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    Predefinito La malafede di Flavia Perina

    Flavia Perina, direttrice del Secolo d'Italia e arrembante finiana, ha scritto un articolo*, due giorni fa, in cui fra le tante cose opinabili, si fa questa affermazione:

    "Non è irrilevante notare a proposito che gli ex-An che hanno scelto il Cavaliere – da La Russa a Storace, da Gasparri alla Meloni – appartengono all’area della vecchia An che meno aveva metabolizzato il dibattito politico e culturale, anche ampio, svolto dal partito proprio sul tema dell’aggiornamento della destra e del suo approdo a una dimensione “europea”. Fino a pochi mesi prima della costituzione del Pdl, da quelle parti dominava (come domina oggi) la convinzione che la dimensione ideale della destra fosse quella, per semplificare, degli Haider, non quella delle Merkel o dei Cameron. E la stessa leadership di Fini era fondata non tanto sulla condivisione delle sue idee (spesso contestate) ma sul solito schema: lui prende i voti, lui deve essere il capo."

    Che il populismo leaderstico albergasse in An non meno che in FI è assodato ed è un "peccato d'origine" del quale nemmeno il neonato Fli può dirsi immune, visto che è stato costruito ad immagine e somiglianza di Gianfranco Fini. Tuttavia non è su questo punto che mi preme rispondere alla Perina. La malafede della direttrice è evidente nel contrapporre una fantomatica destra europea appannaggio dei finiani (Cameron, Merkel, etc.) ad un'altra visione di destra, propria dei berlusconiani e degli ex An che non hanno seguito Fini, simboleggiata da Haider.

    Ora, che Haider potesse piacere alla base della Lega Nord è possibile, ma farne il riferimento politico di Forza Italia o dei colonnelli di An mi sembra totalmente fuori luogo. In realtà, tirare in ballo l'impresentabile Haider serve solo a reclamare per la propria parte quella presentabilità europea che non si riconosce alla destra berlusconiana. Che avrà tanti difetti, ma di certo non si può dire haideriana. Se proprio dobbiamo trovare dei riferimenti politici del il corpaccione berlusconiano dovremmo citare George W. Bush e Tony Blair, due tipi assai diversi di liberalismo, il primo conservatore il secondo socialista, accomunati entrambi però da una posizione filoatlantica e a difesa dei valori dell'Occidente liberale e cristiano. Non a caso Berlusconi ha supportato Bush e Blair nella loro esportazione della democrazia in Medio Oriente, mentre Haider andava a stringere la mano a Saddam Hussein. Piuttosto, si deve riconoscere come un rifiuto della visione "neoconservatrice" alberghi assai più in territorio finiano che berlusconiano o gasparriano.

    Sottolineato ciò, bisogna dire qualcosa circa la natura politica del Pdl, che sarebbe sbagliato considerare "di destra", così come non è una destra il nuovo partito di Fini. Da quando è nata, infatti, FI si è posta al centro, quale partito liberale di massa, posizione che progressivamente si è diluita nel moderatismo più o meno democristiano, ma che tuttora è rimasta l'elemento caratterizzante dell'avventura berlusconiana. Partito liberale di massa vuol essere anche Fli, con la differenza non minimale che i contenuti culturali del finismo più che liberali sono radicali, spaziando infatti in un libertarismo trasversale che unisce bizzarramente certa cultura di destra (Marinetti e Pound) con certa cultura di sinistra (i beats e il Sessantotto).

    Ora, mi piacerebbe sentire dalla Perina come si lega l'azione culturale che porta avanti il giornale che lei dirige dal tipico sentire dei partiti moderati e conservatori europei. Per quanto infatti Cameron e Merkel abbiano negli ultimi anni riattualizzato la loro tradizione servendosi in alcuni casi di elementi culturali propri delle sinistre, questa operazione non ha per nulla mutato la natura di quei partiti nè ha portato i nuovi leaders a rinnegare il proprio passato che è stato appunto "ammodernato" e non certo strravolto o negato.

    L'operazione svolta invece da Flavia Perina e dai suoi collaboratori è invece quella di escludere ogni fondamento conservatore per una sedicente destra che è interessata a dialogare con la sinistra unicamente sul campo di quest'ultima.

    Quello che vediamo in scena, più che uno scontro tra destre, è più tristemente un cozzare di interessi leaderistici dietro i quali si agitano pulsioni liberali e socialiste variamente intrecciate, nell'uno come nell'altro caso del tutto disinteressate ai principi e all'azione di una destra (almeno in parte) conservatrice.





    * L'articolo di Flavia Perina
    Ffwebmagazine - Errori e "autocritiche"
    Ultima modifica di Florian; 07-09-10 alle 09:30
    SADNESS IS REBELLION

 

 

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