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    Predefinito Il matrimonio può attendere... I perché di una crisi

    Il matrimonio può attendere... I perché di una crisi - Famiglia Cristiana

    27/02/2019 L’Italia al penultimo posto in tutta Europa per il numero di matrimoni. Dopo, in classifica, c’è solo la Slovenia. Meglio di noi molti Paesi del Nord. I motivi di questa fuga.

    Pietro Boffi

    Sulla stampa non ha avuto il rilievo che invece avrebbe meritato uno studio di Eurostat (l’equivalente europeo del nostro Istat) sull’andamento dei matrimoni nei Paesi dell’Unione Europea. Ma passarlo sotto silenzio non è stata certamente una “bella pensata”, perché in realtà i dati che emergono dallo studio sono decisamente preoccupanti, come vedremo, e dovrebbero indurre a profonde riflessioni tutto il mondo politico e culturale italiano.

    Eurostat infatti pone l’Italia al penultimo posto in tutta Europa per il numero di matrimoni ogni mille abitanti: solo 3,2. Peggio di noi c’è solo la Slovenia, con 3,1, mentre la media europea è 4,3, ma vi sono Paesi come la Lituania e la Romania che superano i 7 matrimoni per mille residenti. Anche nazioni del centro-nord Europa, come la Danimarca, la Svezia, l’Austria e la Germania, che si tenderebbe a ritenere estremamente secolarizzate e con costumi diciamo così più “liberali” dei nostri (ad esempio, hanno introdotto già da moltissimo tempo forme di unione diverse dal matrimonio) viaggiano tra i 5 e i 5,5 matrimoni.

    Anche considerando – per correttezza metodologica – che il dato è rapportato agli abitanti, e quindi più la popolazione di un Paese è anziana (e noi siamo di gran lunga il Paese più anziano in Europa, insieme alla Germania!) inevitabilmente più basso risulta il tasso dei matrimoni, ed aggiungendo pure che tra i matrimoni figurano ovviamente anche le “seconde nozze” di divorziati, per le quali gli italiani dimostrano una propensione molto minore degli altri cittadini europei, quello che emerge dall’Istat non può non interrogarci. Perché in Italia c’è questa “fuga dal matrimonio”?

    La prima e più immediata spiegazione conduce a ragioni di tipo “economico”: il nostro sistema fiscale, i servizi sociali, le opportunità lavorative, l’accesso all’abitazione non sono certamente familyfriendly, cioè a favore della famiglia, bensì al contrario sembrano far di tutto per penalizzarla. Basti pensare, per rimanere alla stretta attualità, alla scala di equivalenza utilizzata per il cosiddetto “reddito di cittadinanza”, che privilegia sfacciatamente i single, e costituisce un insulto per chi una famiglia ce l’ha o intende costituirla. Peraltro, la mancanza di serie ed efficaci politiche familiari in Italia è cronica ormai da decenni, ed è responsabilità di tutti i governi (e i parlamenti) che si sono succeduti.

    Queste ragioni, certamente valide, vanno però viste in un contesto più ampio. Accanto al dato dei matrimoni, infatti, bisogna considerare i dati relativi almeno ad altri due fenomeni. La natalità (o per meglio dire la denatalità), che vede l’Italia con il tasso di fecondità più basso d’Europa e un numero di nati in caduta libera (lo scorso anno sono stati circa 449.000, nel 1964 erano più di un milione); e i dati sulla permanenza in famiglia dei nostri giovani, che dimostrano come da decenni essi facciano moltissima fatica a staccarsi dalle mura domestiche, a rendersi autonomi, a impostare un progetto di vita indipendente. Qualche veloce riferimento statistico, non potendo in questa sede dilungarci: alla fine degli anni Novanta, nel nostro Paese vivevano con i genitori il 68% degli uomini e il 46% delle donne in età venticinque-ventinove anni; le stesse proporzioni in Francia erano del 18% e 9%, nel Regno Unito del 13% e 6%, in Danimarca addirittura del 5% e 3%. Nel 2016, i giovani dai 18 ai 34 anni che vivevano in famiglia con almeno un genitore erano il 63,5%, Come si vede, pur restando valide le ragioni citate sopra, si tratta di un fenomeno che ha radici lontane, e che non ha eguali in Europa.

    Tutto questo ci spinge a concludere che nel nostro Paese la crisi dei matrimoni (e in parallelo la crisi delle nascite) è figlia di una crisi più ampia: quella delle giovani generazioni, per le quali da molti anni il processo di transizione all’età adulta è lungo e travagliato, irto di ostacoli e difficoltà, quando invece dovrebbe essere favorito e incentivato. Nella società più gerontocratica d’Europa (la nostra!), i giovani sono stati “depotenziati”, espropriati di alcune importanti prerogative, e perciò gradualmente deresponsabilizzati.

    Le conseguenze di questa situazione, frutto sia di precise scelte (o non scelte) politiche, sia di una diffusa cultura troppo protettiva e accondiscendente, conducono sostanzialmente a quella che possiamo chiamare la generazione del rinvio, ad una autentica sindrome del ritardo che tende a far rimandare, a procrastinare tutte le scelte più importanti e significative della propria esistenze, tra cui in primis il matrimonio e il dare vita ad una famiglia stabile e feconda.

    Che fare? Il discorso sarebbe lungo, e non può essere affrontato compiutamente in questa sede. Come ha scritto con mirabile sinteticità il demografo Massimo Livi Bacci, «La sindrome del ritardo significa anche poche possibilità di farsi strada nelle scale gerarchiche, nella politica, nel lavoro, nella società. Si usa dire che occorre investire sui giovani, ma più che investire, occorre “potenziare” i giovani, metterli in condizione, cioè, di contare e di decidere», Senza dimenticare, sul versante ecclesiale, quanto ha scritto papa Francesco al numero 40 di Amoris laetitia: «Abbiamo bisogno di trovare le parole, le motivazioni e le testimonianze che ci aiutino a toccare le fibre più intime dei giovani, là dove sono più capaci di generosità, di impegno, di amore e anche di eroismo, per invitarli ad accettare con entusiasmo e coraggio la sfida del matrimonio».
    Il senso della vita è la pizza

  2. #2
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    Predefinito Re: Il matrimonio può attendere... I perché di una crisi

    Che ne pensate?
    Il senso della vita è la pizza

  3. #3
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    Predefinito Re: Il matrimonio può attendere... I perché di una crisi

    Pensiamo che il matrimonio sia un rito pernicioso, fortunatamente in via di estinzione

  4. #4
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    Predefinito Re: Il matrimonio può attendere... I perché di una crisi

    Citazione Originariamente Scritto da Hynkel Visualizza Messaggio
    Che ne pensate?
    Con quello che costa sposarsi, ed eventualmente separarsi...
    Ovvio che il matrimonio è in crisi! Persino i verbi non si coniugano più: costa troppo!
    Di tutte le possibili reazioni ad un insulto, la più efficace è il silenzio - Santiago Ramòn y Cajal
    A paraulas maccas uriga surda
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  5. #5
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    Predefinito Re: Il matrimonio può attendere... I perché di una crisi

    Noi, invece, pensiamo che il matrimonio sia una tappa della massima importanza nella vita delle persone.
    Un matrimonio indovinato è come una vincita al Totocalcio.
    Lo stato che svantaggiasse i matrimoni sarebbe uno stato-canaglia, uno stato delinquente, uno stato che si merita solo riprovazione e disprezzo.
    Nella crisi dei matrimoni anche la Chiesa Cattolica ha la sua parte di responsabilità, ma non dovrebbe stupire più di tanto questo, perchè è da un po' d'anni che la Chiesa brancola nel buio, da dopo Giovanni Paolo II nella Chiesa è sceso il buio.
    Il grosso delle cause della crisi dei matrimoni, però, è, secondo me, dovuto a motivi di ordine economico: sposarsi significa mettere su un sistema di vita a 2 che è come un'azienda. Infatti la famiglia è assimilabile ad un'azienda.
    Nell'azienda-famiglia bisogna investire le proprie risorse, metterle in compartecipazione col partner, e costruire un mondo insieme, col principio vecchio come il mondo che l'unità fa la forza.
    Chi è propenso ad investire oggi con la situazione lavorativa sempre più precaria e meno sicura, e con un sistema sociale ed economico che anzichè fornirti speranze, te le toglie?
    Il disarmo è l'espediente per togliere agli aggrediti la possibilità di difendersi dagli aggressori sfruttando la dabbenaggine di massa.

  6. #6
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    Predefinito Re: Il matrimonio può attendere... I perché di una crisi

    Storia vera.

    «Mi sposo sì, ma in ufficio nascondo la fede. Anzi, non me la metto proprio. Scado tra sei mesi e spero che mi rinnovino».

    Le precarie italiane devono inventarsele tutte per sopravvivere nella giungla degli atipici. La decisione di sposarsi è difficile già quando uno solo dei due ha uno di quei contratti che fanno sorridere le banche («lei davvero ha una partita iva? E con un co-co-pro vorrebbe prestito? I suoi genitori ottuagenari possono farle da garante? »). Ma quando tutti e due sono lontani dal “posto fisso”, e la convivenza può sembrare una scelta avventata, le nozze diventano quasi una follia. Una pazzia che sempre più spesso si è “costretti” a fare… ben felici di farlo ovviamente.

    Matrimonio, infatti, nella versione tradizionale vuol dire mutuo, casa e figli. Per i precari italiani (che di tutele e ammortizzatori non vedono nemmeno l’ombra) però, vuol dire fare squadra, «voglia di condividere quel poco che si ha» compresa la nebbia in testa sul futuro professionale. E questo vale sia per chi ha vent’anni che per chi ne ha 40. Il precariato non è più una parentesi (a patto che lo sia mai stato) ma una condizione semi permanente. E questo ha effetti evidenti sulla vita di coppia.
    fonte La Stampa

  7. #7
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    Predefinito Re: Il matrimonio può attendere... I perché di una crisi

    Il matrimonio è un contratto tra due coniugi e uno stato per sostenere la creazione di una famiglia e relativa prole, questo in linea teoria e di massima.
    La cosa veramente grave è che questo dato si accoppia ad una fertilità bassissima per motivi vari: culturalmente si è comunque meno inclini a fare famiglie numerose ora (difficile vedere coppie di 20enni con 3-4 figli), economicamente è suicida, lavorativamente è spesso un azzardo (specie per le donne) e socialmente si è via via sempre più ritardato (dal punto di vista medico il periodo migliore per avere figli è tra i 18 e i 30, dopo aumenta sempre più il rischio di malattie o deformità, vedasi poi quelle degenerate che hanno un figlio a 50 e passa anni).
    Se quanto meno si facessero figli pur senza sposarsi potresti ridurre questo dibattito al matrimonio indispensabile per la famiglia nucleare vs nuove forme familiari, purtroppo non è così.
    È comunque un dibattito (quello sulla bassa fertilità odierna) molto vasto.
    Éljen Magyarország!Dicsőség a mártíroknak! Nem, nem, soha!

  8. #8
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    Predefinito Re: Il matrimonio può attendere... I perché di una crisi

    Citazione Originariamente Scritto da adry571 Visualizza Messaggio
    Storia vera.

    «Mi sposo sì, ma in ufficio nascondo la fede. Anzi, non me la metto proprio. Scado tra sei mesi e spero che mi rinnovino».

    Le precarie italiane devono inventarsele tutte per sopravvivere nella giungla degli atipici. La decisione di sposarsi è difficile già quando uno solo dei due ha uno di quei contratti che fanno sorridere le banche («lei davvero ha una partita iva? E con un co-co-pro vorrebbe prestito? I suoi genitori ottuagenari possono farle da garante? »). Ma quando tutti e due sono lontani dal “posto fisso”, e la convivenza può sembrare una scelta avventata, le nozze diventano quasi una follia. Una pazzia che sempre più spesso si è “costretti” a fare… ben felici di farlo ovviamente.

    Matrimonio, infatti, nella versione tradizionale vuol dire mutuo, casa e figli. Per i precari italiani (che di tutele e ammortizzatori non vedono nemmeno l’ombra) però, vuol dire fare squadra, «voglia di condividere quel poco che si ha» compresa la nebbia in testa sul futuro professionale. E questo vale sia per chi ha vent’anni che per chi ne ha 40. Il precariato non è più una parentesi (a patto che lo sia mai stato) ma una condizione semi permanente. E questo ha effetti evidenti sulla vita di coppia.
    fonte La Stampa
    Prevedi un boom di matrimoni grazie al RDC?

  9. #9
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    Predefinito Re: Il matrimonio può attendere... I perché di una crisi

    grazie al decreto dignita' i giovani possono affrontare il futuro in maniera piu' serena e mettere su' famiglia

    Raddoppia il lavoro stabile. Sberla ai tifosi della precarietà


    https://infosannio.wordpress.com/201...la-precarieta/

    L’Inps certifica i primi effetti del Decreto dignità. Per i soliti gufi non poteva che essere un flop
    L’iter della legge come al solito fu molto contrastato dal mondo imprenditoriale, abituato bene col Jobs Act e spericolato nel prevedere che l’obbligo di stabilizzare tanti contratti a tempo determinato avrebbe avuto l’effetto di far crescere la disoccupazione o, peggio, il lavoro nero. In ogni caso, una volta partito il provvedimento si era percepito subito che, malgrado i gufi, i posti a tempo indeterminato stavano aumentando.

    I sedicenti bene informati dei soliti giornaloni spiegarono che si trattava di dati parziali, poco significativi e difficilmente replicabili.

    Il nostro è un Paese che non sa fare squadra, storicamente educato a dividersi in tifoserie e campanili, e non a fare quadrato, fosse anche per conquistare diritti basici come il lavoro e la dignità da cittadini. Così persino questi primi piccoli segnali di ripresa del lavoro stabile ieri sono stati contestati da chi si lamenta perché le cose potevano andare meglio, senza un briciolo di autocritica per aver contribuito a frenare uno scenario migliore. Mentre il Governo accelera sull’apertura dei cantieri (11 miliardi per il piano ProteggItalia)e la riduzione del costo del lavoro (taglio dei costi Inail per le imprese da 500 milioni), i partiti d’opposizione con i giornali trombettieri strepitano per i pochi soldi a disposizione delle grandi opere. Le stesse grida che abbiamo sentito contro il Governo quando chiedeva questi stessi soldi a Bruxelles.

    https://news.biancolavoro.it/istat-d...indeterminato/
    istat: la disoccupazione nel nostro Paese resta stabile al 10,5% ma aumentano i contratti a tempo indeterminato e diminuisce il precariato

  10. #10
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    Predefinito Re: Il matrimonio può attendere... I perché di una crisi

    il matrimonio e solo negli interessi di una donna, l'uomo ha tutto da perderci

 

 
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