Auguri di buon compleanno a Franco Freda che ha compiuto 71 anni (Padova, 11 febbraio 1941) e a Varg Vikernes che ne ha compiuti 39 anni (Bergen, 11 febbraio 1973), entrambi nati oggi 11 febbraio; 2 grandi uomini nati lo stesso giorno: Franco Freda e Varg Vikernes per 1000 anni!!
Probabilmente ignorano l’esistenza l’uno dell’altro, ma aderiscono ad una simile visione del mondo che difendono con fierezza e coraggio pur nella diversità anagrafica-geografica e nel modo di porsi.
Entrambi combattenti in prima linea e spiriti pagani; entrambi cantori e celebratori delle antiche stirpi aristocratiche ariane ed indo-germaniche di razza nordica che crearono le più grandi civiltà, quella indo-iranica, quella greco-romana e quella celto-germanica; entrambi fedeli al proprio essere e custodi della fiamma eterna.
Freda, fra l’altro, è un cognome irpino di chiara origine germanica (gotica per la precisione, con ramificazioni tanto in Campania e Puglia settentrionale quanto in Veneto ed Emilia Romagna…vedi anche cognomi affini come Giuffrida, Ciuffreda e Frediani), esattamente come Romualdi (palese cognome longobardo) ed Evola (da Hevelar, probabile cognome normanno italianizzato): Franco Freda (nato a Padova da madre veneta e padre campano), Adriano Romualdi (romagnolo di Forlì) e Julius Evola (nato a Roma da famiglia della nobiltà siciliana, era alto 1,90 con lineamenti regolari del volto e dolicocefalia evidente) quindi, ossia i 3 più grandi intellettuali della Destra radicale italiana del ‘900, erano almeno in parte discendenti delle varie stirpi germaniche che nei secoli medievali si stanziarono in Italia!!!
Alla faccia di chi nega l’importanza dei Germani e dei loro eredi nella storia d’Italia, mentre in realtà sono loro che hanno costituito le aristocrazie dominanti in quasi tutte le regioni da Nord a Sud (Lombardia, Veneto, Friuli, Piemonte, Emilia-Romagna, Toscana, Umbria, Marche, Abruzzo, Puglia, Campania, Sicilia, ecc.) e fornito parecchi grandi uomini come re, nobili, militari, politici, intellettuali, artisti, ecc.…
Il sangue nordico dei Germani medievali (Ostrogoti, Longobardi, Franchi, Svevi e Normanni ed altre tribù) – unito al residuo sangue nordico degli antichi Italici e Romani, quasi scomparso al tempo del tardo impero, ma mai del tutto, e quindi ancora presente almeno nelle classi superiori – infuse all’Italia quella nuova energia eroica e creativa che spesso caratterizzò i suoi migliori uomini dal Medioevo all’epoca moderna e contemporanea, anche là dove questo retaggio era misto e presente in misura apparentemente minima nel fenotipo, dato che nel genotipo veniva conservata e trasmessa ai discendenti.
Dante Alighieri e Giuseppe Garibaldi ad esempio - un grande poeta ed intellettuale appartenente alla nobiltà fiorentina tardomedievale ed un impavido uomo d’azione dalla chioma bionda, bramoso di imprese guerriere come i suoi avi longobardi, che contribuì ad unire l’Italia - erano altri 2 discendenti dei Germani!
Aggiungo anche (oltre ad innumerevoli ufficiali militari e personalità d'eccezione di ogni campo) il geniale Leonardo da Vinci e molti altri toscani del Rinascimento, il vigoroso letterato Torquato Tasso nato a Sorrento da padre bergamasco e da madre nobildonna pistoiese, il nobile emiliano Ludovico Ariosto autore dell'epico poema "Orlando Furioso", il nobile piemontese Vittorio Alfieri, Monaldo e Giacomo Leopardi (eredi della nobiltà longobarda delle Marche), nonché il romano Gabriele Adinolfi ed il tosco-lombardo Luca Leonello Rimbotti - altri 2 intellettuali di valore della Destra radicale italiana attuali che hanno 2 cognomi di origine germanica!!
Naturalmente questo non vuol dire minimamente che fossero o siano puri tipi nordici nel fenotipo – dato che i loro capostipiti maschili germanici si fusero poi progressivamente con le popolazioni autoctone delle varie regioni italiane, con la formazione di tipi fisici misti di diverse sottorazze bianche – ma di certo a livello genetico l’elemento nordico c’era e c’è nella loro eredità di sangue!
A parte questo, ribadisco ancora…
Onore a Freda fondatore delle Edizioni di Ar nonché autore di libri memorabili come “L’Albero e le Radici” e “I Lupi Azzurri” e a Vikernes fondatore di Burzum autore di capolavori della musica estrema come “Det Som Engang Var”, “Filosofem” e “Belus” fra gli altri, attendendo il suo nuovo album presto in arrivo con ansia ovviamente...
Visitate il sito delle Edizioni di Ar di Freda che diffonde la vera cultura identitaria razziale della Destra radicale europea ed ascoltate le meravigliose atmosfere musicali delle canzoni create dal genio skaldico di Varg:
Edizioni di Ar – Casa editrice di Franco G. Freda | Sito Ufficiale
http://www.edizionidiar.it/
Burzum and Varg Vikernes - Official Website
http://www.burzum.org
Franco Giorgio Freda, le Edizioni di AR ed il Fronte Nazionale...
http://forum.giovani.it/politica/133...nazionale.html
Franco Freda - Wikipedia
Franco Freda - Wikipedia
Varg Vikernes - Wikipedia
Varg Vikernes - Wikipedia
Burzum and Varg Vikernes news and updates
“Burzum persists. A new Burzum album, titled "Umskiptar" (Metamorphoses), is scheduled for release in May 2012 on Byelobog Productions. "Umskiptar" consists of 65 minutes of skaldic metal, recorded in Grieghallen Studio in Bergen in September 2011.
"Umskiptar" track list:
Blóðstokkinn (Soaked in Blood) (1:16)
Jóln (Deities) (51)
Alfadanz (Elven Dance) (9:22)
Hit helga Tré (The sacred Tree) (61)
Æra (Honour) (38)
Heiðr (Esteem) (3:02)
Valgaldr (Song of the Fallen) (8:03)
Galgviðr (Gallow Forest) (7:16)
Surtr Sunnan (Black from the South) (4:14)
Gullaldr (Golden Age) (10:20)
Níðhöggr (Attack from Below) (5:00)
The lyrics on "Umskiptar" are all taken from a Norse poem, Völuspá. For an English translation of the lyrics see the book "Sorcery And Religion In Ancient Scandinavia". The original Norse lyrics for "Umskiptar" can be found here.”
Burzum – Burzum/Aske
burzum whole first album - YouTube
Burzum - Det Som Engang Var Full album
Burzum - det som engang var Full album - YouTube
1.Den onde kysten
2.Key to the Gate
3.En Ring til å herske
4.Lost Wisdom
5.Han som reiste
6.Når himmelen klarner 7.Snu mikrokosmos tegn
8.Svarte troner
Burzum - Hvis lyset tar oss full album
Burzum - Hvis lyset tar oss full album - YouTube
Burzum - Filosofem whole album
Burzum filosofem whole album - YouTube
Burzum - Dauði Baldrs whole album
Burzum - Dauði Baldrs whole album - YouTube
Burzum - Hliðskjálf full album
Burzum - Hliðskjálf full album - YouTube
"Tuistos Herz" -- 6:13"Der Tod Wuotans" -- 6:43"Ansuzgardaraiwô" -- 4:28"Die Liebe Nerþus'" -- 2:14"Frijôs einsames Trauern" -- 6:15"Die Kraft des Mitgefühls" -- 35"Frijôs goldene Tränen" -- 2
8"Der weinende Hadnur" -- 1:16.
Burzum - Belus whole album
Burzum - Belus whole album - YouTube
http://www.youtube.com/watch?v=MBKeHSEi3qQ
"Leukes renkespill (Introduksjon)"
"Belus' død"
"Glemselens elv"
"Kaimadalthas' nedstigning"
"Sverddans"
"Keliohesten"
"Morgenrøde"
"Belus' tilbakekomst (Konklusjon)"
"Hai ragione tu: Varg non ha tradito! Ho appena terminato l'ascolto dell'intero album: un capolavoro! sono senza parole!! non si sentiva roba del genere dal lontano '97...Inutile dirti che la mia preferita è Morgenroede... tutto, dalle melodie alla produzione ai testi è di eccellente qualità, in questo album! E' singolare notare, ma l'avrai notato tu stesso, come l'album del ritorno al black metal, di una one-man-band il cui nome significa "oscurità", inneggi alla vittoria della luce! è impressionante: lo stile è quello dei primordi, eppure ci sono delle aperture che nel black metal sarebbero state inimmaginabili, forse persino per Varg stesso, una quindicina d'anni fa. Si sente che è maturato come uomo e come artista. (...) Beh, Varg ha dimostrato che se si ha qualcosa da dire, si può fare arte col black metal: ma è forse l'unico a poterselo permettere; dopotutto, la sua coerenza e la sua attitudine l'hanno messo al riparo dalla commercializzazione della sua musica e dalla banalizzazione delle idee! Che grande! (...) evidentemente per il vecchio skald di Bergen, il tempo è servito per una rinascita! Onore al grande Varg!"
A te mio carissimo Giuseppe, ovunque tu sia ora, in ricordo di quando le ascoltavamo con animo ingenuo durante i migliori anni della nostra preziosa amicizia…
In Ricordo anche di Pio Filippani-Ronconi a due anni di distanza dalla sua scomparsa terrena, onore ad un grande intellettuale, combattente ed uomo, R.I.P.
L’articolo è molto interessante, grazie a Bisentium-Tricolore per averlo riportato sia su Patria Italiana e Destra radicale che su Stormfront Italia.
Onore eterno a Pio Filippani Ronconi ! O/ - Stormfront
http://www.stormfront.org/forum/t682303/
http://politicainrete.it/forum/movim...ncelliere.html
http://politicainrete.it/forum/movim...ncelliere.html
EreticaMente: IN MEMORIA DI UN PATRIZIO ROMANO
IN MEMORIA DI UN PATRIZIO ROMANO
EreticaMente: IN MEMORIA DI UN PATRIZIO ROMANO
“IN MEMORIA DI UN PATRIZIO ROMANO
(D.M. PIO FILIPPANI RONCONI 10 MARZO 1920 - 11 FEBBRAIO 2010)
Cagliari, 11 febbraio 2012
In un estratto apparso in allegato alla meritevole rivista “Arthos”, diretta dal prof. Renato Del Ponte (“La 29° Divisione Granatieri SS”, “Arthos” n. 7 nuova serie, Genova 2000), Pio Filippani-Ronconi raccontò la Sua esperienza nella Divisione Waffen SS italiana durante il secondo conflitto mondiale. In merito a quest'esperienza bellica, ci sovviene un aneddoto oltremodo significativo del personaggio che ci accingiamo a commemorare.
A un ufficiale tedesco che, colpito dalla Sua capigliatura bionda, gli chiedeva se avesse origini nordiche, il giovane rispose in perfetto tedesco: “Ich bin ein Römischer Patricius” (sono un patrizio romano).
La risposta fornita sintetizzava perfettamente la natura e la personalità dell'Uomo.
Nacque a Madrid il 10 marzo1920 da padre rampollo di una famiglia della più antica aristocrazia romana e da madre spagnola.
(…) Pio Filippani-Ronconi incarnò nell'Italia del XX secolo quel tipo ideale “Ario-Romano” che Julius Evola, in “Sintesi della Dottrina della Razza” (1941), additava agli Italiani quale paradigma razziale superiore della nostra gente.
Non a caso, pur da uomo del nostro tempo perfettamente inserito nelle vicende politiche, militari e culturali dell'Italia contemporanea, il Nostro ebbe sempre quale orizzonte ultimo la riscoperta di quell'eredità ancestrale che a noi Italiani, nostro malgrado e quasi sempre senza neppure averne coscienza, arriva dalla più remota antichità indo-europea, attraverso il Mito che si è fatto concreta vicenda storica, politica e religiosa in Roma antica, fino ai tempi a noi più vicini del Risorgimento Nazionale (al Filippani-Ronconi particolarmente caro come momento di unità e di riscossa di contro al particolarismo caotico degli Stati preunitari) e dell'effimero ma significativo sogno imperiale di un Ventennio passato, sconfitto ma pur sempre pegno di futura Rinascita.
Nell'ambiente neo-fascista del secondo dopoguerra, come ha ben ricordato Sandro Consolato nel numero speciale che “La Cittadella” dedicato al grande orientalista, troppo spesso e troppo limitativamente l'immagine di Pio Filippani-Ronconi è stata legata a una ben nota e diffusa fotografia giovanile in divisa da ufficiale della Legione Italiana SS. Per inciso, ci fa piacere ricordarlo qui, Pio Filippani-Ronconi aveva iniziato il conflitto con la gloriosa divisa dei “Granatieri di Sardegna”, con la quale combattè con il grado di sergente sul fronte libico. La scelta di arruolarsi nelle Waffen SS, peraltro, sorse come per molti altri dalla necessità di riscattare l'onore ferito d'Italia innanzi all'alleato tedesco e elle altre nazionalità rappresentate nell'embrionale esercito pan-europeo di Himmler: “di fronte a Fiamminghi, Tedeschi, Valloni, Scandinavi eccetera, noi Italiani potevamo dimostrare di essere i migliori di tutti in ogni senso e in ogni campo”. E il Nostro si coprì effettivamente di gloria, guadagnando sul fronte di Nettuno la Croce di Ferro di Seconda Classe. Ma quale fu il senso ultimo di quell'esperienza bellica, di quella partecipazione all'immane e mostruoso conflitto che vide l'Europa perdere il ruolo di centro del potere mondiale e l'inizio della decadenza di tutte le Nazioni bianche, comprese quelle anglo-sassoni “vincitrici” (ma in realtà manipolate e quindi sconfitte anch'esse), nonché il trionfo dell'Eterno Nemico che oggi sempre più affonda il suo coltello di Shylock nelle nostre carni? Esso fu, per Pio Filippani-Ronconi, una precisa e irrevocabile scelta di campo nell'eterna lotta tra Luce e Tenebre, tra Ahura Mazda e Ahriman.
Il riferimento alla mitologia cosmica arya (e nella fattispecie iranica) è d'obbligo, considerato che dal 1959 Pio Filippani Ronconi, allievo del grandissimo Giuseppe Tucci (il pioniere degli studi tibetani in Italia), fu titolare presso l'Istituto Universitario Orientale di Napoli della cattedra di “Filosofie e religioni dell'India” (dopo aver ricoperta quella di “Pensiero cinese”), oltre a diventare uno dei massimi studiosi occidentali del Canone buddista. La particolare propensione per la spiritualità dell'Arianesimo indo-iranico trovò conferma nello speciale rapporto che Pio Filippani-Ronconi intrattenne con lo Shah di Persia, di cui nel 1971 fu ospite d'onore a Teheran durante le celebrazioni per i 2.500 anni della Monarchia Imperiale Persiana fondata da Re Ciro il Grande, capostipite degli Achemenidi. (…)
Ricorre proprio in questi giorni il secondo anniversario della morte di Pio Filippani-Ronconi, che significativamente volle essere sepolto con rito funerario russo-ortodosso: segno sicuramente non casuale del riconoscimento di una missione arcana della Russia, probabilmente chiamata a svolgere un ruolo di ultimo argine contro le forze dissolutrici oggi scatenate. Noi di “EreticaMente” rendiamo omaggio al grande Patrizio Romano, quale Maestro di quella “memoria storica” senza la quale siamo destinati alla “servitù fisica e morale, alla perdita della (¡K) identità nazionale poi, e infine, alla sparizione”. In questa fase storica, il mondialismo contro-iniziatico getta sempre più la maschera e mostra a tutti, anche a chi si ostinava a non guardare, il vero volto del suo potere usurario e sovvertitore di ogni superiore valore spirituale, etico, nazionale ed etnico. Adesso più che mai, dobbiamo accostarci umilmente all'esempio di Pio Filippani-Ronconi, per capire“chi siamo e come siamo divenuti quello che siamo, non solo, ma “ come dobbiamo riessere”, per recuperare il posto che ci compete nel concerto delle Nazioni”.”
Pio Filippani-Ronconi però, checché ne dicesse come motivo di orgoglio personale e familiare, non era certo biondo in quanto erede dei Patrizi Romani…
Il biondismo ed il rutilismo erano caratteri diffusi in abbondanza fra tutte le stirpi conquistatrici Ario-Europee inclusi i Patrizi Romani antichi i cui antenati provenivano dall’Europa Centrale ed erano prevalentemente nordici nell’aspetto fisico e nei tratti somatici, vedi ad esempio la gens Flavia e la Gens Rufa, ma questa élite dirigente si estinse quasi del tutto in pochi secoli ragion per la quale coloro che oggi hanno capelli biondi o rossi in realtà discendono almeno in parte dai Germani medievali o dai loro rami moderni che invasero a più ondate le varie regioni d’Italia.
Non che vada esclusa a priori l’ipotesi di una sopravvivenza di alcuni rari rami nobiliari precedenti, ma mancano prove sicure; anche se eventualmente fossero rimaste alcune autentiche famiglie di patrizi romani superstiti in Italia – ma già questo è da mettere in dubbio - dopo le grandi migrazioni germaniche sarebbero comunque senz’altro state assorbite attraverso matrimoni misti fra vecchi e nuovi dominatori, perché questo è ciò che nella storia è spesso accaduto: quindi, come minimo, sarebbero a loro volta state parzialmente germanizzate, divenendo qualcosa di diverso naturalmente.
L’unica cosa che mi lascia perplesso e dubbioso di questo articolo è appunto la presunta discendenza della famiglia nobiliare dei Filippani-Ronconi dagli antichi Patrizi Romani, della quale egli si vantò anche da giovane volontario nelle Waffen SS di fronte all’ufficiale tedesco come si dice nell’aneddoto riportato dall’autore; obiettivamente una tale origine è impossibile da provare, in tutte le regioni d’Italia non esiste una sola schiatta di nobili per quanto illustre e rinomata che possa seriamente documentare la reale validità di una simile pretesa, poiché al massimo la genealogia ricostruita può risalire fino a mille anni fa - ossia ai secoli medievali - e non di più.
Dante Alighieri in persona ad esempio, il sommo poeta italiano che da giovane era biondo proprio come Pio Filippani-Ronconi dato che lui medesimo lo rivelava nella sua egloga a Giovanni di Virgilio, si credeva o fingeva di credersi erede dei Patrizi Romani pure lui mentre in realtà discendeva dalla piccola nobiltà guelfa fiorentina, dal suo trasavolo cavaliere crociato Cacciaguida che sposò la nobildonna ferrarese della famiglia Aldeghieri e che già a partire dal cognome tradiva l’evidente origine germanica!
I nobili italiani, sia quelli guelfi che quelli ghibellini, erano di ceppo germanico; erano due diverse fazioni politico-ideologiche che si scontravano per contendersi il potere a causa della differente visione del mondo, ma entrambi erano eredi del germanesimo che a quel tempo dominava l’Italia intera.
Dante pretendeva che il suo cognome derivasse da De Alighieris, peccato che fino a prova contraria non esisteva nessuna gens romana così chiamata!
Ovviamente molti nobili sarebbero stati pronti a fare carte false pur di provare che la loro famiglia era di discendenza nobiliare antichissima, magari vecchia di millenni, mentre era assai più recente…
I Conti Colonna di Roma erano altri che cercavano di ricondurre le loro origini all’antichità, ma è assai improbabile. Anche le più importanti famiglie nobili della città di Roma erano ormai germaniche, come ad esempio quella di ceppo longobardo alla quale apparteneva Tommaso d’Aquino.
Dante Alighieri, Pio Filippani-Ronconi e pure Julius Evola erano ovviamente dei grandissimi estimatori del’Impero Romano e culturalmente-idealmente se ne consideravano eredi, come del resto facevano pure il Goto Odoacre e Federico II di Svevia nonché i sovrani Franchi che addirittura risalivano fino ai Troiani nelle loro fittizie genealogie, però la loro linea di sangue nobiliare era prevalentemente nordico-germanica!
Gli stessi dominatori Goti, Longobardi, Franchi e Svevi nel medioevo si rifacevano tutti - almeno i loro capi nobiliari più ricchi di cultura, che pretendevano anch’essi di farsi considerare Patrizi Romani - per molti versi all’antica Romanità imperiale che ammiravano sinceramente - eppure ciò non toglie che restassero etnicamente germanici!
Bisogna perciò distinguere fra Romanità in senso culturale-ideale più ampio, per cui ad un certo punto tutti i cittadini dell’Impero divennero romani, e Romanità nel senso autentico di discendenza biologica…
Evola ovviamente non era un illuso e questo lo sapeva, la sua famiglia era probabilmente di origine spagnola o normanna anche se il cosiddetto barone non risultava di chiaro rango nobiliare a dire il vero, ed infatti lui parlava di stirpe ario-romana italiana in senso non fisico-biologico bensì etico-spirituale…
I Romani si estinsero biologicamente già nella tarda antichità - come gli Etruschi e come i Celti che assorbirono a loro volta nel loro Impero, e come anche i Goti ed i Longobardi, anch’essi assimilati dalle popolazioni indigene dell’Italia nel corso dei secoli successivi - questa è la dura realtà invece!
Figurarsi se nel ‘900 e al giorno d’oggi potrebbero ancora esistere discendenti in linea diretta, per diritto di sangue e non in senso semplicemente ideale-culturale, dall’antico Patriziato Romano di 2000-2500 anni fa!
Si sa che anche durante il tardo-Medioevo, il Rinascimento e l’età moderna in Italia c’erano famiglie nobili che rivendicavano presunte origini patrizie romane, inclusi grandi uomini di cultura da Dante a Leopardi, peccato che costoro già all’epoca non potessero provare che il capostipite della loro gens fosse un Patrizio Romano, non ci poteva essere la pur minima sicurezza!
Stiamo parlando di una ristretta élite signorile che già in epoca tardo-repubblicana era ormai in minoranza, sempre più soppiantata da una nuova nobiltà mista patrizio-plebea e dalla genia degli arricchiti; durante il tardo-Impero ormai il patriziato romano, incluso quello di origine più recente, si era di fatto estinto a causa delle guerre continue, delle terribili pestilenze e del declino demografico subito.
Quando le tribù germaniche conquistarono l’Italia forse non c’era già più un solo nobile romano autentico, perché non basta credersi tale – ricorrendo magari a falsificazioni propagandistiche per vantare la propria cosiddetta antichissima nobiltà - per esserlo davvero.
Come i nobili romani si ricostruivano una genealogia fittizia che li riconduceva ai Troiani, così i nobili germanici italiani si dicevano eredi dei patrizi romani pur non potendo risalire a prima del medioevo per identificare i propri avi che in realtà erano scesi in Italia qualche generazione prima dall’Europa centrale…
La nobiltà italiana del medioevo in realtà era infatti quasi interamente – dalla Lombardia alla Sicilia – di origine germanica: gotica, longobarda, franca, sveva, normanna e così via.
Anche in epoca moderna, i grandi casati nobiliari sia d’Italia che di Spagna, Portogallo e Francia erano di origine medievale germanica, come i piemontesi Savoia ad esempio che sono una delle famiglie nobiliari europei fra le più antiche.
I Savoia erano nobili sassoni trapiantati prima in Francia e poi in Italia.
Dante Alighieri già nominato (Aldeghieri, vero cognome della nobildonna di Ferrara che sposò il suo trisavolo Cacciaguida che era un cavaliere morto durante le crociate, italianizzazione di Haldeger) e Giacomo Leopardi (di famiglia marchigiana longobarda, il padre si chiamava Monaldo come ben si sa) stessi erano di discendenza germanica medievale, malgrado si vantassero di essere eredi della Romanità antica, come provano la loro reale genealogie ed in primis i loro medesimi cognomi.
Pio Filippani-Ronconi era un europeo mezzo italiano e mezzo spagnolo, di sicuro più discendente dei nobili Germani che dei Patrizi Romani – non a caso combatté a fianco della Germania nella seconda guerra mondiale, per onore e fedeltà - anche se si sentiva figlio dell’antica Roma per adozione e per scelta ideale come tanti altri grandi Goti, Longobardi, Franchi e Svevi prima di lui…
P.S.
In Ricordo anche del mio carissimo Giuseppe, suo estimatore che mi regalò anche un suo libro insieme a tanti altri, e mio unico vero amico…Con animo sempre grato. R.I.P. Letum non omnia finit. Luca- Holuxar. Sursum Corda!!!




1)
8"Der weinende Hadnur" -- 1:16.
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