User Tag List

Pagina 4 di 6 PrimaPrima ... 345 ... UltimaUltima
Risultati da 31 a 40 di 59
Like Tree7Likes

Discussione: L'immortalità del grande universo pagano

  1. #31
    Forumista assiduo
    Data Registrazione
    02 Apr 2009
    Messaggi
    5,292
    Mentioned
    15 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: L'immortalità del grande universo pagano

    Ecco che io tiro i chiavistelli della Porta che si schiude sui Misteri del mondo inferiore.
    Ecco che io giungo verso la regione della Verità-Giustizia.
    Nella mia qualità di divinità vivente io ricevo una corona.
    Grande è il mio splendore fra gli dei che mi circondano da ogni lato, perché io sono loro uguale e fratello, assiso al loro fianco, condivido il loro nutrimento celeste.
    (Dal Ru nu peret em Heru o Libro Egizio dei Morti)






    •   Alt 

      TP Advertising

      advertising

       

  2. #32
    Forumista assiduo
    Data Registrazione
    02 Apr 2009
    Messaggi
    5,292
    Mentioned
    15 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: L'immortalità del grande universo pagano

    Dedica dell'altare di Augusta L'altare di Augusta è un altare romano eretto l'11 settembre 260 ad Augusta Vindelicum, capitale della provincia romana della Rezia, per commemorare una vittoria romana (precisamente dell'Impero delle Gallie) su Semnoni e Iutungi. Sul pannello centrale è presente una lunga iscrizione che celebra la vittoria di Marcus Simplicinius Genialis, governatore equestre della provincia, sulle popolazioni barbare. Genialis era a capo di truppe della Rezia; la sua azione, avvenuta tra il 24 e il 25 aprile permise la liberazione di «diverse migliaia» di Italici. Genialis fece voto di erigere l'altare, cosa che avvenne l'11 settembre. L'altare di Augusta è oggi conservato all'Alamannenmuseum Ellwangen..





  3. #33
    Forumista assiduo
    Data Registrazione
    02 Apr 2009
    Messaggi
    5,292
    Mentioned
    15 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: L'immortalità del grande universo pagano

    I rituali dell'orso
    Statua di Artemide accompagnata da una fanciulla danzante, conservata al Museo Archeologico Nazionale di Atene. Secondo una leggenda riportata dalla Suda, lessico bizantino del X secolo, i rituali delle orse di Brauron vennero istituiti su indicazione di un oracolo, che gli Ateniesi avevano consultato a causa di un' epidemia. Un orso viveva con la comunità nel santuario di Brauron, ma un giorno una fanciulla schernì l’animale che infuriato la graffiò. I fratelli vendicarono la sorella uccidendo la belva e causando in tal modo lo scatenarsi della malattia provocata dall’ira di Artemide. L’oracolo impose che le sventure sarebbero cessate se gli Ateniesi avessero fatto eseguire dalle fanciulle il rituale dell’orso : nessuna ragazza sarebbe andata in sposa senza prima aver eseguito la cerimonia in onore della dea.
    A Munichia, una collina nei pressi del Pireo, il porto di Atene, sorgeva un altro tempio di Artemide, dove si svolgevano rituali dell’orso simili a quelli di Brauron. La stessa fonte riporta un’analoga leggenda: un’orsa comparve nel tempio e fu uccisa dagli Ateniesi, provocando una carestia. Un oracolo stabilì che la disgrazia avrebbe avuto fine solo se un cittadino avesse sacrificato la propria figlia. L’unico ad accettare fu Embaro, il quale però nascose la figlia nella parte più segreta del tempio e, vestita una capra con gli abiti della figlia, la sacrificò alla dea . I due racconti sono molto simili e, secondo Brelich li accomuna il fatto di sostituire una o più fanciulle al posto dell’orsa uccisa. Il racconto costituisce il mito di fondazione della segregazione rituale delle fanciulle, intesa come una sorta di “morte iniziatica” nel corso della quale le giovani si trasformavano in orse come cerimonia preliminare e necessaria per il loro ingresso nella vita adulta. Danze e mascheramenti dovevano essere gli strumenti attraverso i quali le fanciulle si identificavano con le orse ed entravano a far parte del mondo di Artemide, signora degli animali, il cui nome sembra contenere un riferimento all’orso ...

  4. #34
    Forumista assiduo
    Data Registrazione
    02 Apr 2009
    Messaggi
    5,292
    Mentioned
    15 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: L'immortalità del grande universo pagano






    Gli Italici




    5 h

    Il mundus, come dice Ateio Capitone nel settimo libro pontificale, è aperto solitamente tre volte all’anno, in questi giorni: dopo i Volcanalia (24 agosto), tre giorni prima delle none di Ottobre (5 ottobre), e sei giorni prima delle idi di novembre (9 novembre). Il motivo per cui è chiamato così lo riferisce Catone nei commentari di diritto civile: «al mundus è stato dato questo nome per via di quel mundus che si trova sopra di noi; la sua forma infatti, come ho potuto apprendere da coloro che vi sono entrati, è simile a quella (del mundus celeste)». I nostri antenati ritennero che la parte inferiore del mundus (eius inferiorem partem), in quanto consacrata agli dèi Mani, dovesse sempre restare chiusa, tranne nei giorni sopraindicati. E per questo motivo giudicarono quei giorni religiosi, perché per tutto il tempo in cui le cose segrete e nascoste della religione degli dèi Mani sono per così dire portate alla luce e rivelate, non vollero che si svolgesse durante quel periodo alcuna attività pubblica (nihil eo tempore in republica geri voluerunt). E in quei giorni infatti non attaccavano battaglia con il nemico, non procedevano alla leva militare, non venivano convocati i comizi, nulla veniva amministrato nello Stato che non fosse della massima urgenza.
    Nell'immagine: L'imboccatura del "mundus" di Giacomo Boni.

  5. #35
    Forumista assiduo
    Data Registrazione
    02 Apr 2009
    Messaggi
    5,292
    Mentioned
    15 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: L'immortalità del grande universo pagano

    da Stefano Erika


    Segnalo l'uscita di questa interessante monografia (535 pp. complessive) che, visto il prezzo (Erma docet!) sarà inaccessibile, purtroppo, per molti. Mi pare al di là di ogni considerazione che il settore del recupero della cultura del Latium vetus che così tanto diede alla civitas romana sia ben vivo e continui a produrre ricerche, indagini, lavori-
    Clara Di Fazio, Latinorum Sacra. Il sistema religioso delle città latine: luoghi, culti, pratiche, Roma, L'Erma di Bretschneider, 2019, 535 pp, € 335,00-
    Capitolo I
    Per un' analisi integrata della religione latina
    Capitolo II
    I sacra dei Latini: storia degli studi e ricorsi storiografici
    Capitolo III
    I Latini: dalla etnogenesi alla integrazione romana
    Capitolo IV
    La prospettiva del mito: origini e identità delle città latine
    Capitolo V
    Il sistema religioso latino
    V.1 Il pantheon latino: articolazione e funzioni
    V.2 Un caso di studio esemplare: le declinazioni di Iuno nelle città latine
    V.3 I culti di Iuppiter nelle città latine
    V.4 La dimensione del tempo sacro: calendari e feste
    V.5 Protagonisti e forme della gestione del culto: le cariche sacerdotali e gli addetti alle res sacrae
    V.6 Rituali e pratiche del sacro
    Capitolo VI
    Interazioni, connessioni, resistenze e identità: religione e religioni dei latini
    Capitolo VII
    Contesti, materiali e fonti
    VII.1 Città "originarie" (le metropoli latine)
    Antium
    Ardea
    Aricia
    Cora
    Fidenae
    Gabii
    Lanuvium
    Lavinium
    Praeneste
    Satricum (Borgo le Ferriere)
    Suessa Pometia (Caprifico di Torrecchia-Cisterna di Latina)









    7

  6. #36
    Forumista assiduo
    Data Registrazione
    02 Apr 2009
    Messaggi
    5,292
    Mentioned
    15 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: L'immortalità del grande universo pagano

    CAPICHERA...tomba dei giganti..
    Secondo la tradizione geologico-esoterica, la Sardegna, al pari dell'Irlanda, venne risparmiata dal Diluvio. È una terra che conserva quindi tuttora residui di un'arcaicità misterica spesso difficile da interpretare. Crocevia di migrazioni da Sud a Nord e da Est a Ovest, punto di approdo e di scalo delle peregrinazioni marittime di vari popoli e in particolare di quelli orientali e mediorientali, la Sardegna rappresenta un composito reliquiario di civiltà diverse tra loro. Sul territorio sardo si rinvengono dolmen, tholoi cretesi, ziqqurat caldei, menhir e cromleck. Un ibrido culturale e architettonico che doveva poi sfociare nella costruzione dei nuraghi, allo stesso tempo abitazioni e fortezze.
    Oltre alle tombe rupestri chiamate domus de janas (case delle fate), sono state individuate nell'isola varie strutture di tipo megalitico-dolmenico, alcune di chiara destinazione sepolcrale, e altre, soprattutto nella zona nord-orientale, di difficile catalogazione. Queste ultime, definite molto sommariamente "tombe dei giganti" per la vastità della camera ritenuta sepolcrale, sono indebitamente assimilate alle "tombe dei giganti" a pozzetto, rinvenute con una certa frequenza un po' ovunque nel territorio dell'isola.
    A Capichera, nei pressi di Arzachena (Sassari), in piena e isolata campagna, si trova una delle piú interessanti "tombe dei giganti". Si tratta del classico semicerchio megalitico formato da una stele anteriore centrale prominente e forata alla base da cui si dipartono sei lastre fittili per ogni lato (i dodici con il tredicesimo al centro). La cosiddetta "camera sepolcrale" è collegata all'apertura praticata nella stele maggiore centrale attraverso il condotto dolmenico: un cunicolo piuttosto lungo, in origine completamente ricoperto da massicce lastre di pietra.
    L'insieme della costruzione, assai ben conservata rispetto a reperti della stessa natura nel corredo archeologico sardo, piú che di una tomba destinata all'inumazione dà l'idea di un sepolcro iniziatico, come se ne trovano nell'area egeo-minoica, in particolare a Delfi nella parte arcaica presso lo zoccolo del primo tempio, sotto la roccia della Pizia.
    La "tomba dei giganti" di Capichera rappresenta un richiamo esplicito all'utero femminile, giustificando l'ipotesi della funzione iniziatica della costruzione, destinata a fornire un supporto strumentale per l'esperienza rituale della pseudo-morte e della rinascita. Il neofita, sotto la guida dello jerofante, veniva introdotto nella camera interna attraverso l'apertura praticata sotto la stele centrale, immerso in un sonno catalettico che doveva durare tre giorni e tre notti, nel buio e nel silenzio assoluti del sacello, dal quale usciva infine alla luce e ai suoni della vita completamente rigenerato, purificato e iniziato al mistero dell'ultraterreno...




  7. #37
    Forumista assiduo
    Data Registrazione
    02 Apr 2009
    Messaggi
    5,292
    Mentioned
    15 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: L'immortalità del grande universo pagano












    Ercole agirino
    Diodoro Siculo parla del culto di Ercole ad Agira come di cosa molto antica.
    Il mito narra del passaggio dell'Eroe in città dopo aver rubato i buoi di Gerione, quivi per la prima volta riceve onori divini.
    Ancora a cavallo tra '800 e '900, lo stemma di Agira raffigurava Ercole che abbatte l'Idra.
    Tutti i popoli antichi avevano un Ercole come modello eroico, figlio di Giove e Alcmena, autore delle favolose fatiche.
    Chiamato Eracle dai Greci dal momento in cui diviene servitore di Era, dea della luna e quindi indice della componente femminile del microcosmo.
    Egli è pertanto servitore dell'anima e svolge le sue imprese per purificarla, e diviene eroe perché lotta per amor divino.
    (Foto: Fontana di Ercole con 12 pannelli in bassorilievo raffiguranti le Fatiche, Agira, piazza F. Fedele)

  8. #38
    Forumista assiduo
    Data Registrazione
    02 Apr 2009
    Messaggi
    5,292
    Mentioned
    15 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: L'immortalità del grande universo pagano

    Pratiche romane affini con la meditazione, ovvero uno dei tanti punti in comune fra Oriente e Occidente

    "Otium è lo spazio della nostra vita che noi dobbiamo riservare alla coltivazione dello spirito."
    Sandro Consolato



  9. #39
    Forumista assiduo
    Data Registrazione
    02 Apr 2009
    Messaggi
    5,292
    Mentioned
    15 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: L'immortalità del grande universo pagano

    EQUINOZIO AL POZZO DI SANTA CRISTINA...FIAMMETA E IL FENOMENO DELL'OMBRA CAPOVOLTA







    4

  10. #40
    Forumista assiduo
    Data Registrazione
    02 Apr 2009
    Messaggi
    5,292
    Mentioned
    15 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: L'immortalità del grande universo pagano

    ALBERI SENZA DEI
    Un albero senza Dei, senza fate, senza significati trascendenti, è già un albero morto. Contro la passione distruttiva dell’uomo dissacrato non ha difesa.
    Se c’è, in un cortile, un cedro del Libano più vecchio delle Piramidi che impaccia la sosta delle vetture di undici avvocati, nove commercianti, tre dentisti, un fotografo, una pediatra, lo si taglia subito. Ma se al cedro del Libano è legata la credenza che, tagliandolo, tutto il casamento crolla, perché morrebbe con l’albero il genio protettore del luogo, un rispettoso terrore impedirà il taglio; sbarrato da Psiche, il cortile resterebbe vuoto. Ai piedi dell’albero, velata, una prostituta sacra raccoglie monete dai balconi.
    L’uomo tolto alle manette del sacro può fare soltanto quello che sta facendo; non chiedetegli di rispettare quel che non gli si presenta come una realtà oscura, funesta e imprevedibile. Si pensi al padre, al facile parricidio se padre significa una cosa qualunque, un atto, un’abitudine. L’opinione di Haudricourt e Hédin che tutte le piante attualmente coltivate sono state in origine sacre, e solo per questo sono sopravvissute, è da ritenere. Al culmine della secolarizzazione, c’è soltanto la distruzione.
    E la ragione può così poco, nei fatti umani, che la distruzione degli alberi procede anche se la ragione, uscita dal suo sonno, si è messa a gridare che bisogna impedirla. Il razionalismo ecologico sostiene che bisogna salvare il verde (che cos’è il verde?) perché altrimenti l’aria diventa irrespirabile, e il suo stupore è grande, vedendo che un consiglio per sopravvivere non ha nessun effetto. La sopravvivenza non interessa concretamente l’anima umana; la risposta del cuore è glaciale. Quel che cerchiamo non è la sopravvivenza della specie (che cos’è la specie?), è un senso alla vita.
    Gli alberi non sono il verde, sono «i nostri grandi fratelli immobili», una gente pelosa, umida e cornuta la cui caratteristica, inconcepibile per l’uomo, è una bontà infinita. Gli è impossibile vivere senza devozione disinteressata; li abbiamo lordati di sufficienza e di terrori. E l’ecologia fallirà, perché il suo orizzonte mentale non è diverso, in profondo, da quello del distruttore.
    Di più dirò: ch’a gli alberi dà vita
    spirito uman che sente e che ragiona.
    Per prova sollo: io n’ho la voce udita
    che nel cor flebilmente anco mi suona.
    (Tasso, Ger. Lib., 13, 49)
    Virgilio, incominciando a parlare della peste del Norico, dice: Nec via mortis erat simplex, cioè la morte non arrivava per una sola strada. La morte degli alberi arriva per molte strade.
    Una calvizie inesorabile, per la quale non ci saranno parrucche, va denudando dappertutto il cranio del pianeta. L’eccesso di popolazione umana divoratrice di mondi è un terribile contagio; tutti questi respiranti sono nemici del respiro; l’aria è consumata da loro. Le cliniche da cui i piccoli roditori umani escono in processione senza fine, sono grandi disboscatrici, dissimulate tra i pini e gli eucalipti. I gas tossici procreati senza misura da una città o da un impianto industriale partecipano, anche da grandi distanze, a tutte le stragi vegetali. Anidride solforosa, acido fluoridrico, organoclorati, viaggiano senza bisogno di passaporti falsi. La civiltà uccide gli alberi col fiato, come l’odore della tarasca, il drago di santa Marta, uccideva i tarasconesi.
    Sotto il miasma, l’uomo (forse perché miasma lui stesso) resiste meglio: vive e delira anche dove la pianta, orfana di umidità sacrale, muore. L’uomo può scendere nel sottosuolo; la pianta può solo salire. Attraverso la nostra agricoltura avvelenata dalla peste chimica, la via mortis assume i frastagli, i meandri e le illusioni lugubri di un labirinto. «Il mondo, vaso spirituale, non può essere modellato. Chi lo modella lo distrugge» (Tao tê ching, 29).
    Dappertutto immagini dell’epidemia: giungle asiatiche spiantate dai defolianti; macchia mediterranea e pinete fra i tentacoli di morte del miasma marino, untuosa garza in cui si combinano le schiume detergenti portate dai fiumi infetti e colatura di petroliera; l’Amazzonia brasiliana, di cui piani forsennati di sfruttamento imprenditoriale e governativo hanno decretato la distruzione; fondi marini senza vita. Ho sovente l’impressione, passando per certe nostre campagne, di trovarmi in un quartiere storico in demolizione, non ancora tutto abbandonato, ma istupidito, ubriacato dai crolli, dove i superstiti fissano il vuoto che cammina.
    Non si creda che la perdita del Mato amazzonico sia inoffensiva per i bambini di Pinerolo o per gli studenti di Urbino. Non lo sarà che per quelli che non ne vedranno la fine. Senza conseguenze per tutti è soltanto la morte sicura di quelle poche migliaia di Indios che sopravvivono, nudità tristi, ombre piumate, coi latrati d’infinito della nostra rabbia intorno alle loro capanne, laggiù, nelle foreste amazzoniche. Tutti li hanno, tacitamente, condannati a morte. I superstiti dentro, forse, ai sarcofaghi ministeriali delle riserve. Ma prima, almeno, tirate tutte le vostre frecce avvelenate, ci sia per ogni punta una gola bianca! Anche per loro, come per gli alberi l’Ecologo, c’è l’Etnologo protettore, che li vuole vivi per portare in visita nella foresta i suoi schiamazzanti scolari: ecco il Popolo Primitivo! Date l’Etnologo ai coccodrilli, buona gente, non lasciate che scrivano libri, non lasciatevi capire da loro…
    Ma una terroristica rete di autostrade calata sopra l’Inferno Verde demolito, enorme altare nero dell’ingegneria sadica e della Megera pioniera, non darà più soddisfazioni di quell’ottusa foresta piena di mostri e di preistoria? Il safari all’anaconda, senza neanche il modesto rischio di una freccia negli occhiali! Dov’è il freno capace di frenare? Perché un qualche terribile prodigio non paralizza le nostre mani? Perché non colano sangue i tronchi abbattuti?
    L’untore, in questa pestilenza, uno dei gomiti della via mortis, esiste veramente. Ogni velenoso che al cinema catapulta tra le file di sedie vuote la sua cicca accesa, cova in sé la bragia di molti incendi. La stessa mano ignobile, in una collina asciutta, farà di un grande bosco carboni spenti.
    Ogni nostra estate, per i boschi delle coste e delle colline, è una lunga corsa tra le fiamme. Cicca buttata, latta di petrolio, abulia della legge, sono tre facce e una testa sola: la miseria di un popolo che ignora, in alto e in basso, il rispetto della bellezza e della vita. È possibile avvicinarsi al distruttore e dirgli: «Quel che distruggi è il simbolo della Vita cosmica, e col simbolo avrai bruciato anche la vita» senza avere in risposta una coltellata?
    Leopardi (Alla Primavera) usa, parlando di boschi, una parola che oggi si può intendere in due sensi: vissero. Voleva dire che i boschi vissero perché il dio Pan e le ninfe li abitavano, ma non è sbagliato intendere, insieme a questo, che vissero, come forma vivente, finché gli Dei e le ninfe li abitarono. Rimando il lettore a questo testo leopardiano e anche alla chiusa e all’abbozzo in prosa dell’Inno ai Patriarchi (da applicare agli ultimi Indios) come esempi non di scrittura poetica, ma di autentico vaticinio. Vissero è una piccola chiave per capire l’attuale peste della vegetazione, nella sua fatalità e nella sua sconcertante dipendenza umana. Un albero diventato semplice cosa, utilità, ornamento, dopo che fu abitazione vivente di esseri divini, sede di una forza soprannaturale, traccia visibile di una divinità, non è più salvabile. Vissero. Il petrolio dell’incendiario, la nube tossica, il dente del dozer non trovano ostacoli.
    Nelle campagne meridionali, uno dei più orrendi e sfrontati delitti di mafia è la distruzione di uliveti: li segano di notte, per rappresaglia e per avvertimento. È un delitto che, se si avesse un’idea giusta del rapporto uomo-terra-ulivo-cielo, dovrebbe essere spietatamente punito con la morte. Sappi, uomo vile, che per un ulivo tagliato cadrà la tua testa. Divina legge, la legge che parlasse questo linguaggio forte.
    Nell’Attica l’ulivo era sacro ad Atena, era Atena. Niente di più degno, nel momento grave in cui gli alberi prendono congedo dalla terra, di quel coro dell’Edipo a Colono, congedo del vecchio Sofocle dalla vecchiaia e dall’Attica, dove si canta la vegetazione che fiorisce alle porte di Atene. È l’incantato inno all’ulivo di Sofocle, all’ulivo che protegge la città dalla distruzione: «… una pianta di cui non so se mai ne sia nato l’uguale, in terra d’Asia o nella grande isola dorica di Pelope, una pianta indomabile, che si rifà da sola … l’ulivo dalle foglie cerulee, che nutre i nostri figli, l’albero che nessuno, né giovane né vecchio, può brutalmente distruggere o saccheggiare». Custodi dell’ulivo, dice Sofocle, sono Zeus e Atena, i cui sguardi mai l’abbandonano.
    Da molto tempo lo hanno abbandonato, e i nostri ulivi non rinascono il giorno dopo, come quello dell’Eretteion bruciato dai Persiani. Li avvolge la via mortis nei suoi lenti giri. L’ulivo, finché vivrà, nutrirà, ma senza interdetto sacro, senza quegli occhi nascosti, è nelle mani del distruttore.
    Tratto da Guido Ceronetti, La carta è stanca



 

 
Pagina 4 di 6 PrimaPrima ... 345 ... UltimaUltima

Discussioni Simili

  1. Se tutti pagano le tasse, le tasse pagano la villa di Bossi.
    Di Mitchell nel forum Politica Nazionale
    Risposte: 7
    Ultimo Messaggio: 04-04-12, 19:46
  2. A proposito del Grande Architetto Dell’Universo
    Di Strapaesano nel forum Esoterismo e Tradizione
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 20-01-12, 22:16
  3. Obelisco dell'immortalità
    Di buran nel forum Destra Radicale
    Risposte: 7
    Ultimo Messaggio: 11-04-10, 18:18
  4. Vorreste l'Immortalità biologica?
    Di Atlantideo nel forum Il Seggio Elettorale
    Risposte: 47
    Ultimo Messaggio: 07-09-09, 22:17
  5. Sulla Dottrina Taoista del'Immortalita' Fisica Condizionata
    Di white_rage nel forum Esoterismo e Tradizione
    Risposte: 6
    Ultimo Messaggio: 06-06-06, 22:45

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  

1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47 48 49 50 51 52 53 54 55 56 57 58 59 60 61 62 63 64 65 66 67 68 69 70 71 72 73 74 75 76 77 78 79 80 81 82 83 84 85 86 87 88 89 90 91 92 93 94 95 96 97 98 99 100 101 102 103 104 105 106 107 108 109 110 111 112 113 114 115 116 117 118 119 120 121 122 123 124 125 126 127 128 129 130 131 132 133 134 135 136 137 138 139 140 141 142 143 144 145 146 147 148 149 150 151 152 153 154 155 156 157 158 159 160 161 162 163 164 165 166 167 168 169 170 171 172 173 174 175 176 177 178 179 180 181 182 183 184 185 186 187 188 189 190 191 192 193 194 195 196 197 198 199 200 201 202 203 204 205 206 207 208 209 210 211 212 213 214 215 216 217 218 219 220 221 222 223 224 225 226