
Originariamente Scritto da
:Esther:
tratto da: Ragionpolitica.it, 3.6.2005.
«La libertà è medioevale, l'assolutismo è moderno»: suona così una massima di Lord Acton, che ben si attaglierebbe a «Prima dello Stato. Il Medioevo della libertà» di Guglielmo Piombini (edito da Facco; con i commenti di P. Adamo, R. Cubeddu, C. Lottieri, M. Respinti). Un libro politicamente scorretto e ricco di notevoli spunti di originalità: essenzialmente lungo due direttrici.
La rivalutazione di quel periodo di storia - la Cristianità romano-germanica - smontando, pezzo dopo pezzo, gli stereotipi che la dipingono come un'epoca buia, superstiziosa e dominata dalla paura; questa la pars destruens. Avvalendosi delle ricerche della scuola degli Annales (Bloch, Braudel, Le Goff, Pernoud) e degli studi dei maggiori indagatori della storia economica europea (Baechler, Landes, Pellicani, Raico ed altri), viene evidenziata la ricchezza e la creatività medievale nonché le ragioni peculiari che portarono il Vecchio Continente a quegli incredibili successi e primati sul piano culturale e tecnologico, surclassando così le altre civiltà.
La pars construens, che ben si presta sia alla suggestione romantica che ad interpretazioni particolarmente critiche, consiste in un'aperta apologia liberale del Medioevo, un'era ancora esente dai veleni dello Stato moderno. Sarà bene chiarirsi: il liberalismo di cui si parla non è quello razionalista e costruttivista erede dell'illuminismo, che si culla nell'illusione di limitare il potere mediante gli artifizi dell'ingegneria sociale; bensì un liberalismo inteso - ed è una definizione tanto brillante quanto controcorrente - come reazione ed insorgenza di fronte all'avanzata della modernità statuale, che ha progressivamente ridotto gli spazi di libertà individuale.
continua...