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Discussione: Parola di Tony Blair

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    Predefinito Parola di Tony Blair

    Senza il Cav perde l'Italia Parola di Tony Blair

    Nel libro che racconta le sue memorie l'ex premier inglese elogia Berlusconi. Da labourista non amò l'establishment della sinistra mondiale

    Non sempre le memorie dei grandi leader sono grandi successi di pubblico: per esempio «My life», la molto addomesticata autobiografia di Bill Clinton, ha venduto parecchio al di sotto dei 12 milioni di dollari ottenuti come anticipo dall’ex presidente Usa. Promette assai meglio «A Journey» di Tony Blair, da ieri anche nelle librerie italiane con il titolo letterale «Un viaggio» (Rizzoli, 24 euro). Nelle anticipazioni viene citato anche Silvio Berlusconi «per il sostegno alla candidatura di Londra alle Olimpiadi 2012: senza di lui non ce l’avremmo mai fatta». In realtà questo estratto è quanto meno riduttivo. Scrive infatti l’ex premier britannico a proposito del Cavaliere: «Nell’agosto precedente, quello del 2004, gli avevo fatto visita nella sua casa in Sardegna. L’Italia era uno dei protagonisti fondamentali. Mi aveva domandato fino a che punto fosse importante per noi ottenere le Olimpiadi». «Molto» gli avevo risposto. «Molto?». «Molto». «Sei mio amico» aveva detto Berlusconi, «non ti prometto niente, ma vedrò che cosa posso fare». Questo comportamento è tipico di Silvio ed è per questo che lo ammiro. Quasi tutti i politici promettono, ma poi non combinano nulla. Lui non aveva promesso, aveva agito.


    Blair non si ferma a questo aneddoto, ma allarga il campo per spiegare quanto contino le relazioni personali tra i leader nella grande politica mondiale. Ed anche che ruolo giochi il Cavaliere in tutto ciò. «A tutti i livelli, ma soprattutto ai vertici, la politica ruota intorno alle persone» scrive Tony Blair. «Se un leader ti piace cerchi di aiutarlo anche se ciò può andare contro i tuoi interessi. Se non ti piace, non lo aiuti. Se prendi le distanze per motivi politici – per esempio perché, come nel caso di Silvio, c'è più di una controversia sul suo conto – va benissimo, ma non illuderti: a perdere è il tuo Paese. Quel leader non è stupido e sa che non sei disposto a pagare un prezzo per avvicinarti a lui. Credi che non serbi rancore? Non so come abbiano votato gli italiani, però...». Fermiamoci qui, anche se si capisce che Tony Blair sappia in realtà benissimo come sono andate le elezioni in Italia, e come questo rafforzi le sue tesi. Le memorie confermano, da un pulpito parecchio alto, una convinzione già espressa ieri sul Tempo: l'Europa ha retto in questo ventennio tumultuoso, susseguito alla caduta del comunismo, a varie crisi mondiali e all'affermarsi di nuovi equilibri e nuove potenze, grazie a tre leadership, quella di Blair in Gran Bretagna, quella di Vladimir Putin in Russia e quella di Silvio Berlusconi in Italia. Potremmo aggiungere come elemento stabilizzatore anche la Germania: ma in questo caso si tratta di leadership senza leader. E dunque, senza quei rapporti personali, quell'alchimia istintiva tra capi di governo diversi tra loro (e per scala di importanza dei rispettivi Paesi), che alla fine determinano processi strategici grandi e piccoli. Tony Blair ce lo conferma. Da laburista, anzi da fondatore del New Labour che in Italia si sarebbe cercato di imitare con l'Ulivo, non andò quasi mai d'accordo con l'establishment della sinistra mondiale. Neppure con Romano Prodi, del quale ricorda una frase: «Ehi Tony, stai insultando il mio Paese». Al contrario si trovò benissimo con i conservatori. A cominciare da George W. Bush, che definisce «un autentico idealista».


    È significativo che non abbia corretto questo giudizio dopo il declino del presidente repubblicano, così come non ha rinnegato l'alleanza con gli Usa nella guerra al terrorismo dopo l'11 settembre: nonostante che i risultati sul campo abbiano contribuito non poco a fargli perdere Downing Street. Tony Blair ricorda l'amicizia stretta con George e Laura Bush subito dopo l'attentato alle Torri Gemelle, ed ancora il legame personale con Putin, conosciuto a Firenze nella residenza della famiglia Strozzi: «Avevamo la stessa età e lo stesso modo di vedere le cose». Certamente le memorie di Blair faranno notizia in Gran Bretagna per i giudizi sferzanti, politici e umani, sul successore, ex amico e collega di governo e partito Gordon Brown. Ma a livello di politica mondiale la lezione da trarne riguarda appunto la rilevanza, anche strategica, dei rapporti personali tra leader. A cominciare dalla spontaneità e dalla sincerità, che a quanto pare viene prima dell'opportunismo politico; con ciò smentendo anche un altro luogo comune sulla realpolitik come motore di tutto. Non è la sola vittima delle memorie di Tony Blair. L'intero castello del politically correct, tanto caro all'intellighentsia nostrana specie in politica estera, ne esce distrutto. Ne esce al contrario benissimo quella che Berlusconi chiama «la politica del cucù»: l'amicizia al di là delle ideologie. Chi è convinto che la politica estera sia frutto principalmente di buone maniere, apparenze, lavoro di diplomazia e di feluche, protocolli e trattati, avrà di che meditare. Quelle cose contano, certo, ma non sono la sostanza: sono solo la forma. Ed è abbastanza significativo che a ricordarcelo sia proprio uno dei due premier inglesi che hanno modificato il corso della storia (l'altro è Margaret Thatcher), guide di un Paese considerato a lungo la culla del cinismo nelle relazioni internazionali. Ripetiamo. Se ci riflettiamo bene, sono altre relazioni, quelle umane, ad avere teso in questi due decenni intorno al mondo una gigantesca ragnatela che ci ha salvati da guai peggiori: terrorismo, crisi economiche, rischio di conflitti di civiltà. Non sono stati l'Onu, né la Nato né l'Unione europea. In fondo, la strategia delle alleanze «pick up», con chi ci sta, messa in campo da Bush dopo l'11 settembre conteneva proprio questa intuizione: le vecchie istituzioni andavano bene per il vecchio mondo, quello della Guerra Fredda. In un mondo diverso, senza più i due grandi arsenali atomici ed i due blocchi ideologici contrapposti, sostituiti da tanti sparsi e incontrollati (e potenzialmente più pericolosi) focolai di tensione politica, militare ed economica, occorreva ideare qualcosa di diverso. Quel qualcosa erano – e sono - le leadership; ovvero la stabilità e la durata di grandi cicli politici. Che a loro volta presupponevano, e presuppongono, le idee anteposte alle ideologie, e la coerenza di comportamenti reciproci dei rispettivi leader. «La politica ruota attorno alle persone» scrive Tony Blair: difficile trovare parole migliori.
    iltempo.it

  2. #2
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    Predefinito Rif: Parola di Tony Blair



    Iraq, intrighi della politica britannica, scenari internazionali, terrorismo, la principessa Diana e la sua tragica morte, la caccia alla volpe e anche una dichiarazione di stima per Silvio Berlusconi: A Journey, (Un viaggio) l'atteso libro di memorie di Tony Blair, è uscito oggi in una dozzina di paesi del mondo, tra cui l'Italia (per Rizzoli). E nelle sue oltre 800 pagine l'ex premier britannico racconta se stesso e le straordinarie vicende politiche ed umane vissute dalla sua ascesa a Downing Street, all'11 settembre, alle sue controverse guerre in Iraq ed Afghanistan.
    ilmessaggero

  3. #3
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    Predefinito Rif: Parola di Tony Blair



    Bill Clinton
    “Quando vidi Bill per la prima volta, era – e lo è tuttora – il più formidabile politico che io avessi mai conosciuto. E questo nonostante all’epoca il suo straordinario talento politico oscurasse il fatto che fosse anche un pensatore brillante, con una chiara e ponderata filosofia politica. Aveva una capacità infinita di rapportarsi con la gente comune. Nel 2003 partecipò all’annuale convention del partito laburista a Blackpool, e di notte andò a farsi un panino da McDonald’s con un po’ di gente, scherzando e facendo battute come se quella fosse la sua compagnia di ogni martedì. Nel corso del tempo, la destra ha creato la leggenda secondo cui le persone votavano per Bill perché lui era un politico molto intelligente. In realtà le persone votavano per Bill perché erano loro molto intelligenti. Non votavano uno qualsiasi: votavano un politico sensibile, moderno, preparato, con un approccio che molto più sensato e appropriato ai loro tempi di qualsiasi altro approccio gli fosse stato proposto fino a quel momento”.

    George W. Bush
    “George Bush era semplice e diretto. E molto intelligente. Una delle più ridicole caricature di George è quella che lo dipinge come un’idiota finito per caso alla presidenza. Nessuno capita per caso a fare quel lavoro lì, e la storia delle campagne presidenziali americane è piena dei cadaveri politici di persone che sembravano essere brillanti ma che hanno scoperto strada facendo che essere brillanti non è sufficiente. Per avere successo nella politica americana, così come in quella britannica, devi certamente essere intelligente, se no finisci per essere mangiato vivo. Ma devi essere anche molto altro, oltre che intelligente”.

    Barack Obama
    “Come accade per ogni nuovo leader, le caratteristiche politiche si plasmano nel tempo e potranno essere comprese a pieno solo tra un po’. Le caratteristiche personali invece sono già chiare: quest’uomo ha acciaio in ogni sua fibra. Le aspettative sulla sua presidenza sono state esagerate così come le critiche che riceve adesso. Lui è rimasto lo stesso. E credetemi, si tratta di una cosa complicata. Io ho raggiunto quel tipo di serenità soltanto alla fine del mio mandato”.

    Gordon Brown
    “Vedevo le enormi capacità di Gordon, il suo straordinario pragmatismo e la sua inflessibile energia, e mi rendevo conto che si trattava di grandi qualità per un leader. Sfortunatamente, mi rendevo conto anche che per essere efficaci quelle qualità dovevano essere combinate con un autentico istinto politico. E quell’istinto viene dalla conoscenza profonda di quello in cui credi, non vagamente, non come valori generali, ma concretamente, sul terreno della vita di tutti i giorni. È un punto cruciale del destino di ogni politico, e ho scoperto che Gordon in questo aveva una lacuna – non è che aveva un istinto sbagliato: non aveva alcun istinto a livello umano. Calcolo politico, sì. Sentimenti politici, no. Intelligenza analitica, sì. Intelligenza emotiva, zero. Gordon è un tipo strano. Alla fine mi resi conto che non era questo il problema fondamentale, anzi: la sua stranezza aveva pure un qualche fascino. Il problema fondamentale era che semplicemente non capiva la missione del New Labour in termini che non fossero di sondaggi, strategia, modi per vincere le elezioni”.

    Silvio Berlusconi
    “C’è un’ultima persona senza la quale non avremmo potuto avere le olimpiadi a Londra: Silvio Berlusconi. Nell’agosto precedente gli avevo fatto visita nella sua casa in Sardegna per chiedergli aiuto sulla candidatura. L’Italia era uno dei protagonisti fondamentali. Mi aveva chiesto quanto fosse importante per noi ottenere le olimpiadi. «È importante», gli avevo risposto. «Molto?» «Molto» «Sei mio amico», mi aveva risposto Berlusconi. «Non ti prometto niente, ma vedrò cosa posso fare». Questo comportamento è tipico di Silvio ed è per questo che lo ammiro. Quasi tutti i politici promettono, ma poi non combinano nulla. Lui non aveva promesso: aveva agito”.

    L’alcol
    “Per gli standard dell’epoca non ero neanche lontanamente un beone, e praticamente a pranzo potevo toccare alcolici solo a Natale. Se considero però il quadro generale, ero ai limiti. Un whisky o un gin tonic prima di cena, poi due bicchieri di vino, a volte mezza bottiglia. Insomma, non troppo: conoscevo i miei limiti. Ma sapevo che era diventato un sostegno”.

    La coalizione
    “Non voglio creare problemi a David Cameron: so quanto è complicato fare il primo ministro e ho simpatia e rispetto per chiunque svolga quell’incarico. Il vero problema della coalizione sarà molto semplice: conservatori e libdem non vanno d’accordo su molte cose. In molte cose di politica interna, i conservatori daranno il meglio di sé quando faranno le cose a modo loro. Daranno il peggio di loro quando dovranno sforzarsi di trovare compromessi con l’anima più di sinistra dei libdem”.

    Le domande al primo ministro
    “I question time sono stati senza dubbio l’esperienza più snervante, scombussolante, terrorizzante dei miei primi tempi da primo ministro. Avete presente quella scena del Maratoneta in cui il dottore nazista interpretato da Laurence Olivier usa il trapano sui denti di Dustin Hoffman? Alle 11,45 di tutti i mercoledì mattina, avrei scambiato la mia mezz’ora di question time con mezz’ora di quella roba lì”.

    Cambiare le cose
    “La cosa più importante che ho imparato dal mio primo mandato fu che la politica del nostro tempo ha molto a che fare con cambiamenti strutturali, gestione e realizzazione di progetti, piuttosto che con fissazioni ideologiche, sinistra contro destra, o con l’idea che il governo può cambiare le cose in un baleno, a colpi di editti”.

    L’Iraq

    “Non posso pentirmi della decisione di andare in guerra. Posso dire che non immaginavo che genere di incubo sarebbe diventato, e questa è una mia responsabilità. La verità è che non siamo riusciti a prevedere il ruolo che avrebbero avuto Al Qaida e l’Iran. Il fatto che avremmo dovuto farlo è un altro discorso, e come avremmo dovuto affrontare la questione è ancora un altro discorso. L’angoscia e la tristezza che mi davano le vittime non può essere descritta e va molto oltre la generica compassione che si avverte quando si sentono quelle notizie. Ci sono state anche molte lacrime, ma non bastano a spiegarlo. Sono disperatamente dispiaciuto per loro, per chi ha avuto la sua vita spezzata, per le famiglie il cui lutto è stato reso più doloroso dalle polemiche sul perché i loro amati sono morti. Non so dire quanto mi dispiace con le parole. Posso solo sperare di redimermi in qualche modo dalla tragedia della morte, grazie alle azioni di una vita, la mia vita, che continua ancora”.
    Dieci frasi dal libro di Tony Blair | Mondo | Il Post

  4. #4
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    Predefinito Rif: Parola di Tony Blair

    Gb/ Blair alla Bbc: Islam radicale più grave minaccia mondiale

    L'ex primo ministro si è detto ottimista su processo pace in M.O.

    L'Islam radicale è la più grave minaccia mondiale. A dirlo, ai microfoni della Bbc, è stato l'ex primo ministro britannico, Tony Blair, che ha presentato il libro autobiografico 'A journey' (un viaggio), sulla sua esperienza a Downing Street.

    Blair ha dichiarato che gli estremisti musulmani credono che qualsiasi cosa compiuta per una causa sia giustificata, compreso l'uso di armi chimiche, batteriologiche o nucleari. Blair, che ha portato il Paese in guerra, in Afghanistan e Iraq, ha negato di aver così alimentato l'estremismo.

    L'attuale inviato per il Medio Oriente del Quartetto (Usa, Ue, Onu e Russia) ha aggiunto che l'Iran è uno dei finanziatori degli estremisti e che per questo deve essere impedito in ogni modo che possa dotarsi di armi nucleari. Blair si è poi detto ottimista sul processo di pace ripreso tra israeliani e palestinesi.
    Gb/ Blair alla Bbc: Islam radicale più grave minaccia mondiale - Esteri - Virgilio Notizie

  5. #5
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    Predefinito Rif: Parola di Tony Blair

    IRAQ: BLAIR, MI DISPIACE PER I MORTI MA LA GUERRA E' STATA GIUSTA

    Sono stato al fianco dell'America quando ce n'era bisogno

    (ASCA-AFP) - Londra, 1 set - L'ex primo ministro inglese Tony Blair si e' detto ''estremamente dispiaciuto'' per i morti della guerra in Iraq, ma ha sottolineato che la controversa invasione del 2003 e' stata giusta. Lo si legge nel suo libro autobiografico intitolato 'A Journey', in cui racconta i dieci anni a Downing Street.

    Blair si e' detto ''disperatamente dispiaciuto'' per le vittime di tutte le parti, i soldati inglesi, i loro alleati, i civili, gli iracheni, i diplomatici e gli ostaggi assassinati, e ha raccontato di aver versato lacrime per la perdita di queste vite.

    Ma l'ex premier inglese ha sottolineato che ''non puo' rimpiangere la decisione di entrare in guerra''. ''Tutto quello che so e' che ho fatto quello che pensavo fosse giusto'', ha scritto Blair. ''Sono stato al fianco dell'America quando ce n'era bisogno. Insieme possiamo liberare il mondo da un tiranno. Insieme ci siamo battuti per difendere il diritto degli iracheni di avere un governo democratico'', ha aggiunto.

    ''Il seguito e' stato piu' sanguinario, piu' terribile, piu' terrificante di quanto chiunque potesse immaginare.

    Posso dire che non avrei mai potuto immaginare quale incubo si sarebbe consumato, e anche questo fa parte delle mie responsabilita''', ha continuato Blair.

    Infine, l'ex Primo Ministro ha elogiato ''l'integrita' genuina'' e il ''coraggio politico'' dell'allora presidente Usa George W. Bush, a fianco del quale ha condotto l'invasione. ''Avevamo davvero un bel feeling'', ha detto.
    IRAQ BLAIR MI DISPIACE PER I MORTI MA LA GUERRA E STATA GIUSTA - Agenzia di stampa Asca
    Ultima modifica di Jan Palach; 04-09-10 alle 23:26

  6. #6
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    Predefinito Rif: Parola di Tony Blair

    multimedia - LASTAMPA.it

    "Sei un assassino" Blair contestato, caos a Dublino
    Accoglienza tutt'altro che positiva per Tony Blair a Dublino, all'esterno della libreria dove era atteso per autografare le copie del suo libro di memorie 'A Journey'. Sono volate scarpe e uova ma l'ex premier è riuscito a schivarle.A inscenare la protesta circa 200 manifestanti contro la guerra, che hanno chiamato l'ex premier britannico criminale di guerra e assassino. In un'intervista alla Bbc, Blair ha negato di aver alimentato l'estremismo islamico con le guerre in Iraq e Afghanistan.

  7. #7
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    Predefinito Rif: Parola di Tony Blair

    Tony Blair è un fabianista, appartenente cioè a quell'organizzazione che, avendo scelto il lupo travestito da agnello come simbolo, ha elevato l'inganno a principio fondante del proprio agire. Fossi in voi, non crederei ad una parola di quel che dice.




  8. #8
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    Predefinito Rif: Parola di Tony Blair

    ti sei dimencato i passi che ti fanno meno comodo del libro tipo quando dice che è andato da Berlusconi solo per avere il voto italiano alle olimpiadi a Londra, ma che Blair apprezzi abbia apprezzato così tanto Berlusconi non mi pare.

    Basta vedere questa intervista a cherie blair.


    http://www.youtube.com/watch?v=_dFg6vIMV40

  9. #9
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    Predefinito Rif: Parola di Tony Blair

    Citazione Originariamente Scritto da Jan Palach Visualizza Messaggio
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    "Sei un assassino" Blair contestato, caos a Dublino
    Accoglienza tutt'altro che positiva per Tony Blair a Dublino, all'esterno della libreria dove era atteso per autografare le copie del suo libro di memorie 'A Journey'. Sono volate scarpe e uova ma l'ex premier è riuscito a schivarle.A inscenare la protesta circa 200 manifestanti contro la guerra, che hanno chiamato l'ex premier britannico criminale di guerra e assassino. In un'intervista alla Bbc, Blair ha negato di aver alimentato l'estremismo islamico con le guerre in Iraq e Afghanistan.

    irlandesi.......

  10. #10
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    Predefinito Rif: Parola di Tony Blair

    Citazione Originariamente Scritto da H.I.M. Visualizza Messaggio
    Tony Blair è un fabianista, appartenente cioè a quell'organizzazione che, avendo scelto il lupo travestito da agnello come simbolo, ha elevato l'inganno a principio fondante del proprio agire. Fossi in voi, non crederei ad una parola di quel che dice.

 

 

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