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Quasi 400 persone riunite per un evento alla Casa del Fascio (la mostra Ragione e Sentimento organizzata venerdì 25 gennaio dall’Associazione Segreta Isola), da un lato. E, dall’altro, la sconfortante notizia – anticipata su queste pagine – dello “scippo” da parte di Varese (o sarebbe meglio dire “regalo” da parte di Como?) dell’Archivio del Moderno di Mendrisio, che sembrava destinato ad approdare nell’edificio dell’ex Uli.
Impossibile a questo punto non vedere allontanarsi sempre di più il progetto (giusto o sbagliato che sia) di creare un polo espositivo e culturale intorno e dentro la Casa del Fascio. Progetto benedetto, cosa non da poco, anche dal programma di Governo di Matteo Salvini in cui si parlava di trasformare “Palazzo Terragni (sic!) insieme agli edifici adiacenti nel più grande museo di arte moderna, architettura e design del Nord Italia”.
“Abbiamo cercato di fare di tutto ed eravamo a un passo dal riuscirci – commenta sconsolato Attilio Terragni, tra i primi sostenitori di questa idea e pronipote di Giuseppe – era una cosa praticamente scontata, come riuscire a portare i würstel in Germania, per dire. E siamo riusciti a perderla” .

Cosa avrebbe significato?
Sarebbe stato un cambio a livello di professionalità senza la quale Como è destinata a diventare un paese. Io sono molto contento che portino il Giro d’Italia in città ma non è quello che porta professionalità.
Siamo all’altezza? Possiamo continuare a sognare un museo alla Casa del Fascio o meglio arrendersi?
Dobbiamo toglierci dalla testa l’idea che possa essere un Ente pubblico a gestirla perché verrebbe fuori un disastro come per tutto il resto. Occorre individuare un comitato internazionale di altissimo profilo che sostenga questa iniziativa e trovi un’istituzione prestigiosa che la gestisca. Se ho una squadra di calcio parrocchiale non posso pensare che un grandissimo giocatore venga a giocare da me. Servono competenze e professionalità per trovare chi gestisca un progetto del genere.

A Como non ci sono?
La cultura a Como si è appiattita sul turismo, sui numeri. I comaschi non si battono sulla cultura, non ne hanno ancora capito bene i vantaggi. C’è questa idea che se fai cultura non devi essere competente. E poi succedono queste cose.

Per incompetenza?
Non è stata cattiva volontà, semplicemente qualcuno non ha capito. Questa è la caratteristica di Como sulla cultura. Non è cattiva volontà, è che non ci arrivano.