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Discussione: Focus Juché-Songun

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    Juché o Barbarie
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    KIM JONG UN – Sull’edificazione socialista e la politica interna ed estera del Governo della Repubblica nella fase attuale (12/4/2019)

    Discorso di orientamento politico pronunciato nella prima sessione della XIV legislatura dell’Assemblea Popolare Suprema della Repubblica Popolare Democratica di Corea

    12 aprile Juche 108 (2019)



    Cari compagni deputati,

    La prima sessione della XIV legislatura dell’Assemblea Popolare Suprema della Repubblica Popolare Democratica di Corea è stata convocata in un momento in cui si manifestano pienamente la dignità e la potenza della nostra Repubblica che avanza sul cammino dell’indipendenza e in cui l’edificazione socialista è entrata in una fase d’importanza trascendentale.

    Le vittoriose elezioni dei deputati per la XIV legislatura dell’APS caratterizzate dall’elevato entusiasmo politico e dall’attiva partecipazione di tutto il popolo e la nuova strutturazione del Governo della Repubblica hanno consolidato ancora di più il nostro potere statale e accelerano ulteriormente il ritmo dell’impetuosa marcia del nostro popolo che, unito con una sola idea e volontà attorno al Partito e al Governo della Repubblica, avanza con passo sicuro a una tappa superiore del socialismo.

    Ringrazio di cuore tutti i deputati per la dimostrazione di fiducia che mi hanno dato riflettendo il sentimento di tutto il popolo, di modo che io possa continuare a dirigere l’insieme degli affari dello Stato in qualità di Presidente della Commissione Affari dello Stato della RPD di Corea, nostra patria gloriosa, e giuro solennemente di consacrare corpo ed anima allo sviluppo e alla prosperità della Repubblica e al benessere del popolo.

    Compagni,

    Portare a compimento la causa socialista inalberando la bandiera dell’identificazione di tutta la società col kimilsungismo-kimjongilismo è un importante compito storico che il Governo della Repubblica si assume.

    Questo compito è il programma supremo del nostro Partito e del Governo della Repubblica, oltreché il corso e la meta generali per l’edificazione dello Stato socialista.

    Attuando interamente il kimilsungismo-kimjongilismo nell’edificazione e nelle attività dello Stato, possiamo rafforzare la nostra Repubblica come uno Stato eterno dei grandi compagni Kim Il Sung e Kim Jong Il e tradurre in realtà le esigenze d’indipendenza e gli ideali del nostro popolo in conformità al proposito ed al desiderio del Leader e del Generale.

    Col suo tenace sforzo per identificare tutta la società col kimilsungismo-kimjongilismo, il Governo della Repubblica otterrà grandi vittorie nel compimento dell’opera socialista.

    1

    Compagni,

    Il compito fondamentale che affrontiamo per trasformare tutta la società sul kimilsungismo-kimjongilismo è portare a compimento la causa dell’edificazione di una potenza socialista.

    Questa è una fase dell’impegno per conseguire il trionfo definitivo del socialismo e si compie soddisfacentemente solo quando si applichi interamente la teoria sull’edificazione dello Stato chiarita dal kimilsungismo-kimjongilismo.

    Questa teoria sintetizza i pensieri e le gesta del grande Leader Kim Il Sung e del grande Dirigente Kim Jong Il i quali hanno trasformato la nostra Repubblica nello Stato socialista più prestigioso e potente in tutta la Storia ed espone chiaramente il corso ed i metodi per compiere la causa socialista col potere statale quale arma politica.

    Il Governo della Repubblica è tenuto a collocare su di una nuova piattaforma la posizione strategica e la potenza del paese ed effettuare un cambiamento radicale nel compimento della nostra originale causa socialista, attenendosi a detta teoria quale direttrice infallibile.

    È necessario materializzare interamente la linea rivoluzionaria d’indipendenza nell’edificazione dello Stato e nelle sue attività.

    L’indipendenza è la filosofia politica della nostra Repubblica e costituisce il nucleo della summenzionata teoria. Conducendo in modo indipendente tutte le attività e mantenendo fermamente la sua propria posizione, lo Stato socialista può salvaguardare la dignità ed il destino del popolo, così come edificare il socialismo fino al suo completamento conformemente alle condizioni reali e con le sue risorse. Sotto l’accorta direzione del grande Leader e del grande Dirigente, che svilupparono la rivoluzione e l’edificazione nel nostro stile, considerando l’indipendenza come la vita della rivoluzione coreana e la pietra angolare per l’edificazione statale e rifiutando risolutamente il servilismo verso le grandi potenze, il dogmatismo, la coercizione e le pressioni delle forze straniere, la nostra Repubblica è stata costruita e si è sviluppata come uno Stato socialista politicamente, economicamente e militarmente indipendente, ed oggi continua a fare sfoggio della sua dignità e della sua forza come potenza indipendente di fronte al mondo. Negli ultimi anni la nostra Repubblica occupa una più alta posizione strategica ed esercita una maggiore influenza per aver compiuto l’impresa storica dello Sviluppo Parallelo nell’aspro confronto con l’imperialismo e poiché orienta il corso della situazione verso la pace. In un mondo come quello odierno, nel quale l’imperialismo calpesta a piacimento (e più cinicamente che mai) l’indipendenza degli altri paesi e non sono pochi coloro che per propria inettitudine a difendersi si vedono costretti a condurre una vita miserabile, risulta molto difficile trovare un paese come il nostro, che sia molto indipendente e che garantisca per proprio conto la sicurezza ed il benessere del popolo.

    La nostra Repubblica mantiene coerente e irremovibile nella sua attitudine il tratto dell’indipendenza nell’edificazione e nelle attività dello Stato.

    Geograficamente, il nostro paese si trova tra le potenze, il suo territorio permane diviso e la nostra Repubblica costruisce il socialismo mentre si intensificano le manovre delle forze ostili volte a contenerla, debilitarla e strangolarla. Si inaspriscono, inoltre, le contraddizioni e gli scontri tra le potenze per la conquista dell’egemonia regionale o mondiale.

    Al fine di difendere la sua sovranità e la sua dignità e ottenere una vera prosperità nelle circostanze specifiche della nostra rivoluzione e della complessa situazione mondiale, la nostra Repubblica deve rafforzarsi nella sua posizione indipendente e progredire sulle proprie gambe. Essa mantenne la sua autonomia ed indipendenza nel processo rivoluzionario e di costruzione perfino ai tempi in cui esisteva il campo socialista e tra i paesi si instauravano relazioni di vario tipo, così come ha portato avanti l’edificazione socialista basandosi sulle sue forze. Edificare il socialismo con le proprie forze, adottando una linea indipendente, è un principio elementare che deve mantenere invariabilmente nell’edificazione dello Stato.

    Non farà neanche in futuro la benché minima concessione o conciliazione rispetto agli interessi principali dello Stato e del popolo, a prescindere che il vento soffi da est o da ovest e dalle sfide ed ostacoli che si frappongano sul suo cammino, e darà slancio all’edificazione della potenza socialista del nostro stile con le sue forze, risolvendo tutti i problemi in base al principio di rafforzarci con le nostre proprie risorse.

    Allo scopo di materializzare la linea indipendente nell’edificazione dello Stato e nelle sue attività, è importante consolidare il soggetto della rivoluzione e sviluppare a modo nostro tutti gli ambiti della vita sociale. Siamo tenuti ad equipaggiare fermamente il popolo con la grande idea Juche, spirito dell’indipendenza nazionale, e ad unirlo compattamente attorno al Partito e al Governo della Repubblica, così da garantire la base politica ed ideologica del paese. Il nostro Governo svilupperà tutti i campi dell’economia, della difesa nazionale e della cultura a modo nostro e con una ferma posizione indipendente, e giammai ammetterà modi e stili stranieri.

    È luminoso l’avvenire della nostra Repubblica nella quale il Partito e le masse popolari, uniti monoliticamente, costituiscono un potente soggetto della rivoluzione che si sviluppa ininterrottamente su di una solida base formata da una politica, un’economia e una difesa indipendenti.

    È doveroso osservare strettamente il principio di dare la priorità alle masse popolari nelle attività statali ed in tutti gli aspetti della vita sociale.

    È un ideale politico che considera le masse come protagoniste della rivoluzione e dell’edificazione ed esige che ci si appoggi su di esse e le si serva con dedizione totale. Racchiude l’originale filosofia rivoluzionaria che considera il popolo come l’essere più prezioso e potente del mondo e riflette la risoluta attitudine del Partito e del Governo ad amarlo illimitatamente e soddisfare conseguentemente le sue esigenze ed i suoi interessi.

    Il popolo è la radice e il fondamento di uno Stato socialista, nonché il responsabile del suo sviluppo. Solo quando tutte le attività del Partito e degli organi del Potere si adoperino per difendere e materializzare le esigenze del popolo, difendere i suoi interessi e servirlo lealmente, possiamo dare slancio con successo al processo rivoluzionario e di edificazione e mostrare pienamente la vitalità e la superiorità del socialismo.

    Mantenere nelle attività dello Stato la posizione e l’attitudine di apprezzare il popolo si presenta come una questione importante se teniamo conto del fatto che nel processo di edificazione socialista possono presentarsi, tra i funzionari, fenomeni che vadano contro gli interessi del popolo, tra cui l’abuso di potere ed il burocratismo. I “privilegi” di coloro i quali si pongono al di sopra del popolo e abusano delle facoltà che questi gli hanno conferito, macchiano l’immagine del socialismo, distorcono il suo carattere popolare, debilitano l’appoggio e la fiducia del popolo nel Partito e nello Stato e pongono in pericolo l’esistenza stessa del sistema socialista.

    Allo scopo di dare continuità e proseguire fedelmente le nobili idee del grande Leader e del grande Dirigente, i quali per tutta la vita hanno considerato il popolo quale loro Cielo e vi hanno dedicato tutto se stessi, il nostro Partito ha definito la priorità alle masse popolari come l’essenza del kimilsungismo-kimjongilismo, idea guida della rivoluzione, e ha determinato come suo dovere primario plasmare nelle sue attività e in quelle dello Stato il concetto e la filosofia originali del popolo.

    Tutto per il popolo e tutto appoggiandosi sulle masse popolari!: questo slogan riassume l’attitudine di primato del popolo assunta dal Partito e dal Governo. Nell’insieme delle attività dello Stato e della vita sociale abbiamo dato la priorità assoluta al popolo ed alle masse e non abbiamo lesinato nulla per accrescere il suo benessere. Se negli ultimi anni lo Stato aumenta le grandi opere di costruzione, non è perché abbondino i fondi ma perché vuole procurare al nostro popolo, il migliore al mondo, una vita ancor più degna e civile.

    Il nostro Partito e il nostro Governo hanno posto la lotta contro l’abuso di potere, il burocratismo e la corruzione, che vanno a detrimento degli interessi del popolo, come una questione che decide l’esistenza o la rovina dello Stato, ha dichiarato una guerra senza quartiere e ha intensificato la lotta contro queste manifestazioni.

    Nel suo lavoro per dare la priorità alle masse popolari nell’insieme della vita sociale e nelle attività di Partito e di Stato, questi ultimi ed il popolo sono giunti a costruire una comunanza di destino e la nostra Repubblica ha potuto percorrere il suo cammino, senza oscillare davanti ad ostacoli e difficoltà senza precedenti.

    Siamo tenuti a sforzarci tanto più per il primato delle masse popolari quanto più accelera l’edificazione socialista, moltiplicare la potenza del motore che muove la rivoluzione e continuare a dimostrare pienamente la superiorità intrinseca del nostro socialismo, che nessuno può imitare.

    Poiché il Partito e lo Stato servono il popolo con dedizione totale, questi affida loro interamente il proprio destino e il proprio futuro e li esalta in tutta sincerità: ecco qui il vero aspetto del nostro Stato in cui si plasma il primato delle masse popolari.

    Il Governo della Repubblica continuerà a mantenerlo come il principio fondamentale su tutti gli altri e, appoggiandosi alle forze del popolo, lotterà vigorosamente per trasformare quanto prima in realtà il suo brillante futuro, un socialismo bramato dal popolo.

    Dobbiamo assicurare con tutti i mezzi la direzione del Partito sull’insieme delle attività dello Stato.

    Questa direzione è un’esigenza intrinseca per l’edificazione dello Stato socialista e dà gambe alle sue attività. Solo sotto la direzione del partito che incarna le esigenze e gli interessi del popolo lo Stato socialista può compiere soddisfacentemente la sua missione come servitore del popolo, dirigere in maniera unificata tutti i campi e gli ambiti della vita sociale ed organizzare accuratamente il lavoro di edificazione del socialismo nel suo insieme. Un Potere socialista che non sia diretto da un partito rivoluzionario perde il suo carattere originale, si lascia manipolare da reazionari e cospiratori e, a lungo andare, condanna il suo popolo a vivere come un miserabile orfano della politica.

    Il nostro Partito è lo Stato Maggiore sperimentato e testato della rivoluzione che ha accumulato ricche esperienze e ha maturato una buona capacità di comando durante la sua direzione delle varie fasi della rivoluzione sociale e dell’edificazione socialista. La direzione del nostro Partito, che ha collezionato portentose vittorie consecutive per lo stupore del mondo mentre conduce l’enorme impresa creativa della costruzione di una potenza socialista in un cruento scontro con le forze ostili, infonde al popolo un orgoglio infinito e la fiducia nel trionfo.

    Le attività dello Stato devono sempre possedere una direzione ed una linea politiche. Il Partito indica al Potere socialista la via da seguire e lo orienta affinché organizzi correttamente tutte le attività dello Stato. D’altra parte, lo Stato è l’esecutore della linea e delle politiche del Partito. Partendo da questa correlazione, il nostro Partito, allorquando dirige effettivamente le attività dello Stato, presta una profonda attenzione a che tutte le organizzazioni controllino in maniera unificata e orientino dal punto di vista politico le attività dei settori e delle unità corrispondenti. Se il Partito, organo politico reggente, si impantanasse nel lavoro amministrativo e ricorresse a metodi amministrativi, si disorienterebbe, paralizzerebbe le funzioni degli organi amministrativi, perderebbe il suo prestigio e infine rovinerebbe la rivoluzione e l’edificazione.

    Oggi il Potere della nostra Repubblica si appoggia all’idea guida e alle strategie e tattiche scientifiche del Partito del Lavoro di Corea per la sua vittoriosa direzione unificata sullo Stato e la società. In futuro, il Governo della Repubblica seguirà fedelmente l’idea e la direzione del Partito e compirà la sua missione in qualità di rappresentante dei diritti indipendenti del popolo, di promotore della sua capacità e delle sue attività creative, di responsabile della sua vita e di difensore dei suoi interessi.

    Attenendosi strettamente all’idea ed al principio dell’edificazione dello Stato socialista, chiarificati dal kimilsungismo-kimjongilismo, la nostra Repubblica migliorerà la sua fisionomia di potenza indipendente che nessuno osa attaccare, di Stato del popolo che trasforma in realtà tutti i suoi sogni e di grande paese che tiene testa al mondo dimostrando tutte le sue inesauribili potenzialità di sviluppo, e affretterà ulteriormente il trionfo della causa socialista.

    [...]

    •   Alt 

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  2. #2
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    2

    Compagni,

    Il compito principale che si presenta alla nostra Repubblica nella fase attuale della costruzione della potenza socialista è consolidare le fondamenta materiali del socialismo concentrando tutte le forze del paese nell’edificazione economica.

    L’indipendenza economica costituisce la garanzia materiale e la premessa della costruzione di uno Stato indipendente. Solo appoggiandosi su di un’economia indipendente e potente è possibile difendere la dignità dello Stato e rafforzare senza sosta la sua potenza politica e militare.

    La svolta della situazione politica attuale esige che il nostro Stato inalberi più in alto la bandiera dell’indipendenza e dell’appoggio sulle nostre forze.

    Inquieti per l’insicurezza del loro territorio generata dal vertiginoso sviluppo delle nostre forze armate nucleari negli ultimi anni, gli Stati Uniti da una parte sventolano la bandiera del miglioramento delle relazioni e della pace e dall’altra si afferrano saldamente alle sanzioni economiche durante i colloqui con noi. Fanno inoltre sforzi disperati perché facciamo marcia indietro sulle nostre realizzazioni e per creare le condizioni che propizino la realizzazione della loro ambizione di disarmarci per primi al fine di abbattere poi il nostro regime. Nelle attuali circostanze in cui questo paese ci presenta richieste che contraddicono gli interessi fondamentali del nostro Stato come premessa per il sollevamento delle sanzioni, lo scontro tra Corea e Stati Uniti si prolungherà inevitabilmente e allo stesso modo persisteranno le sanzioni delle forze ostili. Anche se abbiamo edificato il socialismo nonostante le loro interminabili sanzioni, questo non può in alcun modo diventare un pretesto per accontentarcene, né possiamo ritardare di un secondo l’avanzata della rivoluzione. Per coloro che non riescono a piegarci con l’uso della forza, le sanzioni sono l’ultimo rimedio, ma poiché queste costituiscono un affronto intollerabile non possiamo ammetterle né rimanervi indifferenti, bensì dobbiamo farvi fronte ed annientarle. Così come abbiamo posto fine al prolungato ricatto nucleare col nostro deterrente nucleare, dobbiamo annullare le sanzioni delle forze ostili col nostro spirito indipendente e l’appoggio sulle nostre forze.

    Disponiamo della capacità e delle basi di sviluppo indipendente che ci permettono di riattivare l’economia nazionale in un lasso di tempo molto breve e di porla a livelli mondiali. Costituiscono le nostre inestimabili risorse strategiche il fondamento dell’economia indipendente che abbiamo consolidato durante decenni, il competente personale scientifico e tecnico e la creatività di un popolo eroico nelle cui vene scorre lo spirito di appoggiarsi sulle proprie forze e che è imbevuto di fervore patriottico. Dobbiamo ancora una volta sbalordire il mondo con miti portentosi attivando queste immense ed inesauribili potenzialità e superare gli altri con passi da gigante.

    Solo allorquando manteniamo fermamente il tratto dell’edificazione dell’economia nazionale indipendente e facciamo pieno sfoggio dello spirito rivoluzionario di appoggiarsi sulle proprie forze possiamo conseguire uno sviluppo stupefacente con una forza incalcolabile ed inimmaginabile.

    L’orientamento strategico del nostro Partito e del Governo della Repubblica nell’edificazione dell’economia socialista è adeguarla alle condizioni del paese, modernizzarla, informatizzarla ed introdurre in essa gli ultimi ritrovati scientifici.

    Bisogna imprimere all’economia nazionale un carattere marcatamente indipendente ed autoctono.

    È imprescindibile lavorare con audacia per l’autoapprovvigionamento di energia, di combustibili e di materie prime, fattori principali che garantiscono lo sviluppo dell’economia indipendente.

    Al settore dell’industria elettrica incombe riaggiustare e rafforzare le basi di generazione energetica per aumentarla al massimo, distribuire l’elettricità in modo scientifico e razionale e attivare lo sfruttamento delle risorse energetiche dal futuro promettente come l’elettricità idraulica, quella mareomotrice e quella atomica per incrementare la capacità generatrice.

    Le miniere, come quella carbonifera, proposte per lo sviluppo economico, daranno la priorità alla prospezione e allo scavo, concentreranno le forze per meccanizzare l’estrazione e il trasporto e in questo modo produrranno una gran quantità di carbone e di altri minerali che alimentano l’industria.

    Il settore dell’industria metallurgica è incaricato di instaurare il nuovo e moderno sistema di produzione di ferro su larga scala, adeguato alle condizioni reali del paese, mentre perfezionerà sul piano scientifico e tecnico e porrà a pieno regime le basi della produzione di ferro adeguata alle condizioni del paese. È doveroso trasformare l’industria chimica in un’industria autoctona che si appoggi totalmente su materie prime e risorse nazionali risparmiando energia e manodopera, per coprire così soddisfacentemente la domanda nazionale di vari prodotti chimici come fertilizzanti, fibre e resine sintetiche.

    Si deve risolvere al più presto il problema degli alimenti e dei beni di consumo, di grande importanza per il miglioramento della vita della popolazione.

    Nel settore dell’agricoltura presterete un’attenzione speciale all’assicurazione delle sementi, dei fertilizzanti, dell’acqua e degli aratri, introdurrete metodi di coltivazione scientifici, eleverete la proporzione di lavori agricoli meccanizzati e così facendo raggiungerete senz’altro l’obiettivo di produzione cerealicola definito dal Partito. Costruirete o rimodellerete in modo moderno gli allevamenti di bestiame come quelli avicoli e porcini, alleverete in maniera scientifica gli animali domestici, persevererete nel diffondere l’allevamento degli erbivori tra le masse. Si dovrà consolidare la base materiale e tecnica dell’industria ittica per produrre uno slancio nella pesca e nell’elaborazione dei prodotti marittimi.

    Le fabbriche dell’industria leggera assumeranno come un’importante strategia il riciclaggio dei materiali di scarto insieme all’assicurazione delle materie prime e dei materiali nazionali, accelereranno la modernizzazione dei processi produttivi, si concentreranno sull’invenzione di nuovi prodotti in modo da fornire alla popolazione molti articoli di consumo di qualità e in gran varietà.

    Dobbiamo dare un impulso maggiore alle grandi opere di costruzione volte a offrire al popolo una vita migliore e civilizzata. Il settore della costruzione è tenuto a erigere più edifici di caratura mondiale rinnovando i disegni architettonici e i metodi costruttivi ed elevando il livello di dotazione tecnica delle imprese edili. All’industria dei materiali incombe incrementare la capacità di produzione del cemento e aumentare decisivamente la proporzione di materiali di finitura che si ottengono nel paese.

    Il settore dei trasporti prenderà misure decisive per ottimizzare il trasporto ferroviario e fluviale conformemente alla realtà del paese e risolverà a modo nostro il problema del trasporto passeggeri nella capitale e nei capoluoghi di provincia.

    È doveroso migliorare e completare maggiormente le strutture settoriali dell’economia nazionale, sviluppare in maniera armoniosa tutti i campi ed alimentare la competitività nel mondo dei settori di ampie prospettive come le industrie di magnesio e grafite.

    Dobbiamo modernizzare ed informatizzare attivamente l’economia nazionale per convertirla con sicurezza in un’economia di conoscenza.

    Bisogna elaborare strategie ed obiettivi per lo sviluppo delle industrie più avanzate come quella meccanica, quella elettronica, quella informatica, quella delle nanotecnologie e bioingegnerie e concentrarvi gli investimenti. In tutti i settori costruirete fabbriche di matrici e modelli che integrino la scienza, la tecnica e la produzione e tengano un alto livello di automatizzazione, intelligenza e capacità di produrre senza intervento umano, e le generalizzerete al fine di elevare il livello dell’economia nel suo insieme a quello dei paesi avanzati.

    È necessario sviluppare le industrie locali ed attivare le relazioni economiche con l’estero.

    Le province, le città ed i distretti costruiranno e svilupperanno un’economia con singolarità regionali approfittando dei vantaggi che offrono la natura e la geografia di ogni località e le peculiarità economiche, tecniche e tradizionali. Occorre che lo Stato conceda loro il diritto ad alzarsi in piedi e svilupparsi per conto proprio, e prenda misure pratiche a tal fine.

    Il settore delle relazioni economiche con l’estero realizzerà, in modo multilaterale e con iniziativa e strategia, la collaborazione, gli scambi tecnici e il commercio in conformità alla linea di costruzione di un’economia nazionale indipendente e nel senso di integrare parti e collegamenti indispensabili per consolidare la base economica del paese.

    Per dimostrare senza riserve le potenzialità dell’economia indipendente socialista è doveroso adottare misure generali volte ad approfittare di tutte le risorse umane e materiali e delle possibilità del paese e a rivitalizzare elementi e motori dello sviluppo economico.

    È necessario realizzare le attività economiche sotto la supervisione, il controllo, la strategia e il comando uniformi dello Stato.

    Elaborerete in maniera scientifica e fattibile la strategia ed il piano per tappe per lo sviluppo dell’economia statale, li compirete infallibilmente e riaggiusterete i sistemi degli organi ed il lavoro per assicurare la direzione unitaria e l’amministrazione strategica delle attività economiche da parte dello Stato e per snellire la produzione e la gestione delle imprese.

    È imprescindibile ottimizzare le condizioni e gli ambienti istituzionali e legislativi dello Stato afferenti ai compiti economici ed instaurare una ferrea disciplina di modo che le istituzioni economiche e le imprese collochino al primo posto gli interessi statali ed il benessere del popolo e osservino strettamente le leggi e gli ordini stabiliti.

    Rinnoverete la pianificazione secondo le esigenze intrinseche dell’economia socialista e risolverete i problemi chiave dell’amministrazione economica come il prezzo, le finanze e la circolazione monetaria in base ai principi, alle leggi economiche ed alla prassi, affinché le imprese ed i produttori lavorino con elevato ardore. A partire da un calcolo scientifico, adotterete misure per razionalizzare al massimo e rendere più efficienti i lavori economici, risparmierete al massimo materie prime, materiali, fondi e manodopera ed eleverete l’efficacia degli investimenti, di modo che tutte le risorse del paese contribuiscano per quanto possibile allo sviluppo dello Stato.

    I talenti, la scienza e la tecnologia costituiscono la principale forza motrice per lo sviluppo dell’economia indipendente.

    Vi assicurerete che il loro apprezzamento sia una pratica generalizzata in tutto il paese, promuoverete la scoperta di talenti e li collocherete in posti appropriati perché incanalino la produzione e lo sviluppo tecnologico e lo Stato continuerà ad aumentare ininterrottamente gli investimenti nel settore della scienza e della tecnologia.

    Definendo correttamente i compiti e gli oggetti strategici, principali, proficui e di grande significato economico della ricerca scientifica e tecnologica, e concentrando su di essi le forze ed i fondi, farete sì che la scienza e la tecnologia contribuiscano decisivamente a rivitalizzare l’insieme dell’economia ed a sviluppare l’industria della tecnologia di punta.

    Bisogna rafforzare ulteriormente la potenza politico-militare della nostra Repubblica.

    La potenza politico-ideologica si basa sulla superiorità e la stabilità del regime politico dello Stato socialista. Dobbiamo manifestare pienamente la superiorità politica ed ideologica del nostro sistema, che assicura realmente a tutto il popolo i genuini diritti politici e la dignità e nel quale tutti si sviluppano ininterrottamente uniti con un’identica ideologia, volontà e morale.

    Prendendo come modello assoluto gli interessi del popolo, il Governo della Repubblica elaborerà ed eseguirà le sue politiche riflettendo le sue opinioni ed esigenze affinché gli operai, i contadini, gli intellettuali e gli altri lavoratori partecipino con entusiasmo alla gestione degli affari statali e sociali come veri padroni della politica dello Stato.

    Dando la priorità ai lavori politico-ideologici conformemente ai requisiti intrinseci della società socialista, formerà tutti i membri della società come kimilsungisti-kimjongilisti genuini e consoliderà ulteriormente l’unità e la coesione politica ed ideologica del nostro Stato.

    Al Governo della Repubblica incombe perfezionare il sistema giuridico ed elevare il ruolo delle leggi nella vita statale e sociale.

    Le leggi della Repubblica sono armi potenti per difendere le conquiste della rivoluzione, consolidare il regime socialista e proteggere i diritti e gli interessi del popolo. Conformemente al progresso della rivoluzione e della costruzione, le leggi e le norme si approfondiranno e si concretizzeranno di più, saranno elaborate e perfezionate scientificamente, emendate e completate a suo tempo attenendosi alle esigenze della politica del Partito e della realtà, per garantire così con sicurezza l’applicazione della politica popolare dello Stato socialista. È importante instaurare a fondo in tutta la società un’atmosfera di osservanza delle leggi socialiste di modo che tutto il popolo, con la piena disposizione a rispettarle, le tratti con considerazione e le osservi coscientemente ed obbligatoriamente. Inoltre, deve elevarsi il ruolo degli organi giudiziari, non permettere doppi standard nell’esecuzione delle leggi e mantenere strettamente, nella loro applicazione, il carattere scientifico, l’obiettività, l’imparzialità e il giudizio per trasformare così il nostro paese nel migliore esempio in cui le leggi difendono il popolo e questi le rispetta.

    La capacità di difesa nazionale è il mezzo onnipotente per salvaguardare la sovranità della nostra Repubblica.

    L’atmosfera di pace che comincia a circondare la penisola coreana manca di stabilità e le forze ostili non hanno rinunciato al loro intento di aggredire la nostra Repubblica. Sempre coscienti della grande verità che la forza militare è l’unica garanzia di pace, dobbiamo mantenere fermamente il principio di autodifesa ed elevare costantemente la capacità di difesa del paese.

    Il Governo della Repubblica eleverà senza sosta la capacità di difesa nazionale distribuendo prioritariamente sufficienti risorse materiali ed umane necessarie al rafforzamento dell’Esercito Popolare e realizzare l’armamento di tutto il popolo e la fortificazione di tutto il paese ed imprimendo un marcato carattere di originalità e modernità all’industria della difesa nazionale.

    Bisogna conseguire la fioritura della cultura socialista del nostro stile.

    In tutto il paese s’instaurerà l’abitudine di concedere una maggiore importanza all’istruzione e si promuoverà a modo nostro la rivoluzione didattica, per superare così il livello dei paesi sviluppati. Il settore dell’insegnamento è tenuto a ingrossare le fila dei professori e a migliorare la qualità dell’insegnamento conformemente alla sua attuale tendenza di sviluppo, con lo scopo di formare un maggior numero di uomini competenti che daranno impulso allo sviluppo delle scienze e della tecnica e all’edificazione socialista del paese.

    In accordo con il requisito della formazione tecnico-scientifica di tutto il popolo, incorporerete tutti i lavoratori in un sistema che permetta loro di studiare senza abbandonare il lavoro ed eleverete il loro livello intellettuale.

    Il Governo della Repubblica presterà un’attenzione speciale alla salute pubblica. Deve migliorare l’assistenza medica, far sì che la sua scienza e la sua tecnologia raggiungano il più alto livello e irrobustisca le sue fondamenta materiali e tecniche, di modo che la popolazione goda pienamente dei benefici del nostro sistema di salute pubblica socialista.

    Nel settore artistico e culturale creerete più capolavori che riflettano l’esigenza dell’epoca e le aspirazioni del popolo. In particolare, il settore cinematografico deve produrre una rivoluzione e svolgere il ruolo di avanguardia nel compito di aprire un’epoca d’oro della cultura socialista.

    Lo sport svolge un ruolo molto importante nell’opera di consolidamento della potenza nazionale e di sfoggio dell’intelligenza e della dignità della nazione. Lo Stato presterà molta attenzione allo sviluppo delle scienze e delle tecniche sportive e alla promozione dello sport tra le masse e, allo stesso tempo, aumenterà e rimodellerà con previdenza le strutture sportive dove possano celebrarsi anche competizioni internazionali.

    Instaurare lo stile di vita socialista e un’atmosfera di osservanza di principi e regole morali è un’accanita lotta politica e di classe per difendere e perpetuare la nostra idea ed il nostro regime.

    Orgogliosi del fatto che la nostra cultura, il nostro modo di vita e la nostra etica socialisti sono i migliori, tutti i membri della società daranno pieno corso allo stile di vita collettivista ed alla nobile morale, creeranno di più e godranno pienamente della nostra cultura rivoluzionaria e romantica adeguata al gusto della tendenza attuale ad una maggiore civilizzazione. Intensificheranno l’educazione e la lotta ideologiche e rafforzeranno il controllo giudiziario, sempre vigili contro tutti i fenomeni malsani ed estranei (per quanto insignificanti siano) che pervertono l’uomo e depravano la società, con l’obiettivo di difendere affidabilmente la base ideologica e culturale del paese.

    Per compiere con successo i colossali compiti che gli stanno di fronte, il Governo della Repubblica deve elevare la funzione ed il ruolo degli organi del Potere popolare.

    A costoro compete intensificare ulteriormente la direzione unificata su tutta la società in accordo con l’esigenza della rivoluzione in sviluppo.

    Continueranno a lavorare intensamente per rafforzare e sviluppare senza sosta il sistema politico socialista ed accelerare l’edificazione dell’economia e della cultura. Dare la preferenza alle questioni economiche e concentrarsi sull’elevamento del tenore di vita della popolazione riveste particolare importanza nel lavoro degli organi del potere. Dovete controllare e dirigere in maniera unificata tutti gli ambiti e i risvolti della vita sociale e al contempo stimolare la creatività di ogni settore ed unità.

    Gli organi del Potere popolare instaureranno l’abitudine di servire il popolo con dedizione totale, conformemente al proprio dovere.

    Presteranno sempre orecchio alle esigenze del popolo, ne terranno conto al momento di pianificare e progettare i compiti, cercheranno il lavoro che esso richiede e lo realizzeranno costi quel che costi, allo stesso modo di come lo mobiliteranno per materializzare la linea e le politiche del Partito. Collocheranno al primo posto gli interessi e la comodità del popolo e si prenderanno responsabilmente cura della sua vita.

    Eseguiranno correttamente le eccellenti politiche popolari come il sistema d’insegnamento obbligatorio gratuito e quello di assistenza medica gratuita che rimasero in vigore anche nei tempi più duri grazie al grande Generale, di modo che il popolo sperimenti attraverso la sua vita quotidiana il sentimento di gratitudine alla patria socialista e s’impegni per la sua prosperità ed il suo sviluppo.

    Gli organi del Potere popolare devono osservare il principio irrevocabile di lavorare sempre sotto la direzione del Partito.

    Al momento di organizzare e realizzare tutti i lavori avrete come modello l’idea e gli orientamenti del Partito, difenderete attivamente le sue politiche e adempirete fedelmente ai compiti che esso vi ha affidato, per mostrare così la vitalità della sua politica. In tutte le organizzazioni del Partito intensificherete la direzione collettiva sulle attività degli organi del Potere conformemente all’esigenza della rivoluzione in sviluppo e aiuterete attivamente tutti i suoi funzionari a svolgere bene il loro dovere.

    È imprescindibile elevare la responsabilità ed il ruolo dei quadri degli organi del Potere a tutti i livelli.

    La palpitante realtà odierna esige che si lotti con audacia al fronte dell’offensiva generale e che si faccia il proprio dovere in quanto membri di comando della rivoluzione.

    Imbevuti di spirito di partito e fedeli al principio rivoluzionario, dovete svolgere i vostri compiti con audacia, in modo attivo e con un gran senso di responsabilità. Chi si affida al Partito lavora con intrepidezza ed energia, ma chi non ha fiducia in esso lo fa con pusillanimità e dissimulazione. Abbandonerete decisamente il modo di lavorare meccanico e passivo, lavorando solo quando sostenuti dal Partito, e vi farete promotori del metodo di lavoro rivoluzionario di svolgere il compito da esso affidatovi con perseveranza, anche se il corpo dovesse rompersi in mille pezzi. Saprete svolgere qualunque compito senza alcun intoppo, coltivando costantemente l’ispirazione e l’arte di organizzare, controllare, dirigere ed organizzare il lavoro. Assimilerete il metodo del Partito per il lavoro di massa, darete l’esempio in tutti i lavori e camminerete e camminerete per il popolo fino a consumarvi la suola delle scarpe. Conoscitori del vero significato che il Partito attribuisce all’amore del popolo, sarete molto umili al cospetto di quest’ultimo, condividerete sempre con esso gioie e dolori e lo servirete fedelmente consacrandogli tutto voi stessi.

    3

    Compagni,

    La nostra lotta storica per la riunificazione del paese, desiderio supremo della nazione, si trova in una nuova fase.

    Con la ferma decisione di conseguire ad ogni costo la riunificazione del paese, causa in cui il grande Leader Kim Il Sung e il grande Dirigente Kim Jong Il riversarono il massimo interesse ed impegno durante tutta la loro vita, abbiamo adottato misure consequenziali di somma importanza per migliorare le relazioni Nord-Sud ed assicurare la pace nella penisola coreana.

    I tre vertici storici tra Nord e Sud dell’anno scorso e le dichiarazioni in essi approvate hanno propiziato cambiamenti trascendentali nelle relazioni intercoreane. Questo è stato un evento importantissimo che ha attenuato la tensione della situazione caratterizzata dall’imminenza della guerra e ha annunciato l’inizio di una nuova storia per la riunificazione nazionale.

    Tutta la nazione desidera con veemenza che si attuino a fondo la Dichiarazione di Panmunjom e la Dichiarazione Congiunta di Pyongyang di Settembre, documenti di rilevanza storica, di modo che continui a regnare l’atmosfera di pace sulla penisola coreana e continuino a migliorare le relazioni Nord-Sud.

    Tuttavia, le forze conservatrici del Sud rispondono con incredibile stoltezza all’aspirazione della nazione e alla speranza della comunità internazionale e tentano disperatamente di far tornare le relazioni Nord-Sud al periodo anteriore alla pubblicazione della Dichiarazione di Panmunjom.

    Gli Stati Uniti obbligano apertamente le autorità sudcoreane a “moderare la velocità” e manovrano con tutti i mezzi affinché l’attuazione degli accordi Nord-Sud venga subordinata alla sua politica di pressioni e sanzioni contro la Corea del Nord.

    A causa di ciò, ci troviamo dinanzi al bivio di continuare ad attenuare la tensione sulla penisola e promuovere il miglioramento delle relazioni intercoreane o di tornare al passato caotico che minacciava lo scoppio di una guerra.

    Non possiamo restare a braccia incrociate di fronte all’attuale situazione che minaccia gravemente il destino ed il futuro della nazione, così come la pace e la sicurezza della regione. È urgente che prendiamo provvedimenti adeguati per superarla secondo l’esigenza e l’aspirazione della nazione.

    A questo scopo è doveroso, anzitutto, mantenere la corretta posizione ed attitudine di difendere invariabilmente ed attuare fedelmente i suddetti documenti che rappresentano la volontà generale della nazione, superando tutte le difficoltà e gli ostacoli che lo impediscono.

    Approfitto di questa opportunità per reiterare la mia irremovibile decisione di trasformare, insieme alle autorità del Sud, le relazioni intercoreane in relazioni di riconciliazione e cooperazione solide e durature e di scrivere una nuova storia di pace e co-prosperità che tutti i compatrioti desiderano.

    Per sistemare la situazione infausta e promuovere le buone relazioni Nord-Sud, instaurate con molta fatica, fino a raccogliere il frutto significativo della pace e della riunificazione, è necessario abbandonare la propensione al servilismo verso le potenze che paralizza lo spirito d’indipendenza, mettere il punto finale alla politica di dipendenza dalle forze straniere che pregiudica gli interessi comuni della nazione e subordinare tutto al miglioramento delle relazioni tra le due parti.

    Ritengo che se le autorità sudcoreane desiderano sinceramente migliorare le relazioni intercoreane e conseguire la pace e la riunificazione, dovranno tornare alla loro intenzione iniziale del tempo dei vertici di Panmunjom e di Pyongyang in settembre e mettere in pratica le dichiarazioni Nord-Sud per adempiere così alle proprie responsabilità dinanzi alla nazione.

    Smetteranno di schierarsi dalla parte di chi conviene loro seguendo la tendenza dell’epoca e di perdersi in viaggi in qualità di “intermediari” e “promotori” che ficcano il naso in ogni cosa. Devono pensare con la loro testa, dire senza paura quello che vogliono e difendere gli interessi nazionali.

    Insistiamo invariabilmente a frustrare le manovre delle forze ostili interne ed esterne che si oppongono alla riunificazione ed alla pace per continuare ad alimentare un’atmosfera favorevole al miglioramento delle relazioni Nord-Sud.

    È necessario che capiscano, prima che sia troppo tardi, che non possono aspettarsi alcun avanzamento in queste relazioni e nessun risultato a favore della pace e della prosperità mentre tollerano le temerarie intenzioni che le bellicose autorità militari sudcoreane perseguono attraverso i loro persistenti atti ostili mascherati, ricominciando con un cambio d’insegna le esercitazioni militari congiunte con gli Stati Uniti che avevano accettato d’interrompere, e non eliminando totalmente l’arroganza anacronistica e la politica ostile degli Stati Uniti che ostacolano deliberatamente il miglioramento delle relazioni intercoreane imponendo unilateralmente le loro ingiuste esigenze.

    Ai compatrioti del Nord, del Sud e all’estero, responsabili del destino e del futuro della nazione, incombe contenere e frustrare decisivamente le manovre degli Stati Uniti e le forze conservatrici del Sud che percorrono al rovescio il corso della storia che favorisce le relazioni Nord-Sud e la riunificazione pacifica.

    Se le autorità sudcoreane desiderano veramente le buone relazioni intercoreane, la pace e la riunificazione, devono simpatizzare ed attuare conformemente alla nostra posizione ed alla nostra volontà, così come prendere la risoluta decisione di dimostrare la propria sincerità non a parole ma con azioni concrete.

    Il nostro Partito ed il nostro Governo, coscienti del desiderio della nazione, continueranno a lottare con ardore e pazienza per sviluppare in maniera sostenuta le relazioni Nord-Sud e conseguire la riunificazione pacifica del paese.

    Compagni,

    Il vertice RPDC-USA, il primo in tutta la storia, che ha avuto luogo a Singapore nel giugno dell’anno scorso concentrando su di sé l’attenzione del mondo, è stato un evento trascendentale che ha dato la speranza di una pace duratura nella penisola coreana, un fuoco sfrigolante. Da parte sua, la Dichiarazione Congiunta RPDC-USA del 12 Giugno, che ha annunciato al mondo che i due nemici secolari avrebbero scritto una storia di nuove relazioni, ricevette l’appoggio totale e l’approvazione della comunità internazionale amante della pace.

    Con le sue importantissime e significative iniziative come l’interruzione dei test nucleari e di missili balistici intercontinentali, la RPD di Corea ha compiuto i primi passi nella creazione di un’ambiente di fiducia, chiave maestra per mitigare le ostilità. Inoltre, prendendo il generoso provvedimento di consentire la restituzione dei resti dei soldati nordamericani, sollecitata dal presidente statunitense, essa manifestò la sua volontà di attuare con serietà la suddetta dichiarazione, una tappa fondamentale per l’instaurazione di nuove relazioni bilaterali.

    Ciononostante, il secondo vertice effettuato ad Hanoi lo scorso febbraio ci ha fatto sospettare seriamente della validità dei passi che abbiamo fatto a partire da una determinazione strategica e da una decisione audace e ci ha fatto pensare con diffidenza se gli USA desiderassero davvero migliorare le relazioni.

    In quella sede tracciammo le fasi ed il processo indispensabili per implementare la Dichiarazione secondo la convenienza di entrambi i paesi, riaffermammo la nostra volontà di adottare misure più serie ed affidabili e sperammo che gli USA ci assecondassero.

    Ma quando gli Stati Uniti si sedettero al tavolo con noi, l’unica cosa che passava loro per la mente erano metodi del tutto irrealizzabili.

    Detto in altre parole, non erano pronti a risolvere con noi i problemi, né avevano un percorso e metodi ben definiti.

    Questa mentalità non ci farà muovere di un millimetro né porterà qualche vantaggio, per quante volte ci si possa riunire.

    Adesso in quel paese si realizzano intercettazioni simulate dei nostri missili balistici intercontinentali e si perpetrano apertamente atti ostili che si oppongono allo spirito della Dichiarazione, tra cui la ripresa delle esercitazioni militari, la cui sospensione fu promessa dallo stesso presidente statunitense, la qual cosa ci dà molto sui nervi.

    Questo corso mi provoca un gran disgusto.

    Come le onde seguono il vento, alla cinica politica ostile nordamericana seguiranno le nostre azioni.

    Ultimamente, l’impero pensa ancora a un terzo vertice e ci propina insinuazioni percettibili sulla soluzione del problema attraverso il dialogo, ma rimane restio a rinunciare alla sua politica di ostilità che è il miglior modo di instaurare nuove relazioni bilaterali e, al contrario, pensa erroneamente di poterci sopraffare con la sua massima pressione.

    Anche noi riteniamo importante risolvere i problemi tramite il dialogo ed i negoziati, ma non si confà al nostro temperamento né ci interessa il metodo di dialogo nordamericano che impone unilateralmente le sue esigenze.

    Gli USA da una parte propongono di risolvere il problema mediante il dialogo e dall’altra esaspera sempre di più le ostilità. È un modo di fare stupido e pericoloso, come lo è quello di chi vuole spegnere il fuoco con la benzina.

    Poiché il sentimento di ostilità si è trascinato per molto tempo tra i due paesi, per mettere in pratica la Dichiarazione è necessario che entrambi releghino in secondo piano le proprie pretese unilaterali e trovino modi più costruttivi di risolvere i problemi, che concordino con gli interessi di ciascuno.

    Per questo, è di primaria importanza che gli Stati Uniti smettano il vecchio abito e ci si avvicinino con uno nuovo.

    Sebbene parlino rumorosamente di un terzo vertice, non gradiamo né ci alletta una riedizione di quello di Hanoi.

    Tuttavia, come spesso dice il Presidente Trump, le relazioni personali tra lui e me non sono così ostili come quelle tra i due paesi, continuiamo a mantenere ottimi rapporti e ogni volta che vogliamo possiamo scambiarci lettere domandando l’uno della salute dell’altro.

    Se gli Stati Uniti ci propongono un terzo incontro, sempre che adottino un atteggiamento corretto e si sia trovato un metodo sul quale entrambi possiamo trovarci d’accordo, potremmo provarci un’altra volta.

    Però, arrivato a questo punto, mi viene da pensare che non ho di che farmi ossessionare dal vertice, come se mi premesse di far sollevare le sanzioni.

    Ad ogni modo aspetterò fino alla fine dell’anno che gli USA prendano una decisione audace, ma sarà loro indubbiamente difficile cogliere la buona occasione come hanno fatto in precedenza.

    Firmerei senza pensarci su due volte soltanto un accordo che sancisse per scritto un contenuto imparziale che si conformi agli interessi di entrambe le parti e possa da esse venir accettato. Ciò dipende totalmente dall’atteggiamento che assumano gli Stati Uniti e dall’abito che indossino.

    Di sicuro c’è che se insistono nel loro attuale calcolo politico, la prospettiva della sistemazione del problema sarà oscura e molto rischiosa.

    Sperando che mostrino il loro buonsenso in questo istante decisivo, desidero che non tornino mai più a muoversi le lancette dell’orologio dello scontro che con tanta fatica siamo riusciti a bloccare.

    Il Governo della RPDC consoliderà e svilupperà i legami d’amicizia e cooperazione con tutti i paesi del mondo che rispettano la sovranità del nostro paese e lo trattano amichevolmente ed avanzerà mano nella mano con tutte le forze amanti della pace del mondo per instaurare un durevole e solido sistema di pace nella penisola coreana.

    Compagni,

    Come vi ho appena detto, non mi dilungherò su problemi come il sollevamento delle sanzioni imposte dalle forze ostili e aprirò il cammino della prosperità con le nostre proprie risorse.

    Il nostro obiettivo di lotta è ambizioso e le sfide e le difficoltà continuano ad ostacolare l’edificazione socialista, ma è incrollabile la volontà del Partito e del Governo della RPDC di aprire una nuova tappa di fioritura e realizzare l’ideale e l’obiettivo della potenza con le proprie forze, sotto la bandiera del kimilsungismo-kimjongilismo.

    L’indipendenza ci conduce alla prosperità ed alla vittoria. Nessuna forza è capace di far retrocedere né di contenere l’impetuosa marcia del nostro Stato e del nostro popolo che si affidano alle proprie forze e sono fermamente decisi a forgiare il futuro con esse.

    Marciamo tutti per portare brillantemente a compimento la causa della costruzione della potenza socialista, inalberando più in alto la bandiera del grande kimilsungismo-kimjongilismo ed uniti fermamente attorno al Partito ed al Governo della RPDC.

    https://italiacoreapopolare.wordpres...ale-12-4-2019/

  3. #3
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    Predefinito Re: Focus Juché-Songun

    KIM JONG IL - GLI INSEGNAMENTI STORICI DELL’EDIFICAZIONE DEL
    SOCIALISMO E LA LINEA GENERALE DEL NOSTRO PARTITO


    Risultati del colloquio con i dirigenti del Comitato
    Centrale del Partito del Lavoro di Corea
    3 gennaio 1992



    1. Gli insegnamenti storici dell’edificazione del socialismo

    Difendere con fermezza la causa del socialismo e farla progredire vittoriosamente riveste un’importanza capitale oggi, perché da essa dipende il destino dell’umanità.
    In questi ultimi anni il socialismo è fallito e il capitalismo è stato restaurato in certi paesi, e qualche tempo fa l’URSS si è sciolta e ha posto fine alla sua esistenza. In questa situazione gli imperialisti e i reazionari sostengono che il capitalismo abbia «trionfato» e che il socialismo abbia «cessato di esistere». Queste asserzioni pretenziose generano confusione ideologica presso i disinformati e recano grave pregiudizio allo sviluppo della rivoluzione mondiale. È nostro dovere, un dovere urgente imposto dalla storia, cogliere gli insegnamenti della situazione odierna, risollevare il movimento socialista su basi nuove e rilanciare l’opera di edificazione del socialismo.
    La causa del socialismo è giusta, perché punta all’emancipazione delle masse popolari; optare per il socialismo è una legge immutabile dell’evoluzione storica dell’umanità. Il socialismo può vivere alcune peripezie nel corso della sua evoluzione, ma la corrente della storia non cambia. A detta degli imperialisti e dei rinnegati, il socialismo avrebbe fallito in certi paesi perché la corrente della storia è cambiata, le idee socialiste non si basano su ragionamenti ben fondati e la rivoluzione socialista è stata un errore. È questo un puro sofisma reazionario.
    Da secoli le masse popolari aspirano ad una società nuova, senza sfruttamento e oppressione, in cui siano emancipate, e lottano faticosamente per realizzare questo ideale. Nel corso di questa lotta è apparso il marxismo, dottrina del socialismo e del comunismo. Poi la lotta basata su questa dottrina ha portato alla vittoria della rivoluzione socialista d’Ottobre. Più tardi il socialismo si è esteso al resto del globo terrestre, e i paesi socialisti hanno realizzato in periodo storicamente breve enormi progressi sociali ed economici che i paesi capitalisti non avrebbero potuto compiere nemmeno dopo secoli. Questo processo di sviluppo della storia ha dimostrato che le idee socialiste sono giuste e che il socialismo detiene una superiorità incontestabile sul capitalismo.
    Come dunque interpretare le sconfitte del socialismo e la restaurazione del capitalismo in certi paesi che finora avevano seguito la via del socialismo?
    Per edificare il socialismo bisogna intraprendere un cammino nuovo, inesplorato, un arduo cammino rivoluzionario che implica contrasti ed aspre battaglie contro l’imperialismo. Perciò il socialismo incontra necessariamente difficoltà e prove e può aspettarsi che accadano eventi imprevisti. La sconfitte del socialismo e la restaurazione del capitalismo in certi paesi sono solo un riflusso parziale e passeggero della corrente fondamentale della storia. Ma non dobbiamo assolutamente considerare questi fatti come un effetto del caso né come una semplice reazione a fattori estrinsechi.
    Come spesso insegna il nostro grande dirigente, bisogna ricercare la causa di un errore non nel fattore oggettivo, ma nel fattore soggettivo. È questo l’atteggiamento che deve assumere un rivoluzionario, ed è un metodo efficace per correggere l’errore. È da questo punto di vista che bisogna determinare correttamente le cause della sconfitta del socialismo in certi paesi e trarne gli insegnamenti se si vuol salvaguardare la causa del socialismo e farla progredire.
    La causa principale di questa sconfitta risiede in fondo nel fatto che edificando il socialismo non si è attribuita un’importanza primordiale al rafforzamento della posizione delle masse popolari e all’accrescimento del loro ruolo, perché non si è compreso che il socialismo è chiamato per sua stessa natura a privilegiarle in quanto artefici della storia.
    La società socialista è una società dominata dalle masse popolari e si sviluppa grazie alla forza creativa del solido blocco da esse formato. In siffatto contesto le masse popolari lavorano in stretta e fraterna unità e prendendo coscienza della loro posizione di padroni e delle capacità che questo ruolo comporta. Ecco in che cosa risiede la natura di questa società, diversa da tutte le società fondate sullo sfruttamento dell’uomo sull’uomo. Anche in questo consiste la forza cui attinge questa società per svilupparsi. Perciò il metodo essenziale di cui servirsi per condurre a buon fine l’edificazione del socialismo è potenziare la forza chiave della rivoluzione che sono le masse popolari, impregnandole delle idee comuniste e raggruppandole solidamente intorno al partito, accordando però la priorità alla formazione degli esseri umani e al rafforzamento del loro ruolo, onde incitarli a dar piena prova d’entusiasmo rivoluzionario e creatività. Non può esserci nessun altro modo di promuovere l’edificazione del socialismo. Ebbene, la gente di certi paesi non si è ben resa conto di questa verità.
    Il problema del principio in base al quale promuovere l’edificazione del socialismo dopo l’instaurazione del regime socialista e quali metodi utilizzare per riuscirci si pone come una sfida storica senza precedenti ai partiti incaricati di dirigere quest’opera. Il problema è tanto più importante perché legato a quella di come superare i limiti storici della teoria comunista del passato.
    Il marxismo è una dottrina rivoluzionaria propria dell’epoca in cui la classe operaia appena emersa sulla scena della storia s’impegnava nella lotta contro il capitale. Esso ha contribuito in maniera inestimabile all’eliminazione delle classi sfruttatrici e del regime fondato sullo sfruttamento dell’uomo sull’uomo e all’emancipazione sociale delle masse popolari. Ma i cambiamenti dell’epoca e l’evoluzione della storia hanno svelato i limiti storici di questa dottrina. In poche parole, si può affermare che il marxismo è una dottrina che, sulla base della concezione materialistica della storia, precisa le condizioni di liberazione della classe operaia. Secondo la teoria marxista, che considera lo sviluppo della società come un processo di evoluzione naturale, lo sviluppo delle forze produttive determina quello dei rapporti di produzione la cui totalità — il regime economico — forma la struttura di una determinata società, a partire dalla quale si erge la sovrastruttura. Di conseguenza, secondo questa teoria, il modo di produzione delle ricchezze materiali è il fattore decisivo che determina il carattere di una data società e il suo livello di sviluppo. Lo sviluppo della società, sempre secondo questa dottrina, ha luogo tramite il superamento delle contraddizioni esistenti tra le forze produttive e i rapporti di produzione, mediante la lotta di classe e pertanto con la sostituzione del vecchio modo di produzione con uno nuovo. Attenendosi a questo principio, il marxismo ritiene che il consolidamento del modo di produzione socialista segni la fine della rivoluzione sociale per il passaggio dal capitalismo al socialismo e, poiché le differenze tra lo stadio superiore e inferiore del comunismo si riducono a differenze in termini di livello di sviluppo delle forze produttive, che dopo l’instaurazione del regime socialista basterà sviluppare queste forze con l’edificazione economica sino a fondare la società comunista, ideale dell’umanità. In definitiva, il marxismo non fornisce una risposta precisa alla domanda su come edificare la società socialista e poi la società comunista attraverso la rivoluzione continua, dopo il consolidamento del regime socialista. Storicamente parlando, le idee e la teoria del marxismo riflettono le esigenze dello stadio anteriore a quello dell’edificazione del socialismo e non si propongono dunque di definire i mezzi precisi da mettere in campo per questa edificazione e per quella del comunismo. Le condizioni sociali di allora non lo consentivano neppure, se non altro perché le esperienze richieste a tal fine non erano ancora state vissute.
    Per edificare con successo il socialismo e poi il comunismo, dopo l’instaurazione del regime socialista, bisogna che i partiti incaricati di dirigere questa edificazione sviluppino la teoria comunista in funzione delle esigenze dello stadio di sviluppo cui questo regime è giunto e che si prefiggano una linea adeguata. Tuttavia i partiti di certi paesi che edificavano il socialismo non hanno trovato la soluzione corretta di fronte a questo dovere storico. Perciò, pur sostenendo di orientarsi sul marxismo per edificare il socialismo, da una parte hanno applicato in modo meccanico le sue teorie, senza tener conto del loro limite storico, e dall’altra hanno messo in pratica delle politiche revisioniste, non senza aver pregiudizialmente rinnegato l’essenza rivoluzionaria del marxismo.
    Chi si chiudeva in una limitata interpretazione dogmatica della teoria marxista ha ritenuto che la natura e i vantaggi della società socialista fossero determinati non dalle masse popolari, ma dal potere stesso e dai rapporti di proprietà socialisti; parallelamente ha attribuito la forza motrice dell’edificazione del socialismo al fattore economico della correlazione tra le forze produttive e i rapporti di produzione. Certo, l’instaurazione del potere socialista e il consolidamento dei rapporti di proprietà socialisti sui mezzi di produzione creano alcune condizioni socio-politiche ed economiche che permettono di assicurare alle masse popolari la posizione e il ruolo di padroni e di sviluppare rapidamente le forze produttive. È questo il grande vantaggio del socialismo rispetto al capitalismo. E tuttavia queste sole condizioni economico-politiche non costituiscono di per sé un fattore decisivo per la promozione della società socialista. Per quanto riguarda lo sviluppo delle forze produttive, ad esempio, sono le masse lavoratrici, direttamente responsabili della produzione, che svolgono un ruolo attivo e decisivo a quel livello; a meno che non si esalti volontariamente la loro energia e la loro capacità creativa, è impossibile sviluppare le forze produttive a un ritmo sempre più rapido, anche se sono stati messi a punto efficaci rapporti di produzione socialisti.
    L’uomo socialista, il potere socialista e il regime economico socialista si trovano strettamente legati gli uni agli altri, ma il primo è più importante. Per quanto concerne il processo storico di messa a punto del regime socialista, la lotta contro lo sfruttamento e l’oppressione dà luogo anzitutto alla comparsa di un’ideologia socialista; poi gli uomini conquistati da quest’ideologia fondano un partito rivoluzionario, che educa e organizza le masse popolari, instaura il potere socialista e, facendo affidamento su questo potere, mette a punto un regime economico socialista, il quale per sua natura non può essere mantenuto e gestito senza il potere socialista. Allo stesso modo, senza che la gente sia conquistata dalle idee socialiste, il potere socialista non può conservarsi e svolgere le funzioni determinate dalla sua natura. È dunque evidente che le masse popolari armate delle idee socialiste costituiscono sempre il fattore preponderante che determina l’evoluzione della società socialista e la sua sorte. Nondimeno certi paesi, pensando che fosse possibile erigere il socialismo detenendo semplicemente il potere statale e i mezzi di produzione, si sono adoperati per l’edificazione economica senza destinare lo sforzo prioritario alla trasformazione dell’essere umano: opera che consiste nell’alzare rapidamente il livello di coscienza e di cultura della gente e nell’educare scrupolosamente le masse popolari per farne gli artefici della rivoluzione e i responsabili dell’edificazione. Col risultato che esse non hanno potuto svolgere come si deve il ruolo di padroni della società socialista che loro spetta, penalizzando la costruzione economica e trascinando nella stagnazione tutti i settori della società.
    D’altra parte non hanno prestato l’attenzione necessaria al concepimento di un modo di governo popolare, conforme alle esigenze intrinseche della società socialista, indebolendo così l’unità e la coesione del popolo e impedendogli di esaltare al massimo il proprio spirito d’iniziativa. In una società socialista la partecipazione delle masse popolari all’amministrazione dello Stato e della società, come degni padroni del potere politico, è una questione chiave da cui dipendono la solidità e lo sviluppo della società socialista e il successo dell’edificazione del socialismo. E tuttavia, mentre si presumevano investiti di un potere socialista, certi paesi in realtà hanno continuato ad applicare un modo di governo proprio della società del passato. Sicché l’amministrazione dello Stato e della società è divenuta opera di persone designate, distanti dalle masse popolari che ne sono le vere responsabili. Questo ha comportato le gravi conseguenze di dare libero corso al burocratismo, d’intiepidire l’entusiasmo creativo della gente, di deludere la fiducia delle masse popolari nel partito e nello Stato e di distruggere la loro unità e la loro coesione.
    In ultima analisi, in quei paesi il socialismo ha perduto la forza motrice del suo sviluppo e si è visto privato della sua base socio-politica. Un socialismo privato della sua forza motrice non può dar prova della sua superiorità e della sua potenza né vincere le sfide e le avversità che incontra strada facendo. I fatti storici mostrano che anche un grande paese, dotato di potenti forze militari e di un immenso potenziale economico, se non riesce a potenziare la forza motrice del socialismo né ad accrescerne il ruolo nel quadro della sua edificazione, è destinato a crollare dinanzi all’offensiva antisocialista degli imperialisti e degli altri reazionari, senza poter opporre resistenza. Se quei paesi non hanno potuto vincere quest’offensiva e se hanno conosciuto la sconfitta del socialismo, è precisamente il risultato ineluttabile della loro negligenza nel potenziare la forza motrice dell’edificazione del socialismo e nell’allargare il suo raggio d’azione.
    Causa delle sconfitte subite dal socialismo in certi paesi è inoltre il mancato riconoscimento delle differenze qualitative tra il socialismo e il capitalismo, nonché l’insufficiente adesione ai princìpi fondamentali del socialismo.
    Per portare a compimento la causa del socialismo bisogna attenersi immancabilmente ai suoi princìpi riguardo alla rivoluzione e all’edificazione. Difendere e realizzare lealmente le aspirazioni sovrane e gli interessi delle masse popolari è uno di questi princìpi fondamentali da rispettare costantemente nel corso dell’edificazione del socialismo. La società socialista è una società conquistata dalle esigenze intrinseche delle masse popolari, le quali desiderano eliminare lo sfruttamento e l’oppressione dell’uomo sull’uomo e vivere assieme in piena indipendenza; il processo di edificazione del socialismo e del comunismo corrisponde esattamente a quello dell’emancipazione totale delle masse popolari. Per questo motivo nella sua maniera di edificare il socialismo il partito della classe operaia deve difendere con fermezza le aspirazioni sovrane e gli interessi delle masse e risolvere tutti i problemi posti dalla rivoluzione e dall’edificazione strettamente in funzione dei loro interessi fondamentali.
    Se si vuol edificare il socialismo in conformità alle aspirazioni sovrane delle masse popolari e ai loro interessi fondamentali, bisogna rafforzare il partito della classe operaia, sia sul piano organizzativo che su quello ideologico, assicurare la direzione esercitata da questo partito sulla rivoluzione e sull’edificazione, accrescere senza tregua le funzioni e il ruolo del potere socialista, salvaguardare e sviluppare le forme di proprietà socialista e combattere con decisione l’imperialismo. Questi sono princìpi rivoluzionari assolutamente irrinunciabili. È possibile che si commettano degli errori nel corso dell’edificazione del socialismo. Però il partito della classe operaia, responsabile della sorte delle masse popolari, non deve rinunciare ai princìpi fondamentali del socialismo ad alcuna condizione. Le circostanze della lotta rivoluzionaria cambiano senza posa nel corso della marcia verso il socialismo e il comunismo. Di qui la necessità di adattare la politica di un dato paese ai repentini cambiamenti della situazione, dando prova di spirito d’iniziativa. Così facendo, non bisogna in nessun caso discostarsi dai princìpi rivoluzionari che determinano la posizione della classe operaia. Le circostanze della lotta rivoluzionaria possono cambiare, ma non l’ideale o le esigenze fondamentali del socialismo. Abbandonare i princìpi rivoluzionari mentre una lotta ad oltranza contrappone il socialismo al capitalismo significa capitolare e tradire la causa.
    Tuttavia, spaventati dalle momentanee difficoltà incontrate nell’edificazione del socialismo, e cedendo alle pressioni degli imperialisti per mancanza di fede nel socialismo e di fermezza nella posizione propria della classe operaia, certi paesi socialisti del passato hanno infranto questi princìpi, li hanno anzi completamente abbandonati. In quei paesi il rafforzamento del partito della classe operaia è stato trascurato e il ruolo dirigente di quest’ultimo è stato ridotto, come anche le funzioni di direzione unitaria dello Stato socialista; sono stati introdotti dei rapporti di proprietà e dei metodi di gestione economica capitalistici, la lotta contro l’imperialismo è stata soppiantata dal compromesso. Questa politica revisionista ha avuto la conseguenza di degradare progressivamente la società, processo nefasto che è stato in seguito accelerato dall’introduzione di un «pluralismo» all’insegna della «riforma» e della «ristrutturazione» del socialismo.
    Non si può ammettere nessun «pluralismo» nella società socialista, giacché esso impone di «liberalizzare» la vita ideologica, d’introdurre il «pluripartitismo» e di garantire la «diversificazione» delle forme di proprietà. È questa una formula politica propria della società capitalistica che incoraggia la lotta per la vita, basata sull’individualismo e sul liberalismo. Il socialismo si basa sul collettivismo e trae la sua vitalità dalla coesione delle masse popolari. Perciò è incompatibile col «pluralismo». L’introduzione del «pluralismo» nella società socialista genera l’individualismo e il liberalismo, i quali pregiudicano gli interessi comuni della società e distruggono la coesione delle masse popolari, e provoca disordine e confusione nella società. Liberalizzare la vita ideologica e introdurre il pluripartitismo nella società socialista significa tutto sommato aprire la porta alle manovre controrivoluzionarie volte a distruggere le fondamenta del socialismo e a rovesciare il potere del popolo. La lotta ideologica è un preludio alla lotta politica ed è legata alla lotta per il potere. L’esperienza storica mostra che, se le correnti ideologiche antisocialiste sono tollerate in seguito alla liberalizzazione della vita ideologica e se l’attività dei partiti politici ostili al socialismo è permessa in virtù del «pluripartitismo», i nemici di classe e i reazionari rialzano la testa per intraprendere manovre antisocialiste e per cacciare infine il partito della classe operaia dal potere. I revisionisti moderni che nutrivano illusioni sul capitalismo hanno abbandonato i princìpi socialisti e hanno introdotto su tutti i piani le formule politiche ed economiche capitaliste, causando così la sconfitta del socialismo e la resurrezione del capitalismo. Un semplice scarto dai princìpi socialisti ha dato luogo a dieci concessioni e poi ad altre cento più grandi, finendo per distruggere il partito della classe operaia.
    Le sconfitte del socialismo in certi paesi sono d’altra parte dovute alla mancanza di sovranità nel loro sforzo di solidarietà internazionale a livello dei rapporti con i partiti degli altri paesi socialisti.
    Bisogna preservare la propria sovranità, unendosi e cooperando, e rafforzare la solidarietà internazionale rimanendo però sulla propria posizione indipendente: ecco i princìpi fondamentali che devono reggere i rapporti tra i partiti dei paesi socialisti. La sovranità è vitale per una nazione. Il socialismo e il comunismo si edificano a livello di ciascuna nazione. Il padrone della rivoluzione in un dato paese è il popolo e il partito di quel paese. Elaborare una politica conforme alla realtà del paese ed applicarla in piena indipendenza è il sacro diritto inalienabile di ogni partito. Il fatto che il partito di un paese si attenga ad una posizione indipendente non pregiudica in nulla la sua solidarietà con i partiti degli altri paesi. La causa del socialismo è nazionale quanto internazionale. È diritto di ciascun partito comunista e operaio difendere la propria sovranità, così come gli si chiede di rispettare l’indipendenza dei propri omologhi su scala internazionale, di unirsi e di cooperare tra compagni, al fine di assicurare la vittoria generale della causa del socialismo.
    Il movimento comunista internazionale annovera al suo interno partiti rappresentanti di grandi e piccoli paesi, partiti con una lunga storia e partiti giovani. È innegabile che i partiti dei grandi paesi saranno più forti di quelli dei paesi più piccoli e che, di conseguenza, possono contribuire in modo più importante di questi ultimi all’esito della causa comune. È opportuno che tali partiti siano coscienti della responsabilità più importante che loro incombe per difendere e sviluppare il movimento comunista internazionale, che aiutino in maniera disinteressata i partiti fratelli e svolgano un ruolo superiore nel compimento dell’opera comune. I partiti dei grandi paesi non devono peraltro cercare d’imporre la propria volontà agli altri. Non possono esserci partiti superiori o inferiori, partiti predestinati a dirigere o ad essere diretti. È finito per sempre il tempo in cui il movimento comunista internazionale necessitava di un centro internazionale e in cui i partiti dei diversi paesi militavano in qualità di sezioni territoriali, dipendenti. I partiti dei paesi socialisti, a rigor di logica, devono cooperare reciprocamente tra compagni quali sono, ma secondo i princìpi di eguaglianza e sovranità assolute. Tuttavia i partiti di certi paesi socialisti, incapaci di rompere con i princìpi superati che reggevano i rapporti tra i comunisti nell’Internazionale, hanno recato seri danni al progresso del movimento comunista internazionale nel passato e ancora di recente. Il partito di un certo paese ha tentato d’ingiungere ordini agli altri partiti comunisti, attribuendosi il ruolo di «centro» del movimento comunista internazionale, e all’occorrenza non ha esitato ad esercitare pressioni sui partiti degli altri paesi che rifiutavano di seguire la sua linea sbagliata, andando perfino ad immischiarsi nei loro affari interni. Col risultato che l’unità ideologica tra i paesi socialisti è stata gravemente pregiudicata, così come i loro rapporti di cooperazione, e che i paesi socialisti coinvolti non sono più stati capaci di unire le forze per fronteggiare l’imperialismo. Certi partiti hanno ceduto alle sue pressioni, per mancanza di desiderio di sovranità, e sono caduti in balìa del partito di un grande paese. Perciò, quando quest’ultimo si abbandonava al revisionismo, anch’essi l’hanno fatto e, quando ha scatenato la «riforma» e la «ristrutturazione» all’interno del proprio paese, hanno seguito meccanicamente il suo esempio. Di conseguenza il socialismo è fallito consecutivamente in Unione Sovietica e in parecchi paesi dell’Europa orientale. Già molto tempo fa il nostro grande dirigente ha avvertito che l’uomo preso dal servilismo verso gli stranieri si istupidisce, che il paese va in rovina se la nazione pratica il culto delle potenze straniere e che la rivoluzione e la lotta per lo sviluppo del paese sono votate alla sconfitta se il partito si mette sulla scia delle grandi potenze. La realtà dei paesi che hanno fallito nell’edificazione del socialismo, a causa del loro atteggiamento servile verso le grandi potenze, attesta senza riserve la giustezza dell’insegnamento del nostro leader.
    La storia mostra che la causa del socialismo progredisce di vittoria in vittoria se, armati di una fede incrollabile nella causa del socialismo, ci si orienta su un’ideologia direttrice corretta, se si potenzia senza sosta le forze rivoluzionarie e si resta in ogni circostanza fedeli ai princìpi socialisti e se si rafforza in piena indipendenza la solidarietà e la cooperazione con i compagni degli altri paesi; altrimenti la causa del socialismo non può evitare insormontabili vicissitudini e infine la rovina. È questa la grande lezione che l’umanità ha tratto dalla sua esperienza dell’edificazione del socialismo.

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  4. #4
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    Predefinito Re: Focus Juché-Songun

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    2. La giustezza della linea generale adottata dal nostro partito per l’edificazione del socialismo e del comunismo

    Il compagno Kim Il Sung, nostro grande dirigente, partendo dalle sue idee del Juché ha formulato per la prima volta nella storia l’eminente idea secondo cui il potere popolare e le tre rivoluzioni sono gli artefici del comunismo. Rafforzare il potere popolare estendendo senza posa il suo ruolo e le sue funzioni e compiere impeccabilmente le tre rivoluzioni: ideologica, tecnica e culturale, — ecco la linea generale da seguire, a suo avviso, per edificare il socialismo e poi il comunismo. Egli ha precisato in maniera originale la natura della società socialista e comunista e le tappe da percorrere per la sua edificazione; ha d’altra parte definito i princìpi rivoluzionari da rispettare e i metodi scientifici da impiegare a tal fine. Così ha impresso un nuovo sviluppo alla teoria del comunismo. In più egli ha guidato in modo saggio la lotta per l’edificazione di questa società nel nostro paese sino a farne una realtà: ecco la più grande impresa di portata storica che abbia compiuto per l’opera di emancipazione delle masse popolari.
    La linea generale da lui formulata è la più scientifica e rivoluzionaria che ci sia, perché consente di portare a termine l’opera socialista materializzando le idee del Juché e indica la strada che porta all’emancipazione completa delle masse popolari.
    La linea generale adottata dal nostro partito per l’edificazione del socialismo e del comunismo si basa sul principio storico-sociale che verte sull’uomo.
    La società è in poche parole una collettività di uomini, collettività che vive fruendo di beni comuni ed intrecciando rapporti sociali. L’uomo è il padrone della società. È un essere sociale dotato di spirito sovrano, di creatività e di coscienza e che forgia il proprio destino in piena indipendenza, a modo suo e in maniera creativa. È dunque il grado di sviluppo del suo spirito sovrano, della sua creatività e della sua coscienza che determinerà il livello di sviluppo della società, e via via che il suo spirito sovrano e la sua capacità creativa si svilupperanno i beni sociali si accresceranno e i rapporti sociali si evolveranno. Di conseguenza, se si vuol analizzare una società, bisogna vederne essenzialmente gli uomini, e non le condizioni materiali. L’evoluzione della società non rappresenta un processo spontaneo come quello della natura, ma il processo della lotta sovrana e creativa delle masse popolari, artefici di ogni movimento sociale.
    Da questo punto di vista, la società comunista è una società in cui gli uomini, liberati da ogni costrizione, sono divenuti i padroni della natura, della società e del proprio destino nel pieno senso del termine. In una società siffatta gli uomini diventano esseri sociali perfezionati da ogni punto di vista, poiché il loro spirito sovrano e la loro capacità creativa vengono esaltati al massimo, conformemente alla natura sociale dell’uomo, una simile società è una società le cui forze produttive avranno raggiunto un livello abbastanza elevato per assicurare materialmente le attività sovrane e creative degli uomini in tutti i settori della vita sociale. I rapporti sociali sono rapporti perfettamente collettivisti grazie ai quali la società intera forma un organo socio-politico che garantisce una libertà completa ad ogni individuo come anche alla collettività nel suo insieme. In breve, è una società fondata sull’emancipazione totale degli uomini, e la società socialista è solo la sua fase preliminare.
    L’edificazione del socialismo, seguìta da quella del comunismo, esige dunque che la rivoluzione prosegua dopo la vittoria che ha permesso l’instaurazione del regime socialista.
    Se la società comunista rappresenta lo scopo finale della lotta per l’edificazione del socialismo e del comunismo, la messa a punto del regime socialista ne segna solo l’avvio. La vittoria della rivoluzione socialista e l’instaurazione del regime socialista significano la messa a punto dell’ossatura di una società nuova, di cui le masse popolari sono divenute i padroni, dopo l’instaurazione di un potere e di rapporti di produzione socialisti. Certo, il consolidamento del regime socialista costituisce una grande trasformazione storica nello sviluppo della società umana, ma rappresenta solo l’inizio dell’edificazione del socialismo e del comunismo. La società socialista creata grazie al consolidamento del regime socialista è una società nuova, a carattere comunista; è insieme una società transitoria, perché reca ancora in grande misura le tracce del vecchio ordinamento sociale. Per riuscire a edificare il socialismo e infine il comunismo, dopo l’instaurazione di un regime socialista, bisogna dare un forte impulso alla trasformazione comunista dell’uomo, della natura e della società secondo il principio di sviluppare il carattere intrinsecamente comunista di questa società e nell’eliminare il suo aspetto transitorio.
    L’edificazione del socialismo presuppone dunque che si acceleri la trasformazione dell’uomo in essere comunista, capace di assumersi la responsabilità e di svolgere il ruolo di padrone dello Stato e della società, e che ci si impegni energicamente nella trasformazione della natura per gettare una solida base che possa garantire sul piano materiale il modo di vita socialista. Allo stesso tempo bisogna trasformare tutti i rapporti sociali in funzione delle esigenze della società socialista, in modo da perfezionare il regime statale e sociale socialista. Così si tratta di creare una potente forza motrice del socialismo, di gettare le basi materiali e tecniche del socialismo e di gestire la vita della società nel suo insieme secondo un programma socialista; soltanto allora si può affermare che il socialismo sia instaurato sotto tutti i suoi aspetti.
    Il problema essenziale da risolvere in via prioritaria dopo il consolidamento del regime socialista consisterà dunque nell’elevare il livello di coscienza ideologica e la capacità creativa delle masse popolari affinché possano assumersi la responsabilità e svolgere il ruolo di padroni dello Stato e della società.
    Se le masse popolari vogliono assumersi la responsabilità e svolgere il ruolo di padroni dello Stato e della società quali sono diventate grazie al consolidamento del regime socialista, esse devono avere una coscienza ideologica e una capacità creativa adatte alla loro posizione e al loro ruolo. Dopo l’instaurazione del regime socialista, le masse popolari devono sfoggiare un profilo ideologico e qualità spirituali sostanzialmente diversi dai precedenti. Nella lotta sostenuta per rovesciare il vecchio regime di sfruttamento dell’uomo sull’uomo ed instaurare il regime socialista, era prima di tutto importante che manifestassero un’alta coscienza di classe e un valoroso spirito combattivo contro lo sfruttamento e l’oppressione; tuttavia nella lotta per l’edificazione del socialismo è essenziale che abbiano lo spirito collettivista, il quale impone di prestare maggior attenzione agli interessi dello Stato e della società che agli interessi personali, e che combattano con abnegazione per difenderli. Per distruggere il vecchio regime di sfruttamento dell’uomo sull’uomo esse hanno dovuto dar prova di combattività, schiacciando la violenza controrivoluzionaria della classe dominante reazionaria, mentre per edificare il socialismo è imperiosamente necessario avere la capacità di procedere alla trasformazione comunista della natura, dei rapporti sociali e dell’uomo. Se dopo il consolidamento del regime socialista lo spirito collettivista viene a mancare, se si presta maggior attenzione alla proprietà privata che alla proprietà collettiva e se nel lavoro comunitario l’entusiasmo fa difetto, o se non si ha la capacità creativa necessaria per svolgere la funzione di padrone dello Stato e della società e non si esegue correttamente l’amministrazione dello Stato e la gestione economica, la società socialista non avrà un padrone e il socialismo non potrà dimostrare la sua superiorità né svilupparsi.
    Perché le masse popolari abbiano l’alta coscienza ideologica e la grande capacità creativa che esige la società socialista, bisogna dare un forte impulso alla rivoluzione ideologica e culturale. Questi due aspetti della rivoluzione liberano la gente dalle idee superate e dal ritardo culturale della società e le trasformano in esseri imbevuti di idee comuniste e ricchi dal punto di vista culturale.
    La rivoluzione ideologica punta ad impregnare la gente di una coscienza ideologica sovrana e a formare così la forza motrice della società socialista e infine della società comunista; essa costituisce l’essenziale dell’opera di trasformazione dell’uomo. Questa è per sua essenza un rifacimento ideologico. Il nostro partito ha staccato l’ideologia dall’insieme della cultura e ha avanzato la teoria del primato ideologico, secondo cui la coscienza ideologica decide di tutto. Ciò significa che il fattore determinante dell’azione dell’uomo è la sua coscienza ideologica.
    La coscienza ideologica dell’uomo non cambia da sola. È sbagliato considerare la coscienza ideologica come un semplice riflesso della realtà e credere che verrà necessariamente trasformata via via che il regime sociale maturerà e che le condizioni materiali miglioreranno. Certo, il cambiamento delle condizioni oggettive esercita una certa influenza sullo sviluppo della coscienza ideologica dell’uomo, ma il consolidamento del regime socialista e l’accrescimento delle ricchezze materiali non inculcano automaticamente un’ideologia comunista nell’uomo. È necessario approfondire l’educazione ideologica dell’uomo, tanto più che lo sfruttamento e l’oppressione sono stati eliminati e che la vita materiale è divenuta confortevole. Se ciò non avviene, lo spirito rivoluzionario si indebolirà e la tendenza ideologica a vivere nell’indolenza e nella spensieratezza prenderà gradualmente il sopravvento. Il risultato dell’edificazione del socialismo e l’avvenire di esso dipendono da quanto segue: riuscire o no a liberare la gente da ogni idea sorpassata, specie dall’egoismo individuale, e ad impregnarla delle idee rivoluzionarie comuniste. Si può dire che nella società capitalistica, in cui regna il principio dell’onnipotenza materiale, è il denaro che decide di tutto, mentre nella società socialista, in cui le masse popolari sono i padroni, è l’ideologia che decide di tutto. Se le masse popolari s’impregnano dell’ideologia socialista e si uniscono in blocco al seguito di questa ideologia, il socialismo trionferà; al contrario, se degenerano sul piano ideologico, esso soccomberà. La superiorità della società socialista sulla società capitalista risiede precisamente nella sua superiorità ideologica, e la potenza del socialismo nella sua potenza sul piano ideologico. È per questo che trascurare la rivoluzione ideologica significa abbandonare l’elemento essenziale dell’edificazione del socialismo.
    Nell’edificazione del socialismo il nostro partito considera la rivoluzione ideologica come il compito essenziale e tiene fermo il principio di darle la priorità assoluta; non cessa di approfondirla e di svilupparla in conformità al progresso della rivoluzione e dell’edificazione.
    L’elemento essenziale della rivoluzione ideologica è impregnare tutta la gente delle idee del Juché, idee rivoluzionarie del nostro partito, e su questa base unire saldamente* tutta la società sul piano ideologico.
    Impregnare tutti i membri della società della nostra ideologia rivoluzionaria unica e realizzare su questa base l’unità ideologica è un’esigenza intrinseca della società socialista e il compito essenziale da porsi per edificare con successo il socialismo. Nella società capitalistica, caratterizzata dalle differenze di posizione di classe delle persone e dall’incompatibilità degli interessi, non può esserci un’ideologia unica né un’unità ideologica e politica. In aggiunta, la classe capitalista diffonde intenzionalmente diverse idee reazionarie per impedire il risveglio ideologico dei lavoratori, la loro unità e la loro coesione. Nella società socialista invece è del tutto possibile impregnare tutti gli uomini delle idee rivoluzionarie comuniste e su questa base raggiungere l’unità e la coesione della società intera, perché gli uomini hanno obiettivi ed interessi comuni incentrati sul socialismo e sul comunismo. Soltanto così si può sperar di formare una potente forza motrice per condurre la rivoluzione, il cui ruolo crescerà senza posa.
    Il motore della rivoluzione è l’entità formata dal leader, dal partito e dalle masse. Nel compimento della rivoluzione ideologica il nostro partito concentra gli sforzi sulla formazione di un organismo socio-politico i cui tre componenti condividano la medesima sorte, inculcando agli uomini una concezione rivoluzionaria del leader, dell’organizzazione e delle masse, e radunandole intorno al partito e al leader.
    L’idea di queste concezioni rivoluzionarie che bisogna avere del leader, dell’organizzazione e delle masse è originale, perché si basa su un’analisi scientifica della forza motrice della rivoluzione.
    Il leader è l’anima dell’organismo socio-politico e il cervello che incarna la volontà delle masse popolari. I rapporti tra il leader e le masse si basano sui legami di sangue che esistono tra le parti dell’organismo socio-politico, il quale è fondato sulle idee rivoluzionarie e sulla fratellanza. Così come non si può immaginare un organismo vivente disgiunto dalla sua frazione cerebrale, allo stesso modo non si può immaginare un leader senza le masse popolari che dirige, e viceversa.
    La storia della gloriosa lotta del nostro popolo dimostra che l’opera rivoluzionaria è invincibile finché le masse popolari godono della direzione illuminata di un leader eminente e seguono questa direzione con fedeltà. Sotto l’oscuro dominio degli imperialisti giapponesi, all’inizio il nostro popolo si è impegnato nella lotta liberatrice senza un leader autentico e ha dovuto versare invano il suo sangue. Solo quando ha avuto il suo grande dirigente, il compagno Kim Il Sung, come centro e guida, esso ha potuto svolgere una lotta armata ben organizzata, sconfiggere gli imperialisti giapponesi, restaurare la patria e condurre fino ad oggi vittoriosamente la rivoluzione coreana, di durezza e complessità inaudite. Fondando le immortali idee del Juché, il nostro grande dirigente ha impregnato il nostro popolo di un autentico spirito sovrano, gli ha accordato una fiducia eterna e l’ha raggruppato in una comunità rivoluzionaria, permettendogli così di diventare un popolo eroico, sempre vittorioso. Perciò il nostro popolo vede il compagno Kim Il Sung come il grande dirigente della rivoluzione, lo venera e lo rispetta infinitamente come salvatore e padre, e gli resta fedele. Senza la direzione illuminata del grande leader e senza la fedeltà assoluta del popolo nei suoi confronti, non si potrebbero immaginare il glorioso cammino percorso dalla nostra rivoluzione e le sue clamorose vittorie. La direzione illuminata di un leader eminente garantisce all’opera rivoluzionaria delle masse popolari una marcia vittoriosa anche in condizioni difficili e complesse; senza questa direzione essa va incontro a vicissitudini; soprattutto quando la direzione del partito viene usurpata da arrivisti e rinnegati, le conquiste rivoluzionarie ottenute dopo una lotta di lungo respiro, a costo del sangue, sono strappate dal nemico e la rivoluzione subisce delle sconfitte: questa è l’esperienza storica comprovata del movimento comunista internazionale.
    Il partito svolge il ruolo di fulcro nell’organismo socio-politico. Soltanto sotto la direzione del partito le masse popolari possono legarsi organizzativamente e ideologicamente al leader, centro della sua vita, e possono godere della sua fiducia e affermarsi come forza motrice della rivoluzione. È dunque importante educare tutti gli uomini in modo tale che considerino l’organismo socio-politico, di cui il leader è l’anima, come la sorgente della vita di cui godono e affinché lottino per la vittoria dell’opera rivoluzionaria come membri di questo corpo vivente.
    Le masse popolari sono responsabili della rivoluzione. Il leader rappresenta il cervello delle masse popolari e il partito il loro fulcro. Solo quando si acquisisce una concezione rivoluzionaria delle masse, secondo cui esse sono i padroni della rivoluzione, si può diventare l’autentico servitore del popolo, pronto a dedicarsi completamente al suo interesse, il fidato responsabile della rivoluzione e dell’edificazione che risolve tutti i problemi difficili con le proprie forze e quelle delle masse. Senza una concezione rivoluzionaria delle masse i quadri rischierebbero di disprezzarle, di abusare della propria autorità, di comportarsi da burocrati, di mostrarsi più inclini a fare assegnamento sulle forze esterne che a mettere in campo la creatività delle masse, fino a cadere nel disfattismo succube degli ostacoli.
    Bisogna avere una concezione corretta del leader, dell’organizzazione e delle masse per restar fedele fino in fondo alla rivoluzione in quanto membro dell’entità socio-politica. Questi tre concetti rivoluzionari costituiscono il metro di giudizio fondamentale dei rivoluzionari comunisti impregnati delle idee del Juché. Di conseguenza, la rivoluzione ideologica deve orientarsi in modo che tutti gli uomini rimangano infinitamente fedeli al partito e al leader e si dedichino alle masse popolari.
    Se si intensifica la rivoluzione ideologica per formare le masse popolari nello spirito rivoluzionario e per potenziare la forza motrice della rivoluzione, si può accelerare con successo l’edificazione del socialismo e difendere con fermezza l’opera socialista in ogni circostanza. Grazie alla rivoluzione ideologica sostenuta sotto la giusta direzione del partito, tutto il nostro popolo è impregnato delle idee del Juché e strettamente unito intorno al partito e al leader; si assume in pieno la responsabilità e svolge il ruolo di padrone della rivoluzione e dello sviluppo nazionale. Il nostro popolo, assai fiero di essere un popolo rivoluzionario, destina tutte le sue forze e tutta la sua intelligenza alla nobile lotta per l’edificazione del socialismo; lavora e vive in maniera degna di un popolo rivoluzionario dando piena prova di spirito comunista ed aiutandosi a vicenda secondo il principio collettivista: «Uno per tutti, tutti per uno!». Oggi vede crescere al suo interno le fila degli eroi e dei meritevoli rimasti a lungo sconosciuti che lavorano con abnegazione, in maniera disinteressata, unicamente in nome della società, della collettività, del partito e della rivoluzione, sicché tutto il paese segue il loro esempio. Ciò mostra l’alto livello morale del nostro popolo. Il leader, il partito e le masse popolari sono tutt’uno nell’integrità socio-politica, poiché condividono la medesima sorte, e tutta la società forma una grande famiglia rivoluzionaria — questo è il vero aspetto del nostro regime, donde traiamo legittimo orgoglio. Tutto il popolo lavora e vive con ottimismo e fiducia, strettamente unito intorno al partito e al leader, ed è questa la ragione della solidità e dell’invincibilità del nostro regime socialista e garantisce il successo finale della nostra opera rivoluzionaria a dispetto di tutte le prove e le vicissitudini.
    La rivoluzione culturale serve a liberare le masse popolari dal giogo della cultura del passato e a creare una civiltà socialista alla loro portata. Nella società sfruttatrice esse soffrono di un basso livello culturale in mancanza di condizioni e di possibilità per progredire rapidamente in quell’ambito. D’altra parte la cultura borghese reazionaria di cui la classe minoritaria privilegiata si serve per sfruttare e soggiogare le masse lavoratrici e condurre un’insana vita di piaceri esercita un’azione perniciosa sulla gente, perché corrompe gli animi come una droga e le impedisce di fruire d’una cultura sana. Eliminare le conseguenze della cultura retrograda profondamente radicate nella vita e nelle usanze e creare una cultura nuova, socialista, costituisce una lotta di principio tra il capitalismo e il socialismo. Solo continuando la rivoluzione nell’ambito culturale dopo il consolidamento del regime socialista è possibile colmare il ritardo culturale delle masse e liberarle dal giogo della cultura del passato che lede la dignità dell’uomo e permetter loro di godere d’una grande creatività e di un’autentica civiltà socialista. È importante sviluppare la cultura socialista se si vuol arrestare con successo l’infiltrazione ideologica e culturale degli imperialisti. Per realizzare l’aggressione e il dominio sugli altri paesi, gli imperialisti ricorrono spesso ad una strategia cinica che consiste nell’inoculare prima la cultura borghese reazionaria con l’intento di soffocare la cultura nazionale e di paralizzare lo spirito di sovranità nazionale e lo spirito rivoluzionario di quei popoli. Solo quando la cultura socialista fiorirà al punto di avere la meglio sulla cultura capitalista e le masse popolari ne fruiranno a piacimento esse non nutriranno più illusioni sulla corrotta cultura borghese e l’infiltrazione ideologica e culturale degli imperialisti diverrà impossibile.
    Un importante obiettivo strategico da raggiungere nella rivoluzione culturale è la trasformazione di tutti i membri della società in intellettuali. Dal punto di vista della trasformazione dell’uomo, il processo di edificazione del socialismo e del comunismo consiste nel trasformarlo in essere rivoluzionario, nel plasmarlo sul tipo della classe operaia e nel farne un intellettuale. Per trasformazione in essere rivoluzionario e foggia sul tipo della classe operaia s’intende l’eliminazione delle differenze ideologiche tra gli uomini, mentre per trasformazione dell’uomo in intellettuale s’intende, diciamo, l’eliminazione delle differenze culturali con l’educazione dell’essere comunista in possesso di un alto livello di conoscenze e di un’alta formazione culturale. Una volta eliminati gli antagonismi di classe in seguito al consolidamento del regime socialista, bisogna orientarsi verso l’intellettualizzazione di tutti gli uomini parallelamente alla loro trasformazione in rivoluzionari e al loro rifacimento sul modello della classe operaia. Con l’instaurazione del regime socialista gli intellettuali, così come la classe operaia, diventano i padroni dello Stato e della società e, in qualità di lavoratori socialisti, dispongono delle medesime basi sociali della classe operaia. E tuttavia gli intellettuali e la classe operaia hanno tratti caratteristici differenti a causa delle particolarità del loro lavoro. Proletaria d’origine, la classe operaia si è sviluppata come classe dirigente della rivoluzione attraverso la lotta contro lo sfruttamento e l’oppressione e possiede uno spirito rivoluzionario ed organizzativo elevato. Ma il suo livello culturale e tecnico è inferiore a quello degli intellettuali, in cui lo spirito rivoluzionario ed organizzativo resta meno sviluppato che nella classe operaia. Queste differenze saranno infine eliminate con la trasformazione rivoluzionaria di tutta la società e il suo rifacimento sul tipo della classe operaia e l’elevazione del suo livello intellettuale, grazie alla proficua marcia dell’edificazione del socialismo. Le rieducazione comunista dell’uomo consiste in definitiva nel fare dell’uomo un essere armoniosamente sviluppato e provvisto di coscienza sovrana e di grande creatività, in breve nel fare di tutti i membri della società degli intellettuali plasmati sul tipo della classe operaia o degli operai intellettualizzati.
    Lo sviluppo dell’insegnamento è di primaria importanza per sostenere la rivoluzione culturale. L’insegnamento costituisce una delle questioni che decidono l’esito dell’edificazione del socialismo e poi del comunismo come anche l’avvenire della nazione. Per questo motivo il nostro partito non ha cessato di dare sempre più importanza all’insegnamento e ha riservato grandi sforzi al suo sviluppo. Dopo la liberazione abbiamo cominciato a edificare una patria nuova accordando al popolo il diritto all’istruzione, liquidando l’analfabetismo e costruendo scuole per i posteri e, anche nel bel mezzo della guerra di liberazione della patria, quando si decideva la sorte del paese, non abbiamo interrotto il lavoro d’insegnamento. Malgrado la difficile lotta sostenuta per curare le ferite della guerra e poi per dare impulso alla rivoluzione e all’edificazione socialista, passo dopo passo abbiamo messo in vigore un sistema d’insegnamento obbligatorio gratuito per tutti. Abbiamo associato l’educazione scolastica e l’educazione sociale e sviluppato un sistema d’insegnamento che permette ai lavoratori di studiare senza lasciare il posto. Ciò ha consentito alla giovane generazione e a tutti i lavoratori di ricevere un’educazione a spese dello Stato. A forza di lavorare per l’avvenire della patria e della nazione superando le difficoltà e gli ostacoli, siamo riusciti a portare il livello culturale di tutti i nostri lavoratori a quello di un insegnamento secondario, e su questa base lottiamo oggi per raggiungere un obiettivo ancora più elevato: trasformare tutti i membri della società in intellettuali.
    Il nostro partito si attiene costantemente al principio dell’insegnamento rivoluzionario. L’insegnamento socialista non si limita a fornire conoscenze scientifiche e tecniche agli uomini. Esso ha la missione e il compito di formare dei rivoluzionari fedeli al partito e alla rivoluzione, alla patria e al popolo, e con ciò di contribuire al compimento dell’opera comunista. Il nostro partito ha proposto d’istituire il Juché nell’insegnamento, di materializzare il principio di devozione al partito, alla classe operaia e al popolo, nonché di associare l’educazione e la pratica rivoluzionaria come importante principio dell’insegnamento socialista, principio che realizza alla perfezione. Grazie alla giusta politica educativa del nostro partito, i membri della giovane generazione coreana vengono formati come comunisti di tipo jucheano, dall’ideologia sana e muniti di conoscenze utili che sono d’altra parte capaci di mettere in pratica. Non è affatto per caso che gli stranieri apprezzano altamente il nostro paese e lo chiamano il «paese dell’educazione». Da noi tutti i membri della società possono istruirsi per tutta la vita e diventano così dei comunisti di tipo nuovo, dotati d’alta coscienza e di grandi attitudini creative.
    Se si vuol assicurare alle masse popolari una vita culturale socialista, bisogna creare una cultura nuova, rivoluzionaria e popolare, rispondente al loro desiderio di emancipazione, alla loro ideologia e ai loro sentimenti. Solo sviluppando una simile cultura socialista è possibile eliminare ogni genere di abitudini obsolete, incivili, e far regnare su tutti i piani un modo di vita socialista che consenta al popolo di possedere un animo nobile e una morale sana, di lavorare e vivere con ottimismo e fiducia.
    Grazie all’applicazione della giusta linea del nostro partito in tema di edificazione culturale, il nostro paese assiste alla fioritura della cultura e delle arti jucheane che riflettono l’aspirazione delle masse popolari alla sovranità e la loro esigenza rivoluzionaria e che godono di profondo amore da parte loro. In effetti lo Stato destina tutti i beni culturali al miglioramento del livello intellettuale del popolo e alla realizzazione delle sue minime rivendicazioni culturali. Nel nostro paese la letteratura, le arti, la sanità pubblica, gli sport e tutte le altre attività culturali sono parte integrante della vita quotidiana delle masse popolari, sicché ognuno è diventato allo stesso tempo produttore e consumatore di beni culturali e fa valere il proprio potenziale d’intelligenza e di talenti per lo sviluppo comune della cultura socialista fruendo egli stesso in abbondanza di una vita culturale ricca e variegata. Non ci sono da noi né immoralità, né vizi, né piaghe sociali che corrompano gli uomini e ne facciano degli invalidi spirituali o fisici come nella società capitalistica. Da noi è oggi generalizzata la nobile morale socialista: tutti si rispettano reciprocamente e si aiutano a vicenda condividendo gioie e dolori, e il modo di vita socialista, sano, regna incontrastato nella società. In effetti tutte le famiglie e tutti i luoghi di lavoro traboccano d’entusiasmo rivoluzionario; la nostra cultura e le nostre arti jucheane servono da potente stimolatore per esaltare il nostro orgoglio e la nostra dignità nazionale, per rendere sana la nostra mentalità e per incitarci alla lotta rivoluzionaria e al lavoro creativo.

    [...]

  5. #5
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    Predefinito Re: Focus Juché-Songun

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    Trasformare la natura e gettare le solide basi materiali e tecniche del socialismo è un compito non meno importante della rieducazione degli uomini, un compito da adempiere una volta instaurato il regime socialista. Se si trascura di sviluppare le forze produttive per gettare le basi materiali e tecniche del socialismo dopo il consolidamento del regime socialista, il socialismo non potrà reggere per molto, come un edificio dalle fondamenta fragili, e non riuscirà a garantire al popolo una vita materiale e lavorativa ricca, indipendente e creativa.
    La rivoluzione tecnica è il mezzo fondamentale di cui servirsi per domare la natura e gettare così le basi materiali e tecniche rispondenti alle esigenze della società socialista e poi comunista. Se la rivoluzione ideologica e la rivoluzione culturale puntano a trasformare l’uomo per formare la forza motrice della società comunista, la rivoluzione tecnica è finalizzata a preparare le condizioni materiali della società comunista mediante la trasformazione della natura. Nella società capitalistica la ristrutturazione tecnica è un mezzo per soddisfare l’ illimitato desiderio d’arricchimento di un pugno di capitalisti, mentre nella società socialista la rivoluzione tecnica costituisce un importante compito rivoluzionario funzionale a garantire ai lavoratori, già liberati dallo sfruttamento e dall’oppressione, una vita lavorativa e materiale egualitaria e confortevole, in modo da liberarli delle costrizioni della natura e da emancipare così le masse popolari su tutti i piani.
    La rivoluzione tecnica nella società socialista deve concorrere a liberare i lavoratori dai lavori stancanti e gravosi grazie al progresso tecnico, a edificare e a sviluppare un’economia nazionale socialista indipendente, conforme alle esigenze del popolo che desidera emanciparsi. Solo una simile economia, dotata delle tecniche moderne, può garantire al popolo una vita lavorativa e materiale indipendente e creativa, assicurare la sua sovranità ideologica, la sua indipendenza politica e la sua capacità autodifensiva e rinsaldare con ciò l’indipendenza del paese. Perciò la rivoluzione tecnica deve assolutamente adattarsi alla realtà del paese, secondo il principio di adattare l’economia nazionale alle realtà nazionali, di modernizzarla e di perfezionarla scientificamente. Dev’essere condotta conformemente alle realtà concrete del paese, facendo assegnamento sulla forza creatrice del popolo.
    Nella rivoluzione tecnica è alquanto nocivo farsi illusioni sulla tecnica avanzata dei paesi capitalistici, anziché confidare nella propria forza. È un grave errore credere che il capitalismo sia più idoneo del socialismo a sviluppare le scienze e le tecniche. In tutte le società sono le masse lavoratrici che sviluppano le scienze e le tecniche. Inutile dire che a questo riguardo la società socialista è più vantaggiosa della società capitalistica in cui gli interessi degli uomini sono contrapposti sulla base dell’individualismo. Nella società socialista tutti i lavoratori, padroni del paese, sono profondamente interessati al progresso scientifico e tecnico, e lo Stato controlla questo ambito in modo unificato e lo sviluppa secondo un piano fissato in funzione delle leggi economiche socialiste. Se si possiede un punto di vista corretto nei confronti della rivoluzione tecnica, se si mobilita al massimo la potenzialità economica del paese attenendosi con fermezza alla posizione indipendente e se si stimola l’energia rivoluzionaria e l’intelligenza creativa delle masse popolari, è possibile promuovere rapidamente l’economia e la tecnica.
    Dopo il consolidamento del regime socialista, è necessario dare un forte impulso alla rivoluzione tecnica e dotare tutti i settori dell’economia nazionale di tecniche moderne, specie l’industria pesante, l’industria leggera e l’agricoltura, in modo da rinsaldare l’indipendenza economica. Bisogna creare un’industria pesante moderna e realizzare la ristrutturazione tecnica generale dell’economia nazionale facendo affidamento su di essa, per liberare i lavoratori dai lavori stancanti e gravosi e sviluppare rapidamente le forze produttive della nazione in conformità con le esigenze della nostra società socialista. Il nostro partito si è proposto di realizzare l’industrializzazione socialista promuovendo la rivoluzione tecnica subito dopo il consolidamento del regime socialista, come compito essenziale immediato relativo all’edificazione economica del socialismo, ed ha associato le masse lavoratrici a questo compito, ponendo fine allo squilibrio coloniale e al ritardo tecnico dell’economia nazionale e assolvendo fulgidamente il compito storico dell’industrializzazione socialista in periodo storicamente breve.
    Il nostro grande dirigente ha definito come un importante obiettivo della rivoluzione tecnica, dopo l’industrializzazione socialista, i tre compiti seguenti: eliminare il divario tra il lavoro pesante e il lavoro leggero e tra il lavoro agricolo e il lavoro industriale, e liberare le donne dalle faccende domestiche, e ha diretto con sagacia la lotta per realizzarli. Questa linea del partito rispecchia fedelmente i princìpi della rivoluzione tecnica socialista che consiste nel liberare i lavoratori dai lavori stancanti e gravosi e nel garantire loro una vita lavorativa indipendente ed egualitaria.
    Poiché la rivoluzione tecnica è stata coronata da successo sotto la direzione del nostro partito, le basi materiali e tecniche del socialismo si sono rinsaldate e la vita lavorativa e materiale dei nostri lavoratori ha conosciuto un grande cambiamento. Da noi il lavoro ad alte temperature e il lavoro nocivo sono stati eliminati e il lavoro stancante e duro è stato diminuito di molto. I lavoratori beneficiano di condizioni di lavoro sicure e di un riposo sufficiente. Così la vita lavorativa creatrice dei nostri lavoratori diventa più gradevole ed esaltante. Lo sviluppo della tecnica e il successo dell’edificazione economica del socialismo hanno avuto il risultato di migliorare in modo sistematico la vita materiale del popolo. Oggi tutti i lavoratori del nostro paese hanno un impiego rispondente alle proprie capacità e alle proprie attitudini e conducono una vita felice, sebbene non ancora molto confortevole, senza assilli ed ansie a proposito dell’alimentazione, del vestiario e dell’alloggio. Non c’è nessuno particolarmente ricco o particolarmente povero, e si ignorano finanche i termini «disoccupato» e «mendicante». Abbiamo edificato una possente economia nazionale indipendente, attrezzata con tecniche moderne, che ci permette di fare tutto ciò che desideriamo e di sviluppare l’economia nazionale in sicurezza, senza lasciarci influenzare da nessuna fluttuazione economica globale. A differenza della società capitalistica segnata dal divario estremo tra i ricchi e i poveri e dall’ansietà e dall’inquietudine della popolazione per l’esistenza e l’avvenire, nel nostro paese tutti i lavoratori hanno un impiego sicuro e vivono in modo armonioso, senza assilli ed ansie, grazie all’edificazione di una solida economia nazionale indipendente, ed è questa la netta dimostrazione della bontà dei princìpi socialisti ai quali si attiene il nostro partito nell’edificazione economica e nella rivoluzione tecnica.
    Il rinsaldamento del potere popolare e l’elevamento delle sue funzioni e del suo ruolo forniscono una garanzia decisiva per gestire correttamente la società socialista e dare un impulso efficace all’edificazione del socialismo e del comunismo.
    Il potere socialista rappresenta la sovranità delle masse popolari, padroni della società socialista, e supervisiona in modo unificato l’insieme della vita nella società socialista. Esso garantisce l’indipendenza delle masse popolari, assicura in modo unificato le loro attività creative e sviluppa l’edificazione del socialismo. Per questo motivo bisognerebbe rinsaldare ulteriormente il potere popolare e migliorare senza posa le sue funzioni e il suo ruolo in funzione dell’approfondimento e del progresso dell’edificazione del socialismo. Solo quando il potere socialista sarà fortemente rinvigorito nelle sue funzioni e nel suo ruolo si riuscirà a spingere energicamente le tre rivoluzioni, ideologica, tecnica e culturale, a portare a buon fine la trasformazione dell’uomo e i lavori di trasformazione della natura, a modificare, sviluppare e perfezionare i rapporti sociali in tutti gli ambiti, politico, economico e culturale, secondo il principio socialista. Ecco perché il nostro partito si è proposto di compiere le tre rivoluzioni, ideologica, tecnica e culturale, da una parte, e di consolidare il potere popolare e di migliorare le sue funzioni e il suo ruolo, dall’altra, come essenza della linea generale dell’edificazione del socialismo.
    La questione di come gestire la società socialista è un importante problema che si pone dopo il consolidamento del regime socialista. Poiché la società socialista è una società in cui le masse popolari si ergono a padroni dello Stato e della società, il suo sostegno deve appoggiarsi a un nuovo metodo che privilegi il loro ruolo. Benché le masse popolari siano i padroni del potere statale e dei mezzi di produzione, se non riescono ad amministrare la società come padroni, conformemente alla dottrina del socialismo, esse non potranno assumere la posizione ed il ruolo di padroni e mettere in evidenza i vantaggi del regime socialista, tantomeno potranno avere successo nell’opera di edificazione del socialismo.
    Farla finita coi metodi burocratici, retaggio della società del passato, e creare metodi di gestione del socialismo conformi alla natura della società socialista è un compito non meno difficile e complesso del consolidamento del potere socialista. La teoria precedente, che ha definito il potere statale come un’arma dittatoriale al servizio del dominio di una data classe, ha ritenuto che le differenze essenziali tra il potere della classe sfruttatrice e il potere socialista stessero nelle loro differenze in termini di carattere di classe e che lo Stato socialista fosse destinato a scomparire proprio con l’avvento della società senza classi, poiché il dominio di classe non sarà più necessario. Questo punto di vista non si accorda con la pratica dell’edificazione del socialismo e del comunismo. Lo Stato del passato, che assicura un dominio di classe, sarà distrutto dalla rivoluzione socialista, mentre il potere socialista appena instaurato rappresenta una nuova organizzazione politica dello Stato con il compito di coordinare in modo unificato le attività indipendenti e creative delle masse popolari, padroni della società, nonché tutti gli altri ambiti della società. Le funzioni di comando unificato dello Stato socialista dovranno essere migliorate con lo sviluppo dell’edificazione del socialismo e del comunismo: saranno necessarie anche nella società comunista. Perciò il potere socialista non si estinguerà mai e il problema del potere si presenterà come il più importante dei problemi, sia nella fase della rivoluzione socialista che nel corso dell’edificazione del socialismo e del comunismo.
    Il compagno Kim Il Sung, nostro grande dirigente, ha definito il rinnovamento del sistema e dei metodi di lavoro del potere popolare in conformità alle nuove circostanze sopravvenute in seguito al consolidamento del regime socialista come il compito principale; ha creato lo spirito e il metodo Chongsanri e per materializzarli ha concepito il sistema di lavoro Taean, assolvendo con successo il compito storico di creare il sistema e i metodi d’amministrazione della società conformi alla natura della società socialista.
    Il sistema di lavoro Taean combina la direzione unica del partito e la linea rivoluzionaria di massa, perché le masse popolari si assumano la responsabilità e svolgano il ruolo di padroni dello Stato e della società, e con ciò applica i princìpi fondamentali delle attività dello Stato socialista. Questo sistema di direzione e di gestione dell’economia socialista riveste un’importanza universale, perché si tratta di un metodo politico da impiegare per gestire l’insieme della società socialista. Si può dire che la creazione del sistema di lavoro Taean e la sua applicazione in tutti gli ambiti della vita sono un grande rivolgimento nella trasformazione della società, un rivolgimento paragonabile all’instaurazione del potere socialista e a quella dei rapporti di proprietà socialisti dei mezzi di produzione.
    La cosa più importante nell’instaurazione del sistema e dei metodi di gestione socialisti è realizzare la direzione unificata della società da parte dello Stato, sotto la direzione del partito.
    Il partito è il reparto d’assalto delle masse popolari, la forza chiave della società socialista; è l’organizzazione politica dirigente che guida l’edificazione del socialismo e del comunismo. Esso avanza la linea e la politica che sintetizzano la volontà delle masse popolari, definisce gli orientamenti d’attività del potere e dirige sul piano politico gli organi del potere affinché lavorino in conformità con gli interessi e le esigenze delle masse popolari. Senza la direzione del partito il potere socialista non sarebbe in grado di assolvere il suo compito e il suo ruolo di potere al servizio del popolo. Questo potere è chiamato ad eseguire la linea e la politica del partito, e la direzione di tutta la società da parte del partito sarà garantita e realizzata solo attraverso il potere statale, l’organizzazione politica più globale.
    La direzione del potere popolare da parte del partito dev’essere una direzione politica e le sue attività devono puntare alla messa in pratica della linea e della politica del partito. Come ha affermato il nostro leader, i rapporti tra il partito e l’amministrazione equivalgono, se si può fare un paragone, a quelli che esistono tra il timoniere e il rematore. Se si tiene il timone e il remo nel modo giusto, si può guidare la barca con destrezza e rapidità; allo stesso modo, se il partito dà una direzione politica giusta e se il potere svolge efficacemente il suo ruolo sotto la direzione del partito, la società sarà gestita senza deviazioni e in funzione della volontà e delle esigenze delle masse popolari.
    In un paese socialista, dove il partito della classe operaia è al potere, le sue organizzazioni rischiano di soppiantare l’amministrazione e di indebolire l’iniziativa degli organismi statali. Di qui la necessità che si mettano in guardia contro la nefasta tendenza a sostituirsi all’amministrazione. D’altra parte bisogna respingere categoricamente la tendenza a rifiutare o a indebolire la direzione del partito nei confronti degli organi del potere col pretesto di opporsi al soppianto dell’amministrazione da parte del partito e di accrescere l’«iniziativa» e l’«indipendenza» degli organi del potere statale. Se il potere popolare non è diretto dal partito, finirà per degenerare in potere borghese; se il partito rinuncia a dirigere gli organi del potere, smetterà di essere l’avanguardia delle masse popolari della cui sorte si fa carico.
    Assicurare il controllo unificato della società sotto la direzione del partito è una funzione fondamentale dello Stato socialista.
    A differenza della società capitalistica caratterizzata dall’individualismo sul quale si basa tutta la vita sociale, la società socialista è una società collettivista in cui tutto il popolo lavora insieme, unito dall’identità degli obiettivi e degli interessi. Senza la direzione unificata dello Stato è impossibile garantire l’unità e la collaborazione delle masse popolari sulla base degli interessi comuni della società ed orientare la loro lotta per l’edificazione del socialismo e del comunismo verso uno scopo preciso. Perciò il potere popolare deve esercitare una direzione unificata in tutti gli ambiti della vita sociale: politico, economico, culturale, ecc.
    Gestire in maniera pianificata l’economia nazionale sotto la direzione unificata dello Stato è un’esigenza legittima dello sviluppo dell’economia socialista. Nella società socialista, dove i mezzi di produzione sono proprietà del popolo, è legittimo che lo Stato che rappresenta il popolo diriga l’economia in modo unificato. La direzione unificata dello Stato è indispensabile per valorizzare il più grande potenziale economico possibile e per sviluppare rapidamente l’economia del paese, così come vogliono le aspirazioni sovrane e gli interessi delle masse popolari. È essenzialmente sbagliato contrapporre la direzione unificata dell’economia da parte dello Stato all’iniziativa delle imprese, oppure sostenere che sia impossibile pianificare un’economia di grandi dimensioni, e rifiutare la direzione unificata dello Stato. Il problema è secondo quale principio e con quale metodo lo Stato deve dirigere l’economia in modo unificato. Gli errori commessi in certi paesi nella direzione unificata dell’economia socialista, se così possiamo chiamarli, consistono nell’aver fatto ricorso ad ordini amministrativi nonostante la legge obiettiva e la realtà dello sviluppo economico e nell’aver insistito soltanto sull’unità dell’economia a dispetto dell’iniziativa di ciascuna branca e di ciascuna unità produttiva. Anziché rifiutare la direzione unificata dell’economia da parte dello Stato, bisogna dunque migliorare i metodi di questa direzione in funzione delle esigenze del socialismo. Porre in primo piano l’indipendenza e gli interessi economici immediati delle imprese e rifiutare la direzione e il controllo dello Stato avrà infine l’effetto di distruggere il sistema economico socialista e di restaurare l’economia capitalistica di mercato. Sostenere che sia impossibile pianificare un’economia in espansione col pretesto che gli indici del piano si sono moltiplicati è altrettanto assurdo di dire che lo sviluppo dell’economia le subordini l’uomo. Se lo Stato migliora il livello professionale dei gestori e degli altri lavoratori in conformità allo sviluppo economico e perfeziona scientificamente la gestione economica, l’economia socialista potrà essere gestita in modo pianificato e manifestare appieno i suoi vantaggi.
    Per stabilire sistemi e metodi corretti di gestione socialista è opportuno applicare scrupolosamente la linea rivoluzionaria di massa nelle attività del partito e dello Stato.
    Nella società socialista le masse popolari detengono il potere e rispondono della politica in vigore. Accordare la posizione di padroni dello Stato e della società e permetter loro di assumersi le responsabilità e di svolgere il ruolo che gli competono — il che rientra nella linea rivoluzionaria di massa — è il principio supremo delle attività del partito e dello Stato. Dipende dall’applicazione di questa linea che la democrazia socialista svolga in pieno il suo ruolo e che le masse popolari diano prova di tutta la loro iniziativa, lungi dal soffrire degli effetti di una burocrazia indesiderata. Tutte le attività del potere popolare devono ispirarsi alla linea rivoluzionaria di massa, il suo sistema e i suoi metodi di lavoro devono implicare che ci si appoggi al popolo e che si faccia ogni cosa al suo servizio. Gli impiegati degli organi del potere popolare devono lavorare tenendo sempre conto degli auspici e degli interessi delle masse popolari, mescolarsi con loro ed incitarle efficacemente ad applicare la politica del partito, restando uniti al popolo nel bene e nel male.
    La burocrazia, modo di governo della vecchia società, è assolutamente inammissibile nel quadro delle attività di un potere che è per definizione al servizio del popolo. Se così non fosse, e se gli organi di questo potere sono in contrasto con la volontà e le rivendicazioni delle masse popolari, l’indipendenza d’animo e l’iniziativa di queste ultime verranno soffocate, il partito e il potere dello Stato saranno isolati dalle masse. In ultima analisi, il regime socialista non potrà mostrare tutto il suo valore.
    Se la burocrazia si manifesta nella società socialista, è perché nell’animo dei quadri rimangono alcune idee superate e la gestione di questa società soffre di una certa persistenza del sistema e dei metodi d’amministrazione passati. Per porre fine alla burocrazia bisogna estirpare le sopravvivenze delle idee sorpassate e quelle del vecchio modo di gestione ed osservare scrupolosamente le esigenze dello spirito e del metodo Chongsanri e del sistema di lavoro Taean, i quali materializzano la linea di massa.
    Nella società socialista, società transitoria in cui prosegue la lotta di classe, lo Stato è tenuto a svolgere un ruolo dittatoriale nei confronti degli elementi antisocialisti.
    L’edificazione del socialismo e poi del comunismo si accompagna ad un’aspra lotta contro gli elementi ostili e gli imperialisti. Nella misura in cui gli imperialisti proseguono le manovre contro il socialismo e nella società socialista rimangono gli elementi dannosi a loro legati, il potere socialista, in qualità di arma rivoluzionaria, deve sempre controllare che gli elementi controrivoluzionari e antisocialisti non si sollevino. D’altra parte esso deve stroncare a tempo debito i tentativi degli imperialisti e dei reazionari locali che mirano ad ostacolare la rivoluzione e l’edificazione e a distruggere il regime socialista. Poiché la società socialista è transitoria, se il ruolo dittatoriale del potere fosse indebolito, sarebbe impossibile garantire al popolo la libertà e i diritti democratici e salvaguardare le conquiste della rivoluzione, e lo stesso regime socialista si troverebbe in pericolo. Rafforzare il potere popolare ed accrescere le sue funzioni e il suo ruolo è una garanzia sicura per la salvaguardia e il compimento dell’opera socialista.
    La linea generale del nostro partito, che consiste nel rinsaldare il potere popolare, nell’estendere senza posa le sue funzioni e il suo ruolo e nel compiere le tre rivoluzioni, ideologica, tecnica e culturale, si realizza da noi in modo estremamente positivo nell’edificazione del socialismo. L’esperienza ne ha palesemente dimostrato la giustezza e la vitalità.
    Attenendosi costantemente alla linea generale del nostro partito ed applicandola scrupolosamente nell’edificazione del socialismo, a dispetto delle condizioni più difficili e complesse che ha avuto ad affrontare, il nostro popolo ha potuto riportare grandi vittorie in tutti gli ambiti della rivoluzione e dello sviluppo del paese ed edificare nel modo migliore un socialismo di stampo coreano, incentrato sulle masse popolari. La potenza della forza motrice della rivoluzione, costituita da tutto il popolo unito intorno al partito e al suo leader da un solo pensiero, lo sviluppo del socialismo sulla solida base dell’indipendenza politica, economica e militare, nonché la piena fioritura della vita socialista sovrana e creativa del popolo: ecco l’espressione dei vantaggi essenziali del nostro regime socialista. La vita ha convinto il nostro popolo che solo il socialismo è in grado di porre fine a tutte le forme di dominio, di asservimento e d’ineguaglianza sociale e di assicurargli la libertà e l’uguaglianza autentiche e insieme una vita felice ed esaltante; il nostro popolo è persuaso che il socialismo sia la sola strada che porta alla realizzazione dell’ideale di emancipazione delle masse popolari.
    Il nostro popolo ripone una salda fiducia nella bontà e nell’avvenire dell’opera socialista che ha scelto da sé e intrapreso con le proprie forze. È animato dalla decisione rivoluzionaria di andare fino in fondo sulla via del socialismo sotto la direzione del partito. Non fiaterà e non indietreggerà di un sol passo, per quanto complessa sia la congiuntura e per quanto faticosa sia la prova da affrontare; seguirà fino in fondo la linea generale del nostro partito ispirata alle idee del Juché e coronerà fulgidamente l’opera del socialismo e del comunismo.

    Sugli insegnamenti storici del socialismo

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    Predefinito Re: Focus Juché-Songun

    Discorso congratulatorio di Kim Jong Un alla riunione congiunta dell’Unione Coreana dei Bambini tenutasi per celebrare il 66° anniversario dalla sua fondazione, 6 Giugno 2012


    Cari membri dell’Unione Coreana dei Bambini in tutto il Paese,
    Cari delegati alla riunione congiunta dell’Unione Coreana dei Bambini tenutasi per celebrare il 66° anniversario dalla sua fondazione,
    Sono molto felice e contento oggi di incontrarvi, nostri fieri delegati dell’Unione Coreana dei Bambini, che siete venuti in tutti i modi da varie parti del Paese – che vanno dalla scuola secondaria Jongilbong, ai piedi del Monte Paektu, alla scuola secondaria Chodo, sulla linea di frontiera del Paese – e di incontrare anche gli altri membri modello dell’Unione.
    Vedere le vostre degne presenze e i vostri cari volti, mi fa sentire come se vedessi i vostri compagni e maestri, i vostri genitori, i vostri fratelli e sorelle che avete visto durante il viaggio per P’yongyang.
    Rivolgo le mie calorose congratulazioni a voi, delegati, e agli altri membri dell’Unione Coreana dei Bambini in tutto il Paese, che stanno festeggiando l’anniversario dalla fondazione dell’Unione con grande sollecitudine, e ringraziando il Partito del Lavoro di Corea e il popolo Coreano in un periodo di grandi speranze, quando l’alba di una fiorente Nazione socialista sta arrivando.
    Le mie calorose congratulazioni vanno anche ai vostri maestri e ai vostri genitori che stanno facendo sforzi per farvi diventare delle persone eccellenti.
    Il 6 Giugno è una festa cara al nostro Partito e a tutto il popolo, così come all’Unione Coreana dei Bambini.
    Nel mondo, non esistono scolari come i membri della nostra Unione, milioni dei quali si sono mobilitati dietro all’organizzazione con cravatte rosse e stanno crescendo per diventare gli affidabili comandanti del futuro.
    I nostri membri dell’Unione Coreana dei Bambini amano senza limiti il loro benevolente Partito e la loro madrepatria, che si è dedicata a loro e li ha educati, e sono diligenti nello studio, vivaci, ed esaltano l’onore del loro Paese con i loro brillanti talenti.
    Per il nostro Partito e il nostro Paese, voi, cari membri dell’Unione Coreana dei Bambini, siete tesori che valgono di più di miliardi di tonnellate di oro, e rappresentate le nostre speranze e il nostro futuro.
    In passato, i nostri affidabili membri dell’Unione Coreana dei Bambini, portando avanti le tradizioni rivoluzionarie dei Gruppi dei Bambini Anti-Giapponesi, hanno combattuto impavidamente per la loro madrepatria e per il loro popolo, sventolando orgogliosamente la bandiera dell’Unione, ed eseguito molte opere degne di lode.
    L’avanguardia dei bambini e dei giovani guerriglieri è nata nel nostro Paese, e tali eroiche gesta, come difendere i ritratti dei loro Leader e salvare le foreste dagli incendi sacrificando perfino le loro vite, sono state compiute dai membri dell’Unione Coreana dei Bambini, i primi di questo tipo tra i loro coetanei nel mondo.
    Anche se giovani, sono patrioti che hanno donato carri armati Sonyon, aerei e navicelle da bambini all’Esercito Popolare Coreano e hanno resi vari contributi alla costruzione socialista e allo sviluppo dell’economia del loro Paese.
    Nei giorni mentre il Paese attraversava l’”Ardua Marcia”, loro, superando gli ostacoli, mostrarono patriottismo, studiarono zelosamente e condussero vivacemente il movimento dell’assistenza scolastica alle unità militari e ad altre attività socio-politiche.
    Oggi, gli ex membri dell’Unione Coreana dei Bambini sono diventati eroi e innovatori, che sono cari e rispettati da tutte le persone nel Paese, o dei funzionari incaricati di importanti affari nazionali. Ora sono qui per fare le congratulazioni ai membri dell’Unione della nuova generazione.
    Il nostro Partito e il nostro popolo considerano l’Unione Coreana dei Bambini come una fonte di grande gioia e orgoglio e come un’eccellente organizzazione dei bambini, e un luminoso e promettente domani è in serbo per la Corea nell’era del Songun con un grosso contingente di milioni di giovani rivoluzionari.
    Oggi l’Unione Coreana dei Bambini si è trasformata nella potente organizzazione dei successori della rivoluzione dimostrando la sua dignità al mondo, così come è stata nutrita nel benevolo abbraccio dei grandi Generalissimi Kim Il Sung e Kim Jong Il che erano dotati di un affetto sconfinato per i bambini, per il futuro e per il Paese.
    Ogni traccia del percorso attraversato dall’Unione Coreana dei Bambini è associata alla calorosa cura dei Generalissimi che hanno inventato nuovi slogan per essa, in linea con il progredire della Rivoluzione, e hanno guidato il suo lavoro passo dopo passo per far diventare i suoi membri veri figli e figlie infinitamente leali al Partito e alla madrepatria socialista.
    I nostri Generalissimi Kim Il Sung e Kim Jong Il sono sempre stati vittoriosi, comandanti dalla volontà ferrea che hanno fatto rabbrividire il nemico di paura, ma con gli scolari, erano padri benevolenti che li amavano molto e hanno mostrato una cura scrupolosa per il loro apprendimento.
    Hanno impostato come eterna politica della Repubblica Popolare Democratica di Corea quella di dare un’educazione gratuita ai bambini in tutto il Paese e rifornirli con nuove uniformi scolastiche, la prima politica di questo tipo nel mondo, hanno costruito splendidi palazzi e campi per loro nei migliori posti del Paese, ed erano sempre in ansia di fornire loro cose migliori.
    Il mondo non conosce Leader come i nostri grandi Generalissimi che, trattando i bambini come i re del Paese, hanno continuato a prendersi cura di loro come il più grande compito del Partito e dello stato, e, dedicando la loro intera vita al bene dei bambini.
    L’Unione Coreana dei Bambini è, effettivamente, una gloriosa organizzazione dei bambini di Kim Il Sung e Kim Jong Il, che si è sviluppata sotto le loro calorose cure, e l’appartenenza a questa organizzazione è una fonte di grande orgoglio e gloria per i membri dell’Unione Coreana dei Bambini.

    Cari membri dell’Unione Coreana dei Bambini,
    Voi siete i successori della Rivoluzione del Songun e i maestri del futuro.
    Il futuro della Corea è vostro, la vostra presenza riflette il futuro del Paese.
    Il nostro Partito è determinato a lasciarvi una fiorente nazione socialista che sarà la migliore del mondo.
    La Corea prospera e potente di cui sarete incaricati sarà un Paese in cui una risata di gioia traboccherà in ogni casa, tutte le persone saranno in armonia e sarà il Paese più potente del mondo.
    Siete solo voi che dovete farvi carico di questa grande Nazione e costruirla al meglio.
    I membri dell’Unione Coreana dei Bambini dovrebbero tenere sempre a mente la grande fiducia e la grande cura mostrata da Kim Il Sung e Kim Jong Il e fare sforzi positivi per imparare dalla gloriosa infanzia dei Generalissimi come i girasoli ruotano seguendo il sole. Dovete fermamente portare avanti la linea della Rivoluzione sventolando l’immortale bandiera del Sole in parte alla bandiera dell’Unione Coreana dei Bambini.
    L’Esercito Popolare Coreano e la Lega dei Giovani sono l’avanguardia della Rivoluzione del Songun nel compimento della causa del nostro Partito, e l’Unione Coreana dei Bambini è la loro affidabile riserva.
    I membri dell’Unione Coreana dei Bambini dovrebbero diventare degli autentici giovani rivoluzionari e l’avanguardia nell’era del Songun, che difenda il Partito fino alla morte, come Kim Ki Song e Kim Kuk Sun, eroici membri dei Gruppi dei Bambini Anti-Giapponesi, fecero e come fece la guerriglia dei bambini durante la Guerra per la Liberazione della Patria, e dovrebbero avanzare linearmente sulla strada indicata dal Partito.
    Ciò che è importante per i membri dell’Unione Coreana dei Bambini è prepararsi ad essere rivoluzionari competenti, colti, moralmente sani e forti fisicamente, e colonne di una Corea fiorente.
    L’aspetto futuro di una Corea fiorente sarà rappresentato in primo luogo dai loro risultati accademici.
    Nel nostro Paese, dove sono stati lanciati razzi nello spazio e macchine CNC vengono prodotte in grandi quantità, che ora raggiungerà la sua punta di diamante, gli scolari con scarsi risultati non sono buoni a nulla e non possono tenere il passo con il progresso del Paese.
    Gli scolari devono tenere alto lo slogan “Imparare per una Corea fiorente”, e imparare con zelo senza stancarsi nemmeno un attimo.
    Gli inventori e gli scienziati che si distingueranno a livello mondiale con grandi risultati devono essere un prodotto dei membri dell’Unione Coreana dei Bambini.
    Gli scolari devono studiare bene, rispettare l’etica socialista, amare sempre le loro organizzazioni, le collettive e i loro compagni, rispettare i loro insegnanti e gli anziani, e prendere una parte attiva nello sport e svolgere buone azioni all’interno del movimento patriottico, così da diventare membri modello dell’Unione Coreana dei Bambini.
    La vita organizzativa dell’Unione Coreana dei Bambini è l’esperienza politica che il popolo sperimenta per la prima volta.
    La cravatta rossa dell’Unione Coreana dei Bambini è stata ereditata dai Gruppi dei Bambini Anti-Giapponesi, ed è anche una parte della bandiera rossa del Partito del Lavoro di Corea.
    I membri dell’Unione Coreana dei Bambini, tenendo in mente che l’onore di far parte del Partito e la medaglia d’oro di “Eroe” iniziano dalla cravatta rossa dell’Unione, devono partecipare volontariamente e sinceramente alla vita organizzativa.
    Devono acquisire l’abitudine di valutare le loro organizzazioni, prendere parte volontariamente ed attivamente nella vita organizzativa e attuare i compiti assegnati dai loro superiori senza fallire.
    Alle loro spalle ci sono gli istruttori dell’Unione Coreana dei Bambini e gli insegnanti incaricati delle loro classi e contemporaneamente dei sotto-rami dell’Unione Coreana dei Bambini; loro sono le guide più intime e i protettori della loro integrità politica.
    Oggi il nostro Partito ripone grande fiducia negli istruttori dell’Unione Coreana dei Bambini e negli insegnanti responsabili dei loro sotto-rami. Desideriamo che gli insegnanti, prendendo spunto dagli istruttori dei Gruppi dei Bambini Anti-Giapponesi, si prendano cura e vogliano bene ai nostri valorosi membri dell’Unione Coreana dei Bambini con un affetto genitoriale e diventino le radici ed i genuini insegnanti che portino i loro talenti in piena fioritura e li istruiscono su come vivere una vita genuina.
    Il nostro Partito e il governo della nostra Repubblica, fedeli ai nobili spiriti dei grandi Generalissimi Kim Il Sung e Kim Jong Il di amare le giovani generazioni, daranno la massima priorità al lavoro per loro su tutti gli altri affari, e faranno tutti ogni sforzo per far diventare i nostri amati membri dell’Unione Coreana dei Bambini i più felici al mondo ed eccellenti pilastri della Corea nell’era del Songun.

    Cari membri dell’Unione Coreana dei Bambini in tutto il Paese,
    Ancora un volta estendo le mie calorose congratulazioni a voi nel giorno della celebrazioni della vostra festa, il 6 Giugno, tra grande interesse e la benedizione del nostro Partito e del nostro popolo.
    Ancora una volta offro i miei cordiali saluti ai vostri insegnanti e ai vostri genitori, che si dedicano ad un futuro più luminoso per il nostro potente Paese, la nostra Patria socialista.
    Che un brillante futuro sia con voi, le nuove generazioni della Corea di Kim Il Sung e Kim Jong Il!

    Traduzione a cura di Leonardo Olivetti.

    https://scintillarossa.forumcommunity.net/?t=53374349

  7. #7
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    Predefinito Re: Focus Juché-Songun

    LO STUDIO DELL’IDEA JUCHE

    Appunti per lo studio dell’Idea Juche: prima lezione. [1 di 2].

    Vorrete scusare se le parti che seguono hanno un linguaggio e una sintassi non propriamente ortodosse, ma dovete capire che le lezioni in diretta erano per me tradotte dal coreano in spagnolo e da me ritradotte in simultanea in italiano mentre le scrivevo e quindi dato che ho dimenticato la stenografia e che lo spagnolo non è la mia lingua madre, vi chiedo di accontentarvi perché ho creduto lo stesso valesse la pena riportavi almeno parzialmente il pensiero di quella che considerano la più grande filosofa vivente di Juche, Mun Jong Suk.
    In seguito, se ci sarà un’adeguata richiesta vedremo di organizzare un corso che entri più in profondità.

    La scintilla dell’Idea Juche, "l’uomo è il padrone di tutto (da cui la parola composta ju-ché) e decide tutto", è scoccata nella mente del Presidente Eterno Kim Il Sung durante la guerra per la liberazione della sua patria contro la dominazione giapponese negli anni '30 del secolo breve e con la sua cultura politica, capacità umana di ascolto e intelligenza, Kim Il Sung è stato in grado di maturarla fino a costituire un completo impianto filosofico originale e completo in ogni sua sfumatura e implicazione, dandone poi contezza al mondo intero il 28 dicembre 1955 nel suo discorso "Eliminazione del dogmatismo e del formalismo e il costituirsi del Juche nel lavoro ideologico". Da questa scintilla Kim Il Sung fece nascere la fiaccola che illumina il Mondo con la sua Luce e che è il monumento al centro di Pyongyang e nel cuore di ogni coreano.
    La genialità e l’acutezza filosofica di Kim il Sung può stare orgogliosamente al confronto con Marx, Engels, Lenin, Stalin, Mao ecc. e in genere con i più grandi pensatori socialisti, anzi, probabilmente li sovrasta tutti se il suo socialismo continua e si rinforza ancora dopo tre generazioni, mentre gli altri socialismi sono crollati alla morte dei loro fautori.
    L’Idea del Juche è una filosofia centrata sull’uomo che spiega la sua posizione ed il suo ruolo nel mondo.

    L’uomo è dunque ’padrone del mondo’ e ’della storia’, egli può modificare la natura e governare i processi storici.
    La filosofia marxista pose i rapporti tra la materia e la coscienza, tra l’essere e il pensiero come problema essenziale della filosofia e dimostrò la preminenza della materia e dell’essere; pertanto essa accertò che il mondo è costituito di materia, si trasforma e si sviluppa grazie al movimento della materia. La filosofia del Juché, invece, pose come problema fondamentale della filosofia il rapporto tra il mondo e l’essere umano nonché la posizione e il ruolo che spettano all’uomo nel mondo; essa determinò il principio filosofico secondo cui l’uomo è padrone di tutto e decide di tutto, principio che le servì da base per chiarire la più giusta via per modellare il destino dell’uomo.
    La filosofia del Juché, per la prima volta nella storia, chiarì in modo scientifico gli attributi essenziali dell’essere umano; quindi trovò in lui l’essere superiore e il più potente al mondo e propose un nuovo punto di vista sul mondo secondo cui l’uomo domina e trasforma il mondo.

    L’INDIPENDENZA

    Il centro di gravità, il nerbo portante, l’albero maestro, il pilastro che sostiene tutta l’impalcatura dell’Idea Juche è l’indipendenza.
    Quando gli occidentali parlano dell’uomo o dell’umanità si riferiscono alla singola persona, al singolo uomo o alla singola donna, gli orientali al contrario quando si riferiscono all’uomo intendono l’intera umanità.
    Pertanto l’indipendenza orientale è quella dell’intera umanità, anche quando si tratti dell'indipendenza di una singola persona o di un singolo popolo, l'indipendenza in oriente viene vissuta nella sua accezione più alta, come una conquista dell’umanità, con un affrancamento dalle difficoltà naturali o sociali.

    L’Idea Juche non deve essere considerata un’evoluzione del marxismo, ma un’idea originale e completa.
    Infatti la critica di Kim Il Sung a Marx è quella di aver calato l’uomo in un rapporto sociale imprescindibile, che storicamente spiega perfettamente l’evoluzione dell’umanità fin dagli albori, in tutte le sue fasi evolutive (il matriarcato, il patriarcato, le guerre tribali, lo schiavismo, la costituzione dei regni, delle democrazie, e via via fino ai giorni nostri con la grande influenza delle religioni dal patriarcato in poi e fino all’industrializzazione), ma di non averne mostrato altro che l’aspetto economico (mentre l’uomo esiste anche su altre dimensioni, come ad ad esempio su quella culturale), anche se Marx stesso arriverà ad affermare che gli scienziati potrebbero essere una classe sociale alla quale sia facilmente possibile affrancarsi dai gioghi del capitalismo.
    In effetti la Storia naturale dell’uomo nell’"Origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato" è sì una perfetta esegesi della storia dell’umanità, ma Kim Il Sung fa un passo ulteriore, pur condividendo appieno le analisi di Marx ed Engels, si chiede: "Perché l’uomo, ovvero l’umanità deve lasciarsi irretire da questi meccanismi, perché non deve ribellarsi all’oppressione del più forte, perché l’uomo, ovvero l’umanità, l’animale che si ritiene il più intelligente mai esistito in natura, non può trovare in se stesso la forza di uscire, di liberarsi da queste gabbie sociali?"

    Già la recente Rivoluzione Francese, e poi le rivoluzioni di ispirazione marxista-leninista in Russia e maoiste in Cina avevano indicato una strada di liberazione dalle gabbie sociali delle società medioevali dei re e degli imperatori, ma il grande intellettuale redattore del "Il Capitale", nonostante lo sprone continuo del suo grande amico Engels, rimaneva scettico sul buon esito delle rivoluzioni tout-court (troppe ne aveva viste fallire miseramente nel corso della storia umana): ne aveva la certezza quando non era coinvolto il proletariato (come era successo con la recente Rivoluzione Francese che alla fine aveva favorito la borghesia) e quando non puntava al comunismo come era stato prima della Rivoluzione Bolscevica, ma soprattutto Marx pensava che quando le rivoluzioni non scoppiavano per gravi crisi economiche non aveva senso farle scoppiare forzatamente perché non avrebbero portato a nulla ed anzi arrivava ad affermare che non c’era alcun motivo di forzare la mano spingendo i popoli a fare la rivouzione perché questa sarebbe scoppiata automaticamente a causa delle sempre più frequenti e gravi crisi capitalistiche (pertanto è innegabile una sorta di tacito fatalismo soprattutto nel pensiero di Marx).
    Rivoluzioni di successo nella storia dell’umanità ve n’erano state tante, dall’alimentazione vegetariana a quella onnivora, dalla caccia alla coltivazione e così via, ma sempre quando l’uomo era stato spinto a nuove conquiste o a nuovi affrancamenti.
    Marx risponde esaurientemente a questo impianto e spiega esattamente a cosa deve mirare la rivoluzione sociale, inoltre le tre leggi di Engels ne stabilitsco in certo qual modo anche la ragione logico-filosofica.

    Però con tutto ciò non si può non notare che per Marx, Engels e Lenin:

    1)L’uomo possa far leva solo sulla propria sofferenza (e non sul proprio orgoglio come propone Kim Il Sung, l’orgoglio di essere indipendente, ossia di contare sulle sole proprie forze. di esserne orgoglioso ed essendolo sapere di non dover nulla a nessuno se non alla propria forza, intelligenza e fantazia)

    2)Che ogni alleanza che porti allo scopo sia percorribile, come dimostreranno Lenin e Stalin (e non che ci si debba fidare solo delle proprie forze per evitare aiuti "pelosi" come li chiama Kim Il Sung, se ne comprende bene il significato e aggiungerei che se ne son visti gli esiti ad esempio in tutta l’America latina finché ha accettato aiuti dagli Yankee)

    3)Che dopo una breve transizione dalla società capitalistica si debba presto arrivare ad una società comunista, come voleva Marx e come nessuno è mai riuscito a realizzare sulla faccia della Terra (e non avere la lungimiranza di Kim Il Sung che avendo constato che il raggiungimento del comunismo in costituzione era fonte di continuo stress psicofisico da parte della popolazione per non esserci ancora arrivati, decide di toglierlo proprio dalla Costituzione. perché l’indipendenza è la prima aspirazione di ogni uomo, ma tutte le altre aspirazioni sono secondarie e quindi sacrificabili sull’altare dell’indipendenza se necessario, pur appunto di non perdere l’indipendenza).

    L’indipendenza inoltre non ha soltanto un valore individuale (l’uomo diventa adulto solo quando si rende indipendente dalla famiglia d’origine) e anche il bambino cresce se riesce a staccarsi dal latte materno e si affranca nella società dei suoi coetanei, ma l’indipendenza ha anche un fortissimo valore sociale in primo luogo come indipendenza dall’occupazione straniera (e la Corea ne ha subite di occupazioni straniere dolorosissime per durata e crudeltà subite).
    La sovranità è la caratteristica principale di uno Stato legittimo. Un Paese senza sovranità non non occupa neppure una posizione legittima nella comunità internazionale, non può elaborare proprie linee politiche ed istituzionali in totale indipendenza e con completa sovranità paritetica nelle relazioni con gli altri Paesi.
    Inoltre lo spirito indipendente rappresenta la combattività, l’indomabilità e l’invincibilità della razza umana.
    La ricerca dell’indipendenza di un popolo è il collante della sua omogeneità, della sua saggezza e della sua cultura, intelligenza, coraggio, patriottismo e risolutezza.
    L’indipendenza di per sé è in grado di segnare il percorso storico univoco e unitario di un popolo e la costante tensione al successo vittorioso dei propri obiettivi, anche nel riconoscimento di altri popoli omogenei con gli stessi ideali e con i quali unirsi idealmente per il rafforzamento globale dell’idea di indipendenza dei popoli.
    Infine l’indipendenza richiama la libertà della Rivoluzione Francese, in quanto ogni successo nell’ottenimento di una maggiore indipendenza libera gli uomini da vincoli che trattenevamo prima la propria libera autodeterminazione.
    Allo stesso tempo l’indipendenza richiama anche l’egalité francese in quanto solo l’unione delle indipendenze di tutti gli uomini può giustificare la creazione di un Paese indipendente, dove appunto tutti gli uomini possa godere di indipendenze analoghe, ovvero dove regni l’uguaglianza.
    La fraternità scaturisce dalla identità di intenti, dalla granitica coesione, come dice Kim Il Sung.

    Le maggiori conquiste dell’uomo sono sempre state conquiste di indipendenza, ossia di affrancamento da troppo ristretti vincoli precedenti.
    L’indipendenza dalla foresta, l’indipendenza dall’alimentazione vegetariana, l’indipendenza dalla coda e dal quadrumanismo, l’indipendenza dagli habitat naturali, l’indipendenza dalle religioni, l’indipendenza dalla gravità e così via.
    Inoltre l’indipendenza come continua evoluzione, ossia continua ricerca di affrancamento dalle limitazioni imposte dalla natura (calamità, malattie ecc.), dalle società umane (tentativi di sopraffazione, di invasione e di sfruttamente da parte dei nemici della Corea o anche più semplicemente dall’imperialismo capitalistico) e l’affrancamento dall’istino di sopraffazione dell’uomo sull’uomo e dell’uomo sulla donna sono motori perfetti per instaurare le tre leggi di Engels, che garantiscono una rivoluzione continua e non scadono in sclerotici burocratismi come avvenuto in altre rivoluzione che avendo avuto la tendenza a cristallizzarsi sono poi finite miseramente.

    Anche la rivoluzione sociale del proletariato non ha prospettive di durata se non ha ben chiaro quale meccanismo debba instaurare dopo il proprio avvio e dopo aver preso il potere, ossia se non riesce ad instaurare un processo rivoluzionario continuativo.

    Con l’anelito all’indipendenza Kim Il Sung fornisce una motivazione reale e percorribile a tutti i popoli per affrancarsi dal capitalismo e dall’imperialismo, una motivazione peraltro di segno di positivo, quindi che non scaturisce da una privazione materiale o da un abbruttimento morale e civile, ma dalla presa di coscienza di sé come essere umano, come animale all’apice della catena alimentare, in grado di piegare gli altri animali e spesso anche le forze naturali al suo volere, che non teme nessun tipo di minaccia, neppure quelle che momentaneamente sembrano più grosse di lui perché con la forza di volontà, la costanza dello sforzo, l’impulso caparbio, la fantasia e la scienza prima o poi non c’è nulla che gli possa resistere a lungo, si tratti di ostacoli naturali, di intoppi matematici, o di dominazioni straniere.

    Ogni massa popolare oppressa od umiliata si può riappropriare del proprio destino attraverso l’analito naturale alla propria indipendenza: infatti i padroni della rivoluzione e della costruzione del socialismo sono le masse popolari, che ne sono quindi motore e forza.
    Secondo il principio di indipendenza ognuno è padrone e artefice del proprio destino e ognuno gioca il decisivo ruolo di cambiare il mondo e trasformare il proprio destino.
    Inoltre questo anelito all’indipendenza e all’autodeterminazione (un sinonimo in campo sociale) non ha le limitazioni del marxismo (che finora ha dimostrato la sua validità solo nel passaggio da società feudali a società socialiste: il passaggio al socialismo non si è mai verificato in una società industriale capitalistica) e non presenta alcuna ipotizzabile difficoltà di realizzazione neppure in una società industrialmente avanzata o post-industriale.

    Certo vivere conformemente secondo l’attributo essenziale dell’uomo, l’indipendenza, senza padroni, richiede di opporsi ad avere padroni e ad ogni tentativo di sopraffarla. L’uomo per vivere con naturelezza la propria vita deve mettersi contro ogni tentativo che ostacola la sua indipendenza.
    Questo può richiedere, soprattutto nelle classi meno acculturate delle campagne o delle montagne, lontane dai centri culturali più importanti, una sorta di educazione ad una propria se non altro maggiore indipendenza sia dall’habitat naturale che da eventuali tentativi umani di limitazione delle proprie libertà di scelta. Però certo il messaggio della propria indipendenza è più facile da comprendere rispetto a quello del sollevarsi dalla propria condizione di sudditanza perché connaturato alla natura umana.
    La controprova della centralità dell’indipenza come valore naturale fondamentale dell’uomo la ritroviamo nel mondo industriale capitalistico che ha coniato e realizzato il termine di dipendenza per le classi lavoratrici subalterne.
    Un termine che dà fastidio in quanto richiama altre più gravi dipendenze, dall’alcool, dalla droga, dal gioco... ma dal lavoro? perché chiamare dipendenti i lavoratori? È un termine che ho sempre considerato intollerabile, ancora prima di conoscere il primcipio dell’indipendenza dell’Idea Juche ed ora capisco meglio il perché.

    Però l’indipendenza, al contrario della ribellione, è di per sé un processo rivoluzionario continuativo in quanto come abbiamo visto la continua ricerca dell’indipendenza non finisce mai, e riguarda ogni attività e stato umano, compresa la ricerca scientifica.
    Mentre la ribellione termina in se stessa, l’indipendenza è invece un processo continuo e non solo, la ribellione è un processo totalizzante, nel senso che non ci si può ribellare un poco, mentre l’indipendenza può cominciare anche dalle piccole cose e ampliarsi anche nel corso di tutta la nostra vita.
    Quindi è un vero processo rivoluzionario permanente. Se si mette al centro l’indipendenza non occorre chiedersi e dopo cosa faremo, come potrebbe succedere invece con la ribellione, in quanto i traguardi dell’indipendenza non sono mai definitivi e raggiunto un successo si è già sulla base di partenza per il successivo.

    L’indipendenza assunta a valore assoluto dell’umanità comporta come conseguenza l’aspirazione all’amicizia e alla pace nei principi fondamentali di politica estera, dato che il valore dell’indipendenza viene riconosciuto a tutti, ad ogni uomo e ad ogni Paese nel mondo.
    Pertando i paesi che accettano il principio universale dell’indipendenza garantiscono anche la cooperazione paritaria e ogni forma di relazione che possa garantire la pace e la sicurezza nel mondo.

    Indipendente è la posizione di risolvere tutti i problemi secondo decisioni proprie e risolverle con le proprie forze e sotto la propria responsabilità.
    Come chi ha la responsabilità di decidere, determinare e realizzare e farlo con le proprie capacità così deve fare il popolo.
    Per mantenere le posizioni indipendenti vanno osservati quattro principi:
    1.L’ideologia Juche è a capo della rivoluzione.
    2.Il principio di indipendenza politica difende la liberazione nazionale e pratica le politiche che rafforzano il proprio popolo. Se si perde l’indipendenza è come essere morti come esseri sociali.
    3.Il principio di costruzione di una economia che poggi la propria forza su ciò che serve al popolo e che si appoggi alle sue proprie forze. Se questo principio non viene applicato si è destinati a subire la dipendenza da altre economie e quindi ad essere succubi di dominazioni straniere. Non si deciderebbe più il proprio destino.
    4.Il quarto principio è quello dell’autodifesa ossia della difesa del proprio Paese con le proprie forze, risolvendo tutti i problemi e l’iter relativo secondo le capacità del proprio popolo.
    Per materializzare l’Idea Juche il metodo creatore è quello di risolvere ogni cosa con la spinta acceleratrice delle masse popolari. Significa che tutti i problemi si devono risolvere con le capacità delle proprie masse popolari senza altri interventi.
    Mantenere le ideologie è la principale direttiva per risolvere i problemi delle masse popolari.
    Per risolvere la trasformazione ideologica significa che il lavoro ideologico, favorendo la coscienza politica delle masse popolari, deve essere anteposto ad ogni altro lavoro. Le masse popolari sono le responsabili di dare la precedenza al lavoro politico.
    Juche può seguire il cammino della vittoria grazie all’Idea Juche, per quanto sia difficile realizzarla. Se seguiamo l’Idea Juche possiamo contare sulla vittoria della rivoluzione.

    Nella RPDC si comincia già dalle scuole elementari a formare la coscienza, l’educazione morale e comportamentale degli alunni.
    L’educazione ideologica e di presa di coscienza è la pricipale formazione offerta ai bambini. Da ciò derivano gli obiettivi di individuare che cosa è importante e perché, quindi derivano l’amore per la Patria, il rispetto per il leader, confidare nel partito, apprezzare il proprio regime, la propria storia e le proprie tradizioni per conoscere il proprio passato ed avere una visione più chiara del proprio presente.

    A sua volta l’indipendenza trova la sua giustificazione psicologica in tre qualità umane costitutive: la creatività, la coscienza e l’impegno, che equivale alla progettualità, alla capacità di capire le fasi di costruzione di un risultato.

    LA CREATIVITÀ

    La creatività è l’attributo umano essenziale che pone l’uomo in grado di essere creatore del proprio destino.
    Per essere creatori del proprio destino gli uomini devono creare le condizioni necessarie e cambiare quelle sfavorevoli alla propria realizzazione.
    Superare gli ostacoli che si frapponessero alla propria autodeterminazione o mutarli in risorse e trasformare la realtà contingente, come quando per proteggersi dal caldo torrido della savana imparò a scavare delle buche per terra per ripararsi dal caldo insopportabile (e poi ricordò questa esperienza quando nei suoi pelegrinaggi di caccia arrivò alle montagne e scopri che c’erano già delle buche adatte per lui scavate nella roccia: le grotte), sempre attraverso la propria capacità creativa, come quando abbandonando la foresta per la savana dovette imparare ad alzare la testa per vedere eventuali predatori in agguato passando gradualmente da quadrumane a bipede , sempre trasformando le negatività ambientali in risorse (la terra della savana è più facile da scavare di quella della foresta), ossia in situazioni utili alla propria sopravvivenza.

    La creatività, in tutti i campi, artistico, scientifico, sportivo, amministrativo offre tutte le condizioni necessarie al lavoro occorrente per l'educazione da offrire alle masse popolari perché possano rinfrescare la loro coscienza: la coscienza dell'indipendenza del popolo gioca un ruolo decisivo nella lotta rivoluzionaria.

    LA COSCIENZA

    La coscienza è l’attributo che definisce la capacità di capire e trasformare il mondo. La coscienza è la fondamentale attività del cervello per ottenere, trasmettere e definire ciò che si vuole, ossia per avere un’idea esatta di quello che si vuole e conformemente all’impegno per l’indipendenza occorrente al processo di lavoro sul linguaggio, sull’educazione, sulle famiglie, sulle sucietà, un lavoro complesso che approfondisce la sua attività come attributo sociale per ottenerlo.
    L’uomo deve tenere un punto di vista del mondo e allo stesso tempo vive nel mondo e trasforma la sua vita nel mondo.
    Solo seguendo l’Idea Juche l’uomo può avere un’idea precisa del mondo in quanto il principio di indipendenza definisce come trattare l’uomo e come trattare il mondo, ovvero che è l’uomo il solo in grado di trasformare il mondo e non viceversa.
    Il mondo è formato con l’uomo, la capacità terraformante dell’uomo non vale solo per i pianeti meno ospitali della galassia, ma a maggior ragione anche sulla terra dove siamo: solo se l’umanità si rende artefice della trasformazione della società e del mondo dimostrerà di essere in grado di dominarli.
    Non si deve avere nessun timore per questa affermazione (però si tenga presente quanto il concetto abbia assunto un valore assolutamente negativo nel mondo occidentale e imperialista, ma negativa solo perché lì si sta canibalizzando il pianeta rendendolo meno vivibile all’uomo e non viceversa come vuole invece l’Idea Juche). Se l’uomo, ovvero l’umanità (così a noi occidentli è più comprensibile) controlla la natura e la società ponendoli al proprio servizio ogni uomo ne trarrà benefici. In effetti non è l’umanità che controlla le società nel mondo capitalistico, ma sono i capitalisti e questo è l’unico motivo per cui quelle società sono tanto ostiche, matrigne all’uomo.
    A noi che viviamo in una società capitalista è difficile capire che non siano i soldi e quindi chi li detiene in maggior misura ad essere padrone del mondo, in quanto pensiamo che con i soldi si possa comprare tutto, ma non è così perché con i soldi non si può comprare la nostra indipendenza se non siamo noi stessi a svenderla.
    Pertanto secondo l’Idea Juche è l’uomo il padrone del mondo e non i capitalisti.
    Afferma pertanto l’Idea Juche che l’uomo è il padrone del mondo, ma che non tutto il mondo è per l’uomo. Ci sono zone nel mondo non adatte in natura ad ospitare l’uomo, inoltre ci sono calamità naturali che ostacolano la serenità della vita dell’uomo; analogamente non tutte le società sono accoglienti alla vita dell’uomo, come ad esempio succede nelle società che sviluppano differenze sociali.
    Però l’uomo, passo passo, ha imparato a dominare il mondo e mai ha avuto tanta influenza sul mondo come ora, così pian piano il mondo servirà sempre di più all’uomo.
    Oggi, ad esempio l’uomo non teme più gli animali, anzi ne protegge l’habitat, l’uomo solca i mari e i cieli senza grandi difficoltà, sa difendersi dalla maggior parte delle calamità naturali e sa prevedere il clima con giorni di anticipo.
    Così allo stesso modo ha saputo passare dalle società schiaviste alle società socialiste, che sono al servizio dell’uomo e che sono dominate e controllate dall’uomo.
    Pertanto l’uomo deve avere una coscienza ovvero una consapevolezza ben precisa di come deve trattare il mondo e le società.
    In primo luogo adattarlo ai propri interessi, la naturelezza deve essere assecondata e protetta solo se serve all’umanità: questo è il punto di vista essenziale.
    A chi è vissuto per molti anni in una società capitalistica questi concetti sono difficili da comprendere tanto che se nella frase precedente avessi sostituito al termine umanità quello di uomo, molti avrebbero frainteso e quindi allo scopo di una maggiore comprensione faccio un esempio di quello che si intende per "servire all’uomo" se l’uomo lo vorrà.
    Nei tre anni di guerra contro gli Yankee, questi avevano bombardato ogni edificio della Corea Popolare Democratica, senza distinzione, fabbriche, abitazioni, ospedali, nessuna pietra era rimasta sull’altra, gli Yankee avevano provocato in tre anni una devastazione che non si era mai vista prima, neppure nella guerra trentennale contro il Giappone. Moltissimi coreani caddero sotto i bombardamenti. Pertanto si può ben comprendere che quando il nemico Yankee con i suoi lacché fu ricacciato oltre il trentottesimo parallelo c’era una gran necessità di ricostruire, le difficoltà erano tantissime e importanti e per farlo sarebbe occorso tantissimo acciaio.
    Una fornace, che esisteva già al tempo della guerra contro i Giapponesi, era però rimasta ancora in piedi, ma Kim Il Sung diede ordine di farla esplodere perché era stato informato che il processo produttivo, che risaliva a tantissimi anni prima, era nocivo all’uomo, ossia in primo luogo alle persone che vi lavoravano e anche a chi abitava nelle vicinanze.
    I Coreani hanno rinunciato al ferro che poteva essere lì prodotto in grandi quantità e che sarebbe stato tanto utile per la ricostruzione per il solo fatto che faceva male alla salute e hanno preferito rinviare la ricostruzione a quando fossero approntate nuove fornaci con processi di produzione che mettessero in primo piano la salute di chi ci avrebbe lavorato, piuttosto che procedere immediatamente ad una tanto urgente e gigantesca ricostruzione del Paese sulla salute anche solo di pochi uomini che ci avrebbero lavorato e di chi abitava in zona.
    Questo è l’esempio più chiaro di cosa si voglia intendere quando si afferma che la natura va assecondata (e allo stesso modo le società) solo quando servono all’uomo.
    Si comprenda bene che non si intende che per la salute di un singolo uomo si sacrifichino gli interessi di una intera comunità: le cose non stanno così (e in guerra questo i Coreani l’hanno ampliamente dimostrato), si intende piuttosto che il principio della salute è prioritario rispetto a quello della ricostruzione e quindi non importa se riguarda anche un solo uomo, va rispettato in quanto prioritario in sé e per sé, come direbbe Hegel.
    L’interesse superiore fa coincidere quello della singola persona con quello della comunità. Ogni attività umana va posta al giudizio ovvero va giudicata fattibile solo se non danneggia la salute. Ogni attività deve essere giudica solo se convenga contemporaneamente alla salute del singolo uomo come delle masse popolari, ossia dell’umanità. È molto importante stabilire sempre se una attività è positiva per le masse popolari e contemporaneamente per le minoranze.
    Di tutto ciò l’uomo deve prendere coscienza e di altro ancora, come ad esempio di quali siano le priorità.
    L’uomo deve porre le attività principali al centro delle proprie attività.
    Prima di pensare alle macchine e ai beni materiali dobbiamo pensare al cervello che trasforma le cose appoggiandosi alle forze delle proprie capacità.
    Solo affidandosi alle forze delle capacità popolari si può trasformare il proprio destino senza chiedere supporto ad altri per realizzare l’indipendenza del proprio Paese.
    Partendo dal punto di vista che la massa popolare è onnipotente e che quindi è la sola a poter realizzare la propria indipendenza.
    Questo è il principale motivo della grande importanza da attribuire all’educazione per sviluppare la coscienza di sé e delle proprie capacità.
    Capiamo a fondo questa priorità educativa solo ribadendoci che il padrone del mondo è l’uomo e l’uomo lo può trasformare.
    Facciamo un esempio per capire meglio quello che sto spiegando.
    Se non spieghiamo i principi storici del Juche, e chi è il soggetto della storia, e per quale motivo e con quale processo si spiega la storia non potremmo mai avere una coscienza esatta di noi e del mondo.

    Storia Sociale.

    Si deve capire che il problema delle relazioni sociali è il soggetto fondamentale della storia.
    Le masse popolari ed i collettivi sociali che le rappresenano sono uniti nelle domande di indipendenza e creatività.
    Per precisione si deve affermare che sono le stesse masse popolari ad affermare che devono essere le persone a materializzare l’indipendenza della nazione che amano, la nazione di cui sono membri appunto le masse popolari.
    Non vi è nessun problema più importante delle relazioni sociali, non importa la richezza che si ha, non si tratta di questo, ma di che idea ha l’uomo.
    La spiegazione della storia si può rilevare solo quando si tratti di una storia indipendente.
    Nel capitalismo il popolo è indipendente solo quando non è governato a proprio danno.
    L’indipendenza è quello che il popolo con un’alta coscienza indipendente può ottenere se si associa in una partito monolitico in grado di far valere una sua potente politica.
    Inoltre si può avere una direzione certa solo quando il partito e il leader riescono a comunicare le proprie idee al popolo e il popolo le accetta scegliendo il Capo del Governo e dei dirigenti in grado di produrre le trasformazioni sociali e gli interventi necessari a realizzare la dominazione e la trasformazione del mondo da parte dell’uomo.
    Il movimento sociale è il movimento dell’uomo che domina e trasforma il mondo, trasforma sia la natura che la società ponendo al centro l’uomo stesso.
    La coscienza di indipendenza del popolo gioca un ruolo decisivo nella lotta rivoluzionaria per trasformare e alterare natura e società con la propria creatività in modo che possano offrire sempre maggiore benessere al genere umano, partendo dai compagni di lotta e abbracciando man mano tutti i popoli che fanno propria l’aspirazione all’indipendenza.

    Natura - Società - Uomo.

    L’uomo deve prendere coscienza che la più importante delle trasformazioni è la trasformazione dell’uomo.
    Solo quando è trasformato l’uomo si può trasformare la società e la natura.
    Un movimento sociale si realizza e si sviluppa solo quando realizza e difende l’indipendenza delle masse popolari.
    Deve dirigersi e realizzarsi in sintonia con le masse popolari per la loro indipendenza.
    La modificazioni all’habitat devono avvenire solo per le attività delle masse popolari.
    Se le masse popolari si mobilitano nessuna trasformazione è possibile.
    La forma ideologica delle masse popolari che hanno una sufficiente coscienza della propria indipendenza possono ottenere qualunque obiettivo per quanto possibile e arduo sia.
    Materializzare l’indipendenza delle masse popolari mantiene alte le capacità direttive per lo sviluppo sociale.

    Legittimità dello sviluppo sociale

    Juche è l’idea di società che si sviluppa per tappe successive con la capacità creativa delle masse popolari come soggetti della storia, la stessa capacità che si eleva dalla sua indipendenza di coscienza.
    In pratica non si devono guidare le masse popolari e illuminarle per realizzare il principio rivoluzionario Juche.
    Fattore della vittoria della rivoluzione è la lotta organizzativa per realizzare le istanze popolari.
    Il movimento che intende con tanta volontà psicologica lavorare per realizzare l’indipendenza, che la forza unita delle masse popolari può rappresentare, è padrone delle rivoluzioni. Dire che le masse popolari sono padrone delle rivoluzioni significa che le masse popolari sono i responsabili e poderosi artefici della rivoluzione, del suo impulso e della sua costruzione e il successo delle rivoluzioni sta nell’effetto che le masse possono fare unitamente al loro partito e al loro leader.
    Il meccanismo rivoluzionario funziona secondo la metafora della ruota.
    Il leader è il centro delle rivoluzioni perché il leader è il nucleo della rivoluzione.
    Il leder è il mozzo della ruota, tutto gira intorno al leader se si vuole che la rivoluzione marci vittoriosa.
    Il leader manifesta le idee rivoluzionarie, rappresenta le masse popolari e le dirige perché siano vittoriose.
    Questo è decisivo per il successo della rivoluzione.
    Il parito rappresenta i raggi della ruota perché deve collegare le masse al leader, riportare al leader le istanze delle masse popolare e farsi portavoce del leader presso le masse popolari. Uno ruota che non avesse raggi non avrebbe nessuna consistenza, il leader girerebbe intorno a se stesso e il cerchione (che rapppresenta le masse popolari) andrebbe a sbattere senza una guida.
    Il partito raggruppa le masse popolari intorno al leader e le masse popolari materializzano il percorso diretto dal leader.
    Il partito comunica alle masse popolari la linea politica in grado di realizzare le istanze delle masse poopolari medesime, di cui il leader è interprete.
    Il leader concerta, attraverso il partito, le idee delle masse popolari con le masse popolari medesime.
    Il partito, non solo trasmette al leader le idee delle masse popolari, ma mette in pratica le iniziative per realizzare la rivoluzione come le masse popolari chiedono
    Il leader è il garante del successo con il partito e con le masse popolari.
    Questo non succede nei paesi in cui le gesta, le iniziative e le realizzazioni di percorsi non sono a favore delle popolazioni.
    Juche realizza esclusivamente quello che vogliono le masse popolari.
    Le idee Juche sono il capo della rivoluzione.
    Il partito e il leader non potrebbero esistere senza le masse popolari.
    Il leader che non avesse un partito non potrebbe realizzare le istanze delle masse popolari e il partito non potrebbe proprio esistere senza le masse popolari.
    Il partito conosce le istanze delle masse popolari e deve trovare le forme per realizzarle.
    Il partito presta la massima attenzione alle masse popolari perché solo con la loro forza è possibile realizzare la rivoluzione.
    Il leader si relaziona intimamente con le masse popolari perché si realizzi l’Idea Juche.
    Solo se c’è unitatarietà monolitica del leader con le masse popolari si può vincere.
    Il leader dipende dal Paese sapere quale tipo di socialismo realizzare.

    Liberazione nazionale - liberazione classista - liberazione classista.
    Secondo l’Idea Juche in tutto il mondo, a prescindere dal tipo di processo di storico, la liberazione dell’uomo si sviluppa attraverso i tre passaggi idicati nel titolo del paragrafo.
    La liberazione dell’uomo è la lotta per realizzare la liberazione dagli stranieri imperialisti. Kim Il Sung realizzò la rivoluzione antifeudale e di liberazione nazionale.
    La liberazione classista è uno dei passaggi fondamentali per arrivare alla liberazione dell’uomo.
    Alla liberazione dell’uomo si deve avere l’indipendenza dell’uomo dalle schiavitù sociali.

    L’IMPEGNO

    Il massimo impegno progettuale è messo nell’ideologia.
    Seguendo la formazione del sistema socialista Kim Il Sung definì le tre aree rivoluzionarie che il popolo coreano doveva perseguire nello spirito dell’indipendenza, quindi senza mai arrestarsi: la rivoluzione ideologica, quella tecnica e quella culturale.

    Appunti per lo studio dell’Idea Juche: seconda lezione. [2 di 2].

    Lo juche nella nostra costruzione.
    Kim Jong Il dice che l’Idea Juche è costi quel costi l’idea direttrice della rivoluzione coreana.
    La storia della rivoluzione coreana e le idee della materializzazione delle Idee Juche sono incentrate sulle masse popolari antimperialiste.
    Il nostro popolo difese all’estremo le idee Juche ed ora è in grado di accellerare sotto la bandiera socialista: occorre seguire e realizzare le Idee Juche in tutte i campi della Costituzione e del percorso rivoluzionario.
    Ogni risultato ottenuto è dovuto allo Juche.
    Innanzitutto bisogna mantenere la posizione indipendente nella rivoluzione e nella Costituzione.
    Seguire il cammino dell’indipendenza è il cammino per costruire l’autodeterminazione e l’autodecisione delle proprie istanze.
    Per mantenersi indipendenti seguendo lo Juche significa che le persone devono avere la coscienza di essere responsabili del proprio destino e risolvere con la propria intelligenza, con le proprie forze e con il proprio spirito.
    La vittoria si può raggiungere solo quando si superano le difficoltà sempre con lo spirito proprio.
    Tutti i problemi si risolvono a stile proprio, non con la forza di altri, ma esclusivamente con la propria forza: questo è punto principale dell'Idea Juche.

    Occorre attenersi all’Idea Juche per mantenersi indipendente avendo coscienza che siamo noi a determinare il nostro destino.
    L’attività nazionale e la vita del Paese assumono il popolo e il suo lavoro a divinità nazionale.
    Tutto il popolo tiene in grande attenzione l’orgoglio di appartenere ad un popolo con un grande leader e con una ideologia tanto importante.
    Il servilismo schiavista alle grandi nazioni non ci compete in quanto noi facciamo conto solo sulle nostre forze.
    Fossero anche grandi potenze si rovinerebbe il Paese e il Partito del lavoro di Corea non sarebbe più indipendente: noi non accettiamo il dogmatismo straniero.
    In questo processo il servilismo fu tolto dalla mente delle persone nel punto di vista ideologico del modo di pensare delle persone.
    Noi pratichiamo la politica di indipendenza salvaguardando la sovranità nazionale di fare gli interessi del popolo e appoggiandosi soltanto alla forza del popolo, risolvendo i problemi contando esclusivamente sulla forza del proprio popolo.
    Le esigenze delle masse popolari in primo luogo sono perseguiti dai nostri leaders.
    Questa politica va seguita come una luce che porta alla vittoria.
    Kim Il Sung in un primo momento era tanto severo da non fare alcuna eccezione: in nessun caso accettare l’aiuto esterno, ma solo facendo leva sulla potenza del proprio popolo.
    Il grande dirigente Kim Jong Un disse: "tutto il lavoro del grande generale Kim Jong Il di continuare il cammino del socialismo di Kim Il Sung è una condizione non compatibile soltanto con il capitalismo".
    La Corea prima era assoggettata alle grandi potenze vicine, ridotta a colonia dei Paesi vicini.
    La Corea era al centro di interessi di potenti Paesi che occupavano il nostro suolo.
    La Corea di oggi è differente. Il primo luogo oggi siamo un miracolo nel mondo rispetto a prima e abbiamo raggiunto questi risultati attraverso la sovranità e l’indipendenza e come potenza mondiale in grado di contrattare con i leaders dei maggiori Paesi del mondo.
    Anche nell’economia si applica la stessa indipendenza che fa conto solo sul proprio popolo e con la forza del proprio Paese.
    Indipendenza e creatività sono possibili solo con la indipendenza economica del Paese.
    Solo con una economia indipendente una Nazione può essere indipendente.
    Non è una cosa facile, ma senza fare così non saremmo potuti essere e non potremmo essere indipendenti.
    Dal 1950 attuammo la nostra propria linea politica e la nostra costruzione economica di dare priorità a trasformare ogni forma agricola in un’industria leggera come passaggio necessario.
    Ci dissero che non potevamo costruire macchine moderne, che dovevamo comprarle all’estero e così saremmo diventati dipendenti dall’estero.
    A questo punto si decise dell’indipendenza e della subordinazione. Così abbiamo scelto l’indiendenza.
    I revisionisti occidentali fracassarono il loro percorso al socialismo. Così fu in Russia come in Italia.
    Abbiamo accelerato la nostra economia e l’industria tecnica di punta come nostro obiettivo principale.
    Così possiamo prosperare senza l’aiuto dei Paesi stranieri.
    Ora stiamo costruendo il destino delle masse popolari, la luce dello sviluppo popolare è quello che seguiamo per il progresso.
    Gli imperialisti si rapportano con la forza con gli altri Paesi.
    Se non si ha la forza di resistere per difendere la propria indipendenza non si può che subire le politiche di sfruttamento altri e se ciò avviene si può solo piangere, non c’è altro da fare.
    Ora noi abbiamo la potenza sufficiente ad autodifenderci, anche militarmente, dalle maggiori forze del mondo.
    Il nostro esercito può rispondere ad ogni rappresaglia straniera in cielo, in mare e per terra e abbiamo uno scudo che ci difende e che assicura la pace mondiale.
    Abbiamo materializzato il metodo nella nostra rivoluzione e trasformato la società in questo spirito creatore della rivoluzione e abbiamo dato questo impulso alla storia.
    Abbiamo superato mille difficoltà appoggiandoci alle nostre possibilità e il nostro popolo ha capacità illimitate di forze per far fronte a qualunque problema.
    Non c’è altro sistema che appoggiarsi alle masse popolari per modificare il proprio destino. Anche nelle maggiori difficoltà.
    La storia della rivoluzione coreana è la storia orgogliosa di avere ottenuto ogni vittoria appoggiandosi solo sulle proprie forze.
    Gli imperialisti si sono armati fino ai denti contro di noi e noi abbiamo fatto altrettanto per garantire la pace e l’indipendenza: questo miracolo è stato capace di realizzare il nostro popolo avendo contro il Paese che ha posto termine alla seconda guerra mondiale con due bombe atomiche.
    2000000 di militari sono stati messi in campo nella guerra contro la Corea. In questo confronto il nostro esercito ha vinto sulle forze imperialiste.
    Inoltre abbiamo lottato contro la Corea del Sud aiutata da quindici Paesi capitalisti.
    La Corea è il faro mondiale che non cambia il proprio socialismo. La situazione attuale si equivale ad una guerra mondiale ed anche ora otteniamo successi ogni volta che c’è un confronto economico.
    Nonostante le difficoltà dell’embargo chiesto dagli yankee e dai loro vassalli. Kim Jong Un ha dichiarato che il cammino del popolo e che la grandezza del Partito rappresentano la grandezza del popolo. In questo modo facendo leva sulla forza del popolo proteggiamo il nostro destino da ogni manovra esterna.
    Noi trasformiamo i nostri problemi secondo la nostra particolare situazione. La trasformazione creativa deve tener conto della realtà particolare, differente di ogni Paese, della psicologia, della tradizione, dei modi di vivere e di sviluppo economico.
    Nessun percorso può essere uguale ad un altro. Non esiste una formula onnipotente.

    In conclusione non esiste una formula imitabile salvo quella di applicare uno stesso metodo ugualmente efficace su immagini differenti.
    In matematica è diverso.
    Ogni Paese deve avere un proprio stile di passaggio al socialismo. Ogni scelta dipende da queste differenze.
    Sempre però rispettando l’autodifesa e l’indipendenza secondo l’Idea Juche.
    Noi raccontiamo il nostro percorso, ma non può andare bene in altre civiltà; tutte le teorie che presentiamo dipendono dalle nostre particolari situazioni; scienza, tecnica, potenza intellettuale e politica costituiscono i fattori delle nostre condizioni particolari.
    Non esiste altra possibilità che comprendere qual’è il proprio stile per arrivare al socialismo.
    La cocienza ideologica è il pensiero fondamentale per trasformare il destino del Paese di ogni popolo.
    Se non si presta attenzione alla coscienza ideologica non si può trasformare il destino di una nazione.
    Anteponiamo il lavoro di dare un’alta coscienza ideologica al nostro popolo.
    Tutto quello che fa la potenza, anche la potenza acconomica, è fatto dagli uomini e quindi la più importante cosa da fare è trasformare il pensiero ideologico delle persone e armarle di coscienza ideologica indipendente.
    L’educazione è fondamentale perché il popolo intenda la superiorità del socialismo.
    La forza che governa il mondo non è denaro nè sulla bomba atomica, ma le idee delle persone e se questa idea è unitaria diventa la più grande foza mondiale.
    Il nostro popolo si è confrontato con le crisi, in bilico tra vita e morte, anche quando esistere era già un miracolo in Corea, e il nostro popolo ha dimostrato di avere una forza che a costo della vita non volle rinunciare alla propria indipendenza.
    Ogni persona si alzò in piedi con la propria volonà e cambiò il male in bene e fece delle proprie difficoltà la propria forza.
    Contro gli imperialisti oppose la forza del socialismo.
    Nel secolo scorso abbiamo anteposto il lavoro ideologico a quello di accettare aiuto esterno e finalmente ora non ne abbiamo più neppure bisogno di questo aiuto e abbiamo realizzato la piena indipendenza del popolo, economica, intellettuale, militare, politica, educativa e morale.
    Trasformare il destino del nostro popolo dipende da come si educa e da come si mobilitano le persone.
    Per esempio nella marcia del 1956 comincia la costruzione del fondamento socialista e avevamo molte difficoltà.
    Kim Il Sung si incontrò con il popolo, si cofrontò ed esortò la classe operaia perché producesse al massimo possibile per avanzare più rapidamente.
    La classe operaia si mobilizzò, infaticabile, e produsse 200000 tonnellate di acciaio con una struttura che poteva produrne solo 60000 tonnellate.
    Oggi abbiamo intrapreso con questo esempio la marcia attuale.
    Questo è lo spirito, il cavallo che può farci ottenere ogni vittoria sul futuro e sulle difficoltà.
    Il reparto scientifico attuale è stato creato con questo spirito.
    Kim Il Sung ci guida anche oggi. Creiamo miracoli grazie al fatto che il nostro popolo ha messo il cuore nel progresso, come auspicato da Kim Il Sung.
    Il futuro sarà ancora più brillante e corre così veloce perché corre sulle idee di Kim Il Sung.
    E’ un orgoglio da mostrare a tutto il mondo. Lo spirito coreano palpita con i cuori della nostra giovenù che si antepone ad ogni difficoltà: ogni difficoltà può essere superata.
    La nostra esperienza dimostra concretamente che l’Idea Juche è scientifica, ossia dimostrata chiaramente e il mondo potrà continuare a sperimentarla attraverso tutti voi.

    JUCHE IDEA STUDY

  8. #8
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    Predefinito Re: Focus Juché-Songun

    LA FILOSOFIA DEL JUCHÉ È UNA
    FILOSOFIA RIVOLUZIONARIA ORIGINALE


    Articolo pubblicato su Kulloja, rivista teorica del
    Comitato Centrale del Partito del Lavoro di Corea

    26 luglio 1996


    Recentemente si è saputo che certi nostri sociologi hanno espresso delle vedute erronee, contrarie alle idee del nostro partito, nell’interpretazione della filosofia del Juché, vedute che si son fatte strada anche all’estero.
    Essi avrebbero interpretato i princìpi fondamentali della filosofia del Juché alla luce della legge universale dello sviluppo del mondo materiale anziché cercar di chiarire a tal fine la legge propria del movimento sociale. Essi giustificano questa posizione dicendo di voler presentare la filosofia del Juché come un nuovo sviluppo del materialismo dialettico marxista. Ebbene, non abbiamo bisogno, per diffondere la filosofia del Juché, di persuadere chicchesia d’una tale idea. È certo vero che il nostro partito, lungi dal considerare il materialismo dialettico marxista in modo dogmatico, l’ha studiato ed analizzato dal punto di vista jucheano, potendo così dare un nuovo chiarimento su numerosi problemi. Ciò non toglie che lo sviluppo apportato al materialismo e alla dialettica non costituisce il contenuto essenziale della filosofia del Juché.
    La filosofia del Juché è una dottrina originale sviluppata e sistematizzata coi suoi propri princìpi. Il suo grande merito nell’evoluzione della storia della filosofia è d’aver stabilito dei nuovi princìpi filosofici incentrati sull’essere umano, e non d’aver sviluppato il materialismo dialettico marxista.
    La filosofia marxista pose i rapporti tra la materia e la coscienza, tra l’essere e il pensiero come problema essenziale della filosofia e dimostrò la preminenza della materia e dell’essere; pertanto essa accertò che il mondo è costituito di materia, si trasforma e si sviluppa grazie al movimento della materia. La filosofia del Juché, invece, pose come problema fondamentale della filosofia il rapporto tra il mondo e l’essere umano nonché la posizione e il ruolo che spettano all’uomo nel mondo; essa determinò il principio filosofico secondo cui l’uomo è padrone di tutto e decide di tutto, principio che le servì da base per chiarire la più giusta via per modellare il destino dell’uomo. Mentre la filosofia marxista si diede il compito principale di determinare l’essenza del mondo materiale e la legge generale del suo movimento, la filosofia del Juché si propone di accertare le caratteristiche essenziali dell’uomo e la legge del suo movimento, vale a dire del movimento sociale. Come si può constatare, la filosofia del Juché è una dottrina originale che differisce fondamentalmente della filosofia marxista per il suo compito e i suoi princìpi. Perciò è un errore considerarla come il prolungamento del materialismo dialettico, provare a dimostrare la sua originalità e la sua superiorità ingaggiando, in un modo o nell’altro, delle discussioni sull’essenza del mondo materiale e la legge universale del suo movimento accertate dalla filosofia marxista. La filosofia del Juché ha stabilito dei princìpi filosofici nuovi; perciò è escluso d’interpretarla nel quadro della filosofia precedente. Un tale atteggiamento potrebbe solo seminar confusione ed impedirebbe non soltanto di dimostrare la sua originalità, ma anche di comprendere esattamente la sostanza della filosofia del Juché.
    La filosofia del Juché, per la prima volta nella storia, chiarì in modo scientifico gli attributi essenziali dell’essere umano; quindi trovò in lui l’essere superiore e il più potente al mondo e propose un nuovo punto di vista sul mondo secondo cui l’uomo domina e trasforma il mondo.
    La filosofia del Juché con la sua nuova concezione del mondo non è una negazione della concezione materialistica e dialettica del mondo. Essa l’assume come premessa. La nuova nozione del mondo secondo cui l’uomo domina e trasforma il mondo è concepibile solo a partire dall’interpretazione materialistica e dialettica dell’essenza del mondo materiale oggettivo e della legge universale del suo movimento. Se, come fa l’idealismo, si considerasse il mondo come alcunché di misterioso, non si potrebbe concluderne che l’uomo ha la capacità di dominare il mondo; se, come vuole la metafisica, si concepisse il mondo come alcunché d’immutabile, non si potrebbe trarne la conclusione che l’uomo ha il potere di modificarlo. L’idea che l’uomo domini e trasformi il mondo è accettabile solo se si ammette l’interpretazione materialistica e dialettica secondo cui il mondo è formato di materia e non cessa di cambiare e di svilupparsi. Malgrado i limiti e le imperfezioni del materialismo e della dialettica marxista, i loro princìpi fondamentali appartengono alla scienza e alla verità. È la ragione per cui affermiamo che la filosofia del Juché ha come premessa la concezione materialistica e dialettica del mondo.
    Che questa concezione del mondo sia la premessa della filosofia del Juché non vuol dire che questa filosofia rappresenti semplicemente il prolungamento e lo sviluppo del materialismo dialettico. Se è escluso di pensare di conoscere scientificamente il mondo e di poterlo trasformare senza una conoscenza materialistica e dialettica del mondo materiale oggettivo, bisogna nondimeno riconoscere che il principio materialistico secondo cui «il mondo è formato solo di materia» e il principio dialettico secondo cui «il mondo non cessa di cambiare e di svilupparsi» non portano da soli alla conclusione che l’uomo occupa la posizione di padrone nel mondo e gioca un ruolo decisivo nella trasformazione del mondo. La posizione e il ruolo eccezionale di padrone e di trasformatore del mondo assegnati all’uomo possono spiegarsi giudiziosamente solo se le caratteristiche essenziali dell’uomo, quelle che lo distinguono sostanzialmente dagli altri esseri materiali, vengono messe in luce. È la filosofia del Juché che ha infine determinato scientificamente le particolarità essenziali dell’uomo, essere sociale provvisto di Chajusong, di creatività e di coscienza, dalle quali deriva il principio filosofico secondo cui l’uomo occupa la posizione di padrone nel mondo e gioca un ruolo decisivo nella sua trasformazione.
    Elaborando una concezione nuova della storia sociale alla luce del principio incentrato sull’uomo, la filosofia del Juché sormontò i limiti della vecchia concezione della storia ed apportò un cambiamento radicale alle vedute che vertevano sulla storia.
    La filosofia marxista applicò alla storia la legge universale dello sviluppo del mondo materiale, stabilendo così una concezione materialistica e dialettica della storia. Inutile dire che non neghiamo il merito storico che spetta alla concezione materialistica della storia. Questa concezione recò un apporto importante alla battaglia contro la concezione reazionaria e irrazionale della storia basata sull’idealismo e sulla metafisica. D’altronde, è vero che la legge universale dello sviluppo del mondo materiale influenza i fenomeni sociali, giacché l’uomo vive nel quadro del mondo materiale oggettivo e la società è intimamente legata alla natura. E però si avrà per forza una conoscenza imperfetta della storia se si applica meccanicamente la legge universale dello sviluppo del mondo materiale ai fenomeni sociali senza pensare che intervenga una legge propria del movimento sociale.
    Il movimento sociale si evolve e si sviluppa in virtù della sua propria legge.
    Il movimento sociale è quello dell’uomo, essere che domina e modifica il mondo. L’uomo si dedica a lavori di trasformazione della natura al fine di dominare e di modificare il mondo materiale oggettivo. Trasformando la natura, egli produce beni materiali e crea le proprie condizioni di vita materiale. Trasformare la natura e creare beni materiali ha lo scopo di sopperire ai bisogni sociali ed è realizzabile solo per mezzo della collaborazione sociale. L’uomo cerca parimenti di trasformare la società al fine di migliorare e di perfezionare i rapporti di collaborazione sociale. È l’uomo che trasforma la natura, è parimenti l’uomo che trasforma la società. Dedicandosi alla trasformazione della natura e della società, egli non cessa di trasformare e di sviluppare se stesso. In definitiva, il dominio e la trasformazione del mondo da parte dell’uomo si compiono con la trasformazione della natura, della società e dell’uomo, e le masse popolari ne sono le responsabili. Le masse popolari creano tutti i beni materiali e culturali della società e sviluppano i rapporti sociali.
    Con le masse popolari come forza motrice, il movimento sociale ha le sue particolarità che lo distinguono dal movimento della natura. Il movimento sociale nasce e si sviluppa grazie all’azione e al ruolo attivo degli uomini mentre il movimento della natura si produce spontaneamente in seguito all’interazione dei fattori materiali oggettivi. Ecco perché, se si applica meccanicamente alla storia i princìpi del materialismo dialettico che stabilì la legge universale dello sviluppo del mondo materiale, non si può delucidare né l’essenza della società né la legge universale del movimento sociale. Il principale limite del materialismo storico è che non mise in luce la legge universale propria del movimento sociale e sviluppò i princìpi del movimento sociale tenendo conto principalmente del tratto comune al movimento della natura e al movimento sociale, entrambi movimenti materiali.
    Il materialismo storico marxista divise la società in essere sociale e coscienza sociale ed accordò un’importanza determinante all’essere sociale nei rapporti fra di essi; scompose la struttura sociale in forze produttive e rapporti di produzione, in struttura e sovrastruttura, ed accordò un’importanza decisiva alla produzione materiale e ai rapporti economici. Era il risultato dell’applicazione meccanica alla storia della società del principio materialistico e dialettico secondo cui il mondo è composto di materia, si trasforma e si sviluppa in virtù della legge universale del movimento materiale. Applicando nel campo storico-sociale la legge universale del mondo materiale, i fondatori del marxismo avevano in vista un mondo in cui la natura, l’uomo e la società hanno come tratto comune la loro materialità. Se si applica alla storia la legge universale del movimento del mondo materiale considerando l’uomo come una parte del mondo materiale, piuttosto che come un essere sociale dotato di Chajusong, di creatività e di coscienza, si giungerà per forza a identificare il movimento storico-sociale col processo di evoluzione della natura.
    È certo vero che la società si trasforma e si sviluppa in virtù di certe leggi, e non secondo la buona volontà dell’uomo. Tuttavia le leggi della società agiscono in modo affatto diverso da quelle della natura. Mentre nella natura le leggi intervengono spontaneamente, senza dipendere dall’azione dell’uomo, nella società le leggi intervengono attraverso l’attività sovrana, creatrice e cosciente dell’uomo. Fra le leggi della società, talune agiscono in tutte le società senza distinzione di regime, altre intervengono solo in un regime determinato. Tutte le leggi della società, operando mediante l’uomo, possono, a seconda dell’azione dell’uomo, operare senza scosse oppure venir represse o limitate.
    Che le leggi della società intervengano tramite l’uomo non significa che siano senza carattere oggettivo o che la spontaneità sia esclusa dal movimento sociale. Se vi sono determinate condizioni socio-economiche, le corrispondenti leggi della società entrano ineluttabilmente in gioco, di conseguenza esse rivestono un carattere oggettivo come le leggi della natura. Se si parla di spontaneità nel movimento sociale, è in quanto il Chajusong, la creatività e la coscienza dell’uomo sono relativamente poco elevati e non è stato instaurato un regime capace di valorizzarli a sufficienza. Man mano che il Chajusong, la creatività e la coscienza dell’uomo aumentano e se viene instaurato il regime necessario a liberarli, l’uomo sarà in grado di agire conformemente alle leggi oggettive e il raggio d’azione della spontaneità si ridurrà. Lo sviluppo della società è un processo di sviluppo del Chajusong, della creatività e della coscienza delle masse popolari; più questi attributi si sviluppano e il regime si perfeziona in accordo con la loro volontà, più la società si svilupperà grazie alle attività coscienti delle masse popolari. Ciò significa che entra in gioco su tutti i piani la legge del movimento sociale che evolve grazie all’azione e al ruolo positivo degli uomini.
    I fondatori del marxismo applicarono alla storia della società la legge universale dello sviluppo del mondo materiale per elaborare la concezione materialistica e dialettica della storia, ma riscontrarono nella realtà del movimento sociale numerosi problemi che la legge universale del mondo materiale non bastava a risolvere. Ecco perché proposero certe teorie, in particolare quella della reazione della coscienza sociale alle condizioni materiali ed economiche che l’hanno generata e quella della reazione della politica all’economia che l’ha determinata. Tentarono così di sormontare il carattere unilaterale della concezione materialistica e dialettica della storia. E tuttavia la concezione materialistica marxista della storia rimase segnata dall’importanza essenziale che accorda ai tratti comuni al movimento della natura e al movimento sociale, e la teoria che generò non poteva che soffrire di un limite identificando lo sviluppo della società con l’evoluzione della natura.
    La differenza fondamentale tra la filosofia del Juché e la filosofia marxista trae origine dalla loro interpretazione diversa dell’uomo.
    La filosofia marxista definì l’uomo come un insieme di rapporti sociali, senza giungere però a delucidare le particolarità di questo essere che vive in società. Se questa dottrina sviluppò i princìpi del movimento sociale, incentrandoli sulla legge universale dello sviluppo del mondo materiale, è in quanto non mise in luce i tratti caratteristici essenziali dell’essere umano. È la filosofia del Juché che ha chiarito perfettamente questo problema.
    Com’è indicato nei documenti del nostro partito, l’uomo è un essere sociale dotato di Chajusong, di creatività e di coscienza; e nessuno muove obiezioni a questo riguardo. Tuttavia certi sociologi continuano a dibattere a torto la questione di saper come l’uomo poté divenire un essere sociale dotato di Chajusong, di creatività e di coscienza. Essi considerano ancora le caratteristiche essenziali dell’uomo in rapporto al suo livello di sviluppo come essere materiale ed auspicano che si cerchi l’origine del suo Chajusong, della sua creatività e della sua coscienza nella diversità dei componenti della materia e nella complessità della struttura della loro combinazione. È, a dire il vero, una veduta che considera le caratteristiche essenziali dell’uomo come un’evoluzione della sua natura biologica, come il suo sviluppo e il suo perfezionamento. Quando si tratta dell’uomo come organismo vivente, si può paragonarlo ad altre materie viventi e discutere delle particolarità dei suoi componenti biologici e della sua struttura. Ebbene, l’uomo di cui è questione nella filosofia del Juché non è soltanto un essere organico altamente evoluto, ma anche vivente ed agente, dotato di Chajusong, di creatività e di coscienza, qualità di cui sono sprovvisti tutti gli altri esseri viventi. L’origine di queste tre specificità bisogna cercarla non nello sviluppo dei suoi tratti comuni con altri esseri materiali, ma nei suoi tratti specifici, che non può avere nessun altro essere materiale. È in quanto vive e agisce nella società in mezzo ai rapporti sociali che l’uomo poté acquisire il Chajusong, la creatività e la coscienza. Questi attributi sociali si formarono e si svilupparono nel corso del processo storico in cui l’uomo agisce in mezzo ai rapporti sociali. Certo, queste caratteristiche sono impensabili senza un organismo altamente sviluppato. Con un tale organismo, l’uomo può essere considerato come il compimento supremo dell’evoluzione e l’essere materiale più sviluppato. Però, quantunque sviluppato sia il suo organismo, se l’uomo non avesse vissuto e agito nella collettività sociale e nei rapporti sociali, non sarebbe mai giunto a diventare un essere indipendente, creatore e cosciente. Senza vita l’uomo non può beneficiare dell’integrità socio-politica, ma la vita non può mai dare origine da sola all’integrità socio-politica. Analogamente, il Chajusong, la creatività e la coscienza sono impensabili senza l’organismo sviluppato dell’uomo, ma le sue particolarità biologiche non generano da sole questi attributi sociali. Le caratteristiche sociali dell’uomo poterono formarsi e svilupparsi solo attraverso la comparsa e lo sviluppo dell’essere sociale di cui trattasi, vale a dire attraverso lo sviluppo storico delle sue attività e dei suoi rapporti sociali. Che la storia dello sviluppo della società equivalga alla storia dello sviluppo del Chajusong, della creatività e della coscienza dell’uomo significa che queste caratteristiche dell’uomo sono attributi che si sono formati e sviluppati nel corso della storia della società. Perciò, per studiare l’uomo in filosofia, bisogna sempre considerarlo in quanto essere sociale.
    Che certi nostri sociologi sollevino discussioni sui componenti della materia e sulla struttura della loro combinazione che legano alle caratteristiche essenziali dell’uomo e lascino intendere che si tratta di una parte importante della filosofia del Juché è un’espressione del deviazionismo che tende ad assoggettare la filosofia del Juché allo stampo del materialismo dialettico marxista per interpretarla; è solo un tentativo di giustificare l’erronea veduta evoluzionista che considera le caratteristiche essenziali dell’uomo come il risultato dello sviluppo e del perfezionamento dei suoi attributi biologici.
    È importante farsi una nozione giusta dell’essere sociale quando si tratta delle caratteristiche essenziali dell’uomo. I fondatori del marxismo studiarono l’essenza dell’uomo nei rapporti sociali, ma attribuirono il termine essere sociale alla nozione delle condizioni materiali della vita sociale e dei rapporti economici che esistono oggettivamente e si riflettono nella coscienza sociale. Certo, dato che consideravano l’uomo come una componente delle forze produttive e come un insieme di rapporti sociali, l’essere sociale di cui parlavano comprendeva parimenti l’uomo. Tuttavia non impiegarono il termine essere sociale come il termine che determina le particolarità essenziali dell’uomo.
    Formulando la filosofia del Juché, abbiamo impiegato il termine essere sociale in un senso particolare considerandolo come determinante le caratteristiche essenziali dell’uomo. Secondo i princìpi di questa filosofia, l’uomo è il solo essere sociale al mondo. Ebbene, certi sociologi auspicano ancora che s’includa nella nozione di essere sociale le ricchezze e i rapporti sociali, il che cancella la differenza tra l’uomo, le ricchezze e i rapporti sociali. Le ricchezze e i rapporti sociali si creano e si sviluppano grazie all’uomo, perciò è impensabile includerli nella nozione che definisce le particolarità dell’uomo. Certo, si può impiegare il termine essere sociale nel senso attribuitogli dai fondatori della filosofia marxista quando si parla di questa filosofia. Tuttavia, se si interpreta il termine essere sociale nel vecchio senso, allorché si parla della filosofia del Juché, si getterà la confusione sulle caratteristiche essenziali dell’uomo. La filosofia del Juché essendo una filosofia nuova che ha il suo proprio sistema e il suo proprio contenuto, bisogna guardarsi dall’interpretare la sua terminologia secondo il vecchio senso.
    Una delle cause principali delle deviazioni commesse da certi sociologi nella spiegazione di questa filosofia è che non hanno tenuto conto degli imperativi della pratica rivoluzionaria nelle loro ricerche filosofiche.
    La teoria deve poggiare sulla pratica e servirla. Una teoria separata dalla pratica è incapace di far luce sulla verità; essa non vale niente.
    Il Presidente Kim Il Sung ha sempre tenuto conto delle esigenze della pratica rivoluzionaria nelle sue ricerche filosofiche; è dando chiarimenti scientifici sui pressanti problemi d’ordine ideologico e teorico sollevati dalla pratica della rivoluzione che diede vita alla filosofia del Juché. E il nostro partito, generalizzando i dati sperimentali ricchi e profondi forniti dalla pratica della rivoluzione, ha formulato sistematicamente e su tutti i piani la filosofia del Juché e l’ha sviluppata ancora.
    La pratica rivoluzionaria è una lotta per l’emancipazione delle masse popolari, che ne sono direttamente incaricate; perciò l’importante nelle ricerche filosofiche è riflettere fedelmente le loro rivendicazioni e le loro aspirazioni, generalizzare i dati sperimentali forniti dalla loro lotta per sviluppare la teoria e portarle a farla propria. Nella società basata sullo sfruttamento dell’uomo sull’uomo la classe dominante cerca, approfittando della filosofia per difendere e giustificare il regime di dominio reazionario, di farne l’appannaggio dei filosofi che rappresentano i suoi interessi; del resto, essa considera le masse popolari come degli ignoranti che non hanno niente a che vedere con la filosofia e sono pure incapaci di comprenderla.
    Vedendo nelle masse popolari le padrone di ogni cosa e gli esseri più intelligenti, il nostro partito mise a punto la filosofia del Juché e la sviluppò riflettendo i loro bisogni e le loro aspirazioni e generalizzando i dati sperimentali tratti dalla loro lotta, e ne fece la loro arma. Ecco perché questa filosofia è una verità assoluta che risponde alle rivendicazioni e alle aspirazioni sovrane delle masse popolari; ecco perché è una filosofia popolare, facile da comprendere per loro e che gli serve da arma nella loro lotta.
    Ebbene, certi sociologi si abbandonano a discussioni che non hanno pressoché nulla a che vedere sul piano pratico col problema del destino delle masse popolari. Lo scopo dei nostri studi filosofici è di trovare i princìpi e i metodi da applicare per sviluppare la società e plasmare il destino delle masse popolari. È la politica che orienta lo sviluppo della società, ed è la filosofia del Juché che delucida i princìpi fondamentali della più giusta politica per lo sviluppo della società. La filosofia del Juché è in questo senso, si può dire, una filosofia politica.
    Ho saputo che certi sociologi presentano la filosofia del Juché come lo sviluppo del materialismo dialettico marxista al fine di adattarsi alle necessità particolari della diffusione delle idee del Juché all’estero; è opportuno far ben comprendere che è una filosofia nuova a carattere rivoluzionario ed evitare di diffondere l’idea che si tratti semplicemente di uno sviluppo della filosofia marxista. Cercare, col pretesto di rispettare le particolarità dell’informazione all’estero, di assoggettare la filosofia del Juché allo stampo della filosofia marxista è altrettanto falso che assimilare alla filosofia del Juché degli elementi eterogenei, perdendo di vista i suoi princìpi fondamentali. Al giorno d’oggi si assiste al porsi su scala mondiale di una serie di questioni d’ordine teorico e pratico che attendono una risposta pertinente basata sui princìpi della filosofia del Juché. Perché disconoscere allora questi problemi nell’informazione estera e discutere di problemi sprovvisti d’importanza politica e di significato teorico e pratico evidente? Al livello della diffusione delle idee del Juché all’estero è opportuno spiegare giudiziosamente in legame con le questioni d’attualità che la filosofia del Juché è del tutto originale, è una dottrina rivoluzionaria nuova. Non bisogna più che si manifestino deviazioni non soltanto al livello dell’informazione estera, ma anche nella ricerca, nello studio e nell’insegnamento della filosofia del Juché.
    La filosofia del Juché mette in luce la base filosofica delle idee del Juché, ideologia direttrice del nostro partito, nonché dei princìpi fondamentali della rivoluzione: è la filosofia rivoluzionaria, la filosofia politica del nostro partito. L’atteggiamento nei confronti della filosofia del Juché non concerne semplicemente una teoria filosofica, ma verte sul punto di vista e sull’atteggiamento nei confronti delle idee del partito. È opportuno accettare le idee del partito come verità indiscutibili, difenderle gelosamente e farne la propria fede rivoluzionaria per comprendere esattamente la filosofia del Juché, interpretarla a giusto titolo e spiegarla con competenza.
    Dobbiamo trarre grande fierezza dalla filosofia del Juché, filosofia politica di cui disponiamo, ed assimilare a fondo i suoi princìpi per applicarli perfettamente nella rivoluzione e nello sviluppo del paese. Dobbiamo appoggiarci strettamente ai princìpi della filosofia del Juché nell’analisi e nell’apprezzamento di tutti i fatti sociali e conformarci alle sue esigenze per raggruppare strettamente le masse popolari attorno al partito e rinvigorire il ruolo giocato dalla forza motrice per dare un energico impulso alla rivoluzione e allo sviluppo del paese.
    Se la filosofia del Juché è quella che i nostri ricercatori e il nostro popolo devono studiare e assumere come guida, essi devono nondimeno conoscere le idee filosofiche del marxismo-leninismo. È soprattutto il caso dei sociologi. Nello studio di questa filosofia è importante discernere i limiti e le immaturità accanto agli aspetti progressivi e positivi. Bisogna conoscere non soltanto i meriti storici della filosofia marxista, ma parimenti i suoi limiti dovuti alla sua epoca e all’immaturità delle sue idee e delle sue teorie se si vuol evitare di trattare con spirito dogmatico questa teoria e riconoscere a fondo l’originalità e il valore della filosofia del Juché. I sociologi assimileranno la filosofia del Juché, poi provvederanno, guidati dai suoi princìpi, a farsi un’idea chiara dei limiti e delle immaturità della filosofia marxista in rapporto ai suoi meriti.
    Nel contempo bisogna premunirsi strettamente contro tutte le correnti filosofiche eterogenee contrarie alla filosofia del Juché e preservare questa in tutta la sua purezza. La filosofia del Juché possiede un valore e una vitalità superiore, giacché riflette le esigenze della pratica della rivoluzione e la sua verità e la sua giustezza sono state confermate. Oggi l’interesse crescente che suscita e l’allargamento dei ranghi dei suoi partigiani sulla scena internazionale provano che essa dà la risposta più pertinente alla pratica della rivoluzione. I nostri sociologi devono analizzare ed apprezzare tutte le teorie filosofiche alla luce della filosofia del Juché, convinti della scientificità, della verità, dell’originalità e della superiorità di questa filosofia, per impedire alla minima corrente d’idee eterogenee d’impregnare la filosofia del Juché.
    Tutti i nostri sociologi sono invitati a studiare e a spiegare in lunghezza e in profondità la filosofia del Juché come vuole il nostro partito, evidenziando così la sua grandezza ed innalzando la sua forza d’ispirazione.

    JUCHE IDEA STUDY

  9. #9
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    Predefinito Re: Focus Juché-Songun

    E io che pensavo che quella che mi insegnano all'università fosse filosofia. Tesi magistrale sulla Dottrina Juché sto arrivando.

  10. #10
    Juché o Barbarie
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    Predefinito Re: Focus Juché-Songun

    Lottare per la realizzazione di una giustizia internazionale genuina è la posizione principale della politica estera della RPD di Corea

    La giustizia è l’ideale comune del genere umano e raggiungere la prosperità comune in un mondo libero e pacifico ove la giustizia internazionale regni sovrana è un’aspirazione condivisa ed un desiderio di tutti i paesi e le nazioni del mondo.

    Tuttavia, nell’arena internazionale attuale i principi fondamentali universalmente riconosciuti che soprintendono alle relazioni internazionali sono platealmente violati, le manovre degli imperialisti per l’aggressione e la guerra sono giustificate e legittimate ed i loro tentativi di violare la sovranità di altri paesi a proprio piacimento si fanno più pronunciati che mai.

    La realtà esige con urgenza che i popoli progressisti del mondo intraprendano una lotta attiva per la realizzazione della giustizia internazionale, a prescindere dalle differenze di credo politico e religioso e dal livello di sviluppo economico e culturale.

    Al VII Congresso del Partito del Lavoro di Corea, Kim Jong Un, Presidente della Commissione Affari di Stato della Repubblica Popolare Democratica di Corea, ha sottolineato la necessità di combattere per una giustizia internazionale genuina articolando la politica estera indipendente del Partito del Lavoro di Corea e del governo della RPDC.

    Il Dirigente Supremo Kim Jong Un disse:

    «È fondamentale combattere per una giustizia internazionale genuina».

    L’indipendenza è, in ultima analisi, giustizia, e soddisfare equamente l’esigenza d’indipendenza e gli interessi di tutti i paesi e le nazioni è fondamentale per la realizzazione della giustizia internazionale.

    Per ogni paese o nazione che ha diritto ad esistere e svilupparsi indipendentemente in quanto membro a pieno titolo della comunità internazionale insieme agli altri paesi e nazioni, il maltrattamento e l’oppressione da parte di forze esterne sono un insulto intollerabile e non si può parlare di giustizia in un paese afflitto dalla dominazione, dalla subordinazione, dall’interferenza e dalle pressioni ad opera di forze esterne.

    I grandi dirigenti Kim Il Sung e Kim Jong Il hanno confermato attraverso la loro pratica rivoluzionaria personale che l’indipendenza è la giustizia della storia, la vittoria della rivoluzione e la base per lo sviluppo di relazioni internazionali eque, ed hanno indirizzato la tendenza della storia lungo il cammino dell’indipendenza, scrivendo così una nuova storia d’indipendenza in cui le masse popolari portano a compimento la rivoluzione nei propri paesi in maniera indipendente e costruiscano un nuovo mondo più giusto, libero dalla dominazione e dalla subordinazione.

    Il Dirigente Supremo Kim Jong Un, inalberando più in alto la bandiera dell’indipendenza e della giustizia internazionale impugnata da Kim Il Sung e Kim Jong Il, intraprende attività vigorose per arrestare e frustrare le manovre egemoniche dei reazionari imperialisti, per l’amicizia e la solidarietà coi paesi socialisti e le forze indipendenti antimperialiste, per l’instaurazione di relazioni internazionali indipendenti ed eque e per la pace e la sicurezza globali.

    Quattro visite nella Repubblica Popolare Cinese, una visita nella Repubblica Socialista del Vietnam e nella Federazione Russa e due serie di incontri colloqui al vertice tra RPDC e USA sono eventi storici che hanno pienamente dimostrato al mondo intero la posizione strategica e la dignità della RPDC ed apportato grandi contributi alla salvaguardia della pace e della sicurezza globali ed alla costruzione di un nuovo mondo, indipendente e giusto.

    La RPDC non farà la minima concessione o compromesso, così come nel passato, sulle questioni concernenti gli interessi fondamentali del paese e del suo popolo e compirà sforzi determinati per realizzare una giustizia genuina che serva a soddisfare equamente l’esigenza d’indipendenza e gli interessi di tutti i paesi e le nazioni.

    Al fine di realizzare una giustizia internazionale genuina, è necessario stroncare tutti i tipi di pratiche ed ostacoli che le vadano contro.

    Il Dirigente Supremo Kim Jong Un ci ha insegnato che è doveroso compiere ogni sforzo per rigettare categoricamente l’egemonismo, l’arbitrio, il doppiopesismo e l’ingiustizia degli imperialisti che violano la sovranità ed il diritto all’esistenza dei paesi e delle nazioni e garantire equità nel trattamento delle questioni internazionali, frantumando la sfacciata ed ingannevole apparenza di “giustizia” ostentata dagli imperialisti e dai dominazionisti.

    Oggi, nell’arena internazionale, vi sono serie contraddizioni e lotte tra i popoli progressisti del mondo che lavorano per difendere la sovranità e la dignità dei loro paesi e delle loro nazioni da una parte e tra le forze reazionarie imperialiste che ricorrono all’aggressione, alla guerra, all’egemonia ed all’arbitrio dall’altra.

    A causa dell’aggressione e dell’interferenza degli imperialisti e delle forze egemoniche, la sovranità dei paesi e delle nazioni viene violata e guerre e conflitti scoppiano in vari paesi.

    Le azioni degli imperialisti, del tipo di quelle compiute contro la Siria negli ultimi anni e ripetute oggi contro il Venezuela al fine di rimuovere il presidente legittimamente eletto di uno Stato sovrano, sono una sfida diretta alla giustizia internazionale.

    Ciò che è peggio è il fatto che tali invasioni armate od interferenze negli affari interni sono attuate sotto il manto dello “annientamento del terrorismo”, della “pacificazione” e della “protezione dei diritti umani”.

    Gli imperialisti parlano bene dei paesi ad essi asserviti ma etichettano quelli insubordinati come “cattivi”, “criminali”, “dittature” e “Stati sponsor del terrorismo”, tentando di imporre oltraggiosamente i loro valori sotto l’insegna della “giustizia”.

    Esigiamo che i doppi standard e l’egemonismo oggi rampanti nelle relazioni internazionali non siano più tollerati e che mai più si permettano o si tollerino fenomeni anormali dannosi per la giustizia e la verità.

    Tutti i paesi e le nazioni che aspirano all’indipendenza ed alla giustizia devono frustrare risolutamente le pratiche imperialiste di egemonia, arbitrio, aggressione e violazione dei diritti sovrani e salvaguardare la propria sovranità. Essi devono inoltre lottare vigorosamente per fare a pezzi i discorsi ipocriti degli imperialisti sulla “giustizia” e realizzare una giustizia internazionale genuina.

    È importante garantire che le esigenze di tutti i paesi in via di sviluppo e della comunità internazionale nel suo insieme siano equamente riflesse nella risoluzione dei problemi internazionali che si trovano oggi di fronte all’umanità, quali i conflitti, l’antiterrorismo e l’ambiente.

    Oggi le esigenze indipendenti e gli interessi dei paesi in via di sviluppo sono marginalizzati nelle discussioni dei problemi internazionali, mentre si persegue apertamente la legge della giungla.

    Alcuni paesi irresponsabili voltano deliberatamente le spalle all’ambiente e ad altri seri problemi e scavalcano apertamente le convenzioni internazionalmente accettate in nome dei loro interessi economici.

    I paesi che aspirano all’indipendenza ed alla giustizia devono aumentare la vigilanza contro le manovre degli imperialisti che tentano di pescare in acque torbide immischiandosi nelle dispute ed allo scopo di interferire negli affari interni di Stati sovrani col pretesto dell’antiterrorismo, della protezione dei diritti umani e via dicendo. Essi dovranno inoltre dirigere la punta di lancia dei loro attacchi contro gli atti egoistici degli imperialisti che mirano unicamente al benessere individuale a spese del mondo intero.

    Si dovrà instaurare un nuovo ordine internazionale basato sulla sovranità al fine di realizzare una giustizia internazionale genuina.

    Oggi, nelle relazioni internazionali, la priorità e i poteri decisionali vengono assegnati solo ad alcuni specifici paesi sviluppati, mentre le opinioni dei paesi in via di sviluppo e molti altri vengono ignorate.

    Allo scopo di rettificare tali pratiche anormali, il vecchio ordine che tollera i privilegi di alcuni paesi nell’arena politica internazionale deve essere eliminato, i principi di rispetto per la sovranità, l’integrità territoriale, la non-interferenza negli affari interni e l’equità devono essere applicati e un ordine economico internazionale basato sul principio di eguaglianza e mutuo beneficio deve essere instaurato.

    I grandi dirigenti Kim Il Sung e Kim Jong Il avanzarono l’idea di sostituire il vecchio ordine internazionale (strutturato dagli imperialisti in modo tale da renderli capaci di decidere e sistemare i problemi internazionali in base alle loro convenienze) con un ordine che soddisfi i desideri dell’umanità progressiva che aspira all’indipendenza. Attraverso le loro energiche attività esterne, essi garantirono che i paesi non allineati e quelli in via di sviluppo incanalassero i loro sforzi per instaurare un nuovo ordine internazionale basato sull’indipendenza e per sviluppare la cooperazione Sud-Sud nella politica, nell’economia, nella cultura ed in altri vari campi sul principio dell’autosostentamento collettivo.

    Con un senso di responsabilità e coscienza corrispondente alla posizione strategica considerevolmente elevata grazie alla saggezza straordinaria, al coraggio unico, al lavoro instancabile, alla devozione disinteressata, alla direzione eccezionale ed esperta ed alle vigorose attività esterne del Dirigente Supremo Kim Jong Un, la RPDC combatte con maggior risolutezza per la distruzione del vecchio ordine internazionale che ricorre all’ingiustizia sotto l’insegna della “giustizia” e per instaurarne uno nuovo, equo e giusto.

    È importante garantire equità nelle attività delle Nazioni Unite ed in altre organizzazioni internazionali al fine di instaurare un nuovo ordine internazionale.

    Il fatto storico che mostra come le organizzazioni internazionali assumano un ruolo importante nell’instaurare un ordine globale, dimostra che il processo d’instaurazione di un ordine internazionale equo procede necessariamente di pari passo con un processo di risoluzione adeguata dei problemi propri delle organizzazioni internazionali.

    Attualmente, esistono ampi divari nell’uguaglianza tra i paesi e le nazioni in molte organizzazioni internazionali. Nelle sole Nazioni Unite i paesi non allineati, sebbene siano la schiacciante maggioranza, non esercitano un’adeguata influenza, mentre un ristretto numero di potenze godono di privilegi contrari alla Carta delle Nazioni Unite.

    Non deve essere trascurato neppure il fatto che le cosiddette “risoluzioni” adottate all’ONU ed in altri consessi internazionali servono solo a giustificare e legittimare la prepotenza e l’arbitrio di paesi specifici e le ingiustizie inaudite di imporre sanzioni alle vittime sono apertamente commesse in nome dell’ONU, sulla base del fatto che le vittime hanno protestato contro i carnefici.

    Sebbene le sanzioni possano venir concepite quale ultima, disperata misura da quelle forze che ammettono la loro incapacità di far cadere la RPDC con la forza, esse equivalgono a gravi violazioni dei suoi diritti sovrani e sono un insulto oltraggioso alla giustizia internazionale; pertanto, la RPDC non le tollererà nella benché minima misura ed anzi le sfiderà e le distruggerà completamente ed a qualunque costo.

    Al fine di sradicare le relazioni di dominazione, soggiogamento ed ineguaglianza e costruire un mondo giusto ove si garantiscano la piena sovranità e l’eguaglianza di tutti i paesi e di tutte le nazioni, la comunità internazionale dev’essere democratizzata e, a tale scopo, dovranno essere democratizzate le Nazioni Unite e le altre organizzazioni internazionali.

    La RPDC esige con fermezza che l’ONU e le altre organizzazioni internazionali mettano fine allo stato di cose ed alle prassi di tollerare i privilegi di certi paesi e forniscano rinforzi legislativi ed istituzionali che garantiscano equamente le esigenze indipendenti e gli interessi di ogni paese ed ogni nazione sui principi del rispetto per la sovranità, l’integrità territoriale, la non-interferenza negli affari interni e l’uguaglianza.

    La giustizia internazionale non si realizzerà mai da sola, ma diventerà possibile solo allorquando i paesi antimperialisti ed indipendenti diventeranno forti abbastanza.

    Se un paese non è sufficientemente forte, non avrà voce nell’arena internazionale, né sarà in grado di difendere la giustizia e la coscienza, e diventerà un giocattolo nelle mani delle potenze, per quanto onesto e giusto esso possa essere.

    Grazie alla saggia direzione dei grandi dirigenti Kim Il Sung e Kim Jong Il, la RPDC ha consolidato l’unità unanime del Partito e del popolo, le potenti fondamenta dell’economia nazionale autosufficiente e le possenti capacità di difesa nazionale sotto la bandiera dispiegata dell’indipendenza, dell’autosufficienza e dell’autodifesa; queste sono una garanzia affidabile nella lotta per realizzare una giustizia internazionale genuina.

    Conformemente allo storico discorso di orientamento pronunciato dal Dirigente Supremo Kim Jong Un alla prima sessione della XIV Assemblea Popolare Suprema, la RPDC consoliderà ulteriormente le fondamenta materiali del socialismo e rafforzerà la potenza politica e militare in ogni modo, portando così a compimento la causa dell’edificazione di un potente paese socialista e contribuendo a realizzare una giustizia internazionale genuina.

    I paesi progressisti nel mondo amanti della giustizia devono lavorare per costruire con le proprie forze e sulla base del principio di autosufficienza e sviluppo autonomo.

    È ugualmente importante rafforzare l’unità basata sull’indipendenza.

    I popoli progressisti del mondo, fautori dell’indipendenza, devono fronteggiare le manovre imperialiste di divisione ed alienazione con una strategia d’unità, unendosi e cooperando gli uni con gli altri trascendendo le differenze di sistema sociale, opinioni politiche, ideologia, religione, nazione e razza.

    Lavorare per realizzare una giustizia internazionale genuina è l’incrollabile posizione del Partito e del governo della RPDC.

    La RPDC darà attivamente slancio, come sempre, alla sacra causa della costruzione di un mondo nuovo, indipendente e giusto in stretta unità con i popoli di tutti i paesi che aspirano all’indipendenza ed alla giustizia, tenendo alta la bandiera dell’antimperialismo e dell’indipendenza, la bandiera della giustizia internazionale.

    https://italiacoreapopolare.wordpres...-rpd-di-corea/

 

 
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