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    Predefinito Ministero della Difesa russo mostra le immagini di una base militare nell’Artico

    Ministero della Difesa russo mostra le immagini di una base militare nell’Artico




    Per la prima volta il dicastero delle forze armate russe ha mostrato sul proprio sito la base militare unica “Arctic Trilistnik”, segnala il dipartimento di pubbliche relazioni e informazione del ministero della Difesa.
    da: sputnik

    L’infrastruttura militare russa, situata nella Terra di Francesco e Giuseppe all’interno del circolo polare artico, è costituita da costruzioni speciali, centri di comando, garage per i mezzi militari, generatore di energia, depositi speciali di stoccaggio con regime d’accesso limitato.

    Ai visitatori del sito del ministero della Difesa russo è stata data l’opportunità di conoscere le condizioni di vita nella base e fare un tour virtuale per ognuno dei quattro piani del complesso “Arctic Trilistnik”.

    Franco Iaach per Il Giornale

    L’infrastruttura di base include alloggi, centri di controllo, generatori, depositi di carburante, impianti di stoccaggio e magazzini. La base può ospitare fino a 150 persone per un massimo di 18 mesi senza alcun tipo di supporto esterno. Il complesso militare si estende su una superficie di 14.000 metri quadrati ed è stata presentata come la più grande struttura circumpolare artica mai edificata dall’uomo. Il mese scorso, una delegazione guidata dal presidente Vladimir Putin, accompagnato dal Ministro della Difesa Sergei Shoygu e dal Primo Ministro Dmitry Medvedev, ha inaugurato la fine dei lavori iniziati nel 2014.

    Dal dicembre del 2012, Mosca ha avviato un’attività sistematica volta a rafforzare la propria presenza militare nella regione. Qualsiasi scenario strategico riguarderà l’Artico (considerato il principale settore strategico aerospaziale), dal momento che è il percorso di volo più breve tra Usa e Russia. La militarizzazione dell’Artico, con la costruzione di nuove basi o il riutilizzo dei vecchi impianti sovietici, rimarrà una delle priorità della leadership russa nei prossimi anni.

    La militarizzazione dell’Artico
    Entro il 2020, Mosca avrà in servizio attivo, tra il 70° e l’80° parallelo, dieci stazioni artiche di ricerca e salvataggio, sedici porti in grado di garantire assistenza logistica ai sottomarini strategici, tredici aeroporti e dieci stazioni radar di difesa aerea in grado di coprire la periferia artica di pertinenza. Sei basi militari operative si trovano sulla sponda settentrionale del paese e sulle isole artiche periferiche. Le basi di Zozdny, Nagurskoye, Rogachevo, Mys Shmidta, Sredny Ostrov e Temp sono state equipaggiate per la permanenza a lungo termine del personale militare.

    Sistemi di allerta e controllo nell’Artico rispondono al Comando Unificato Strategico della Flotta del Nord creato due anni fa: è una linea di comando flessibile per far fronte alle attività connesse nel campo aerospaziale. Il 22 aprile del 2014, durante una riunione del consiglio di sicurezza russo, il presidente Vladimir Putin annunciò la costruzione di una nuova rete unificata di strutture navali sui propri territori artici in grado di ospitare navi da guerra e sottomarini strategici.

    La flotta rompighiaccio di Mosca
    Il riscaldamento della calotta polare rivelerà grandi risorse naturali non ancora sfruttate. Il fondo marino dell’Artico dovrebbe custodire il 15% del petrolio rimanente del mondo, fino al 30% dei suoi giacimenti di gas naturale e circa il 20% del suo gas naturale liquefatto. A causa del fenomeno dell’amplificazione artica, la regione si surriscalda in tempi molto più brevi rispetto a quanto avviene in qualsiasi altra parte del globo. La scomparsa del ghiaccio marino è stimata al 2030, con rotte del Mare del Nord che diverranno percorribili per nove mesi all’anno. Ciò si traduce in una riduzione del tempo di viaggio, pari al 60%, tra Europa ed Asia orientale rispetto a quelle attuali attraverso Panama ed il Canale di Suez. La Russia dispone attualmente di una flotta di 40 rompighiaccio in servizio attivo mentre undici sono in produzione. Gli Stati Uniti hanno in servizio attivo soltanto una rompighiaccio, la Polar Star. Lo scorso giugno, Mosca ha varato la rompighiaccio a propulsione Arktika, la più potente al mondo appartenente alla nuova classe LK-60Ya, Progetto 22220. Con i suoi 567 piedi di lunghezza ed un dislocamento di 33.500 tonnellate, l’Arktika può spezzare lastre di ghiaccio spesse tre metri.

    Negli ultimi trent’anni, Mosca ha semplicemente investito maggiori risorse finanziarie nella regione rispetto a qualsiasi altra nazione. Sarebbe corretto rilevare che attualmente, la flotta rompighiaccio russa è in grado di creare, incontrastata, nuove rotte commerciali nella regione artica. Per legge, le navi della Guardia Costiera devono essere costruite in patria, a meno che non vi sia un ordine presidenziale che autorizzi un impegno di spesa fuori dai confini nazionali. Tuttavia, i due cantieri che costruivano le rompighiaccio per gli Stati Uniti sono chiusi. Il gap con la Russia è stimato in almeno dieci anni a causa della miopia delle precedenti amministrazioni che hanno concentrato le principali risorse verso il Medio Oriente. Donald Trump, sostenitore della perforazione nell’Artico a differenza di Obama che emanato restrizioni in tal senso, potrebbe annullare le sanzioni e riprendere la vendita della tecnologia di estrazione alla Russia. Quest’ultima basa la sua economia sul carburante fossile e sui giacimenti di petrolio e gas che si stanno esaurendo molto velocemente.
    "Se la parola democrazia significa potere al popolo il termine populismo non ha alcun senso." (M. Fini)

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