Russia-Bielorussia / Putin stanco di Lukashenko, verso showdown
Ultimo spunto guerra verbale su molotov ad ambasciata russa Minsk
Ma non ci sarà uscita di scena brusca leader Minsk
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Lago Ladoga, 3 set. (Apcom-Nuova Europa) - Precipitate dall'idillio nel nome delle comuni origini e del passato sovietico a litigi senza fine, le relazioni tra Mosca e Minsk minacciano un doloroso divorzio, da siglare entro il 2011, anno di elezioni presidenziali in Bielorussia. Non passa giorno, praticamente, senza polemiche e scambi di accuse tra l'autoritario Aleksandr Lukashenko e un sempre più stanco Vladimir Putin. Petrolio, gas, raffinerie, trattori: ogni punto delle relazioni economiche tra i due Paesi ex sovietici sono oggetto di diverbi e dispute tra il presidente bielorusso e il governo russo. Con Lukashenko sempre pronto a dire 'niet' alle richieste e ai desiderata moscoviti, dalla costruzione di una Unione statale al riconoscimento di Abkhazia e Ossezia del Sud. L'ultimo episodio le parole pesanti volate dopo il lancio di due molotov qualche giorno fa contro l'ambasciata russa di Minsk. Molotov che per Lukashenko fanno il gioco di Mosca e dei russi "bastardi e furfanti". Dichiarazioni che il capo della diplomazia russa Sergei Lavrov bolla oggi come "blasfeme".
Il vaso russo è molto vicino a traboccare, segnalano analisti ed esperti di ex Urss. "A mio avviso a Mosca hanno deciso che è ora di rendere obbediente Lukashenko - dichiara Aleksej Miller, dell'Istituto per l'Informazione Scientifica e le Scienze Sociali, con una cattedra sullo spazio ex sovietico - e non credo che tenteranno di eliminarlo politicamente, non di colpo. Ma visto che tutti i soldi che girano in Bielorussia sono russi, hanno deciso di costringerlo ad ascoltare". Miller illustra ad Apcom la sua tesi a margine della riunione annuale del Valdai, forum di esperti di Russia che quest'anno ha discusso anche le nuove dinamiche nello spazio ex sovietico.
Gli strumenti di pressione non mancano. La Russia ha letteralmente 'mantenuto' la Bielorussia negli ultimi anni, cedendo gas a buon mercato ed elargendo puntuali crediti. Inoltre, praticamente tutto l'export bielorusso - in particolare prodotti agricoli, carne, latte - è destinato alla Russia, mentre a Minsk e dintorni i russi fanno fatica a vendere, perché Lukashenko impone una quota minima dell'80% di prodotti nazionali sul mercato interno. Putin ha anche fatto i conti dei sussidi elargiti in un modo o nell'altro in pochi anni: 52 miliardi di dollari, l'equivalente dell'intero Pil bielorusso al massimo della crescita, segnato nel 2008.
"Lukashenko ora ha davanti a sé una scelta da fare: continuare a fare il bastian contrario e restare senza mezzi nell'imminenza delle presidenziali, quando dovrà rendere conto alla popolazione, magari affamata, oppure accordarsi con la Russia, ma alle condizioni che porrà Mosca", argomenta Miller, secondo cui le mire russe possono essere riassunte in un solo obiettivo: "comprarsi la Bielorussia". Cominciando dalla rete di distribuzione del gas Beltrangaz, passando per le raffinerie, le infrastrutture militari, sino alla produzione di trattori.
Un altro dossier che è stato molto a cuore al Cremlino è la creazione di una Unione statale, una sorta di entità statale con una sola moneta - il rublo - e comuni istituzioni, che testimoni il potere russo nello spazio ex sovietico e suggerisca altri ri-avvicinamenti. "Ma Lukashenko non ci sta a fare il secondo uomo", sottolinea il professor Miller, membro dell'Accademia delle Scienze Russa - e ora per lui sarà dura". Mosca inizierà a chiudere gli ultimi rubinetti dei finanziamenti indiretti dell'economia bielorussa, prevede, "ai russi non costerà davvero niente". Lo scenario che prospetta Miller non è di una repentina uscita di scena del presidente bielorusso, anche in caso di "scelta dello scontro". La Russia, afferma, non vuole nuova instabilità ai suoi confini. "Se Lukashenko andrà allo scontro con Mosca, resterà in sella al massimo ancora tre anni". E se deciderà di scendere a patti? "Allora potrà restare quanto vuole".







