Pollica, il vile attacco alla Legalità
di Alfredo Castiglione
Hanno ucciso un uomo buono, ma determinato. Hanno ucciso uno di quegli uomini del Sud, dalla schiena dritta nei confronti del sistema dell’illegalità. Pollica, provincia di Salerno circa 2500 anime, situata in un paesaggio incantevole, e che forse ha ispirato uno dei più bei romanzi di tutti i tempi: “L’Uomo ed il Mare”. È qui, tra questa strade e viottoli, che s’inerpicano sino a 370 metri sul mare, che Angelo Vassallo, oltre che il sindaco, era un simbolo.
Cinquantasette anni passati tra la passione per il mare e quella per i valori della collettività. E nel rincasare con la sua auto, come tutte le sere, è stato freddato da nove colpi calibro nove. Un’esecuzione. L’ennesima ferita al corpo dello Stato.
Certo, bisogna approfondire le indagini. Ma questo omicidio deve scuotere le coscienze.
I notiziari hanno aperto su questa notizia, perché il tema della legalità, al Sud, come al Nord, diventa sempre più impellente. Una vera emergenza nazionale. E uccidere un uomo delle istituzioni è un pericolosissimo messaggio.
Il sostituto procuratore di Vallo della Lucania ha dichiarato: “hanno ucciso un simbolo della legalità”. E questo testimonia quanto Vassallo, oltre ad essere uomo delle istituzioni, era qualcosa di più. Era quella schiena che non si piega davanti al potere delle organizzazioni criminali. Nonostante il rischio continuo della propria vita.
Chissà se gli interessi che ci sono dietro questa esecuzione sono da attribuire a singole fattispecie a cui si opponeva Vassallo. Oppure la criminalità ha colpito “uno per educarne cento”. Certo è che il Sud, nonostante gli sforzi del governo per combattere i fenomeni criminali, dimostra di essere frantumato in tante piccole realtà, dove anche il sindaco di un piccolo paese può diventare un grande bersaglio.
Questo dimostra come la lotta dello Stato debba essere capillare, e che non basta controllare solo le aree di maggiore rischio o con maggiore infiltrazione criminale.
Il cammino, dunque, è più irto di quanto si possa immaginare. Ma non ci sono solo le pistole calibro nove da fermare, ma una sub-cultura che stagna in piccole aree della popolazione, poi facile bacino di reclutamento e di connivenza.
L’emergenza continua, e noi continuiamo a indignarci e a fare la nostra piccola parte. Affinché tanti cittadini onesti del Sud non vengano accomunati a tale sub-cultura, di cui sono totalmente estranei. Affinché giunga solidarietà, e non si sentano soli i tanti “Vassallo”, che combattono giornalmente a mani nude il malaffare organizzato. Affinché venga percepita la nostra solidarietà per i magistrati e le forze dell’ordine di frontiera, che con pochi mezzi combattono grandi interessi.
Non pensate che l’Italia sia indifferente o poco attenta a ciò che fate. Non demordete dal vostro impegno. Vi siamo tutti vicini. Sempre più vicini.