Il Tea Party vuole l’anima o l’oro? Girotondo di americanisti
31 agosto 2010
C’è un elemento nuovo nel dibattito sul Tea Party, il movimento antitasse che divide la stampa americane alla vigilia della elezioni di midterm. Sabato, trecentomila persone hanno manifestato lungo Washington Mall, la piazza dei discorsi storici come quello che Martin Luther King lasciò al paese nel 1963. Sul palco sono saliti i leader dell’organizzazione, da Sarah Palin a Glenn Beck, e alcuni osservatori hanno notato una svolta che potrebbe essere decisiva. Per la prima volta, deficit e ruolo dello governo non sono stati l’unico tema all’ordine del giorno: le parole di Beck erano piene di pietà e patriottismo, di speranza e di fede, elementi che hanno segnato il pensiero repubblicano quando il presidente era George W. Bush. Secondo Ross Douthat del New York Times, “un liberale sospettoso potrebbe ribattere che i discorsi su Dio e i tributi ai militari siano la prova che, sotto la superficie, s’apposta lo spettro del nazionalismo cristiano”.
Beck e Palin potrebbero rilanciare lo spirito e i valori dell’epoca Bush? Qual è la distanza reale fra le rispettive posizioni? Il loro gruppo si sta avvicinando all’eredità dell’ex presidente? Per Massimo Teodori, scrittore, esperto di cultura americana e docente universitario, il Tea Party non può essere diviso dallo spirito protestante. L’esistenza del movimento “dimostra che gli Stati Uniti hanno un’anima profonda in cui si mescolano la rivolta contro il fisco e contro l’establishment, la reazione all’aumento degli immigrati non bianchi e la ripresa del sentimento religioso di matrice cristiana. E’ lo stesso pensiero che c’era ai tempi di Bush, ora ha soltanto trovato dei demagoghi che gli hanno dato vocalità”. La loro forza, sostiene Teodori, sarà un problema soprattutto per i repubblicani, e “comporterà la loro sconfitta sicura nel 2012”.
Cristian Rocca, inviato del Sole 24 Ore, sostiene che il Tea Party ha valori opposti rispetto a quelli scritti sull’agenda dell’ex presidente Bush. “Sabato, Beck ha usato toni quasi da raduno religioso, ma quell’elemento non diventerà una proposta politica – dice al Foglio – Chi partecipa ai meeting del Tea Party è religioso, ma non gradisce che i temi etici siano al centro delle proprie battaglie. E’ gente che si scalda per il deficit, per le tasse, per la sanità pubblica, che invoca la libertà individuale e non vuole interferenze dello stato nella vita dei cittadini. Pochi di loro accettano che il governo assuma una posizione su tematiche come le unioni omosessuali”. Lo stesso pensa Stefano Pistolini, voce di Radio24 e opinionista del Foglio: “Gli animatori del movimento vogliono prendere le distanze da quel modo di essere conservatori che era in voga al tempo di Bush. Beck è un fantastico intrattenitore, ma è difficile proporlo in un ruolo diverso. Il Tea Party è populismo viscerale, non ha una vera leadership e fallirebbe se abbracciasse la religione”.
Secondo Maurizio Molinari della Stampa, “il movimento si è distinto soprattutto per la protesta fiscale contro le politiche economiche di Obama e il rigetto di uno stato federale che si intromette troppo nella vita dei cittadini, ad esempio con la riforma sanitaria. Ciò che mancava era l’elemento della fede. Beck e Palin hanno sfruttato la manifestazione di sabato per ovviare a tale mancanza e aggiungere il richiamo ai valori che consentono di aprire un dialogo con la destra cristiana e gli evangelici. Beck ha invocato la formazione di una ‘Black rope brigate’ formata da predicatori per il rilancio della fede. Stiamo assistendo ai primi passi della genesi di una nuova coalizione conservatrice che si propone di essere nel 2012 più vasta di quella che sostenne George W. Bush. L’attesa, ora, è per la risposta degli evangelici ai messaggi lanciati dal Washington Mall”.
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