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    Predefinito Un cavallo di Troia nel centrodestra.

    di Marcello Veneziani

    Tirerà la corda ma non la spezzerà.
    Resterà in casa, ma farà il cavallo di Troia, senza offesa per nessuno.
    Non fonderà il partito farfalla di cui si parlava ma il partito-tarma che corrode la mobilia dall’interno.
    Dicono che parlerà chiaro e forte, e sul tono e il timbro di voce non c’è dubbio che sarà così: è sui contenuti che sarà chiara e forte la sua ambiguità, vorrà tenere il piede in due staffe.
    Non fonderà ma annuncerà, non deciderà ma minaccerà.
    Che statista, ma che bravo, diranno i giornali che faranno la ola ad ogni antiberlusconata.

    L'estate finissima volge alla fine e vorrei tentare un bilancio dell'impresa alla vigilia della sua riapparizione terrestre a Mirabello.
    Qual è in estrema sintesi il suo attuale fatturato politico?
    Gode di un potere e di buona stampa perché può azzoppare il governo Berlusconi.
    Ha un potere in negativo.

    In origine Fini aveva un partito, il terzo per numero di voti, pari al 12-15 per cento.
    Era il leader più piazzato nel centrodestra per la successione a Berlusconi e questa popolarità, in una formazione populista e presidenzialista, conta assai.
    Essendosi esposto poco a governare, a fare, a esplorare, preferendo piuttosto parlare, seguire e lasciar fare, Fini aveva ancora una sua verginità di immagine e di prospettiva come leader.
    Infine aveva avuto un trattamento di favore da media e magistrati perché appena il suo nome spuntava in qualche inchiesta giudiziaria, a Perugia o a Roma, su affari, sanità, assicurazioni e altri campi, toccando i suoi famigliari e il suo entourage, finiva tutto in un beato nulla di fatto e la sua integrità restava inviolata.
    Insomma aveva un patrimonio buono da spendere.
    Ma poi lo prese la second life, ovvero la fregola di cambiar vita, privata e pubblica; il suo partito lo infastidiva, i suoi colonnelli gli stavano sugli zebedei, i suoi alleati pure e sopra tutti non sopportava Berlusconi.

    Quando devi a qualcuno larga parte del tuo successo hai due molle: una è la gratitudine, l’altra è la voglia ingrata di liberartene, perché lui ti ricorda i tuoi limiti, i tuoi debiti, le tue origini.
    Insomma, Fini partì per la sua impresa, munito di tutor.
    La prima, brutta avvisaglia, fu quando pensò di far nascere la fondazione Fini che avrebbe dovuto incamerare i beni del vecchio Msi; ma l'idea, denunciata in tempo e sgradita a molti ex, fu resa impraticabile e si ripiegò su Fare Futuro.
    Però la marcia fu innestata e vi risparmio le tappe seguenti, fin troppo note, per arrivare agli esiti finali.

    Il risultato è che Fini guidava un partito grande e ora capeggia un mezzo partito senza identità e collocazione, che è la terza parte di Alleanza nazionale o forse meno nei suffragi e che probabilmente regredirà a corrente o setta.
    Era il leader più popolare nel centrodestra e ora lo è tra i suoi avversari, che lo usano ma non lo voteranno mai.
    Era il successore naturale di Berlusconi ed ora è percepito dal suo stesso elettorato come il suo nemico interno, il cavallo di Troia.
    Era gradito ai moderati, ai cattolici, ai conservatori, ai postfascisti ed ora è la bestia nera di tutti questi.
    Ed appare dopo le storie emerse sul filo di Montecarlo come un politicante come gli altri, che sistema parenti e usa la Rai per appalti famigliari, che usa o lascia usare in modo indecente il patrimonio di un partito accumulato attraverso donazioni di idealisti e sacrifici, anche umani, dei suoi militanti. In più appare come il coperchio istituzionale di una famiglia fino a ieri nullatenente e ora ricca e possidente, accaparrandosi prima la fortuna di Gaucci nei modi ben noti; poi usando il potere di Fini per acquisire contratti milionari, auto lussuose, privilegi vari.

    Chi dice che questo è becero linciaggio, dimentica che per molto meno fu linciato e si dimise Scajola. Molti di quelli che oggi si sentono feriti dalle inchieste su casa Fini, ieri ululavano di piacere per le inchieste su casa Berlusconi. Ci sono intimità inviolabili e altre esposte al pubblico ludibrio. La privacy lampeggia a intermittenza...

    Ma sul piano politico che prospettive ha ora Fini?
    Diventare il vice di Casini in un'alleanza terzista?
    Entrare nel mitico cartello degli Stati generali dell’antiberlusconismo, da Vendola a lui?
    Fondare un partitino o una corrente di futuristi passatisti, che nel nome di Marinetti elogiano la velocità e la macchina e poi nel nome del sociologo comunista Franco Cassano, evocato da Granata a base dei finiani, elogiano la lentezza e la natura col pensiero meridiano?
    Ma per Fini l’unico barese Cassano che conosce è il calciatore.
    E se Fini è Marinetti, allora Berlusconi è D'Annunzio e Bossi è Montale...

    Non so cosa verrà fuori dagli accertamenti sul patrimonio immobiliare del vecchio Msi, dalle società fondate ai Caraibi e dal rientro in patria del giovane Tulliani.
    Ma so che si può tracciare un bilancio politico.
    Fini non è un mostro e non è un losco affarista; però si è confermato un modesto politicante, dall'ottima loquela comiziale e televisiva, che si fa pilotare ed è disposto a vendersi chiunque e ogni idea, se serve alla sua carriera.
    Un politicante non diverso da quelli della prima Repubblica, che abusavano del loro potere; per anni ha campato sull’idealismo nostalgico di un partito emarginato, poi ha goduto i vantaggi e le comodità di un'alleanza che lo ha portato al governo e nelle istituzioni; e infine, quando doveva dimostrare la sua effettiva statura, si è mostrato un inaffidabile opportunista di corte vedute e mosso solo da fini personali, che non sa cogliere nemmeno le grandi opportunità al momento giusto.
    Qualunque cosa accadrà adesso, perfino la ricomposizione o addirittura la reintegrazione del figliol prodigo nella Casa, abbiamo misurato definitivamente Fini: è un pezzo di meringa, e si scioglie in bocca.

    dalla pg. 1 de ilgiornale.it 04 09 2010

    saluti

  2. #2
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    Predefinito Rif: Un cavallo di Troia nel centrodestra.

    Fini è chiaramente manovrato da qualche grosso centro di potere, rimane solo da capire quale.

    c'è un governo che finalmente sta per fare delle riforme ultra-indispensabili alla nazione; e tutto d'un tratto Fini si mette a fare opposizione senza nessuna ragione valida, non rappresentando l'elettorato che lo ha eletto.

    c'è qualcosa dietro. un gruppo di potere o forse anche uno Stato estero molto potente che trae vantaggio dal mantenere l'italia nello stato di confusione e debolezza che regna dal 1948.
    Ultima modifica di QUINTO; 04-09-10 alle 21:19
    Diciamo basta alla sinistra dei colpi di Stato e delle menzogne!

  3. #3
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    Predefinito Rif: Un cavallo di Troia nel centrodestra.

    Citazione Originariamente Scritto da QUINTO Visualizza Messaggio
    Fini è chiaramente manovrato da qualche grosso centro di potere, rimane solo da capire quale.

    c'è un governo che finalmente sta per fare delle riforme ultra-indispensabili alla nazione; e tutto d'un tratto Fini si mette a fare opposizione senza nessuna ragione valida, non rappresentando l'elettorato che lo ha eletto.

    c'è qualcosa dietro. un gruppo di potere o forse anche uno Stato estero molto potente che trae vantaggio dal mantenere l'italia nello stato di confusione e debolezza che regna dal 1948.
    Mah.. secondo me invece è un vanesio borioso che, arrivato ad una certa età, visto il potere acquisito, si è montato la testa e poi l'ha persa. Ce lo dicono i dettagli: come si atteggia, si è messo con un'arrivista comprovata solo perché bella e giovane... Ciò è verificabile anche dalle sue manovre politiche: non lasciano ad intendere che sia un "complotto", nonostante la stupidità, e vista la schizzofrenia. Doveva smarcarsi da Berlusconi per accellerare i tempi di una carriera da leader assoluto, e visto che questo è ciò che più gli preme non ha nemmeno saputo aspettare il momento più propizio. Non ha avuto pazienza ed ha fatto il passo falso. Se gioca bene le sue carte è ancora in tempo per rimediare e giungere all'obiettivo, vista l'intelligenza media dell'elettorato. Ma potrebbe anche farsi molto male. In ogni caso il ragazzo l'ha combinata davvero grossa, tradendo la fiducia degli elettori e facendo un piacere alla sinistra. Nonostante tutto poteva mantenere l'impegno di rimanere nella coalizione con diplomazia, tenendo presente la responsabilità di un programma grazie al quale gli italiani hanno scelto questo governo. Ed invece ha preferito dare la prioprità al suo ego...
    Ultima modifica di Cuordy; 04-09-10 alle 21:35
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  4. #4
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    Predefinito Rif: Un cavallo di Troia nel centrodestra.

    Ecco Fini, l'eroe dei due monti!
    Da Montecitorio a Montecarlo.

    di Carlo Perna

    Roma - Pare ci sia attesa per il discorso di Gianfranco Fini a Mirabel*lo.
    Ma è più la curiosità di sa*pere se gli tornerà la favella dopo la faccenda del Principato che per quel che dirà avendo già detto tutto e il suo contrario in 58 anni di vita.
    Certo, dopo il rimpiattino estivo tra Montecitorio di cui è presidente, Montecarlo dov’è di casa e il Monte Argentario tra i cui fondali ha cerca*to sollievo e cernie dovrà dare l'ad*dio ai monti e tornare con i piedi a terra.
    Ci auguriamo che - incalzato dai giornalisti finora dribblati - si de*gni di dare una spiegazione umile e seria della vicenda monegasca così da riacquistare credibilità e metterci una pietra sopra.
    Ne ha tutto l'inte*resse poiché- stando a sondaggi - lui è in picchiata e il suo partitino all’an*golo.

    È davvero strano il garbuglio nepo*tistico in cui Gianfry si è cacciato per favorire donna Elisabetta e il corteo dei Tulliani.
    Non solo la casa di An svenduta e affitta*ta al cognatino Giancarlo, ma anche le raccomandazioni Rai per il mede*simo e la suocera.
    Esporsi per fare ottenere ai due contratti milionari con tanta petulante insistenza da rompere antiche amicizie in Viale Mazzini, non è da lui.
    Fini era sem*pre stato attento a tenersi fuori dai favoritismi.
    Non che sia estraneo ai maneggi dell’uomo dipotere, ma ha usato una cautela che stavolta è mancata.
    In passato, di fronte alle petizioni dello scocciatore di turno, scaricava l’incombenza sui collabo*ratori. Direttamente non si sporca*va.
    Con i Tulliani invece ha perso l’aplomb e la sua proverbiale schizzi*nosità.

    La verità è che, per Betty, Gianfry ha preso la classica sbandata dell’ul*tracinquantenne che si infiamma.
    Quando la incontrò qualche anno fa, frustrato dalla sua precedente vi*ta coniugale, Fini si ringalluzzì. Si sottopose a dieta, andò in palestra e tornò un virgulto.
    Lasciato il look polveroso, passò alle cravatte in va*rie gamme di rosa - canina, dama*scena, gallica - fino al rosso salmo*ne.
    Mise un alt alla canizie e al dira*damento incipiente con sapienti ca*chet e chiome più fluide.
    Ora è il più bel presidente della Camera di tutto l’Occidente.
    La sua disgrazia,in tan*to ritrovato fulgore, è di essersi im*battuto in una famiglia acquisita con un così formidabile opportuni*smo da superare perfino il suo.

    Gianfry ha fama di non avere scru*poli di fronte alle occasioni.
    Se parla*te di lui con un ex missino vi dirà su*bito del matrimonio con Daniela Di Sotto, la prima moglie.
    Daniela lavo*rava nella tipografia del Secolo d’Ita*lia dove Gianfry faceva il giornali*sta.
    La ragazza era una militante pia*cente e coraggiosa, sposata con un camerata doc, Sergio Mariani.
    Tra i due nacque l’idillio proprio mentre Mariani era in galera per un’impre*sa politica andata male.
    Anziché im*pedirla per ragioni di lealtà, la carce*razione favorì la tresca che approdò al divorzio e alle nozze dei due co*lombi.
    Per l’ira, Mariani si ferì con un colpo d’arma da fuoco e la comu*ni*tà missina condannò la disinvoltu*ra di Gianfry.
    Era la prova che aveva molti peli sullo stomaco.
    Se si com*portava così nel privato, figurarsi nel pubblico, pensarono tutti.

    I 30 anni successivi confermarono largamente l’egoismo opportunisti*co del Nostro.
    Pupillo del leggenda*rio segretario missino, Giorgio Almi*rante, che ne apprezzava l’obbe*dienza, Fini divenne capo del Fron*te della Gioventù. Nella votazione tra i militanti era risultato quinto su sette candidati. Era infatti impopola*re per la spiccata antipatia e la fred*dezza.
    Ma Almirante lo impose con*tro tutti.
    Dieci anni dopo, nell’87, già malato e volendo ritirarsi, il se*gretario si mise in cerca dell’erede.
    Quello naturale era Pinuccio Tata*rella.
    Giorgio fece però capire allo stato maggiore che preferiva Gian*fry. Tatarella, che amava essere un’eminenza grigia,si dichiarò d’ac*cordo e disse: «Io vesto male e parlo barese. Fini invece, data l’età, non è compromesso col fascismo, è telege*nico, non sgarra una parola. In tv ci farà fare un figurone».
    Il discorso convinse e Gianfry, bello ma vuoto, fu intronizzato alla guida del Msi.
    Pi*nuccio ne divenne il suggeritore e fu la testa che gli mancava fino alla sua morte nel 1999.

    Non sempre però, Fini seguì i con*sigli di Pinuccio, fece molto a capoc*chia e cominciarono le capriole ide*ologiche.
    Nel discorso di insedia*mento da segretario annunciò: «Vi porterò al fascismo del 2000».
    L’an*no dopo (1988), si alleò al fascista francese Jean Marie Le Pen per le ele*zioni europee con grande comizio al cinema romano Adriano.
    Insie*me a Le Pen andò a Bagdad a omag*giare Saddam Hussein che aveva in*vaso il Kuwait riportando in trofeo 85 ostaggi occidentali.
    Nel ’94, pro*clamò Mussolini «il più grande stati*sta del secolo».

    Sceso in politica il Cav (1994), si alleò con lui, uccise il Msi, fondò An con la «svolta di Fiuggi» e cominciò la fase antifascista.
    Fu un crescendo impressionante, tutto personale, a dispetto di molti dei suoi.
    Mise il marxista Gramsci tra i lari di An e scoprì i valori della Resistenza. Ospi*te in Israele nel 2003, divenne un an**tifascista furibondo.
    Disse: «Il fasci*smo è il male assoluto».
    Aggiunse, per la gioia dei reperti repubblichini di An, Mirko Tremaglia in testa: «Sa*lò fu una pagina vergognosa».
    Poi continuò su questa strada solitaria.

    Nei 13 anni (dal ’95 al 2008) in cui guidò An si comportò come un satra*po orientale.
    Convocò un solo con*gresso a Bologna nel 2002. Nel frat*tempo, prese a odiare il Cav accusan*dolo di fargli ombra mentre gli dove*va tutta la luce in cui si crogiolava: dalla sopravvivenza politica, alla vi*cepresidenza del Consiglio, il mini*stero degli Esteri,fino all’attuale pre*sidenza della Camera. E proprio lui, il Tutankhamon di An, imputò il Ber*lusca di cesarismo, sostituendolo ai comunisti come peggior nemico.

    Le sue manovre per scalzare il Cav cominciarono presto. Già nel ’96, preferì le elezioni anticipate a un go*verno di tregua e d*i riforme istituzio*nali presieduto da Antonio Maccani*co.
    Gli mise continuamente i basto*ni tra le ruote, tanto che il Cav, favo*revole al tentativo, esclamò: «Fini ha quella passione per il dettaglio politico che io non ho. È bravissimo nella dialettica quotidiana, io inve*ce detesto le battute del giorno per giorno».
    Casini dette manforte a Fi*ni e si andò al voto.
    Per il centrode*stra fu una batosta. Il Berlusca com*mentò: «Mai fidarsi dei professioni*sti della politica».
    Anni dopo, ripen*sando al suo fallimento, Maccanico lo spiegò così:«Fini aveva un’illusio*ne: voleva andare a elezioni perché pensava di essere più forte di Berlu*sconi ».

    Gianfry ci riprovò alle euro*pee del ’ 99 con l’Elefantino, l’allean*za di An con Mariotto Segni.
    Pensa*va che congiunti avrebbero avuto più voti del Cav, ribaltando i rappor*ti di forza interni.
    Non solo restaro*no venti punti sotto Fi ma presero insieme il 10,3 per cento dei voti con*tro il 15,7 della sola An nelle politi*che di tre anni prima.
    Di tutti i successivi sgambetti di Gianfry al centrodestra, immagino che avrete ancora la memoria fre*sca.

    Quanto basta per non avere nes*sun interesse per quel che dirà do*mani a Mirabello.

    dalla pg. 1 e pg. 2 de ilgiornale.it 04 09 2010

    saluti

  5. #5
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    Predefinito Rif: Un cavallo di Troia nel centrodestra.

    Ma la domanda della vedova di Almirante ??
    La mia Libertà equivale alla mia Vita

 

 

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