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Discussione: padunia (confini della)

  1. #41
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    Predefinito re: padunia (confini della)

    Cavalli-Sforza ci teneva a dire che la ispezione di tutti i geni venne condotta soltanto su popolazioni aborigeni (anche a pag.138 della ediz. 1996 italiana) il che rivela (A) una Data antichissima del pacchetto genetico, ma anche (B) la sopravvivenza di tutti quei geni alle immigrazioni ed aggressioni aliene …o la genetica delle popolazioni aborigeni non potrebbe apparire statisticamente.

    Sempre alla nota cinque, nello studio di Alberto Piazza (1988 e 1991) l’ispezione e’ invece condizionata dai confini della burocrazia, il che rivela se le popolazioni artificiali (C) si distinguono geneticamente, oppure (D) si annullano nel calderone regionale e globale, ma anche rivela (E) se esiste fra di loro oppure no un denominatore comune, geneticamente riconoscibile, che travalicasse quei confini.

    Abbiamo visto dalle 6 mappe bianco/nero e dalle 23 a colori di Cavalli-Sforza che la genetica degli aborigeni ha una GEOGRAFIA non appaiabile ai confini della burocrazia, ne’ tantomeno appaiabile alla GEOGRAFIA delle invasioni e immigrazioni barbariche ivi compresa la GEOGRAFIA della espansione Romana o Persiana e Bizantina: vale a dire che gli aborigeni conservano sempre una “forza etnica” statisticamente significativa.

    Per quel che deve riguardare i bossiani non appare una genetica appaiabile alla GEOGRAFIA degli immigranti Galli e Longhi, la loro esistenza non ha condizionato i 95 geni principali: i due migranti faran parte della storia ma la loro traccia genetica non appare nel dato “europeo” di Cavalli-Sforza, per cui NON hanno avuto alcuna migliore “forza etnica” di quella del posto …l’avranno forse nelle ricerche politicamente corrette ma non in quelle volute qui da Gilberto Oneto, che non credo proprio le abbia volute per isbaglio.

    Le ha volute perche’ le altre sono ridicole, comprese quelle di Polibio. Chi scrive libri di storia e geografia (e linguistica) se ne fara’ una ragione: la genetica ti conferma quel che si sapeva prima di Polibio e che si trova ancora oggi nelle nostre istituzioni sociali.

    A pag.10 terza colonna, Oneto vuole associare gli “studi sul substrato genetico” di Luca Luigi Cavalli-Sforza che abbiamo appena visto qua di sopra …alle “considerazioni” di Michele Corti (come paragonare Michelangelo al nipotino di Gengis khan) assessore all’agricoltura le prime volte che la Lega comandava il pirellone …non ci posso credere.

    Difatti la ridicola spiegazione di Michele Corti (nota n.5) e’ transumante e migratoria invece che genetica: ignora le leggi mendeliane, non cita le quattro stirpi padaniche ma ne inventa un’altra (quella ‘penninica) che e’ la sesta, perche’ la quinta stirpe l’ha gia’ citata Oneto in testa alla prima colonna di pag.11 come “originaria” sulle Alpi.

    Prima di Corti cita Gianni Brera (nella terza colonna pag.10) poi citato due volte nella nota n.4 dove pero’ sia la parola Padania che “etnia padana” ivi ripetute da Oneto stanno nel libro del Gianni intitolato “Storie di Lombardi” e… allora NON di “padani” le storie (1993) senza contare che Brera scrive di “coerenza etnica …da Torino a Rimini” e allora NON ci sono quattro stirpi, le ha inventate Oneto, mi pare lapalissiano.

    Gli scritti di Gianni Brera e Gianfranco Miglio ed altri autori che usano la parola Padania in quella stessa epoca, non l’hanno mai intesa alla moda bossiana. La differenza fondamentale e’ che Oneto in quell’epoca non ne parlava affatto…

    e ora NON ti dice che il Bossi persegue o prosegue (proseguirebbe) lo stesso nobile percorso intellettuale popolare culturale politico affabulatorio possibilista di quegli autori ma dice …che quegli autori hanno interpretato le “formidabili intuizioni” del Bossi, esatte parole (encroyable) cioe’ ti fa un ragionamento servile …e al rovescio.

    Per Oneto, quegli autori erano semplici “parolieri” in attesa …del figlio d’iddio varesotto, il che e’ tipico dei bossiani ancora oggi, pentiti compresi.
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  2. #42
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    Predefinito re: padunia (confini della)

    Alla nota n.5 di pag.11 nel quad. n.3 la genetica di Gilberto Oneto, oppure della Padania nella classificazione genetica di Oneto, consiste nella “struttura etnica dell’Italia” papale-papale (parole sue) dove immaginiamo stiano accoccolate le quattro stirpi famose. Ci aggiunge anche “residui genetici” ma e’ un concetto che non capisco: quel che di genetica e’ nel nostro corpo e’ il corpo …non siamo un residuo, la genetica che abbiamo nelle ossa e’ la somma dei millioni di anni trascorsi. Punto.

    Nella prima colonna di pag.11 chiama “persistenza genetica” questo (strano) insieme, con differenze locali per via delle “diverse amalgame dei quattro gruppi iniziali” come a dire che le quattro stirpi iniziali non esistono piu’ perche’ sono scomparse amalgamandosi localmente …e allora persistenza de che? Non si capisce nemmeno come faremmo in questo modo a riconoscere le quattro stirpi …ed anche come fa lui a dichiararle ancora “stirpi” dopo che si son disciolte a destra e a manca.

    Ha voluto citare lo studio di Cavalli-Sforza e di Alberto Piazza (sempre alla nota n.5) e allora prenda uno dei geni che loro hanno usato e che lui ritiene congeniale a evidenziare ciascuna delle quattro stirpi e ce li spieghi: ogni gene ed allele ha una sigla che Cavalli-Sforza e Alberto Piazza han citato nelle mappe …ce la dica (voglio dire nel 1996 o piu’ tardi) la scriva da qualche parte e poi la verifichiamo.

    Gilberto Oneto conclude la nota n.5 citando il documento con cui Michele Corti ha inventato la stirpe “apenninica” descritta nella nota, e che si trova nel quaderno n.1 a pag.8 ovverossia “La matrice alpina dell’identita’ etnica lombarda” ripetendo lo scherzo tirato nella nota n.4 al Gianni Brera,

    fammi capire: ha preso il Gianni ed il povero Michele dove parlano e scrivono “di lombardi e Lombardia” e gli ha fatto dire che non lo sapevano ma …stavano parlando “di padani e Padania” non han capito un tubo… pero’ avanti di questo passo la Padunia non esiste, praticamente e’ un plagio.

    Alla nota n.6 e’ la citazione del libro “Geografia Culturale dell’europa” che, parole di Oneto, contiene “l’indagine sui caratteri fisici degli europei e quindi degli italiani” ma anche qui ce lo deve spiegare Oneto come farebbe la “geografia culturale” a fissare i “caratteri fisici” di chiunque, italiani compresi, in europa o sulla Luna.

    Meglio ancora: se l’indagine del libro avesse per vero rivelato i “caratteri fisici” di chiunque …sarebbe bastato a Oneto di elencare a noi i pochi (4) marcatori o geni o alleli o aplogruppi o aplotipi o quattro caratteri 4 del DNA (e pure fisichi) che contraddistinguerebbero le sue 4 stirpi famose. Ma non li ha elencati.

    Chiedevo troppo? Ha una certa importanza: se la Padania esiste gia’ coi confini regionali della “attuale repubblica italiana” parole sue, allora ha… poco senso millantare qualsiasi misurazione genetica.

    A che (a chi) a cosa servirebbe?
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  3. #43
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    Predefinito re: padunia (confini della)

    Terminando a pag.11 il primo capitolo o “caratteri etno-linguistici” dei cinque criteri indicati alla pag.10 Oneto descrive le lingue del posto, senza pero’ collegarle all’istessa composizione etnica prevista da lui nella pagina precedente, vale a dire che non indica una lingua tipica per ciascuna delle quattro stirpi, presunte o elette che fossero.

    Come abbiamo gia’ dimostrato noi, ispezionando il pacchetto genetico, ha dimostrato qui che le sue presunte quattro identita’ non hanno affatto l’identita’ presunta.

    Salvo che per lui l’identita’ sia indipendente dalla propria lingua (hai visto mai) e puo’ anche essere… pero’ non ha mai indicato altro elemento tipico della identita’ collettiva, oltre la lingua: per esempio poteva indicare la (nostra) Societa’ oppure una qualsiasi istituzione sociale, ne basta una.

    Ci sta prendendo in giro, ci sta ammaestrando come vogliono i padroni del vapore, in sostanza ci mette in testa che esistiamo soltanto come numero statistico, non come umani, colla scatola cranica (nostra) telecomandata dai soliti noti, in un grattacielo di Milano Londra Niorche Budapest.

    Sarebbe tanto semplice dire che a un popolo corrisponde una lingua.

    A differenza della genetica, la cosidetta linguistica e’ quasi del tutto opinabile: posso parlare (e scrivere) male, ma posso sempre dire che parlo volgare. Anche Dante parlava volgare.

    Se fosse vero che una lingua distingue un popolo, Oneto ha snobbato le quattro stirpi: nella prima colonna di pag.11 le lingue della Padania sono “celto-romanze” e in quattro gruppi, pero’ differenti dalle quattro stirpi perche’ il gruppo padano sarebbe “gallo-italico” cioe’ ne’ carne ne’ pesce, poi abbiamo il veneto il friulano e il ladino-romancio, per cui mancano i Liguri e non si capisce piu’ a quale gruppo appartengano i Galli e i Longhi.

    Dice nella nota n.7 che il dettaglio e’ descritto dalla “Carta dei Dialetti d’Italia” pubblicata dal CNR nel 1977 (G. B. Pellegrini) ma questa mappa non corrisponde affatto alla “teoria” di Oneto, che difatti non cita nessuna delle tredici isoglosse (13) d’interesse per le Alpi e Altaitalia scrupolosamente riportate sulla Carta.

    Come nel caso della genetica di Cavalli-Sforza, il contenuto della Carta rappresenta il dato statistico nudo e crudo, quello vero, ma poi la sua descrizione e’ nelle mani d’iddio: per esempio il gruppo “padano” nella Carta non esiste, ma va’ bene comunque… possiamo anche chiamarlo “ernesto” purche’ ci intendiamo sul significato delle isoglosse che lo contraddistinguono.

    D’accordo. Pero’ siccome Oneto non cita nessuna delle 13 isoglosse, allora sta parlando del sesso degli angeli.

    Anche qui, Oneto non presenta una lettura alternativa oppure ragionata e corretta, ma si allinea alla lettura “politicamente corretta” voluta o piaciuta dal sistema dominante, che e’ clericale e codino.

    Per esempio e’ assurda l’etichetta di lingue “gallo-italiche” o come dire “congolesi-norvegesi” oppure “finlandesi-congolite” mi sembra evidente la falsita’ e inutilita’ della sua proposizione: l’ha imparata dalla Carta dei Dialetti?

    Bene, se la tenga, rimane assurda.
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  4. #44
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    Predefinito re: padunia (confini della)

    Dicendo lingue “celto-romanze” non riconosce ne’ una lingua celtica ne’ una romanza, ma soltanto una “bi-colore” ovvero riconosce quella celtica soltanto al 50% essendo romanizzata, oppure viceversa. Poteva chiamarle lingue celtiche punto e basta, oppure romanze punto e basta, oppure poteva “coniare” perche’ no un nome nuovo, che sottintendesse le quattro stirpi valorizzando le proprie ragioni, semmai ne avesse.

    Non mi sembra difficile.

    Restando invece alle regole linguistiche (altrui) da lui prese per buone, praticamente parla di una identita’ scomparsa, ovvero al 50% corrotta.

    A pag.11 prima colonna: se sono “celto-romanze” allora presume delle quattro stirpi che (A) quella “celtica” sarebbe una lingua corrotta dalla romanizzazione (B) quelle “ligure veneta longobarda” sarebbero lingue corrotte sia dai Celti e sia dai Romani, mentre appare (C) non si capisce da dove, un gruppo friulano e uno ladino-romancio …celto-romanzi pure quelli, oltre ad aver gia’ citato le popolazioni alpine e quelle penniniche cui non da’ una lingua di suo interesse.

    Non manca un gruppo che chiama “padano” e di lingua “gallo-italica” ovvero non esattamente gallo e neanche italica ma comunque un po’ meno celto-romanzo, visto che lo chiama gallo-italico, in ogni caso bi-colore, via di mezzo tra le une e le altre.

    Una bella bolgia, chiaramente in contrasto con quel che fa dire a Gianni Brera nella pagina precedente, colle parole “coerenza etnica …la più omogenea” dell’europa.

    Se e’ questo che Oneto capisce dalla “Carta dei Dialetti d’Italia” ci sta dicendo che la Repubblica del Nord e’ una cosa talmente complicata che facciamo meglio a lasciarla fare a lui …o a un tizio di sua conoscenza: e’ da mo che l’abbiamo capito.

    Conclude incastonando la identita’ della “cosa” in un “posto” che sembra non avere alcun confine: non ti da’ la soddisfazione di sapere che dalla Carta dei Dialetti ha rilevato, per esempio, l’isoglossa n.1402 al limite dei francesi, la n.7583 al limite dei tedeschi, la n.9022 al limite dei slavi, la n.3618 al limite dei ‘tagliani…

    no, abbiamo soltanto 13 linee (dalla n.1 alla n.13) ma per lui e’ troppo complicato: dice a pag.11 prima colonna “sulle Alpi questi vengono in contatto con” altri gruppi etcetera …ma

    (A) non ho bisogno di sapere da lui che il mio gruppo viene in contatto con altri gruppi,

    (B) se non ha alcuna idea di cosa siano i confini …ha poco senso che ce lo venga a dire.

    Conclude qui il primo capitolo (caratteri etno-linguistici) dei cinque criteri da lui annunciati a pag.10 che identificano i confini padanichi.
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  5. #45
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    Predefinito re: padunia (confini della)

    Terminato il primo capitolo sintetizzerei allora una ricapitolamentatura dei “caratteri etno-linguistici” di pag.10 e 11 (quad. n.3) comprendendo le note n.4 5 6 7 colla bibliografia.

    La misurazione di Gilberto Oneto comprende (A) quattro stirpi elette, piu’ (B) una stirpe alpina, e una stirpe apenninica, oltre (C) un gruppo friulano e uno ladino-romancio, ma delle qwali tutte (D) non indica nessun aplogruppo genetico, oltre (E) nessuna isoglossa linguistica sui…

    limiti di presunti confini, da lui non dichiarati: nel senso che i confini non vengono indicati da Oneto ma da lui sostituiti colle parole “sulle Alpi questi (i gruppi celto-romanzi) vengono in contatto con altri gruppi celto-romanzi” etcetera, come non ci fossero confini di sorta.

    Cosicche’ siamo tutti fratelli, nessuno penserebbe mai che le parole “vengono in contatto” sian sinonimo di confine: e’ Oneto che non ha o non esprime idea di cosa siano i confini genetici e i confini linguistici annunciati col primo capitolo.

    Tutto cio’ premesso, nessuna delle stirpi indicate da Oneto (F) viene etichettata nazionalita’ oppure nazione, mentre (G) la parola nazionalita’ oppure nazione non viene usata per indicare la Padania, ne’ (H) tantomeno la parola nazionalita’ oppure nazione viene usata per indicare una popolazione padanica.

    Praticamente un semplice comizio, nulla di cui preoccuparsi, possiamo dormire sonni tranquilli.
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  6. #46
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    Predefinito re: padunia (confini della)

    Nel (secondo) capitolo “storia” a pag.11 seconda colonna, per G. Oneto i confini sono “inventati” e cioe’ buttati giu “ad-catzum” tanto per dire, ma poi diventano “naturali” se dotati di grande persistenza nel tempo e… poi lo vedremo quanto sia grande sta persistenza, ma praticamente e’ un ragionamento al rovescio, perche’ per lui la Natura viene dopo (prima gli dei sulla Terra) vale a dire che siccome i confini dell’Arizona tracciati col righello a Niorke non cambiano mai, perche’ i Navajo li han quasi sterminati, allora per lui diventano “naturali” i confini.

    Non e’ semplice opinione di Oneto perche’ nella Lega l’abbiamo sentita da cani e porci.

    Lo anticipava gia’ colla mappa n.1 sempre a pag.11 nell’angolo in alto a destra, che lui chiama “linguistica” ma invece non contiene alcuna isoglossa, dove piuttosto indica le zone di occupazione francesa tedesca slava, che per noi sono immigranti barbari come quei che hanno occupato l’Arizona il Tibet la Beciuania e Bougainville fa lo stesso, non ci vedo nessuna differenza, non esiste nessuna differenza.

    Ad occhi chiusi i bossiani ti dicono che e’ tutto il “resto” ad esser zona di occupazione ‘tagliana …salvo, che ad occhi aperti con o senza occhiali vedi bene che invece Oneto sulla sua mappa ha disegnato il confine della occupazione ‘tagliana ben “fuori” dai sacri confini della Padania,

    che lui stesso ha certificato (a pag.14 prima colonna) essere quei “attuali della repubblica italiana verso nord e delle sue regioni settentrionali verso sud” ipse dixit, disegnandoli difatti da Viareggio ad Ancona ben fuori dalle “reggioni” padaniche.

    Mentre i confini franzosi tedeschi slavi li ha disegnati kilometri ben “dentro” quelli sacri alla Padunia, eccome (!) e che differenza …ecche vergogna direi: se la mappa e’ linguistica oppure “etnica” ha messo i taliani fuori …e i migranti barbari dentro.

    Stiam parlando dei confini, ne sta parlando lui: come sarebbe che i taliani si astengono dal toccare il confine padanico e i stranieri migratori donde ‘azzo rivassero avrebbero il Diritto di tenere il piede in casa mia?

    Ho detto “mia” non ho ancora detto Padunia, si sta fando il ragionamento di principio.

    Sti qui rivan qua sotto, colle armi tra capo e collo (il nostro) s’installano e non se ne sono ancora iti: e tu me li chiami confini naturali? Ci vuole una bella faccia di tolla.

    E allora, dopo qualche anno che la negritudine scaricata dalla Carolina Razzetto colla Swatch-3 avra’ fatto anticamera sulle panchine del parco di Rogoredo, potra’ farsi i suoi confini “naturali” fianco a fianco ai busecconi di Lambrate Portavittoria Sansiro piazza Cordusio e piazzale Corvetto?

    Ma dove cribbio l’avete imparato l’autonomismo, dal Bossi?

    Sembra di sentire il trombone di Sergio Salvi, coi “loro dialetti (alemanni e slavi) confluiscono inevitabilmente nelle moderne lingue tedesca e slovena e i loro territori prolungano (PROLUNGANO) quelli degli Stati dove queste lingue sono oggi ufficiali” non ci posso credere:

    secondo Salvi e Oneto (legalmente cioe' a rigor della loro dottrina) le pizzerie di Milano sono territorio extradoganale di Napoli, e il piazzale della stazione di Bergamo e’ porto franco della Nigeria, non han bisogno del mio rogito, orcaputa, gli basta parlare tedesco o serbocroato e diventano (inevitabilmente) padroni loro, perche’ PROLUNGANO “inevitabilmente” il loro caspita di territorio fin dentro casa mia.

    Prolungano, prova dirlo ai Masai o ai Papua: ti appendono per le palle col filo di ferro e non ti tirano giu’ fino alla luna piena.

    A sto’ modo avete ridotto il partito: Oneto (e Salvi) scrive nel ’96 e in dieci anni ha stravolto tutto quel che gli abbiamo insegnato nell’86 quando si e’ presentato da noi fresco come una rosa.
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  7. #47
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    Predefinito re: padunia (confini della)

    La “prolungatura” del territorio altrui in casa mia, oltre alla inversione dell’ordine naturale delle cose pretendendo che siano “naturali” i confini di epoca posteriore piuttosto che i confini di epoca anteriore, stravolge l’idea di principio che una qualsiasi popolazione terrestre (di primati e mammiferi e uccellini compresi) ha sempre avuto sui propri confini.

    Per Oneto evidentemente, il Regno della Natura su questa Terra e’ tutt’altra cosa.

    La sua mappa di pag.11 che chiude il capitolo sui “caratteri etno-linguistici” ma non a caso anticipa le mappe dei capitoli successivi, ti disegna…

    (A) i confini della Padania fissati da Oneto a pag.14 prima colonna come “confini attuali della repubblica italiana (verso nord) e delle sue regioni settentrionali (verso sud)” cioe’ quelli dello spazio-vitale, perche’ lui li indica nel capitolo “caratteri culturali e socio-economici” per cui si presumono minimalisti al di sotto dei quali si muore;

    (B) i confini delle “presenze etno-linguistiche” quali che fossero, come le chiama Oneto a pag.11 prima colonna, mentre…

    (C) non disegna alcunche’ degli immigranti celtichi e longobardi, invece da lui citati come “stirpi prioritarie” a pag.10 terza colonna, vale a dire “l’etnia inconsapevole” che, etichetta incredibile, venne inventata (appositamente per la Padania) da Sergio Salvi nel suo libro sulle nazioni inesistenti.

    Nella mappa, appare vistosamente (1) che i confini delle “lingue romanze meridionali a sud (toscano e italiano superiore o mediano)” come le chiama lui, non superano verso il Po il confine padanico ma ne stanno al di fuori: come a dire che i taliani non hanno occupato “etnicamente” la Padunia ne’ tantomeno hanno azzardato a calpestar la Linea Gotica, perche’ restano al di sotto di Viareggio ed Ancona;

    praticamente (in pratica) l’invasione meridionale dall’unita’ d’Italia ad oggi, in 150 anni non ha cambiato ne’ la Societa’ ne’ il modus vivendi ne’ la lingua settentrionale collettivamente in uso, han rotto un po’ i coglioni ma non fino a questo punto. Ancora esistono itagliani del Nord e itagliani del Sud come mamma li ha fatti, isole a parte naturalmente e lasciando perdere la cronaca nera: te lo certifica Oneto disegnando il confine etno-linguistico tra Nord e Sud sulla sua mappa;

    mentre appare (2) che le lingue francesi e tedesche e serbocroate invece occupano migliaia e migliaia di kmq all’interno del territorio presunto padanico, senza che Oneto dicesse accipicchia, quasi che fosse “naturale” tenersi sul groppo i popoli alieni che il padreterno di recente (o qualcun altro) ha indirizzato quaggiu’ al norde inopinatamente …che’ non ce li aspettavamo di certo;

    poi vedremo se dira’ mai “accipicchia” ma per intanto gli alieni dicono che pagano le tasse, ma io dico che non me ne frega gniente, le dovete pagare, ma non e’ che pagando il dovuto diventate anche padroni di casa mia, mi devi pagare le tasse punto e basta …e te ne stai zitto.

    E la giurisdizione di casa mia resta mia: qua dentro tu non prendi nessuna decisione.

    Chiaramente, non e’ un “pour parler” ma ci sono fior di Trattati multilaterali fra gli Stati antichi e moderni che garantiscono la prassi che ho indicato, ma altrettanto chiaramente quegli Stati devono avere anche una adeguata spesa militare, oppure son solo chiacchere.

    Lo stesso vale per quei che devono costituirsi in Stato: oppure son solo chiacchere.
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  8. #48
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    Di qualsiasi confine, Gilberto Oneto non ci spiega come avvenga questo processo di naturalizzazione (dei confini) al rovescio, per cui dobbiamo credere che stia semplicemente patrocinando la “snaturalizzazione” dei confini, cioe’ nega i piu’ antichi in favore di quelli piu’ recenti: nega l’antichissimo Territorio Ancestrale degli Aborigeni non a caso (ovunque nel mondo) ma conserva i recentissimi confini della Guerra Fredda non a caso (ovunque nel mondo) non ancora terminata.

    Tipico della League bossiana, non ancora defunta: nascondere la storia, secondo la filosofia “prima di Umberto Bossi soltanto il diluvio” sempre tipico degli “dei” sulla Terra.

    Lo vediamo a pag.11 quando fissa i criteri storici, dove la “storia” va’ a farsi benedire, che sono: (A) grande persistenza nel tempo (B) tale persistenza sia consistente (C) nel corso del presente millennio (D) durati almeno un quarto di secolo (E) dulcis in fundo “opportuno ricordare che l’ultimo millennio e’ stato caratterizzato dal grande numero e dalla estrema mutabilita’ dei confini” sempre parole sue.

    Orbene, ma chi ci crede (?) che un quarto di secolo cioe’ venticinque anni (25) siano grande e consistente persistenza nel tempo? Ci prende per deficienti: l’anno 1996 meno venticinque anni fanno 1971 (!) nemmeno alla Guerra dei Sei Giorni (1967) o all’imboscata di Ia Drang (1965) o al Muro di Berlino (1961) alla Guerra di Corea (1951) ma che razza di giornali legge ‘sto tizio (?) e’ in anticipo sulla subcultura vichipedofila.

    Ma quale persistenza (?) se proprio lui la colloca in un millennio caratterizzato dal grande numero e dalla estrema mutabilita’ dei confini? Praticamente dice che Costantinopoli si trova nei confini degli immigranti Turchi: l’abbiamo costruita (ben oltre mille anni orsono tra l’altro) ma secondo lui ce la dobbiamo dimenticare.

    Ma cosa ci faceva nella Lega costui?

    Descrive questi confini storici nelle mappe n.2a & 2b a pag.12 mentre alla prima colonna di pag.13 rileva che la maggior durata di alcuni confini (padanichi ovviamente) supera i 500 anni e nessuno e’ inferiore ai 300 anni consecutivi o complessivi. Vale a dire nulla di piu’ duraturo delle tre caravelle di Cristoforo Colombo e…

    nulla di minimamente paragonabile ai confini dei Navajo dei Pigmei dei Mohawk dei Zulu’ dei Masai dei Mapuche dei Tibetani dei Sikh dei Persiani dei Etruschi dei Grechi dei Romani dei Baschi e …dei Lombardi se posso parlare anche dei cazzi miei.

    Ma chi lo manda questo qua: la mutua? Se e’ tutta qua la “storia” padanica stiamo freschi, cinquecento anni diluiti nei mille ultimi, sono pochini direi. Si vede a un palmo dal naso che sta giustificando le occupazioni territoriali di recente immigratura, generalmente parlando, non qualcuno in particolare ma… tutti, chi piu’ ne ha piu’ ne metta.

    Per darsi un tono, azzarda che le entita’ padane (quindi la Padania non e’ una) son quelle realta’ di peso preponderante (quindi escluse le minoranze) e colla propria capitale all’interno dell’area geografica padana. Meno male, ma poi le voglio vedere le capitali.

    Ti prendo in parola.
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  9. #49
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    Predefinito re: padunia (confini della)

    Esistendo alcune entita’ piuttosto che “una” Padania, hanno ciascuna un proprio titolo giuridico “storicamente” impugnabile: possono costituire una rappresentanza in nome di loro stesse, tu no. Puoi vantare una “etnia inconsapevole” inventata per la bisogna fra tutti i presunti “popoli” della Padunia, il che e’ falso (falso) mentre e’ vero che gli Stati precedenti siano esistiti per secoli e secoli singolarmente. Essi tutti hanno una “storia” propria e in progresso.

    Difatti esistettero. Per cui e’ falso che tu li possa rappresentare collettivamente. Sei un presuntuoso e te lo diranno in faccia sul muso quando ti presenterai in giudizio davanti agli altri popoli, proprio quelli che tu dici sarebbero come te e …starebbero con te.

    Esiste invece una bella differenza. Nessuno oltre il padreterno (semmai) puo’ rappresentare “i” popoli: se ti va’ bene puoi chiedere (al tuo popolo) di rappresentare il tuo stesso popolo, ma sei sempre un alieno riguardo a tutti gli altri popoli …e non potrai mai rappresentarne uno diverso dal tuo. Che scoperta.

    Certo che il figlio d’iddio (a gemogno) li puo’ rappresentare “i popoli” della Padania (pfui!) te lo spergiurano i bossiani …e se avesse la perteghetta sarebbe un tram.

    Puoi rappresentare il “tuo” popolo cioe’ chiedere di poter rappresentare la nazione, in giudizio, ma non puoi rappresentare un popolo che non sia il tuo: puoi nascere a una sola nazione e puoi rappresentare solo quella, che sia la tua, e quando dichiari di occuparti de “i popoli” della Padunia hai gia’ mentito a te stesso, oltre che al tuo popolo.

    Tra l’altro, giuridicamente non ci possono essere “i popoli” della Padunia …o ne ha uno solo (il proprio) oppure e’ una finzione, nel senso che se non ce l’ha (perche’ ne dichiara piu’ di uno) allora non e’ in grado di costituire una propria rappresentanza giuridica: hai dato il destro allo Stato alieno di considerarti giuridicamente una sua minoranza, per cui ti rappresenta lui, a te.

    Meno di zero, sotto la protezione del Art.27 dei Patti sui Diritti Umani, in gabbia. Ma quello e’ appunto lo scopo della Lega bossiana: lacche’ del suo feudo a montecitorio, laggiu’ a Roma. Schiattera’ ma ci vuole il suo tempo.

    Nel frattempo per fingere e scimmiottare una rappresentanza, fumo negli occhi, ha creato il parlatojo del norde in un posto dove non hanno nemmeno la metropolitana. Poi la giornala padanica dice “contrordine compagni” il parlatojo dovrebb’esse de la Padagna (che’ di Repubblica non se ne parla) ma sempre fumo negli occhi rimane.

    Tanto poco vero, che in tutte le occasioni in cui “i popoli” quelli veri, quando han tentato una riugnone fra disgraziati negli stessi anni che si presumono cruciali, cioe’ tra 1989 e 1994 prima del ribaltone comunista, nessuno si e’ presentato in nome della Padania: ne’ Bossi ne’ Oneto Salvi Rognone Pollo Ciula Clodomiro Bulisano e compagnia cantante, tremacua.

    Probabilmente la decisione bossiana di snaturalizzare i confini, millantando che fossero “naturali” i piu’ recenti (e non i piu’ antichi) parte dal fatto che …i piu’ recenti sono controllabili in un qualche modo con le poltrone che ti danno a Roma e Brussel, mentre i piu’ antichi vanno per forza affrontati secondo una prassi piu’ antica e forse un pochino piu’ laboriosa. Nevvero?

    Un inganno da politicastri. La scelta di fissare i confini padani come quelli “attuali della repubblica italiana (verso nord) e delle sue regioni settentrionali (verso sud)” a pag.14 prima colonna, e’ congeniale a quelle poltrone: non esiste alcun movimento di liberazione ovunque nel mondo che prenda mai per buoni i confini degli Stati alieni.

    Solo voi.
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    Predefinito re: padunia (confini della)

    La sua conclusione “storica” alla prima colonna di pag.13 e’ l’ultimo millennio. Punto e basta.

    Per di piu’ presume un millennio dove non ci vede chiaro, perche’ dice a pag.11 terza colonna “opportuno ricordare che l’ultimo millennio e’ stato caratterizzato dal grande numero e dalla estrema mutabilita’ dei confini” cioe’ una specie di caos o una fogna “storica” civile militare intellettuale: quindi un millennio che lui pretende storicamente “illeggibile” ma non ci dice come ha fatto lui a raccapezzarvicisi, evidentemente qualcuno l’ha illuminato.

    Fermandosi attorno all’anno mille, Oneto elimina i Romani all’orizzonte, per cui presume validi i confini clericali, cioe’ creati sulle spoglie di Roma da un potere che dichiara e millanta ignoranza o inconsistenza dei confini terrestri dichiarandosi “cattolico” cioe’ universale.

    Vale a dire che rifiuta i confini terrestri: sarebbe quella (?) l’origine dei confini padanichi.

    A quell’epoca (A) son gia’ 250 anni (250) che i Re Tedeschi e gl’imperatori, pretendendo di governare pure la Lombardia, comandano facendosi “ungere” dal papa o dal legato pontificio nella propria incoronazione e (B) pretendono per se’ e per il loro Regno l’epiteto o il titolo di “Romanorum” che in latino vuol dire “dei Romani" mentre se non sono francesi son tedeschi ed evidentemente (3) non sapevano ancora scrivere ne’ in tedesco ne’ in francese oppure godevano di scriver latino latinorum, ma rimangono barbari e per noi alieni.

    Sarebbero quelli i governanti dell’epoca …e governavano con le armi in una epoca che oggi chiamiamo “eta’ ferrea del papato” ovvero governavano in nome dei preti: il che e’ orribile.

    Di conseguenza Oneto elude i Romani ma fa’ origine dei confini padanichi proprio laggiu’ molto allegramente e siccome a pag.14 li fa’ identici a quei della “attuale repubblica italiana” vi crea, oppure da’ ad intendere, una parentela giuridica sia pure fittizia …e da qui, i mille anni ultimi.

    Allora non ha la misura del tempo: cosa vuoi che siano mille anni?

    Dopo Carlomagno (muore 28 gen 814) i Franchi durano un secolo fino al 911 eppoi governano i Sassoni al posto dei Franchi dal 919 fino all’anno 1024 ma non andiede tutta difilato …da Lotario (che muore 29 set 855) a Ottone, che inventa il Sacro Impero Romano-Germanico (31 gen 962) passano 46 governanti (dicesi 46 in 107 anni) tra Re e imperatori vari, per grazia d’iddio ovvero per volonta’ di 33+5 papi e antipapi, dei quali preti ben 8 vennero scacciati e 5 vennero assassinati: queste sono le radici ovvero le origini legali o “governative” dei mille anni padanichi invocati da Gilberto Oneto.

    Ma, i confini di quelle governature vanno dal mar baltico al mediterraneo con una gerarchia intermedia costituita da funzionari “infeudati” cui viene assegnato un territorio a capocchia, diciamolo, come fosse un affitto: i barbari non ti fanno Duce a te, in casa tua.

    Vale a dire che i confini da cui parte Oneto sono quelli dei feudi Carolingi …che son creati come appannaggio di un Vassallo, di un Conte o di un Vescovo-conte un Duca o un Re, ma nulla che sia deciso da una qualsiasi nazione o etnia o popolo o gruppo sociale del posto: semplicemente un serraglio governato da un estraneo gratificato dai monarchi, che governavano da Aquisgrana o da Soissons, da Ravenna o da Roma. Sempre colle armi in casa d’altri.

    Cosa haspide centrano (?) quei confini con quelli di una popolazione tipica o una qualsiasi nazione o popolazione del posto? Non c’entrano un fico: Gilberto Oneto ci sta prendendo veramente come deficienti.

    Non a caso, in breve tempo i Comuni si armano e progettano di dargli una lezione: e alla fine i barbari vennero malmenati in uno scontro spettacolare il 29 maggio dell’anno 1176 dalla Lega Lombarda, coll’imperatore che poi da solo e di nascosto raggiunge il campo trincerato di Pavia. Entra nella cattedrale quando la moglie e i feudatari gli stan gia’ facendo il funerale.

    La Data, e’ all’interno dei mille ultimi anni invocati da Oneto, ma viene taciuta, non a caso.
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