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  1. #1
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    Predefinito I docenti NO TAV scrivono alle 7 madamin

    DAL MOVIMENTO NO TAV PRESIDIO EUROPA

    Care Madamine, abbiamo letto e ascoltato vostri interventi riguardo alla nuova Linea Ferroviaria Torino-Lione. Ci sembra che attribuiate a quest’opera un valore del tutto simbolico, non ritroviamo nelle vostre parole né dati tecnici né scenari di futuro basati sulla realtà fisica, mentre compaiono soltanto aspettative generiche che nulla hanno a che vedere con un traforo sotto il massiccio dell’Ambin. Chi si oppone a tale opera lo fa da oltre vent’anni basandosi su grandezze fisiche e previsioni analitiche. Proviamo pertanto, come docenti universitari a proporre di fare qualche passo avanti su una questione che rischia di basarsi su una tifoseria tribale più che su elementi razionali.

    Le affermazioni riguardo al “rompere l’isolamento” del Piemonte suonano paradossali e prive di fondamento. Nel 2017 le tonnellate di merci che hanno varcato il confine italo-francese sono state circa 44 milioni, pari approssimativamente ad un quinto di tutto quello che attraversa le Alpi ogni anno (216 milioni di tonnellate). All’aeroporto di Caselle sono transitati 3.814.000 passeggeri; sui treni Milano-Parigi che toccano Torino e transitano dal Fréjus c’è stata una presenza complessiva di circa 500.000 viaggiatori. Aggiungiamo il transito di autovetture ai valichi alpini da Ventimiglia al Monte Bianco ed è difficile capire in che senso il Piemonte e Torino siano “isolati”. Negli atenei torinesi ci sono quasi 10.000 studenti stranieri, circa il 9% del totale degli iscritti: per una città “isolata” non è male. Nell’era di Internet parlare di isolamento è sempre più un concetto marginale.

    Se dunque non è l’isolamento di merci e passeggeri a caratterizzare il Piemonte, si potrebbe invocare la scarsa sostenibilità ambientale del traffico aereo e su gomma, quindi vedere il TAV Torino-Lione semplicemente come sostituzione di modalità di trasporto. Ma sostenibile non è un aggettivo magico da affiancare a qualsiasi cosa. La sostenibilità sta soltanto in un’economia circolare, promossa dalla stessa UE, che riduca i flussi di energia e materia, quindi con una minor circolazione di merci. Per la nuova linea Torino-Lione la narrazione favorevole ipotizza invece un cospicuo e duraturo aumento delle tonnellate da trasportare. A prescindere dalla realtà che si incarica di smentire sostanziali tendenze alla crescita quantitativa dei flussi attraverso la frontiera italo-francese, l’economia della crescita delle quantità materiali non è sicuramente circolare e si trova agli antipodi della sostenibilità perché è in conflitto con vincoli e leggi fisiche. Tutto ciò è ben noto alla comunità scientifica internazionale ed illustrato in documenti delle Nazioni Unite o nell’enciclica Laudato Si’ di Papa Francesco. La NLTL per essere realizzata consuma inoltre molta energia e materie prime, produce imponenti emissioni di gas climalteranti che promette di cominciare a recuperare solo dopo una ventina d’anni dall’apertura dei cantieri: per contenere i cambiamenti climatici dobbiamo ridurre le emissioni subito, non tra vent’anni, e il denaro stanziato per l’opera potrebbe essere diretto verso altre opere trasportistiche con ricadute immediate, anche occupazionali, come l’estensione della mobilità elettrica e il miglioramento di quella urbana e ferroviaria esistente.

    Le statistiche dell’OCSE e delle Nazioni Unite dicono che da decenni le disuguaglianze di reddito sono in crescita, sia all’interno delle nazioni che fra di loro. Ciò indica che si tratta non di un fenomeno congiunturale, ma strutturale. Di certo non sono i meccanismi della crescita materiale competitiva a poter perseguire l’equità sociale, né si può sperare di curare la malattia lasciando campo libero a multinazionali guidate esclusivamente dalla massimizzazione del profitto e che spostano i propri investimenti da un paese all’altro in cerca del luogo in cui incontrino meno vincoli ambientali e sociali mirando a minimizzare i costi. Quella logica non mitiga gli impatti ma li scarica sugli altri e di certo non ottimizza, anzi minimizza, la retribuzione del lavoro; l’occupazione è comunemente gestita come un ricatto nei confronti dei pubblici poteri onde poter avere mano libera. Certamente la soluzione al problema delle disuguaglianze non sono uno o più buchi nelle montagne, ma semmai la diffusione di nuovi modelli economici e sociali che contemplino sostenibilità e resilienza.

    Il futuro va costruito in maniera solidale, tenendo conto dei limiti e dei vincoli del sistema Terra-biosfera che oggi sono ben evidenti. Un ruolo chiave ce l’ha certamente l’innovazione e la frontiera possiamo trovarla nella chimica verde, nella biomimicry (biomimesi), nei processi circolari per minimizzare la produzione di rifiuti e massimizzare l’efficienza energetica, nell’internet of things (internet delle cose) e magari nel quantum computing (computazione quantistica); non nel movimento terra e nel cemento. Se il sistema imprenditoriale ha difficoltà a muoversi in questi campi non è certo perché manchi una galleria. La strada non è quella di guardare al passato riproponendo i vecchi modelli che hanno portato alla situazione presente di insostenibilità globale. Partendo da una base materiale che è comunque molto vasta, bisogna puntare sull’intelligenza e sull’immateriale, sulla qualità personale e sociale della vita piuttosto che su un impossibile aumento delle tonnellate da spostare qua e là.

    Ma a suscitare la curiosità più grande è proprio l’accostamento tra quest’opera e la salvifica risoluzione di problemi presenti e futuri. Anche lanciando oggi i lavori definitivi di costruzione (finora mai partiti) dovremmo attendere decenni prima di vedere transitare un treno sulla nuova linea ferroviaria da Torino a Lione. Il tunnel di base non sarebbe attivo prima della metà degli anni ’30 e i collegamenti nazionali non prima della fine degli anni ’40. E nel frattempo? Gli imprenditori dovrebbero attendere fino ad allora quest’unica ipotesi di rilancio dell’economia? Torino e il Piemonte continuerebbero a restare isolate (ammesso e non concesso che oggi lo siano)? I nostri giovani continuerebbero ad emigrare, con l’unica consolazione di un biglietto di ritorno datato 2050? Rimarremmo tutti per vent’anni in trepidante attesa, certi del miracolo?

    Nel nostro lavoro siamo abituati a ragionare in termini concreti, saldamente ancorati ad elementi di realtà valutabili. Il progetto di nuova linea ferroviaria Torino Lione è notoriamente basato su presupposti proposti alcuni decenni fa, oggi rivelatisi errati e anacronistici. Pensare di puntare tutto su quest’opera ha più a che fare con il gioco d’azzardo che con la visione strategica. Per uscire tutti insieme dalle difficoltà presenti non solo il nuovo tunnel di base non c’entra nulla, ma è d’impedimento in quanto vorrebbe catturare risorse che dovrebbero molto più produttivamente essere impiegate altrove.

    Seguono firme

    Alessandra Algostino, docente universitario

    Mauro Bonaiuti, docente universitario

    Marina Clerico, docente universitario e membro della Commissione Tecnica Torino Lione

    Elisabetta Grande, docente universitario

    Sergio Foà, docente universitario

    Ugo Mattei, docente universitario

    Luca Mercalli, Associazione Meteorologica Italiana

    Dario Padovan, docente universitario

    Livio Pepino, già magistrato

    Alberto Poggio, docente universitario e membro della Commissione Tecnica Torino Lione

    Angelo Tartaglia, già docente universitario e membro della Commissione Tecnica Torino Lione

  2. #2
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    Predefinito Re: I docenti NO TAV scrivono alle 7 madamin

    Posta il link della fonte GRAZIE

  3. #3
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    Predefinito Re: I docenti NO TAV scrivono alle 7 madamin

    Citazione Originariamente Scritto da elgabro Visualizza Messaggio
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    LETTERA / I DOCENTI NO TAV SCRIVONO ALLE 7 MADAMIN | ValsusaOggi

  4. #4
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    Predefinito Re: I docenti NO TAV scrivono alle 7 madamin

    Grazie

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    Predefinito Re: I docenti NO TAV scrivono alle 7 madamin

    Il 2° paragrafo è contestabile, in quanto la TAV in Val di Susa è un tassello di una rete di comunicazioni internazionale che sarà connesso tramite la Transiberiana alla Cina. E quelli parlano di "isolamento del Piemonte"...ma va là....

    Il 3° paragrafo mi pare un minestrone di slogan futuristici condito con l'Enciclica di Bergoglio che è come il prezzemolo: va bene dappertutto.

    Il 4° paragrafo è la solita minestrina riscodellata delle multinazionali...che due coglioni!!!!

    5° paragrafo: nuova dose di slogan futuristici alla rifiuti zero.

    6° paragrafo: mi raccomando, non partire mai! Nell'attesa: aspettando Godot (avete capito cosa voglio dire citando l'opera di Beckett?)

    7° paragrafo: aahhh, qui ci siamo. Loro sono concreti e reali, i loro oppositori, come c'era da aspettarsi, non capiscono un cazzo della realtà o campano di sogni, chimere e vanagloria.

    ..........ma siamo sicuri che siano docenti universitari quelli?
    Il disarmo è l'espediente per togliere agli aggrediti la possibilità di difendersi dagli aggressori sfruttando la dabbenaggine di massa.

  6. #6
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    Predefinito Re: I docenti NO TAV scrivono alle 7 madamin

    Citazione Originariamente Scritto da Menelik Visualizza Messaggio
    Il 2° paragrafo è contestabile, in quanto la TAV in Val di Susa è un tassello di una rete di comunicazioni internazionale che sarà connesso tramite la Transiberiana alla Cina. E quelli parlano di "isolamento del Piemonte"...ma va là....

    Il 3° paragrafo mi pare un minestrone di slogan futuristici condito con l'Enciclica di Bergoglio che è come il prezzemolo: va bene dappertutto.

    Il 4° paragrafo è la solita minestrina riscodellata delle multinazionali...che due coglioni!!!!

    5° paragrafo: nuova dose di slogan futuristici alla rifiuti zero.

    6° paragrafo: mi raccomando, non partire mai! Nell'attesa: aspettando Godot (avete capito cosa voglio dire citando l'opera di Beckett?)

    7° paragrafo: aahhh, qui ci siamo. Loro sono concreti e reali, i loro oppositori, come c'era da aspettarsi, non capiscono un cazzo della realtà o campano di sogni, chimere e vanagloria.

    ..........ma siamo sicuri che siano docenti universitari quelli?
    Haimè sono proprio docenti universitari (uno lo conosco anche e non ho mai pensato fosse una cima nel suo campo).

    Ho postato la lettera non perchè ne condividessi il contenuto ma proprio per mostrare l'inconsistenza degli argomenti. Fanno scrivere una lettera a una dozzina di professori universitari (peraltro quasi tutti giuristi, cioè incompetenti in materia) e cosa ne vien fuori? Un'ammasso informe di banalità pseudo futuristiche. Il tutto condito con un buona dose di superbia (....proviamo dunque, come docenti universitari...).

    Per il resto mi hai risparmiato la fatica di scrivere: le tue osservazioni sono + o - quelle che avrei fatto io.

    Solo un paio di cose: isolamento del Piemonte? e poi giù cifre di studenti stranieri, di passeggeri all'aereoporto e così via. Mi pare un paragrafo al limite della stupidità.
    e l'unico dato pertinente "44 milioni di tonnellate di merce" forse andrebbe suddiviso: oggi 90% e oltre viaggia su strada....

    C'è un punto su cui alcuni di questi professori potrebbero essere esperti (mi auguro sinceramente di no): sono le commissioni fatte su misura di chi si vuole far vincere. Un po' come la commissione istituita per l'analisi costi/benefici.

  7. #7
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    Predefinito Re: I docenti NO TAV scrivono alle 7 madamin

    inchiniamoci di fronte a cotanta scienza...

  8. #8
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    Predefinito Re: I docenti NO TAV scrivono alle 7 madamin

    A me sta roba fa un po' ridere.
    Per dare consistenza alla lettera, partendo evidentemente da una carenza di elementi tecnici, si avvalgono di un buon numero di docenti di non precisate discipline.
    E allora?
    Per me vale piu' il parere del direttore commerciale di una piccola azienda che affronta giornalmente problemi logistici, di quello di un docente di lettere o di matematica.
    Legenda: NCUC: non c'entra un cazzo, NRAC: non rispondo ai cazzari
    4 Dicembre 2016: Lutto Nazionale

  9. #9
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    Predefinito Re: I docenti NO TAV scrivono alle 7 madamin

    Citazione Originariamente Scritto da chichibio Visualizza Messaggio
    A me sta roba fa un po' ridere.
    Per dare consistenza alla lettera, partendo evidentemente da una carenza di elementi tecnici, si avvalgono di un buon numero di docenti di non precisate discipline.
    E allora?
    Per me vale piu' il parere del direttore commerciale di una piccola azienda che affronta giornalmente problemi logistici, di quello di un docente di lettere o di matematica.
    Caro amico, è ovvio che io vorrei che la TAV arrivasse subito e fosse a quadruplo binario placcato oro, però non possiamo veicolare implicitamente messaggi pericolosi.
    Insomma abbiamo sempre detto che devono essere i tecnici a governare in ogni campo, economia, sanità, esteri, mille volte più direttamente che ne La Repubblica di Platone i filosofi e adesso facciamo da sponsor ai laureati nell'università della vita?
    Come dice il mio amico Dav: Sono con il Pd ed ero con il Pd. E nel Pd si può stare in maggioranza ed in minoranza a prescindere dai leader. Adesso io sono in minoranza.
    Ma il Pd è sempre il Pd.
    I AM PD

  10. #10
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    Predefinito Re: I docenti NO TAV scrivono alle 7 madamin

    Metà dei docenti sono giuristi, uno è un sociologo e uno è un climatologo, uno è per la decrescita
    Garante del tessuto democratico del Paese

 

 
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