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    Predefinito Terzo anniversario del crollo dell'economia

    Terzo anniversario del crollo dell'economia



    “QUELLI ERANO I GIORNI, AMICI MIEI. CREDEVO NON FINISSERO MAI”. E NON SONO FINITI.


    Viviamo negli Stati Uniti dell’Amnesia e della memoria selettiva. Mentre discutiamo delle ultime notizie, dimentichiamo facilmente la sequenza di eventi che hanno fatto fallire la banca e ci hanno fatto fallire.

    Tre anni fa, quando l’idea della presidenza di Obama era ancora una fantasia in gentile compagnia, un terremoto non sismico ha iniziato a fare rumore in un modo tale che potevamo a mala pena anticipare. A crollare non state le costruzioni come nell’incubo di Haiti, ma solo il sistema finanziaro. Ed inoltre ci sono ancora pile di macerie ovunque.

    Era l’agosto del 2007 e stavo scrivendo un post sull’avvento del collasso economico anche se sembrava che la nostra economia non potesse far altro che salire.

    Quello che è iniziato con “qualche incidente” – il collasso della New Century Financial, la fine della Bear Stearns – si è trasformato nel dramma della convulsione economica durato un mese, quando la paura è diventata panico gridando all’intervento. Lentamente, come una mela che viene sbucciata, la verità diventava sempre più evidente avvicinandosi al nocciolo. Improvvisamente, una crisi dalla quale molti avevano messo in guardia o temuto aveva iniziato ad emergere. Ad agosto, è esplosa, rovinando le vacanze di molti manager di Hedge Fund negli Hamptons.

    Armate di troppo intelligenti, per metà manager di investimenti, hanno fatto una fortuna alimentando la bolla degli alloggi con pratiche che adesso sono definite come “frode totale” da niente di meno che il presidente della Federal Reserve della presidenza Bush. La maggior parte dei loro traffici e affari sono pasati sotto il radar dello scrutinio pubblico con la stampa che sosteneva la crescita della borsa senza esaminare la struttura precaria sotto quella “STRADA” [in inglese STREET, in riferimento alla borsa di Wall Street, ndt].

    Una settimana prima, la Credit Suisse aveva previsto che in sei mesi ci sarebbe stato un grande crollo della borsa a causa della sopravvalutazione dei titoli. La Fed avvertì una perdita di 100 miliardi di dollari. Il giornale The Guardian riportò: “Alcuni analisti dissero di temere un’ampia stretta del credito se un crollo nella fiducia nel mercato ipotecario degli USA si ripercuotesse in altre parti del mercato obbligazionario.” Un articolo del New York Post indicò che più di due TRILIONI di dollari erano a rischio. Ovviamente, tutto questo è stato offerto come speculativo.

    Ora sappiamo, tutte queste stime hanno sminuito la calamità, spesso di dieci volte tanto.

    Agli inizi di agosto sono andato ad una cena ed ho incontrato un dirigente finanziario che lavorava per una delle aziende di investimento più importanti di Wall Street. Mi ha confessato che la gente che spalava tutti quei prestiti di subprime SAPEVA che molti dei mutuatari non potevano permettersi di ripagarli. Sapevano che miseria avevano causato, ma non li hanno fermati.

    Ho chiesto: “Allora, cos’è successo alla 'due diligence'?” [serie di operazioni di analisi finanziaria di un investitore, tra cui anche quella di un eventuale fallimento, ndt], una delle “discipline di mercato” che questi bancari vanno sempre predicando?

    Ha scrollato le spalle, indicando che c’era talemente tanto da fare che le normali tutele e gli standard erano stati messi da parte o dimenticati. Disse che allora c’erano molte investigazioni interne in corso. Ho pensato, come possiamo permettergli di investigare se stessi? E poi è successo, ad agosto, i giorni da cani, quando, come in accordo con la legge della gravità, quello che era andato su aveva cominciato ad andare giù.

    La AP ha riportato:

    “NEW YORK – giovedì Wall Street ha subito una delle sue perdite peggiori del 2007, portando ad un tuffo del mercato obbligazionario globale mentre gli investitori soccombevano a mesi e mesi di preoccupazioni riguardo ipoteche e mercati di prestiti aziendali.”

    Il 9 agosto, il presidente Bush ha incontrato la stampa per rassicurarci sul fatto che tutto andava bene sul fronte Wall Street. Gli hanno chiesto della “volatilità” del mercato, che è il modo in cui è stato poi descritto il crollo.

    Ha parlato a vanvera, sostenendo, “le fondamenta della nostra economia sono solide. Ne ho menzionate alcune prima. La creazione di posti di lavoro è forte. Gli stipendi al netto sono in crescita. L’inflazione è bassa. In modo alquanto interessante, l’economia globale è forte, il che ci ha permesso di avere più esportazioni, che hanno aiutato la robusta crescita dei numeri del secondo quadrimestre, al 3.4%.

    Un altro fattore al quale guardare è la quantità di liquidità nel sistema. In altre parole, c’è abbastanza liquidità per permettere ai mercati di potrersi correggere? E mi è stato detto che ce n’è abbastanza per permettere la correzione dei mercati.”

    Notare, ha ripetuto quello che gli era “stato detto”. E poi l’ha detto a noi.

    Pochi c’hanno creduto.

    Mentre questi punti del messaggio scorrevano sul gobbo del “decisore”, un uomo d’affare stava commentando sulla sua serpeggiante conferenza stampa sul sito web finanziario Ml-Implode in tempo reale:

    “È stato colpito con un sacco di domande sulle ipoteche, la crisi del credito e sull’economia... ed ovviamente l’economia 'sta andando bene', è stato rassicurato dal Tesoro che 'c’è liquidità in abbondanza', bla bla bla.

    Ma sta inciampando slle sue parole più spesso del solito, evita il contatto visivo, non finisce le frasi… e quando per un attimo divaga, torna alla svelta sul testo è davvero strano da vedere, a dir poco.”

    La storica Carolyn Baker era una delle poche blogger di cui leggevo che sosteneva che questo discorso ambiguo era troppo comune e che che dovremmo tutti impegnarci di più per questi problemi.

    Ha anche notato che pochi nell’angolo della sinistra liberale dello spettro politico avevano una presa salda sui problemi economici “che sospetto derivi da una fondamentale polarizzazione tra l’attivismo e l’intelligenza finanziaria”. La Baker ha iniziato a mettere l’accento sul “ruolo di frode, furto e intento malizioso nel relitto della finanza americana e mondiale che è stata esacerbata”.

    Avremmo visto spesso la parola “relitto” nelle settimane seguenti.

    Questa descrizione proviene dal mio libro “PLUNDER: Investigating Our Economic Catastrophe” [“SACCHEGGIO: Indagine sulla Nostra Catastrofe Economica”, ndt]. Non poteva essere più puntuale, ma è stato ampiamente ignorato. Uscì una settimana prima del collasso della Lehman Brothers, nel momento in cui alcune compagnie di media prevedevano una ripresa.

    Ho continuato ad investigare le pervasive attività criminali che hanno portato al crollo per la realizzazione di un nuovo film e di un libro.

    Tre anni dopo, mentre il problema è stato accennato, è ancora ampiamente ignorato nella maggior aprte dei nostri media e pochi sono I bancari e manipolatori finanziari perseguiti per I loschi affari che hanno fatto affondare l’economia. Il consenso tra coloro coinvolti nel crollo è stato il risultato di una serie di “errori”.

    E tuttavia, il Wall Street Journal ha semplicemente riportato: “Gangster, narcotrafficanti e riclicatori di denaro sembrano giocare il loro ruolo aiutando a minare la stabilità economica dell’eurozona”. Come? Usando banconote altamente denominate. Il capo economista del Citygroup ammette che queste banconote ad alto valore stanno “rendendo l’euro la moneta scelta per l’economia del mercato nero e per tutti quelli che apprezzano l’anonimato nelle loro transazioni finanziarie e nei loro investimenti”. Quant’è sfrontato tutto questo? Quanto pervasivo?

    Oggi pochi vogliono tornare a quell’estate, proprio tre anni fa, quando la perdita finanziaria è iniziata con uno zampillo di ansia che a portato a quei prestiti che ora tanti odiano, ma che allora hanno sostenuto. Il Fortune Magazine ha scritto all’epoca: “A Wall Street piace parlare del suo permettere ai mercati finanziari di eliminare il debole. Ma quando la stessa Street si caccia nei guai, sporge la sua tazzina chiedendo aiuto. E se lo prende”.

    Allora, un lettore scrisse in modo profetico al Wall Street Journal criticando la sua tendenza “a enfatizzare il positivo”, avvertendo:

    “Le cose peggioreranno prima di migliorare… I nostri leader stanno cercando di dividere un castello di carte. Non è un problema di sub prime, è un problema di pignoramento, non è un problema di ipoteche, un problema del emrcato obbligazionario, un problema da fondo speculativo, o un problema di banche... questo è un pieno crollo sistematico della nostra economia... I problemi vengono mascherati e nascosti all’interno di ogni strato delle nosra economia... Una reazione troppo lenta non farà che aggravare questo problema mentre costruisce slancio... non abbiamo idea di quanto male si metteranno le cose”.

    Tre anni dopo, ancora non lo sappiamo. Il recupero non è stao recuperato. Tutto è “in stallo” per usare la phrase du jour. La curva della crescita è piatta. La disoccupazione a lungo termine tormenta il paese ed è in aumento come la bancarotta, mentre i pignoramenti si moltiplicano. I debiti universitari sono fuori dalle classifiche. La fiducia del consumatore è bassa mentre il deficit commerciale è alto. (Il presidente Obama sta disperatamente stimolando le vendite oltremare di armi americane.) il panorama immobiliare è miserabile. Il presidente della Fed ben Bernanke sta passando dalla spiegazione razionale al parlare di “misteri economici”. Suona mistico. Il Financial Times dice che le “sciocchezze” si stanno diffondendo nel mondo della finanza.

    In qualche modo la crisi finanziaria è un pò come il disastro petrolifero della BP. All’improvviso tutto il petrolio è scomaparso – grazie all’abuso di disperdenti. Un amico ha scritto: “Lo stesso vale per il debacle finanziario. Ora ci dicono “va tutto bene”, come se le autorità avessero speso trilioni per risolvere il problema per puntellare il nostro insolvente sistema bancario. Ma è tutto ancora tossico sotto la superficie, sotto una sottile ricopertura di normalità”.

    Non c’è ancora stata un vera investigazione pubblica delle forze che sono dietro a questo crollo, come quella fatta dalla Pecora Commission durante il New Deal. Quello che abbiamo avuto è più un’inchiesta accademica che un insieme di udienze stile Watergate.

    I media restringono ampiamente le problematiche e distolgono lo sguardo distraendoci con giochi di celebrità e ping-pong tra le parti. Il pubblico resta arrabbiato, ma per usare le parole di Paul Krugman, “deconcentrato”.

    Tre anni dopo, in un agosto come quello, sento come se io stia ancora inveendo contro i crimini di Wall Street nei film, nei blog, nei commentari e nei libri e poche persone fanno attenzione e ancora meno si organizzano per fermarli.

    Immagino che molti ancora cradano che se chiudiamo gli occhi, tutto svanirà.

    Continuiamo a sognare. Mi chiedo se l’espressione “il silenzio degli agnelli” è stata profetica?

    Titolo originale: "On the Third Anniversary of the Crash of the Economy: 'Those Were the Days, My Friend. I Thought They'd Never End.' They Haven't "

    Fonte: Common Dreams | News & Views


    Terzo anniversario del crollo dell'economia, Danny Schechter
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    Gli umori corrodono il marmo

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  2. #2
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    Predefinito Rif: Terzo anniversario del crollo dell'economia


  3. #3
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    Predefinito Rif: Terzo anniversario del crollo dell'economia

    Questa crisi è una lenta trasformazione della società , ci stanno logorando a fuoco lento , per una società globalizzata divisa tra ricchi e poveri , poi ci saran entusiasti liberisti ed amanti della amrican way of life che negheranno l'evidenza , ma questo è l'ultima fermata del viaggio nelle tenebre del mondo .
    Il Silenzio per sua natura è perfetto , ogni discorso, per sua natura , è perfettibile .

 

 

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