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Discussione: Il capitalismo punta al Vietnam comunista ed suoi salarî da fame

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    Predefinito Il capitalismo punta al Vietnam comunista ed suoi salarî da fame

    Vietnam, i salari sono meno di metà di quelli cinesi. E i big dell’abbigliamento low cost aumentano gli investimenti
    di Felice Meoli | 12 Maggio 2019

    Vietnam, i salari sono meno di metà di quelli cinesi. E i big dell’abbigliamento low cost aumentano gli investimenti
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    Nei primi 4 mesi di quest’anno le aziende straniere hanno convogliato nel Paese 14,59 miliardi di dollari, in crescita dell’81% sullo stesso periodo del 2018. Gli stipendi sono tra i 125 e i 180 dollari al mese nonostante l'incremento dei minimi deciso a fine anno. Zara, H&M e Topshop producono attraverso fornitori locali in diretta concorrenza con le aziende vietnamite, che non reggono

    Esportazioni e crescita della domanda interna stanno favorendo lo sviluppo di una nuova tigre asiatica: il Vietnam. Che nei primi mesi di quest’anno ha fatto registrare afflussi record di investimenti esteri, alla ricerca di nuovi approdi logistici, stabilità economica e manodopera a basso costo. Un’opportunità per le aziende ma un problema per la popolazione. E il recente incremento del 5,3% del salario minimo non ha migliorato molto la situazione. Osservato speciale è il settore tessile e dell’abbigliamento, che grazie agli accordi di libero commercio vede competere e spesso vincere commercialmente i grandi marchi internazionali che producono in subfornitura nel Paese, impedendo una crescita organica del tessuto imprenditoriale locale. Tanti nodi ancora da sciogliere per il governo vietnamita, che punta a una svolta digitale che metterà a rischio quasi il 40% degli attuali posti di lavoro. Un’evoluzione che riguarda anche la nutrita e crescente presenza italiana ad Hanoi.

    Dagli anni 2000, il Vietnam ha registrato una crescita reale del Pil di oltre il 5% all’anno, superando il 6% dal 2014 in poi. Lo scorso anno il Paese ha chiuso con un incremento del Pil del 7,1%, mentre per quest’anno e il prossimo gli analisti della Asian Development Bank vedono una leggera flessione, al 6,8% per il 2019 e al 6,7% per il 2020. Il primo trimestre si è già chiuso con un incremento del 6,8%, lo scorso anno lo stesso periodo aveva fatto registrare una crescita del 7,3 per cento. Leggere variazioni lungo un trend di crescita costante. Esportazioni e incremento della domanda interna sono i fattori trainanti di questo sviluppo, che vede una crescita sostenuta degli investimenti esteri, una costante negli ultimi anni, ma soprattutto del 2019. Nei primi 4 mesi di quest’anno il Vietnam ha ricevuto dall’estero investimenti per 14,59 miliardi di dollari, in crescita dell’81% rispetto allo stesso periodo del 2018 secondo la Foreign investment agency, che riporta al Ministero della pianificazione e degli investimenti. Il settore manufatturiero ha attratto oltre 10 miliardi di dollari, il 72% del totale, mentre seguono a grande distanza l’immobiliare con 1,1 miliardi e il retail con 740 milioni di dollari. A dirigersi oggi in Vietnam sono aziende di 80 Paesi diversi, ma per gran parte vicini asiatici come Hong Kong, con 4,7 miliardi di dollari, un terzo del totale, Corea del Sud con 1,98 miliardi e Singapore con 1,87 miliardi di dollari.

    “Sviluppare il mercato dei servizi logistici, creare eque opportunità per le imprese di tutti settori e attrarre investimenti domestici ed esteri”, si legge nell’action plan approvato nel 2017 dal governo vietnamita. Secondo le stime del Ministero dell’industria e del commercio, in Vietnam sono oltre 1.300 le aziende della logistica, per un giro d’affari di 50 miliardi di dollari l’anno e che vale oltre il 20% del Pil. La geografia aiuta: oltre tremila chilometri di costa e l’invidiabile posizione al centro del sudest asiatico ne fanno un partner ideale per le esportazioni, favorendo la strategia “China plus one”. Ovvero tutte le aziende che negli anni scorsi si sono dirette per delocalizzare dalle parti di Pechino, a causa della crescita del costo del lavoro cinese hanno iniziato a diversificare nella regione, cercando un nuovo Paese per i propri affari da affiancare al Dragone. E molti hanno trovato nel Vietnam il nuovo partner ideale, grazie anche ai salari che, nonostante il recente aumento del livello minimo, restano meno della metà di quelli cinesi. All’inizio di quest’anno il governo ha incrementato il salario minimo del 5,3%, e oggi, secondo le diverse regioni, sono compresi tra i 125 e 180 dollari al mese. Un’opportunità per gli investitori, un problema per la popolazione.

    Una recente analisi della Fair Labor Association, intitolata “Toward Fair Compensation in Vietnam: Insights on Reaching a Living Wage”, durata tre anni, e che ha coinvolto 13.000 lavoratori di 38 aziende dell’abbigliamento, ha evidenziato come ci sia ancora molta strada da fare per raggiungere condizioni di vita in linea con gli standard internazionali. Nelle aziende affiliate all’associazione la maggior parte dei lavoratori guadagna il doppio del salario minimo, non ancora sufficiente per rispondere ai bisogni primari delle persone. “Un lavoratore avrebbe bisogno di un incremento di almeno il 25% per raggiungere la soglia che lo farebbe uscire dalla povertà assoluta, secondo i benchmark della Global Living Wage Coalition”, scrive Fair Labor. “Con l’incremento del 5,3% di quest’anno, il salario minimo resta per meno della metà (48,2%) al di sotto del benchmark della Global Living Coalition”.

    L’industria tessile ha esportato lo scorso anno prodotti per 36 miliardi di dollari, in crescita del 16 per cento. Dopo la Cina e il Bangladesh, il Vietnam rappresenta il terzo esportatore di tessile e abbigliamento nel mondo. Oltre 2,5 milioni di lavoratori sono impiegati in 6.000 aziende, che per la maggior parte non hanno un proprio brand. E il mercato interno, grazie anche agli accordi di libero commercio, è dominato dalle insegne straniere. Zara, H&M, Topshop, Old Navy, che producono nel Paese attraverso fornitori locali, sono in diretta concorrenza nei negozi con gli stessi produttori vietnamiti. E vengono preferiti dai consumatori grazie alla diversa forza del brand. Secondo Vu Duc Giang, presidente della Vietnam Textile and Apparel Association, l’industria locale non è riuscita a mantenere i ritmi dei trend del fashion globale. E suggerisce alcune strade, tra cui l’addestramento delle risorse, la creazione di reti di distribuzione tradizionali e online, così come di distretti industriali e lo sviluppo della tecnologia.

    La tecnologia al momento non è uno dei punti di forza dell’industria vietnamita, ma il governo punta a una trasformazione dell’economia in senso digitale. Vu Dai Thang, viceministro della pianificazione, ha recentemente indicato in 9 miliardi l’apporto dell’economia digitale, puntando a raggiungere 30 miliardi nel 2025. Citando stime del centro di ricerca australiano Data 61, Vu Dai Thang ha anche aggiunto che nei prossimi 20 anni la digitalizzazione potrebbe valere 162 miliardi di dollari, sottolineando tuttavia che il 38% degli attuali posti di lavoro potrebbe scomparire.

    Anche l’Italia è presente in Vietnam, sia dal punto di vista commerciale che produttivo. Le relazioni tra i due Paesi sono positive, come testimoniato anche dall’ultimo evento dello scorso novembre, organizzato in collaborazione con l’Ambasciata italiana ad Hanoi, che ha coronato un partenariato quinquennale avviato nel 2013. L’appuntamento, dal titolo Piazza Italia, ha portato gli stand tricolori nella cittadella imperiale di Thang Long e ha visto le sponsorizzazioni di gruppi da tempo attivi nel Paese, come Piaggio, Ariston, Leonardo e Bedeschi. “Punto di forza del Paese è di essere in costante crescita e in pieno sviluppo, dove il valore del manifatturiero è assoluto rispetto alle altre realtà dell’area. Non solo: il Paese è punto di riferimento per le aziende del settore meccanico e di quello tessile, anche per quelle che hanno delocalizzato la produzione”, ha dichiarato lo scorso anno la Confartigianato di Vicenza, in occasione dell’apertura di un proprio ufficio ad Hanoi.
    https://www.ilfattoquotidiano.it/201...menti/5157668/
    "Per rendere migliore il mondo - Se agli insoddisfatti, ai malinconici, ai brontoloni si impedisse di riprodursi, già la terra si trasformerebbe come per incanto in un giardino di felicità." [MA, II, I, 278]

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  2. #2
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    Predefinito Re: Il capitalismo punta al Vietnam comunista ed suoi salarî da fame

    Bene poi dopo dove si sposteranno?

    Nei paesi poveri i salari aumentano, in quelli ricchi diminuiscono, si prospetta un futuro in cui tutti saremo mediamente poveri tranne i ricchi che saranno ricchissimi e potranno fare quello che vogliono.
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  3. #3
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    Predefinito Re: Il capitalismo punta al Vietnam comunista ed suoi salarî da fame

    Citazione Originariamente Scritto da triggered Visualizza Messaggio
    Bene poi dopo dove si sposteranno?

    Nei paesi poveri i salari aumentano, in quelli ricchi diminuiscono, si prospetta un futuro in cui tutti saremo mediamente poveri tranne i ricchi che saranno ricchissimi e potranno fare quello che vogliono.
    "oy vey, e che ci sarebbe di male?"
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  4. #4
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    Predefinito Re: Il capitalismo punta al Vietnam comunista ed suoi salarî da fame

    Purtroppo i compagni vietnamiti stanno facendo un sacco di cagate. Io spero seriamente che si ravvedano dato che a livello di teoria non sono messi male come i cinesi. Diciamo che però cose come queste non mi fanno ben sperare...


  5. #5
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    Predefinito Re: Il capitalismo punta al Vietnam comunista ed suoi salarî da fame

    Postumi dell'aver scelto il comunismo filosovietico.

    La guerra del Vietnam, dopo la fine delle guerre indocinesi coloniali, fu richiesta dal legale governo del Vietnam del Sud agli alleati americani per difendersi dagli attacchi del Vietnam del Nord e dei vietcong, come era avvenuto nelle due Coree e altri luoghi caldi, i sovietici avevano cercato di esportare il loro imperialismo rosso ai danni di nazioni schierate con la NATO. Quindi è paragonabile all'intervento russo chiesto dal governo Assad, un governo legale ha chiesto ad un alleato un aiuto.

    è come se la Jugoslavia avesse invaso il Veneto nel 1960, e l'Italia avesse invocato l'aiuto dei militari americani per cacciare i titini.

    La soluzione è che ci fosse stato un solo Vietnam come oggi, ma guidato dal governo del Sud, non da quello del Nord come è avvenuto.
    Honi soit qui mal y pense

  6. #6
    Juché o Barbarie
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    Predefinito Re: Il capitalismo punta al Vietnam comunista ed suoi salarî da fame

    Citazione Originariamente Scritto da Jerome Visualizza Messaggio
    Postumi dell'aver scelto il comunismo filosovietico.

    La guerra del Vietnam, dopo la fine delle guerre indocinesi coloniali, fu richiesta dal legale governo del Vietnam del Sud agli alleati americani per difendersi dagli attacchi del Vietnam del Nord e dei vietcong, come era avvenuto nelle due Coree e altri luoghi caldi, i sovietici avevano cercato di esportare il loro imperialismo rosso ai danni di nazioni schierate con la NATO. Quindi è paragonabile all'intervento russo chiesto dal governo Assad, un governo legale ha chiesto ad un alleato un aiuto.

    è come se la Jugoslavia avesse invaso il Veneto nel 1960, e l'Italia avesse invocato l'aiuto dei militari americani per cacciare i titini.

    La soluzione è che ci fosse stato un solo Vietnam come oggi, ma guidato dal governo del Sud, non da quello del Nord come è avvenuto.
    Mettiti il cuore in pace, ha vinto il Nord.

  7. #7
    Shadow man
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    Predefinito Re: Il capitalismo punta al Vietnam comunista ed suoi salarî da fame

    Citazione Originariamente Scritto da Lord Attilio Visualizza Messaggio
    Mettiti il cuore in pace, ha vinto il Nord.
    Invece altrove è andata diversamente.





    Ormai è il mio unico piacere rimasto nella vita, offendere il comunismo e immaginare mastro Iohannes che sistema i comunisti
    Honi soit qui mal y pense

  8. #8
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    Predefinito Re: Il capitalismo punta al Vietnam comunista ed suoi salarî da fame

    Non ha importanza, finché l'Occidente si impoverisce è cosa buona e giusta. Il trend per il Terzo Mondo è comunque quello della ricchezza e infatti gli operai vietnamiti hanno un potere d'acquisto che a Tor Bella Monaca comincia ad essere scambiato per un miraggio

  9. #9
    Shadow man
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    Predefinito Re: Il capitalismo punta al Vietnam comunista ed suoi salarî da fame

    Citazione Originariamente Scritto da il tuo nemico Visualizza Messaggio
    Non ha importanza, finché l'Occidente si impoverisce è cosa buona e giusta.
    Il terzo mondo è un posto di m. per colpa dei suoi abitanti, che invidiano l'occidente perché loro non sono stati in grado, non dico il perché, tanto lo si sa, e c'è la Mancino, quel povero di JD Watson è stato rovinato dall'aver preso dei dati oggettivi e averne fatto delle spiegazioni spicce.
    monorazziale likes this.
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  10. #10
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    Predefinito Re: Il capitalismo punta al Vietnam comunista ed suoi salarî da fame

    Citazione Originariamente Scritto da Jerome Visualizza Messaggio
    Il terzo mondo è un posto di m. per colpa dei suoi abitanti, che invidiano l'occidente perché loro non sono stati in grado, non dico il perché, tanto lo si sa.
    Intanto però quelli che rosicano perché nel Terzo Mondo lavorare e guadagnare è piu' facile sono gli occidentali, guarda Pestis come rosica perché gli operai vietnamiti avranno un potere d'acquisto maggiore delle mitologiche periferie forzanoviste

 

 
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