Io Radicale dico: quel che serve è competizione
Stefano Petroselli intervista Benedetto Della Vedova per Il Secolo D'Italia del 27 giugno 2010 pag. 7
Il Popolo della libertà è nato come partito plurale. E non può tradire questo spirito in nome di un`unanimità tanto artificiale quanto sterile, che alla lunga può trasformarsi in un vuoto monolitismo, condito magari da derive populiste o plebiscitarie e da fittizie rivendicazioni identitarie.
Meno "movimentismo" e più movimento di idee, insomma.
Benedetto Della Vedova, deputato del Pdl, ne è convinto: l`anima del partito deve essere «la competizione delle idee».
Ben vengano allora le fondazioni, i think tank, i laboratori politici. Ben vengano, perché sono l`unica ricetta applicabile a un partito a vocazione maggioritaria, che per natura non può che essere variegato. Lo stesso Della Vedova, con un passato radicale e un dna liberale "doc", oggi contribuisce alla costruzione del nuovo partito con un`esperienza come quella di Libertiamo.
Una scelta, spiega, «che programmaticamente non vuole essere territoriale, ma punta a essere luogo di elaborazione e proposta politica». Insomma, ci dice, «vogliamo stare nella competizione di idee. E ci stiamo, con le nostre idee liberali e con buoni riscontri».
D`altronde, il Pdl è approdo di percorsi diversi, che anni fa sarebbero stati addirittura inconciliabili. Socialisti, liberali, democristiani, missini, repubblicani.
E se le identità passate sono spesso solo reliquie, questo non significa, avverte Della Vedova, che sia tempo di soffocare le diversità e di annacquare l`anima del Pdl in un`indistinta massa omogenea e omologata. Il partito deve essere un`agorà. E deve parlare a tutta l`Italia.
«C`è una bella definizione - dice Della Vedova - data da Andreatta per delineare un futuro della Dc, che poi non c`è stato: country party. Un grande partito di massa in un grande paese avanzato, libero, occidentale. Un partito che deve assomigliare al paese, e non a una parte del paese. Un partito che non può che essere un partito plurale, dunque. Che non può essere, per esempio, il "partito dei cattolici" o il "partito dei dipendenti pubblici". Un partito in cui deve essere chiaro che ci sono delle idee e delle persone in competizione tra loro. Un partito in cui, alla fine, le idee e le persone migliori si selezionano proprio attraverso quella competizione». In sintesi, «un partito plurale non può essere identitario, questo è chiaro». Ed è altrettanto chiaro che un partito del genere non può prescindere dal dialogo con le idee, la cultura e la politica liberale, anche "classica", quella che è al governo (sempre in una logica di centrodestra) in Germania, in Olanda, in Gran Bretagna. E credo che Fini abbia capito che questo contatto con il liberalismo, che paradossalmente è stato quasi perso dal Pdl berlusconiano, possa e debba essere una ricchezza anche per il centrodestra italiano». Confronto, e poi scelta e "armonizzazione". Un confronto «che vale, ovviamente, a partire dai i temi etici, perché "gli imperativi morali non possono diventare automaticamente imperativi di legge"». E un`armonizzazione che poi ha bisogno di un partito ben delineato e strutturato, per avere luogo. Un esempio?
Per Della Vedova si può guardare all`Ump francese, che è di fatto una federazione presidenzialista.
«Perché la leadership forte è un connotato necessario, presente in tutti i grandi partiti europei, ed è giusto dunque che l`impianto rimanga di tipo presidenzialista. Ma il meccanismo di funzionamento non può assomigliare troppo al centralismo burocratico, per cui contano solo i numeri. Le scelte, anche grazie alla leadership forte, vanno fatte in virtù della competizione di idee». Come è successo nel caso intercettazioni: «Se la decisione sarà quella di fare altre modifiche sostanziali al ddl, credo che allora il leader avrà assunto la posizione giusta. Però quella posizione non sarebbe emersa da un voto " maggioranza" all`interno del partito. Ecco un caso in cui la posizione minoritaria aveva più filo da tessere. E anche più riscontro nell`opinione pubblica».
Benedetto Della Vedova: Io Radicale dico: quel che serve è competizione




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hefico:
