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Discussione: Il Mondo Nuovo

  1. #91
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    Predefinito Re: Il Mondo Nuovo

    Quantità, qualità, moralità
    Tratto da «Ritorno al Nuovo Mondo» di Aldous Huxley, 1961 Mondadori
    Traduzione di Luciano Bianciardi

    Nel mondo nuovo della mia favola si praticavano normalmente l’eugenetica e il suo contrario, la disgenia. In una serie di bottiglie, ovuli biologicamente superiori, fertilizzati da spermatozoi biologicamente superiori, ricevevano le migliori cure prenatali, e finalmente si decantavano nelle categorie Alfa, Beta, e persino Alfa Più. In un’altra serie di bottiglie, assai più numerosa, ovuli biologicamente inferiori, fertilizzati da spermatozoi inferiori, subivano il Processo Bokanovsky e il trattamento prenatale con l’alcool e con altri veleni proteinici. Se ne decantavano creature quasi subumane, ma pur sempre capaci di lavoro non specializzato; anzi, opportunamente condizionate, e detensionate dal libero e frequente accesso al sesso opposto, sistematicamente distratte dai divertimenti gratuiti, reindotte ai moduli della buona condotta mediante dosi quotidiane di soma, davano la garanzia di non infastidire mai i loro superiori.
    Nella seconda metà del ventesimo secolo noi non organizziamo sistematicamente la riproduzione; e il nostro sregolato capriccio non solo tende a sovrappopolare il pianeta, ma anche, sicuramente, a darci una maggioranza di umani di qualità biologicamente inferiore. Ai brutti tempi andati di rado sopravviveva un bambino che avesse qualche spiccato, o anche lieve, difetto ereditario. Oggi invece, grazie all’igiene, alla farmacologia moderna e alla coscienza sociale, quasi tutti i bambini venuti al mondo con difetti ereditari giungono a maturità, e si moltiplicano. Date le condizioni oggi dominanti, ogni progresso della medicina sarà frustrato da un corrispondente aumento del tasso di sopravvivenza degli individui che dalla nascita portano con sé una qualche insufficienza genetica. Nonostante i nuovi farmaci meravigliosi, nonostante le cure migliori (anzi, in certi casi, proprio per via di queste cose), la salute fisica della popolazione media non migliorerà, anzi andrà peggiorando. Alcuni autorevoli studiosi affermano che il declino è già cominciato, e continua. «In condizioni a un tempo facili e sregolate» scrive il dottor W.H. Sheldon, «al nostro ceppo migliore tende a soppiantarsi un altro ceppo, inferiore sotto ogni aspetto… C’è la moda, in certi ambienti accademici, di assicurare gli studenti che sono infondati gli allarmi relativi al differenziarsi del tasso di natalità; che tali problemi sono soltanto economici, o soltanto educativi, o soltanto religiosi, o soltanto culturali, e così via. E’ un ottimismo da struzzi. La delinquenza riproduttiva è un fatto biologico, basilare» E prosegue: «Nessuno sa in che misura è diminuito il quoziente d’intelligenza medio nel nostro paese [gli Stati Uniti] dal 1916, da quando cioè Terman cercò di standardizzare il significato».
    In un paese sovrappopolato e sottosviluppato, dove quattro quinti della popolazione hanno meno di duemila calorie al giorno, e solo l’altro quinto si nutre a sufficienza, possono nascere spontaneamente istituti democratici? E possono sopravvivere, una volta imposti dall’estero o dall’alto?
    E consideriamo adesso il caso della società ricca, industrializzata, democratica, nella quale, praticandosi – caso, ma non meno efficacemente - la disgenetica, decrescono vigore fisico e quoziente d’intelligenza. Una società siffatta, fino a quando potrà conservare le sue tradizioni di libertà individuale e di governo democratico? Fra cinquanta o cent’anni i nostri bambini daran la risposta a questa domanda.
    Intanto noi ci troviamo di fronte un fastidiosissimo problema morale. Noi sappiamo che la bontà dei fini non giustifica l’uso di mezzi cattivi. Ma che dire delle situazioni – così frequenti oggi – in cui mezzi buoni dan risultati finali che si rivelano cattivi?
    Per esempio: noi andiamo in un isola tropicale, con l’aiuto del DDT sterminiamo la malaria e, nello spazio di due o tre anni, salviamo centinaia di migliaia di vite. E’ ovviamente un bene. Ma le centinaia di migliaia di esseri umani così salvati, e i milioni che da loro vengono al mondo, noi non possiamo vestirli, alloggiarli, istruirli, nemmeno nutrirli a sufficienza, con le risorse disponibili nell’isola. Non c’è più la morte rapida della malaria; ma la fame rende la vita insopportabile, il sovraffollamento diviene la regola, la morte lenta per inedia minaccia tante vite di più.
    E che dire degli organismi insufficienti per condizionare congenie, che la medicina e i servizi sociali oggi salvano e lasciano proliferare? Aiutare gli infelici è bene, indubbiamente. Ma non meno indubbiamente è male trasmettere interi ai nostri posteri i risultati di mutazioni negative; come è un male la progressiva contaminazione del fondo genetico a cui dovranno attingere i membri della nostra specie. Siamo presi fra le corna di un dilemma morale: per trovare la soluzione occorrerà tutta la nostra intelligenza tutta la nostra buona volontà.
    -----------
    Aldous Huxley (1894-1963)
    Futorologo britannico, professore al M.I.T. (Massachussetts Institute of Tecnology) di Boston.
    Nipote di Thomas Huxley (uno dei fondatori della "Round Table" britannica), fratello di Sir Julian Sorell Huxley (primo direttore dell'UNESCO, e presidente per diversi anni della "Eugenetics Society"). 
    Aldous fu membro della Fabian Society e della Golden Dawn, sperimentò in prima persona l'uso di droghe allucinogene e descrisse le sue "visioni" in due opere apologetiche: "Le porte della percezione" (1954) e "Paradiso e inferno" (1956). Opera più famosa: "Il Mondo Nuovo" (1932)
     
    https://www.disinformazione.it/mondonuovo.htm
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

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  2. #92
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    Predefinito Re: Il Mondo Nuovo

    L’IDEOLOGIA BRITANNICA. Tra eugenetica, malthusianesimo e Nuovo Ordine Mondiale
    7
    By Gianluca Marletta on 26 aprile 2018 Antropologia, Sociologia, Storia

    Chiunque abbia la ventura di leggere The Brave New World, l’allucinata ma “profetica” distopia dell’inglese Aldous Huxley, che già negli anni ’30 del XX secolo precognizzava un futuro Governo Globale dove un’umanità concepita “in provetta” (la pubblicazione del romanzo è del 1932!) e ridotta a 200 milioni di individui, viene mantenuta in “dorate catene” e totale obbedienza attraverso droga, sesso e spettacoli, non può non sospettare che la trama rifletta non solo la “fantasia” del romanziere ma anche una tendenza, uno stato di spirito, realmente presente tra le “classi alte” del mondo anglosassone (di cui Aldous era uno dei più brillanti rampolli). In effetti, quella che potremmo definire come “ideologia britannica” ha una lunga storia: si tratta di un mix di suprematismo classista, culto dell’eugenetica ed elitismo, ossessione per il controllo sociale indotto e idea fissa che l’umanità debba essere drasticamente ridotta di numero se non addirittura “ricreata” prometeicamente, che è stato un vero e proprio riferimento occulto di molte politiche anglosassoni degli ultimi due secoli, divenendo dal secondo dopoguerra “ideologia di riferimento” non più solo in Inghilterra o negli Stati Uniti ma in tutto il mondo occidentale e oltre.
    Un’ideologia che rivela, a volte, suggestioni para-messianiche di rinnovamento globale e dominio del mondo ma che ha tuttavia saputo imporsi, a livello pseudo-scientifico, con le ipotesi di Malthus e Darwin, divenendo giustificazione e pilastro dell’ultra-capitalismo moderno e della sua visione del mondo. Così, ad esempio, quando si assiste, al giorno d’oggi, ad operazioni come il tentativo di estendere l’eutanasia ai bambini malati o all’incessante propaganda contro la “natalità” umana vista quale pericolo per la “madre Terra”, bisogna sempre tener conto di quali radici ideologiche si celino dietro tali politiche.

    MALTHUS: DIMINUIRE LA POPOLAZIONE CON GUERRE, CARESTIE, ADULTERIO E SODOMIA
    Uno degli esempi più noti di questa scienza al servizio del potere é il pastore anglicano Thomas Malthus, autore di quel An essay of the principle of the population as it affects the future improvement of society a cui si rifanno, ancor oggi, tutti i teorici del denatalismo e della necessità di contenere o ridurre la popolazione mondiale.
    Secondo Malthus, infatti, poiché la popolazione tenderebbe a crescere in progressione geometrica, quindi più velocemente della disponibilità di alimenti, (che crescerebbero invece in progressione aritmetica), bisognerebbe fare di tutto per evitare il moltiplicarsi della popolazione stessa, soprattutto –vien da sé- della sua parte più povera. A questo scopo, secondo Malthus, andavano rimossi quei “sussidi per i meno abbienti” per evitare che le famiglie fossero invogliate a riprodursi eccessivamente, e bisognava anche mantenere i salari delle classi più povere ad un livello minimo di sussistenza.
    Da “religioso”, naturalmente, Malthus vedeva nella castità e nella continenza il rimedio più accettabile moralmente per ridurre la popolazione, ma da “scienziato” non negava che i mezzi attraverso i quali tale limitazione si attuava in natura o nelle società fossero più spesso di carattere repressivo o preventivo. Le vie repressive contemplavano in un caso l’azione della mortalità per mezzo di epidemie, guerre, carestie, ecc.; nell’altro, una diminuzione della natalità mediante la diffusione di tutti quei comportamenti, tra cui l’adulterio, la sodomia, ecc. che causano una diminuzione delle nascite.
    D’altronde, l’ipotesi maltusiana non faceva altro che tradurre, in forma di ipotesi “scientifica”, un sentimento già fortemente diffuso nella società inglese dell’epoca. Se ne avrebbe avuta una drammatica dimostrazione di lì a poco, tra il 1845 e il 1849, durante la spaventosa carestia che colpì la vicina Irlanda (The Great Famine, in gaelico An Gorta Mòr) uccidendo o costringendo all’emigrazione quasi il 40% della popolazione dell’isola; carestia accolta come un’occasione d’oro dai dominatori britannici e dai proprietari terrieri protestanti, i quali, molto “malthusianamente”, rifiutarono ogni forma d’aiuto ai loro (detestati) sudditi celtici e cattolici, lasciandoli letteralmente morire di fame.

    L’IDEOLOGIA DARWINISTA E LA “MANIPOLAZIONE CULTURALE” DI THOMAS HUXLEY
    Ma se il malthusianesimo è l’antenato più o meno diretto di quei veri e propri dogmi del pensiero mondialista che saranno il denatalismo e l’eugenetica, esso è anche l’ispiratore di un altro “mito scientifico” anglosassone via via imposto a tutto il mondo: il Darwinismo. Darwin stesso ne riconobbe l’apporto, specie nell’aspetto così tipico della sua ipotesi che riguarda la lotta per l’esistenza e la sopravvivenza del più “adatto”. D’altronde, anche la vicenda dell’affermazione del Darwinismo a partire dal XIX secolo è piuttosto significativa del ruolo fortemente politico assunto dalla scienza nella cultura britannica.
    Il Darwinismo, che per la nuova “ideologia scientista” doveva servire da stampella ai progetti egemonici della Gran Bretagna e di tutto l’Occidente, sarebbe stato quello che era stata la Genesi per l’universalismo cristiano dei secoli precedenti. Una “genesi atea, materialista ed esaltante il potere del più forte sul più debole che rispondeva alla perfezione al clima culturale e politico dell’epoca del Colonialismo e della Seconda Rivoluzione Industriale.  E se da una parte, con la sua idea di evoluzione “casuale”, il Darwinismo estrometteva di fatto qualsiasi intervento divino sulla realtà, esso diveniva anche uno straordinario strumento per legittimare il dominio di una autoproclamata “elité” di “esseri evoluti” sul resto del mondo bollato come involuto, passatista e destinato per natura all’estinzione.

    Questo, tuttavia, non significa che non ci furono resistenze. L’ascendente ancora forte che la religione aveva su una parte della società britannica e occidentale –oltre alle aporie e ai legittimi dubbi scientifici che il Darwinismo suscitava- potevano rendere difficile l’affermazione di un’ideologia così rivoluzionaria.
    E’ proprio in questo frangente, in effetti, che risalta più che mai l’azione concertata di determinate “lobby culturali” che, all’atto pratico, furono determinanti nell’imporre il Darwinismo all’opinione pubblica. Stiamo parlando, ad esempio, del gruppo cappeggiato da Thomas Henry Huxley, personaggio brillante e astuto, nonno del romanziere Aldous.
    Presidente della Royal Society dal 1883 al 1885, Thomas Huxley fu anche il promotore di un gruppo più ristretto ed esclusivo, l’XClub, che ebbe un influsso enorme sulla cultura britannica, spingendola all’accettazione del Darwinismo e dei suoi presupposti. Cooptando nell’XClub, uomini di cultura particolarmente in vista e potenti della società britannica dell’epoca, infatti, Thomas Huxley riuscì inesorabilmente a diffondere la fede darwinista in larghi strati dell’alta società inglese, secondo uno schema di “manipolazione della società” che ritroveremo spesso nella nascita delle “mode” moderne.

    L’IDEOLOGIA BRITANNICA DIVENTA IDEOLOGIA MONDIALE
    È solo a partire dal secondo dopoguerra, tuttavia, che tale ideologia verrà proposta e imposta al mondo intero. E sarà proprio uno dei nipoti di Thomas Huxley, Julian Sorel Huxley, darwinista di ferro, neomalthusiano e convinto assertore dell’eugenetica, tra i fondatori dell’UNESCO) di cui fu primo direttore, a definire pubblicamente l’immagine di un piccolo gruppo di illuminati detentori della verità che ha il diritto di “indirizzare” l’umanità verso scopi e fini ignoti alle moltitudini. Così, scrive Julian Huxley nel programma della Commissione preparatoria dell’UNESCO dal titolo Unesco its purpose and its philosophy[1]:
    Il progresso non è automatico o inevitabile ma dipende dalla scelta umana e dallo sforzo di volontà. Prendendo le tecniche di persuasione e informazione e vera propaganda che abbiamo imparato ad applicare come nazione in guerra, e deliberatamente unendole ai compiti internazionali di pace, se necessario utilizzandole, come Lenin previde per superare la resistenza di milioni verso il cambiamento desiderabile. (J.S.Huxley, Unesco its purpose and its philosophy, 1946. Il testo é scaricabile in inglese su formato PDF dal sito ufficiale dell’UNESCO: http://unesdoc.unesco.org/images/000.../068197eo.pdf )
    Propaganda di guerra utilizzata in tempo di pace per manipolare l’opinione delle masse: questo è dunque uno degli scopi programmatici delle organizzazioni internazionali contemporanee. E l’ideologia che tali organizzazioni propongono non è altro, infondo, che l’edizione più aggiornata degli “ideali” nati in Inghilterra dal XVIII secolo in poi: controllo sociale, depopolazione, eugenetica, diffusione di quei costumi (sessualità puramente “ricreativa”, omosessualità, ecc.) che possono indurre ad una diminuzione della natalità, eliminazione dei più deboli considerati come “vite inutili”, ecc.
    Senza questi presupposti, in effetti, è impossibile comprendere molti dei fenomeni che caratterizzano la storia più recente.
    ——————————————————————————————————————————-
    BREVE BIBLIOGRAFIA
    A beneficio di chi volesse approfondire il tema trattato, consigliamo:
    G.Marletta-E.Perucchietti, Governo globale, Ed. Arianna
    E.Pennetta, Inchiesta sul Darwinismo, Ed. Cantagalli

    L?IDEOLOGIA BRITANNICA. Tra eugenetica, malthusianesimo e Nuovo Ordine Mondiale
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  3. #93
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    Predefinito Re: Il Mondo Nuovo

    Citazione Originariamente Scritto da cireno Visualizza Messaggio
    Negli anni 30 Aldous Huxley scrisse un romanzo avveniristico intitolato Il Mondo Nuovo. Ambientato all'anno 2540, il romanzo descrive una società il cui motto è "Comunità, Identità, Stabilità". A seguito di una devastante guerra di nove anni l'intero pianeta viene riunito in dieci grandi stati, governati da dieci G Mondiali. La popolazione ignora tutto della propria situazione attuale: sa solo che il passato era caratterizzato dalla barbarie e che adesso tutto è tranquillo e senza contrasti. Solo i Governatori sanno come la presente società sia nata e come era in precedenza.

    Un rettile che serpeggia nel forum ha sibilato queste parole:-
    -Noi(il rettile si crede il papa, parla citandosi al plurale) proponiamo una soluzione finale che potrebbe accontentare tutti.
    In Italia gli ZINGARI sono stimati fra le 120 e le 180 mila persone.
    Si individui, allora, un territorio adatto alla bisogna in qualche parte della Nazione da REGALARE ai suddetti (compresi i giostrai che rompono i coglioni alle sagre) affinché vi si stabiliscano con le loro roulottes trainate da Mercedes e possano così dedicarsi alle loro attività preferite TRA DI LORO.


    Io rifacendomi al romanzo di Huxley avrei una proposta molto più seria e produttiva.

    E’ risaputo che gli imbecilli sono pericolosi. Un assassino può uccidere una, magari due volte in una vita, l’imbecille è sempre sul pezzo, la sua pericolosità è quindi sempre presente. Siccome non si può adottare il sistema spartano di buttare i bimbi nati “diversi” dal monte Taigeto, quindi di gettare gli imbecilli da qualche Rupe Tarpea italiana non se ne parla, la mia proposta ricalca quella del serpente e si esplica così: alla nascita di un piccolo si trova il mezzo per determinarne il probabile QI, se questo è sotto quota 100, bimbo e genitori vengono trasferiti in un’isola capace di contenere alla fine qualche milione di esclusi. Li saranno tutti imbecilli e andranno quindi benissimo d'accordo tra loro.

    Senza imbecilli in giro nella società si avrebbe così un vero Mondo Nuovo, dove la gente sarebbe in grado di pensare con la sua propria testa e non si farebbe sedurre dalle idiozie che il sempre presente venditore di pentole andrà a sparare nelle piazze. Un mondo dove la gente enuclerà gli imbecilli e sarò quindi composto solo da persone con cervello, sarà davvero un mondo nuovo.

    Proposta, questa, molto migliore di quelle del rettile sibilante

    Poi però basta che non sbarchi con la Gregoretti nell'isola con la carola di turno e te ne stai a cuccia nel tuo continente con il tuo QI altissimo ..

    ma tu ti ritieni veramente intelligente?? per come ti vedo io direi che non capisci una sega .. ed hai pure delle punte di paranoia al limite del ricovero ..

    IO non escluderei che tu vada già in terapia dai discorsi che fai ,,,

  4. #94
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    Predefinito Re: Il Mondo Nuovo

    Il mondo nuovo

    Ciò che rende il Mondo Nuovo un libro profetico, più di ogni altro romanzo distopico, è l’aver colto esattamente l’ideologia fondante che oggi impera e vorrebbe colonizzare la mentalità di tutti.
    di Luca Gritti - 18 Novembre 2017

    Chi volesse vedere chiaro nelle storture del nostro tempo e negli orrori peggiori della nostra epoca dovrebbe leggere Il Mondo Nuovo di Huxley. Aldous Huxley non fu un grande scrittore, fu stroncato con parole inequivocabili da Hemingway e da Eliot, sfruttava la letteratura per diffondere la sua eccentrica filosofia, i suoi personaggi non sono vitali e i suoi dialoghi sovente sono troppo idealistici. Ma nonostante non fosse un grandissimo artista, fu però il vero grande profeta della nostra epoca, colui che vide con maggiore preveggenza dove andava il mondo e quale sarebbe stato il vero orizzonte distopico del futuro. In questo ebbe ragione quando scrisse, all’inizio della raccolta di saggi Ritorno al Mondo Nuovo – composti una quindicina d’anni dopo il libro –, che egli era stato un profeta migliore di George Orwell. In 1984 Orwell immaginò, infatti, un futuro distopico fondato sulla coercizione, sulla guerra perpetua e sulla mistificazione del passato; Huxley nel Mondo Nuovo ebbe maggior ragione a pronosticare una distopia basata sulla droga, sulla pace perpetua garantita da un mega-stato globale e sull’indifferenza rispetto alla storia grazie al culto dell’efficienza immediata e del piacere sessuale, istantaneo e sterilizzato.



    I due minuti di odio o la strategia del dissenso controllato
    Tutto questo non è casuale: lo zio di Huxley era stato uno dei più accesi sostenitori inglesi della dottrina darwinista, e suo fratello, Adrian, fu un biologo sostenitore dell’eugenetica che Aldous descrisse con tanta accuratezza nel suo romanzo, nonché direttore dell’Unesco, fervente animalista e socio di rilievo del Wwf. Huxley quando scrisse non immaginò un mondo distopico per scongiurarlo o denunciarlo, come fece invece Orwell con lo stalinismo; ma nel Ritorno al Mondo Nuovo scrisse a chiare lettere che tutte le innovazioni del suo romanzo – dal controllo demografico all’ipnopedia, dalla sessualità sterilizzata fino alla droga per controllare gli umori – non erano cose negative in sé, ma se fossero state gestite con assennatezza potevano essere auspicabili per il futuro, quando non proprio necessarie.
    Nonostante queste ambiguità artistiche ed umane, il romanzo di Huxley resta un libro fondamentale proprio per il suo carattere profetico, che risalta soprattutto oggi che molta parte di quelle profezie stanno giungendo al loro inquietante compimento. Il Mondo Nuovo, a ben vedere, è il mondo che oggi viene spacciato come civile, il modello di convivenza e di società che è stato partorito nell’Inghilterra positivista, si è perfezionato in Scandinavia e oggi tenta, mediante i mezzi di comunicazione ed una propaganda sempre più sottile e pervasiva, ma anche grazie all’Onu e ad altre organizzazioni internazionali, di colonizzare culturalmente tutto il globo: dall’Europa mediterranea all’Asia, dalla Russia all’America latina.

    Nel Mondo Nuovo i bambini sono creati in appositi centri di fecondazione, con spermatozoi e ovuli incubati e congelati in laboratorio; gli individui sono sterilizzati ed i rapporti e i giochi sessuali si consumano fin dalla tenera età, senza restrizioni né resistenze, perché tutti appartengono a tutti; le leggi morali vengono imposte a ciascuno nel sonno, inculcate con frasi formulari e martellanti; ogni forma di dolore è elusa con il soma, una droga che assolve la stessa funzione delle emozioni consentendo però di non doverle vivere e affrontare; i vecchi hanno l’aspetto di giovani fino a sessant’anni, quando poi, nell’indifferenza generale, vanno a morire in appositi centri; vige dovunque l’ossessione della pulizia, della sterilizzazione e dell’igiene; le immagini che provocano più orrore e disgusto sono quelle delle poche madri superstiti, che hanno gravidanze ed allattano i loro bambini; la parola padre ingenera solo ironie e sarcasmi, la parola madre invece è oscena e scandalosa, ed entrambe sono eliminate dal linguaggio comune come parole contrarie alla società, eversive ed antiquate.
    I due personaggi più significativi della storia sono probabilmente Lenina, una giovane ragazza che è stata educata nella società del Mondo Nuovo, e John, il “Selvaggio” che è cresciuto in una riserva in cui erano segregate delle tribù che ancora si organizzavano secondo modelli tradizionali, per quanto bizzarri e permeati da una forma caotica di sincretismo religioso. Lenina è una fedele adepta del Mondo Nuovo, si concede a tutti gli uomini indifferentemente, ha pienamente introiettato i due valori fondamentali del Mondo Nuovo, ovvero l’accessibilità del godimento e l’eliminazione del dolore, della privazione, della vecchiaia, della morte. John, viceversa, quando finalmente scopre il Mondo Nuovo, che aveva immaginato sin da bambino come suggestione e come favola, ne è colpito, ma fondamentalmente disgustato. Provenendo da una società tradizionale, vede bene la miseria umana di quegli individui, appiattiti dalle droghe e dal godimento, ignoranti del passato ed insensibili a tutto. Lenina quando incontra John scopre qualcosa di diverso rispetto alle anonime pratiche sessuali a cui era stata abituata; prova qualcosa di simile all’amore, qualcosa che lo lega a quel ragazzo, proprio a lui, e che nessuna promiscuità, nessun rapporto impersonale le potrà mai dare.

    Leggiamo la vicenda di Lenina e ci vengono in mente le parole di Attali, il guru di Macron, che in una lucidissima ed inquietante intervista a La Repubblica di qualche anno fa vagheggiava un mondo in cui vigesse la pluralità totale di rapporti, tendenze e relazioni, a cui tuttavia le donne avrebbero trovato maggior fatica ad adattarsi, perché il cosiddetto sesso debole guarda alla fedeltà e infedeltà maschili da un punto di vista sempre reazionario. Ecco come risponde Lenina alla sua amica Fanny, che non riesce a comprendere i suoi turbamenti.
    “Ma è assurdo ridursi in uno stato simile. Semplicemente assurdo” ripeté. “E per chi? Per un uomo, un uomo!”
    “Ma è colui che io voglio”.
    “Come puoi saperlo se non hai provato?”
    “Ho provato”.
    “Ma quante volte?” chiese Fanny alzando nervosamente le spalle. “Una, due?”
    “Dozzine di volte. Ma” aggiunse scuotendo la testa “non mi è servito a nulla”.
    Ciò che rende il Mondo Nuovo un libro profetico, più di ogni altro romanzo distopico, è l’aver colto esattamente l’ideologia fondante che oggi impera e vorrebbe colonizzare la mentalità di tutti. Parliamo dell’idea di eliminare, mediante il progresso tecnologico, ogni forma di dolore, di privazione, di sacrificio, di rendere il piacere immediatamente accessibile, fruibile in ogni momento e per chiunque. Questo progetto antropologico sottende l’ideologia utilitaristica, concepita in Inghilterra, per cui la vita di ciascuno si ridurrebbe solo al perseguimento del piacere e all’elusione del dolore, per cui una società che garantisse a tutti il primo e sopprimesse il secondo, sarebbe davvero una società perfetta.

    Non è per essere semplicistici, ma potremmo dire che è dal primo Ottocento che la società europea, e ultimamente mondiale, procede a grandi passi verso questa utopia di opulenza e benessere, godimento e piacere; ed è dagli albori di questa ideologia che tutte le menti più acute e le sensibilità più profonde dell’Europa – da Leopardi a Nietzsche, da Dostoevskij a Mazzini – criticano questo progetto per la sua superficialità, per la sua antropologia così riduttiva e per gli effetti devastanti che potrebbe avere sull’uomo. Infatti, la grande esperienza del pensiero classico, e soprattutto l’eredità del cristianesimo, ci dicono che non è affatto così: il dolore non è qualcosa da sopprimere sempre, da eludere o da scansare, ma da affrontare, poiché è solo mediante il passaggio attraverso la privazione, il sacrificio, che ciascuno di noi diventa un uomo ed una donna in grado di affrontare la vita. Come insegna la parabola di Cristo, occorre soffrire per gioire, occorre morire per risorgere.
    Non è solo l’eredità culturale che abbiamo ricevuto, ma anche la nostra esperienza personale a dirci che quando abbiamo il coraggio di compiere sacrifici e rinunce, per quanto piccoli, poi approdiamo ad una vera gioia, più profonda e duratura, ad una nuova consapevolezza degli altri e di noi stessi; viceversa, i piaceri superficiali, colti senza fatica ed imboccando scorciatoie, sono effimeri e tristi, lasciano in noi un senso di vanità ed insignificanza. Il Mondo Nuovo, il modello di società che oggi in molti ancora sognano per il nostro futuro prossimo, in realtà non è un paradiso ma un inferno, sia pure dotato di comodità e comfort, e un mondo di quel tipo sarebbe veramente sopportabile solo attraverso l’uso delle droghe e di potenti sedativi.

    La scena più significativa e triste del libro da questo punto di vista è la morte della madre del Selvaggio. Lui vorrebbe esserle vicino in quel momento, rendere fecondo quel dolore, che lei gli dicesse qualcosa di significativo che possa portare con sé per sempre; ma lei, secondo le procedure standard del Mondo Nuovo, al momento di morire è pesantemente drogata, assordata da musica sintetica e incantata da un televisore. Da una parte c’è l’idea di morte da affrontare e da introiettare, per maturare e crescere; dall’altra c’è l’idea di morte da scansare e da cui fuggire, attraverso sedativi, distrazioni e divertimenti.
    In questo senso, è terribilmente significativo che oltre alla morte, le cose che più vengono fuggite ed evitate nel Mondo Nuovo – le più oscene ed inquietanti – siano la gravidanza e il parto. Attorno alla maternità tradizionale aleggia un’atmosfera d’indicibilità e paura. È significativo perché il parto è la più flagrante dimostrazione, nella vita degli uomini, del fatto che spesso dai dolori più terribili nascono le gioie più ineffabili, che dai travagli e dalle doglie nascono spesso la vita e la bellezza. Il parto è la confutazione concreta dell’ideologia utilitaristica: se la madre dovesse ragionare esclusivamente in termini di dolore e piacere, abortirebbe sempre; ma in quel momento in lei è chiara la verità del sacrificio che porta la gioia, del dolore fecondo da cui nasce la felicità. Lenina è un personaggio significativo perché somiglia a tante donne di oggi, spesso bellissime e intelligenti, acute e anche dotate di sensibilità, ma che – troppo assuefatte dalla mentalità utilitaristica – si riducono a pensare solo in termini di godimento ed efficienza, ad essere ossessionate dalla sessualità, a vedere se stesse come a nient’altro che carne, a guardare con livore alla maternità, propria e altrui.

    Il Mondo Nuovo è un libro importante perché la sfida decisiva dei prossimi anni, in tutti i temi cruciali, sarà proprio tra chi ci prometterà un piacere facile attraverso lugubri scorciatoie e chi ci chiederà di portare una croce per poter risorgere ad una felicità vera. Certo, noi viviamo in un’epoca ancora agiata e benestante, e la voce della menzogna, suadente e pervasiva, potrebbe diventare più invadente quando dovessero arrivare vere croci e più seri sacrifici. Ma è utile almeno tratteggiare il profilo del nemico, le sue idee e le sue bugie, per saperle riconoscere quando ce le presenteranno come verità; per saper affrontare e combattere la vera battaglia di civiltà della nostra epoca.

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    Predefinito Re: Il Mondo Nuovo

    bisogna proprio che lo dica : ho sempre di gran lunga preferito Huxley. lo trovo molto più intelligente e non limitato a un anticomunismo accettativo di stampo Vaticano II. ricordo ancora le parole di mio suocero (ungherese) che, parlando del comunismo, diceva : "è tutto finto. il lavoro, la produzione, le retribuzioni. non può durare. la bolla deve scoppiare".
    queste cose le diceva nel 1969 (vent'anni prima del crollo del muro di Berlino). peccato che non abbia vissuto abbastanza per vedere realizzato il suo sogno.
    in ogni caso il mondo di Orwell per il selvaggio di Huxley sarebbe stato meno alienante da affrontare rispetto a quello del Mondo Nuovo.

 

 
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