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Discussione: Anglica catholica

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    Predefinito Re: Anglica catholica

    https://www.radiospada.org/2018/03/m...ns-r-h-benson/

    Maghi, fantasmi e sedute spiritiche in un brano apologetico di mons. R. H. Benson

    citazione a cura di Luca Fumagalli

    Continua con questo brano il viaggio tra le pagine migliori de “I necromanti”, romanzo del 1909 scritto da mons. Robert Hugh Benson e dedicato ai pericoli per l’anima connessi allo spiritismo e alle pratiche magiche.

    Senza dire nulla a Maggie o alla madre, Laurie si reca a casa di Lady Laura Bethell presso cui si trova anche Mrs. Stapleton. Le due amiche hanno organizzato una seduta spiritica presieduta da Mr. Vincent, il celebre medium. Laurie, sin dal primo istante, rimane abbagliato dal carismatico uomo. Forse può davvero essere la persona giusta per farlo ricongiungere con Amy, la promessa sposa scomparsa prematuramente.

    «Mr. Vincent», annunciò il domestico.

    Avanzò nella stanza una figura d’uomo piuttosto bello, molto meglio vestito di quanto Laurie si aspettasse, e del tutto diversa dalla tipologia del folle e sconcertante ministro del culto vestito di panno che si era aspettato. Invece, si trovava davanti un uomo alto, un po’ curvo, incline alla pinguedine, con una barba riccioluta color grigio, sopracciglia piuttosto sporgenti e un’alta fronte, dalla quale lo stesso tipo di peluria grigia e ricciuta stava cominciando a ritirarsi. Portava una redingote di buon taglio e pantaloni neri, col colletto adatto al periodo e una cravatta scura.

    Lady Laura era in grande agitazione per l’accoglienza: sventagliava raffiche di brevi frasi mentre lo guidava al posto a sedere, lo presentava, e infine gli piazzava in mano una bevanda.

    «È troppo gentile da parte vostra», disse; «troppo gentile, con tutti i vostri impegni… Questi signori sono molto ansiosi… Mrs. Stapleton ovviamente la conoscete… E starete qui a parlare con noi… come amici… non… No! No! Nessun discorso formale… solo poche parole… e ci permetterete di farvi delle domande…»

    E così via.

    Nel frattempo Laurie osservava attentamente e da vicino il sommo sacerdote, ed era del tutto incapace di scorgere qualcuna delle sgradevoli caratteristiche che si aspettava. Quello stava seduto a suo agio, senza egocentrismo, arroganza né ostentata umiltà. Aveva un paio di occhi piacevoli, acuti e piuttosto gentili; inoltre la sua voce, quando disse qualche parola in risposta alla loquacità di Lady Laura, era di quella risuonante morbidezza che è sempre deliziosa da udire. In effetti, tutto il suo comportamento e la sua personalità erano quelli di un uomo nella media – avrebbe potuto essere un editore o un avvocato in pensione – un uomo di famiglia con un modo di vivere sobrio e doveri ordinari, ai quali adempiva nello stile del suo carattere: sano, gentile ma singolarmente forte. Laurie non sapeva se dirsi gratificato o contrariato. Avrebbe quasi preferito una selvaggia creatura che roteava gli occhi, avvolta in un manto; però si sarebbe sentito segretamente divertito e pieno di disprezzo per un uomo simile.

    «La seduta di domenica è cancellata, comunque, Lady Laura», disse il nuovo venuto.

    «Davvero! Come mai?»

    «Oh! C’è stato un malinteso per le stanze; è stato un errore della segretaria; non prendetevela con me».

    Lady Laura espresse perplessità e disappunto, e Mrs. Stapleton le fece eco. Era troppo scocciante, dissero, troppo una provocazione, proprio adesso, che “Annie” era così compiacente. (Mrs. Stapleton spiegò cortesemente ai due giovani signori che “Annie” era uno spirito che recentemente aveva fatto molte rivelazioni interessanti.) Cosa si sarebbe dovuto fare? Non c’erano altri posti?

    Mr. Vincent scosse il capo. Era troppo tardi, disse, per prendere accordi adesso.

    Mentre le signore continuavano a cianciare e Mr. Jamieson[1] ad ascoltare dall’estremo bordo della sua sedia, Laurie continuò a commentare mentalmente. Si sentiva decisamente confuso dalla marcata differenza tra il profeta e le sue discepole. Queste erano tanto inconsistenti quanto l’altro riusciva impressionante, grazie al metodo più ordinario di tutti, che è anche quello più difficile da fingere se non lo si possiede: la sua pura personalità umana. Laurie non riusciva ad afferrare il minimo comune denominatore dei due aspetti. Tuttavia quest’uomo tollerava queste donne e, in effetti, sembrava assai gentile e amichevole verso di loro.

    Pareva possedere quel genere di competenza che viene dal fatto di avere un buon sistema di idee e una completa certezza a riguardo.

    E alla fine giunse una pausa. Mr. Vincent posò la tazza per la seconda volta, rifiutò una ciambella al burro, e attese.

    «Sì, fumate pure, Mr. Vincent».

    L’uomo estrasse il suo portasigarette, sorridendo, e offrendolo ai due uomini. Laurie ne prese una; il prete rifiutò.

    «Dunque, Mr. Vincent».

    Di nuovo quegli sorrise, in modo un po’ imbarazzato.

    «Ma niente discorsi, avete detto», sottolineò.

    «Oh! Bene, sapete cosa intendo; proprio come amici, sapete. Trattateci tutti così».

    Mrs. Stapleton si alzò, si avvicinò al cerchio dei presenti, si rimise a sedere di nuovo e cadde in un profondo silenzio.

    «Bene, cosa vogliono sentire questi signori?»

    «Tutto – tutto», esclamò Lady Laura. «Dichiarano di non sapere assolutamente niente».

    Laurie pensò fosse giunto il momento di spiegarsi un po’. Sentiva che non gli sarebbe piaciuto giocare con un vantaggio sleale nei confronti di quest’uomo.

    «Dovrei solo dire questo», disse. «L’ho già detto a Mrs. Stapleton. È questo. Devo confessare che per quanto mi riguarda non sono uno che ci crede. Ma non sono neanche uno scettico. In questa faccenda sono solo un autentico agnostico. Ho letto diversi libri; e sono rimasto impressionato. Ma c’è molto in essi che mi appare insensato; forse farei meglio a dire che non lo capisco. Questa faccenda della materializzazione, per esempio… Capisco che le menti dei morti possano influenzare le nostre; ma non vedo come possano influenzare la materia – per esempio grattando sul tavolo, e ancor più apparendo, e rendendoci capaci di toccarli e vederli… Penso sia questa la mia posizione», concluse piuttosto debolmente.

    Il fatto è, che era un po’ sconcertato dagli occhi dell’altro. Erano, come ho detto, occhi gentili e acuti, ma avevano un anche una grande forza. Mr. Vincent sedeva immobile durante questo breve discorso, limitandosi a guardarlo, in modo del tutto inoffensivo, ma con l’effetto di far sentire il giovane come un insolente e bizzoso ragazzino che tenta di spiegarsi.

    Laurie si appoggiò sulla schiena e aspirò la sua sigaretta con una certa foga.

    «Capisco perfettamente», disse la voce rassicurante. «Siete in una posizione assolutamente ragionevole. Vorrei che tutti fossero altrettanto di larghe vedute. Posso dire qualche parola?»

    «Prego».

    «Beh, è la materializzazione il vostro cruccio, giusto?»

    «Esattamente», rispose Laurie. «I nostri teologi ci dicono – detto per inciso, sono cattolico». (L’altro si inchinò leggermente) «I nostri teologi, credo, ci dicono che una cosa del genere è impossibile, salvo che in particolari circostanze, come nella vita dei santi, e simili».

    «Siete tenuto a credere tutto quel che i teologi dicono?» chiese l’altro con tranquillità.

    «Beh, in effetti sarebbe molto avventato…» attaccò Laurie.

    «Esattamente, vedo. Ma che ne dite di prenderla dall’altro verso, e provare invece a scoprire se queste cose realmente accadono? ».

    [1] Un sacerdote che, incuriosito dalla fama di Mr. Vincent, ha deciso di partecipare alla seduta.

    (Brano tratto da: R. H. BENSON, I Necromanti, Verona, Fede & Cultura, 2012)

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  2. #32
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    Predefinito Re: Anglica catholica

    [NOVITÀ IN LIBRERIA] Mons. R. H. Benson racconta la gloria e la disperazione dei Tudor

    La casa editrice Gondolin ha appena dato alle stampe Gloria e disperazione dei Tudor, volume che raggruppa Il trionfo del re e La tragedia della regina, due dei romanzi storici più belli di mons. Robert Hugh Benson (1871-1914), noto al grande pubblico per aver firmato quel capolavoro della letteratura cattolica che è Il padrone del mondo.

    Il trionfo del re (1905) tratta con acutezza psicologica il dramma di una nazione chiamata a scegliere tra l’eresia e la Fede dei padri. Il motivo unificante delle vicende che, a mosaico, compongono la trama, è la spoliazione dei monasteri causata dall’ambizione e dell’avidità di Enrico VIII, l’ex defensor fidei rivoltatosi contro Roma. L’esito è una brillante operazione di revisionismo storico che ha come fine quello di dimostrare la corruzione originale del protestantesimo inglese, nato esclusivamente per assecondare gli smodati appetiti del lussurioso sovrano.

    Ambientato tra il 1533 e il 1540, il libro descrive il conflitto tra due fratelli appartenenti alla famiglia aristocratica dei Torridon. Sulla sfondo della contesa tra il Papa ed Enrico, Christopher, monaco fedele alla causa cattolica e intenzionato a rispettare la sua vocazione, fronteggia Ralph, ambizioso servo del potere, tanto accecato dal miraggio di una rapida carriera a corte da mettere da parte ogni scrupolo, giungendo persino a rifiutare la mano di Beatrice, la donna che ha sempre amato. Tra intrighi e misteri, tra aiuti provvidenziali e colpi bassi, il duello tra i due Torridon correrà il pericolo di risolversi in una lenta e inesorabile caduta nel baratro del peccato.

    Il trionfo di Enrico VIII è, in realtà, passeggero e infecondo. Nel sorriso arrogante del re è dipinta la miseria di un uomo che ha sacrificato l’anima per uno strapuntino di potere. Il sovrano persegue con lucidità il suo progetto tirannico, non tollera che qualcuno possa mettere in discussione la sua volontà e non esita a eliminare chiunque tenti di sbarragli la strada. Per raggiungere i suoi scopi usa un’arma più efficace della violenza: la burocrazia, in grado di nascondere agli occhi del popolo i grandi cambiamenti in atto, ammantando di legalità e di rinnovamento spirituale i vizi del bolso Tudor.

    Accanto a lui si muovono nell’ombra figure meschine e ambigue come l’ex prete Layton, oscenamente impegnato in prima persona nel saccheggio dei monasteri, e il fedelissimo cancelliere Thomas Cromwell, sempre attento a soddisfare ogni capriccio di Enrico da cui, ironia della sorte, verrà poi tradito e ucciso nel 1540.

    Dalla parte opposta si ergono come giganti i veri trionfatori del libro. Sono i martiri – su tutti Thomas More e il cardinale John Fisher – che, sacrificandosi per affermare i diritti di Cristo e della Chiesa, hanno ottenuto la santità, l’unica vera vittoria. Attraverso il loro gesto passa il riscatto della nazione: come agnelli sacrificali versano il sangue per redimere un intero popolo dai suoi peccati.

    La tragedia della regina (1906) racconta invece la dolorosa storia di Maria Tudor, narrata attraverso gli occhi di Guy Manton, un universitario venuto a servirla a corte dopo il matrimonio con Filippo II di Spagna.

    La miseria e la disperazione caratterizzano l’esperienza politica di una regina che non è in grado di comprendere l’umore del suo popolo, per nulla contento del ristabilimento della vecchia religione e piuttosto infastidito dai metodi sbrigativi che impiega per eliminare i ribelli e i dissidenti (da qui il tristemente famoso appellativo di “sanguinaria”). Il romanzo, interessato a recuperare i dettagli più nascosti della complessa personalità della sovrana, termina con la morte di Maria nel 1558, descritta dall’autore con un sorprendente espediente letterario, ricavando le immagini finali direttamente dalla mente della donna.

    Il libro è una sorta di lungo studio psicologico, incentrato principalmente sul dramma personale della regina, a cui fa esplicito riferimento il titolo. Nonostante abbia sempre agito per il meglio e fatto di tutto per riportare il cattolicesimo in Inghilterra, Maria è inesorabilmente destinata alla sconfitta; la rovina a cui l’ha condotta una politica inefficace, il fallimento delle aspirazioni amorose e la rabbia di dover lasciare il trono a Elisabetta – con il rischio, poi rivelatosi realtà, di una nuova politica di protestantizzazione del paese – sono gli elementi che imbastiscono una tragedia che è privata e collettiva.

    Nel fallimento politico affondano e danno frutto i semi della santificazione personale. La regina, il cui nome evoca quello della Madonna, ritrova la forza solamente sul letto di morte, quando scorge una forte identità con i patimenti subiti da Cristo: la sconfitta su questa terra è l’anticamera per la vittoria nell’eternità. Accade l’esatto opposto di quanto descritto ne Il trionfo del re che, con La tragedia della regina, costituisce una sorta di dittico speculare.

    La storia inglese del XVI secolo rappresenta, in piccolo, quella dell’intera umanità, perennemente in bilico tra mondanità ed eternità, tra dannazione e salvezza. Dunque, leggere Gloria e disperazione dei Tudor non significa solo fare un tuffo nel passato, quando tanti cattolici ebbero a soffrire a motivo della loro Fede, ma è soprattutto una preziosa occasione per fare i conti con se stessi, un invito a combattere il peccato che è in noi, quello stesso male che su larga scala ha permesso lo scisma anglicano e tutte le violenze che ne sono seguite.

    Il libro: R. H. Benson, Gloria e disperazione dei Tudor, Verona, Gondolin, 2019, 736 pagine, 29 euro.

    Luca Fumagalli

    Fonte: https://www.radiospada.org/2019/02/n...one-dei-tudor/

  3. #33
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    Predefinito Re: Anglica catholica

    Ottima idea questo thread

  4. #34
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    Predefinito Re: Anglica catholica



    Conferenza tenuta il 13 dicembre 2016 all'Università Cattolica del Sacro Cuore a MIlano

  5. #35
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    Predefinito Re: Anglica catholica

    Una pausa francese



    507° Conferenza di formazione militante a cura della Comunità antagonista padana dell'Università Cattolica del Sacro Cuore tenuta il 24 agosto 2018, festa di San Bartolomeo

    Relatore: Luca Fumagalli Introduce: Piergiorgio Seveso

 

 
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