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Discussione: 200 milioni di lavoratori scioperano in India

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    Predefinito 200 milioni di lavoratori scioperano in India

    India: 200 milioni in sciopero contro gli attacchi ai diritti dei lavoratori

    Quando il secondo proletariato più numeroso al mondo incrocia le braccia, i numeri dello sciopero non possono che essere stupefacenti. In India nelle giornate del 8 e del 9 gennaio tra 150 e 200 milioni di lavoratori hanno aderito allo sciopero indetto da 10 sindacati centrali contro le politiche economiche e del lavoro del governo Modi. Lo sciopero ha riguardato lavoratori del settore pubblico nelle ferrovie, nelle banche e nei distributori, ma hanno partecipato anche lavoratori del settore privato delle miniere, delle industrie, dei trasporti e anche piccoli commercianti.

    Lo sciopero è stato a macchia di leopardo. Ha coinvolto settori molti vari e in un paese grande come l’India ha avuto effetti diversi da stato a stato. Alcuni non sono stati quasi toccati, altri come il Kerala, hanno avuto un’adesione altissima e hanno visto un blocco pressoché totale delle attività coinvolte.

    Alcuni media hanno parlato di questo sciopero come di uno dei più grandi della storia, ma in ogni caso in India scioperi con numeri simili non sono una novità. Un contributo è arrivato anche dai contadini che stavano protestando da mesi per la mancanza di provvedimenti da parte del governo per aiutare i distretti rurali e per proteggere le loro terre dalle multinazionali, cosa che ha portato a un serio peggioramento delle loro condizioni di vita. Allo sciopero si sono uniti inoltre gli studenti di diverse università, anch’essi da diverso tempo in protesta in contro il governo.

    Lo sciopero è stato convocato dalla Convenzione Nazionale dei Lavoratori, tenuta nel settembre dello scorso anno. Il documento della Convenzione, costituito da 12 punti, include tra le richieste il contrasto all’impennata dei prezzi, alla disoccupazione e alla privatizzazione dei settori pubblici. Viene inoltre richiesta una una copertura sociale universale per tutti i lavoratori, un salario minimo di 18.000 rupie al mese (circa 220 euro) e pensioni assicurate. I sindacati hanno anche richiesto il ritiro degli emendamenti che modificano la legislazione sui sindacati consentendo agli imprenditori di non riconoscerli.

    L’attuale governo Modi guidato dal BJP (Partito del Popolo Indiano), di orientamento conservatore e nazionalista, ha vinto le elezioni nel 2014 con lo slogan del “progresso” e con la promessa di 10 milioni di nuovi posti di lavoro all’anno. Il risveglio è stato però amaro con un’impennata dei prezzi e con una disoccupazione a livelli alti, il tutto mentre i livelli di sfruttamento e depredazione del grande capitale hanno continuato a crescere. Il copione è lo stesso degli ultimi tempi in tanti altri paesi: dopo il fallimento del governo di orientamento progressista del Congresso Nazionale Indiano (sinistra liberale), il BJP è riuscito ad ottenere il successo elettorale malgrado il suo background fondamentalista di destra. E come da copione il governo Modi ha fallito nel mantenere le sue promesse, mentre regalava enormi benefici agli ultra ricchi in cima alla piramide del business.

    A dicembre la disoccupazione ha raggiunto il 7,4%, il livello più alto da oltre 2 anni. Secondo il report del Centre for Monitoring Indian Economy, la nazione avrebbe perso ben 11 milioni di posti di lavoro nel 2018, la gran parte nelle aree rurali, ma anche nel settore delle tecnologie informatiche.

    Alla disoccupazione si è poi aggiunta la recente impennata dei prezzi che ha colpito i lavoratori privandoli dei loro magri risparmi a causa dei salari che non hanno tenuto il passo dell’inflazione. In un’intervista sul News Click nel giorno dello sciopero, molti lavoratori di Delhi hanno parlato delle loro difficoltà spiegando che guadagnano da 7.000 a 12.000 rupie al mese (circa 100-170 dollari) per 12 ore di lavoro al giorno.

    La situazione dei lavoratori nelle fabbriche non è migliore. Le condizioni di lavoro e i livelli di sicurezza sono davvero precari. Nel settore delle costruzioni, che è cresciuto molto negli ultimi anni, le morti sul lavoro sono diventate un fenomeno comune. Il problema per i lavoratori è che non hanno scelta: se se ne vanno, li aspetta la fame.

    Tra le varie controriforme del governo Modi c’è anche il lavoro a termine, pensato per rendere più facili gli affari. Un datore di lavoro può quindi assumere un lavoratore per uno specifico progetto o per un tempo prefissato senza alcun’altra condizione. Questo ha portato (come in Italia coi CoCoPro) a un aumento dello sfruttamento, con condizioni di lavoro pericolose e paghe molto basse. Un copione già visto, ovunque queste “riforme” del lavoro vengano imposte in nome della crescita. I sindacati tra le richieste hanno incluso perciò la cancellazione di questa legge.
    Per quanto riguarda il settore pubblico (che ha costituito il cuore dello sciopero) i sindacati hanno chiesto la fine del programma di investimenti stranieri diretti e di privatizzazioni, in particolare per quanto riguarda ferrovie, assicurazioni e difesa. In effetti la privatizzazione nel settore delle assicurazioni sta portando a un aumento dei tassi di rigetto dal 3-4% al 25-40% e allo sciacallaggio da parte delle compagnie private sulla pelle dei cittadini.

    A mettere in ginocchio gli stati dove l’adesione è stata alta uno dei contributi principali è venuto anche dagli impiegati delle banche, scesi in sciopero contro la privatizzazione del settore.

    Questo è il terzo sciopero generale contro il governo Modi e tra le recriminazioni vi è stato anche il rifiuto del governo di discutere dei problemi del lavoro con i sindacati, situazione che si protrae ormai dal lontano 2015. Negli ultimi tempi il BJP, in crisi di consensi presso le masse visti i tre stati persi alle ultime elezioni locali, ha soffiato sul fondamentalismo religioso per provare a mascherare le sue politiche a favore dei ricchi, per dividere la nazione e i lavoratori e tentare di riguadagnare terreno elettorale. Così la parità tra le varie confessioni in un paese da sempre laico ultimamente è finita sotto attacco anche attraverso leggi che tendono in particolare a sfavorire la componente musulmana della popolazione.

    Questo sciopero ha avuto però come tratto essenziale anche l’unità di classe e ha portato una seria sfida ai tentativi di dividere le masse in base confessioni religiose, tentativi che vengono non solo dal governo, ma anche dai partiti di opposizione guidati dal Congresso.

    Se la vecchia politica del capitalismo di stato sponsorizzata per decenni anche dalla burocrazia sovietica ha fallito miseramente, non è andata meglio con la progressiva implementazione delle politiche liberali iniziata dopo il 1990. Il paese infatti è finito per essere esposto allo sfruttamento e al saccheggio da parte delle multinazionali e ha vissuto una continua crescita delle disuguaglianze sociali con povertà e miseria che sono rimaste un enorme problema. Questo ha creato rabbia e frustrazione della classe lavoratrice, sentimenti che si sono manifestati in numerose proteste e agitazioni negli ultimi anni. I partiti comunisti principali, di tendenza stalinista o maoista, pur essendo abbastanza forti da governare diversi stati per molti anni, non hanno offerto alcuna soluzione alle masse, degenerati in una politica corrotta e da stampella al capitalismo.

    L’azione congiunta di 200 milioni di lavoratori, capace di coordinarsi in una nazione dalle dimensioni continentali mostra però l’enorme forza di cui è dotato del proletariato, se adeguatamente organizzato. Una forza che, con una leadership all’altezza, sarebbe in grado di guidare il paese al socialismo. L’attuale guida dei partiti comunisti è invece completamente marcia e incapace di farlo. E’ tempo per le nuove generazioni di studenti e lavoratori, numerose come non mai in India, di riprendere correttamente le idee di Marx, Engels, Lenin e Trotsky, di unirsi e mettersi in moto verso la rivoluzione socialista.

    *sulla base del materiale pubblicato da www.marxist.com

    https://www.rivoluzione.red/india-20...ei-lavoratori/

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    Predefinito Re: 200 milioni di lavoratori scioperano in India

    In India il più grande sciopero generale della storia

    200 milioni di lavoratori indiani, del settore pubblico e privato, hanno partecipato allo sciopero generale nazionale di 48 ore convocato da 10 centrali sindacali e dozzine di federazioni indipendenti lo scorso 8 e 9 gennaio contro la politica antipopolare del governo Modi al servizio dei monopoli capitalistici. Lo sciopero dei lavoratori ha ricevuto un enorme sostegno e solidarietà da ampie sezioni della popolazione: in quasi tutti gli stati, contadini, braccianti, studenti, giovani, pensionati e donne si sono uniti alle manifestazioni a sostegno dello sciopero in varie città. La rete ferroviaria è stata bloccata in gran parte del paese, paralizzando la circolazione dei treni, così come l’insieme del trasporto pubblico e importanti arterie stradali in diversi distretti e Stati.

    Anche nel settore privato è stata forte l’adesione allo sciopero. Secondo i rapporti dei sindacati la partecipazione nelle principali aree industriali in tutto il paese è stata molto più alta rispetto ai precedenti scioperi: in particolare vengono segnalate le aree industriali di Nuova Delhi, del Bengala Occidentale, di Pune, Nashik e Aurangabad nel Maharashtra, di Bangalore nel Karnataka e in diversi distretti del Punjab e del Jharkhand, le raffinerie di petrolio in tutta l’Assam, i distretti di ingegneria nel Gujarat. Blocco totale nei monopoli multinazionali come BOSH, CEAT, Crompton, Samsonite nel Maharashtra e in tutte le unità di Volvo, Toyota e le sue filiali in Karnataka. Nell’industria del carbone si è registrata una adesione del 70/75%, cifre simili nelle acciaierie di Vizag e Salem, nelle miniere di ferro e di carbone. 3 milioni di dipendenti, impiegati e ingegneri del settore elettrico hanno aderito allo sciopero in tutto il paese su chiamata del proprio sindacato di categoria. Nel Kerala blocco totale del commercio. Il Gujarat, stato di residenza del Primo Ministro Modi, ha assistito per la prima volta a un tale sciopero congiunto dei lavoratori dopo molti decenni. Alta partecipazione anche nel settore bancario, assicurativo, farmaceutico, della sanità, degli edili e tra i dipendenti statali.

    Protagoniste della straordinaria mobilitazione sono state principalmente le organizzazioni sindacali comuniste del Centre of Indian Trade Unions (CITU), affiliata alla Federazione Sindacale Mondiale (FSM) e vicina al Partito Comunista d’India (Marxista), la All India Trade Union Congress (AITUC), affiliata anch’essa alla FSM e vicina al Partito Comunista d’India (PCI), la All Indian Unite Trade Union Centre (AIUTUC), affiliata alla FSM e vicina al Centro di Unità Socialista d’India (Comunista), la All India Central Council of Trade Unions (AICCTU), vicina al Partito Comunista d’India (marxista-leninista) Liberazione, che nel complesso raggruppano decine di milioni di lavoratori. Enormi manifestazioni e raduni si svolti in tutti gli stati nei centri industriali con la partecipazione di migliaia di lavoratori in ciascuna. La manifestazione centrale si è svolta nella capitale di Nuova Delhi con una marcia unitaria di tutte le organizzazioni sindacali verso il Parlamento che ha coinvolto decine di migliaia di lavoratori, sostenitori e militanti. Nonostante gli ostacoli, le provocazioni, la repressione, divieti e meccanismi divisivi attuati dal padronato, dalle autorità statali e di governo, del partito BJP e dei paramilitari delle RSS, si è trattato a tutti gli effetti dello sciopero generale più grande mai realizzato nella storia mondiale, superando anche i due precedenti massicci scioperi svolti in India il 2 settembre 2015 e 2016 sempre contro il governo Modi.

    Migliaia di attivisti e dirigenti dei partiti di sinistra e comunisti sono stati arrestati in tutto il paese, con scontri che si sono registrati in diversi stati, tra cui Bengala Occidentale, Nadu, Tamil, Assam, Jharkhand dove circa 1500 operai che presidiavano il cancello della fabbrica AC Daikin di Neemrana hanno dovuto affrontare le cariche, i cannoni ad acqua, i gas lacrimogeni lanciati dalla polizia, per fermare lo sciopero e il pacifico raduno. A Puducherry, circa un migliaio di persone sono state arrestate nei blocchi stradali in una dozzina di luoghi.

    La CITU ha definito lo sciopero «un successo storico», affermando nel suo comunicato che la classe operaia indiana ha respinto in modo totale e inequivocabile la campagna condotta dal governo e dalle sue forze contro lo sciopero. «L’ampia e attiva partecipazione senza precedenti dei lavoratori nello sciopero di due giorni è una chiara indicazione dell’entità della rabbia e del risentimento dei lavoratori contro le politiche neoliberiste e gli attacchi alle loro condizioni di lavoro e di vita perpetrate da queste politiche. È un riflesso della loro disillusione e malcontento nei confronti del governo del BJP guidato da Modi, che ha accelerato queste politiche a beneficio dei grandi monopoli, sia nazionali che stranieri, senza alcuna preoccupazione per la difficile situazione del popolo. Questo sciopero è un chiaro avvertimento da parte della classe operaia indiana che non ha alcuna intenzione di accettare gli attacchi ai loro diritti e condizioni di vita. È un forte avvertimento che le politiche che ipotecano il paese agli interessi delle multinazionali non saranno tollerate. È anche un forte rifiuto delle politiche comunitarie e di divisione del BJP e del RSS per distogliere l’attenzione delle persone dalle loro scottanti questioni quotidiane». La CITU avanza infine la piattaforma rivendicativa unitaria dello sciopero che riguarda misure contro la disoccupazione dilagante e la compressione del potere d’acquisto, aumento di salari e pensioni dignitose per tutti, l’istituzione di un salario minimo, misure di contrasto all’aumento dei prezzi dei beni di prima necessità, estensione della sicurezza sociale per tutti, la cancellazione della riforma del lavoro Trade Unions (Amendment) Bill 2018 (che modica il Trade Unions Act del 1926) dove il riconoscimento dei sindacati diventa a discrezione del governo rendendo quindi impossibile una reale contrattazione salariale e, in generale, la fine della politica neo-liberista portata avanti dal governo con la privatizzazione dei settori pubblici e concessioni minerarie a prezzi irrisori alle multinazionali.

    Il Partito Comunista d’India (PCI) ha dichiarato che il successo dello sciopero «è un duro colpo per le politiche anti-popolari e anti-operaie del governo BJP controllato dal RSS guidato da Narendra Modi».

    Il Partito Comunista d’India (marxista-leninista) – Liberazione, ha sottolineato che «lo sciopero è stata una dichiarazione di rifiuto del disastroso regime di Modi da parte della popolazione. L’ultimo tentativo del governo di Modi di deviare e distogliere l’attenzione del popolo dalle richieste chiave dello sciopero, l’occupazione universale, dei salari minimi e della sicurezza sociale per tutti annunciando solo qualche misura per le caste superiori espone solo la disperazione e la disonestà del regime di Modi. Il popolo indiano lotterà insieme per la giustizia sociale, i diritti economici e il benessere e caccerà il governo Modi per la sua brutale guerra contro il popolo».

    A sostegno e solidarietà dello sciopero, la Federazione Sindacale Mondiale (WFTU-FSM) aveva dichiarato che «negli ultimi anni, la classe operaia indiana ha resistito, intraprendendo lotte a livello locale, settoriale e nazionale» per cui questo sciopero «è la continuazione e l’escalation delle precedenti lotte contro la politica che crea un paese di disoccupazione e stagnazione dei salari in combinazione con l’aumento dei prezzi, implacabili attacchi contro i diritti dei lavoratori e una politica di privatizzazione del settore pubblico senza precedenti», sottolineando che «la lotta con orientamento di classe per una vita e un lavoro dignitosi è l’unica via d’uscita dalla barbarie capitalista».

    Il successo di questo sciopero evidenzia l’avanzamento della lotta di classe in India e del processo di accumulazione di forze operaia-contadina, il rafforzamento dell’unità della classe operaia e dell’intera classe lavoratrice con tutte le altre sezioni delle masse popolari a pochi mesi dalle elezioni generali. Oltre i due precedenti massicci scioperi generali, vanno ricordate le storiche immense marce contadine che hanno mobilitato centinaia di migliaia di contadini e braccianti a marzo e novembre dello scorso anno, le proteste e mobilitazioni di massa di settembre, così come la storica e significativa mobilitazione delle donne nel Kerala negli scorsi giorni.

    Ma questo sciopero è un esempio per i lavoratori di tutto il mondo e lancia un messaggio di fiducia e consapevolezza: la storia non è finita.

    In India il più grande sciopero generale della storia | La Riscossa

  3. #3
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    Predefinito Re: 200 milioni di lavoratori scioperano in India

    Meno male che i comunisti sono vecchi!

 

 

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