Gholam Najafi oggi ha 28 anni.
Il suo passaporto afghano è scritto a mano, per questo non viene riconosciuto come documento valido. Poichè neanche l'ambasciata italiana in Afghanistan riesce a reperire dal suo villaggio d'origine un certificato penale, Gholam è di fatto impossibiitato ad ottenere documenti validi (che invece suo fratello in UK ha ottenuto molto più facilmente e rapidamente).
Gholam Najafi è nato in un piccolo villaggio nella regione di Ghazni, in Afghanistan. Ha trascorso l’infanzia lavorando come pastore e contadino e studiando solo durante i tre mesi invernali. Dopo la morte del padre, all’età di dieci anni, durante la guerra dei Talebani è fuggito verso il Pakistan e l’Iran. Si è stabilito a Teheran, dove ha lavorato come muratore per circa cinque anni, frequentando una scuola coranica per qaari qur’an, “recitatore del Corano”. Ben presto, però, ha capito che quello non era il paese dove avrebbe costruito il suo futuro e, non potendo rientrare in Afghanistan, ha deciso di continuare il suo viaggio verso l’Europa. Dal 2007 risiede in Italia, a Venezia (affidato a una famiglia che vorrebbe adottarlo, ma non può). Ha conseguito il diploma di scuola media di centocinquanta ore, il diploma di scuola superiore e infine si è iscritto al corso di Lingua-letteratura persiano-araba, cultura, società dell’Asia e dell’Africa Mediterranea dell’Università Ca’ Foscari, dove si è laureato in soli due anni.
Poi ha conseguito la laurea specialistica in Lingua, politica ed economia dei paesi arabi.
Ha pubblicato due libri, da uno dei quali, Il mio Afghanistan” (Meridiana 2016), il regista Marco Agostinelli ha realizzato il film presentato nel 2017 al Festival del cinema di Venezia.
In compenso noi paghiamo lo stipendio a gente che non sa i congiuntivi e che non sa cosa sia la BundesBank (mi spiegate chi è quella CRETINA del 5S, in commissione bilancio che legge "bands benk" la Bundesbank?)




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