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Discussione: XX Incontro Internazionale dei partiti comunisti e operai ad Atene

  1. #1
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    Predefinito XX Incontro Internazionale dei partiti comunisti e operai ad Atene

    Il PC al XX Incontro internazionale dei Partiti Comunisti

    Una delegazione del Partito Comunista parteciperà in questi giorni al XX Incontro Internazionale dei Partiti Comunisti e Operai organizzato nell’ambito della rete Solidnet. L’incontro si terrà ad Atene, in contemporanea con le manifestazioni per il centenario dalla nascita del KKE. Tema dell’incontro è: «La classe lavoratrice contemporanea e le sue alleanze. I compiti dell’avanguardia politica – i partiti comunisti e operai – nella lotta contro lo sfruttamento e le guerre imperialiste, per i diritti dei lavoratori e dei popoli, per la pace, per il socialismo “. All’icontro parteciperanno 91 partiti comunisti provenienti da 73 paesi di tutto il mondo.

    Il rafforzamento di momenti di confronto e discussione dei partiti comunisti a livello internazionale rappresenta un passo in avanti nella direzione di un maggior coordinamento e unità della lotta politica nei rispettivi paesi. Il Partito Comunista è convinto sostenitore di questa necessità, insieme al necessario rafforzamento delle posizioni marxiste-leniniste a livello internazionale.

    Il PC al XX Incontro internazionale dei Partiti Comunisti

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  2. #2
    Battisti l'ho preso io!
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    Predefinito Re: XX Incontro Internazionale dei partiti comunisti e operai ad Atene


  3. #3
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    Predefinito Re: XX Incontro Internazionale dei partiti comunisti e operai ad Atene

    20° Incontro internazionale dei partiti comunisti e operai: l’intervento del PCI

    “La classe lavoratrice contemporanea e la sua alleanza. I compiti della sua avanguardia politica – i partiti comunisti e operai – nella lotta contro lo sfruttamento e le guerre imperialiste, per i diritti degli operai e dei popoli, per la pace, per il socialismo”.

    Intervento del compagno Francesco Maringiò, Coordinatore Dipartimento Esteri PCI


    Cari compagni e care compagne, in primo luogo vorremmo ringraziare il KKE per aver organizzato ed ospitato il 20° Incontro Internazionale dei Partiti Comunisti ed Operai. Questi incontri non potrebbero esistere senza il ruolo pioneristico che il PC greco ha svolto, organizzando per anni questi incontri che consentono a tutti noi di condividere esperienze ed idee e combattere insieme. Questo meeting è anche un buon modo per celebrare il centenario della fondazione dell’avanguardia della classe lavoratrice greca, il Partito Comunista greco.

    Cari compagni e care compagne, 200 anni dopo la nascita di Karl Marx e 170 anni dalla pubblicazione del Manifesto del partito comunista, “lo spettro del comunismo” si aggira ancora in Europa e nel mondo, grazie al rafforzamento delle esperienze socialiste (Cina, Corea, Cuba, Vietnam) e alla lotta del proletariato mondiale e della classe operaia, anche nei paesi a capitalismo avanzato e grazie al ruolo svolto dai partiti comunisti e operai, ciascuno nel proprio specifico contesto nazionale. Allo stesso tempo, i processi antimperialisti, che hanno cambiato i rapporti di forza nel mondo, si sono rafforzati, riducendo l’egemonia che gli Stati Uniti hanno conseguito dopo la sconfitta dell’URSS. L’acutizzazione dell’aggressione militare USA e NATO è una risposta – in termini di egemonia militare – a questo cambio nel rapporto di forza internazionale, grazie al ruolo avuto dalle nuove e vaste alleanze e dalla cooperazione internazionale di forze e paesi (come il movimento di paesi allineati, i BRICS o membri del paese della Shanghai Cooperation Organization) che svolgono un ruolo decisivo di contrappeso al dominio degli Stati Uniti.

    Le forze comuniste ed operaie sono chiamate a fare la loro parte per evitare una nuova escalation militare guidata dalle forze imperialiste e siamo chiamati ad essere gli attori più consapevoli e coerenti della lotta antimperialista. La costruzione di un nuovo e grande movimento contro la guerra e contro la NATO è il principale obiettivo immediato del movimento comunista e rivoluzionario mondiale e questo compito è legato, a seconda delle caratteristiche di ogni condizione nazionale, alla difesa dei diritti della classe operaia ed alla lotta per il socialismo.

    L’Italia è sotto occupazione militare imperialista: circa 120 basi NATO e USA sono dislocate nel nostro paese, equipaggiate con almeno 70 bombe nucleari; inoltre, circa 50 mila soldati e ufficiali nordamericani sono stanziati in quelle basi. Costituiscono un vero e proprio “contro-potere” antidemocratico che in passato è stato usato per bilanciare la forza delle lotte della classe operaia, e che oggi continua a rappresentare un’interferenza quotidiana nella politica nazionale; mentre le condizioni materiali delle persone peggiorano giorno dopo giorno, il nostro paese spende circa 80 milioni di euro al giorno in spese militari e per essere membri della NATO. Il Partito Comunista Italiano lotta per l’uscita dell’Italia dalla NATO, per la chiusura delle basi militari straniere ed il ritiro dell’Italia dalle missioni militari e per bandire le armi atomiche illegali immagazzinate nelle basi straniere presenti in Italia, che sono fuori dal controllo del Parlamento italiano. Inoltre, siamo contrari alla costituzione dell’esercito europeo come recentemente proposto, ancora una volta, dalla Germania e dalla Francia.

    In questo scenario internazionale valutiamo la natura anti-popolare e regressiva dell’UE che mostra apertamente la sua vera natura, rappresentando l’unità del grande capitale transnazionale europeo, il cui processo è stato accelerato dal crollo dell’Unione Sovietica. I Trattati europei disvelano la sua natura neoliberista e militaristica ed a favore della riduzione dei salari, dei diritti e del welfare in tutto il continente, erodendo i frutti delle grandiose lotte operaie del secondo dopoguerra.

    Nel nostro paese le lotte anti-UE stanno facendo importanti passi in avanti, sia nella coscienza della gente che a livello politico, grazie all’indizione di un referendum di iniziativa popolare che punta ad abolire le riforme costituzionali adottate dai precedenti governi e che hanno subordinato l’interesse del paese al diktat dell’UE .

    In questo contesto, caratterizzato dall’impossibilità di riformare l’UE, riteniamo necessario rompere la gabbia UE e smantellare i trattati e, in queste condizioni, riteniamo che sarà inevitabile uscire dall’Eurozona. Il nostro orizzonte politico si basa sul rapporto tra paesi europei basato sulla reciproca cooperazione e sulla solidarietà, nel quadro di un nuovo progetto che abbraccia tutto il continente europeo, “dal Portogallo alla Russia”, come comunità di paesi indipendenti, sovrani, e solidali, animato da spirito di pace, cooperazione e solidarietà con gli altri paesi del mondo ed aperta alla cooperazione con i nuovi blocchi internazionali anti-imperialisti.

    La titanica ed egemone propaganda che l’imperialismo estende alle società capitaliste occidentali mira a nascondere la sua crisi ed importanti tendenze vengono nascoste dal circuito mediatico. La prima è la tendenza – che ha un grande significato storico – alla concentrazione del potere economico, al punto che l’1% della popolazione mondiale ha una ricchezza pari a quella del restante 99%; la seconda è che, invece di scomparire come la propaganda capitalista ha raccontato per anni, la classe operaia mondiale sta crescendo esponenzialmente e ci mostra la centralità della lotta di classe e dell’attualità piena del socialismo.

    Gli sviluppi nella situazione internazionale e nazionale richiedono un percorso veramente alternativo che continua ad essere rinviato nel nostro Paese dalle scelte fatte dalle classi dirigenti, ma l’evoluzione del percorso nazionale, negli ultimi anni, conferma il ruolo decisivo ed insostituibile ed il bisogno della lotta dei lavoratori, come del ruolo dei settori anti-monopolisti e dei movimenti sociale, con l’obiettivo di difendere, ripristinare e conquistare nuovi diritti e come condizione decisiva per la costruzione di una alternativa di sinistra, che può aprire una nuova tappa sulla strada del socialismo nel nostro paese.

    https://www.ilpartitocomunistaitalia...vento-del-pci/
    Ultima modifica di Lord Attilio; 26-11-18 alle 01:19

  4. #4
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    Predefinito Re: XX Incontro Internazionale dei partiti comunisti e operai ad Atene

    Intervento al XX incontro internazionale dei Partiti Comunisti

    Intervento di Marco Rizzo, segretario generale del Partito Comunista

    Cari compagni,

    Il Partito Comunista (Italia) saluta i delegati dei partiti fratelli presenti a questo incontro internazionale e ringrazia, in particolare, il Partito Comunista di Grecia – KKE per l’organizzazione di questo importante evento.
Il tema in discussione è molto impegnativo e richiede uno sforzo analitico che non può certo esaurirsi in questa sede. Crediamo che i Partiti debbano approfondire in modo scientifico e sistematico l’analisi di ciò che è oggi la classe operaia e di quale sia la sua reale situazione nel capitalismo monopolistico. Troppo spesso se ne sente parlare in un modo astratto, puramente referenziale, che non tiene conto delle trasformazioni che la classe ha subito, non solo in termini quantitativi, ma anche dal punto di vista della coscienza di classe. Altre volte, soprattutto da parte opportunista, se ne sente parlare in modo liquidatorio, come di una specie in via di estinzione, a fronte del presunto emergere di “nuovi soggetti”, individuati in base al genere o all’orientamento sessuale, senza alcun approccio di classe.

    L’analisi scientifica della realtà operaia richiede che venga affrontato, con uno sforzo di studio collettivo, il problema della difficoltà a quantificare le categorie marxiste utilizzando i dati ufficiali della contabilità nazionale e degli istituti di statistica, che utilizzano criteri non marxisti di classificazione ed elaborazione dati.
 Nonostante la sostituzione tecnologica e le delocalizzazioni all’estero della produzione, la classe operaia in Italia (quasi 9.000.000 di salariati ufficialmente censiti in tutti i tre macro-settori) rimane la classe sociale relativamente più consistente, costituendo quasi il 50% dei lavoratori dipendenti e, dal 2011, presenta una stabile tendenza alla crescita (+11,43% rispetto al 2011). La potenziale forza costituita dal numero è, tuttavia, compensata dalla bassa concentrazione, che rappresenta un serio fattore di debolezza. Solo il 22,06% della forza-lavoro è impiegato in aziende con più di 250 dipendenti, mentre il 45,35% è disperso in piccole e micro- imprese con meno di 10 dipendenti. Questo è, purtroppo, un grave fattore di debolezza. La dispersione rende i lavoratori più deboli nei confronti del padronato e più facilmente ricattabili, anche tenuto conto del fatto che, nelle aziende con meno di 15 dipendenti, viene meno la tutela giuridica dello Statuto dei Lavoratori. Inoltre, la bassa concentrazione della forza lavoro tende a sostituire il senso di appartenenza alla classe con il senso di appartenenza al territorio (come dimostrato dal voto popolare alla Lega Nord e da episodi di contrapposizione localistica tra lavoratori dello stesso settore o addirittura di stabilimenti diversi della stessa azienda). La frammentazione e la dispersione territoriale generano serie difficoltà nell’organizzazione dell’attività del Partito all’interno della classe operaia e nella costruzione di un combattivo sindacato di classe. Il nostro Partito, comunque, ritiene indispensabile costituire cellule comuniste innanzitutto nelle fabbriche, ma più generale, nei luoghi di lavoro, operando per la ricomposizione e il rafforzamento della coscienza di classe, per l’intensificazione della conflittualità e l’innalzamento del livello politico delle lotte.

    Dal punto di vista retributivo, i salari hanno subito una sensibile riduzione, aggravata dalla crisi, ma dovuta sostanzialmente alla tendenza, endemica al capitalismo, alla compressione del salario. La debolezza politica e organizzativa della classe operaia e la collusione dei sindacati riformisti con il padronato spiegano la diminuzione, pari a 1,42% secondo i dati OCSE, addirittura dei salari nominali nel periodo 2005 – 2017. Più forte ancora è stata la diminuzione dei salari reali, la cui variazione annua si è costantemente mantenuta al di sotto del tasso d’inflazione reale, ad esclusione del periodo 2014 – 2016. Anche il salario relativo è diminuito nello stesso periodo, come dimostrano le nostre elaborazioni delle statistiche ufficiali. Infatti, il capitale ha risposto alla crisi incrementando la produttività, cioè lo sfruttamento della forza lavoro. Del valore aggiunto (categoria dell’economia borghese che più si avvicina a quella di plusvalore) prodotto dall’aumento di produttività si è appropriato quasi interamente il capitale. Infatti, nel periodo 2005 – 2017, la quota di valore aggiunto destinata ai salari ha subito una diminuzione pari a -4,44%, mentre quella destinata ai profitti è aumentata dell’8,36%. Possiamo dire, quindi, che si è accresciuto il divario sociale tra la classe operaia, che si è impoverita e i capitalisti, che si sono arricchiti nonostante la crisi.
La crisi capitalistica, tuttavia, ha colpito in modo ancora più duro, in proporzione, ampi settori di piccola borghesia: i dati confermano una caduta verticale delle retribuzioni di impiegati, quadri e dirigenti, dei redditi di artigiani, piccoli imprenditori e di alcune categorie di liberi professionisti, confermando la previsione scientifica marxiana circa la proletarizzazione dei ceti medi.
 La devastazione sociale, creata dal capitalismo in decadenza, apre spazi immensi al lavoro dei Comunisti per l’aggregazione intorno alla classe operaia di un blocco sociale alternativo a quello oggi dominante, che si prefigga l’obbiettivo dell’abbattimento rivoluzionario degli attuali assetti del potere della borghesia e del modo di produzione capitalistico.

    Il nostro Partito deve saper parlare anche agli strati popolari, non proletari o in via di proletarizzazione, vittime non solo della crisi capitalistica, ma anche della ristrutturazione e della “ripresina” capitalistica. Come avanguardia della classe operaia dobbiamo essere capaci di formulare linee politiche e proposte che siano in grado di organizzare e aggregare questi ceti, conquistandone il consenso, facendo loro capire l’universalità degli interessi della classe operaia, trasformandoli in suoi alleati nel processo rivoluzionario di abbattimento del capitalismo e di successiva costruzione del nuovo stato proletario e dell’economia socialista. In questo senso il nostro Partito contribuisce alla creazione di organizzazioni di massa, orientate in senso anticapitalistico, che possano raggruppare questi strati sociali, sottraendoli alla nefasta influenza della destra razzista, xenofoba e fascista.

    Teniamo a precisare che parliamo qui delle alleanze sociali della classe operaia, mentre respingiamo con estrema fermezza qualsiasi ipotesi di alleanze politiche tra partiti, sia a fini elettorali, che – peggio ancora -, a sostegno di governi sedicenti di “sinistra”, ma pur sempre borghesi. Il movimento operaio italiano ha pagato duramente queste linee di collaborazione e compromesso con i partiti riformisti, di orientamento cristiano o socialdemocratico che fossero. L’eurocomunismo, che nella sua variante italica potremmo definire come “berlinguerismo”, una degenerazione revisionista e opportunista, basata su stravolgimenti e falsificazioni del pensiero di Gramsci, rinnegando il marxismo-leninismo, ha sancito lo snaturamento del PCI, portandolo prima all’aperto sostegno del governo borghese con l’unità nazionale degli anni ‘70, poi all’accettazione della NATO e della nascente CEE, alla rottura con il Movimento Comunista Internazionale e, infine, alla sua autodissoluzione. La fine ingloriosa di quello che era stato il più forte partito comunista del mondo capitalistico dovrebbe fare riflettere tutti, anche quei partiti che, nel nostro paese, hanno cercato di raccogliere formalmente l’eredità del PCI, senza la debita analisi critica e autocritica dei danni del compromesso eurocomunista con lo stato borghese. Anche nel loro caso, la partecipazione, interna ed esterna, ai governi borghesi e alle coalizioni di centro-sinistra, li ha resi complici dell’approvazione delle peggiori misure antipopolari, invisi alle masse e, infine, privati da anni del loro consenso e, quindi, della rappresentanza parlamentare. Là, dove l’eurocomunismo aveva attecchito, i pur forti partiti comunisti sono scomparsi o quasi. A risultati simili hanno portato i tentativi di altri partiti comunisti di creare coalizioni “di sinistra”, in nome di questo o quell’obiettivo contingente, o della “emergenza nazionale”. Crediamo che queste posizioni siano una manifestazione della teoria opportunista delle “tappe graduali”, intermedie tra il capitalismo e il socialismo e che, comunque, conducano alla sconfitta e alla scomparsa dei partiti proletari dalla scena politica.

    Con altrettanta fermezza, sempre sulla base dell’esperienza storica, respingiamo le teorie del “socialismo di mercato”, ricordando come la parabola discendente che ha portato alla temporanea vittoria della controrivoluzione in URSS e nei paesi socialisti sia stata determinata dall’introduzione di elementi di capitalismo, che hanno restituito al mercato la funzione di regolatore dell’economia a scapito della pianificazione centralizzata. Parliamo della privatizzazione dei mezzi di produzione in agricoltura, ceduti dallo stato ai kolkhoz nel 1958, della concessione di autonomia a regioni e aziende, dell’introduzione del concetto di redditività (profitto) basato sullo scambio anziché sull’uso, del ripotenziamento dello scambio mercantile-monetario. Parliamo, in sostanza, delle riforme controrivoluzionarie, avviate da Khrusciov al XX° Congresso del PCUS e proseguite da Kosygin negli anni a venire. “A cosa ha portato questa inversione di tendenza?” -, dovrebbero chiedersi quei partiti che oggi guardano con favore il “socialismo di mercato”. Ha portato alla restaurazione del capitalismo, alla controrivoluzione, ad un peggioramento netto delle condizioni di vita delle masse lavoratrici.

    Il Partito Comunista (Italia), basandosi sull’analisi delle esperienze negative di cui sopra, esclude con fermezza qualsiasi alleanza partitica, qualsiasi partecipazione a coalizioni elettorali di “sinistra”, qualsiasi sostegno a governi borghesi, comunque definiti e, mentre opera per sviluppare al massimo le alleanze sociali della classe operaia di cui è avanguardia, innalza orgoglioso la bandiera rossa con la falce e il martello, sotto la quale chiama a raccolta e alla lotta tutti i comunisti italiani, per l’abbattimento del capitalismo nel nostro paese, l’instaurazione della dittatura proletaria, la costruzione del socialismo-comunismo.

    VIVA IL MOVIMENTO COMUNISTA INTERNAZIONALE!

    PROLETARI DI TUTTI I PAESI, UNITEVI!

    Intervento al XX incontro internazionale dei Partiti Comunisti

  5. #5
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    Predefinito Re: XX Incontro Internazionale dei partiti comunisti e operai ad Atene

    Rifondazione e cinesi mancanti all'appello. Secondo me questa non è una cosa da poco...

  6. #6
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    Predefinito Re: XX Incontro Internazionale dei partiti comunisti e operai ad Atene

    Ennesimo insulto cancellato. Ma è possibile che certe persone pensino che importi a qualcuno della loro opinione?

  7. #7
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    Predefinito Re: XX Incontro Internazionale dei partiti comunisti e operai ad Atene

    Il contributo del Partito dei Lavoratori della Corea al XX incontro internazionale dei Partiti Comunisti e dei Lavoratori

    Discorso pronunciato dal capo della delegazione del Partito dei lavoratori della Corea nel XX incontro internazionale dei Partiti Comunisti e dei Lavoratori.

    Stimato compagno presidente,

    Cari rappresentanti dei partiti dei diversi paesi,

    Vorrei iniziare il mio discorso con le più vive congratulazioni per il XX Incontro Internazionale dei Partiti Comunisti e dei Lavoratori che si è aperto ad Atene, culla della civiltà umana e città dalla storia antica, allo scopo di far progredire la causa del socialismo, ideale e futuro dell'umanità.


    Colgo anche l'occasione per porgere le mie più sentite congratulazioni al Partito Comunista Greco per il centenario della sua fondazione e per trasmettere i saluti militanti dei membri del Partito dei Lavoratori di Corea (WPK) e del popolo coreano ai membri della KKE e ai lavoratori della Grecia.

    Il mio caloroso e commovente saluto va a tutte le delegazioni e i rappresentanti dei partiti comunisti e dei lavoratori qui presenti.

    Compagni,

    oggi, ci siamo riuniti in questo luogo per discutere i compiti dei partiti comunisti e dei lavoratori nella lotta per la salvaguardia della pace e del socialismo e per difendere i diritti delle masse lavoratrici alla luce della feroce offensiva reazionaria degli imperialisti contro il socialismo e i popoli progressisti del mondo.

    Come partito di governo di un paese socialista, il WPK assume l'importante missione di difendere la pace e la sicurezza nella penisola coreana dall'aggressione imperialista e dalle minacce di guerra, mentre nel paese si svolge con successo la costruzione socialista.

    Difendere la pace e il socialismo e proteggere le masse popolari dalle aggressioni e dalle minacce imperialiste non è una questione nuova, ma una lotta lunga e faticosa che il WPK ha dovuto condurre per più di 70 anni, dal giorno stesso della sua fondazione.

    La costruzione socialista è stata accompagnata dalle costanti minacce belliche degli imperialisti e la lotta anti-imperialista è essa stessa parte della costruzione del socialismo: queste sono le caratteristiche particolari e l'ardua natura della rivoluzione coreana.

    Lo scorso anno, sul palcoscenico del 19° Incontro Internazionale dei Partiti Comunisti e dei Lavoratori tenutosi in Russia, il Partito dei Lavoratori di Corea ha espresso il suo incrollabile impegno e la sua ferma determinazione a sradicare le minacce di guerra nucleare degli imperialisti statunitensi, a salvaguardare il socialismo di tipo coreano e la pace della penisola coreana e della regione.

    Oggi, in questo luogo, posso affermare con orgoglio che il Partito dei lavoratori della Corea ha compiuto la sua nobile missione, rendendo così possibile eliminare le minacce di una guerra nucleare dalla penisola coreana e garantire in modo affidabile la pace e la sicurezza della regione e del mondo.

    Compagni,

    un anno fa il nostro Partito ha solennemente dichiarato al mondo che abbiamo sviluppato una deterrenza bellica in grado di difendere in modo affidabile la sicurezza dello Stato e del popolo, dotandoci così di una potente e preziosa spada per la difesa della pace.

    Questa è davvero una grande vittoria per il popolo coreano che ha messo fine alla storia delle minacce imperialiste d'aggressione e di guerra nucleare nella penisola coreana, un evento di grande significato storico che ha cambiato radicalmente le dinamiche del potere nella penisola coreana e nella regione.

    Questa svolta miracolosa degli eventi che circondano la penisola coreana è stata resa possibile solo perché il Partito dei Lavoratori della Corea e il popolo coreano si sono assicurati una forza potente ad un prezzo costoso con uno spirito "fai-da-te", una forza così potente che nessuno oserebbe sfidare; questa realtà dimostra esplicitamente che si deve difendere la pace e il socialismo con le proprie forze.

    Come tutti sappiamo il compagno presidente del Partito dei Lavoratori della Corea ha condotto con energia una coraggiosa diplomazia al vertice, portando così ad un drastico allentamento delle tensioni nella penisola coreana e nella regione che solo un anno fa era stata spinta sull'orlo della guerra, aprendo con successo una nuova era di pace e prosperità.

    Sono stati apportati cambiamenti inimmaginabili in passato nelle relazioni intercoreane, tra RPDC-USA e sono stati rivitalizzati i rapporti di amicizia e cooperazione con i paesi vicini, creando un ambiente favorevole alla riunificazione della Corea e avviando un processo di rimozione del pericolo di conflitti armati e di guerra nucleare nella penisola coreana.

    I paesi che sono rimasti ostili alla RDPC per decenni stanno ora facendo passi avanti nel dialogo con noi uno dopo l'altro e questo non è affatto dovuto ad un "cambiamento della nostra posizione", ma perché non potevano che riconoscere il fatto che nulla poteva compromettere lo status strategico del nostro Stato e quindi devono riformulare le loro politiche nei confronti della RDPC.

    La nuova fase della situazione creatasi nella penisola coreana grazie alle nostre azioni e ai nostri sforzi proattivi è di grande importanza.

    Con l'arrivo della calma nella penisola coreana e nella regione, il nostro partito e il nostro popolo sono ora in grado di portare avanti con vigore la costruzione socialista in un ambiente più pacifico, e gli imperialisti hanno meno scuse per provocare una guerra ed un intervento in Asia.

    Le relazioni intercoreane hanno salutato una nuova era di pace e prosperità, aprendo la prospettiva per il popolo coreano di realizzare il suo desiderio di riunificazione e liberazione nazionale, per far progredire la costruzione di un mondo indipendente in cui siano garantite la sovranità e l'uguaglianza di tutti i paesi e le nazioni e dove non ci siano dominazione e sottomissione.

    I successi ottenuti dal WPK e dal popolo coreano nella loro lotta per frustrare le minacce di aggressione e guerra degli imperialisti e garantire pace e sicurezza nella penisola coreana e nella regione sono una vittoria comune per tutti i partiti rivoluzionari e per i popoli progressisti del mondo che hanno combattuto per il socialismo, all'insegna dell'indipendenza contro l'imperialismo.

    Il fattore essenziale di questa grande vittoria non è altrove.

    Il Comitato Centrale del WPK ha proposto grandi e corrette politiche, linee strategiche e tattiche per accelerare l'impennata generale della rivoluzione coreana in accordo con la situazione prevalente e le esigenze della rivoluzione, ed ha organizzato e mobilitato tutti i membri del Partito ed il popolo nella lotta per la loro attuazione. Qui sta la chiave di tutte le vittorie ottenute.

    Nella storica riunione plenaria di aprile del Comitato Centrale del Partito il compagno Presidente del Partito dei Lavoratori della Corea ha proposto una nuova linea strategica per concentrare tutti gli sforzi del Partito e dello Stato sulla costruzione dell'economia socialista, ora che la nostra rivoluzione è entrata in una nuova fase.

    La nuova linea strategica è adottata dal nostro partito di propria iniziativa nelle attuali circostanze in cui la RPDC è assurta alla solida posizione di potenza politico-ideologica e militare globale. Si tratta di una linea corretta e realistica che riflette scientificamente le aspirazioni del nostro popolo e la cui fattibilità è pienamente garantita.

    Ora che abbiamo promosso la nostra forza al livello di cui abbiamo bisogno, potendo così garantire con fermezza la sicurezza del nostro Stato e della popolazione, è diventato possibile per noi incanalare tutti gli sforzi nella costruzione economica e nel miglioramento delle condizioni di vita della gente.

    Nonostante le sanzioni feroci e il blocco da parte degli imperialisti il WPK ed il popolo coreano stanno compiendo miracoli e innovazioni senza precedenti nella costruzione economica e negli sforzi per migliorare le condizioni di vita della popolazione, affidandosi alla scienza e alla tecnologia, all'insegna della fiducia in sé e dell'autosufficienza.

    Le grandi celebrazioni che si sono tenute di recente nel 70° anniversario di fondazione della RPDC in mezzo al grande interesse internazionale hanno segnato un'occasione significativa per la forza politico-ideologica e la forza economica e militare del socialismo di tipo coreano, nonché l'alto prestigio internazionale del WPK e della RPDC.

    Nonostante le sue difficoltà economiche, il nostro paese sta sempre attuando politiche sociali come la gratuità dell'istruzione e dell'assistenza medica gratuita e sta incanalando tutti gli sforzi per promuovere il benessere della popolazione. Questo testimonia la superiorità del socialismo di stile coreano incentrato sulle masse popolari che non perde mai la natura originale del socialismo genuino in nessuna circostanza.

    Anche se ciò che il nostro Partito e il nostro popolo hanno raggiunto è enorme, non ne siamo mai soddisfatti e ci sono ancora ostacoli e sfide da superare nel cammino della nostra rivoluzione.

    Il WPK aderirà sempre ai principi socialisti e rivoluzionari, realizzerà con successo la causa della costruzione di un potente paese socialista che si affida ai nostri sforzi sotto la strenua bandiera dell'indipendenza contro l'imperialismo.

    Compagni,

    L'indipendenza globale è sempre stato l'obiettivo della politica estera di WPK ed è un'aspirazione comune dell'umanità.

    Il socialismo costituisce il nucleo delle forze anti-imperialiste e agisce come fattore decisivo per promuovere la lotta per respingere le mosse di guerra e di aggressione degli imperialisti e realizzare l'indipendenza globale.

    I paesi socialisti dovrebbero rafforzare il sostegno reciproco e la solidarietà attraverso la lotta per frustrare l'aggressione e le pratiche arbitrarie degli imperialisti sotto la bandiera del socialismo e dell'anti-imperialismo. Tutti i paesi e i popoli del mondo che difendono l'indipendenza dovrebbero sostenere e incoraggiare la causa del socialismo e lottare con fermezza contro le mosse antisocialiste degli imperialisti e dei reazionari.

    I partiti comunisti, i partiti comunisti e operai e i popoli progressisti dovrebbero unirsi e cooperare per contrastare le mosse astute degli imperialisti che cercano di dividere e disintegrare il movimento socialista globale e dirigere la punta di lancia della loro lotta contro il loro nemico comune, gli imperialisti.

    Il WPK continuerà a dare importanza alle tradizionali relazioni di amicizia e cooperazione con tutti i partiti e i popoli dei paesi socialisti, tra cui Cuba che sta costruendo il socialismo nel confronto diretto con gli imperialisti statunitensi ed a rafforzare e sviluppare costantemente queste relazioni.

    Riaffermiamo la nostra solidarietà con il Partito Comunista di Grecia e con tutti gli altri partiti comunisti e operai che lottano vigorosamente contro lo sfruttamento capitalista e per i diritti della classe operaia e delle masse popolari.

    Estendiamo anche la nostra ferma solidarietà a tutti i popoli progressisti del mondo, compresi i popoli della Siria, della Palestina e del Venezuela, che lottano per la giustizia e la pace, opponendosi all'aggressione e all'intervento imperialista.

    Desidero esprimere ancora una volta i miei sinceri ringraziamenti al Comitato Centrale del Partito Comunista Greco per aver gentilmente invitato il WPK e per aver ospitato una riunione di tale successo, nonché ai partiti comunisti e operai di tutto il mondo per il loro costante sostegno e incoraggiamento esteso alla giusta causa del WPK e del popolo coreano.

    Il WPK, anche in futuro, sarà all'avanguardia nella lotta per la vittoria finale della causa del socialismo, l'ideale e il futuro dell'umanità, e si impegna a tal fine pienamente nella lotta congiunta con tutti i partiti rivoluzionari del mondo.

    Grazie.

    Il contributo del Partito dei Lavoratori della Corea al XX incontro internazionale dei Partiti Comunisti e dei Lavoratori

  8. #8
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    Predefinito Re: XX Incontro Internazionale dei partiti comunisti e operai ad Atene

    Intervista a Francesco Maringiò al XX incontro internazionale dei Partiti Comunisti e Operai

    Pubblichiamo un'intervista che Francesco Maringiò ha rilasciato in occasione del XX incontro internazionale dei Partiti Comunisti

    A più di 100 anni della rivoluzione di ottobre ci sono persone che ritengono il comunismo una cosa del passato. Lei è d'accordo? Cosa significa essere comunista nel 21° secolo?

    Chi considera il comunismo una cosa del passato commette due errori principali. Il primo è quello di aver creduto alla campagna mediatica occidentale che ha cercato di far passare l’idea che la fine dell’esperienza sovietica coincidesse con la fine del comunismo nel mondo.

    Non è così: il Novecento è il secolo dove il movimento comunista internazionale è nato ed ha mosso i primi passi e quell’esperienza, dopo grandi traguardi e straordinari successi, accanto ad alcuni errori, ha lasciato una traccia indelebile che è oggi seguita dalle organizzazioni comuniste di tutto il mondo, a partire dai paesi socialisti che, con la Cina (ma non solo), hanno assurto ad un ruolo di grande protagonismo sul piano politico. Alla luce di questo, parlare di comunismo come di un’esperienza del passato, significa - come diciamo noi italiani - mettersi il prosciutto davanti gli occhi per non vedere la verità. Al contrario, come recitava uno slogan della KNE di alcuni anni fa, il comunismo è la gioventù del mondo. Il secondo errore è quello di non aver imparato nulla dalla storia e di considerare immortale questo ordinamento sociale e politico capitalistico, dimostrando la stessa superstizione degli uomini del medioevo che consideravano quel sistema sociale immodificabile ed immortale. Nulla è immodificabile, neanche questo sistema che genera guerra, povertà, insicurezza sociale e sfruttamento. Pertanto essere comunista nel XXI secolo significa riproporre un nuovo e più razionale sistema sociale che rompe con lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo. Nulla di più attuale e necessario per il futuro dell’umanità.

    I partiti comunisti sono sempre stati in prima linea contro la soppressione dei diritti sociali e del lavoro. Tuttavia l'attacco neoliberista sferrato contro i diritti del popolo è molto vasto. Quale deve essere la risposta dei comunisti?

    L’attacco ai diritti dei popoli e ai diritti sociali è aumentato in questi anni, parallelamente all’aumento della crisi organica del capitalismo, che si è manifestata chiaramente in tutto il mondo. Aumenta la crisi ed aumenta la repressione, come la storia ci ha già insegnato nel passato. I comunisti sono chiamati ad un doppio compito: da un lato lottare al fianco della classe operaia nella difesa dei suoi diritti, organizzare la lotta e sostenere le mobilitazioni popolari e, dall’altro, portare un contributo unificante nelle lotte e nella coscienza generale. Perché non c’è soluzione a questa situazione, se ciascuno lotta solo per il miglioramento della propria condizione, senza una visione generale e, soprattutto, non c’è soluzione senza avanzare una proposta alternativa a questo sistema sociale, che alimenta la repressione al fine di perpetrare lo sfruttamento di classe.

    Ovunque testimoniamo l'ascesa delle forze populiste di destra, accompagnata da un forte revisionismo della storia e delle condizioni sociopolitiche. Come devono reagire i comunisti a questa situazione?

    Come dicevo precedentemente il mondo è grande e le idee del socialismo si stanno rafforzando e crescendo. Questo non avviene in Europa, dove invece aumenta il revisionismo storico ed il malessere sociale è attratto dalle posizioni della destra o del populismo di destra. Anche questo, purtroppo, è già avvenuto in passato, aprendo pagine drammatiche della storia europea e mondiale. Ma la storia non si ripete mai uguale a sé stessa, per cui i comunisti sono chiamati ad un lavoro di resistenza per difendere le grandi conquiste della lotta della classe operaia ed un pensiero critico, capace di aprire un percorso diverso nella storia dell’umanità.

    In Italia, il Partito Comunista non è più quello degli anni in cui esercitava la massima influenza politica e sociale. Nonostante sia andato al governo dopo la sua trasformazione, esso non rappresenta più l’anima della sinistra nel paese. Crede che esistano prospettive di un cambiamento in senso comunista nel suo paese e quali sono le sfide che il Partito deve affrontare?

    Se si riferisce al Partito Democratico, evoluzione delle trasformazioni che ha avuto il PDS nato dallo scioglimento del vecchio Partito Comunista Italiano, non solo esso non rappresenta le istanze della sinistra, ma è evidente che rappresenta gli interessi del grande capitale finanziario internazionale nel nostro paese. Hanno appoggiato tutte le politiche antipopolari e di austerity imposte dall’Ue e sono stati in prima linea ad appoggiare le missioni di guerra, come nel caso della Libia. E’ un esempio fulgido di come nell’ultima fase il PCI, oramai corrotto nel suo orientamento ideologico, abbia venduto la sua anima per poter andare al governo, senza neanche riuscirci mai realmente. E’ stato usato dalle classi dominanti per sconfiggere le istanze comuniste e popolari e poi oggi viene scaricato e vive una condizione di sostanziale crisi. Certo, servirebbe un cambio di rotta nella politica italiana, in direzione della lotta per il socialismo, ma è ancora un percorso lungo, che chiede tutto il nostro impegno e, soprattutto, impone a tutti i militanti di non perdere la fiducia in questi tempi drammatici che viviamo. La sfida maggiore è quella di riuscire a vincere la battaglia per la sopravvivenza.

    La Grecia è stata negli ultimi anni il campo di battaglia dell'attacco neoliberista contro la sovranità degli stati nazionali e del popolo. Quale messaggio volete trasmettere al partito comunista greco e ai greci in generale?

    La Grecia è stato il banco di prova delle politiche neoliberiste e della sottrazione della sovranità popolare da parte delle istituzioni europee e dei loro alleati nel paese. Il risultato è drammatico ed il popolo greco conosce meglio di chiunque altro questa situazione, che ha sofferto in prima persona. Il Partito Comunista Greco ha scelto la strada coraggiosa di organizzare la lotta sociale e la coscienza del popolo, senza illuderlo che la soluzione fosse rientro l’angolo. Abbiamo tanto da imparare da questo punto di vista e voglio sfruttare l’occasione di questa intervista per porgere a tutti i suoi militanti ed alla sua leadership il mio saluto militante per il centesimo anniversario della sua fondazione.

    Intervista a Francesco Maringiò al XX incontro internazionale dei Partiti Comunisti e Operai

  9. #9
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    Predefinito Re: XX Incontro Internazionale dei partiti comunisti e operai ad Atene

    Discorso della delegazione cipriota (AKEL) al XX Incontro Internazionale dei Partiti Comunisti e dei Lavoratori (IMCWP)

    "La classe operaia contemporanea e la sua alleanza. I compiti della sua avanguardia politica - i partiti comunisti e dei lavoratori - nella lotta contro lo sfruttamento e le guerre imperialiste, per i diritti dei lavoratori e dei popoli, per la pace, per il socialismo."

    Compagni,

    salutiamo il XX Incontro Internazionale dei Partiti Comunisti e dei Lavoratori e rivolgiamo un caloroso saluto a tutti. Trasmettiamo un messaggio di solidarietà e di azione comune a nome dei comunisti di Cipro ai comunisti di tutto il mondo, a tutti coloro che lottano per i diritti dei lavoratori, per la pace e il socialismo. In particolare, esprimiamo la nostra gratitudine al Partito Comunista di Grecia per aver ospitato l'incontro di quest'anno. In occasione dei 100 anni di vita e di eroica lotta del KKE rivolgiamo un caloroso saluto ai suoi membri e quadri.


    Come Partiti Comunisti e dei Lavoratori siamo uniti da valori, ideali e storia. Siamo uniti dall'ideologia marxista-leninista, dall'internazionalismo e dalla causa del socialismo. Naturalmente, sappiamo che esistono approcci diversi per quanto riguarda le questioni strategiche e tattiche che possiamo e dobbiamo discutere in uno spirito di cooperazione e rispetto reciproco.

    Crediamo, tuttavia, che il Meeting Internazionale annuale adempia alla sua missione a condizione che diventi un forum per un fruttuoso scambio di esperienze e valutazioni, ma soprattutto che diventi lo strumento per salvaguardare e approfondire l'unità di azione dei nostri partiti attorno ad alcuni assi chiave. Costruendo su ciò che ci unisce, adempieremo alla nostra parte di dovere nella fase e nella situazione del movimento comunista internazionale oggi.

    Compagni,

    l'incontro internazionale si svolge durante la crisi capitalistica globale in corso. Nonostante le rassicurazioni di vari circoli dirigenti del mondo capitalistico e nonostante le fasi di una ripresa temporanea e anomala la crisi non è stata superata. Anche con la brutale distruzione di una parte del capitale, con tutte le misure antisociali imposte negli anni della crisi in tutto il mondo per abbassare il costo del lavoro e abolire i diritti sociali, il capitalismo non può liberarsi delle crisi, delle contraddizioni e dallo stallo. La contraddizione capitale-lavoro era e rimane alla radice dei drammatici problemi che la stragrande maggioranza della popolazione del pianeta si trova ad affrontare. Disuguaglianze di classe. La concentrazione di un'enorme ricchezza in sempre meno mani. Povertà, fame, disoccupazione. La distruzione dell'ambiente. Migrazione di massa. L'ascesa del fascismo in Europa e nel continente americano.

    Più specificamente per quanto riguarda l'ascesa del fascismo e dell'estrema destra dobbiamo sottolineare che si tratta di un fenomeno che non si sta manifestando solo in Europa ma anche nel continente americano. Tuttavia l'espressione più pericolosa della crisi capitalista è il drammatico ed esplosivo acuirsi di competizioni/rivalità tra i centri imperialisti del pianeta che stanno assumendo la forma di guerre economiche, grandi battaglie tra giganti dell'energia, la rinascita di vecchi e nuovi focolai di tensioni e conflitti, insieme ad una militarizzazione crescente che sta riportando alla ribalta anche l'incubo di un disastro nucleare.

    Crediamo quindi che nelle condizioni attuali il compito fondamentale dei partiti comunisti e dei lavoratori sia quello di esporre e rivelare le cause di classe che stanno dietro la concorrenza, la militarizzazione, il pericolo di guerra e la mobilitazione delle masse per difendere la pace, combattere contro l'incubo dello scoppio di una guerra regionale o generalizzata. Abbiamo il dovere di radunare nelle file dei movimenti pacifisti, antibellici e antimperialisti del nostro paese tutta la classe operaia, ogni lavoratore e ogni giovane, tutti coloro che concordano con l'importanza della lotta per la pace, anche se potrebbero non essere d'accordo con noi su tutto; anche se non siamo ancora riusciti a convincerli che la pace non significa solo l'abolizione della guerra ma lo sradicamento delle cause profonde della guerra.

    Questa prospettiva guida AKEL nel nostro dovere di illuminare e mobilitare il popolo cipriota contro i piani di vecchia data tesi a trasformare la nostra isola in una base militare e in un'arena di esercitazioni di eserciti stranieri. Si tratta di un compito urgente che ci viene proposto, dato che il governo cipriota di Anastasiades, sin dalla sua elezione nel 2013, ha dimostrato la sua determinazione a sostenere attivamente i piani imperialistici nella regione. Dalla sua rielezione nel 2018 continua a seguire con maggiore intensità questa linea di condotta.

    Non è un caso che il governo Anastasiades abbia caratterizzato il nostro Paese come "avamposto dell'UE e dell'Occidente nel Mediterraneo orientale" e come "scudo di Israele", mentre ora si sta muovendo anche verso l'Arabia Saudita. Queste opzioni vengono presentate dal governo come scudo protettivo per Cipro contro l'aggressione turca. L'AKEL sostiene la posizione secondo cui la sicurezza del nostro popolo e del paese è garantita dalla pace, non il nostro coinvolgimento in alcun piano imperialista e militarizzazione.

    La lotta del popolo cipriota contro l'occupazione e la colonizzazione del 37% del territorio della Repubblica di Cipro da parte della Turchia e la divisione de facto dell'isola e di entrambe le comunità di Cipro, viene condotta nella regione del Mediterraneo orientale. Per l'AKEL, la lotta per la liberazione e la riunificazione della nostra patria è un dovere immediato come Partito della classe operaia e dei lavoratori di tutta Cipro. A nostro avviso, la riunificazione del nostro popolo - greco-ciprioti e turco-ciprioti - è un prerequisito essenziale affinché l'obiettivo della trasformazione socialista possa essere fissato nel nostro paese. Una soluzione del problema di Cipro che porrà fine all'occupazione e al regime delle potenze garanti straniere, ripristinerà la sovranità e l'integrità territoriale di Cipro, porterà alla smilitarizzazione dell'isola e la riunificazione del popolo costituirà un'inversione rispetto ai crimini imperialisti commessi contro Cipro nel 1974. Essa darà anche un importante contributo alla lotta antimperialista dei popoli e alla causa della pace nel Mediterraneo orientale.

    Oggi la complessa questione del problema di Cipro è interconnessa con gli interessi economici, geopolitici ed energetici che stanno aggravando la situazione. Allo stesso tempo il passare del tempo crea un fatto compiuto molto grave e potenzialmente irreversibile sul terreno, ma anche per quanto riguarda la composizione demografica della popolazione a causa della sistematica politica di assorbimento culturale-religioso, economico e politico dei territori occupati di Cipro e della stessa comunità turco-cipriota che la Turchia sta attuando.

    La politica di lunga data dell'AKEL sul problema cipriota si riassume nella posizione che se da un lato siamo pronti per un compromesso onorevole tra i greco-ciprioti e i turco-ciprioti, ma dall'altro non accetteremo alcun compromesso sull'occupazione, la divisione e la NATO. Questo è il motivo per cui l'AKEL in questo periodo sta lottando, mobilitando il popolo, prendendo iniziative sia all'interno che all'esterno di Cipro, verso la direzione di raggiungere l'obiettivo di riprendere i colloqui sul problema di Cipro, sulla base del quadro del Segretario Generale delle Nazioni Unite, che risolva correttamente le questioni relative alla sostanza del problema di Cipro, vale a dire la fine dell'occupazione turca e l'abolizione del sistema di garanzie, nonché l'abolizione dei diritti di intervento di Turchia, Grecia e Regno Unito su Cipro.

    Allo stesso tempo, come AKEL, respingiamo fermamente gli scenari di adesione di Cipro alla NATO o le garanzie NATO per la soluzione del problema di Cipro, questioni che il Presidente di Cipro ha recentemente riportato alla ribalta.

    La divisione dell'isola è un obiettivo di vecchia data della Turchia attraverso la promozione della confederazione o una soluzione "a due Stati". Il fatto che tali opinioni - cioè la ricerca di soluzioni al di fuori del quadro delle Nazioni Unite che prevede la soluzione della federazione - vengano ora espresse anche nella comunità greco-cipriota, rivela interessi stranieri e porta a percorsi pericolosi.

    AKEL è stata ed è la forza che esprime con coerenza la posizione "Cipro - un paese - un popolo" ed avverte che il potenziale abbandono degli obiettivi per una soluzione federale equivarrebbe all'inizio della fine del problema di Cipro, ma anche, in ultima analisi, per Cipro stessa, dato che essa legittimerebbe la sua divisione.

    AKEL considera suo dovere storico, per il futuro e per l'unità della nostra patria, la difesa

    della soluzione del problema cipriota, che prevede la trasformazione della Repubblica di Cipro in una federazione di due zone, bicomunitaria con un'unica sovranità, un'unica nazionalità ed un'unica personalità internazionale, nonché l'uguaglianza politica delle due comunità, soluzione che rappresenta l'onorevole compromesso per la soluzione degli aspetti interni del problema cipriota su cui le forze progressiste delle comunità greco-cipriota e turco-cipriota concordano.

    La solidarietà internazionale di Partiti Comunisti e dei Lavoratori e del movimento progressista internazionale verso la lotta condotta dal popolo cipriota è inestimabile.

    Compagni,

    affinché il Partito possa adempiere ai suoi compiti immediati e a lungo termine come avanguardia politica della classe operaia, deve innanzitutto e soprattutto conquistare la fiducia della classe operaie e dei lavoratori attraverso le lotte per le affermazioni popolari e sociali immediate; per la promozione e la soluzione dei problemi e delle esigenze quotidiane dei lavoratori e delle giovani generazioni, per la difesa risoluta del lavoro e dei vantaggi sociali dagli attacchi scatenati dal capitale e dai governi al suo servizio. E' proprio attraverso questa prospettiva che valutiamo le nostre azioni e le nostre debolezze.

    Negli ultimi anni Cipro ha conosciuto una concentrazione senza precedenti di ricchezza nelle mani di pochi privilegiati, accompagnata da un drammatico peggioramento delle disuguaglianze sociali e da una grave battuta d'arresto nei rapporti di lavoro. La politica del governo Anastasiades, in combinazione con il sostegno fornito di tanto in tanto dagli altri partiti dell'opposizione, serve in modo provocatorio e spietato gli interessi del capitale bancario e delle grandi imprese. L'AKEL è l'unica forza che esercita l'opposizione dal punto di vista degli interessi popolari, è la forza trainante e la principale forza di massa delle mobilitazioni popolari e sociali che hanno avuto luogo negli ultimi anni.

    Tuttavia il fatto che la maggior parte delle misure antisociali e antioperaie del governo Anastasiades - nonostante le proteste sociali – alla fine sono state imposte (come la legislazione sui pignoramenti, la privatizzazione dei porti e la vendita della Banca Cooperativa, un'antica vittoria del popolo cipriota) ha radicato in un'ampia parte dei lavoratori la denigrazione e l'indebolimento al valore della lotta organizzata e dell'azione sindacale, ma anche la delusione per il Partito ed il Movimento. La nostra esperienza personale - ma anche la storia stessa - ha dimostrato che l'efficacia delle battaglie è determinante per il modo in cui la gente che lavora - in particolare quella degli strati più colpiti dalla crisi - guarda al partito ed al movimento dei lavoratori Di conseguenza, non basta dichiarare che siamo l'avanguardia della classe operaia. Dobbiamo conquistare e questo ruolo attraverso lotte decisive, ma anche efficaci, che migliorino la posizione dei lavoratori.

    E' la strada della lotta quella attraverso la quale il Partito conquista la fiducia del popolo del lavoro, è riconosciuto dal popolo stesso come la sua avanguardia ed apre la strada per realizzare grandi cambiamenti sociali ed inversioni di tendenza. La destinazione ultima di questo percorso di lotta non può essere altro che il socialismo, cioè la società che risolve radicalmente i problemi e le necessità immediate dei lavoratori, una società che affronta con determinazione le cause che danno origine alle guerre, al fascismo e alla distruzione ecologica; una società che libera le enormi dinamiche dell'umanità e della scienza. Perché il socialismo non è un desiderio di speranza o un'utopia romantica. Il socialismo è necessario, opportuno e fattibile. Le battute d'arresto e i periodi bui della storia sono temporanei. La ruota della storia andrà avanti ed anche l'umanità alla fine andrà avanti.

    Il socialismo è il futuro dei popoli.

    Discorso della delegazione cipriota (AKEL) al XX Incontro Internazionale dei Partiti Comunisti e dei Lavoratori (IMCWP)

  10. #10
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    Predefinito Re: XX Incontro Internazionale dei partiti comunisti e operai ad Atene

    XX Incontro Internazionale: Intervento del Partito Comunista del Messico (PCM)
    dicembre 6, 2018 Redazione

    Pável Blanco Cabrera, Segretario Generale del Partito Comunista del Messico (PCM) dalla tribuna del XX Incontro Internazionale

    Intervento del Partito Comunista del Messico (PCM) al 20° Incontro Internazionale dei Partiti Comunisti e Operai svolto ad Atene dal 23 al 25 novembre 2018.
    Traduzione dallo spagnolo a cura della redazione di La Riscossa.


    Compagni,Vogliamo ringraziare i compagni del Partito Comunista di Grecia per la preparazione di questo 20° Incontro Internazionale dei Partiti Comunisti e Operai, nato ad Atene due decenni fa, per sua iniziativa, impegno e grande sforzo, in condizioni di regresso e confusione del movimento comunista internazionale, e che con grande lealtà all’internazionalismo proletario ha contribuito a far sì che si convertisse in uno spazio stabile di scambio di opinioni e articolazioni di iniziative comuni per la solidarietà e l’azione che esercitano i partiti comunisti e operai del mondo. Approfittiamo per ribadire il nostro saluto fraterno per i 100 anni di vita del KKE.
    Compagni,

    per il marxismo-leninismo la classe operaia – il moderno proletariato – è quella chiamata a rovesciare e seppellire il sistema capitalista e costruire la società nuova senza sfruttati né sfruttatori, il socialismo-comunismo, cosa che è determinata dal suo posto nel processo della produzione, la vendita della sua forza-lavoro e la generazione di plusvalore che è ciò che valorizza il capitale; ossia, la base dell’accumulazione e profitto, ciò che sostiene il sistema capitalista è il lavoro non pagato espropriato alla classe operaia, il plusvalore.

    La classe operaia enunciata già fin dal Manifesto del Partito Comunista come la classe chiamata ad avere il ruolo principale nelle nuove rivoluzioni sociali è portatrice del nuovo e antagonista del vecchio; è protagonista nella lotta di classe contemporanea sul piano economico, politico e ideologico, protagonista nella rivoluzione per rovesciare il capitalismo, protagonista nella direzione del nuovo Stato per esercitare la dittatura del proletariato e costruire il socialismo-comunismo.

    È con la classe operaia che si produce una rivoluzione nella filosofia, e sorge la teoria marxista, arricchita come marxismo-leninismo, elevando il pensiero a livelli superiori per l’azione cosciente che ponga fine a ogni sfruttamento e ponga fine alla preistoria dell’umanità; ed è con la classe operaia che sorgono vincoli che superano qualsiasi frontiera nella lotta contro il capitale, i poderosi vincoli dell’internazionalismo proletario.

    La classe operaia è stata protagonista già dell’epopea della Comune di Parigi, della Grande Rivoluzione Socialista d’Ottobre e dell’esperienza della costruzione socialista in vari paesi del mondo.

    Vista l’importanza della classe operaia, il suo carattere fondamentale nell’epoca in cui viviamo, è comprensibile che sia soggetta all’attacco costante dei centri ideologici del capitale.

    Dall’azione corrosiva dell’opportunismo/riformismo di Bernstein e Kautsky, l’anticomunismo, alla denominata “Scuola di Francoforte” e il cosiddetto “marxismo occidentale” e altre teorie deviazioniste. Negli anni ’60 Marcuse sosteneva che il ruolo rivoluzionario era giocato dagli studenti, perché la classe operaia si era “imborghesita” e non era più interessata alla lotta rivoluzionaria e sotto queste tesi antimarxiste sorse la “nuova sinistra” che tanto ha fatto regredire la lotta di classe, che tanto ha pregiudicato l’azione politica della classe operaia e dei partiti comunisti. E così, si succedono una dietro l’altra teorie sulla fine della classe operaia, sui soggetti emergenti (indigeni, movimenti sociali, femminismo, “popolo”, ambientalismo) per colpire il ruolo rivoluzionario della classe operaia e influire negativamente nell’azione dei partiti comunisti, per modificare il suo centro gravitazionale: l’azione politica per politicizzare e organizzare la classe operaia.

    Nel nostro caso veniamo da esperienze molto negative per tali influenze. Prossimi a compiere 100 anni di attività, da quando nel 1919 si iniziò a organizzare la Sezione Messicana dell’Internazionale Comunista; il primo allontanamento del PCM dalla classe operaia si deve alle alleanze con la borghesia “progressista” degli anni ’30, il cardenismo [da Lázaro Cárdenas, ndt], il “nazionalismo rivoluzionario”, che portarono ad indebolire il fronte ideologico contro l’“ideologia della Rivoluzione Messicana” permettendo che questa penetrasse tra la classe operaia; un secondo errore fu quando, nell’ottica di concretizzare la linea del fronte popolare del VII Congresso dell’Internazionale Comunista, il PCM promosse che la centrale operaia dell’epoca, la CTM [Centrale dei Lavoratori del Messico, ndt], fondata con lo sforzo determinante dei comunisti, passasse ad esser parte, “settore” del Partito della Rivoluzione Messicana, partito borghese, che pochi anni dopo cambiò nome in Partito Rivoluzionario Istituzionale [PRI]; un nuovo problema in questa direzione fu ammettere l’influenza del browderismo[*], che colpì in Messico e in buona parte dei PC dell’America Latina, e che portò alla dissoluzione delle cellule nei luoghi di lavoro, modificando la struttura del PCM, come partito proletario organizzato in fabbriche, sindacati, rami dell’industria, per convertirlo in una organizzazione territoriale; negli anni ’60 si diede priorità agli studenti e alla piccola borghesia, cosa che modificò la sua natura di classe e insieme ad altri fattori ideologici e programmatici si aprì il passo alla liquidazione nel 1981.

    Il processo di riorganizzazione del PCM non è stato esente da questi dibattiti nei confronti di teorie antioperaie, come quelle dello zapatismo, Negri e Hardt, Holloway, l’altermondialismo e anche il progressismo di determinante influenza negli ultimi due decenni in America Latina. Ratificando il ruolo rivoluzionario della classe operaia e l’obiettivo strategico e storico della lotta per il socialismo-comunismo, ancorandoci al criterio di classe, nel PCM traiamo lezioni per il nostro intervento nella classe operaia e l’insieme dei lavoratori e per una politica di alleanze nella lotta per il potere.

    La cosa essenziale, secondo noi, in una linea che abbraccia i nostri Congressi, – IV (2010), V (2014) e VI – dell’attività di qualsiasi partito comunista è il suo intervento e azione tra la classe operaia nei luoghi di lavoro, epicentri dell’antagonismo capitale/lavoro, per cui i nostri sforzi si concentrano lì, sia sul terreno dell’intervento dei comunisti per la vita sindacale con orientamento di classe per le lotte economiche/rivendicative, sia per politicizzare queste lotte, ossia connettere il concreto/quotidiano con la lotta strategica per la rivoluzione socialista. Tale attività di base richiede il perfezionamento e l’adeguamento costante della politica e dell’azione del PCM, dallo studio della struttura di classe, le tendenze di concentrazione e centralizzazione dei monopoli sia privati che pubblici, la vita di ogni sindacato e le tendenze ideologiche che si delineano nel sindacalismo, le condizioni di vita dei lavoratori e il grado di coscienza, l’effetto di ogni lotta. È un lavoro che richiede sia dell’influenza sindacale dei comunisti per il rafforzamento di un movimento sindacale di classe sia della creazione di organizzazioni di base e organizzazioni settoriali del PCM.

    Nel PCM consideriamo che il lavoro preparatorio del processo rivoluzionario necessario in Messico si basa strettamente in questo lavoro tra la classe operaia e il movimento operaio.

    Anche il partito per compiere il suo ruolo di avanguardia deve chiarire questioni fondamentali come la lotta contro l’imperialismo e valutare la costruzione socialista. Non è corretto imbellettare le contraddizioni inter-imperialiste, vedendo se un centro imperialista è più aggressivo, come ad esempio fa chi considera che la Russia abbia un ruolo antimperialista per il suo antagonismo nei confronti degli USA, dimenticando che in ogni caso le sue mosse politiche, diplomatiche e militari hanno a che vedere con la questione economica dei suoi monopoli del gas, petrolio, industria militare, ecc. O la questione della guerra dei dazi, commerciale, economica tra la Cina e gli USA che è per il dominio di mercati e non ha assolutamente nulla a che vedere con due mondi in disputa. È un errore molto grave voler collocare la classe operaia e i popoli sotto una bandiera estranea in questa disputa inter-imperialista. Lo stesso consideriamo a proposito di tutte le deformazioni sul socialismo. Questa trita e ritrita cantilena delle specificità, delle vie nazionali, dei percorsi propri, non può negare le regole, le leggi generali del socialismo nella sua esperienza storica e che riguardano il potere operaio, il controllo operaio, la socializzazione dei mezzi di produzione e la pianificazione centrale e della lotta costante contro le relazioni mercantili. Quando si rinuncia a qualcuna di esse la controrivoluzione capitalista avanza. Non corrisponde alla teoria rivoluzionaria questa questione del socialismo di mercato, socialismo con mercato, o qualsiasi assunto che mescola le relazioni mercantili con la costruzione socialista.

    Ma la lotta della classe operaia e la sua avanguardia, il partito comunista, per il rovesciamento del capitalismo e la conquista del potere operaio presuppone una politica di alleanze. In nessun modo consideriamo corretto le alleanze con la borghesia o la socialdemocrazia, né l’appoggio a qualsiasi gestione del capitalismo. Le esperienze a riguardo ci lasciano lezioni conclusive:

    In un’epoca di transizione storica dal capitalismo al socialismo, indipendentemente dai rapporti di forza avversi, il compito dei partiti comunisti è lavorare per il rafforzamento della classe operaia con le proprie rivendicazioni programmatiche, e lottare contro tutto quello che sottrae indipendenza politica alla classe operaia, contro ogni ideologia estranea.
    Prendere parte a un’opzione borghese o a un’altra, non ha mai rafforzato il movimento operaio o i partiti comunisti e nella maggior parte dei casi li ha indeboliti o fatti regredire.
    L’impossibilità di gestire il capitalismo a favore della classe operaia apre la porta a opzioni di carattere reazionario.
    Le alleanze con la borghesia impongono un carattere subordinato alla classe operaia.
    Ciò su cui noi lavoriamo è l’alleanza tra la classe operaia con i settori popolari attraverso un fronte anticapitalista e antimonopolista articolando il polo necessario per la Rivoluzione.

    È sotto queste considerazioni che il PCM si è separato dal Forum di San Paolo (FSP) e ha mantenuto un atteggiamento polemico con il documento noto come Consenso de Nuestra América. Consideriamo che il FSP è lo spazio di articolazione di alleanze della socialdemocrazia in America Latina nel quale i comunisti svolgono un ruolo subordinato, e che il Consenso de Nuestra América promuove gli elementi programmatici che puntellano tale politica.

    Attualmente in Messico affrontiamo la sfida di un governo che si presenta come di “sinistra”, che entrerà in carica il prossimo 1° dicembre, ma che già ha compiuto passi fondamentali per evidenziare il suo carattere di classe e un corso antioperaio e antipopolare:

    In alleanza con Trump, López Obrador ha promosso la nuova versione del NAFTA [Trattato Nordamericano di Libero Commercio, ndt], adesso denominato USMCA [Trattato tra Messico, USA e Canada, ndt], che beneficia i monopoli di USA, Canada e Messico e pregiudica i lavoratori dei tre paesi.
    Ha stabilito alleanze strategiche con i gruppi monopolisti che beneficeranno di vari progetti come il nuovo aeroporto internazionale, il Tren Maya e le Zone Economiche Speciali.
    Manterrà gli impegni internazionali con il FMI e Banca Mondiale, sul debito estero, ecc.
    Manterrà la riforma del lavoro antioperaia approvata nel 2012.
    Ha ratificato una politica di sicurezza nazionale che continua la militarizzazione, la repressione e la restrizione delle libertà e diritti democratici e una Guardia Nazionale con 50.000 elementi presi dalle file dell’Esercito.
    Sviluppa nuovi metodi di controllo e corporativizzazione di massa, simili a quelli del PRI, antidemocratici, criminali, basati sull’assistenzialismo.
    Ciò che si vivrà in Messico a partire dal 1° dicembre è una riedizione del populismo socialdemocratico che imperò tra il 1934 e il 1982, e che allora fu erroneamente caratterizzato come qualcosa di progressista, mentre i lavoratori si impoverirono, ci fu repressione, fame, miseria. Traiamo lezioni dalla storia e siamo ottimisti che l’orizzonte della lotta di classe segna il fatto che il capitalismo non è un sistema eterno, ma che la sua ora è giunta e che, indipendentemente dai rapporti di forza, il socialismo-comunismo è l’opzione dei lavoratori del Messico e del mondo.

    Recentemente si è concluso il nostro VI Congresso. In esso abbiamo valutato il corso pericoloso che impongono le contraddizioni inter-imperialiste, l’importanza di continuare a lavorare insieme al movimento operaio e sindacale e la sua necessaria alleanza con i settori popolari per riconquistare i diritti lavorativi e sindacali, quelli che sono stati cancellati nelle misure per la svalorizzazione del lavoro che si imposero con la crisi capitalista del 2008, ma anche di lottare contro la guerra imperialista, senza parteggiare per nessuno dei centri imperialisti in disputa, tenendo in conto che solo un mondo socialista garantirà ai lavoratori di tutti i paesi la pace e una vita migliore.

    Compagni,

    Vogliamo concludere manifestando la convinzione che il Mondo contemporaneo richiede la presenza di partiti comunisti, dato che il loro intervento è l’unica garanzia che la classe operaia su scala nazionale e internazionale possa compiere il suo obiettivo storico. Il prossimo anno si compie un secolo dalla creazione dell’Internazionale Comunista, che ha avuto un ruolo positivo. Il più importante fu quello di dotare i lavoratori di tutti i paesi di una strategia rivoluzionaria unificata per affrontare il capitalismo nella sua fase imperialista e accelerare la vittoria: oggi siamo convinti che tale strategia rivoluzionaria unificata continui a mancare nell’attività del movimento comunista internazionale, una carenza che dobbiamo superare e per cui il PCM darà il suo contributo in questa direzione.

    *Eric Browder, segretario del PCUSA dal ’30 al ’45, espulso dallo stesso nel ’46 per la posizione revisionista e riformista che prese il nome di “browderismo”, precursore del revisionismo moderno del XX Congresso del PCUS, proclamò il superamento del marxismo-leninismo e della lotta di classe a favore della conciliazione di classe a livello nazionale e internazionale fino alla non necessità di un partito dei comunisti che pertanto doveva sciogliersi in correnti o associazioni interne a movimenti e partiti borghesi.

    XX Incontro Internazionale: Intervento del Partito Comunista del Messico (PCM) | La Riscossa

 

 
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