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Discussione: L’olocausto dimenticato dell’Oriente

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    Predefinito Re: L’olocausto dimenticato dell’Oriente

    Citazione Originariamente Scritto da amaryllide Visualizza Messaggio
    Ed erano un falso della propaganda britannica. Lo sterminio di Nanchino è un fatto storico che il governo giapponese ancora oggi non vuole riconoscere.

    Dynamic of violence

    Germany invaded neutral Belgium on 4 August 1914. From the next day, civilians were executed en masse, as the invasion force advanced on its first obstacle, the ring of forts around Liège. To retaliate for the shelling from these forts, the German troops rounded up inhabitants of surrounding villages. Victims were selected and shot, those still alive being killed off with bayonets. By 8 August, nearly 850 civilians were dead. By then, several of the dynamics of this particular type of violence had fully emerged. First, the massacres occurred where the invading army suffered setbacks; the German military did not consider Belgium’s military defence to be legitimate. Second, the victims were accused, incorrectly, of being franc-tireurs (civilian snipers). Most of the German rank and file genuinely believed that the locals were attacking them; this sniper delusion was sometimes countered by the commanding officers, sometimes not. Third, there were women, children and old men among the victims but the vast majority were men of military age. These were more likely to be suspected of sniping; moreover, the invading troops resented them for still enjoying the civilian life that they themselves had so recently been torn from. Fourth, and last, the massacres went together with rituals designed to show civilians how helpless they were. People were made to cheer the troops; local dignitaries (mayors, priests) were publicly mistreated, in some cases killed.
    The general German advance started on 18 August; by 28 August, the invasion force had crossed Belgium. The 10 days in between saw the worst violence. The troops, exhausted from the forced marches and often under the influence of alcohol, committed a series of large-scale massacres, pillaged and burned towns and villages, and deported survivors. The hardest-hit places were Aarschot on 19 August and Andenne on 20 August; the small industrial town of Tamines on the Meuse, where 383 inhabitants were killed on 22 August; the city of Dinant, where, on 23 August, the worst massacre of the invasion left 674 people, one out of every 10 inhabitants, dead; and the university town of Louvain (Leuven), where the treasured university library was burned and 248 civilians killed. Further south, hundreds of people were executed in the Belgian Ardennes; on one occasion 122 alleged francs-tireurs were killed in groups of 10; the last ones had to climb on the mound of corpses to be shot. On a smaller scale, invaded France saw similar killings: the first civilians were shot in the northern Meuse-et Moselle on 9 August, and, among other massacres, 60 people were killed in Gerbéviller, a large lorrain village, on 24 August. Throughout, the invaders made a point of stressing their superiority. One makeshift triumphal arch in the small town of Werchter, north of Louvain, built close to where the victims of a group execution lay buried, bore the inscription ‘To The Victorious Warriors’. As the German armies moved further into France, the violence abated, although there were flare-ups. In September dozens of civilians were killed in East Flanders as the invading troops skirmished with the Belgian army. Weeks later, the German attack on the French and Belgian defenders at Diksmuide in West Flanders led to mass killings in the area; on 19-21 October, 161 civilians were shot outright or killed while being used as human shields.

    With that, the invasion came to an end. Mobile warfare turned to stalemate; the invaded territories in Belgium and northern France were now under military occupation. This also meant the end of the massacres of civilians, which had claimed 906 victims altogether in France, and 5,521 in Belgium. The shift did not mean the end of violence against civilians: the four years of occupation saw individual executions and occasional killings, and, in the second half of the war, some 2,500 Belgian men died in forced-labour camps. But there were virtually no further outbreaks of violence similar to those of the invasion. These massacres were no harbinger of sustained extreme violence against the invaded populations in the West. https://www.bl.uk/world-war-one/arti...es-german-1914

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  2. #12
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    Predefinito Re: L’olocausto dimenticato dell’Oriente

    Cifre ampiamente gonfiate dalla propaganda americana e soprattutto cinese, per quanto effettivamente vi furono certamente numerosi atti di violenza.
    Nulla di eccessivamente inusuale per la storia della regione, ma è comprensibile che a osservatori cristiani non vada giù.

    (Sulla indignazione dei fan di Mao e Stalin sorvolo per carità di patria.)
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  3. #13
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    Predefinito Re: L’olocausto dimenticato dell’Oriente

    Citazione Originariamente Scritto da Lawrence d'Arabia Visualizza Messaggio
    Tredici dicembre 1937. Dopo giorni e giorni di assedio da parte delle divisioni giapponesi agli ordini del principe Yasuhiko Asaka, la capitale della Repubblica della Cina Nanchino è caduta. La popolazione, già allo stremo delle forze, dopo settimane di continui bombardamenti dei cannoni da campagna, e dei raid aerei notturni condotti dall’aeronautica che porta le insegne del Sol Levante, conta già migliaia di morti. Ma la caduta, inesorabile, porterà a quello che viene tristemente ricordato come l’olocausto d’Oriente. Una delle pagine più oscure, ignobili e indicibili della storia del Giappone e dei crimini di guerra perpetrati nel XX’ secolo: il “Massacro di Nanchino“.

    Alla fine degli anni ’30 il continente asiatico soggetto al vorace espansionismo dell’impero Giapponese, e nel 1937 la seconda guerra sino-giapponese sono la conseguenza diretta dell’occupazione della Manciura da parte dell’esercito del Giappone. La Repubblica di Cina, intenta a frenare l’avanzata dell’Impero del Sol Levante già parte dell’Asse, perde terreno a causa di una minore preparazione tecnologico-militare, e la perdita della propria capitale, allora Nanchino, è la prova definitiva della travolgente ascesa giapponese nell’Asia continentale e della graduale sconfitta dell’esercito nazionalista cinese agli ordini del generale Chiang Kai-shek . Ciò che si consumerà nella città occupata però, sotto gli ordini del Principe Asaka e dei suoi ufficiali di più alto rango, sarà un massacro senza precedenti contro la popolazione civile cinese. Un evento che rimarrà indelebile nella lista degli orribili crimini di guerra che segneranno per sempre la storia.

    Le forze d’invasioni giapponesi infatti, mediante l’approvazione dello stesso imperatore Hirohito, ricevuto l’ordine di ignorare le convenzioni internazionali ratificate a Ginevra che proteggevano lo status di prigioniero di guerra, facere strage dei soldati cinesi, eallargarono la loro ferocia anche ai civili, comprese donne, anziani e bambini per tutta la durata dell’occupazione della città: che si era rivelata rifugio per la popolazione rurale che aveva già assistito alle atrocità perpetrare dall’esercito giapponese in avanzata da Shanghai e Pechino.

    Alla capitolazione del Giappone nel 1945, le stime degli emissari degli Stati Uniti e del Tribunale Militare Internazionale per l’Estremo Oriente, considerarono che nella sola resa e occupazione di Nanchino, i giapponesi provocarono la morte di complessiva di 300mila tra civili e prigionieri di guerra (500mila secondo le ultime informazioni desecretate) senza dare quartiere nemmeno ad anziani e bambini. Commettendo stupri di massa su oltre 20mila donne. Che vennero abusate, secondo le rare testimonianze dell’epoca, spesso pubblicamente e alla presenza dei loro familiari per poi essere uccise attraverso la feroce pratica dell’impalazione. Gli uomini, sospettati di essere soldati cinesi disertori, venivano evirati prima di essere uccisi. Le teste invece venivano impalate come trofei.

    Nel corso delle razzie della città, gli atroci rastrellamenti riscontrarono migliaia di casi in cui le donne incinte venivo metodicamente trafitte con le baionette. Neanche i bambini di giovane età venivano risparmiati: sottoposti a mutilazioni e violenze che culminavano nella morte. L’intera guarigione dell’Esercito nazionalista cinese che presidiava la città, e i superstiti dei battaglioni inviati per difenderla travolti dalla guerra lampo condotta dalle forze giapponesi, una volta arresisi vennero fucilati e sepolti in fosse comuni. Molti cadaveri, dei militari come dei civili, furono spesso decapitati a filo di katana dagli ufficiali nipponici – a mo di “sfida sportiva” – per poi essere occultati nelle Fiume Azzurro (Yangtze) o bruciati, per mascherare le dimensioni del terribile eccidio subito da una popolazione che veniva considerata “inferiore”. Il ritrovamento delle fosse comuni, e dei migliaia di resti umani negli anni che seguirono, dimostrò la portata indicibile del massacro, lasciando attonito chiunque ne fosse stato messo a conoscenza.

    Lo “Schindler d’Oriente”
    I pochi superstiti di nazionalità cinese furono quelli che trovarono asilo nella cosiddetta “Area di protezione Occidentale”: una zona demilitarizzata di 4 chilometri quadrati creata dall’ex funzionario della fabbrica Siemens John Rabe, che, in quanto cittadino tedesco aderente al Partito Nazionalsocialista della Germania alleata dell’Impero Giapponese, riuscì a rendere salva al vita ad oltre 200mila cinesi. Secondo i resoconti dell’epoca, la fabbrica della Siemens Chi Co fu il primo rifugio dai raid dei bombardieri giapponesi, e non venne bombardata per merito della bandiera con la svastica che venne sventolata per segnalare agli aerei la presenza degli “alleati”. Rabe, che teneva un diario durante la sua permanenza in Oriente, scrisse durante l’occupazione: “Un uomo non può tacere di fronte a tanta crudeltà. Mi imbatto in cumuli di cadaveri, i corpi dei civili hanno fori di pallottole nella schiena, è il segno che gli hanno sparato da dietro mentre cercavano di scappare. I giapponesi scorrazzano per la città a gruppi di dieci-venti soldati, e saccheggiano tutto. Se non lo avessi visto di persona non ci crederei: sfondano porte e finestre, rubano tutto ciò che vogliono”.

    La denuncia dell’eccidio di Nanchino
    Le crudeltà perpetrate a Nanchino sotto le forze di occupazione durarono oltre 6 settimane e vennero descritte dalle testimonianze di civili occidentali come il sopracitato John Rabe, dalla missionari americani Minnie Vautrin e John Magee, e da inviati all’estero di giornali come in New York Times. Al termine del conflitto, gli ufficiali ai comandi del principe Asaka, e lo stesso principe furono imputati di aver commesso crimini di guerra dal Tribunale speciale di Tokyo. In quando membro della famiglia reale il principe Asaka non venne considerato il “mandante” del massacro e ottenne l’immunità. I generali Iwane Matsui, divenuto al termine della conflitto ministro degli Esteri, e il generale Koki Hirota furono condannati a morte, insieme ad altri cinque ufficiali di grado inferiore. I generali Hisao Tani e Rensuke Isogai vennero condannati a morte dal Tribunale di Nanchino per i crimini di guerra.

    Il negazionismo giapponese
    Nonostante le numerose testimonianze orali e fotografiche, accumulate dagli stessi aguzzini che durante l’occupazione si si ritrovarono spesso a immortalare in lettere e foto le atrocità commesse, molte personalità di spicco delle élite nipponica declassarono questo terrificante eccidio ad un “incidente”, catalogandolo come un evento su scala limitata che era stato enfatizzato dalla stampa occidentale. Al termine del conflitto molte associazioni di veterani continuarono a lungo a negare l’evidenza dei crimini di guerra, come altri, efferatissimi, condotti durante il secondo conflitto mondiale. Solo nel dopo gli anni ’80, le prime testimonianze aprirono la strada all’ammissione di colpa. E nel 1995 il Giappone si scusò formalmente con la Cina per i crimini condotti dell’Esercito giapponese, ammettendo davanti al mondo intero di aver preso parte a quello che in Occidente abbiamo iniziato a chiamare l’Olocausto dimenticato. Ma non conosciamo ancora abbastanza, nonostante nella sua enorme atrocità sia evento del quale mette solo i brividi scrivere.

    Che cos'è il massacro di Nanchino
    E' importante riportare alla luce questi massacri, come ad esempio il genocidio contro gli armeni perpetuato dai turchi, che a differenza dell'Olocausto non hanno ancora ricevuto la giusta attenzione e condanna. Un giorno i giapponesi dovranno fare un collettivo esame di coscienza
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    AREXONS clone di BlackSheep"sono del sud, di Napoli, faccio parte di quella parte d'Italia che la Lega diceva "Vesuvio lavali con il fuoco"Non ho nessuna intenzione di fare parte di un movimento che si allea con la Lega Nord" DI MAIO

  4. #14
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    Predefinito Re: L’olocausto dimenticato dell’Oriente

    Citazione Originariamente Scritto da Saburosakai Visualizza Messaggio
    in guerra è cosa abbastanza comune, solo che i vincitori impongono la censura sui loro misfatti ... ad esempio In tutto almeno centomila donne furono stuprate nella sola Berlino. Abbiamo un’idea abbastanza precisa dei numeri grazie ai registri degli aborti. All’epoca abortire era un reato in Germania, ma nell’estate del 1945 le autorità sanitarie decisero di fare un’eccezione per le donne vittime di violenza sessuale. Ash ha visitato uno degli archivi in cui sono contenuti questi registri. Oggi è ospitato in un’ex fabbrica di munizioni nel distretto di Neukölln, uno dei 24 che compongono Berlino. All’interno di faldoni blu, racconta Ash, sono contenuti dei fragilissimi fogli di carta gialla. In uno di questi, una ragazza appena maggiorenne, descrive con una scrittura infantile come venne violentata da un gruppo di soldati russi nel soggiorno della sua casa, davanti agli occhi dei suoi genitori. Soltanto a Neukölln ci sono altri mille di questi fogli.https://www.ilpost.it/2015/05/04/stupri-germania/
    E anche i sovietici furono artefici di innumerevoli orrori come gli eccidi, veri e propri genocidi, nell'Ucraina degli anni Venti
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  5. #15
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    Predefinito Re: L’olocausto dimenticato dell’Oriente

    Citazione Originariamente Scritto da Querion Visualizza Messaggio
    Le crudeltà giapponesi in Cina fecero scalpore persino tra i nazisti, il che è tutto dire.
    E infatti poi impararono e fecero di "meglio"
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  6. #16
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    Predefinito Re: L’olocausto dimenticato dell’Oriente

    Citazione Originariamente Scritto da tancredi Visualizza Messaggio
    E anche i sovietici furono artefici di innumerevoli orrori come gli eccidi, veri e propri genocidi, nell'Ucraina degli anni Venti
    Invenzioni della propaganda nazista...

  7. #17
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    Predefinito Re: L’olocausto dimenticato dell’Oriente

    Citazione Originariamente Scritto da Lord Attilio Visualizza Messaggio
    Invenzioni della propaganda nazista...
    Come quello di Katyn che gli stessi sovietici sono stati costretti ad ammettere nel 1990.

  8. #18
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    Predefinito Re: L’olocausto dimenticato dell’Oriente

    Citazione Originariamente Scritto da Massaggiatore di Culi Visualizza Messaggio
    Come quello di Katyn che gli stessi sovietici sono stati costretti ad ammettere nel 1990.
    Katyn è pure quella una balla e non lo hanno ammesso i comunisti ma la cricca di Gorby e Eltsin, che solo un malato di mente può definire comunisti.

  9. #19
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    Predefinito Re: L’olocausto dimenticato dell’Oriente

    Si ma ragazzi il problema è che le SS, polizia sovietica, guardie rosse e chi per loro ammazzavano certo ma in maniera sistematica, e comunque sotterravano e nascondevano le prove.

    I giapponesi se ne facevano un vanto fotografandosi, e all'uccisione subentrava la tortura, gli stessi atti venivano pubblicati sui giornali.

    Se sulle SS c'è poco da dire, ci sono molti distinguo da fare sulla Wehrmacht. Un esempio è Rommel, che fece la guerra alla prussiana trattando con uguaglianza e dignità i prigionieri anche in situazioni che avrebbero probabilmente suggerito di fare il contrario.

    I campi di prigionia italo/tedeschi avevano una percentuale di decessi del 4%, quelli giapponesi del 30%. Per Nanchino, credo non ci sia poi molto da discutere quando le prove sono gli stessi resoconti giapponesi, perfino Hitler e la Gestapo dissero a Rabe di tenere le prove. Il governo giapponese non ha mai fatto i conti con questa vergognosa pagina di storia.

    Poi però tutti a fare gli inchini a Hiroshima.
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    TIOCFAIDH ÁR LÁ
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  10. #20
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    Predefinito Re: L’olocausto dimenticato dell’Oriente

    Citazione Originariamente Scritto da amaryllide Visualizza Messaggio
    proprio la stessa cosa i civili sterminati nelle loro case a Nanchino e gli invasori passati per le armi in URSS. Uguale uguale.
    SPUT!
    Dimentichi tanto, ti sono passati un paio di post dove sono segnalate le cose belle fatte dai soviet, hai fatto finta di non vederli. Ipocrita al 100%. Non ti "sputo" in faccia (a differenza tua col tuo "sput") solo perchè sono un signore ed una persona abbastanza equilibrata nel giudizio. E la situazione che tu tenti di non vedere inizia all'entrata dei primi villaggi prussiani...
    Quello che hanno fatto i Giappi e puro orrore, su questo sono d'accordissimo.

 

 
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