delle diseguaglianze, fino alla crisi ambientale - tutto ciò fu previsto da Marx nelle sue linee generali un secolo e mezzo fa.

    Marx ha spiegato l'intera dinamica del capitalismo, l'estrazione del plusvalore dal lavoro, l'accumulazione del capitale e della ricchezza nelle mani dei proprietari dei mezzi di produzione, la crescente diseguaglianza, la crisi di sovrapproduzione e i difetti sistemici del sistema capitalista che conducono a crisi ricorrenti. Lo sviluppo del capitalismo dall'epoca di Marx non ha smentito la teoria della dinamica del capitalismo enunciata da Marx. Il suo successivo sviluppo, che ha condotto alla fase monopolistica e al capitale finanziario globalizzato di oggigiorno, può essere analizzato e compreso per mezzo del metodo scientifico adottato da Marx. Fu utilizzando l'approccio teorico di Marx che Lenin analizzò l'ascesa del capitalismo monopolistico e dell'imperialismo nei primi anni del Novecento.

    Nel momento attuale, il capitale finanziario internazionale, che ha avuto origine nelle nazioni capitaliste avanzate, non ha più un carattere nazionale. Ora le banche e i gruppi finanziari multinazionali conducono operazioni a livello globale. Il capitale finanziario internazionale è mobile e fluido a livello globale. Un mercato integrato globale, in cui il capitale finanziario disponga di una libertà di movimento illimitata, è ciò a cui aspirano i monopoli multinazionali. È questa forza a guidare il processo di globalizzazione neoliberale in questo momento.

    Circa 500 tra i più grandi supermonopoli internazionali nei settori bancario, industriale e commerciale controllano attualmente il capitale finanziario e dominano l'economia globale. Circa venti Stati costituiscono la base politica e finanziaria del potere di questo capitale finanziario internazionale. Malgrado le contraddizioni che le dividono, le principali potenze imperialiste hanno dato vita a un blocco sotto la leadership degli USA, che garantisce l'eliminazione di qualsiasi sfida alla globalizzazione neoliberale e all'egemonia del capitale finanziario internazionale. Queste potenze si sono sforzate di imporre questa egemonia sul mondo intero con mezzi non soltanto economici, ma anche militari, politici e culturali.

    In quest'epoca neoliberale, le corporation private hanno una relazione più flessibile con lo Stato. Possono invocare l'intervento statale quando si trovano in crisi, in modo tale da consentire alle imprese multinazionali di socializzare le proprie perdite privatizzando nel contempo i propri profitti. I privilegi dei capitalisti sono molto più sicuri quando un'impresa è in mani private. Parallelamente a questa ingannevole idea di neoliberalismo, si è innescato un processo mondiale di privatizzazione e monopolizzazione delle imprese di proprietà pubblica e delle istituzioni di governo.

    Il capitalismo globale sta tentando ancora una volta di risollevarsi dalla crisi finanziaria del 2008 spostando il fardello della crisi sulle spalle delle popolazioni dei cosiddetti Paesi del «Terzo Mondo». Agenzie internazionali quali il Fondo Monetario Internazionale (FMI), la Banca Mondiale e il WTO sono complici di questo tentativo. Prima e dopo la crisi, i monopoli internazionali hanno invaso le economie di Asia, Africa e America Latina, impadronendosi della loro forza lavoro, delle loro materie prime, delle loro istituzioni statali, dei loro settori più redditizi, e assoggettando i loro mercati a un saccheggio senza precedenti. Il crescente supersfruttamento ha prodotto gli spietati programmi del FMI, piani di restituzione del debito, l'appropriazione dei terreni (land-grabbing) e una crescente povertà e discriminazione.

    I lavoratori del settore dell'abbigliamento del Bangladesh sono tra le principali vittime del supersfruttamento da parte del capitale finanziario internazionale. Lavorano con i salari più bassi e in ambienti degradati che causano un numero crescente di morti nei luoghi di lavoro.

    A causa di questo tipo di sviluppo politico ed economico che caratterizza l'attuale epoca neoliberale, si è registrato un aumento delle forme violente di razzismo, fondamentalismo, xenofobia e sciovinismo estremista in tutto il mondo, compreso il «civile» Occidente. Il periodo recente è stato caratterizzato dall'ascesa dell'ISIS e di altri gruppi estremisti nell'Asia occidentale, del fondamentalismo islamico in Afghanistan, Pakistan, Somalia, Nigeria e Nord Africa, dei gruppi della rinascita induista in India, delle formazioni buddiste scioviniste in Sri Lanka e Myanmar e dei partiti neonazisti di estrema destra in Europa e America.

    Nell'Europa occidentale e nel Nord America, la cosiddetta «Guerra al Terrorismo» è divenuta un comodo paravento per le agitazioni razziste contro le comunità migranti originarie del Medio Oriente, del subcontinente indiano e dell'Africa orientale. Si tratta del fenomeno conosciuto come islamofobia, che è anzitutto una forma di razzismo. Essa ha in gran parte rimpiazzato l'anticomunismo nel ruolo di principale fobia negli stessi Stati Uniti, ed è probabilmente destinata a continuare a svolgere questa funzione, poiché gli USA non sono riusciti a creare un nuovo ordine mondiale imperialista relativamente stabile. Non dimentichiamo che i gruppi islamisti che, in veste di jihadisti anticomunisti, si erano rivelati «utili» agli USA in Afghanistan, si sono trasformati nei nemici degli USA impegnati a garantire «libertà, sicurezza e capitalismo» dopo il crollo dell'Unione Sovietica. D'altro canto, gli interventi degli USA e dei loro alleati hanno ulteriormente destabilizzato il Medio Oriente, l'Asia Centrale e aree del subcontinente indiano e dell'Africa

    Per di più, il costante aumento della produzione di massa, in luogo del soddisfacimento pianificato dei bisogni delle masse, e lo spietato sovrasfruttamento delle limitate risorse naturali da parte del capitale finanziario internazionale stanno provocando una distruzione sistemica e generalizzata della vitale unità tra genere umano e natura. La devastazione dell'ambiente ha raggiunto un punto tale da provocare danni irreversibili ai cicli materiali globali e all'equilibrio ecologico del pianeta. Per esempio, il governo del Bangladesh ha sottoscritto un accordo con l'India per la costruzione di una centrale a carbone presso Sundarbans, la più estesa foresta di mangrovie del mondo, che certamente danneggerà l'equilibrio ecologico e distruggerà la foresta.

    Karl Marx non rimarrebbe stupito dinanzi alla pessima situazione del mondo attuale. Egli ha fornito alla classe operaia e ai lavoratori la teoria scientifica che potrebbe fare da guida per il superamento del capitalismo e per la costruzione di una nuova società socialista liberata dallo sfruttamento di classe e dall'oppressione sociale. Alla luce di questa situazione, dobbiamo smascherare pienamente e contrastare energicamente gli approcci, i programmi e le politiche ingannevoli della globalizzazione capitalista e del neoliberalismo in tutto il mondo, e combattere le forze reazionarie di destra e la loro ideologia.

    In questo contesto storico, noi, i partiti comunisti e operai e i seguaci di Marx in tutto il mondo, dobbiamo levare la nostra voce per arrestare il disumano progetto imperialista, per smantellare le alleanze militari imperialiste e per mettere fine alle basi militari imperialiste e ai dispiegamenti di truppe all'estero. Dobbiamo inoltre lottare poer la libertà di parola, di espressione e di opinione. Dobbiamo promuovere i valori democratici laici, la giustizia sociale, la pace, l'eguaglianza tra i generi. Dobbiamo intensificare la lotta di classe ovunque, allo scopo di creare nei rispettivi Paesi un ordine socio-economico e politico in grado di garantire la libertà dal dominio straniero e dallo sfruttamento e dall'oppressione interna, così da poter promuovere e assicurare anche l'eguaglianza inter-etnica, inter-religiosa e inter-confessionale. Dobbiamo altresì rafforzare la nostra solidarietà; migliorare la nostra capacità di mettere in atto programmi di azione sia indipendenti sia coordinati.

    Inoltre, nei nostri rispettivi Paesi, dobbiamo costruire e rafforzare il partito della classe operaia in modo tale da stabilire un contatto organico con le masse. Il partito e le organizzazioni di massa devono essere utilizzate e impiegate in modo adeguato ed efficace a tale fine. Assai importante è anche la capacità di operare in qualsiasi situazione e di adattarsi rapidamente, modificando il proprio metodo di lavoro in funzione dei mutamenti della situazione. Il partito deve essere saldo nella sua ideologia, nei suoi principi e nei suoi obiettivi in qualunque circostanza, ed essere in grado di svolgere azioni tattiche adeguate alle situazioni concrete che si presentano.

    La filosofia di Marx si basa su una combinazione di dialettica e materialismo, e fu attraverso l'approccio dialettico materialista che Marx giunse a comprendere scientificamente come si evolve la storia umana. Marx illustrò come in una società il passaggio da un modo di produzione a un altro determina la trasformazione della vecchia società in una nuova. A partire dalla suddivisione della società in classi, è stata la lotta di classe a guidare il cambiamento. Attraverso le opere di Marx possiamo divenire consapevoli del fatto che la storia della civiltà umana si è mossa incessantemente dall'uomo come «oggetto della storia» in direzione dell'uomo come «soggetto della storia». L'umanità si muove verso la costruzione di una «libera società di liberi individui». Non è una semplice utopia. La storia e un'analisi attenta e approfondità delle dinamiche attuali della realtà socio-economica in tutte le nazioni dimostrano che, sebbene con un percorso tortuoso e costellato di ostacoli, gli eventi si muovono in questa direzione.

    Le forze di sinistra e progressiste del mondo hanno oggi il privilegio di poter partecipare a questo storico, epico e grandioso processo di costruzione di «civiltà». Quale compito potrebbe essere più filantropico, progressista e glorioso? Sono le forze di sinistra e progressiste di oggi a essere storicamente investite di questo compito ispirato dal marxismo. Cosa potrebbe esservi di più «giovanile», per i giovani uomini e donne di oggi, del fare parte di questo esercito umano, in veste di architetti pronti a dedicare la propria vita a questo glorioso compito come avanguardie consapevoli? La causa del comunismo è una causa per cui vale la pena di lavorare e di morire.

    Viva il socialismo e il comunismo!

    https://www.resistenze.org/sito/te/p...a02-021063.htm
    Venezuela e Zimbabwe nei nostri cuori!

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  2. #22
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    Predefinito Re: XX Incontro Internazionale dei partiti comunisti e operai ad Atene

    XX Incontro Internazionale: Intervento del Partito Comunista di Turchia (TKP)

    Intervento di Kemal Okuyan, Segretario generale del Partito Comunista di Turchia, al XX Incontro Internazionale dei Partiti Comunisti e Operai svolto ad Atene dal 23 al 25 novembre. Traduzione dall’inglese a cura della redazione di La Riscossa.


    In che modo la Grande Rivoluzione Socialista d’Ottobre, di cui abbiamo celebrato il 100° anniversario l’anno scorso, ha raggiunto i suoi obiettivi? Potremmo ribaltare la domanda e chiederci: “Perché dopo un periodo di tempo così lungo non si è verificata una svolta rivoluzionaria?”

    Non sarebbe corretto rispondere in modo semplicistico a questo tipo di domande, né spiegare il verificarsi di processi storici di tale complessità attraverso un singolo fattore. Tuttavia, oggi, durante un incontro in cui discutiamo i compiti attuali del movimento operaio, possiamo affrontare un problema critico che limita l’influenza del movimento comunista internazionale.

    Non possiamo negare che, oggi, la rivendicazione e l’obiettivo della creazione di una società senza classi e sfruttamento non occupano uno spazio significativo nella percezione delle masse lavoratrici. Il socialismo come sistema sociale ha lasciato tracce più profonde in alcuni paesi, mentre in altri tali tracce storiche sono state completamente cancellate. Tuttavia, se facciamo una valutazione complessiva, il socialismo non è riconosciuto come alternativa concreta a livello globale.

    Si tratta soltanto di una valutazione della situazione attuale. Non intendiamo diffondere il pessimismo. Al contrario: vogliamo indicare quali sono i compiti che il movimento comunista deve assolvere affinché questo ostacolo possa essere rimosso.

    Sono passati 170 anni dalla pubblicazione del Manifesto del Partito Comunista. Se prendiamo in considerazione questo periodo storico nella sua interezza, il fatto che la creazione di una “società senza classi e sfruttamento” non abbia mai occupato uno spazio tanto limitato fra gli obiettivi dell’umanità come oggi ci impone di riconsiderare la nostra situazione. Durante questo periodo, la borghesia ha perso tutto il suo carattere progressista, il capitalismo ha raggiunto la sua fase finale, quella imperialista, il sistema capitalista ha costretto l’umanità ad attraversare due guerre mondiali e la frase “socialismo o barbarie” è stata confermata in innumerevoli occasioni.

    I motivi alla base del fatto che il comunismo non è percepito adeguatamente dalle masse lavoratrici come programma attuale di riscatto sono molteplici. Tuttavia, se vogliamo discutere il ruolo dei partiti comunisti e operai, dobbiamo riconoscere che, oggi, tale situazione si verifica anche tra i membri del Movimento Comunista Internazionale. Negli ultimi 170 anni, i partiti comunisti e operai non sono mai stati così lontani dalla rivoluzione socialista come nella fase che stiamo attraversando, sia sotto il profilo programmatico che sotto quello strategico.

    Viviamo un’epoca in cui il capitalismo non è in grado di dare nemmeno false speranze agli esseri umani. L’abiezione della politica borghese non è mai stata così evidente e milioni di persone sono intrappolate in una spirale di disperazione. Si dice che nel mio paese, in Turchia, vivano quattro milioni di immigrati. Dalla stessa Turchia, più di 5,5 milioni di persone sono emigrate in Europa, nella speranza di trovare lavoro o per motivi politici. Tuttavia, la maggior parte di queste persone è infelice in paesi come la Germania, la Francia, il Belgio e i Paesi Bassi. Alcune di queste persone emigrano in paesi lontani dall’Europa, come l’Australia. Ciò significa che il capitalismo, che semina nel mondo guerre, crisi, conflitti etnici e nazionalismo, costringe le persone a lasciare il proprio paese.

    A questo punto la domanda è: Che cosa facciamo?

    Indicare un percorso realistico di liberazione, mostrare un’alternativa credibile, vuol forse dire affermare che il capitalismo può essere meno violento o che l’imperialismo e la pace possono coesistere o, ancora, che la democrazia e la libertà possono sorgere in modo graduale?

    Se continuiamo a ripeterci che, dopo 170 anni, l’enfasi sul comunismo non costituisce più un’alternativa credibile e cerchiamo di costruire una strategia basata su rivendicazioni o obiettivi senza riscontro nella realtà, ci allontaneremo sempre di più dall’obiettivo di una società senza classi e sfruttamento.

    Credo che in questo caso commetteremmo un errore cruciale. Le condizioni oggettive possono non essere favorevoli per una sollevazione rivoluzionaria. Sappiamo che ciò non dipende dalla nostra volontà. Ma la lunga esperienza degli ultimi 170 anni ha dimostrato, sia teoricamente che empiricamente, che l’idea dell’adozione di programmi diversi in fasi rivoluzionarie e fasi non rivoluzionarie è errata. L’idea di mettere il socialismo in secondo piano in favore di concetti quali i diritti umani, la democrazia, l’indipendenza, la libertà, la pace e di porsi come obiettivo di sferrare il colpo fatale per la conquista del potere da parte della classe operaia soltanto quando le condizioni saranno mature è priva di qualsiasi fondamento.

    In particolare, è evidente che tracciare un percorso più “vendibile” con il pretesto che “la gente non crede nel socialismo come obiettivo” avrà come unico risultato quello di consegnare le masse lavoratrici nelle mani dei partiti borghesi. Nessuno sceglie l’imitazione al posto dell’originale.

    Dobbiamo essere creativi. Dobbiamo respingere il settarismo, l’uso di frasi fatte e le scorciatoie. Perché la strada è lunga e il compito è difficile. Ma non dobbiamo dimenticare che, in quanto partiti comunisti e operai, la nostra missione prioritaria è di promuovere tra le masse lavoratrici l’idea che la rivoluzione socialista è attuale.

    Siamo una famiglia e in questa famiglia dobbiamo discutere la questione in modo chiaro, franco e deciso, come compagni, fratelli e sorelle. A che scopo partecipiamo a questi incontri, se intendiamo la non-ingerenza negli affari interni degli altri partiti come totale indifferenza rispetto a ciò che facciamo o diciamo? Abbiamo imparato la lezione del passato: nessun partito consentirebbe ad altri di interferire nei propri affari interni; nessuno accetterebbe una distinzione tra partiti di grandi e piccole dimensioni. Tuttavia, dobbiamo ascoltarci e comprenderci l’un l’altro e dare voce a ciò che pensiamo quando è necessario. La missione prioritaria di ciascuno di noi è far avanzare la lotta nel proprio paese. Ma ciascuna lotta è anche parte del processo rivoluzionario mondiale. Siamo interconnessi: un successo nel nome della classe operaia in un paese diventa un esempio per la lotta negli altri paesi e viceversa. Il popolo sovietico ha pagato a caro prezzo la dissoluzione dell’Unione Sovietica, ma il proletariato di tutto il mondo ha subito le conseguenze della controrivoluzione. È dunque possibile affermare che si è trattato di un problema che riguardava soltanto il Partito Comunista dell’Unione Sovietica?

    Sì: siamo una famiglia e ci stiamo organizzando, come partiti comunisti e operai, per realizzare l’ideale del comunismo. Questo obiettivo finale è la ragione ultima di tutte le lotte che stiamo conducendo e del prezzo che paghiamo. Per fortuna, ci sono ancora centinaia di migliaia di comunisti nel mondo. Purtroppo, la necessità e l’attualità del socialismo non sono oggi all’ordine del giorno per l’umanità. Qui parliamo della nostra missione. Crediamo che la nostra missione sia di far sì che l’obiettivo della rivoluzione socialista e del comunismo sia di nuovo all’ordine del giorno per i popoli. Questa è la nostra missione prioritaria. Il fatto che le nostre lotte per la libertà, la pace e l’indipendenza dipendano da questa missione non le rende meno efficaci, ma, al contrario, le rafforza.

    Per quale motivo la nostra lotta quotidiana per il pane e il lavoro dovrebbe essere in contraddizione con la lotta per un sistema senza fame e disoccupazione? Non esiste un ordine di priorità fra le due: entrambe le lotte vanno condotte contemporaneamente. Questa è la nostra prospettiva.

    Il Partito Comunista di Turchia continua la sua lotta in questa prospettiva. Il partito ha consolidato le sue radici nella classe operaia attraverso la riforma organizzativa del 2018. L’esperienza acquisita attraverso le cellule e i comitati nei luoghi di lavoro, riorganizzati di recente, ci ha mostrato che i lavoratori affrontano la lotta per le rivendicazioni quotidiane con maggiore entusiasmo quando tale lotta è messa in relazione con l’obiettivo del socialismo. Nel contesto della disperazione dell’opposizione interna al sistema di fronte alla percezione dell’invincibilità di Erdogan, la sfida che abbiamo lanciato per la creazione di una nuova Turchia facilita l’ascesa della classe operaia turca sul palcoscenico della storia.

    Con fede incrollabile nel nostro futuro, il futuro del nostro movimento…

    Viva la rivoluzione! Viva il comunismo! Viva l’internazionalismo!

    XX Incontro Internazionale: Intervento del Partito Comunista di Turchia (TKP) | La Riscossa
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  3. #23
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    Predefinito Re: XX Incontro Internazionale dei partiti comunisti e operai ad Atene

    20° IMCWP: Contributo del Partito Comunista dell'India

    "La classe operaia contemporanea e la sua alleanza. I compiti dell'avanguardia politica - i partiti comunisti e operai - nella lotta contro lo sfruttamento e le guerre imperialiste, per i diritti dei lavoratori e dei popoli, per la pace, per il socialismo."

    20° Incontro Internazionale dei Partiti Comunisti e Operai

    Atene, 23-25 novembre 2018

    Contributo del compagno Pallab Sengupta, Segretario del Consiglio Nazionale del Partito Comunista d'India.

    Cari compagni,

    Prima di tutto desidero ringraziare il Comitato Centrale del Partito Comunista di Grecia per aver ospitato questo incontro così importante dei partiti comunisti e operai di tutto il mondo. A nome del Consiglio Nazionale del Partito Comunista d'India, rivolgo i nostri saluti rivoluzionari al Comitato Centrale del Partito Comunista di Grecia e ai leader dei partiti comunisti e operai qui presenti. Al Partito Comunista di Grecia vanno i nostri saluti rivoluzionari in occasione del centenario della sua fondazione. A nome del Consiglio Nazionale del CPI e di tutti i presenti, auguro al Partito Comunista di Grecia il successo in tutte le sue iniziative.

    Cari compagni,

    Questo importante incontro ha luogo nel contesto di una situazione internazionale assai complessa. Tale situazione è segnata da una crisi economica sempre più profonda, dalle aggressioni di USA e NATO contro diversi Paesi di ogni continente, dall'intensificazione dei sentimenti anti-russi, da una nuova alleanza tra Israele e Arabia Saudita mirante a realizzare il «Progetto del Grande Medio Oriente», nonché dai piani per la creazione in Asia di un'alleanza sul modello NATO e dal crescente dispiegamento di truppe USA nel Pacifico meridionale, nell'Oceano Indiano, nel Golfo e nel Mar Cinese Meridionale. In conseguenza di ciò, numerosi conflitti regionali stanno costantemente aggravando la situazione nella regione, come nei casi della penisola coreana, dell'Afghanistan, dell'Iran, del subcontinente indiano, del Golfo e del Medio Oriente. Accanto a questo rileviamo il ruolo aggressivo del capitale finanziario, che sta mettendo a repentaglio non soltanto i diritti sociali, politici ed economici della gente comune, ma anche la pace e la stabilità in tutto il mondo.

    Nel contesto internazionale attuale, è compito della classe operaia e dei suoi alleati, sotto la guida dei partiti comunisti e operai, svolgere un ruolo di avanguardia nella lotta contro lo sfruttamento e la guerra imperialista, per la pace e per il socialismo.

    La nostra analisi, sotto questo aspetto, mette in luce una grande complessità che è necessario comprendere perfettamente sul piano politico. L'analisi della classe operaia contemporanea e delle sue alleanze non può che essere condotta unitamente a quella relativa all'emergere di un dogma neoliberale, riconoscendo il capitalismo contemporaneo come imperialismo, fase suprema del capitalismo. La nostra analisi deve partire dalla premessa per cui «Senza una teoria rivoluzionaria non può esservi un movimento rivoluzionario». Essa si fonda sulla necessità di analizzare il carattere proletario e rivoluzionario dei partiti comunisti e operai quali avanguardie rivoluzionarie della trasformazione, e la loro capacità di imprimere dinamicità e prospettiva alla lotta di classe. Questa analisi ci conduce su un terreno difficile, quello dell'introspezione relativa alle nostre posizioni e ai conflitti percettivi che a livello globale influenzano i movimenti operai e sindacali.

    Questo incontro internazionale giunge al momento opportuno e costituisce un passaggio fondamentale, in quanto si è definitivamente levato l'appello alla preparazione di una lotta per la trasformazione della società. La storia ha decretato che soltanto la classe operaia è in grado di condurre una lotta vittoriosa sotto la guida della sua avanguardia politica - i partiti comunisti - al fine di istituire l'ordine politico del socialismo.

    La compagna Rosa Luxemburg, nel discorso pronunciato alla fondazione del Partito Comunista Tedesco, dichiarò: «Il socialismo non è fatto e non può esser fatto mediante decreti, neppure da un governo caratterizzato socialista. Il socialismo dev'esser fatto dalle masse, da ciascun proletario. Là dove essi sono legati alla catena del capitale, là dev'essere spezzata la catena. Solo questo è socialismo, solo così il socialismo può essere attuato». Era il 1918. Da allora è trascorso un secolo. Il mondo vive un'era di rinnovata barbarie, una barbarie caratterizzata dalla sofisticazione del XXI secolo. Ma nel momento stesso in cui istituiva questo atroce ordine mondiale, il capitalismo ha iniziato a percepire la propria ineluttabile crisi. Ha creato esso stesso coloro che lo seppelliranno - i lavoratori.

    Cari compagni,

    Dopo aver soppiantato il feudalesimo, il capitalismo si è diffuso espandendosi nel globo per alcuni secoli, creando la classe operaia destinata a seppellirlo. Il capitalismo ha attraversato crisi cicliche, entrando nella fase dell'imperialismo nel Novecento. Oggi il capitale finanziario sfrutta non soltanto operai e contadini, ma anche la massa dei produttori piccolissimi, piccoli e medi. La crisi finanziaria del 2008 si è dimostrata marcatamente diversa dalle crisi precedenti. Ha assunto una forma quanto mai brutale, che minaccia l'intera economia. Come ha affermato Walden Bello, ricercatore del Center for South East Asian Studies di Kyoto, «l'attuale recessione globale, la peggiore dalla grande depressione di settant'anni fa, ha piantato l'ultimo chiodo sul coperchio della bara della globalizzazione».

    La profondità e la dimensione di questa crisi inducono a ritenere che l'accumulazione del capitale abbia raggiunto livelli inediti. Ciò conduce alla caduta del saggio di profitto, alla mancanza di plusvalore in relazione alla massa complessiva del capitale, alla creazione insufficiente di plusvalore e alla sovra-accumulazione di capitale.

    La crisi è stata la peggiore dal secondo dopoguerra, con il processo di recupero più debole e maggiormente gravato dal debito. Il mondo è nel pieno di una lunga depressione. Il debito mondiale è a livelli record. La crisi di accumulazione intensifica la competizione per il profitto, il commercio e le risorse. Questi sviluppi rendono inevitabile lo scontro tra le classi dominanti delle potenze imperialiste mondiali. Di conseguenza, guerre commerciali e devastanti conflitti globali minacciano di sprofondare il mondo nel disastro e nell'instabilità. Il debito mondiale ha raggiunto il livello record di 237.000 miliardi di dollari nel primo trimestre del 2017 (oltre 70.000 miliardi di dollari in più rispetto al 2007). Secondo il rapporto del Fondo Monetario Internazionale, il debito globale ha toccato un nuovo record - il 225% del PIL, rispetto al precedente livello massimo del 213% registrato nel 2009. L'accumulazione record di capitali è stata tesaurizzata in paradisi fiscali, manovre speculative, cripto-valute e mutui subprime, che hanno reso instabili e volatili le economie. Le riduzioni dei tassi di interesse, attuate per stimolare l'investimento di capitali improduttivi, hanno determinato tassi di interesse negativi nel mercato globale che hanno fatto lievitare i debiti sovrani al livello record di 11.700 miliardi secondo l'agenzia di rating Fitch.

    La globalizzazione economica ha arrecato i danni peggiori al mondo, alla sua ecologia, alle risorse naturali e a tutto ciò che è necessario a una vita dignitosa. Gli spaventosi e crescenti livelli di povertà sono sotto gli occhi di tutti. Le diseguaglianze a livello globale si sono inasprite. Perfino quando l'economia mondiale cresceva a un tasso del 380%, tra il 1980 e il 2015, il numero di persone che vivevano in miseria con meno di 5 dollari al giorno è aumentato di 1,1 miliardi - il che fa dei tassi di crescita una sorta di presa in giro. Il valore in caduta libera delle valute, la diminuzione dei tassi di interesse, il calo dei tassi di crescita nei Paesi sviluppati indicati dal PIL eccetera - tutto ciò dimostra in modo inequivocabile che il capitalismo è in profonda crisi.

    Come afferma Marx, il capitalismo deve essere rovesciato e sostituito dal socialismo. La classe operaia è destinata a compiere questa impresa. Il capitale, tentando di comprarsi una via d'uscita dalla crisi, non ha fatto che alimentare una ripresa economica ancor più perniciosa, fondata sul debito, che ha precipitato nella rovina i lavoratori di tutto il mondo, sia nei Paesi sviluppati sia in quelli in via di sviluppo.

    Per questo, la classe operaia contemporanea deve essere analizzata alla luce della politica economica che ha dominato il XXI secolo. Il carattere e la cultura del «proletariato» del XXI secolo possono apparire diverse rispetto a quelle del gruppo rivoluzionario omogeneo presente nella Francia o nella Russia del Novecento. Ma questa nuova classe operaia, per quanto definita in modo diverso dagli studiosi, è pur sempre quello stesso «proletariato» che secondo Karl Marx è destinato a seppellire il capitalismo.

    La classe operaia si è ampliata, sviluppata ed è cresciuta sino a divenire il più grande gruppo sociale del mondo. L'appello di Marx, «Proletari di tutti i Paesi, unitevi», è oggi più attuale che in qualsiasi altra epoca storica. La resistenza dei lavoratori contro la politica della globalizzazione economica dimostra che essi costituiscono ancora una forza sociale fondamentale per lo sviluppo delle politiche economiche e dei rapporti internazionali. Le proteste a livello mondiale contro gli effetti disastrosi della globalizzazione hanno reso più agevole mettere in discussione il modello dominante di capitalismo, riconosciuto come responsabile di una così grave catastrofe. Ma le proteste in tutto il mondo, sporadiche per quanto energiche, non hanno assunto la forma di battaglie politiche, e non sembrano nemmeno caratterizzate in senso politico. Ciò rappresenta una sfida per i partiti comunisti e operai. Diviene dunque fondamentale comprendere la classe operaia del XXI secolo, per dare al movimento un chiaro e netto orientamento di classe.

    Cari compagni,

    La classe operaia dei vari Paesi si sta unendo. L'espansione e la crescita della Federazione Sindacale Mondiale, unico sindacato di classe esistente in 132 Paesi, sono la prova della crescita del sindacato a livello internazionale. Le condizioni di lavoro sempre più simili nelle varie parti del mondo hanno reso più agevole per i lavoratori provenienti da contesti quanto mai diversi identificarsi l'uno con l'altro, facendo della solidarietà a livello mondiale un obiettivo potenzialmente raggiungibile. Le tecnologie create allo scopo di facilitare la mobilità dei capitali hanno offerto ai lavoratori un mezzo per condividere e diffondere le loro iniziative in tutto il mondo con una velocità straordinaria.

    Le organizzazioni operaie di oggi hanno l'ulteriore compito di formulare una strategia globale per i lavoratori. Sotto questo aspetto, la solidarietà a livello mondiale è divenuta una condizione per la sopravvivenza, ed essa richiede una maggiore conoscenza degli sviluppi in atto in altri Paesi. Richiede inoltre un mutamento fondamentale nell'orientamento strategico dei sindacati, che si sono concentrati sinora sullo Stato nazionale. La politica della globalizzazione rappresenta il terreno sul quale i lavoratori e i sindacati possono e devono condurre la lotta per trasformare il mondo in una società egualitaria.

    Una valutazione corretta del partito d'avanguardia e del suo ruolo indispensabile dipende dalla comprensione dell'importanza cruciale dei fattori soggettivi nella rivoluzione proletaria. Sul piano storico generale, e nel bilancio finale, le condizioni economiche sono decisive nel plasmare lo sviluppo della società. Questa realtà del materialismo storico non smentisce il fatto che i processi politici e psicologici che si sviluppano all'interno delle masse lavoratrici abbiano un effetto più diretto e immediato sul percorso, sul ritmo e sull'esito della rivoluzione nazionale e mondiale. Una volta che le condizioni materiali oggettive per l'attività rivoluzionaria dei lavoratori hanno raggiunto un determinato livello di maturità, la loro volontà e la loro coscienza, manifestate attraverso l'intervento della loro avanguardia organizzata, possono divenire il fattore decisivo che determina l'esito della lotta di classe.

    La trasformazione rivoluzionaria del proletariato e degli oppressi in generale è un processo complesso, prolungato e contraddittorio. Il partito d'avanguardia deve mirare in ogni circostanza a raggiungere, mobilitare e conquistare le masse. Il marxismo insegna che la rivoluzione contro il capitalismo e la ricostruzione socialista del vecchio mondo possono essere realizzate soltanto attraverso l'azione consapevole e collettiva dei lavoratori stessi. Il partito d'avanguardia è la più alta espressione e lo strumento insostituibile di questa coscienza di classe, in tutte le fasi del processo rivoluzionario mondiale.

    Sotto questo aspetto, tutti i partiti comunisti e operai devono imprimere dinamismo e orientamento ai sindacati nel politicizzare i lavoratori. La politicizzazione dei lavoratori è tra le maggiori sfide che il movimento comunista deve fronteggiare. Questa responsabilità non viene assunta con la dovuta serietà né dai sindacati né dai partiti comunisti. Questo atteggiamento deve mutare.

    Cari compagni,

    Per quanto riguarda l'India, la globalizzazione economica ha avuto un impatto profondo sul subcontinente. Dal momento che quella indiana è un'economia in via di sviluppo in cui il settore più ampio della popolazione è considerato appartenente alla classe media, il mercato indiano è divorato dalle corporation affamate di profitti. La globalizzazione ha effettivamente aperto nuovi spazi per nuove forme di occupazione. Tuttavia, intensificando l'informalizzazione dell'economia formale, essa ha prodotto soltanto occupazione precaria.

    La ragione di questo è che la politica economica dei partiti di governo in India ha costretto la sovranità dell'India a inchinarsi dinanzi all'altare della barbarie capitalista. In India le politiche vengono elaborate in funzione dei progetti dell'avidità delle corporation. «Flessibilità del lavoro» e «facilità di fare business» sono gli slogan utilizzati per attirare il capitale straniero. Sono in atto tentativi di modificare le leggi sul lavoro in funzione dei desideri delle imprese. A dominare è il capitalismo clientelare. I lavoratori sono lasciati alla mercé dei datori di lavoro, o meglio abbandonati alla loro spietatezza. Il lavoro precario, senza salari fissi né stabilità delle condizioni di lavoro, ha sprofondato nel baratro una classe operaia indiana di circa 500 milioni di persone. L'attuale governo del Bharathiya Janata Party guidato dal primo ministro Narendra Modi, ha letteralmente trasformato l'India in una terra di brutalità imprenditoriale.

    L'unica nota positiva di questo quadro per il resto lugubre è l'unità senza precedenti che si è creata tra tutti i sindacati centrali e tra le organizzazioni sindacali dei principali settori. Questa piattaforma unitaria, che rappresenta oltre il 50% della forza lavoro indiana, ha incessantemente protestato contro le politiche anti-operaie del governo. Il governo è irremovibile e non dà ascolto alla voce dei lavoratori. Ma l'unità dei sindacati è un dato straordinario e indiscutibile. La lotta unitaria si intensifica senza alcuna battuta d'arresto. Questa piattaforma unitaria si è impegnata a estromettere l'attuale governo in occasione delle elezioni fissate per la prima metà del 2019. I sindacati centrali stanno preparando due giorni di sciopero per l'8 e 9 gennaio 2019, e i sindacati sono determinati a raggiungere le masse per chiamarle ad assumersi il loro compito politico. I partiti comunisti indiani e tutte le altre forze democratiche hanno garantito il loro sostegno allo sciopero.

    Vogliamo ricordare qui anche l'ascesa del movimento nazionale dei contadini dell'India. Milioni di contadini, insieme a un gran numero di esponenti delle popolazioni tribali, sono scesi in piazza contro le politiche anti-contadine e favorevoli alle corporation agricole dell'attuale governo, manifestando per un prezzo equo per i loro prodotti, contro l'aumento dei costi di produzione, per la rinuncia al rimborso dei prestiti, per il diritto alla terra e alla foresta per le popolazioni tribali e contro la corporativizzazione dell'agricoltura.

    Anche le classi medie urbane e i piccoli imprenditori sono sempre più delusi dalle politiche reazionarie e destrorse del governo, quali la demonetizzazione, la tassa su beni e servizi (GST), i provvedimenti sulla sanità e sulla scuola eccetera. I giovani, scolarizzati o meno, sono furiosi per la carenza di strutture scolastiche e per la disoccupazione.

    Tutti questi movimenti stanno ora convergendo in un possente movimento di massa che comprende tutti i settori del popolo indiano. Questo avrà un impatto fortemente positivo sulla nostra lotta per il cambiamento in occasione delle elezioni parlamentari del 2019.

    Cari compagni,

    I comunisti indiani e in particolare il Partito Comunista d'India sono in prima linea nel promuovere le lotte di massa miranti a mandare in fumo i progetti dei circoli imperialisti e dei loro tirapiedi nel nostro Paese. Senza dubbio, l'opinione pubblica e le masse lavoratrici hanno fatto la storia nei Paesi in via di sviluppo come il nostro, arrestando la marcia di queste forze anti-popolari e anti-democratiche. Nel nostro Paese, la cricca al potere sta impiegando ogni tattica per dividere il popolo, deviandone l'attenzione dai veri problemi socio-economici.

    Il 23° congresso del nostro Partito ha dichiarato che «la vittoria del BJP alle elezioni parlamentari del 2014 non ha costituito un cambiamento democratico di governo, una sostituzione di una formazione borghese con un'altra. Ha segnato una netta svolta politica a destra. Dal momento che il capitale imprenditoriale ha puntato tutto sulla vittoria dell'alleanza NDA guidata da Narendra Modi, attivamente e aggressivamente sostenuta dall'RSS [Rashtriya Swayamsevak Sangh = «Organizzazione Patriottica Nazionale», formazione paramilitare indù di destra] e dall'intero Sangh Parivar [coordinamento di organizzazioni nazionaliste indù], il nuovo governo rappresenta chiaramente una combinazione di interessi del capitale aziendale e finanziario e ideologia di destra, associata alla peggior forma di maggioritarismo e localismo con tendenze fasciste». L'attuale governo rappresenta una seria minaccia per il carattere laico e democratico del nostro Paese.

    Nel momento in cui le forze di destra elaborano metodi espliciti e occulti per conquistare le masse e attuare così il loro programma segreto anti-democratico e anti-popolare, le questioni ideologiche assumono un'importanza ancor maggiore. È necessario rilanciare un'offensiva determinata sul fronte ideologico, con un'azione ancor più energica contro gli effetti perniciosi del riformismo, compiendo il massimo sforzo per diffondere tra le masse le leggi dinamiche del progresso sociale, della libertà democratica e del socialismo scientifico.

    Il CPI è in prima linea anche nella lotta contro l'imperialismo e per la pace. Riteniamo che la nostra lotta per l'emancipazione non possa avere successo se non si accompagna a una lotta di massa e di classe per la pace e la giustizia sociale.

    Cari compagni,

    Lo scorso anno abbiamo celebrato il centenario della Rivoluzione Socialista d'Ottobre nel modo più appropriato, ponendo l'enfasi sulla teoria scientifica del marxismo-leninismo. Il marxismo-leninismo è una grande dottrina rivoluzionaria integrale, la stella polare della classe operaia e del popolo lavoratore di tutto il mondo in ogni fase della sua grande battaglia per la pace, per la libertà e per una vita migliore e per la creazione di una società giusta.

    Alla luce di quanto esposto sopra, la nostra intera lotta, e in particolare la lotta di classe, deve rafforzarsi e mirare al conseguimento della pace e di cambiamenti radicali nelle nostre rispettive società, in direzione del socialismo.

    Consentitemi ancora una volta di congratularmi con i compagni del Partito Comunista di Grecia per aver organizzato questo importante incontro.

    XX Incontro Internazionale: Intervento del Partito Comunista di Turchia (TKP) | La Riscossa
    Venezuela e Zimbabwe nei nostri cuori!

  4. #24
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    Predefinito Re: XX Incontro Internazionale dei partiti comunisti e operai ad Atene

    20° IMCWP: Contributo del Partito Comunista dell'India (Marxista)

    "La classe operaia contemporanea e la sua alleanza. I compiti dell'avanguardia politica - i partiti comunisti e operai - nella lotta contro lo sfruttamento e le guerre imperialiste, per i diritti dei lavoratori e dei popoli, per la pace, per il socialismo."

    20° Incontro Internazionale dei Partiti Comunisti e Operai

    Partito Comunista dell'India (M) | solidnet.org
    Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

    Atene, 23-25 novembre 2018


    Cari compagni,

    Questa è la ventesima occasione in cui ci riuniamo secondo la formula dell'Incontro Internazionale dei Partiti Comunisti e Operai. A nome del Partito Comunista d'India (Marxista), ringraziamo il Partito Comunista di Grecia (KKE) per aver preso l'iniziativa di organizzare questi incontri senza interruzioni nel corso di tutti questi anni. Cogliamo inoltre l'occasione per congratularci con il KKE per il centenario della sua nascita - cento anni segnati dall'eroica lotta contro il fascismo, la dittatura e ogni sorta di attacchi reazionari. La splendida organizzazione di questo 20° Incontro da parte del KKE è una testimonianza della forza e dell'esperienza da esso accumulate nel corso di tutte le peripezie della sua storia. Ci congratuliamo con il KKE per l'eccellente organizzazione che ci permette di discutere un tema così serio in questo 20° Incontro - immense sono le sfide che la classe operaia e la sua avanguardia politica, i partiti comunisti e operai, devono fronteggiare.

    Come abbiamo osservato sin dal 2008, la crisi economica globale, giunta ormai al suo undicesimo anno, ha messo in luce i limiti del sistema capitalista. Malgrado tutti i loro sforzi, le classi dominanti sono incapaci di districarsi dal marasma in cui si trovano sprofondate. Perfino un'istituzione finanziaria imperialista come il Fondo Monetario Internazionale, nel suo World Economic Report dell'ottobre 2018, riconosce questa realtà. Il rapporto, che analizza le economie di 180 Paesi, afferma che la maggior parte di essi non è ancora riuscita a recuperare i livelli di produzione pre-crisi del 2008. Evidenzia inoltre l'allarmante aumento delle diseguaglianze di reddito, che dimostrano come la massimizzazione dei profitti si sta perseguendo attraverso un'intensificazione dello sfruttamento. A conferma della nostra valutazione, sono soprattutto i sistemi bancario e finanziario a trovarsi nel pieno di una persistente crisi. Il rapporto del FMI dichiara che «il rapporto debito-PIL è al 52%, rispetto al 36% del periodo precedente la crisi; i bilanci delle banche centrali, in particolare nelle economie avanzate, superano di diverse volte i livelli precedenti la crisi».

    Il rapporto evidenzia come l'occupazione sia calata, mentre i livelli degli investimenti nella maggior parte dei Paesi sono inferiori del 25% ai livelli pre-crisi. Ma i profitti aumentano malgrado la crescente disoccupazione, grazie a un aumento dei livelli di produttività. Sebbene il capitalismo impedisca la piena realizzazione del potenziale umano a causa dei suoi rapporti di produzione che bloccano la crescita delle forze produttive, quest'ultima viene temporaneamente conseguita mediante la sostituzione della manodopera umana con la tecnologia, e in particolare attraverso l'introduzione dell'intelligenza artificiale nel processo di produzione. Questa è una tendenza destinata probabilmente ad aumentare ulteriormente nel futuro, ma non è sostenibile.

    Karl Marx mise in luce la tendenza del capitalismo a schierare la tecnologia contro i lavoratori già centocinquant'anni fa, nella sua opera fondamentale, Il Capitale. «La macchina, tuttavia, non si limita ad agire come strapotente concorrente sempre sul punto di rendere "superfluo" l'operaio salariato; ma viene apertamente e consapevolmente proclamata e maneggiata dal capitale come potenza a lui ostile; diviene l'arma più potente per reprimere le periodiche insurrezioni operaie, scioperi ecc., contro l'autocrazia del capitale. ...Si potrebbe scrivere tutta una storia delle invenzioni dal 1830 in poi, che hanno visto la luce come puri e semplici mezzi di guerra del capitale contro le sommosse operaie». Pur parlando degli scioperi ed evidenziando come il miglioramento delle macchine venga utilizzato per combattere gli scioperi e spezzare l'unità della classe operaia, Marx osserva anche come la classe capitalista sostituisca i lavoratori con la tecnologia allo scopo di aumentare i propri profitti. «Il primo risultato dell'introduzione del macchinario è di accrescere il plusvalore e, nello stesso tempo, la massa di prodotti in cui esso si rappresenta».

    Il rapporto del McKinsey Global Institute, Jobs Lost, Jobs Gained: Workforce Transitions In A Time Of Automation, calcola che nel 60% circa delle occupazioni sarebbe possibile automatizzare almeno un terzo delle attività, processo che implica trasformazioni fondamentali dei luoghi di lavoro e cambiamenti per tutti i lavoratori. Fra le attività maggiormente suscettibili di automazione figurano l'utilizzo dei macchinari, la preparazione dei pasti nei fast-food, la raccolta e l'elaborazione di dati eccetera. Questo processo potrebbe eliminare un numero di posti di lavoro senza precedenti nei Paesi sviluppati dall'epoca della transizione della forza lavoro dall'agricoltura nel primo Novecento. Secondo le stime dell'istituto, entro il 2030 tra 400 e 800 milioni di individui in tutto il mondo potrebbero perdere il lavoro a causa dell'automazione e trovarsi costretti a trovare un nuovo impiego.

    Ciò è quanto Marx aveva affermato: «Come macchina, il mezzo di lavoro diviene subito il concorrente dell'operaio stesso. L'autovalorizzazione del capitale per mezzo della macchina è direttamente proporzionale al numero di operai le cui condizioni di esistenza distrugge. L'intero sistema di produzione capitalistico poggia sul fatto che l'operaio vende la sua forza lavoro come merce. ...La macchina, dove si assoggetta a poco a poco un campo di produzione, produce negli strati operai in concorrenza con essa una miseria cronica. Dove il trapasso è rapido, agisce in forma acuta e massiccia».

    Il capitale, allo scopo di assicurarsi i suoi tassi di profitto, sta sconvolgendo le vite dei lavoratori in tutto il mondo. La stessa Banca Mondiale lo ammette nel suo World Development Report 2019, affermando che «le economie avanzate si sono disfatte dei posti di lavoro nell'industria», esattamente come osservava Marx: «dei due fattori del plusvalore che un capitale di data grandezza fornisce, esso ne ingrandisce l'uno, cioè il saggio di plusvalore, solo rimpicciolendo l'altro, cioè il numero degli operai». Questa perdita di posti di lavoro sta accrescendo il numero dei disoccupati causando alti livelli di disoccupazione. La tecnologia viene sfruttata anche allo scopo di aumentare i rapporti di lavoro precari. A livello globale si calcola che due miliardi di persone siano impiegate nell'economia informale, in cui numerosissimi addetti sono privi di qualsiasi protezione. In India, oltre il 90% dei lavoratori sono impiegati nell'economia informale. Le assicurazioni sociali sono praticamente inesistenti nei Paesi a basso reddito, e anche nei Paesi caratterizzati da livelli di reddito medi raggiungono soltanto il 28% degli abitanti più poveri.

    I governi di molti Paesi, agenti dello Stato capitalista, operano per conto del capitale indebolendo numerose tutele conquistate dalla classe operaia con le sue lunghe lotte. Le riforme del lavoro sono la loro priorità, e mirano ad accrescere ulteriormente la precarietà del lavoro e a privare i lavoratori del diritto di organizzarsi e protestare. La Banca Mondiale, nel suo rapporto Doing Business 2018, rileva entusiasticamente che «tra il 2 giugno 2017 e il 1° maggio di quest'anno, 128 governi hanno introdotto un numero record di riforme - 314»; e le riforme del lavoro hanno una posizione importante nell'ambito di tali provvedimenti. Costoro vogliono che i governi rimuovano ogni barriera legale all'imposizione ai lavoratori di turni di lavoro notturni, straordinari e lavoro nei giorni festivi, senza alcun beneficio aggiuntivo. In nome della «gig economy», vogliono eliminare perfino le garanzie minime esistenti nel mondo del lavoro. Il capitale, con l'automazione, è impaziente di «piegare alla resistenza minima i limiti naturali dell'uomo, riluttanti ma elastici come sono». Di qui l'attacco ai sindacati.

    La situazione indiana

    Nella fase attuale dello sviluppo capitalista in India si assiste a un'espansione più che a una contrazione della classe operaia. Sebbene il grosso di tale aumento non si verifichi nel settore industriale, il lavoro salariato nella produzione, in particolare nei settori non agricoli (compresi l'edilizia e i servizi) è aumentato negli ultimi due decenni. Vi è stato un aumento dell'occupazione nel settore privato organizzato non manifatturiero, sebbene solo una piccola parte di esso riguardi i «colletti bianchi», dipendenti salariati ad alto reddito. Anche nel settore non organizzato, a eccezione dell'edilizia, vi sono oltre 38 milioni di lavoratori impiegati in «imprese» non agricole, di cui 27 milioni a tempo determinato. Vi è poi la categoria dei lavoratori «domestici», che non sono realmente autonomi ma lavorano per un datore di lavoro.

    L'espansione più rilevante del lavoro salariato (sia nei settori organizzati sia in quelli non organizzati) si è tuttavia registrata nell'edilizia e nelle attività a essa correlate, che impiegano oggi quasi l'11% della forza lavoro indiana (50 milioni di persone). L'esercito della classe operaia in India è dunque numeroso - più numeroso delle popolazioni lavoratrici della maggior parte dei Paesi del mondo. Le condizioni e le caratteristiche di questa classe operaia rispecchiano sia il carattere storicamente limitato dello sviluppo capitalista in India, sia gli effetti della globalizzazione.

    A partire dall'avvento del regime neoliberale nel 1991, l'impiego regolare nel settore pubblico ha subito una contrazione di oltre 2 milioni di unità, soprattutto nelle attività industriali. Per contro, l'aumento del lavoro regolare nel settore privato è stato di soli 4 milioni di unità circa, concentrate principalmente nelle attività non manifatturiere. Il rapporto recentemente pubblicato dal Ministero del Lavoro mostra che dal 2014 il tasso di generazione di posti di lavoro, al netto delle perdite dovute alle chiusure, è divenuto negativo. Nell'ultimo anno l'economia indiana ha perduto oltre 9 milioni di posti di lavoro. Il vasto esercito di riserva ha reso possibile una riduzione dei salari reali e un'intensificazione dello sfruttamento della classe operaia nelle attività produttive.

    L'introduzione di tecnologie avanzate ha favorito questo processo rendendo possibili netti aumenti della produttività anche in presenza di una stagnazione dei salari. Ciò, a sua volta, ha reso possibile una drastica redistribuzione del reddito a favore dei profitti e di altre entrate da plusvalore. La contrazione della quota rappresentata dai salari ha favorito questo processo, malgrado vi sia stata una tendenza al rialzo dei salari dei colletti bianchi con livelli di istruzione più elevati nell'ambito del settore aziendale privato.

    Le modifiche alla legislazione sul lavoro miranti a rendere «flessibile» il lavoro e ad assicurare ai datori di lavoro la libertà di assumere e licenziare hanno rappresentato una componente importante delle politiche neoliberali, sebbene nella pratica solo un settore ridottissimo di lavoratori sia toccato da questi provvedimenti. I tentativi di emendare importanti normative sul lavoro come l'Industrial Disputes Act, il Trade Unions Act e il Contract Labour (Regulation and Abolition) Act hanno registrato recentemente un'intensificazione.

    Malgrado l'esistenza di normative sul lavoro che garantivano ai lavoratori la sicurezza dell'impiego, i lavoratori fissi assunti direttamente vengono progressivamente sostituiti da lavoratori legati a rapporti di lavoro informali e precari. Tra il 2003-4 e il 2009-10 il numero dei lavoratori assunti direttamente è aumentato soltanto del 5,1%, mentre quello dei lavoratori interinali è aumentato del 12,4%. La proporzione dei lavoratori interinali nell'insieme dei settori organizzati è aumentata dal 10,5% del 1995-6 al 25,7% del 2009-10, mentre quella dei lavoratori assunti direttamente è scesa nello stesso periodo dal 68,3% al 52,4%. È significativo notare che la pratica dell'utilizzo crescente di lavoratori interinali è aumentata nelle imprese più grandi, che impiegano più di 50 addetti, negli ultimi anni dello scorso decennio rispetto al periodo precedente. Nel 2009-10 quasi metà dei lavoratori impiegati nelle imprese con oltre 500 addetti erano lavoratori interinali.

    Attualmente si stanno elaborando nuovi metodi di assunzione, quale la nomina di «apprendisti» in luogo dei lavoratori, allo scopo di evitare l'applicazione delle normative sul lavoro e di facilitare la libertà di assunzione e licenziamento. Tutte queste misure mirano ad accrescere ulteriormente la precarietà del lavoro e vanno a scapito degli interessi della classe operaia.

    Il profilo dei rapporti di lavoro è mutato enormemente per effetto delle politiche neoliberali. Non esiste una relazione dipendente-datore di lavoro chiaramente definita e identificabile per vasti settori di lavoratori, non soltanto nel settore privato ma anche in quello pubblico e statale. La proporzione dei lavoratori appartenenti al segmento non organizzato del settore organizzato, cioè dei lavoratori in condizioni di lavoro precarie, privi di sicurezza riguardo al posto e al salario, di assicurazione sociale e di protezione legale, è aumentata sotto il regime neoliberale. Secondo uno studio, nel 2011-12 il 77,5% del totale della forza lavoro nel settore manifatturiero organizzato era priva di contratto scritto; un altro 2,43% aveva un contratto scritto valido per meno di un anno. Solo il 17,41% del totale dei lavoratori aveva un contratto scritto valido per più di tre anni. Oltre il 70% di tutti i lavoratori regolari salariati del settore organizzato era privo di contratto scritto.

    Ancor peggiore era la situazione delle donne. Il 91% non aveva un contratto scritto nel 2011-12; solo il 6,3% aveva un contratto scritto valido per più di tre anni. Il 60% di tutti i lavoratori era escluso da benefici sociali quali fondi di previdenza, pensioni, cure mediche eccetera, e le lavoratrici erano in condizioni peggiori dei lavoratori. I lavoratori del settore non organizzato godevano di scarsissime tutele legali relativamente ai loro salari e alle loro condizioni di lavoro, e le normative, quali che siano, non vengono applicate in modo efficace. È stato rilevato che nel 2011-12 il 93% dei lavoratori occasionali erano esclusi da qualsiasi beneficio sociale - e la loro condizione ha subito un peggioramento.

    Organizzare i lavoratori, specie nel settore privato, è divenuto assai difficile per i sindacati sotto il regime neoliberale. La registrazione dei sindacati è divenuta difficoltosa. I datori di lavoro cercano di impedire ai lavoratori di iscriversi ai sindacati perlopiù intimidendoli e occasionalmente allettandoli. L'applicazione delle normative sul lavoro è resa deliberatamente inefficiente dallo Stato. È stato rilevato che solo un terzo dei lavoratori del settore organizzato hanno modo di entrare in contatto con il sindacato sul posto di lavoro. Nel 2004-5, il 36,5% del totale dei lavoratori era al corrente dell'esistenza di un sindacato sul loro posto di lavoro; questa percentuale si era ridotta al 31,4% nel 2011-12. Perfino tra i lavoratori regolari, solo il 34,5% era al corrente della presenza di un sindacato sul posto di lavoro; nel 2004-5 solo il 76% era iscritto a un sindacato, e questa percentuale si era ulteriormente ridotta al 66,3% nel 2011-12.

    La contrazione dei salari, l'instabilità dell'impiego, la frequente necessità di trasferirsi altrove per trovarne uno e i tagli e le limitazioni del welfare fornito dallo Stato hanno reso difficile la sopravvivenza delle famiglie operaie. Gli aumenti delle spese dovute ad alcuni di questi fattori, insieme ai bassi salari, hanno reso necessario per i membri delle famiglie operaie procurarsi entrate aggiuntive con vari mezzi, tra cui il lavoro non pagato svolto dalle donne. In tal modo, con ogni sorta di lavori non pagati, anche la sopravvivenza e il welfare sono divenute preoccupazioni della classe operaia. A tutte queste difficoltà devono fare fronte i sindacati, impegnati nel contempo a organizzare i diversi settori della classe operaia, alcuni dei quali possono trovarsi in ambiti diversi dalle imprese produttive in cui i loro membri potrebbero lavorare come salariati.

    Il movimento operaio indiano deve fare fronte a un'ulteriore difficoltà. La condizione della classe operaia crea un terreno fertile per lo sviluppo di numerose tendenze ideologiche e culturali reazionarie nell'ambito della classe stessa, e per il rafforzamento di elementi analoghi che sono già parte della sua consapevolezza. I media televisivi sotto controllo privato hanno promosso queste ideologie e pratiche culturali reazionarie, riuscendo a influenzare ampi settori della classe operaia. Nell'ambito dei media è in atto un tentativo deliberato di glorificare casi isolati di successo personale e di ridicolizzare gli sforzi collettivi, seminando illusioni in settori della classe operaia. Anche l'influenza delle caste, della religione e di analoghe strutture identitarie è aumentata nell'ambito della classe operaia, con conseguenze negative sull'unità di classe. Con l'entrata in carica del partito di destra BJP a livello centrale, si assiste a un aumento della polarizzazione delle persone su linee religiose, che mira a spezzare l'unità di classe tra i lavoratori, in particolare nell'ambito della classe operaia.

    In questo contesto, l'organizzazione dei sindacati rappresenta un compito più difficoltoso che mai. Benché siano in atto numerosi cambiamenti nel processo produttivo, la produzione in sé non ha cessato di esistere. Sino a quando si produrranno beni e merci, per quanto intenso possa essere il livello di automazione, non sarà possibile eliminare del tutto il ruolo dell'essere umano nel processo produttivo. A cambiare sono soltanto gli strumenti con cui gli esseri umani lavorano; ma essi continuano pur sempre a lavorare. La natura del capitale, come ha esplicitamente chiarito Marx, è l'estrazione del plusvalore, anche qualora a lavorare nel processo produttivo fosse un'unica persona. Per questo il sistema capitalista non può liberarsi dello sfruttamento - e sino a quando esiste lo sfruttamento, rimane anche la contraddizione tra capitale e lavoro. Per risolvere questa contraddizione, organizzazioni e sindacati divengono una necessità.

    Spiegando come lo sfruttamento vissuto dai lavoratori li obbliga a dare vita ad associazioni, Marx scrive: «La concorrenza li divide, nei loro interessi. Ma il mantenimento del salario, questo interesse comune che essi hanno contro il loro padrone, li unisce in uno stesso proposito di resistenza: coalizione. ...Le coalizioni, dapprima isolate, si costituiscono in gruppi e, di fronte al capitale sempre unito, il mantenimento dell'associazione diviene per gli operai più necessario ancora di quello del salario... In questa lotta - vera guerra civile - si riuniscono e si sviluppano tutti gli elementi necessari a una battaglia imminente. Una volta giunta a questo punto, l'associazione acquista un carattere politico» (Karl Marx, La miseria della filosofia).

    Il consiglio e la guida di Marx per il movimento sindacale sono ancora oggi attuali: «A parte i loro propositi originari, i sindacati debbono ora imparare ad agire coscientemente per essere centri organizzati della classe lavoratrice nel generale interesse della sua completa emancipazione. Devono aiutare ogni movimento politico e sociale tendente verso questa direzione. Considerandosi ed agendo come i campioni e i rappresentanti dell'intera classe lavoratrice, essi non possono non inserire nei loro ranghi coloro che ancora non sono associati. Devono fare molta attenzione agli interessi delle categorie di lavoro peggio pagate, come quella dei lavoratori agricoli, rese impotenti e private di ogni resistenza organizzata da circostanze eccezionali. Devono convincere il mondo intero che i loro sforzi, lungi dall'essere ristretti ed egoisti, tendono all'emancipazione di milioni di oppressi» (Karl Marx, Istruzioni per i delegati del Consiglio Centrale Provvisorio dell'A.I.L.).

    Lenin ci ha insegnato che la coscienza socialista, la coscienza di realizzare la rivoluzione socialista, non può provenire direttamente dall'esperienza dei sindacati. È il Partito, come forma più alta di organizzazione di classe, che deve crearla unendo le esperienze della classe, e svolgendo il lavoro di agitazione, propaganda e formazione teorica nell'ambito della classe. Pronunciandosi a favore di rapporti più stretti tra il Partito e i sindacati e contro la «neutralità», Lenin afferma: «Oggi l'attività dei sindacati acquista, senza dubbio, un'enorme importanza. In contrapposizione al neutralismo dei menscevichi, noi dobbiamo svolgere quest'attività ponendoci lo scopo di avvicinare i sindacati al partito, di sviluppare la coscienza socialista, e di comprendere i compiti rivoluzionari del proletariato» (V. I. Lenin, Prefazione all'opuscolo di Voinov (A. V. Lunaciarski) sull'atteggiamento del partito verso i sindacati, in Opere Complete, vol. 13).

    Il CPI(M) comprende la necessità di «politicizzare» la classe operaia. A causa del carattere peculiare dello sviluppo capitalista nel Paese, il Partito deve porre la priorità sulla lotta intesa a istillare la coscienza democratica nei lavoratori, contrastando il prevalere di ogni sorta di ideologie reazionarie, tra cui quelle legate alle caste e alla religione. Nel suo opuscolo I compiti dei socialdemocratici russi (1898), Lenin afferma: «Nella loro attività pratica i socialdemocratici si propongono (…) di dirigere la lotta di classe del proletariato e di organizzarla nelle sue due manifestazioni: quella socialista (…) e quella democratica (...). Queste due forme di agitazione sono inscindibilmente connesse tra loro nell'attività dei socialdemocratici, come le due facce di una stessa medaglia».

    Il Partito è deciso altresì a lottare contro l'economicismo, che è una tendenza dominante nell'ambito del movimento sindacale indiano, mantenendo una relazione corretta tra il Partito e i sindacati, senza mai dimenticare né il carattere di massa dei sindacati, né il ruolo guida del Partito. Il Partito riconosce altresì la sua responsabilità nell'elevare la coscienza della classe operaia a un livello superiore - il livello della coscienza socialista. Assegna la priorità a questo compito ed esorta a svolgere un maggior lavoro di propaganda tra i lavoratori, senza accontentarsi di ulteriori agitazioni. Senza calpestare la coscienza esistente della massa dei lavoratori e di altre organizzazioni, i sindacati sotto la guida del Partito agiscono allo scopo di elevare tale coscienza. In particolare, operano in direzione di un intervento e di una partecipazione maggiori ai movimenti e alle lotte democratiche, per la difesa degli interessi dei contadini e del popolo.

    Il CPI(M) e i sindacati

    Il Partito ha discusso e approvato un documento sui Compiti nei sindacati (1983) in cui si affermava: «Per il Partito Marxista-Leninista i compiti sul fronte sindacale non comprendono soltanto la linea tattica della conduzione dei sindacati come organi di lotta quotidiana per la difesa efficace degli interessi economici della classe operaia in determinate condizioni; pur difendendo gli interessi quotidiani, il Partito ha l'obiettivo di organizzare una classe operaia disciplinata dotata di una coscienza rivoluzionaria, di attirarla verso il Partito, facendo sì che gli elementi migliori si uniscano a centinaia al Partito consentendo alla classe nel suo insieme di svolgere il suo ruolo storico nella lotta rivoluzionaria».

    Il ruolo rivoluzionario della classe operaia, l'identificazione dei suoi alleati e il ruolo del Partito nel contesto attuale sono chiaramente enunciati nel Programma del CPI(M). Secondo il nostro Partito, in India il capitalismo è stato imposto come sovrastruttura su una società pre-capitalista. Per questo la società indiana è una «peculiare combinazione di dominio capitalista monopolistico e istituzioni di casta, comunitarie e tribali». In un simile contesto, il compito della classe operaia indiana e del suo Partito d'avanguardia diviene quello di unire tutte le forze progressiste interessate a distruggere la società pre-capitalista.

    La classe operaia e il Partito hanno inoltre il compito di consolidare le forze rivoluzionarie, di completare la rivoluzione democratica e di preparare il terreno per la transizione al socialismo. Perciò, la natura della nostra rivoluzione nella fase attuale è essenzialmente anti-feudale, anti-imperialista, anti-monopolistica e democratica, e di conseguenza si caratterizza per la lotta contro i proprietari terrieri, il capitale monopolistico straniero e la grande borghesia, che dirige lo Stato e persegue politiche di compromesso e collaborazione con il capitale finanziario, in alleanza con i proprietari terrieri.

    Il marxismo ci insegna che è la fase della nostra rivoluzione a determinare il ruolo delle varie classi nella lotta mirante a realizzare la trasformazione della società. In questa fase, il compito del proletariato è guidare la rivoluzione democratica, come passaggio indispensabile nella marcia verso la creazione di una società socialista. Noi crediamo che per la realizzazione di questi obiettivi, un Fronte Democratico Popolare, costituito da tutti gli alleati di classe del proletariato, sotto la guida della classe operaia, costituisca una necessità.

    Il nucleo e la base del Fronte Democratico Popolare è la stretta alleanza tra la classe operaia e i contadini. È dalla forza e dalla stabilità dell'alleanza tra operai e contadini che dipende, in modo cruciale, il ruolo delle altre classi nella realizzazione della rivoluzione. I braccianti agricoli, i contadini poveri e i contadini medi sono gli alleati affidabili del proletariato in questa fase, e anche le classi medie urbane e rurali si uniranno a questa alleanza. Il ruolo dei contadini ricchi, piccoli e medi borghesi non monopolisti, dipende da un certo numero di condizioni concrete - dai mutamenti nei rapporti di forza tra classi, dall'acutezza della contraddizione tra imperialismo, proprietari terrieri e popolo, dalla profondità delle contraddizioni tra lo Stato diretto dalla grande borghesia e i restanti settori della borghesia.

    Il CPI(M) è consapevole che la lotta per il raggiungimento degli obiettivi della rivoluzione democratica popolare è lunga e complessa e deve essere condotta in condizioni mutevoli e in fasi diversificate. Le diverse classi e i diversi settori nell'ambito della stessa classe assumeranno posizioni diverse in queste fasi distinte di sviluppo del movimento rivoluzionario. Soltanto un Partito Comunista forte che sviluppi i movimenti di massa e impieghi tattiche frontiste unitarie adeguate per conseguire i suoi obiettivi strategici può trarre vantaggio da questi mutamenti e attirare tali settori nelle sue file.

    È questa, riteniamo, la corretta applicazione della teoria marxista-leninista. Lenin afferma: «Egli [l'operaio cosciente] sa che l'unica strada che porta al socialismo passa attraverso la democrazia, attraverso la libertà politica. Egli aspira quindi alla realizzazione completa e conseguente della democrazia per poter raggiungere l'obiettivo finale, il socialismo. (...) Perché le condizioni della lotta per la democrazia differiscono da quelle della lotta per il socialismo? Perché gli operai avranno immancabilmente nell'una e nell'altra alleati differenti. Essi lotteranno per la democrazia insieme con una parte della borghesia, e soprattutto della piccola borghesia. Lotteranno per il socialismo contro tutta la borghesia» (V. I. Lenin, Socialismo piccolo-borghese e socialismo proletario, in Opere Complete, vol. 9).

    In tutti i nostri sforzi atti ad applicare le nostre conclusioni, ci impegniamo a costruire l'alleanza tra operai e contadini, il nucleo del Fronte Democratico Popolare, attraverso lotte unitarie condotte dalle rispettive organizzazioni su questioni che riguardano queste classi. Un importante sviluppo di questo periodo è stato costituito dalle iniziative unitarie della classe operaia e dei contadini.

    Oltre 500.000 operai e contadini hanno partecipato ai picchettaggi e alle mobilitazioni in tutto il Paese il 9 agosto. Questa iniziativa di lotta è stata condotta in modo unitario dall'All India Kisan Sabha (AIKS) e dal Centre for Indian Trade Unions (CITU). A essa ha fatto seguito il 5 settembre la mobilitazione Mazdoor-Kisan Sangharsh Rally convocata unitariamente dal CITU, dall'AIKS e dall'All India Agricultural Workers Union (AIAWU). La manifestazione ha dato voce a tutte le principali rivendicazioni delle tre classi. Questa grande mobilitazione, a cui ha preso parte oltre un milione e mezzo di persone, ha costituito un progresso significativo nello sforzo di forgiare l'unità tra operai e contadini.

    Il «Worker-Peasant Struggle Rally» (mobilitazione di lotta operaia e contadina) del 5 settembre ha suscitato grande entusiasmo non soltanto tra i partecipanti, ma anche in tutti i settori dei lavoratori, della sinistra e dei progressisti. Ha creato fiducia tra i lavoratori in lotta contro le conseguenze della politica del governo del BJP, rafforzando la loro determinazione a sconfiggere tale politica. Questa mobilitazione ha avuto un impatto anche su altri sindacati del Paese, che hanno messo da parte le loro precedenti esitazioni e hanno accolto la nostra proposta di intensificare in modo unitario la lotta in difesa dei diritti della classe operaia.

    Tutte le organizzazioni sindacali centrali, a eccezione di quella legata al partito di governo, hanno unito le loro forze proclamando due giornate di sciopero generale per il gennaio 2019.

    Analogamente, oltre cento organizzazioni contadine si sono unite nella lotta per la terra, i prezzi minimi, la rinuncia al rimborso dei prestiti e altre rivendicazioni analoghe. La Lunga Marcia Contadina organizzata dalla nostra organizzazione contadina nel Maharashtra, una delle province del Paese, ha dato ispirazione a tutti i lavoratori del Paese.

    Dinanzi alla risposta riscossa da queste iniziative, le prospettive di lotta contro le politiche anti-operaie, anti-popolari e anti-nazionali del governo centrale sono entrate in una nuova fase, in una dimensione del tutto nuova. Per la prima volta nella storia del movimento democratico di questo Paese, è stato possibile organizzare iniziative unitarie di operai e contadini a livello distrettuale e perfino locale in diversi Stati, culminate nell'enorme mobilitazione nazionale.

    Nell'ambito del nostro sforzo inteso ad allargare ulteriormente questa unità, è stata costituita una piattaforma composta da varie organizzazioni di classe e di massa, allo scopo di porre al centro le rivendicazioni di classe e di massa e guidare le masse nella lotta. Questa piattaforma ha elaborato numerosi programmi, e molti altri sono in preparazione per il futuro. Il Partito ritiene che attraverso le nostre lotte per le rivendicazioni di classe e di massa saremo in grado di costruire l'unità delle classi lavoratrici nell'ambito del Fronte Democratico Popolare e di utilizzare le condizioni oggettive per garantire la trasformazione della società.

    Conclusioni

    Lo sviluppo di un movimento progressista della classe operaia dovrà senza dubbio fronteggiare le difficoltà rappresentate dalla pervasività delle tendenze reazionarie. Tuttavia, va tenuto presente anche che l'unico modo per combattere efficacemente tali tendenze è proprio lo sviluppo di un forte movimento della classe operaia. Le basi di tale movimento risiedono anch'esse nelle medesime condizioni. Quali che siano le forme che essa assume nella coscienza della classe operaia, la realtà oggettiva esistente è una realtà fatta di intensificazione dell'oppressione e dello sfruttamento della classe operaia e di lotta incessante per la sopravvivenza.

    Anche se le condizioni sono favorevoli a una crescita delle aspirazioni della classe operaia, esse al tempo stesso le impediscono di raggiungere tali aspirazioni. Queste contraddizioni determineranno tra i membri di questa classe una crescente ostilità verso le condizioni create dalla tirannia del capitale. La tirannia del capitale riuscirà forse, per qualche tempo, a impedire che questa ostilità trovi un'espressione esplicita, o a deviare tale espressione verso falsi obiettivi. Tuttavia, nell'ambito di tale processo, anche l'oppressione di classe e le basi per la creazione dell'unità di classe sono destinate a intensificarsi. Questa è la sfida che il CPI(M) raccoglie nella sua lotta per la costruzione di un mondo liberato dallo sfruttamento, dall'oppressione, dalla discriminazione - un mondo di pace duratura, il mondo del socialismo. Siamo convinti che ci riusciremo, e che abbiamo dinanzi a noi «un mondo da vincere».

    https://www.resistenze.org/sito/te/p...a13-021091.htm
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  5. #25
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    Predefinito Re: XX Incontro Internazionale dei partiti comunisti e operai ad Atene

    20° IMCWP: Contributo del Partito Comunista Tedesco (DKP)

    "La classe operaia contemporanea e la sua alleanza. I compiti dell'avanguardia politica - i partiti comunisti e operai - nella lotta contro lo sfruttamento e le guerre imperialiste, per i diritti dei lavoratori e dei popoli, per la pace, per il socialismo."

    Atene, 23-25 novembre 2018

    Cari compagni,

    Consentitemi innanzitutto di esprimere la nostra gratitudine agli organizzatori del 20° Incontro Internazionale dei Partiti Comunisti e Operai per il loro gentile invito - il Partito Comunista di Grecia. Un partito che ha dimostrato nel corso dei suoi cento anni di vita di essere in grado di mantenere viva e attiva la sua organizzazione. Rivolgiamo le nostre congratulazioni al Partito Comunista di Grecia - augurandogli altri cento anni!

    Compagni,

    La lotta per la pace è urgente, ma non può essere separata dalla lotta per il socialismo. Sappiamo bene che la politica apertamente aggressiva della NATO (con manovre militari, politiche e propagandistiche) mira ad accerchiare la Federazione Russa. E questa politica costituisce quindi una reazione all'azione decisiva svolta dalla Russia contro la guerra che i Paesi NATO, l'Arabia Saudita e Israele stanno conducendo contro la Siria. La cooperazione militare tra il governo siriano e la Federazione Russa ha mandato a monte il tentativo di rovesciare il governo legittimo di quel Paese. Anche la Russia, naturalmente, persegue degli interessi, ma il principale - e più legittimo - di essi è quello della sua difesa, della sua sicurezza e della sua integrità. Sappiamo tutti che l'integrità degli Stati e la sovranità della nazioni sono diritti inalienabili sanciti dalla Carta delle Nazioni Unite. In questa fase di imminente conflitto mondiale imperialista, uno dei nostri compiti comuni è la difesa della Carta delle Nazioni Unite e del suo contenuto.

    Nel contesto di questa linea, il Partito Comunista Tedesco ha tenuto questo mese una conferenza a Kiel, la città da cui ebbe inizio nel 1918 la Rivoluzione di Novembre. Abbiamo invitato i partiti comunisti dei Paesi che si affacciano sul Baltico a questa conferenza, intitolata «Mar Baltico - Mare di pace». Nei prossimi anni, la Germania intende quasi raddoppiare le sue spese per gli armamenti, portandole a 70 miliardi di euro l'anno. Il movimento per la pace sta tentando di organizzare la resistenza contro questo piano con la campagna «Disarmo e non riarmo». La Federazione Russa, molto più vasta, spende attualmente 69 milardi di euro l'anno per la difesa; in altre parole, gli investimenti militari degli Stati della NATO sono pari a diciassette volte quelli della Russia. Per di più, questa sperequazione è ulteriormente accentuata dalla fine del Trattato INF (Trattato sulle forze nucleari a medio raggio), decisa nel tentativo di dare il via a una nuova corsa agli armamenti.

    Chiunque si prepari alla guerra deve anzitutto eliminare il nemico interno; per questo, i tentativi di mettere fuori legge i partiti comunisti negli Stati baltici, in Polonia e in Ucraina rappresentano un'ulteriore conferma di questi preparativi aggressivi.

    Nel fare così spesso riferimento alla Russia, dobbiamo senza dubbio sottolineare che siamo perfettamente consapevoli che essa è oggi uno Stato capitalista. La sua è una società di classi con enormi differenze tra ricchi e poveri; ma secondo la nostra analisi, non è uno Stato imperialista. Nei casi della Siria e dell'Ucraina/Donbass, la sua politica estera è anzi oggettivamente anti-imperialista.

    Facendo riferimento ai criteri di Lenin relativi allo Stato imperialista, non possiamo ignorare il fatto che l'esportazione di capitali da parte della Federazione Russa non riveste un'importanza maggiore rispetto all'esportazione di merci. Secondo Lenin, una caratteristica dello Stato imperialista è il prevalere dell'esportazione di capitali. A questa valutazione contribuisce una situazione peculiare e senza precedenti, quella di un Paese che rimane tuttora una potenza ex-socialista che ha mantenuto intatti la sua difesa e i suoi contatti internazionali o, in alcuni casi, li ha rinnovati. Dopo aver attenuato gli eccessi degli oligarchi, ritornando a una politica sovrana riguardo alle risorse naturali, il governo si rende conto ora della crescente importanza della politica estera - nel caso della Siria, nonché nell'ambito dell'accordo politico con la Repubblica Popolare Cinese. Vi sono inoltre rinnovati rapporti politici e commerciali con Cuba e con il Vietnam, e si attribuisce la priorità al multilateralismo nei riguardi dei BRICS e dell'Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai.

    Esistono momenti tattici in cui occorre difendere gli elementi dell'ordine mondiale indicati dalla Carta dell'ONU (sovranità, autogoverno, non ingerenza, libertà di scelta di un ordinamento sociale). Questa ricerca dialettica di una strategia si basa sull'analisi secondo cui non tutti gli Stati capitalisti sono automaticamente Stati imperialisti. Il filosofo marxista Domenico Losurdo, recentemente scomparso, ha affermato che l'anti-imperialista migliore non è certo quello che redige l'elenco più lungo di Stati imperialisti.

    Sappiamo che su questo tema vi sono opinioni diverse tra i partiti comunisti e operai. Per questo è importante discuterlo nel rispetto reciproco, poiché per il movimento comunista mondiale, la questione della strategia - o meglio, di una strategia comune - è un compito di prima grandezza. Al tempo stesso, vogliamo sottolineare l'indipendenza di ciascun partito e la sua responsabilità nei riguardi della politica del suo Paese e nei confronti della sua classe operaia. Di conseguenza, rifiutiamo le ingerenze o l'idea di un centro, e ribadiamo che il dubbio generato dialetticamente è parte integrante della nostra filosofia quanto la presa d'atto che il mondo è spiegabile e modificabile.

    Cari compagni,

    Un altro tema di questo 20° Incontro, oltre a quelli delle guerre imperialiste e ai diritti dei popoli, è quello dello sfruttamento e dei diritti dei lavoratori come compito del Partito Comunista, in veste di avanguardia della classe operaia. Questo ruolo di avanguardia non è affatto scontato - deve essere conquistato nelle lotte. Di fronte a una lotta di classe estremamente aggressiva da parte dei ricchi, di fronte ai mass media schierati al loro servizio, di fronte a coloro che vengono accusati da ogni parte (gli immigrati) e di fronte all'anticomunismo, che è oggi anti-illuminista, oscurantista e dettato dal pregiudizio, siamo ben lungi dal costituire un'avanguardia di classe.

    Parliamo dunque di quanto sta accadendo in uno dei Paesi più ricchi e sviluppati del mondo.

    La Germania è stata recentemente teatro di scioperi nel settore sanitario, in particolare negli ospedali. Il sovraccarico di lavoro per i lavoratori ospedalieri - sia infermieri sia medici - è ormai insopportabile. Questi scioperi prolungati hanno fatto sì che, per la prima volta, i rappresentanti del personale abbiano avuto voce in capitolo riguardo al numero dei dipendenti. La Germania, prima potenza economica europea, è all'ultimo posto per quanto riguarda il rapporto tra infermieri e pazienti: in media, in Germania un infermiere deve occuparsi di 10,3 pazienti; a titolo di esempio, in Grecia tale rapporto è di 9, in Irlanda di 6 e in Norvegia di 3,8. Il Partito Comunista Tedesco ha partecipato attivamente a queste proteste, più di qualsiasi altro partito.

    Un altro problema è la situazione degli alloggi. Gli affitti sono in aumento; pagare l'affitto significa rischiare la miseria, specie nelle grandi città. Metà degli inquilini spende un terzo del proprio reddito netto per l'affitto - o perfino metà, nelle classi più povere. Le persone più colpite sono i genitori single, i pensionati e gli immigrati. Sono sempre più numerose le persone che non possono più permettersi di pagare l'affitto e perdono la casa. Soltanto a Berlino vi sono ottanta sfratti al giorno. A Berlino ci sono 30.000 senzatetto; in Germania sono 800.000. Vi sono resistenze contro gli sfratti, con la partecipazione del nostro partito. Sono state stabilite alleanze contro questa politica favorevole alle banche e alle grandi imprese, che hanno dato vita a manifestazioni con migliaia di partecipanti. Il Partito Comunista Tedesco chiede la costruzione di case popolari con affitti accessibili, un limite massimo per gli affitti e il divieto degli sfratti operati con la forza.

    Grazie per l'attenzione.

    https://www.resistenze.org/sito/te/p...b17-021093.htm
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  6. #26
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    Predefinito Re: XX Incontro Internazionale dei partiti comunisti e operai ad Atene

    20° IMCWP: Contributo del Partito Comunista Sudafricano

    "La classe operaia contemporanea e la sua alleanza. I compiti dell'avanguardia politica - i partiti comunisti e operai - nella lotta contro lo sfruttamento e le guerre imperialiste, per i diritti dei lavoratori e dei popoli, per la pace, per il socialismo."

    Atene, 23-25 novembre 2018

    «Dal punto di vista di una superiore formazione socio-economica, la proprietà privata di singoli individui sul globo terrestre apparirà non meno assurda della proprietà privata di un uomo su un altro. Neppure un'intera società, una nazione, anzi tutte le società di una stessa epoca prese assieme, neppure esse sono proprietarie della terra. Ne hanno soltanto il possesso, l'usufrutto, e hanno il dovere, da boni patres familias [buoni padri di famiglia], di trasmetterla migliorata alle generazioni successive». Marx, Il Capitale, Libro 3, Capitolo 46.

    Il Partito Comunista Sudafricano (SACP) si unisce ai partecipanti al 20° Incontro Internazionale dei Partiti Comunisti e Operai nell'esprimere i suoi profondi e fraterni auguri al Partito Comunista di Grecia (KKE) in occasione del suo centenario e della ventesima edizione dell'Incontro Internazionale dei Partiti Comunisti e Operai.

    Questo risultato va ascritto in non piccola parte a un partito saldo, impegnato a sostenere i principi e gli ideali di una società migliore - il socialismo. Salutiamo i dirigenti, i militanti e i sostenitori del KKE e delle organizzazioni a esso alleate, la sua sezione giovanile KNE e il sindacato militante di classe PAME.

    Il tema di questa ventesima edizione dell'Incontro Internazionale ci offre l'occasione non soltanto per analizzare la congiuntura, ma anche per riflettere criticamente sull'opera dei nostri partiti intesa a rafforzare, promuovere e difendere gli ideali di una società alternativa al rapace sistema capitalista e alle sue varie espressioni della globalizzazione neoliberale finanziarizzata.

    Questi compiti sono ancor più importanti in questo periodo, come hanno dimostrato i recenti sviluppi internazionali negativi in tutto il mondo, innescati dalla profonda crisi di sistema che vive il capitalismo nella sua fase finanziarizzata. Gli inevitabili cicli di crescita e recessione sono un tratto essenziale delle economie capitaliste, e quando giunge la recessione l'economia si riduce, la gente perde il lavoro e il tenore di vita della popolazione declina.

    Il 14° Congresso del SACP, tenutosi nel 2017 sul tema «Difendere, promuovere, approfondire la rivoluzione democratica nazionale: il ruolo guida del SACP», ci ha dato impulso confermando la nostra posizione strategica in questo periodo, quella di una radicale seconda fase della Rivoluzione Democratica Nazionale quale via più diretta verso un Sud Africa socialista. Il 14° Congresso ha inoltre auspicato la creazione di una leadership nell'ambito di un fronte patriottico quanto più ampio possibile per la difesa della nostra democrazia e della sovranità nazionale del nostro Paese. I delegati presenti allo storico 14° Congresso si sono impegnati a mettere in pratica attivamente tutte le risoluzioni del congresso, quali quelle relative al ruolo guida nei luoghi di lavoro, nelle nostre comunità, nei luoghi di istruzione e in tutti gli altri fondamentali ambiti di potere. Il nostro Partito è dell'opinione che il ruolo di avanguardia debba essere conquistato nelle trincee della lotta - attraverso il lavoro attivo all'interno del popolo e delle sue organizzazioni.

    Il SACP ha identificato come priorità la difesa della nostra democrazia contro il saccheggio su vasta scala delle risorse pubbliche da parte di un ceto politico-burocratico parassitario. Altre zone del mondo offrono importanti esempi, come per esempio lo sviluppo di una borghesia burocratica nell'Iran post-rivoluzionario, dai quali dobbiamo apprendere se vogliamo superare le sfide immediate che la nostra rivoluzione si trova di fronte.

    Samir Amin, recentemente scomparso, ha molto da insegnare su questo tema. Nel capitolo conclusivo del suo ultimo libro, Amin analizza il presente dalla prospettiva di una vita intera di attivismo che risale agli anni Quaranta. La parte centrale di questo capitolo (appropriatamente intitolato «Rivoluzione o decadenza?») offre punti di riferimento importanti che contribuiscono a chiarire la nostra situazione, almeno per quanto riguarda il Sud Africa, e ci aiutano a inquadrare la nostra realtà in un contesto più ampio di tendenze globali.

    Amin scrive: «Nella periferia [il Sud geo-politico], la transizione socialista non è distinta dalla liberazione nazionale», e prosegue: «Divenne chiaro che quest'ultima [la liberazione nazionale] è impossibile sotto la guida borghese locale, e diventa così uno stadio democratico nel processo di una rivoluzione ininterrotta a tappe guidate dalle masse contadine e operaie». Amin afferma correttamente che «una rivoluzione non può essere attuata soltanto con una formazione politica d'avanguardia o con il potere statale». Il fattore cruciale sono le «forze popolari», che egli definisce «disalienate».

    Nell'ultimo periodo il SACP ha intrapreso misure concrete allo scopo di affrontare queste sfide, ma anche di costruire alleanze, incentrate sugli obiettivi generali e sugli ideali del 14° Congresso e sui programmi dei precedenti congressi del partito, affrontando nel contempo il problema dell'alienazione e del ruolo delle grandi masse. Il SACP sta attuando un processo di sviluppo di un fronte patriottico ampio e di fronti di sinistra sul terreno delle sfide socio-economiche e politiche del nostro Paese, come la lotta alla corruzione e al saccheggio indiscriminato delle risorse pubbliche. Ciò ha condotto anche a un dibattito per la «riconfigurazione dell'Alleanza» con l'African National Congress (ANC) e con il Congress of South African Trade Unions (federazione dei sindacati sudafricani, COSATU). Questo dibattito è importante nel contesto successivo al 1994, in cui l'ANC e i suoi alleati sono al governo.

    Infine, riteniamo sarebbe un errore fondamentale non riflettere sugli sviluppi recenti e sull'ascesa di carismatici «uomini forti» populisti di destra quali Duterte, Trump, Bolsonaro e, in Italia, Salvini. L'ascesa del populismo di destra al giorno d'oggi è un sintomo del (parziale) fallimento delle politiche progressiste. Secondo alcuni, le origini di tale processo risalirebbero agli anni Ottanta. In realtà, si tratta di uno spettacolare fallimento del neoliberalismo!

    L'ascesa delle politiche di destra trae origine dalla decadenza politica, tra gli altri, dei partiti centristi e socialdemocratici. Questi sono tempi pericolosi per la democrazia. Negli Stati Uniti, Donald Trump rappresenta la maggiore minaccia per l'ordine istituzionale americano dai tempi di Richard Nixon. La dura realtà è che Trump è riuscito a farsi eleggere facendo appello a una serie di ansie, frustrazioni e legittimo malcontento per i quali i partiti tradizionali non hanno risposte convincenti. Ciò significa che per coloro che sono preoccupati da Trump e dal populismo non è sufficiente mobilitarsi, protestare e resistere - è necessario anche attuare una politica convincente che deve partire dalla comprensione del malcontento che intorbidisce la politica.

    Come ora riconoscono molti commentatori, è imminente un'ennesima crisi economica. Come sappiamo, tutte le riforme e le norme imposte all'indomani della Grande Depressione degli anni Trenta non servirono a impedire le analoghe crisi minori verificatesi tra il 1941 e il 2008, e un'altro grande crollo nel 2008. Da secoli, l'instabilità del capitalismo resiste a ogni tentativo di risolverla, con o senza l'intervento statale. Ma l'economia mainstream, perlopiù, evita di affrontare a viso aperto i costi sociali di questa instabilità economica. Quel che è peggio, si sottrae a un confronto aperto con la critica marxista che collega tali costi alla rivendicazione del fatto che un cambiamento di sistema costituirebbe la soluzione migliore e più «efficace».

    L'Incontro Internazionale dei Partiti Comunisti e Operai deve quindi elaborare risposte adeguate a queste politiche, in modo tale da offrire al nostro popolo soluzioni concrete e realistiche per le difficoltà che le nostre società devono affrontare, difficoltà che sono la diretta conseguenza della crisi di sistema del capitalismo.

    Il socialismo è il futuro - costruiamolo ora!

    https://www.resistenze.org/sito/te/p...b10-021095.htm
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  7. #27
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    Predefinito Re: XX Incontro Internazionale dei partiti comunisti e operai ad Atene

    20° IMCWP: Contributo del Partito dei Lavoratori Ungherese

    "La classe operaia contemporanea e la sua alleanza. I compiti dell'avanguardia politica - i partiti comunisti e operai - nella lotta contro lo sfruttamento e le guerre imperialiste, per i diritti dei lavoratori e dei popoli, per la pace, per il socialismo."

    Atene, 23-25 novembre 2018

    Il sistema capitalista non è imbattibile. L'analisi del Partito dei Lavoratori d'Ungheria sullo stato del mondo e dell'Ungheria

    Il capitalismo è in crisi in tutto il mondo. Una delle conseguenze di ciò è che la lotta tra i Paesi capitalisti per la redistribuzione dei mercati e delle aree di influenza si è intensificata, e anche la lotta tra il capitale e le masse lavoratrici si è fatta più intensa. Per la prima volta dopo la seconda guerra mondiale, il mondo si sta rendendo conto che il sistema capitalista può crollare, che la rivoluzione degli operai e del popolo lavoratore può trionfare, che il mondo può imboccare la via verso il socialismo.

    Il sistema capitalista vive una crisi economica, sociale e intellettuale. Nel corso degli ultimi decenni, il capitale ha attuato una politica economica neoliberale. Ha lasciato che il mercato decidesse che cosa era giusto o sbagliato. Non contava che cosa volesse il popolo, ma soltanto che cosa garantisse profitti al capitale. Il capitale finanziario ha sopraffatto il capitale produttivo. Enormi quantità di denaro non garantito si sono riversate nell'economia.

    La crisi ha provocato gravi conflitti sociali. Prima o poi, i debiti vanno pagati. Le masse lavoratrici sono costrette a saldare i debiti contratti dal capitale. Le spese sociali e sanitarie subiscono tagli ovunque, mentre gli orari di lavoro e l'età della pensione vengono aumentati.

    Oggi perfino i cittadini dei Paesi ricchi sentono di vivere in condizioni peggiori rispetto al passato. I lavoratori dei Paesi poveri, i greci, i portoghesi, sono giunti a un punto tale per cui l'eventualità di un'esplosione sociale rappresenta una minaccia diretta.

    Le forze del capitale - allo scopo di sventare la rivoluzione socialista - hanno iniziato a ristrutturare gli istituti e i metodi del capitalismo. In Grecia hanno creato e portato al potere Syriza, stabilizzando temporaneamente il capitalismo greco. In Ucraina hanno messo fuori legge il Partito comunista. Hanno fatto ciò che non osano ancora fare nell'Unione Europea: affidare il potere a forze apertamente nazionaliste e fasciste. In singoli casi, in alcuni Paesi, il capitale è alla ricerca della soluzione politica ottimale, ma non desidera ancora accantonare i metodi tradizionali - non ha ancora fatto ricorso all'estrema destra del fascismo.

    La crisi capitalista si è manifestata anche sul piano intellettuale. Il capitale non ha interesse a elevare il livello di istruzione del popolo. Il capitale fornisce conoscenza di alto livello soltanto alla classe capitalista. Si serve dei media per manipolare e istupidire il popolo.

    Il capitale si serve di qualunque mezzo per distrarre il popolo dalla lotta di classe contro il capitale stesso. Indirizza l'interesse della società verso questioni quali l'immigrazione, i comportamenti sessuali non tradizionali, l'assolutizzazione del rispetto per la diversità. È in atto un processo di depoliticizzazione del popolo e di diffusione delle religioni.

    È in corso una lotta spietata per la redistribuzione dei mercati e delle aree di influenza. L'attuale politica degli USA ha impresso una svolta al mondo capitalista. Secondo Trump, solo un'America forte può salvare l'ordine capitalista, e soltanto a patto che sia l'America a dominare.

    Gli USA ravvisano nello sviluppo dell'industria degli armamenti uno dei metodi principali per superare la crisi. Si incita il ricorso alla guerra e la corsa agli armamenti si intensifica. Gli USA hanno stabilito nuove alleanze e tentano di allineare i loro alleati contro la Russia, la Cina e altri Paesi. Stanno schierando forze importanti nell'Europa orientale, alimentando la tensione militare e il rischio di un conflitto europeo.

    Gli ambienti dominanti dell'UE intendono risolvere la crisi accaparrandosi nuovi mercati. L'UE punta a impadronirsi dell'Ucraina e dei Balcani. In entrambe le aree, l'UE si scontra con la Russia che rappresenta gli interessi del capitale russo.

    Nell'Unione Europea è sorto un dibattito riguardo al suo futuro. Vi sono due posizioni principali. Il capitale tedesco e quello francese intendono rafforzare l'integrazione con il possibile obiettivo degli Stati Uniti d'Europa. Il capitale ungherese e quello polacco ribattono che la soluzione sta nell'alleanza tra gli Stati nazionali. La dissoluzione dell'UE non è imminente, ma una sua graduale disintegrazione non è impossibile. L'uscita della Gran Bretagna dall'UE ha dimostrato che l'Unione ha dei problemi sostanziali.

    La lotta tra USA, UE e Russia si è intensificata. Il capitale russo si è rafforzato negli ultimi anni, e la Russia non si accontenta di svolgere un ruolo di secondo piano nel mondo. Nel 2014 due province dell'Ucraina hanno dichiarato la propria indipendenza e la Crimea si è ricongiunta con la Russia attraverso un referendum.

    Il socialismo è una forza esistente

    La propaganda capitalista punta a nascondere il fatto che nel mondo esistono Paesi socialisti, e che essi stanno diventando più forti.

    Attualmente, i Paesi socialisti desiderano tutelare l'esistenza del socialismo distaccandosi dai modelli di socialismo precedenti e cercando di individuare soluzioni proprie che tengano conto delle caratteristiche nazionali.

    Sul piano politico, un tratto comune dei Paesi socialisti odierni è il fatto che il potere politico è nelle mani delle classi lavoratrici e i Partiti comunisti hanno un ruolo guida. Sebbene in misura diversa, tutti questi Paesi si stanno servendo di metodi capitalisti in economia, inclusa una forte presenza della proprietà privata. Sul piano sociale, sono presenti gruppi e classi sociali tipichr del capitalismo.

    L'obiettivo della Cina è costruire la via cinese al socialismo. Le differenze sociali sono rilevanti, ma chiunque può affermare di vivere in condizioni migliori rispetto al passato, e domani tali condizioni saranno migliori di oggi.

    La Cina sta accrescendo la sua presenza economica, politica e culturale nel mondo, Europa compresa. Gli ambienti capitalisti europei e americani vedono nella Cina un partner insostituibile e, al tempo stesso, un avversario da battere.

    Il Vietnam sta costruendo il socialismo. Ha riportato importanti successi nel miglioramento del tenore di vita. Le generazioni più giovani stanno prendendo il posto della generazione rivoluzionaria a Cuba. Stanno attuando una riforma nella costruzione del socialismo. La Repubblica Popolare Democratica di Corea e il Laos stanno elaborando nuovi modelli.

    Le forze del capitalismo globale tentano di deviare i processi di riforma in atto nei Paesi socialisti e di determinarvi un passaggio al capitalismo.

    Il capitalismo ungherese in crisi

    La classe capitalista ungherese è consapevole del fatto che la crisi mondiale del capitalismo può indebolire anche il sistema capitalista ungherese. Per prevenire questo rischio sono state elaborate due strategie.

    Gli ambienti liberali ritengono che tutti gli ostacoli che frenano l'avanzata del capitale debbano essere completamente distrutti, che l'intervento dello Stato in economia debba essere interrotto e che lo sviluppo dell'economia del Paese vada affidato ai mercati. La creazione dell'UE a guida franco-tedesca vada sostenuta; che di debbano compiere passi in direzione della creazione degli Stati Uniti d'Europa, in cui il dominio incontrollato del capitale sarà garantito.

    Secondo gli ambienti conservatori, i sistemi della politica economica liberale non possono essere utilizzati nel contesto ungherese, poiché essi creano un enorme malcontento e potrebbero mettere a repentaglio il sistema capitalista ungherese. I conservatori ritengono che lo Stato capitalista debba intervenire esplicitamente nei processi economici e sociali. Il capitale deve essere temporaneamente tenuto sotto controllo e va elargito denaro alle masse nel loro complesso. Al tempo stesso, si devono limitare i diritti dei lavoratori per prevenire qualsiasi movimento contro il sistema. I conservatori vogliono conservare l'UE, ma aspirano a una maggiore libertà per il capitale ungherese e ad avere voce in capitolo nelle questioni dell'UE.

    Fidesz promuove questa politica sin dal 2010. Ha posto i settori strategici sotto proprietà dello Stato. Ha creato un sistema di governo centralizzato. Ha tassato alcuni settori del grande capitale, e innalzando il salario minimo e ampliando lo Stato sociale ha migliorato le condizioni di vita di molti gruppi sociali. Non ha dato a nessuno tutto ciò di cui aveva bisogno, ma ha elargito qualcosa a tutti in modo tale da disinnescare temporaneamente le tensioni sociali.

    Fidesz ha stabilizzato il dominio del capitale in Ungheria. Fidesz non ha creato un nuovo sistema - come sostengono le forze liberali e socialdemocratiche - ma si è servito di metodi propri del capitalismo di Stato allo scopo di salvare il capitalismo. Al fine di prevenire il sorgere di movimenti anticapitalisti, ha introdotto una legislazione assai rigida sul lavoro e sullo sciopero. Ha attirato dalla propria parte alcune organizzazioni sindacali, costringendo le altre alla resa. Ha espulso tutte le forze anticapitaliste dai media. Nazionalismo, anticomunismo e lavaggio del cervello a base religiosa vengono promossi dalla scuola e dalla propaganda.

    Lo status quo dei due schieramenti della classe capitalista, i liberali e i conservatori, si è notevolmente modificato negli ultimi anni. Con la sua maggioranza di due terzi, il gruppo conservatore ha espulso quasi completamente dal potere la sua controparte. Dal 2010 in poi, le forze liberali e socialdemocratiche hanno compiuto diversi tentativi di riconquistare il potere, ma invano. Mancano sia di un'ideale sia di un leader carismatico.

    Che cosa accadrà domani?

    In Ungheria la crisi del sistema capitalista non ha ancora determinato una situazione rivoluzionaria. La classe dominante è in grado di controllare gli sviluppi della situazione e i lavoratori come massa non mirano al rovesciamento del capitalismo. Ma mutamenti negativi sul piano internazionale potrebbero indebolire questa stabilità politica, il quadro di riferimento politico dell'ordine capitalista. Dobbiamo essere pronti ad agire in un contesto nazionale e internazionale in evoluzione.

    Malgrado la stabilizzazione, il capitalismo ungherese è vulnerabile. In primo luogo, dipende dai finanziamenti UE e dagli investimenti americani e tedeschi.

    In secondo luogo, un cambiamento inaspettato a livello internazionale - il crollo dell'UE, una guerra europea, forti flussi di migranti dalla Turchia o altro - potrebbe indebolire il capitalismo ungherese.

    In terzo luogo, dopo anni di elargizioni al popolo, il governo capitalista ha iniziato a riprendersi ciò che aveva elargito in molti settori. I prezzi sono in aumento, la tassazione non diminuisce, la situazione di molti gruppi sociali è tuttora senza speranza. L'aumento della povertà, l'inasprimento delle differenze sociali, le condizioni della sanità e diversi altri fattori possono alimentare notevolmente i conflitti sociali.

    In quarto luogo, la lotta interna alla classe capitalista potrebbe inasprirsi. Le divergenze e i conflitti all'interno del partito al potere potrebbero divenire più duri. Dopo qualche tempo, i liberali potrebbero riprendere le forze, trovare nuovi programmi e nuovi personaggi.

    https://www.resistenze.org/sito/te/p...c16-020976.htm
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  8. #28
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    Predefinito Re: XX Incontro Internazionale dei partiti comunisti e operai ad Atene

    20° IMCWP: Contributo del Partito Rivoluzionario del Popolo Lao

    "La classe operaia contemporanea e la sua alleanza. I compiti dell'avanguardia politica - i partiti comunisti e operai - nella lotta contro lo sfruttamento e le guerre imperialiste, per i diritti dei lavoratori e dei popoli, per la pace, per il socialismo."

    Atene, 23-25 novembre 2018


    Stimato Presidium, Onorevoli Delegati, Signore e signori,

    Anzitutto, sono molto lieto e onorato di guidare la delegazione del Partito Rivoluzionario del Popolo Lao intervenuta al 20° Incontro Internazionale dei Partiti Comunisti e Operai che si riunisce in questa splendida città, Atene. Desidero esprimere il mio sincero ringraziamento e la mia gratitudine al Partito Comunista di Grecia per il caloroso benvenuto e per l'eccellente organizzazione di questo incontro.

    Il 20° Incontro Internazionale dei Partiti Comunisti e Operai coincide con il centenario della fondazione del Partito Comunista di Grecia, che ha un'importanza storica per la vita politica e sociale del Partito. Durante tutta la sua storia, il Partito Comunista di Grecia, l'organizzazione politica dei lavoratori greci, ha costantemente rafforzato il suo ruolo guida e consolidato le sue straordinarie e storiche imprese nel Paese, registrando numerosi successi in diversi settori. Il Partito svolge inoltre un ruolo attivo sull'arena internazionale, in particolare nel contesto dell'Incontro Internazionale. In questa felice occasione, a nome del Partito Rivoluzionario del Popolo Lao, desidero congratularmi di cuore con il Partito Comunista di Grecia e augurargli successi ancora maggiori nel guidare la lotta per la sua nobile causa.

    Il tema di questo incontro è attuale, dal momento che rispecchia i compiti politici dei partiti comunisti e operai nella lotta per realizzare la causa del proletariato e dei lavoratori - liberarsi, combattere lo sfruttamento e le guerre imperialiste in ogni loro forma, per la tutela dei diritti e dei legittimi interessi dei lavoratori e del popolo, per la pace mondiale e per il socialismo.

    Stimati delegati,

    Questo è un anno memorabile per i comunisti e i lavoratori di tutto il mondo, in cui si celebra il bicentenario della nascita di Karl Marx, il più grande pensatore e fondatore del comunismo. I comunisti e i lavoratori di tutto il mondo hanno organizzato seminari, discussioni, conferenze e altre attività analoghe in modo appropriato e coerente, allo scopo di porre in evidenza il pensiero scientifico teorico di Karl Marx, considerato il più grande nella storia del mondo e dell'umanità, e di riaffermare la persistente attualità della teoria e delle concezioni di Karl Marx nell'epoca attuale.

    Per quanto riguarda il Partito Rivoluzionario del Popolo Lao (PRP Lao), sin dalla sua fondazione, il 22 marzo 1955, esso ha costantemente sostenuto il marxismo-leninismo come propria teoria ideologica fondamentale, applicandolo adeguatamente, in particolare nei settori politico, teorico, della costruzione del Partito, sociale ed economico, nonché nella difesa e nella sicurezza nazionali in funzione delle realtà del Paese in ciascun periodo, e cioè nel corso della lotta di liberazione nazionale e nella fase della salvaguardia e dello sviluppo della nazione.

    Durante il periodo della colonizzazione straniera, il popolo lao, sotto la guida del PRP Lao, si unì nell'insurrezione contro i feudatari e gli imperialisti stranieri, conseguendo infine una piena vittoria e proclamando la fondazione della Repubblica Popolare Democratica del Laos il 2 dicembre 1975.

    Dopo l'indipendenza del Paese, il PRP Lao ha continuato a guidare il popolo nella ricostruzione, allo scopo di sanare le ferite causate dalla guerra e di realizzare la difesa e la costruzione della nazione in direzione del socialismo.

    In particolare, il 4° Congresso del PRP Lao, tenutosi nel 1986, definì la linea di riforma politica denominata «Politica di Rinnovamento Complessivo», basata sui seguenti sei principi del Partito:

    Primo: proseguire sulla via socialista.

    Secondo: sostenere il marxismo-leninismo e applicarlo in modo creativo e in funzione delle caratteristiche del Paese.

    Terzo: riaffermare la leadership del Partito e rafforzare la solidarietà e la coesione all'interno del Partito sulla base del principio del centralismo democratico e della linea del Partito.

    Quarto: rafforzare la democrazia e il senso di appartenenza della popolazione multietnica del Laos; costruire la solidarietà di tutte le masse e rafforzare l'unità e l'integrità della nazione laotiana.

    Quinto: rafforzare il rigore del sistema e del potere democratico del popolo, fare affidamento sulla forza del popolo e fare il massimo a vantaggio del popolo, combattendo ogni forma di autoritarismo.

    Sesto: tenere alto lo spirito di indipendenza e autonomia, e unire la forza della nazione con la modernità.

    Sinora, la Repubblica Popolare Democratica del Laos è riuscita a mantenere una solida stabilità politica. L'ordine e la sicurezza sociali sono stati garantiti. La RPD del Laos ha goduto di una costante crescita economica, con un aumento medio del PIL del 6,9% per il periodo 2017-2018 e con un reddito pro-capite di 2609 dollari. Il tasso di povertà è stato gradualmente ridotto e il tenore di vita della popolazione del Laos è migliorato. Il profilo della RPD del Laos è costantemente cresciuto nell'arena regionale e internazionale.

    Attualmente, il PRP Lao sta attuando la Risoluzione del suo 10° Congresso, che ha definito tra l'altro la Strategia di Sviluppo Socio-Economico Decennale (2016-2025) e l'Ottavo Piano Quinquennale di Sviluppo Socio-Economico Nazionale (2016-2020), con l'obiettivo di far uscire il Laos dal novero delle nazioni meno sviluppate nei prossimi anni e di continuare a guidare lo sviluppo del Paese in direzione di un'economia basata sulla conoscenza, ecologica e sostenibile entro il 2030. Inoltre, il PRP Lao continua a battersi per una piena attuazione degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile definiti dalle Nazioni Unite.

    Per raggiungere i suddetti obiettivi, il PRP Lao, che è il partito al potere, continua a migliorare sistematicamente la capacità di leadership, l'approccio alla leadership e il ruolo d'avanguardia del Partito; si batte per il miglioramento interno allo scopo di dare vita a un Partito trasparente, forte e saldo, assicurando il ruolo del Partito quale avanguardia della classe operaia e protettore degli interessi dei lavoratori e dell'intera popolazione del Laos.

    Stimati delegati,

    La situazione regionale e internazionale continua a subire cambiamenti repentini e complessi, che creano sia opportunità sia sfide per lo sviluppo delle nazioni nelle varie regioni del mondo. Il capitalismo e il neoliberalismo si sono adattati alla situazione, adottando una strategia molto più subdola e macchinazioni che mirano a intensificare lo sfruttamento dei lavoratori e a smantellare i movimenti comunisti e operai.

    In questo contesto, il PRP Lao continua a perseguire con coerenza una politica estera di pace, amicizia e cooperazione; fa propri i processi di integrazione regionale e internazionale, partecipandovi in modo proattivo; estende le relazioni con i Paesi confinanti, con i Paesi dell'Associazione delle Nazioni del Sud-est Asiatico (ASEAN), con i Paesi amici di tutto il mondo, con le organizzazioni internazionali e con i partiti politici. La cooperazione tra Stati e tra partiti viene promossa in modo multi-direzionale, multilaterale e a più livelli.

    Il PRP Lao promuove attivamente i rapporti con gli altri partiti e attualmente ha legami con 136 partiti politici e movimenti progressisti di tutto il mondo. La cooperazione tra i partiti contribuirà alla creazione di un contesto esterno favorevole alla realizzazione dei compiti di salvaguardia nazionale e sviluppo, nonché alla promozione della pace, della stabilità, della prosperità e dello sviluppo comune di tutte le nazioni del mondo.

    Infine, vorrei cogliere l'occasione per esprimere il mio sincero ringraziamento ai partiti comunisti e operai, ai partiti di sinistra e ai movimenti progressisti delle varie regioni del mondo per il sostegno e l'aiuto che hanno prestato fino a oggi alla RPD del Laos.

    Desidero augurare al Presidium, ai delegati e al comitato organizzatore salute, felicità e successo nelle loro nobili imprese.

    Auspico che questo incontro rappresenti un brillante successo.

    Grazie.

    *) Intervento del compagno Somdy Bounkoum, Vice-presidente del Comitato per i Rapporti con l'Estero e capo della delegazione del Partito Rivoluzionario del Popolo Lao al 20° Incontro Internazionale dei Partiti Comunisti e Operai.

    https://www.resistenze.org/sito/te/p...c17-021094.htm
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  9. #29
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    Predefinito Re: XX Incontro Internazionale dei partiti comunisti e operai ad Atene

    20° IMCWP: Contributo del Partito Comunista del Belgio

    "La classe operaia contemporanea e la sua alleanza. I compiti dell'avanguardia politica - i partiti comunisti e operai - nella lotta contro lo sfruttamento e le guerre imperialiste, per i diritti dei lavoratori e dei popoli, per la pace, per il socialismo."

    Atene, 23-25 novembre 2018


    Cari compagni e compagne,

    Desideriamo anzitutto ringraziare i nostri ospiti del Partito Comunista di Grecia per la loro accoglienza fraterna. Rivolgiamo loro le nostre congratulazioni per i loro cento anni di lotta per l'emancipazione della classe operaia.

    La situazione sociale in Belgio, come quella degli altri Paesi europei, è catastrofica. Attualmente stiamo fronteggiando il governo più reazionario dal 1945. Gli attacchi da esso portati ai diritti dei lavoratori, come il blocco dei salari e il taglio delle pensioni, accompagnati da provvedimenti sempre più generosi sul piano fiscale nei riguardi delle multinazionali, si iscrivono nelle politiche imperialiste nazionali coordinate dalla Commissione Europea.

    Come dappertutto, la socialdemocrazia capitola dinanzi ai diktat della Troika, esercitando un'influenza negativa che mira alla smobilitazione dei sindacati e dei lavoratori. L'imposizione di una personalità giuridica minaccia l'esistenza stessa dei sindacati, e l'introduzione del concetto di «servizio minimo» rimette sostanzialmente in discussione il diritto di sciopero. Si va in direzione di uno scontro aperto su scala mondiale, e la borghesia tenta di criminalizzare i movimenti sociali. Noi rifiutiamo le schermaglie giudiziarie nelle quali la borghesia tenta di trascinarci, perché la giustizia è di classe.

    Gli attacchi di cui siamo progressivamente fatti oggetto sono simili a quelli subiti dalla classe operaia dell'Europa meridionale. Il regresso è evidente: il 16% della popolazione vive attualmente sotto la soglia di povertà, e una percentuale analoga vive appena al disopra di essa (stato di deprivazione). Questa situazione caratterizza soprattutto i giovani, gli anziani e le famiglie monogenitoriali. La povertà è visibile nei «Restos du Coeur» [ristoranti del cuore] che distribuiscono pasti gratuiti, la cui frequentazione prelude spesso alla condizione di senzatetto. Perfino le persone che lavorano incontrano difficoltà sempre maggiori a pagare l'affitto, a curarsi, ad alimentarsi e a vivere decentemente.

    I provvedimenti programmati riguardo alle future pensioni non faranno che accelerare la precarietà. Di fronte a questa situazione, il potere legittima l'esclusione sociale attraverso la criminalizzazione della povertà accompagnata da un appello alla denuncia degli abusi sociali che ricorda l'inquisizione. Durante questo periodo, il numero dei milionari è passato da 60 a quasi 120.000 in dieci anni, 220 miliardi di euro sono stati trasferiti all'estero nel 2017, la vendita di prodotti di lusso non ha mai goduto di migliore salute e le imprese quotate in borsa (Bel20) pagano sempre meno tasse. Siamo più determinati che mai a mettere fine ai dividendi che privano i lavoratori del frutto del loro lavoro, e l'abolizione del capitalismo e la creazione di una società socialista rimangono ora e sempre il nostro obiettivo.

    Mentre i liberali e l'estrema destra nazionalista fiamminga sono al potere a livello federale, le alleanze uscite dalle recenti elezioni amministrative confermano l'orientamento di destra della socialdemocrazia (PS-Spa). Quanto agli ecologisti - opportunisti che si definiscono «né di destra né di sinistra» - è evidente che si tratta di liberali verdi. L'estrema destra, che rimane maggioritaria nelle Fiandre, può essere combattuta soltanto lottando per il socialismo. La linea della conciliazione tra le classi reca in sé i germi del fascismo. Il nostro Partito ha quindi elaborato un programma rivoluzionario e ha presentato candidati in alcune regioni nelle liste del Partito del Lavoro del Belgio. Sebbene quest'ultimo abbia realizzato un netto progresso, la sua strategia elettorale lo spinge a evitare alcuni temi.

    Per quanto riguarda le alleanze all'estero, intratteniamo contatti regolari con i partiti fratelli di tutto il mondo e in particolare con quelli dei Paesi confinanti (Francia, Germania, Lussemburgo) e con i compagni immigrati organizzati in Belgio.

    Pur rilevando una certa inerzia da parte loro sul terreno delle lotte, riteniamo necessario intrattenere rapporti con i sindacati, compresi quelli riformisti, tra cui la CGSLB legata ai liberali, la CSC legata ai partiti cristiani e la FGTB vicina al Partito socialista. Dal momento che essa riconosce la lotta di classe nel suo statuto, privilegiamo i rappori con la FGTB, con la quale condividiamo obiettivi comuni. Abbiamo contatti con quadri, militanti attivi, alcune strutture quali il Comitato esecutivo, scioperanti e pensionati - contatti che utilizziamo per promuovere la lotta. Riteniamo che i sindacati siano indispensabili per organizzare le masse, orientare le lotte in senso positivo e contrastare l'estremismo. Difendiamo i sindacati della classe operaia, ma non siamo a rimorchio di un sindacalismo socialdemocratico fautore della conciliazione tra le classi. Abbiamo altresì rapporti con il movimento associazionista - realtà quali «RLWP» (lotta contro la povertà), «Toute autre chose», «Acteurs des temps présents» e «D19-20».

    Il nostro ruolo come Partito Comunista è sostenere le lotte e guidarle creando la consapevolezza che le rivendicazioni possono essere realmente conquistate soltanto lottando per il socialismo. Riteniamo che l'indebolimento del movimento operaio in Belgio sia legato alla debolezza del Partito Comunista, che non riesce più ad avere un peso e che sconta oltre 40 anni di deriva riformista. La nostra priorità è ricostruirlo, reclutando militanti, per rafforzarlo.

    Nel 2012 il nostro Partito era moribondo e abbiamo impedito ai suoi liquidatori di trasformarci in «movimento». Per mantenere il nostro ruolo dobbiamo costantemente lottare contro il riformismo all'interno della nostra organizzazione. Facciamo altresì autocritica per essere passati per diversi anni all'eurocomunismo. Sin dalla prima sessione del nostro 10° congresso del 30 giugno 2018, ci siamo posti l'obiettivo di lavorare per l'unità di tutti i lavoratori del Belgio, riassumendo la nostra storica denominazione di Partito Comunista del Belgio, mantenendo il simbolo dell'unità di tutti i lavoratori - la falce e il martello - lasciando il Partito della Sinistra Europea e abbandonando la prospettiva dell'Europa delle regioni.

    Stiamo attualmente elaborando un documento politico che sarà adottato dalla seconda sessione del Congresso, la prossima primavera. Vogliamo ritornare ai fondamentali del comunismo. Tra le nostre priorità, un gruppo di studio che sarà istituito allo scopo di rafforzare la formazione ideologica dei nostri iscritti.

    A una settimana dalla fine dalle celebrazioni borghesi dell'armistizio che mise fine alla prima guerra mondiale, noi sosteniamo una visione diversa della pace, inseparabile dal socialismo. Essa passa per l'uscita dalla NATO e per il rifiuto di un'Europa della Difesa destinata a esportare guerra e miseria. Il nostro partito sostiene attivamente tutte le iniziative contro l'acquisto di nuove attrezzature belliche e contro la base americana di Kleine Brogel, che ospita un arsenale nucleare nella regione. Dobbiamo peraltro rilevare che il movimento per la pace si è indebolito negli ultimi anni, e intendiamo rilanciarlo.

    Confidiamo che questo incontro permetterà di arrivare alla massima convergenza possibile. Grazie per la vostra attenzione.

    https://www.resistenze.org/sito/te/p...c30-021090.htm
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  10. #30
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    Predefinito Re: XX Incontro Internazionale dei partiti comunisti e operai ad Atene

    20° IMCWP: Contributo del Nuovo Partito Comunista dei Paesi Bassi

    "La classe operaia contemporanea e la sua alleanza. I compiti dell'avanguardia politica - i partiti comunisti e operai - nella lotta contro lo sfruttamento e le guerre imperialiste, per i diritti dei lavoratori e dei popoli, per la pace, per il socialismo."

    Atene, 23-25 novembre 2018


    Desideriamo ringraziare il KKE per aver ospitato il 20° Incontro Internazionale dei Partiti Comunisti e Operai. Desideriamo inoltre congratularci con i compagni del KKE per il loro 100° anniversario.

    Vorremmo cogliere l'occasione per tracciare uno schizzo della situazione economica e politica del nostro Paese. I Paesi Bassi stanno attraversando una fase di ripresa capitalista. Tale ripresa è stata possibile soltanto in quanto la classe capitalista ha soppresso molti diritti per cui i lavoratori e altri settori della popolazione avevano in passato combattuto duramente. Soprattutto per i giovani della classe operaia, la crescente «flessibilità» del mercato del lavoro ha ridotto le opportunità di trovare un impiego adeguato e distrutto gran parte della sicurezza di cui godevano. Per contro, si stanno abolendo le tasse per le grandi imprese, e le aziende stanno acquistando maggiori possibilità di intensificare il tasso di sfruttamento in vari modi. Il governo borghese promuove attivamente il mantra della crescita economica capitalista come «positiva per tutti».

    Ciò avviene in un momento in cui le contraddizioni del capitalismo si intensificano, e vari blocchi imperialisti competono per l'accaparramento dei massimi profitti e per il dominio del mercato, per il controllo delle risorse naturali e delle vie di comunicazione e così via. Il governo borghese dei Paesi Bassi interviene attivamente per difendere le posizioni della classe capitalista, e svolge un ruolo particolarmente perverso nel preparare la popolazione a un possibile conflitto con i suoi rivali capitalisti, in particolare la Russia capitalista. I Paesi Bassi occupano una posizione di rilievo nella gerarchia imperialista, e giocano un ruolo importante nelle organizzazioni imperialiste, nell'Unione Europea e nella NATO.

    L'attacco dei capitalisti ai diritti dei lavoratori e del popolo ha garantito, per il momento, i profitti dei capitalisti, ma ha anche inasprito le inquietudini sociali, che il sistema politico borghese tenta di deviare in modo tale da non essere ritenuto responsabile del peggioramento della situazione vissuto dalla popolazione. Nuovi partiti politici borghesi reazionari, che promuovono un'ulteriore distruzione dei diritti dei lavoratori e tentano di deviare la collera popolare contro gli immigrati, contro altri lavoratori di etnie o tradizioni culturali diverse, si travestono da formazioni «nuove» o «ribelli». Si consente nuovamente a ideologie apertamente fasciste di prosperare, allo scopo di difendere il sistema. Al tempo stesso, l'esistenza di un partito socialdemocratico di «sinistra» ostacola e impedisce lo sviluppo del nostro partito, e svolge un ruolo negativo nel promuovere il riformismo e ciò che Lenin definì la «politica della coda», denunciando l'«ideologia» e concentrandosi unicamente sulle lotte immediate - seguendo il popolo invece di guidarlo. La socialdemocrazia tradizionale e un nuovo «partito verde», spacciato per «alternativa di sinistra», contribuiscono a confondere il panorama politico. Sul piano politico, la contraddizione tra potenze imperialiste si può riscontrare anche nei settori della borghesia che hanno più da guadagnare da una linea protezionista e quelli che sono invece più favorevoli al «libero mercato».

    Il compito del partito comunista nel nostro Paese è evitare di schierarsi in queste crescenti contraddizioni tra settori borghesi e tra blocchi imperialisti. Il nostro compito è formare i nostri militanti, rafforzare la nostra base ideologica e la nostra comprensione del marxismo-leninismo, e al tempo stesso guidare i nostri militanti affinché assumano un ruolo attivo nelle lotte nei loro luoghi di lavoro, nel loro ambiente, facciano attivamente propria la linea del partito e lottino per plasmarla, arricchendola attraverso le loro esperienze pratiche. Dobbiamo concentrarci anzitutto sull'organizzazione dei lavoratori, lottando al loro fianco dentro e fuori i sindacati e i movimenti di massa, guidarli e reclutare per il nostro partito, all'interno della classe operaia, gli elementi migliori e più determinati. È compito del partito guidare le masse ed entrare in contatto con i simpatizzanti del partito, i lettori del nostro giornale e altri elementi che sono al nostro fianco nella lotta.

    Purtroppo l'attività comunista, l'attività del NCPN in questo campo, è ancora insufficiente. Molti dei nostri iscritti non si comportano da comunisti nel movimento sindacale, sono inattivi nelle loro vite quotidiane e non prendono parte alle lotte. Attualmente, il nostro compito è modificare questa situazione. L'attività sindacale è in calo nel nostro Paese, ma i lavoratori si rendono conto sempre più che l'unica via d'uscita è organizzarsi. L'aumento degli scontri tra lavoratori e padroni in vari settori deve indurci a intensificare la nostra attività politica. Il partito non può limitarsi ad agire nella sfera economica, ma deve collegare questo ambito con quello politico e ideologico, che sono strettamente legati. Dobbiamo organizzare la resistenza contro la linea riformista nei sindacati, che sta seminando l'apatia e i compromessi schiavili con i capitalisti. Dobbiamo difendere attivamente la linea della lotta di classe. Dobbiamo sviluppare la lotta contro l'imperialismo e contro le guerre imperialiste, e lottare per l'unica soluzione possibile: il rovesciamento del capitalsmo e la costruzione del socialismo.

    A nome dell'ufficio politico e del segretario internazionale del Nuovo Partito comunista dei Paesi Bassi


    https://www.resistenze.org/sito/te/p...c31-021013.htm
    Venezuela e Zimbabwe nei nostri cuori!

 

 
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