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Si diceva qualche giorno fa in tv:
«Fuori i partiti dai concorsi della sanità!».
Giustissimo, ma perché non anche da quelli giudiziari, universitari o dell'esercito? Che qualcuno ancora nutra, forse, l'ingenuità di poter credere che, in Italia, l'ingerenza della politica si esaurisca con le nomine negli ospedali?
La celebre opera che consiglio vivamente "I partiti politici e l'ingerenza loro nella pubblica amministrazione" ? A stigmatizzare l'uso introdotto dalla "sinistra storica" di utilizzare della pubblica amministrazione, per retribuire i propri sodali di partito e, nel contempo, per usare dell'attività della Pubblica Amministrazione, al fine di avvantaggiarsi elettoralmente? Una tendenza, questa, che, come bene indicato dal Prof. Traverso ( Partito politico e ordinamento costituzionale, Milano, 1983), si è addirittura "istituzionalizzata" con l'avvento della vigente costituzione, ad esempio, ugualmente permettendo di degradare, per semplice via esegetica, il fondamentale concetto di "neutralità della pubblica amministrazione", in quello di una mera "imparzialità" da riferirsi all'azione della medesima?.
In ogni caso, temo che l'influenza della politica sull'ordine giudiziario e sull'università (in cui opero) sia soltanto apparentemente più debole; questo per il fatto che, essendosi ormai consolidato il potere politico in quegli ambiti, la politica non ha più la necessità, che aveva per l'innanzi, di manifestarsi direttamente in prima persona: per far valere le sue ragioni, infatti, oggi basta l'indefessa attività di quei suoi fedeli militanti, a suo tempo, opportunamente seminati ad arte in quegli ambienti