Comandare e seguire



Un catechismo per soldati hitleriani (1934)

di Alfred Kotz






Sul Nazionalsocialismo si è già scritto tanto.

Ci sono persone che fanno le pulci a ogni singola

riga in cerca di qualche se, o qualche ma.

Ma per tante altre persone l’argomento

è quanto di più’ semplice: non hanno bisogno

di leggere proprio nulla. Quando si considera

il Nazionalsocialismo non si tratta di essere

d’accordo o meno su come un problema viene

affrontato in forma scritta. Il Nazionalsocialismo

non e’ un problema. Molti che hanno letto

il “Mein Kampf” di Hitler hanno improvvisamente

scoperto di essere nazionalsocialisti

da sempre, senza saperlo. Di fatto, l’essenza

del Nazionalsocialismo deve essere già presente

in noi prima che possa esprimersi pienamente.

Lo sguardo di noi tedeschi rischia sempre di essere

offuscato o limitato dagli ostacoli più impensati,

dalle condizioni – anche ambientali – più varie.

Ma una volta tolto di mezzo ogni filtro, ogni

inganno, ecco che il nazionalsocialista

in noi emerge di colpo in piena luce. Quanti sono

ormai coloro che hanno creduto per tutta la vita

di essere autentici marxisti per poi ricredersi

all’ultimo momento e capire di aver preso la strada

sbagliata? Un bel giorno hanno capito

di non essere affatto marxisti,

bensì nazionalsocialisti. O al contrario: una persona,

che sotto sotto è una canaglia, può agghindarsi

con tutte le croci uncinate che vuole,

ma non diventerà mai un nazionalsocialista.

Da ciò’ deriva che uno può essere nazionalsocialista

senza saperlo e che nazionalsocialista

non si diventa ma lo si è nel profondo,

nella propria visione del mondo. In questo

ragionamento “nazionalsocialista” non va inteso

come “membro del partito”. Colui che, nell’alveo

di una chiara visione del mondo, reca i tratti

distintivi nazionalsocialisti, può anche esistere

al di fuori della NSDAP, per via di determinate

circostanze.

Le caratteristiche proprie di un nazionalsocialista hanno origine divina:

e’ il Signore che te le infonde nel petto alla nascita.

Detto questo, un uomo può’ diventare soldato hitleriano. Egli dev’essere

però nazionalsocialista nel senso genetico e non solo partitico del termine.

La Germania si attende il massimo dai soldati hitleriani: la dedizione incondizionata

alla grande, sacra idea del Nazionalsocialismo, e un impegno totale, anima e corpo.

Un atteggiamento del genere rappresenta al meglio lo spirito tedesco.

Per questo motivo l’esercito hitleriano conta milioni di soldati.

La vecchia guardia del movimento nazionalsocialista può quindi star certa di una cosa:

a queste rigide condizioni, tutti i soggetti indegni che s’infiltrano nelle nostre file

hanno i minuti contati.

Possono nascondersi per un po’ dietro il loro velo di ipocrisia.

Possono addirittura cercare di erigersi una piattaforma per darsi delle arie e camuffarsi

da persone importanti e influenti.

Ma se vengono a mancare le solide fondamenta dei legami umani di stampo nazionalsocialista,

cioè a dire lindore, onestà, coraggio, mascolinità’ e altruismo, allora un giorno o l’altro questi

farabutti precipiteranno nella loro futilità, nella loro congenita insignificanza.

Non sono soldati hitleriani, né mai lo diventeranno.

Ecco da cosa partiamo per modellare lo spirito delle nostre formazioni.

Non c’è bisogno di prendere in esame l’allenamento fisico.

Voi sapete già, e anche altri sanno bene quali sono gli standard che deve soddisfare

un soldato hitleriano.

Il sangue tedesco porta in sé il gene delle grandi imprese.

L’uomo tedesco prova gioia nel sopportare la fatica e nello sfidare i pericoli.

Nemmeno l’aria soffocante del sistema rachitico che ci siamo lasciati alle spalle

è riuscita a estinguere questa pulsione del sangue tedesco.

Come si spiega altrimenti che in così poco tempo, e in particolare tra i giovani,

questo spirito si sia prepotentemente risollevato?

In fin dei conti, esso non si è atrofizzato nemmeno tra coloro che sventolavano

le bandiere pacifiste del Reich. Abbiamo visto coi nostri occhi qualche borghesone

dell’SPD maledire il “militarismo,, in tutte le salse per poi marciare sulle strade su quattro colonne.

Ciò’ che ci differenzia da queste sottospecie di “soldati” è prima di tutto il senso del nostro esercizio,

il senso stesso della cura della forza fisica, perché per noi la ginnastica

e la scultura muscolare non hanno alcun valore in sé.

Il punto focale è lo spirito che ci riempie l’anima e che noi eleviamo a conoscenza vera.

Attraverso questo spirito è possibile raggiungere i massimi obiettivi:

personalità d’acciaio, solide come statue.

Ecco perché siamo felici di sottoporci a una formazione dura che conduce alla verità,

alla resistenza e alla fedeltà.

Il nostro stile è sempre e comunque uno stile soldatesco.

Il nostro cuore: maschio e virtuoso.

Il nostro amore e la nostra obbedienza appartengono per sempre al nostro Führer.

Il nostro obiettivo incrollabile: la Germania.

Ecco, infine, come si palesa il sublime miglioramento della nostra vita interiore.

Non come facevano i gladiatori romani quando entravano nell’arena pronti a una lotta

senza motivo, e gridavano: “Ave Caesar, morituri te salutanti”

Noi aspiriamo a ben altro: a esser degni di metterci in marcia dinanzi agli occhi

della nazione tedesca qualora il Führer comandi che l’Esercito insorga, e gridare:

“Coloro che sono pronti a morire per la patria ti salutano, Adolf Hitler!”





Comandare e seguire (Italiano/Deutsch)