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Discussione: Il "paese" di m. non si fa mancare neppure la guerra civile. Inevitabile e necessaria

  1. #1
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    Predefinito Il "paese" di m. non si fa mancare neppure la guerra civile. Inevitabile e necessaria

    https://www.maurizioblondet.it/ci-ma...-la-regaliamo/

    Ci mancava solo una guerra civile. Magari ce la regaliamo.
    Maurizio Blondet 15 Febbraio 2019 199 commenti

    Calma, non ci sarà nessuna “secessione dei ricchi”, nessuno “Spacchitalia”, nessuna autonomia delle regioni del Nord. Se c’era un tentativo, è già stato bloccato. Ma soprattutto perché cosa volete che faccia questo governo? Non è riuscito a togliere ai Beneton il losco affare delle autostrade. Nemmeno a cambiare un nome a Bankitalia, hanno solo abbaiato facendosi nemico il potente che hanno osato criticare e resta al suo posto anzi è promosso. Ormai dobbiamo saperlo: questo governo abbaia e non morde. Ha abbaiato alla UE e poi si è piegato. A Draghi. A Mattarella. Si è fatto insultare all’europarlamento. Ha strillato le sue sfide – irritando e preavvertendo gli avversari delle sue mosse, quindi preparandoli a schiacciarlo – per poi mettersi in riga, secondo ordina il Quirinale. Non usa nemmeno la maggioranza parlamentare per cambiare l’obbligo del deficit 3 per cento, nemmeno per modificare il sistema delle aste pubbliche. Non decide una sola opera, una sola infrastruttura da rinnovare – tutto bloccato dal primitivismo grillino decrescitista. Solo urla e grida, poi l’obbedienza. Hanno fatto credere a un programma, ma ne avevano un altro – o nessuno. Da quando Savona è stato mandato via (a proposito: perché l’avevate chiamato?), è chiaro che il governo, essenzialmente 5 Stelle, esegue autisticamente il programma di decrescita e de-industrializzazione che completerà la rovina economica. Sotto il controllo di Mattarella, di Bruxelles e di Draghi.


    Caltagirone è allarmatissimo

    Patrioti, improvvisamente.
    Quindi non avverrà nessuna autonomia regionale. Mattarella non permetterà mai che si assottiglino i miliardi che vanno – più che al Sud – a Roma e la ingrassano di stipendi statali giganteschi (minimo 4 mila al mese dei commessi del Parlamento di prima nomina) per i i figli e nipoti di lorsignori, che sono tutti a posto e in carriera. Ma è stato interessante aver sentito i toni dei governatori, dei giornalisti, dei politici, dei comuni cittadini del Sud. Toni da guerra civile. Rabbiosi. Pronti a prendere le armi per schiacciare la secessione. E’ bello vedere che hanno trovato finalmente una causa, odiare i lombardi e i veneti. Esprimere un rigurgito di rancore e avversione per lombardi e veneti unendoli nell’odio. De Luca, governatore della Campania: “Pronti a tutto per bloccare l’autonomia- siamo pronti alla Corte Costituzionale, alla mobilitazione sociale, alla lotta”…”e inoltre: “Lo spirito che abbiamo è di un nuovo Risorgimento se vanno avanti spinte destinate a disgregare l’unità del Paese”. Ma come, dopo aver detto e raccontato che del Risorgimento il Sud è stato vittima sfruttata all’osso, ne diventano difensori.

    Calma, neo-patrioti; calma, neo-risorgimentali pronti alla lotta (complimenti per l’energia, finalmente) .

    La secessione è immaginaria, ma la violenza delle reazioni è concreta, reale. Rabbiosa. Piena di odio vero. Delirante a volte.

    Video incorporato

    Pietro
    @pietro51868771
    Si spera in un #Governo @[email protected]! 🇮🇹#FI= #Mafia#PD= #Corrotti & #Psicopatici#LegaSalvini= #Salvini è cambiato ma i suoi parlamentari #NO, usano INSULTI e MANINE contro il #SudItalia & Vogliono spaccare l'#Italia con le autonomie delle regioni.#SpaccaItalia

    3
    13:11 - 14 feb 2019
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    Non voglio polemizzare. Ma se Pino Aprile ha ragione; se davvero “lo Stato italiano dà al Sud 85 miliardi in meno che al Nord , e 6 miliardi di meno all’anno di investimenti”, se “a Matera aspettano ancora il treno, e in Sicilia ci vogliono 14 ore”, allora è il Sud che deve esigere di staccarsi dal Nord che lo sfrutta; perché allora si terrà i miliardi che oggi esso, dissanguandosi, versa a Lombardia, Veneto, Piemonte….perché non lo fa? Perché non fate voi la secessione, ed in fretta?

    Delirante anche Lucio Caracciolo: “Al nord italia si dimentica che il mercato meridionale vale il triplo delle esportazioni del nord nei paesi UE.” Come se dopo l’autonomia di Lombardia a Veneto, essi smettessero di “esportare” al Sud; o vuol dire che il Sud si servirà presso altri fornitori? Quali? In ogni caso, sarebbe bene che lo facesse, così avrà il suo riscatto dal Nord sfruttatore. Lo faccia. Importi direttamente dalla Germania, dalla Francia…o dal Marocco.

    Video incorporato

    Alessandro Del Prete
    @alexdelprete
    Lucio Caracciolo: "Al nord italia si dimentica che il mercato meridionale vale il triplo delle esportazioni del nord nei paesi UE."

    220
    19:09 - 23 set 2017
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    Sono deliri, perché rivelano un’impressionante ignoranza di economia, un’assoluta mancanza di cultura economica e industriale. Se Matera aspetta ancora il treno da un secolo, è perché Matera non produce ed “esporta” (né importa) abbastanza beni o servizi (turismo?) da giustificare economicamente una linea ferroviaria. II Ponte di Messina non è stato realizzato, per la semplice e triste ragione che la Sicilia non produce merci e beni, o servizi (turismo) in volumi tali da giustificare l’investimento. Basta qualche traghetto. E parlare dei miliardi che “lo Stato” darebbe “in meno” al Sud, è semplicemente demenziale; sono investimenti necessari alla produzione industriale – se “lo Stato” li rovesciasse sul Sud, distruggerebbe le eccellenze produttive del Nord (di cui anche il Sud beneficia, con i trasferimenti dalle regioni “ricche”) e sarebbero un puro spreco – anzi un altro regalo alle cinque mafie regionali, perché non ci sono industrie – né le mafie, benché miliardarie, danno segno di saper gestire, che so, il turismo, come Cosa Nostra seppe gestire Las Vegas. Avessero fatto almeno quello, il Sud sarebbe una fonte di reddito, non una pompa idrovora di redditi altrui.

    Ma comunque tranquilli, meridionali armati, non succederà quello che temete. Resta solo qualche filosofica considerazione da fare, a futura memoria, per gli storici che si chiederanno come mai in Italia le cose andarono selvaggiamente e gli italiani persero l’occasione storica del governo “sovranista” per sgozzarsi in una guerra civile.

    Quando la Lega diventa partito “nazionale” – il M5S si fa meridionale.
    Vedranno che mentre Lega, da partito “del Nord” e potenzialmente secessionista (a parole, calma….), era diventato un – anzi, “il” partito nazionale – il 5 Stelle s’era sempre più vestito e travestito da Partito del Sud. Identificandosi, e promuovendo apertamente, i peggiori difetti storici e tipici del Sud, persino in modo caricaturale: la “decrescita felice” come velleità di sostituire l’Ilva con la coltivazione delle cozze, il reddito di cittadinanza come speranza di campare nell’irrealismo assistito, la deindustrializzazone di un Sud già privo di industrie, fino all’adesione al secessionismo interiore del “pezzente gran-signore” che ho tratteggiato in un articolo precedente: gente che si vanta di risparmiare 90 milioni coi tagli ai parlamentari, e poi non si fa scrupolo di spendere dieci miliardi non per i poveri da sollevare, ma per pagare le penali alle petrolifere per il blocco delle piattaforme, o ai francesi per il blocco della Tav.

    Il movimento grillino è diventato in tutto e per tutto una “Lega Sud” mentre la Lega cessava di essere “Nord”.

    Marcello Veneziani (che è pugliese) constata disperato la deriva di questa Lega Sud, identificandola nel velleitarismo irrealistico:

    “La rivoluzione a volte è necessaria, ma deve avere idee e uomini alternativi al potere in carica. E invece i grillini non hanno né le une né gli altri. Hanno poche idee e sbagliate, che poi idee non sono ma velleità, propositi irrealizzabili e grossolani. E sul piano degli uomini non hanno nessuno con cui sostituire i potentati dopo il repulisti; e si vede ogni giorno. Sono un grumo di no, un cassonetto di rifiuti, una pesca random per le nomine, più l’assalto ai forni come fonte di reddito per i poveri. Così non fanno nessuna rivoluzione, ma si limitano solo a sfasciare l’assetto preesistente”

    Il secessionismo interiore dei grillini si è manifestato nella volontà di imporre al Nord, come ricetta unica e senza adattamenti alla situazione industriale specifica, né al clima morale vigente qui, i loro programmi: decrescita, nessun investimento in infrastrutture, assegno assistenziale – tutto ciò che nel Nord viene vissuto come un ostacolo gravissimo alle necessità di competizione produttiva, che aggrava un tessuto industrial già depauperato de 20% dalla crisi austeritaria indotta da Berlino, un inceppo che condanna al sottosviluppo un’area che riesce ancora a battersi vittoriosamente nei ceppi dell’euro – e il cui declino farebbe male anche al Sud, ovviamente, perché assottiglierebbe gli introiti fiscali e i trasferimenti – ed è incredibile che non lo si voglia capire, ma è la psicologia da “pezzente gran-signore” che non ha i centesimi, ma dilapida i miliardi.

    Occorre ricordare perché si sono uniti in un contratto improbabile due partiti così diversi, con due mentalità opposte e persino estranee l’una all’altra? Per liberarsi dall’UE, o almeno così credevamo. Per questo lo abbiamo salutato come il miglior governo possibile. Come in un CLN , una volta riconquistatala libertà, i due partiti sarebbero tornati ad opporsi – in un paese sovrano.

    Quale interesse nazionale? Ne abbiamo tre
    Annullato questo programma – o mai esistito – è inevitabile che il tema della “secessione” si sia posto. Al Sud non meno che al Nod, se i grillini volevano la chiusura dell’Ilva e il suo rimpiazzo coi mitili, senza considerare che altri concittadini, a Nord, avevano bisogno dell’acciaio nazionale e di quelle competenze industriali.

    In pochi mesi, abbiamo constatato che non esiste un’Italia, ma ne esistono tre o quattro. Lo dimostrano le concezioni assolutamente contrastanti di quel che si chiama “interesse nazionale”: sul Venezuela le posizioni dei grillini sono contrarie a quelle di Salvini, e così sulla Tav, sul gasdotto, sulle piattaforme nel Mediterraneo. Tolto il solo vero motivo unificante, la mancanza di una visione politica comune è venuta in primo piano.

    Niente di male. Lo sappiamo da sempre che l’Italia non è una, che è stata unita a forza – sotto una dinastia che non parlava italiano – dalle stesse massonerie che unirono (a forza) serbi, croati e sloveni – e che la patria è morta l’8 settembre del ’43. Quando non si è d’accordo su cosa sia l’interesse nazionale, la sola cosa ragionevole è separarsi. Come hanno fatto i flemmatici cechi e slovacchi, se possibile,ossia senza spararsi addosso. O sennò sparandosi, come servi e croati.

    Meglio di questa marcescenza e litigio parlato e rissa urlata ma senza fatti, con cui ci sfiniscono come cittadini, mentre ci lasciano in balia della terza pseudo-nazione emergente con tanta evidenza dal 4 marzo, quella che ha un altro – terzo – “interesse nazionale”: quelli che si mettono al servizio della UE. Quelli che hanno approvato l’insulto e l’umiliazione di Verhofstadt – quelli per cui l’interesse nazionale è servire i Verhofstadt e il futuro banchiere centrale che sarà un tedesco o un lettone e ci imporrà più austerità e disoccupazione.

    Verhofstadt ci ha deriso per il motivo enunciato nel nostro inno erroneamente detto nazionale: Perché non siam popolo, perché siam divisi”. Quelli del terzo interesse nazionale sono ovviamente i più forti. Hanno il Colle, la Banca, il deep state, hanno l’appoggio straniero – a cui hanno già consegnato l’oro.

    Basterebbe così. Solo una piccola nota a riprova della mancanza assoluta di cultura – oltre ché industriale – anche di dottrina politica. Lo Stato “unitario” è stato già minato dai nostri politici di quarant’anni fa, quando – su comando massonico di Ugo La Malfa – crearono le Regioni, aprendo senza alcuna necessità storica nuove fonti di spesa pubblica, e affidandone il governo a classi dirigenti locali che sono – e si sono ampiamente dimostrate – peggiori di quelle centrali: com’era ovvio del resto, le competenze di gestione essendo rare in un paese sostanzialmente arretrato e senza cultura politica – e le poche, era giusto fossero al centro. La secessione era già lì in germe. Essa si è realizzata totalmente in Sicilia (mafia),Calabria (‘ndrangheta), Campania (camorra)…..

    In un paese di unità dubbia o incompleta, il governo locale migliore è il sistema che ereditammo da Napoleone: le prefetture, guidate non da non si sa quale “democrazia”, bensì da un prefetto-poliziotto, occhio ed orecchio del governo centrale nei territori, gestore impeccabile e imparziale di strade, ponti, scuole, e ordine pubblico – e alta formazione di personale dirigente di buona cultura politica e senso della patria.

    Sottoscrivo in pieno Guido Grossi:

    “Le Regioni non servono, e vanno eliminate, perché rappresentano una inutile tentazione: un livello amministrativo in grado di minacciare gravemente l’unità statale (come stanno facendo) senza arrivare a portata di sovranità popolare.

    Qualunque italiano vi potrà dire che bisognava abolire le Regioni, non le provincie, come ha fatto Matteo Renzi (con tagli a metà e pasticciati, per cui adesso non si sa bene quali siano i compiti che le Regioni hanno preso alle provincie, che in qualche modo continuano a esistere. Ma in precedenza D’Alema e soci, hanno fatto il danno decisivo con la modifica del titolo 5 della costituzione: per lo scopo di battere Bossi e di prendergli qualche voto, misero le basi di quel “federalismo non leghista” che oggi presenta il conto. Ma finora vi andava benissimo, a voi neo-patrioti. Vi è andata benissimo “l’autonomia”, purché per la Sicilia, la cui classe dominante ha così ampiamente dimostrato di esserne insieme indegna e incapace.

    Consiglio, per divertirsi, di leggere i molti commenti all'articolo.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

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  2. #2
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    Predefinito Re: Il "paese" di m. non si fa mancare neppure la guerra civile. Inevitabile e necess

    https://www.maurizioblondet.it/il-pe...a-in-politica/

    IL PEZZENTE “GRAN-SIGNORE” – SUA PERICOLOSITA’ IN POLITICA
    Maurizio Blondet 7 Febbraio 2019

    Di Battista ha esultato via social giorni fa: “Tagliare gli stipendi dei parlamentari. E quelli di Fazio e Vespa. Risparmi per 69 milioni all’anno”. La felicità per un risparmio di 69 milioni, mentre i grillini sono pronti, senza fare una piega, a darne 470 (di milioni) alle compagnie petrolifere che faranno loro causa per lo stop alle trivelle nell’Adriatico. “E’ una prospettiva che abbiamo già messo in conto e quantificato. La cifra indicata nel Decreto Semplificazioni è di 470 milioni di euro” ha spiegato il sottosegretario dello Sviluppo economico, Davide Crippa, del M5s. Oltretutto, è una valutazione ottimistica, i danni chiesti dalle compagnie possono superare i 2 miliardi. Ma loro, i grillini, pensano di pagarli comunque. Per loro, la politica consiste nell’affermare i loro “principi”. Senza alcun adattamento alla realtà. E coi soldi nostri.

    C’è qualcosa di strano in questo loro modo di valutare il denaro -pubblico – e i loro risparmi. E’ una stranezza che tutti loro condividono, perché giorni fa Di Maio esultava anche lui: “Tagliati 2 milioni ai parlamentari M5S, li mettiamo in dotazione alla Protezione civile”.





    E’ lo stesso Di Maio che – con il suo partito ferreamente compatto dietro – sputa sui 6 mila milioni (per la precisione, 6.238) che la UE ha stanziato per la Tav Torino Lione, ed è pronto a pagare altri 3-4 miliardi di denaro pubblico di penali e spese varie, tra cui l’ampliamento della galleria del Fréjus che risale a Cavour e, se non si fa la galleria per Lione, va necessariamente rinnovata: un paio di miliardi.

    https://www.ilsole24ore.com/art/noti...?uuid=AE199zrG

    Una tale esultanza per aver fatto risparmiare allo Stato 2 milioni come può accordarsi con la disinvoltura con cui questi sono prontissimi a spendere 15 miliardi per un “reddito di cittadinanza” di cui sprecarne tre o quattro per creare centri per l’impiego con l’assunzione e formazione di migliaia di “navigator”? Spreco perché tutti sanno che i centro per l’impiego con relativi “navigator” non servono a nulla laddove gli impieghi mancano (nel Meridione), e l’aver voluto far troppo – contrastare la povertà e insieme far finta di avviare al lavoro i poveri – aggraverà soltanto una macchina statale già del tutto inefficiente; che oltretutto (lo dice l’Ufficio di Bilancio) lascia fuori il 25% dei poveri e sfavorisce le famiglie numerose – che insomma davvero si manifesterà in un colossale spreco di miliardi di soldi pubblici per come è mal concepito?

    Questa sopravvalutazione dei milioni, e indifferenza ai miliardi, è inciso nella psiche di una definita categoria di persone. E’ la psicologia dello spiantato: chi è nato pezzente riesce ancora a concepire “se io avessi un milione”, ma non può nemmeno pensare a cosa significa avere (o spendere) , mille di questi milioni. E’ una cifra fantastica per chi è assuefatto a pensare da povero, una cifra perciò senza valore reale. Dieci miliardi sono più leggeri di 2 milioni, tanto più se sono dei cittadini – o nel caso nostro, datici a prestito dal “mercati” – quindi facili da spendere.

    Nel film L’Oro di Napoli (1954), Vittorio De Sica è un conte napoletano che si è mangiato tutto col gioco d’azzardo. Interdetto dai tutti i casinò, si riduce – nel gran palazzo in rovina, dilapidato – a sfidare ogni giorno a carte – scopetta – il figlio del portinaio, Gennarino, di nove anni.



    Gennarino non vuole, lo fa solo perché ve lo spinge il padre, per tener buono il signor conte. Il punto è che lui gioca bene, e vince sempre. Il signor conte, sempre più irritato, vuole la rivincita, e cerca palesemente di umiliare il bambino facendogli pesare la differenza sociale. “Mi gioco l’intero palazzo, dalle cantine al tetto”, gli rilancia. Ovviamente il palazzo è ipotecato, e lui non può disporne perché è stato interdetto dalla famiglia. Altra sconfitte e il conte stizzito: “Aggiungo al palazzo anche la tenuta di Sparanise, con il frutteto, vigneto, bosco e tutto” – tenuta da gran tempo sparita e divorata dai debiti. Sconfitta dopo sconfitta, il conte pezzente diventa sempre più insultante, superiore e ridicolo: “Al palazzo e alla tenuta aggiungo anche la giacca”, urla. Tanto fa e insulta, il maturo nobile incattivito, che riesce a far piangere Gennarino – il quale essendo semplicemente povero ma non pezzente, sa fin troppo bene che di quelle ricchezze vantate nulla esiste, che lui non ci “guadagna” altro che perdere ore giocare con un brocco, sacrificando il pallone e i compagni che lo aspettano in cortile.



    Una geniale, dolorosa satira dei vizi eterni del Meridione. Perché è in qualche modo inevitabile che la psicologia dello spiantato decaduto sia insediata soprattutto nel Sud. Anche se non solo: Toninelli è di Cremona ma quando dice: “Chi se ne frega di andare a Lione attraverso un buco” , pronuncia una tipica frase da pezzente, ché non trova alcun motivo, lui, di andare personalmente a Lione, dove effettivamente lui non ha niente da fare. Il fatto è che, purtroppo, i 5 Stelle si vivono facilmente come il partito del Meridione spiantato e pezzente, che però – come il conte decaduto De Sica – s’immagina di poter campare di rendita sui suoi tesori antichi, che ha beninteso dilapidato e guastato. Tipica è la forza d’acciaio con cui i grillini volevano la chiusura dell’Ilva di Taranto; spiantati ma signori come il conte De Sica, buttavano via 17 mila posti di lavoro in una zona disoccupazione altissima, e uno strumento necessario alla sovranità nazionale per seguire una fantastizzata “vocazione turistica” già ampiamente compromessa dall’abusivismo. Poi andate a spiegare a napoletano e siciliani che il turismo è la loro vocazione ed ecco che si inalberano: “Volete far di noi dei camerieri!”. Frase rivelatrice del del pezzente interiore: che ignora che esistono mestieri turistici qualificatissimi e ben retribuiti, dalle guide laureate in archeologia ai direttori d’albergo trilingui al cuochi, ma per i quali bisogna studiare – e in fondo, pensa a se stesso solo come cameriere.

    Fateci l’occhio, e riconoscete la psiche del conte spiantato, però con pretese ed orgogli invincibili – e vizi costosi – dovunque. Nel Sud non si vogliono gli inceneritori, ma si spendono da gran signori decine di milioni per esportare la spazzatura in Austria, dove la fanno rendere in energia prodotta. La Regione Sicilia piange miseria e giustamente, si lamenta che ha ferrovie arcaiche che ci mettono dieci ore per andare da Messina a Palermo – ma però ha a disposizione 4 miliardi di fondi europei che non sa spendere (più precisamente non vuole spendere, perché ciò significa assoggettarsi ai controlli europei, ad un rigore contabile che non interessa gli amici). I pugliesi del No-Tap non vogliono un tubo interrato sulla costa per pochi chilometri, ma godono come tutti del gas e dell’energia da comunità moderna. Beppe Grillo fantastica di fonti di energia che vengono dall’aria, non costano e non inquinano; finché “La Scienza” non gliele fornisce non si costruisca una sola centrale. Di Maio ha rivelato d’essere posseduto dalla psicologia stracciona quando ha detto: Quando mi sveglio io penso che ci vogliono 6 ore per andare da Roma a Pescara, non mi sveglio pensando a un buco che collega Torino e Lione”. A parte che ci vogliono tre ore , chi se ne frega di andare a Pescara, se non si è invicnibilmente provinciali?

    Lo spiantato è inaccessibile ad ogni ragione. Ermeticamente chiuso nelle sue quattro certezze, in politica può fare danni per decine di miliardi convinto che però, risparmia perché taglia gli stipendi dei parlamentari e risparmia 96 milioni.

    Vogliamo parlare dello scandalo delle casette per i terremotati nelle Marche? Costate a noi contribuenti fino a 6700 euro a metro quadro: una spesa da gran signori – noi contribuenti ci avremmo guadagnato a spostare i terremotati ai Parioli risparmiando, dato che lì il metro quadro si paga 5.900. Ma alla spesa di gran signori corrisponde forse una casetta da gran signori? Nient’affatto: appena montate cadono a pezzi, i bagni non sono montati, i boiler scoppiano, le pareti si fessurano, i topi le divorano, gli scarafaggi si moltiplicano nell’umidità non sfiatata. Adesso finalmente forse la magistratura comincerà ad occuparsi di questo immane scandalo e spreco pubblico, perché l’Autorità Anticorruzione ha segnalato una serie di subappalto truffaldini a incapaci. Ebbene: anche questo scandalo dipende direttamente dalla psiche del pezzente.

    Infatti, io ricordo perfettamente che appena dopo il terremoto, provarono a proporsi ditte dell’Alto Adige e del Friuli, che le case prefabbricate le fanno da sempre – e a prezzi competitivi, diciamo la metà della cifra di cui sopra, e chiavi in mano. Se si fosse fatto un concorso pubblico, avrebbero vinto quelle, e i terremotati sarebbero a posto. Invece i fabbricanti competenti furono respinti. La Regione e i suoi amiconi palazzinari locali non potevano lasciare ai nordici quello che – da pezzenti – sentono come”il business del terremoto”. E sia pure: ma se non siete capaci di costruire prefabbricati, almeno imparate. Che so, comprate di nascosto una casetta prodotta in Alto Adige, e copiatela. I cinesi avrebbero fatto così. Ma loro, i nostri pezzenti, no. Come il conte spiantato De Sica credeva di essere un giocatore bravissimo, anch’essi sono convinti di non aver nulla da imparare: e infatti non imparano mai nulla. Esiste questa strana, inspiegabile superbia dello spiantato meridionale (o di Toninelli, Fico, Di Battista), questa mancanza di umiltà e neghittoso rigetto dell’andare a scuola, il credersi già “saputi”, che è precisamente la causa che rende irrimediabile il sottosviluppo meridionale (o della Val di Susa) . Perché giapponesi, cinesi, coreani erano sottosviluppati, e se ora sono avanguardie produttive, è perché si sono adattati a imparare – con entusiasmo, umiltà e onestà.

    Come dimostra lo scandalo delle casette dei terremotati, agisce qui il secessionismo meridionale. Una secessione interiore e irriducibile non solo dal Nord – che gli paga i lussi da gran signore decaduto – ma dalla modernità stessa. Il terribile credere che la furbizia e il “tra di noi” spartitorio subappalto dopo subappalto, riesca a coprire le mancanze di competenza tecnica, e a farla franca. Secessione è la ristrettezza di vedute, la microscopicità di visione e di interessi. Prima della disonestà, è la mancanza di orgoglio e dignità che ha indotto i palazzinari appaltanti a fregare – vergogna – dei terremotati, loro concittadini, nella regione che dicono di amare tanto. Li amano tanto ma li fottono. Adesso comincia l’ indagine; alcuni andranno in galera? Ne dubito. Ed ormai il male è fatto, e le spese ammontano a miliardi – per poi far vivere i terremotati stessi da pezzenti.

    Portata nel governo nazionale, questa psicologia è ovviamente pericolosissima. Produce politici che risparmiano 2 milioni e dilapidano con estrema disinvoltura miliardi. Conti De Sica che credono di potersi vendere “l’intero palazzo dalle cantine al tetto”, senza pensare che l’hanno già ampiamente ipotecato alla BCE, ai “mercati”, e a pagare saranno i contribuenti, che più probabilmente si trovano nel Nord. Un Nord che lancia messaggi che costoro nemmeno ascoltano, nemmeno capiscono – perché non studiano. La loro secessione sta in questo.

    Si vede nella Tav. Si vede sul Venezuela: Putin ha un preciso interesse nazionale per difendere Maduro; ma qual è precisamente l’interesse nazionale italiano, il criterio che deve guidare la politica estera? Li guida semplicemente la loro simpatia ideologica mai sottoposta a revisione. Hanno rotto l’unità europea – e ciò non sarebbe un male, se la rompessero anche sul Brexit, che ci riguarda più da vicino, dando la nostra solidarietà a Londra. Hanno insultato il regime francese e non sarebbe un male, se si sapesse cosa guadagnarci. Avrebbero fatto bene a rompere sul deficit al 3 percento, invece si sono vilmente piegati. Il Brexit non è palesemente nei loro interessi di spiantati che pensano da spiantati. Sulla Grecia torturata, non hanno nulla da dire.

    Fanno grande politica estera senza saperlo. C’è da aver paura davvero.

    Sono convinto che questi finiranno per consegnare ai giudici Salvini. “L’abbiamo sempre fatto”, dicono. Sono “i principi” quelli che li guidano, mai il ragionamento. E la secessione sarà un fatto compiuto.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  3. #3
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    Predefinito Re: Il "paese" di m. non si fa mancare neppure la guerra civile. Inevitabile e necess

    https://www.maurizioblondet.it/il-mi...no-pericolosi/

    IL MINISTRO DEI RISCIO’ (Questi sono pericolosi)
    Maurizio Blondet 16 Febbraio 2019 117 commenti

    Posto un twitt del ministro dei Trasporti in carica. Quello che dice di no alle infrastrutture moderne. In compenso, esalta la sindaca grillina Raggi di Roma per aver risolto il problema dei ricsciò.

    Più risciò per la capitale!




    Danilo Toninelli
    ✔ @DaniloToninelli
    Grazie a @virginiaraggi per importante segnalazione su problema che riguarda i risciò a #Roma: mezzi a vocazione turistica che oggi sono inquadrati come #ncc. Seguirò la questione e inseriremo soluzione in imminente riforma #codicedellastrada

    1.040
    18:09 - 13 feb 2019
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    Questo, mentre Roma viene sepolta sotto i suoi stessi rifiuti, dopo l’incendio probabilmente doloso della discarica di via Salaria, e la sua losca e putrefatta azienda della nettezza urbana, AMA, è soggetta a ben due inchieste:

    Roma, raccolta rifiuti flop e rischio dissesto: maxi-inchiesta su Ama
    ROMA > NEWS
    Venerdì 15 Febbraio 2019 di Michela Allegri e Mauro Evangelisti
    Indaga la procura sul pericolo di dissesto finanziario, indaga la Corte dei conti sulla gestione del servizio.

    In procura è stata ascoltata Pinuccia Montanari, ex assessore alla Sostenibilità ambientale, che proprio la settimana scorsa si è dimessa contestando la delibera con cui la giunta Raggi ha bocciato il bilancio 2017 della municipalizzata. La Montanari aveva spiegato: c’è il rischio che così portino l’azienda verso il fallimento o il concordato. Proprio sul bilancio non approvato e sul pericolo che non venga assicurata la continuità aziendale stanno indagando il procuratore aggiunto Paolo Ielo e i sostituti Claudia Terracina e Luigia Spezia (la stessa che segue il fascicolo sull’incendio dell’impianto di trattamento di via Salaria dell’11 dicembre). Gli accertamenti – partiti dopo un esposto depositato ai pm – sono stati delegati alla Guardia di finanza. Anche Lorenzo Bagnacani, presidente dell’Ama che si rifiuta di modificare il bilancio come chiesto dalla giunta Raggi (da cui èstato nominato)….

    L’inchiesta della Corte dei conti è seguita direttamente dal procuratore capo, Andrea Lupi.

    In questo caso il raggio di azione è vasto: viene esaminato il contratto di servizio che regola il rapporto tra Roma Capitale e Ama, si vuole capire se sia stato rispettato e se sia stato fatto tutto il possibile per scongiurare l’emergenza di Natale. Non solo: c’è un altro filone d’inchiesta, sempre contabile, sullo sconto che Ama ha concesso ad Atac sull’ammontare della Tari che l’azienda dei trasporti doveva pagare: 105 milioni di euro.

    Ma il vero macigno che pesa sulla municipalizzata dei rifiuti è quello rappresentato dall’inchiesta sul possibile dissesto finanziario e sul lungo braccio di ferro tra il cda da una parte e Roma Capitale dall’altra, che di fatto sta paralizzando l’azienda, con un possibile danno anche ai creditori. La decisione di sentire Pinuccia Montanari dopo le dimissioni non stupisce, perché ora l’ex assessore può raccontare con più facilità cosa sia successo all’interno del Campidoglio e perché, dal 27 marzo 2018, giorno in cui il Cda approvò il bilancio consuntivo 2017, non sia stata trovata una soluzione. Undici mesi di agonia sono inspiegabili, con il collegio sindacale che in un primo tempo aveva dato parere favorevole al bilancio e poi, a fronte del mancato riconoscimento del debito di 18 milioni da parte di Roma Capitale (che è l’unico socio di Ama), aveva ritirato il sì. Nell’ultimo cda, Bagnacani ha voluto che un notaio fosse presente. Anche questo spiega quanto sia esplosiva questa storia e come l’intervento della procura fosse prevedibile”.

    https://www.ilmessaggero.it/roma/new...a-4300585.html

    Ma per il grillino ai Trasporti, il problema di Roma erano i ricsciò, e la grillina sindaca di Roma lo ha brillantemente risolto.

    Questi sono pericolosi.
    Il ministero dei Trasporti ha a che fare anche con queste cose:





    L’aereo che vedete nella foto è l’Air Force Renzi, che il precedente governante aveva noleggiato da Etihad e accollato ad Alitalia per i voli di Stato.

    Ricordate il titolo esultante de Il Fatto Quotidiano, il giornale dei grillini?

    Air Force Renzi, il premier Conte: “Stop al contratto da 150 milioni per l’Airbus”. Toninelli: “Non ci sarà nessuna penale”.
    Con tanto di foto e video dei due che celebravano il risparmio che avevano fatto fare al popolo italiano.


    Ebbene: sei mesi dopo, l’aereo è ancora nell’hangar di Fiumicino, mentre Etihad ha già aperto attraverso lo studio legale internazionale Hogan Lovells un contenzioso sulla società che gestisce le Mille Miglia (Alitalia è patrocinata da Gianni, Origoni, Grippo, Cappelli & partners). Ed è prevedibile che faccia altrettanto per l’ Airbus 340, accollando ad Alitalia pure la mancata manutenzione. Si rischiano penali da 70 milioni.

    E ieri la Corte dei Conti ha ancora ripetuto a questi, che il paese ha bisogno di investimenti infrastrutturali-

    La Corte dei Conti: “Infrastrutture inadeguate pesano sull’Italia”
    «Il nostro Paese non dispone di un patrimonio infrastrutturale adeguato al suo sistema economico e produttivo. Si tratta di una realtà che incide negativamente anche sulla qualità della vita dei cittadini: i trasporti, la viabilità, le reti di comunicazione, i sistemi portuali, la raccolta e la valorizzazione reddituale dei rifiuti, la sicurezza del lavoro, la manutenzione idrogeologica del territorio sono questi alcuni dei principali settori di sofferenza». Lo dice il procuratore generale della Corte dei conti Alberto Avoli: «la mancanza di congrui investimenti rischia di accrescere ulteriormente il gap, non solo facendo perdere competitività all’Italia ma determinando anche un peggioramento delle condizioni sociali delle comunità».
    Trasporti, viabilità, sistemi portuali sono tutte responsabilità di Toninelli. Ma lui si preoccupa dei ricsiò. E’ perfettamente coerente con la filosofia di Grillo: decrescita felice, oscurantismo No-Tav, tutti sul ricsiò!
    Questi rappresentano l’equivalente del mandarci in guerra in Russia con le scarpe di cartone. I grillini ci hanno portato in guerra con la Francia, con la UE, con la BCE, in ricsciò. Nella loro inadeguatezza e ignoranza della modernità, costoro travolgono nella rovina non solo il Paese, ma l’idea stessa di sovranismo e populismo – e preparano e legittimano quindi l’avvento del governo dei tecnici che ci prenderà i riparmi come c chiede l’Europa. Di fatto, data la loro ignoranza , si sono già messi da soli sotto l’amministrazione controllata di Mattarella, che adesso fa nche il ministro degli esteri trattando con Macron.
    Ora questi dementi irresponsabili si apprestano a completare l’opera di distruzione in questo modo:
    Diciotti, su autorizzazione a procedere per Salvini per M5S deciderà voto online su Rousseau
    Luigi Di Maio ha deciso di affidare la scelta alla base attraverso la piattaforma web: se vince il sì, governo a rischio. Se vince il no, possibili nuovi malumori nell’elettorato pentastellato

    Insomma fanno giudicare Salvini dalla loro banda di fanatici grillini, i 20 mila che si sono iscritti a Rousseau e la pagano , la “democrazia diretta” secondo Grillo – – che sicuramente diranno sì a processare il capo della Lega. Salvini sarà decapitato. Bisogna dar ragione al titolo del Giornale:

    E non lamentatevi dopo, italiani, quando dopo essere stati mandayi allo sbarglio in ricccio è scarpe di cartone, vi deprederanno gli stranieri. Li avete votati voi, questi. Con entusiasmo.


    Ricordatevi italiani: li avete proprio voluti voi. E’ la classe dirigente che vi siete scelti.
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    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  4. #4
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    Predefinito Re: Il "paese" di m. non si fa mancare neppure la guerra civile. Inevitabile e necess

    Il governo del cambiamento non poteva funzionare.
    Per la semplice ragione che non esiste un paese.
    Ennesima illusione per chi non ha ancora capito.
    Ora per Salvini, se non finirà in galera, l'alternativa rimane Berlusconi.
    Quindi...
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  5. #5
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    Predefinito Re: Il "paese" di m. non si fa mancare neppure la guerra civile. Inevitabile e necess

    Interessante, se pur non nuovo, quanto emerge in questi giorni dai dibattiti sull'autonomia.
    Parlo di un vero e proprio odio.
    Non nel senso Nord-Sud, bensì in senso diametralmente opposto.
    Molti di quelli che vivono laggiù non solo lo fanno alle nostre spalle, ben sapendolo, ma pure ci deridono perché qui abbiamo più possibilità.
    E quello che più stride è appunto che pure ci odiano perché vorremmo le nostre ragioni.
    Questo, e solo questo, dovrebbero sapere e capire gli idioti polentoni che tutte le mattine, anziché andare al mare con i figli che non fanno più, si buttano giù dal letto all'alba e si sbattono di fatica fino a sera per mantenere quest'odio.
    Finché non si capirà questo, il deleterio buonismo di cui hanno riempito i nostri fratelli inde...fessi lavoratori, non avremo speranza di libertà, altro che autonomia.
    Eridano and Freezer like this.

  6. #6
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    Predefinito Re: Il "paese" di m. non si fa mancare neppure la guerra civile. Inevitabile e necess

    l'itaglia è stata la cosa peggiore che potesse capitare ai padani ... ma in fin dei conti anche a un po' di meridionali
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  7. #7
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    Predefinito Re: Il "paese" di m. non si fa mancare neppure la guerra civile. Inevitabile e necess

    Citazione Originariamente Scritto da ventunsettembre Visualizza Messaggio
    Interessante, se pur non nuovo, quanto emerge in questi giorni dai dibattiti sull'autonomia.
    Parlo di un vero e proprio odio.
    Non nel senso Nord-Sud, bensì in senso diametralmente opposto.
    Molti di quelli che vivono laggiù non solo lo fanno alle nostre spalle, ben sapendolo, ma pure ci deridono perché qui abbiamo più possibilità.
    E quello che più stride è appunto che pure ci odiano perché vorremmo le nostre ragioni.
    Questo, e solo questo, dovrebbero sapere e capire gli idioti polentoni che tutte le mattine, anziché andare al mare con i figli che non fanno più, si buttano giù dal letto all'alba e si sbattono di fatica fino a sera per mantenere quest'odio.
    Finché non si capirà questo, il deleterio buonismo di cui hanno riempito i nostri fratelli inde...fessi lavoratori, non avremo speranza di libertà, altro che autonomia.
    Dicano quello che vogliono i terrons, se Qualcuno decide autonomia , sarà autonomia .
    Se per diaboliche ragioni è necessario concedere un pò di corda alla Padania , le sarà concessa , solo un cattolico potrebbe non capirlo .
    P.S. L'ultimo articolo di blondet , con il tacere del padre, per non far del male alla madre andrebbe fatto leggere a chi crede che esistano blog antisistema .
    Il Silenzio per sua natura è perfetto , ogni discorso, per sua natura , è perfettibile .

 

 

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