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  1. #11
    Il Re del Nord
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    Predefinito Re: Marco Aurelio, i Colloqui con sé stesso

    Citazione Originariamente Scritto da Jerome Visualizza Messaggio
    Commodo non era tanto equilibrato ed era molto autocratico. Quindi odiato dal senato.
    Mostro no, ma poco adatto al ruolo, come Caligola e Nerone
    Era odiato dal Senato perché era un "populista", e giudicarlo in base alle fonti senatorie è come giudicare Beppe Grillo leggendo solo Repubblica ed Espresso.
    Venezuela e Zimbabwe nei nostri cuori!

  2. #12
    Super Troll
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    Predefinito Re: Marco Aurelio, i Colloqui con sé stesso

    Citazione Originariamente Scritto da Tular Visualizza Messaggio
    Tutto lo stoicismo è molto interessante, soprattutto quello romano per via dell'importanza data all'etica; peccato ci sia giunto molto poco rispetto alla vasta letteratura antica. I colloqui con se stesso di Marco Aurelio hanno una valenza pratica ancora oggi, per chi lo voglia; io li trovo più utili degli scritti di Epitteto. Per quanto riguarda Seneca, ci sono molti passi delle lettere a Lucilio che sono molto utili nella vita quotidiana; e anche il de ira, un vero trattato di psicologia stoica. Psicologia in senso antico, non moderno ovviamente; scienza dell'anima. Leggere Seneca in latino è uno sforzo che può dare molte soddisfazioni pratiche, secondo me. Ci vuole tempo ma vale la pena. per quanto mi riguarda, non tutto dello stoicismo può essere accettato, ma molte massime e punti di vista relativi all'etica hanno una notevole valenza pratica ancora oggi e presuppongono un'antropologia che Evola avrebbe definito tradizionale. Del resto la dottrina del risveglio di Evola, più che un saggio sul buddhismo sembra un saggio sullo stoicismo, o meglio sul buddhismo visto, letto e interpretato con animo stoico da uno stoico.
    Le massime e la fisica stoica sono accettabili ancora oggi, meno la rinuncia del primo stoicismo zenoniano di tipo antiedonistico estremo a ogni passione tout court. Così come giusta l'etica del dovere e dell'integrità fino a uccidersi o al tirannicidio, a resistere come Antigone e Bruto al tiranno oggi incarnato sia dal popolo sia dal totalitarismo ed egemonia culturale di ogni marca, e NON in senso nichilista o di fuga e basta, vedo in certe situazioni corretto il sui, a questo collegandosi, naturale e razionale (una derivazione del pensiero antico) quindi umano, anche se noi oggi avvelenati da platonismo e dal cristianesimo in occidente lo vediamo spesso, anche quando sembra giustificato, anche laicamente come aberrazione, come rifiuto della sofferenza biblica che "meritiamo" (accettare non significa né nascondere né evitare ma neanche esibire, vedere l'espressione paolina "stoltezza per i pagani, scandalo per i giudei", probabilmente reazione agli stoici ed epicurei filosofi all'Areopago alle sicumere del presunto apostolo a cui l'hybris cristiana ha attribuito pure un carteggio con il saul @toros), aberrazione o qualcosa comunque qualcosa di anomalo e sconveniente il togliersi la vita in piena razionalità o accettazione pseudo-socratica o senecana.

    Vedo nello stoicismo, aggiornato ed ecletizzato, una guida morale non cristiana per l'Occidente, una coscienza superiore che non si imponga e non ci costringa a fare nulla che non accettiamo razionalmente o coscientemente.

    Mi definisco perciò, uno stoico moderno.

  3. #13
    Super Troll
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    Predefinito Re: Marco Aurelio, i Colloqui con sé stesso

    I suicidi moderni di personaggi come Montherlant, Monicelli, Lizzani, Lucio Magri, Welby, Venner, Jan Palach, Allende, Pisacane, Drieu La Rochelle, Rommel e perfino Goering, possono in un certo senso essere definiti suicidi stoici come quelli di Catone Uticense, Bruto Minore, Zenone e Seneca, di chi ha "concluso" un percorso, o vuole dare una dimostrazione estrema di coerenza, o sottrarsi al proprio tiranno/carceriere, non suicidi "dionisiaci", cioè in preda a furore, disperazione o sentimento, tipo Pavese, e per gli antichi, quelli di Antonio, Cleopatra (in parte) o Lucrezio.

 

 
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