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Discussione: L'immortalità del grande universo pagano

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    Predefinito Re: L'immortalità del grande universo pagano

    Giove Anxur e Feronia a Terracina

    IL TEMPIO DI GIOVE ANXUR, TERRACINA E LA DEA FERONIA
    di Paolo Galiano
    Terracina sorge di un’esigua terra pianeggiante sulle rive del mare, tra il Monte S Angelo che la protegge a sud e le paludi pontine a nord: fondata dai Volsci con il nome di Anxur probabilmente intorno al V sec. a. C. e poi conquistata dai Romani che la chiamarono Tarracina, ebbe più volte ricostruzioni del tessuto urbano e dei suoi templi nel corso dei secoli fino all’età medievale, per cui, ciò che maggiormente ci interessa, i santuari che costituiscono il complesso del Monte S. Angelo nella forma che oggi vediamo risalgono tra la fine del II e l’inizio del I sec. a. C. ma sono certamente il rifacimento di costruzioni molto più antiche, come confermano alcune strutture ancora visibili.
    Il complesso è costituito da due templi di età differente: il cosiddetto “tempio maggiore”, che si credeva dedicato a Juppiter Anxurus (il cui tempio è stato invece identificato con ogni probabilità sull’acropoli della città nel giardino dell’attuale convento di San Francesco[1]) ed oggi invece ritenuto aedes di Venus Obsequens, collegato alla conquista da parte di Silla della città nelle lotte contro Mario, e il “tempio minore”, più antico, dedicato a Feronia. La distinzione tra i due templi è evidente nella loro posizione rispetto alla città: il più antico tempio di Feronia ha asse principale nord-est/sud-ovest ed è rivolto verso di essa, così come le altre strutture più antiche quali il cosiddetto auguraculum, mentre quello di Venere, spostato sull’asse nord/sud, si affaccia sul porto e, trovandosi più in alto, non è quasi visibile da Terracina.
    Una precisazione è necessaria: Venus Obsequens non è, come traduce semplicisticamente la Boccali[2], la “Venere obbediente” “che si inserisce perfettamente in un campo ideologico tanto femminile quanto servile, la divinità dellobbedienza in tutti i suoi aspetti”, ma la “Venere favorevole” ai suoi seguaci, quale fu Silla, che così propiziano il dono della sua grazia divina in quanto Dèa della Vittoria[3].
    Poiché la struttura dei santuari è stata già descritta accuratamente nell’articolo di Claudio Lanzi pubblicato su questo sito in occasione di una delle precedenti visite nel 2008, che riportiamo in seguito aggiornandolo con nuove immagini, qui approfondiremo invece il significato della Dèa Feronia, la divinità protettrice di Terracina, tanto che la città era situata tra due santuari, l’uno posto a sud, cioè il tempio minore di Monte S. Angelo, e l’altro a nord sulla Punta di Leano, oggi completamente scomparso ma del quale restano evidenze letterarie.
    Complesso il significato di questa Dèa preromana[4] e di origine latina, sabina o meglio volsca, popolazione originaria del nord della Sabina prima di spostarsi verso il sud del Lazio dove fondò le grandi città delle mura ciclopiche.
    Feronia è adorata oltre che a Terracina anche in altre zone del Lazio, in primo luogo nel lucus Feroniae ai piedi del Soratte, ma era anche venerata dai Piceni e dagli Umbri[5] ed aveva altri luoghi di culto ad Amiternum nel delubrum Feroniae e forse presso la Fonte Ferogna di Narni[6]. A Roma, era celebrata alle Eidus di Novembre, dove era associata a Juppiter, cui sempre erano riferite le Eidus, e alla Fortuna Primigenia del Capitolium nella ricorrenza del dies natalis del suo tempio nel Campo Marzio.
    Anche se il suo culto privilegia luoghi lontani dai centri abitati preferendo zone selvagge, Feronia non è una divinità della selva, come Diana, ma si situa nel punto di passaggio tra il colto e l’incolto, dove inizia l’azione ordinatrice dell’uomo sul caos della boscaglia. Come scrive Dumézil[7]: “Feronia tutela ‘la na­tura’, le forze ancora selvagge del mondo dell’incolto, ma per metterle al servizio degli uomini, della loro alimentazione, della loro salute[8], della loro fecondità”.
    L’etimologia di Feronia viene riportata da Dumézil a ferus, cioè non cul­tus, agrestis, il che rende possibile l’interpretazione di Feronia come analoga femminile del vedico Rudra (affine al latino rudis, sinonimo di ferus), il Dio “della boscaglia e della giungla, sempre pericolosa e inso­stituibilmente utile, ‘signore degli animali’ e, grazie alle sue erbe, gua­ritore… protettore non degli schiavi liberati [come Feronia] ma dei fuo­rilegge[9].
    Carandini collega invece Feronia a far, il farro[10], sottoli­neando un carattere agricolo che però la Dèa non possiede come sua prin­cipale funzione, essendo non il “luogo” delle messi ma la “causa” di esse, differenza che bene spiega Ovidio parlando di Tellus e di Ceres: “Hanno Ceres e Tellus comune ufficio, / perché questa è causa delle messi, la se­conda il luogo[11].
    Una terza ipotesi etimologica potrebbe collegare Feronia a feralis e ai Fe­ralia e quindi al mondo ctonico, e questa ipotesi trova i suoi indizi a Praeneste, dove la Dèa potrebbe essere addirittura precedente la stessa Fortuna Primigenia[12]: vi sono infatti elementi per una sua possibile identificazione con Juno (uno dei nomi di Juno è Juno Feronia, come si legge in un’iscrizione proveniente dal territorio di Verona[13], dove erano numerosi i cittadini prenestini emigrati), alla quale è dedicato un altare trovato a Praeneste fuori della Porta del Sole come Juno Palostica o Palosticaria, aggettivazione che potrebbe tradursi con “Juno che sta presso la palude”[14]. Questo metterebbe in rapporto una Juno-Feronia prenestina con l’ambiente della palude, che ha sempre avuto connotati inferi e che ben si adatta a Feronia, la quale nel Corpus glossariorum[15] è detta Dea agrorum sive inferorum.
    La sua “qualità” più importante è nell’essere madre di Dèi e di eroi fondatori di città: a Terracina è la madre di Juppiter, e per questo lo Juppiter Anxurus è raffigurato come un giovane imberbe, e a Praeneste del Re fondatore della città Erulo/Erilo[16]. Questo crea una complessa rete di analogie con altre divinità del mondo latino e romano: in quanto madre di Juppiter può essere accostata a Fortuna Primigenia di Praeneste, madre della coppia Juppiter-Juno, e alla Greca Rhea madre di Zeus, ma in quanto protettrice dei campi coltivati (dalla connessione tra gli Antenati sepolti nella terra e i frutti che da questa nascono si origina il suo aspetto “agricolo”) a Ops, la Dèa dell’abbondanza, e poiché è Dèa agrorum anche a Fauna[17].
    Ma Feronia ha anche un’altra valenza: è la divinità a cui si rivolgono gli schiavi che divengono cittadini liberi con l’atto legale detto manomissio, che era spesso seguito da una cerimonia che si teneva a Roma nel tempio di Feronia, dove il liberto vestiva la toga del cittadino romano e poneva sul capo rasato un pileus, da cui l’espressione “servos ad pileum vocare” per significare la liberazione di uno schiavo[18]. Feronia segna il passaggio dallo stato selvatico a quello civile, poiché lo schiavo non era considerato un essere umano ma una “cosa”: nella tenuta agricola lo schiavo altro non è che un “instrumentum vocale”, secondo la descrizione di Varrone[19], superiore solo all’“instrumentum semivocale” che è l’animale e all’“instrumentum mutum” che è l’aratro o la zappa, per cui veniva venduto in solido con tutto ciò che si trovava nella fattoria quando questa cambiava padrone. In questo di nuovo vediamo come la Dèa si pone sul limite tra il silvestre incolto e la zona civile e coltivata dell’ager, ma il rapporto con lo schiavo liberato non può non far pensare al rituale della Diana nemorense, in cui lo “schiavo” che riusciva ad uccidere il “Re dei boschi di Nemi” diveniva uomo libero e a sua volta nuovo Re.
    Infine Feronia sembra avere, anche se non accertata da fonti letterarie o epigrafiche, anche una valenza profetica, il che spiega la presenza dell’oracolo nel santuario di Terracina: la sua “qualità tellurica” come Diva inferorum la mette in rapporto con il mondo dei morti che sono capaci di conoscere gli avvenimenti futuri, come sappiamo dal viaggio di Ulisse negli Inferi durante la sua permanenza nella vicina terra di Circe, a cui Feronia è riportabile essendo ambedue Dèe dei luoghi selvaggi e madri di Picus Re degli Aborigeni, che nelle diverse versioni del mito è detto figlio di Circe e Ulisse o di Ops-Feronia e Mars[20].
    Link al Resoconto della Visita del 29/4/2017

    [1] BOCCALI Esempio di organizzazione delle fonti antiche per la ricostruzione del quadro della vita religiosa di una città e del suo territorio in età preromana e romana : Terracina, in “Cahiers du Centre Gustave Glotz”, 8, 1997. pp. 181-222.
    [2] BOCCALI Esempio di organizzazione cit. p. 189.
    [3] Come abbiamo spiegato in GALIANO Venere, la Grazia divina, parlando del suo tempio nel Circo Massimo, il più antico tempio di Venere a Roma, precedente quelli innalzati alla Venere Erucina, la Dèa della prostituzione sacra proveniente da Erice.
    [4] Per uno studio più approfondito di Feronia, con particolare riguardo ai suoi possibili rapporti con Soranus Pater e la Iuno di Praeneste, rimandiamo a GALIANO Il tempo di Roma, p. 369-367.
    [5] DUMÉZIL La religione romana arcaica, Milano 1977, p. 361.
    [6] COLONNA Culti dimenticati di Praeneste libera, in Le Fortune delletà arcaica nel Lazio e in Italia -III Convegno internazionale di studi archeologici dellantica città di Praeneste, 1994, pp. 91–98.
    [7] DUMÉZIL cit. p. 363.
    [8] Negli scavi del santuario del lucus Feroniae a Capena sono stati ritrovati numerosi ex voto che rendono certa la funzione di Feronia come Dèa guaritrice.
    [9] DUMÉZIL cit. pp. 364–365.
    [10] CARANDINI La nascita di Roma - Dèi, Lari, Eroi e uomini allalba di una civiltà;, Torino 1997, p. 154 nota 7.
    [11] OVIDIO Fas I, 673–674.
    [12] Sull’accostamento tra Feronia e la Juno di Praeneste ci rifacciamo a COLONNA Culti dimenticati cit.
    [13] DESSAU Inscriptiones latinae selectae, Berlino 1902, 2, II n° 3482.
    [14] Da un *palosticus che si forma da palus come domesticus da domus; analogamente a Roma l’arcaica Juno Caprotina era in rapporto con la Palus Caprae.
    [15] Corpus glossariorum latinorum, Lipsia 1894, vol. V p. 456.
    [16] VIRGILIO Aen VIII, 864.
    [17] Nel citato Il tempo di Roma abbiamo analizzato queste relazioni in rapporto al significato del nome di Rea Silvia madre dei divini Gemelli.
    [18] Nella Ri­voluzione Francese l’uso del pileus, cioè del berretto frigio, diventerà il simbolo per eccellenza della libertà.
    [19] VARRONE De agric I, 17: “Ora dirò quali cose siano necessarie in agricoltura. Queste si dividono in tre parti: strumenti di genere vocale, semivocale e muto, il vocale nel quale si comprendono i servi, il semivocale i buoi, il muto gli aratri”.
    [20] CARANDINI cit. p. 208 nota 90.

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  2. #52
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    Predefinito Re: L'immortalità del grande universo pagano

    Il Soffitto dei Semidei del Pinturicchio a Roma
    Il Soffitto dei Semidei è un’opera di Pinturicchio conservata in un salone situato nell’ala destra del palazzo dei Penitenzieri a Roma. Collocabile intorno al 1490, trattasi di 63 lacunari lignei a forma ottagonale, dorati e dipinti su un finto sfondo di mosaici d’oro con altrettante figure, mitologiche ed allegoriche, realizzate su carta ed applicate sul legno.
    Negli anni ottanta del Quattrocento l’artista, poco più che trentenne e da poco affrancatosi dai suoi maestri, lavorò per il cardinale Domenico Della Rovere, proprietario del Palazzo dei Penitenzieri, per il quale realizzò un ciclo di affreschi che comprendeva, per l’appunto, anche il presente soffitto.
    La grandissima varietà di spunti iconografici, il gusto per l’antico e l’attenzione verso ogni particolare sono qui integrati con la capacità del vero miniatore, tipica del Pinturicchio.
    Le raffigurazioni della presente decorazione sono costituite da svariate specie di creature, alcune mitologiche e altre fantastiche, ispirate probabilmente ai bestiari e ai testi monstruorum medievali. In esse vi compaiono moltissime figure dal corpo ibrido, identificabili in tritoni, sfingi, sirene, satiri, centauri, che affiancati l’uno all’altro costituiscono, per l’appunto, l’assieme del “semidei”.
    I soggetti del complesso pittorico, prettamente profani, alludono a vari principi filosofici e morali: si pensa che fossero stati suggeriti dagli stessi letterati umanistici di ambienti assai prossimi al cardinale.
    Fonte:
    https://www.frammentiarte.it/2016/09-soffitto-dei-semidei/
    #quandoildestinodiventafato











  3. #53
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    Predefinito Re: L'immortalità del grande universo pagano

    DEDICATO A JAMES HILLMAN...CHE CI HA LASCIATI IL 28 OTTOBRE 2011
    MA RIMARRA' PER SEMPRE NELLE NOSTRE ANIME...
    E NELL'ANIMA DEL MONDO.
    Meraviglioso "Puer Aeternus"
    Lui ha posto la questione dell'analisi stessa sconvolgendo radicalmente le varie scolastiche (Junghiane non meno che Freudiane).
    Lui è stato asciutto e duro, ma pieno di Anima.
    Lui ha fatto della propria vita una trasformazione alchemica del vissuto.
    Rimane dentro di me, in onore di lui, il suo contatto con le grandi immagini, quell'itinerario fra gli archetipi che Jung aveva delineato e Corbin indicato come via "dell'immaginale" e "all'immaginale", che ha avviato quella "trasformazione della psiche in vita" che oggi sentiamo così tanto sfuggire alla cosiddetta "maledizione"dello spirito analitico.
    Abbraccio il suo spirito, Il suo carisma. E la sua perfetta dolcezza.








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  4. #54
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    Predefinito Re: L'immortalità del grande universo pagano

    "...PERCHE' IN VOI PERDUTA NON S'E' LA RADICE DEI PADRI, MA SIETE STIRPE D'EROI, DI RE CARI A ZEUS." Odissea
    Incisione su ascia votiva in dialetto dorico e alfabeto acheo, acquistata dal museo londinese nel 1884 da un antiquario romano. L'ascia fu rinvenuta tra i resti dell’antica, misteriosa città di Artemisia.







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  5. #55
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    Predefinito Re: L'immortalità del grande universo pagano

    Le chiese e il cristianesimo costruito sopra le memorie e la sapienza pagana

    Pieve di origine Longobarda San Giorgio di Valpolicella Verona colonna che ha come basamento un'ara votiva romana con un'iscrizione al Sole e alla Luna SOLI ET LUNA






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    Pubblicato da gianoquadriforme a 030




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    Predefinito Re: L'immortalità del grande universo pagano

    La porta di bronzo (rubata e portata al Laterano dai cristiani) deve ritornare al Senato-Curia. La storia e i monumenti di Roma sono sacri, appartengono all'intero genere umano, non possono essere oggetto di trafugamento e utilizzazione in altri edifici! Anche il piede della Vittoria Alata, rinvenuto negli anni trenta, deve ritornare da Taranto al Senato-Curia.
    Della statua in bronzo dorato raffigurante la Nike alata è stata identificato il piede che poggiava sul globo, attualmente al Museo Nazionale di Taranto. La statua trasportata a Roma nel 272 a.C. dal Console Lucio Papirio Cursore e posta nell’antica curia del Senato , fu successivamente posta da Augusto nella Curia Giulia , nuova sede del Senato. Costanzo II rimise al suo posto la Vittoria; rimossa una seconda volta , quando il Prefetto dell'Urbe , Quinto Aurelio Simmaco , si contrappose inutilmente alla sua rimozione insieme all'altare che la sosteneva , dall'edificio della Curia sede del Senato , in seguito a un editto di Graziano del 382: fu la fine dell' antica e venerata statua . Negli anni Trenta, nel foro Augusto, si rinvenne un frammento della statua , il piede destro in bronzo dorato , sollevato sulle dita , facente parte della statua di circa due metri.









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  7. #57
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    Predefinito Re: L'immortalità del grande universo pagano

    TIVOLI .. esplorazione oltre confine in un luogo che cercavamo da un po’ trovato grazie a un bel gruppo di amici sincero e appassionato ..il Mausoleo di Claudio Liberale di epoca imperiale ( anno 90) un "piccolo pantheon “ che oggi purtroppo ridotto a pattumiera ma che esercita ancora su chi lo visitata una misteriosa energia decadentistica .. non vedovo l’ora di trovarti e ora ti porterò sempre tra i miei ricordi più belli ..la cosa più bella di questi viaggi alla ricerca di questi luoghi perduti è che non si torna mai come si era partiti ..⚡️( Romina PetrettiExstra ManuelEmanuela Musotto










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  8. #58
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    Predefinito Re: L'immortalità del grande universo pagano

    La sirena della Pieve di Stìa (AR).


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  9. #59
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    Predefinito Re: L'immortalità del grande universo pagano

    ROMA quadrata
    La fondazione di Roma rappresenta l'instaurazione del rapporto col divino all'interno dell'essere umano. Operazione elaborata dai pitagorici: la quadratura del cerchio.
    Il cerchio è simbolo della commistione dei quattro elementi.
    Fare il quadrato equivale a tracciare il pomerio, l'area sacra che separa e differenzia i quattro elementi cosmici: terra, acqua, aria, fuoco. La fondazione dell'Urbe rappresenta la necessità di creare uno stato di riflessione dell'AMOR in sé affinché tale geometrizzazione dell'individuo avvenga.
    Da ciò il bisogno di impostare difese contro attacchi esterni del Faunum, l'istinto tipico del luogo disordinato (il bosco).
    Per fondare la città in se stessi, occorre distruggere i propri istinti per divenire sovrani.








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