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Discussione: Tratta delle Bianche

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    Predefinito Tratta delle Bianche

    Le schiave bianche del sesso
    American Dissident Voices 03 Settembre 2010
    Rapporto scritto, oggetto della trasmissione radiofonica del 26 ottobre 2009, a cura della American Dissident Voices.

    Fra le tante vicende inerenti i crimini commessi contro i bianchi e contro i gentili, non note al pubblico ed accuratamente evitate dai mass-media, vi è quella delle schiave bianche del sesso, perpetrata da ebrei. Si tratta di donne bianche, catturate da bande ebraiche e costrette a lavorare nei bordelli di Israele e altrove. I pochi articoli che parlano di questo argomento non fanno mai riferimento agli ebrei come i fautori di ciò. Viene invece usato l’eufemismo politicamente corretto di bande russe, crimine organizzato russo e mafia russa. In verità non vi sono molti russi coinvolti in questo giro di schiave, come i giornalisti che scrivono questi articoli ben sanno, ma sanno anche bene che se puntualizzassero la natura ebraica di questi trafficanti di donne, si ritroverebbero ben presto senza lavoro. L’adescamento delle vittime avviene in un ambiente di estrema povertà.

    La Russia ed i suoi Stati satelliti ex comunisti dell’Est europeo sono stati prosciugati economicamente per vari decenni dallo stesso sistema comunista creato dagli ebrei. Quando il sistema collassò, capitalisti opportunisti ed ex comunisti, trasformatisi in riformisti, molti dei quali ebrei, iniziarono il saccheggio, comprarono industrie, approfittarono dei cittadini del posto non abituati a pratiche affaristico-predatorie, facendo, ancora oggi, man bassa di ampi territori dell’Europa dell’Est, facendo impoverire la gente fino alla fame, nonostante gli europei orientali siano tra le popolazioni bianche più acculturate del mondo. E’ noto a chiunque che russi, moldavi e ucraini vogliono fuggire dalla miseria e andare a Ovest; giovani donne, a migliaia, si fanno pubblicità per sposare uomini occidentali su dozzine di siti per cuori solitari. Molti operai in questi Paesi guadagnano meno di 30 dollari al mese. Quando a queste giovani viene offerta la possibilità di guadagnare decine di volte di più, non c’è da stupirsi se, a migliaia, accettano senza batter ciglio.

    Molte di loro finiscono in Israele, dove il traffico di schiave bianche del sesso è molto comune e raramente notato dalle autorità, le quali danno il loro tacito benestare. Le organizzazioni ebraiche hanno reti internazionali e le schiave bianche sono vendute a bordelli, controllati da ebrei, in Europa, Turchia e Paesi asiatici.

    Ecco alcune tristi storie:

    Lara Matveyava non sapeva che lo straniero gentile, che le offrì di uscire dalla povertà, era unreclutatore di un giro malavitoso ebraico dedito alla tratta delle bianche. Nel suo caso, le fu promesso un lavoro di domestica in Germania, annaffiare le piante e dar da mangiare agli animali domestici, sarebbe stato il suo lavoro. Quando arrivò ad Amburgo, la banda iniziò la prima parte del rituale, cioè ritirandole il passaporto per ragioni di sicurezza, facendola pertanto diventare una clandestina e quindi al di fuori della legge. Tre giorni dopo le fu detto quello che sarebbe stato il suo lavoro: fare la prostituta in un bordello di Amburgo. Nonostante fosse determinata a tornarsene a casa, fu imprigionata per sei mesi in vari bordelli mascherati da bar e night-club, finchè riuscì a fuggire. Una volta a casa disse che la maggior parte delle donne da lei incontrate erano così terrorizzate dai loro carcerieri che avevano rinunciato a fuggire. Ancora oggi, Lara, non usa il suo vero nome, per paura di ritorsioni da parte dei suoi ex carcerieri ai quali appartiene. Disse «Niente più mi indigna ormai, perché le peggiori cose che potevano capitarmi, mi sono capitate. Pochissime delle donne da me incontrate sono diventate volontariamente delle prostitute. La maggior parte vi furono indotte. Non c’erano alternative. Non avevamo più i passaporti e non sapevamo a cosa andavamo incontro se ci fossimo rivolte alla Polizia. Eravamo clandestine, dedite ad un’attività illegale, non potevamo aspettarci nessun conforto. All’inizio rifiutai di lavorare ma poi lo dovetti fare perché non c’era altro mezzo per mangiare e spesso vedevo i pestaggi che subivano altre donne quando si rifiutavano di collaborare». Alle donne viene detto che devono ripagare il loro debito, prima di ritornare libere. Si tratta di cifre esageratamente alte, che vengono incrementate arbitrariamente dai carcerieri con multe se le donne si rifiutano di sottomettersi a qualsiasi degrado sessuale richiesto, incluso lo stupro di gruppo. Quando un protettore ebreo decide di volere carne fresca, le donne più vecchie vengono vendute ad altri, spesso varie volte nello stesso anno e il debito sale ad ogni nuova trattativa. Le associazioni dei diritti umani stimano che circa 500.000 donne bianche siano state catturate e violentate da queste bande, una cifra che si riferisce alla sola Russia ( London Observer, Domenica 12 Novembre 2009).

    Irina, 21 anni, pensava di fare la ballerina quando scese dalla nave ad Haifa, in Israele, proveniente dall’Ucraina. Pochi giorni dopo fu portata in un postribolo, dove il suo nuovo padrone ebreo le bruciò il passaporto in sua presenza. «Sei di mia proprietà» disse «e lavorerai finchè non ti sarai guadagnata la libertà. Non tentare di andartene, non hai documenti e non parli la nostra lingua. Saresti arrestata e trasferita, dopodiché ti riprendiamo e ti riportiamo qui». All’inizio si rifiutò di fare la prostituta, ma le botte ed i ripetuti stupri da parte dei suoi padroni ruppero la sua resistenza. Irina disse: «Non credo che l’uomo che ha rovinato la mia vita, pagherà per questo».

    Fino a poco tempo fa la tratta delle Bianche non era nemmeno fuorilegge in Israele e solo dietro ripetute pressioni internazionali, sono state promulgate leggi restrittive lo scorso anno. I processi tuttavia sono rari e le sentenze leggere. Le autorità del posto fanno finta di non vedere la schiavitù nella quale vengono obbligate le donne bianche, ma, d’altra parte, è insito nella loro tradizione considerarsi come i soli e veri esseri umani, mentre queste schiave bianche non sono, purtroppo, ebree.

    Marco Buffo, responsabile del nucleo anti-sfruttamento in Italia, ha dichiarato: «E’ risaputo che i prezzi più alti vengono oggi pagate per le donne bianche. Sono la novità del momento».

    Mikhail Lebed, responsabile delle indagini criminali del ministero degli Interni ucraino, ha affermato: «I gangster fanno più soldi con queste donne in una settimana, di quelli che noi riusciamo ad avere come budget annuale. Per essere onesti, a meno che qualcuno non ci aiuti, non riusciremo a fermare questo traffico».

    Recentemente, Yitzhak Tyler della Polizia di Haifa, ha rilasciato qualche indiscrezione su alcune operazioni di polizia in quella città portuale israeliana: «Questi uomini pagano da 500 a 1.000 dollari per una donna ucraina o russa. Capisce quello che intendo dirle? Comprano queste donne per poi ricavarci una fortuna. Prendete un piccolo locale e metteteci dieci ragazze. Ognuna riceve da 10 a 15 clienti al giorno. Moltiplicate questo per 200 shekels (la moneta israeliana). Entrano quindi ogni giorno 30.000 shekels. Ogni ragazza lavora per 25 giorni al mese, minimo. Parliamo quindi di 750.000 shekels al mese, ossia 215.000 dollari. Una sola persona, a volte, è proprietaria di cinque locali. Il che fa un milioni di dollari al mese. Niente tasse, niente spese generali se non il cibo necessario per sopravvivere. E’ una fabbrica con schiave come mano d’opera. E sono sparse in tutto Israele».

    Un milione di dollari al mese per un protettore ebreo di media caratura. E cosa ricevono in cambio le ragazze? Botte, stupri, prestazioni sessuali forzate a richiesta, un po’ di cibo e qualche spicciolo per le sigarette. Sbarre alle finestre. Sfilano nude nei mercati ebraici delle schiave quando vengono rivendute, magari per la quarta volta in un anno. Violenze di gruppo e ritorsioni sulle famiglie se fuggono. Condanna ed espulsione, quando va bene, a cura di un sistema legale colluso. Gli sfruttatori ebrei sono così fiduciosi della loro invulnerabilità che uno di loro, Jacob Golan, proprietario di tre postriboli, incluso il Tropicana di Tel Aviv, rilasciando un’intervista al New York Times, disse: «Agli israeliani piacciono le russe. Sono bionde, di bell’aspetto e diverse da noi», mentre ridacchiava e si accarezzava i suoi capelli neri, «… e sono disperate, farebbero qualsiasi cosa per soldi». Sempre pieno di ragazze russe mezze nude, il club è aperto 24 ore al giorno. Al Tropicana ci sono 12 cubi, dove venti donne lavorano a turni, otto di giorno e dodici di notte. Gli affari vanno a gonfie vele e non solo con gli stranieri, anche i soldati israeliani, con il fucile a spalla, frequentano il luogo assieme a uomini d’affari e turisti. Al signor Golan fu chiesto se la maggior parte delle donne che lavorano al club lo fanno volontariamente. Scoppiò in una risata ma non rispose. In un supremo atto di amara ironia, il reporter notò che Golan stava preparando un poster di una donna israeliana scomparsa da attaccare davanti al suo club. Che anima altruista! Non è vero? (The New York Times, 11 gennaio 2008).

    Le Nazioni Unite affermano che la tratta delle bianche è, al momento, il business in maggior crescita del crimine organizzato. La maggior parte di queste schiave sono bianche. Il quotidiano australiana Sydney Morning Herald asserisce che questo traffico è un affare che, come importanza di lucro, supera quello del traffico di droga. Dopo tutto la droga può essere venduta una sola volta in attesa del suo consumo, mentre le bianche possono essere usate e poi portate al mercato degli schiavi più volte, per anni, fino alla loro morte o al decadimento del loro aspetto.

    La storia di Mariana è tipica. Illusa da promesse di un facile lavoro e buon guadagno, lasciò la Russia alla volta di Israele. La routine del bordello era brutale ed efficiente. Lavorava 7 giorni a settimana con 20 clienti in media al giorno, sia ebrei che arabi. Un uomo stava di guardia alla sua stanza, spartanamente arredata con un letto, un comò, una doccia e un lavandino. Era isolata dal mondo esterno, tranne nel caso di una donna che si fermava a vendere cibo a lei e ad altre ragazze russe. Le chiamate telefoniche a casa per assicurare i genitori che il lavoro andava bene, venivano monitorate. Dopo circa 5 mesi a Mariana fu permesso di lasciare il grigio edificio con un autista per incontrare dei clienti in un hotel di Tel Aviv. Tre giorni dopo, un gruppo di uomini la sequestrarono in una casupola dietro all’hotel. «Fai quello che ti diciamo. Non dare calci e non urlare, non vale la pena di resistere» ricordò queste parole prima che la stuprassero in gruppo. Disperata tentò anche di fuggire dal bordello ma fu riacciuffata. Il governo russo ammette che circa 100.000 donne vengono fatte espatriare ogni anno dalla Mafia ebraica, facendo passare la stima globale di 500.000 donne, da parte delle associazioni dei diritti umani, una cifra ottimista. E questo, ribadisco, riguarda solamente la Russia.

    Doros Michael, funzionario del Gruppo d’Azione per il sostegno all’immigrazione di Cipro, spiega che le donne bianche sono le schiave del sesso più ambite. Le russe si presume siano più istruite, più carine e più bianche delle asiatiche (Sydney Morning Herald, 8 .arzo 2008).

    Amnesty International ha steso rapporti, criticando aspramente Israele per la sua tolleranza verso l’industria della tratta delle bianche. Ma questa notizia non è stata diramata da nessuna TV e da nessun media di primo piano. Amnesty International affermò: «Il Governo d’Israele non è riuscito a prendere le misure adeguate per prevenire, indagare, processare e punire le persone responsabili delle violazioni dei diritti umani, nell’ambito della Tratta delle Bianche». Fu citato anche il caso della ventisettenne Valentina, la quale disse: «Le condizioni erano orribili. La maggior parte delle ragazze soffriva di malattie veneree. Non si poteva andare da nessuna parte. C’erano sbarre alle finestre e guardie per tutto il tempo, giorno e notte». Valentina riuscì a fuggire da una finestra del secondo piano, evitò la Polizia israeliana e potè, in seguito, raccontare la sua storia. Ma migliaia di ragazze russe sono ancora là.

    Una giovane russa, Larissa, disse di essere sfuggita al suo sfruttatore, ma fu arrestata dalla Polizia israeliana, la quale la vendette ad un altro sfruttatore che ammise di essere un ex ufficiale di Polizia.

    Queste schiave bianche non hanno speranze e non hanno amici. I pochi ebrei che si oppongono a questo turpe commercio, sono al di fuori dei centri di potere e di comando in Israele. I bianchi in Occidente sono troppo occupati nel loro stile di vita consumistico e non sono informati di questo traffico, in quanto i media, controllati dal mondo ebraico, non danno notizie in merito.

    In una recente conferenza sui diritti umani, indetta dalla Coalizione Mondiale contro la Tratta delle Bianche, è stato stimato che nella sola Tel Aviv ci siano più di duecento bordelli. E’ stato inoltre affermato: «Quando arrivano in Israele, partecipano (le bianche) ad un ‘seminario educativo’ che include stupro e vendita all’asta, dopodiché i loro passaporti vengono ritirati e vengono imprigionate in appartamenti-prigione. Vengono obbligate a prostituirsi in modo da ‘ripagare’ il debito contratto durante il loro trasferimento in Israele».

    Poche ex schiave del sesso hanno avuto il coraggio di parlare.

    «Sono Ilona. Sono stata venduta per 15.000 dollari e dopo alcuni mesi fui rivenduta nuovamente.

    Mi obbligarono ad andare con 150 clienti alla settimana. Tanta gente conosceva sia me che le altre ragazze. C’erano taxista e persone del negozio di alimentari che portavano alcolici ed anche dottori che ci davano pillole anti-concezionali da prendere per tutto il mese, così non avremmo perso giorni di lavoro nemmeno con le mestruazioni. I dottori ci visitavano dopo essere state picchiate e ci davano degli anti-dolorifici. Ma il peggio successe con i poliziotti che mi conoscevano. Una volta riuscii a scappare e mi presentai alla Polizia. Mi passarono ad un poliziotto che conosceva il russo. Gli parlai e lui ascoltava attentamente. Dopo un’ora di ascolto del mio racconto, il mio boss, cioè lo sfruttatore, arrivò alla centrale di Polizia, mi riportò a casa e lì mi diede un sacco di botte davanti alle altre ragazze a scopo intimidatorio. Per alcuni giorni non potei lavorare».

    «Sono Yanna. All’aereoporto sono stata presa in consegna da Ilyosha. Avevo sei o sette clienti al giorno per Ben-Yehuda, gli facevo guadagnare 600-700 shekels al giorno, ricevevo cibo e sigarette e 20 shekels al giorno. Dopo due settimane mi vendette a Peter e Gershon per i quali lavorai nella loro sala massaggi, 10 o 15 clienti al giorno, 150 shekels per mezz’ora e 20 shekels per me più cibo e sigarette. Due mesi dopo Peter mi mandò in un altro bar. Quando non lavoravo venivo chiusa in un appartamento e mi portavano ciò di cui avevo bisogno. Peter mi diceva che sarei potuta andarmene solo dopo avergli fatto guadagnare 40.000 dollari. In questo bar avevo tra i 7 e i 10 clienti e là dovevo guadagnare 700 shekels. Se la giornata era fiacca, dovevo lavorare di più il giorno dopo. Nella sala massaggi venivo picchiata anche dal direttore e dai dipendenti».

    Un’associazione benefica, la Miramed, che cerca di aiutare donne e bambini russi prevenendo che questi cadano nella rete dei trafficanti ebraici, stima che «il 90% delle donne che lasciano la Russia nelle grinfie di questi criminali, non sanno di essere dirette sulla strada della prostituzione e non sanno nemmeno che verranno schiavizzate dietro a delle sbarre e obbligate a soddisfare le voglie dei loro carcerieri su richiesta ed essere poi rivendute più volte in mercati ebraici per schiavi».

    I media ebraici hanno ossessionato per decenni sul tema della schiavitù dei neri in Nord America, che fu abolita dai bianchi e che non esiste più da oltre 130 anni. Ma quante volte abbiamo sentito parlare della schiavitù dei bianchi che sta avvenendo oggi? Voglio che leggiate queste mie parole e che non dimentichiate ciò che ebrei stanno facendo a ben mezzo milione delle nostre donne e ragazze. Non dimenticate nemmeno che gli ebrei comandano i media, i quali piangono lacrime di coccodrillo per mesi se un criminale nero va a sbattere contro il manganello di un poliziotto bianco, ma che chiudono gli occhi davanti ad un numero di schiave bianche del sesso sufficente a triplicare la popolazione di Rockford nell’Illinois. Quando dico non dimenticate intendo dire non fidatevi più di loro.

    Kevin Alfred Strom

    National Alliance Hillsboro, West-Virginia (USA)
    Ultima modifica di kalashnikov47; 10-09-10 alle 23:30

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    Predefinito Rif: Tratta delle Bianche

    Citazione Originariamente Scritto da kalashnikov47 Visualizza Messaggio
    Le schiave bianche del sesso
    American Dissident Voices 03 Settembre 2010
    Rapporto scritto, oggetto della trasmissione radiofonica del 26 ottobre 2009, a cura della American Dissident Voices.

    Fra le tante vicende inerenti i crimini commessi contro i bianchi e contro i gentili, non note al pubblico ed accuratamente evitate dai mass-media, vi è quella delle schiave bianche del sesso, perpetrata da ebrei. Si tratta di donne bianche, catturate da bande ebraiche e costrette a lavorare nei bordelli di Israele e altrove. I pochi articoli che parlano di questo argomento non fanno mai riferimento agli ebrei come i fautori di ciò. Viene invece usato l’eufemismo politicamente corretto di bande russe, crimine organizzato russo e mafia russa. In verità non vi sono molti russi coinvolti in questo giro di schiave, come i giornalisti che scrivono questi articoli ben sanno, ma sanno anche bene che se puntualizzassero la natura ebraica di questi trafficanti di donne, si ritroverebbero ben presto senza lavoro. L’adescamento delle vittime avviene in un ambiente di estrema povertà.

    La Russia ed i suoi Stati satelliti ex comunisti dell’Est europeo sono stati prosciugati economicamente per vari decenni dallo stesso sistema comunista creato dagli ebrei. Quando il sistema collassò, capitalisti opportunisti ed ex comunisti, trasformatisi in riformisti, molti dei quali ebrei, iniziarono il saccheggio, comprarono industrie, approfittarono dei cittadini del posto non abituati a pratiche affaristico-predatorie, facendo, ancora oggi, man bassa di ampi territori dell’Europa dell’Est, facendo impoverire la gente fino alla fame, nonostante gli europei orientali siano tra le popolazioni bianche più acculturate del mondo. E’ noto a chiunque che russi, moldavi e ucraini vogliono fuggire dalla miseria e andare a Ovest; giovani donne, a migliaia, si fanno pubblicità per sposare uomini occidentali su dozzine di siti per cuori solitari. Molti operai in questi Paesi guadagnano meno di 30 dollari al mese. Quando a queste giovani viene offerta la possibilità di guadagnare decine di volte di più, non c’è da stupirsi se, a migliaia, accettano senza batter ciglio.

    Molte di loro finiscono in Israele, dove il traffico di schiave bianche del sesso è molto comune e raramente notato dalle autorità, le quali danno il loro tacito benestare. Le organizzazioni ebraiche hanno reti internazionali e le schiave bianche sono vendute a bordelli, controllati da ebrei, in Europa, Turchia e Paesi asiatici.

    Ecco alcune tristi storie:

    Lara Matveyava non sapeva che lo straniero gentile, che le offrì di uscire dalla povertà, era unreclutatore di un giro malavitoso ebraico dedito alla tratta delle bianche. Nel suo caso, le fu promesso un lavoro di domestica in Germania, annaffiare le piante e dar da mangiare agli animali domestici, sarebbe stato il suo lavoro. Quando arrivò ad Amburgo, la banda iniziò la prima parte del rituale, cioè ritirandole il passaporto per ragioni di sicurezza, facendola pertanto diventare una clandestina e quindi al di fuori della legge. Tre giorni dopo le fu detto quello che sarebbe stato il suo lavoro: fare la prostituta in un bordello di Amburgo. Nonostante fosse determinata a tornarsene a casa, fu imprigionata per sei mesi in vari bordelli mascherati da bar e night-club, finchè riuscì a fuggire. Una volta a casa disse che la maggior parte delle donne da lei incontrate erano così terrorizzate dai loro carcerieri che avevano rinunciato a fuggire. Ancora oggi, Lara, non usa il suo vero nome, per paura di ritorsioni da parte dei suoi ex carcerieri ai quali appartiene. Disse «Niente più mi indigna ormai, perché le peggiori cose che potevano capitarmi, mi sono capitate. Pochissime delle donne da me incontrate sono diventate volontariamente delle prostitute. La maggior parte vi furono indotte. Non c’erano alternative. Non avevamo più i passaporti e non sapevamo a cosa andavamo incontro se ci fossimo rivolte alla Polizia. Eravamo clandestine, dedite ad un’attività illegale, non potevamo aspettarci nessun conforto. All’inizio rifiutai di lavorare ma poi lo dovetti fare perché non c’era altro mezzo per mangiare e spesso vedevo i pestaggi che subivano altre donne quando si rifiutavano di collaborare». Alle donne viene detto che devono ripagare il loro debito, prima di ritornare libere. Si tratta di cifre esageratamente alte, che vengono incrementate arbitrariamente dai carcerieri con multe se le donne si rifiutano di sottomettersi a qualsiasi degrado sessuale richiesto, incluso lo stupro di gruppo. Quando un protettore ebreo decide di volere carne fresca, le donne più vecchie vengono vendute ad altri, spesso varie volte nello stesso anno e il debito sale ad ogni nuova trattativa. Le associazioni dei diritti umani stimano che circa 500.000 donne bianche siano state catturate e violentate da queste bande, una cifra che si riferisce alla sola Russia ( London Observer, Domenica 12 Novembre 2009).

    Irina, 21 anni, pensava di fare la ballerina quando scese dalla nave ad Haifa, in Israele, proveniente dall’Ucraina. Pochi giorni dopo fu portata in un postribolo, dove il suo nuovo padrone ebreo le bruciò il passaporto in sua presenza. «Sei di mia proprietà» disse «e lavorerai finchè non ti sarai guadagnata la libertà. Non tentare di andartene, non hai documenti e non parli la nostra lingua. Saresti arrestata e trasferita, dopodiché ti riprendiamo e ti riportiamo qui». All’inizio si rifiutò di fare la prostituta, ma le botte ed i ripetuti stupri da parte dei suoi padroni ruppero la sua resistenza. Irina disse: «Non credo che l’uomo che ha rovinato la mia vita, pagherà per questo».

    Fino a poco tempo fa la tratta delle Bianche non era nemmeno fuorilegge in Israele e solo dietro ripetute pressioni internazionali, sono state promulgate leggi restrittive lo scorso anno. I processi tuttavia sono rari e le sentenze leggere. Le autorità del posto fanno finta di non vedere la schiavitù nella quale vengono obbligate le donne bianche, ma, d’altra parte, è insito nella loro tradizione considerarsi come i soli e veri esseri umani, mentre queste schiave bianche non sono, purtroppo, ebree.

    Marco Buffo, responsabile del nucleo anti-sfruttamento in Italia, ha dichiarato: «E’ risaputo che i prezzi più alti vengono oggi pagate per le donne bianche. Sono la novità del momento».

    Mikhail Lebed, responsabile delle indagini criminali del ministero degli Interni ucraino, ha affermato: «I gangster fanno più soldi con queste donne in una settimana, di quelli che noi riusciamo ad avere come budget annuale. Per essere onesti, a meno che qualcuno non ci aiuti, non riusciremo a fermare questo traffico».

    Recentemente, Yitzhak Tyler della Polizia di Haifa, ha rilasciato qualche indiscrezione su alcune operazioni di polizia in quella città portuale israeliana: «Questi uomini pagano da 500 a 1.000 dollari per una donna ucraina o russa. Capisce quello che intendo dirle? Comprano queste donne per poi ricavarci una fortuna. Prendete un piccolo locale e metteteci dieci ragazze. Ognuna riceve da 10 a 15 clienti al giorno. Moltiplicate questo per 200 shekels (la moneta israeliana). Entrano quindi ogni giorno 30.000 shekels. Ogni ragazza lavora per 25 giorni al mese, minimo. Parliamo quindi di 750.000 shekels al mese, ossia 215.000 dollari. Una sola persona, a volte, è proprietaria di cinque locali. Il che fa un milioni di dollari al mese. Niente tasse, niente spese generali se non il cibo necessario per sopravvivere. E’ una fabbrica con schiave come mano d’opera. E sono sparse in tutto Israele».

    Un milione di dollari al mese per un protettore ebreo di media caratura. E cosa ricevono in cambio le ragazze? Botte, stupri, prestazioni sessuali forzate a richiesta, un po’ di cibo e qualche spicciolo per le sigarette. Sbarre alle finestre. Sfilano nude nei mercati ebraici delle schiave quando vengono rivendute, magari per la quarta volta in un anno. Violenze di gruppo e ritorsioni sulle famiglie se fuggono. Condanna ed espulsione, quando va bene, a cura di un sistema legale colluso. Gli sfruttatori ebrei sono così fiduciosi della loro invulnerabilità che uno di loro, Jacob Golan, proprietario di tre postriboli, incluso il Tropicana di Tel Aviv, rilasciando un’intervista al New York Times, disse: «Agli israeliani piacciono le russe. Sono bionde, di bell’aspetto e diverse da noi», mentre ridacchiava e si accarezzava i suoi capelli neri, «… e sono disperate, farebbero qualsiasi cosa per soldi». Sempre pieno di ragazze russe mezze nude, il club è aperto 24 ore al giorno. Al Tropicana ci sono 12 cubi, dove venti donne lavorano a turni, otto di giorno e dodici di notte. Gli affari vanno a gonfie vele e non solo con gli stranieri, anche i soldati israeliani, con il fucile a spalla, frequentano il luogo assieme a uomini d’affari e turisti. Al signor Golan fu chiesto se la maggior parte delle donne che lavorano al club lo fanno volontariamente. Scoppiò in una risata ma non rispose. In un supremo atto di amara ironia, il reporter notò che Golan stava preparando un poster di una donna israeliana scomparsa da attaccare davanti al suo club. Che anima altruista! Non è vero? (The New York Times, 11 gennaio 2008).

    Le Nazioni Unite affermano che la tratta delle bianche è, al momento, il business in maggior crescita del crimine organizzato. La maggior parte di queste schiave sono bianche. Il quotidiano australiana Sydney Morning Herald asserisce che questo traffico è un affare che, come importanza di lucro, supera quello del traffico di droga. Dopo tutto la droga può essere venduta una sola volta in attesa del suo consumo, mentre le bianche possono essere usate e poi portate al mercato degli schiavi più volte, per anni, fino alla loro morte o al decadimento del loro aspetto.

    La storia di Mariana è tipica. Illusa da promesse di un facile lavoro e buon guadagno, lasciò la Russia alla volta di Israele. La routine del bordello era brutale ed efficiente. Lavorava 7 giorni a settimana con 20 clienti in media al giorno, sia ebrei che arabi. Un uomo stava di guardia alla sua stanza, spartanamente arredata con un letto, un comò, una doccia e un lavandino. Era isolata dal mondo esterno, tranne nel caso di una donna che si fermava a vendere cibo a lei e ad altre ragazze russe. Le chiamate telefoniche a casa per assicurare i genitori che il lavoro andava bene, venivano monitorate. Dopo circa 5 mesi a Mariana fu permesso di lasciare il grigio edificio con un autista per incontrare dei clienti in un hotel di Tel Aviv. Tre giorni dopo, un gruppo di uomini la sequestrarono in una casupola dietro all’hotel. «Fai quello che ti diciamo. Non dare calci e non urlare, non vale la pena di resistere» ricordò queste parole prima che la stuprassero in gruppo. Disperata tentò anche di fuggire dal bordello ma fu riacciuffata. Il governo russo ammette che circa 100.000 donne vengono fatte espatriare ogni anno dalla Mafia ebraica, facendo passare la stima globale di 500.000 donne, da parte delle associazioni dei diritti umani, una cifra ottimista. E questo, ribadisco, riguarda solamente la Russia.

    Doros Michael, funzionario del Gruppo d’Azione per il sostegno all’immigrazione di Cipro, spiega che le donne bianche sono le schiave del sesso più ambite. Le russe si presume siano più istruite, più carine e più bianche delle asiatiche (Sydney Morning Herald, 8 .arzo 2008).

    Amnesty International ha steso rapporti, criticando aspramente Israele per la sua tolleranza verso l’industria della tratta delle bianche. Ma questa notizia non è stata diramata da nessuna TV e da nessun media di primo piano. Amnesty International affermò: «Il Governo d’Israele non è riuscito a prendere le misure adeguate per prevenire, indagare, processare e punire le persone responsabili delle violazioni dei diritti umani, nell’ambito della Tratta delle Bianche». Fu citato anche il caso della ventisettenne Valentina, la quale disse: «Le condizioni erano orribili. La maggior parte delle ragazze soffriva di malattie veneree. Non si poteva andare da nessuna parte. C’erano sbarre alle finestre e guardie per tutto il tempo, giorno e notte». Valentina riuscì a fuggire da una finestra del secondo piano, evitò la Polizia israeliana e potè, in seguito, raccontare la sua storia. Ma migliaia di ragazze russe sono ancora là.

    Una giovane russa, Larissa, disse di essere sfuggita al suo sfruttatore, ma fu arrestata dalla Polizia israeliana, la quale la vendette ad un altro sfruttatore che ammise di essere un ex ufficiale di Polizia.

    Queste schiave bianche non hanno speranze e non hanno amici. I pochi ebrei che si oppongono a questo turpe commercio, sono al di fuori dei centri di potere e di comando in Israele. I bianchi in Occidente sono troppo occupati nel loro stile di vita consumistico e non sono informati di questo traffico, in quanto i media, controllati dal mondo ebraico, non danno notizie in merito.

    In una recente conferenza sui diritti umani, indetta dalla Coalizione Mondiale contro la Tratta delle Bianche, è stato stimato che nella sola Tel Aviv ci siano più di duecento bordelli. E’ stato inoltre affermato: «Quando arrivano in Israele, partecipano (le bianche) ad un ‘seminario educativo’ che include stupro e vendita all’asta, dopodiché i loro passaporti vengono ritirati e vengono imprigionate in appartamenti-prigione. Vengono obbligate a prostituirsi in modo da ‘ripagare’ il debito contratto durante il loro trasferimento in Israele».

    Poche ex schiave del sesso hanno avuto il coraggio di parlare.

    «Sono Ilona. Sono stata venduta per 15.000 dollari e dopo alcuni mesi fui rivenduta nuovamente.

    Mi obbligarono ad andare con 150 clienti alla settimana. Tanta gente conosceva sia me che le altre ragazze. C’erano taxista e persone del negozio di alimentari che portavano alcolici ed anche dottori che ci davano pillole anti-concezionali da prendere per tutto il mese, così non avremmo perso giorni di lavoro nemmeno con le mestruazioni. I dottori ci visitavano dopo essere state picchiate e ci davano degli anti-dolorifici. Ma il peggio successe con i poliziotti che mi conoscevano. Una volta riuscii a scappare e mi presentai alla Polizia. Mi passarono ad un poliziotto che conosceva il russo. Gli parlai e lui ascoltava attentamente. Dopo un’ora di ascolto del mio racconto, il mio boss, cioè lo sfruttatore, arrivò alla centrale di Polizia, mi riportò a casa e lì mi diede un sacco di botte davanti alle altre ragazze a scopo intimidatorio. Per alcuni giorni non potei lavorare».

    «Sono Yanna. All’aereoporto sono stata presa in consegna da Ilyosha. Avevo sei o sette clienti al giorno per Ben-Yehuda, gli facevo guadagnare 600-700 shekels al giorno, ricevevo cibo e sigarette e 20 shekels al giorno. Dopo due settimane mi vendette a Peter e Gershon per i quali lavorai nella loro sala massaggi, 10 o 15 clienti al giorno, 150 shekels per mezz’ora e 20 shekels per me più cibo e sigarette. Due mesi dopo Peter mi mandò in un altro bar. Quando non lavoravo venivo chiusa in un appartamento e mi portavano ciò di cui avevo bisogno. Peter mi diceva che sarei potuta andarmene solo dopo avergli fatto guadagnare 40.000 dollari. In questo bar avevo tra i 7 e i 10 clienti e là dovevo guadagnare 700 shekels. Se la giornata era fiacca, dovevo lavorare di più il giorno dopo. Nella sala massaggi venivo picchiata anche dal direttore e dai dipendenti».

    Un’associazione benefica, la Miramed, che cerca di aiutare donne e bambini russi prevenendo che questi cadano nella rete dei trafficanti ebraici, stima che «il 90% delle donne che lasciano la Russia nelle grinfie di questi criminali, non sanno di essere dirette sulla strada della prostituzione e non sanno nemmeno che verranno schiavizzate dietro a delle sbarre e obbligate a soddisfare le voglie dei loro carcerieri su richiesta ed essere poi rivendute più volte in mercati ebraici per schiavi».

    I media ebraici hanno ossessionato per decenni sul tema della schiavitù dei neri in Nord America, che fu abolita dai bianchi e che non esiste più da oltre 130 anni. Ma quante volte abbiamo sentito parlare della schiavitù dei bianchi che sta avvenendo oggi? Voglio che leggiate queste mie parole e che non dimentichiate ciò che ebrei stanno facendo a ben mezzo milione delle nostre donne e ragazze. Non dimenticate nemmeno che gli ebrei comandano i media, i quali piangono lacrime di coccodrillo per mesi se un criminale nero va a sbattere contro il manganello di un poliziotto bianco, ma che chiudono gli occhi davanti ad un numero di schiave bianche del sesso sufficente a triplicare la popolazione di Rockford nell’Illinois. Quando dico non dimenticate intendo dire non fidatevi più di loro.

    Kevin Alfred Strom

    National Alliance Hillsboro, West-Virginia (USA)

    Molto grave, ma queste ragazze potrebbero accontentarsi di una dignitosa povertà, come hanno fatto le loro madri e nonne per decenni.
    Certo che se vogliono lo stile di vita occidentale, compreso di lusso e consumismo, il primo passo verso lo sfruttamento lo fanno loro stesse.
    "C'era un Tempo in cui l'uomo viveva accanto agli Dei..poi la predicazione galilea ci porto' il deserto del nulla...e infine caddero le tenebre della modernità"



  3. #3
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    Predefinito Rif: Tratta delle Bianche

    Citazione Originariamente Scritto da Iperboreus Visualizza Messaggio
    Certo che se vogliono lo stile di vita occidentale, compreso di lusso e consumismo
    Il che è naturalissimo. Siamo noi gli imbelli che alimentiamo certi traffici con la nostra omerta e codardia.

  4. #4
    Cancellato
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    Predefinito Rif: Tratta delle Bianche

    Ennesima dimostrazione di come certi stati esaltati dai media come "democrazie" e posti paradisiaci non siano proprio come li descrivono.
    Intendiamoci: queste cose succedono ovunque,anche da noi.
    Con la differenza che la stampaccia parla solo di quelle che accadono
    da noi o altrove(esclusa "casualmente" l'entità sionista).

  5. #5
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    Predefinito Rif: Tratta delle Bianche

    Orribile. Popolo Eletto...ma dal Signore del piano di sotto.
    Ultima modifica di Italiano; 11-09-10 alle 23:04
    Bisogna adattarsi al presente, anche se ci pare meglio il passato.

 

 

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