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Discussione: Socialismo cubano

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    Il Re del Nord
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    Predefinito Socialismo cubano

    Intervista a Fidel Castro su Stalin

    Tomas Borge: Per la maggior parte dei leader rivoluzionari dell’America Latina, l’attuale crisi del socialismo ha un autore intellettuale: Josif Stalin. Cosa ne pensa?
    Fidel Castro: Non si può dire, non oserei dire così. Penso che Stalin abbia commesso errori enormi, ma ha anche avuto grandi successi. Credo che Stalin abbia avuto un ruolo importante nella Rivoluzione d’Ottobre e nella guerra contro l’intervento straniero dopo la rivoluzione, storicamente noto. Stalin svolse un ruolo importante nell’industrializzazione dell’Unione Sovietica, nella grande guerra patriottica e nella ricostruzione del Paese. Questi sono fatti oggettivi.

    TB: Alcuni dicono che l’Unione Sovietica vinse la guerra nonostante Stalin…
    FC: Tomas, ho avuto pareri critici per molti anni su Stalin in molte aree, quindi penso di avere l’autorità per cercare di essere obiettivo in tutto questo. Mi sembra che equivalga a semplicità storica attribuire a Stalin la colpa dei fenomeni accaduti nell’Unione Sovietica, perché nessun uomo poteva, in modo unipersonale, creare determinate condizioni. È come attribuire a Stalin i meriti di ciò che era l’Unione Sovietica, impossibile! Penso che sia stato lo sforzo di milioni e milioni di persone eroiche che permisero all’Unione Sovietica di emergere, che l’Unione Sovietica si sviluppasse, che diventasse una realtà e svolgesse un ruolo molto importante nel mondo a favore di centinaia di milioni di persone. Penso che il merito principale della Rivoluzione d’Ottobre, naturalmente, se pensiamo alle personalità, fosse Lenin; merito straordinario, singolare, rilevante e di gran lunga superiore agli altri leader. Dovrebbe essere preso in considerazione, prima di tutto, che l’Unione Sovietica ha la sfortuna che Lenin morì relativamente giovane; sarebbe stato necessario che Lenin vivesse altri 10, 15, 20 anni. Abbiamo studiato Lenin, tutti noi che conosciamo il suo pensiero, il suo enorme talento, ci rendiamo conto che Lenin sarebbe stato in grado di rettificare molti rivoluzionari sovietici dopo la sua morte, lo capisci? Quindi l’assenza di Lenin, il vuoto che intendo nell’ordine teorico, nell’ordine intellettuale, nella costruzione del socialismo nell’Unione Sovietica, è un fattore che ha molta importanza nelle cose che accaddero in seguito. Ora, ti ho detto che fui critico nei confronti di Stalin in molte cose; innanzitutto, criticavo le violazioni della legalità commesse da Stalin. Credo che Stalin abbia commesso enormi abusi di potere, questa è un’altra convinzione che ho sempre avuto. Credo che Stalin, devo parlare, a grandi linee, dei più grandi errori commessi, secondo me, da Stalin, nella politica agricola, per lungo tempo credette alle piccole proprietà e alla forma della proprietà privata; cioè, non sviluppò un processo progressivo di socializzazione della terra. Per diversi anni rimase una situazione: tutta la produzione di cibo dipendeva dai singoli appezzamenti, finché in un dato momento questi appezzamenti avevano dato tutto ciò che potevano dare e la produzione di cibo ristagnava completamente. Penso che il processo di socializzazione della terra avrebbe dovuto iniziare prima e avrebbe dovuto svilupparsi progressivamente. Mi sembra che fu molto costoso, nell’ordine economico e nell’ordine umano, il tentativo di socializzare la terra con un breve periodo storico e attraverso la violenza. Questo fu un grosso errore commesso durante la guida di Stalin. A proposito, posso raccontarti della nostra esperienza; più che con argomenti, possiamo ragionare coi fatti. Primo, non abbiamo fatto il tipo di riforma agraria che i sovietici fecero, né il tipo di riforma agraria che fecero i Paesi socialisti. Abbiamo dato la proprietà della terra a tutti i mezzadri, i coloni, i braccianti, a chi aveva della terra, ma le grandi proprietà non le dividemmo, non le frammentammo; Se l’avessimo fatto, avremmo squassato l’industria dello zucchero del nostro Paese, sarebbe stato terribile, quell’industria sarebbe quasi scomparsa; avremmo distrutto le possibilità di poter nutrire la popolazione, creando centinaia di migliaia di nuove tenute nel nostro Paese. Non l’abbiamo mai fatto, ma abbiamo conservato quelle unità. Certo, è molto facile giudicare in condizioni diverse. Forse i sovietici non avevano altra scelta che dividere tutto; se si tiene conto del momento in cui si trovavano, della povertà, della mancanza di risorse, del blocco e di tutti i problemi che subivano, non avevano altra scelta se non quel tipo di riforma agraria. Ammetto che la necessità li avesse costretti a farlo, quello che non credo è che nulla li abbia costretti a portare avanti un processo accelerato di collettivizzazione forzata, capisci? Ti ho detto che non abbiamo diviso, non abbiamo parcellizzato, abbiamo dato la proprietà a tutte quelli già in possesso di appezzamenti, ma abbiamo creato una proprietà statale che costituì la base per la produzione su larga scala dell’agricoltura. Si noti che il nostro Paese è uno dei Paesi che esporta il cibo più pro capite al mondo; alcun Paese al mondo esporta tanto cibo pro-capite quanto Cuba con così poca territorio. Si noti che esportiamo cibo per 40 milioni di persone ogni anno; abbiamo esportato cibo, negli ultimi 15 anni della Rivoluzione, a circa 40 milioni di persone; nonostante il fatto che la nostra popolazione stia crescendo, nonostante il fatto che abbiamo una superficie inferiore perché furono installate strutture di tutti i tipi, abbiamo un’elevata produzione pro capite di cibo. Se avessimo frammentato la terra, non saremmo stati in grado di farlo. Questa è una cosa che viene ignorata: quanto cibo pro capite esporta Cuba? Noi, per ogni cittadino, esportiamo cibo per quattro cittadini nel mondo, proprio perché non abbiamo fatto quel tipo di riforma agraria, abbiamo avuto abbastanza tempo per vederlo. Secondo, abbiamo dato la proprietà a quei contadini che già possedevano terre ma senza titoli di proprietà. Abbiamo sempre capito che piccoli appezzamenti di terra hanno possibilità limitate di produzione di terra; ma non abbiamo mai effettuato alcun tipo di cooperativizzazione forzata. Il processo di collaborazione tra i piccoli agricoltori, che ebbero un ruolo nella produzione agricola di Cuba e hanno una certa percentuale di terra, l’abbiamo fatto progressivamente, a poco a poco, e in dieci anni o più riuscimmo ad unire le terre del 50 percento dei piccoli proprietari. L’altro 50 percento esiste ancora, e l’abbiamo rispettato, lavoriamo con loro e portiamo avanti il nostro programma alimentare in coordinamento con loro, a prescindere dalle limitazioni tecniche del piccolo appezzamento, perché non è possibile utilizzare un’attrezzatura per l’irrigazione a perno centrale che irriga 100 ettari, è impossibile; non è possibile utilizzare l’aereo, né la combinazione di canna, né le più moderne e più alte tecniche di produttività. Tuttavia, non ci è mai venuto in mente di socializzare con la forza il 50 percento dei proprietari indipendenti rimasti dopo la costituzione delle cooperative; gli abbiamo dato sicurezza e promesso che se vogliono stare così per tutta la vita, staranno lì per tutta la vita e che rispetteremo sempre la loro volontà. Abbiamo condotto il processo di collettivizzazione tra i contadini indipendenti che possedevano la terra, terra che gli avevamo dato, sulla base della più rigorosa volontarietà. Ora, immagina già le conseguenze che avrebbe dovuto avere per un Paese che era in vasta maggioranza contadina, dove la terra fu inizialmente distribuita, forse come esigenza politica e sociale fondamentale, perché non potevano fare altro in quel momento, il processo di collettivizzazione forzata. Cioè, secondo me, il grande errore di Stalin.

    TB: E tornando al tema della guida militare durante la seconda guerra mondiale, qual è la sua valutazione del ruolo di Stalin?
    FC: Penso che la politica di Stalin alla vigilia della guerra fosse totalmente sbagliata. Puoi perfettamente spiegare le motivazioni di Stalin nella sua politica internazionale: penso che sia un fatto storicamente provato che volesse organizzare una coalizione contro Hitler. Perché? Ci sono documenti, ci sono prove di ogni tipo, ed è chiaro ed ovvio che le potenze occidentali, i Paesi capitalisti volevano far combattere Hitler contro l’URSS; è un fatto molto chiaro, evidente, provato nella storia, che Hitler fu visto con approvazione, anche con simpatia, e che il nazismo riceveva sostegno dalla borghesia in Germania come strumento contro il comunismo perché sebbene Hitler fosse un fanatico razzista, mostrò che tutte questo veniva perdonate perché si presentò da sostenitore della lotta al comunismo e tutto il mondo vide in Hitler lo strumento per distruggere l’Unione Sovietica. Quando iniziò la Seconda Guerra Mondiale, avevo 13 anni e già leggevo tutti i giornali; dalla guerra civile spagnola leggevo tutti i giornali, tutte le notizie internazionali, sempre con grande avidità. La Guerra Civile fu nel 1936, stavo per compiere 10 anni, e ricordo quasi come se le avessi appena lette molte notizie che arrivavano qui, perché nella fattoria di mio padre vivevano molti spagnoli e alcuni di loro non potevano leggere o scrivere. Erano divisi tra repubblicani e franchisti, e c’erano molti di questi spagnoli che istintivamente erano repubblicani, così mi chiesero di leggere il giornale. La cuoca di casa, tra gli altri, un galiziano di origine contadina, analfabeta, repubblicana di rabbia, sembra che per tradizione nel suo sangue avesse la ribellione contro feudalesimo e lo sfruttamento, le leggevo le notizie, e ricordo tutte le battaglie nelle Asturie, Teruel, dell’Ebro, le seguì parola per parola. Negli anni che precedettero la Seconda guerra mondiale, lessi i giornali e durante gli anni della guerra leggevo le notizie ogni giorno, per non parlare dei libri, sia riguardo agli eventi militari verificatisi allora, sia riguardo quelli politici del dopoguerra. Per 50 anni ho letto di questi fatti e quando iniziai avevo, come ti ho detto, 13 anni. Posso ricostruire nella mia mente molte cose e fare analisi politica di tutto ciò, analisi politica e persino militare. Non si può negare il fatto che le potenze occidentali abbiano spinto Hitler, finché Hitler non divenne un mostro, una vera minaccia. Né possiamo negare la straordinaria debolezza che le potenze occidentali avevano con Hitler e la sua condotta nei giorni che precedettero l’annessione dell’Austria, la famosa Anschluss; prima di tutto l’occupazione della Saar, dove era vietato inviare truppe, e anche prima dell’intervento di Hitler e Mussolini in Spagna. Furono i bombardieri e i piloti tedeschi che distrussero Guernica e che bombardarono Madrid, che uccisero centinaia di migliaia di spagnoli; furono tedeschi ed italiani con una chiara politica espansionistica che decisero, tra l’altro, la guerra. Tuttavia, accanto alla Repubblica spagnola non combattè alcun velivolo inglese, francese, statunitense; furono le brigate dei volontari internazionali che vi parteciparono. L’unico Paese che ha davvero aiutò fu l’URSS. Non si può negare storicamente che le armi con cui essenzialmente la Repubblica spagnola combatteva provenivano dall’Unione Sovietica, e gli aerei, i carri armati, l’artiglieria su cui che contava la Repubblica provenivano dall’URSS; quello che avevano i sovietici, glielo diedero, glielo mandavano. Quale altro Paese lo fece quando Hitler e Mussolini scatenarono la politica espansionistica? E alla fine raggiunsero il loro obiettivo, riuscirono a far sparire la Repubblica spagnola. Cosa fece l’occidente? Cosa fecero le potenze occidentali potenti in quel momento? Nel pieno di questi eventi, ci fu il riarmo tedesco. Cosa fece l’occidente per impedire il riarmo tedesco? Poi venne l’occupazione di tutte quelle aree europee in cui l’esercito di Hitler non poteva entrare. Più tardi i tedeschi annetterono l’Austria, si espansero. Poi arrivò Monaco e presero una parte del territorio dalla Cecoslovacchia, e più tardi, in breve tempo, occuparono il resto del Paese; influenza ed espansione tedesche si spostarono verso l’Ungheria, la Romania, la Bulgaria, mandando forze dappertutto. Cosa fece l’occidente di fronte a questi movimenti? Lasciò l’URSS da sola, e l’URSS ebbe molta paura di quella manovra, vide che Hitler penetrava nel Danubio e un luoghi strategici e nulla, fu tollerato tutto ciò. Certo, ciò stimolava l’espansionismo di Hitler e la paura di Stalin, che porto a qualcosa che critico da tutta la vita, perché penso che fu davvero una flagrante violazione del principio: cercare la pace a tutti i costi con Hitler per guadagnare tempo. Nella nostra lunga vita rivoluzionaria, nella storia relativamente lunga della rivoluzione cubana, non abbiamo mai negoziato un solo principio per guadagnare tempo o vantaggio pratico. Penso che fu un errore enorme. Non dirò che fu solo colpa sua, credo che tutta la politica occidentale l’abbia trascinato verso quella posizione; ma cadde nel famoso Patto Molotov-Ribbentrop, quando i tedeschi stavano già cominciando a chiedere la consegna del corridoio di Danzica; fecero una serie di richieste alla Polonia e in quel momento fu stilato il patto. Per tutta la vita, dal momento che avevo coscienza politica e rivoluzionaria, nell’analizzare questi fatti, pensai che fu un enorme errore commesso dalla politica estera sovietica, da Stalin in quegli anni alla vigilia della guerra, La non aggressione, lungi dal dare tempo, lo ridusse il tempo, perché alla fine la guerra si scatenò. Naturalmente, quando Hitler attaccò la Polonia, ad Inghilterra e Francia non rimase altra alternativa e la guerra scoppiò.
    Quali conseguenze portò la guerra? Tutte quelle azioni militari fulminee di Hitler, la successiva invasione della Norvegia, poi l’occupazione di Belgio ed Olanda, l’attacco alla Francia, la sconfitta di Francia e Inghilterra sulla terraferma. Il potere di Hitler aumentò in Europa; Mussolini entrò opportunisticamente in guerra credendo che fosse il momento del crollo della Francia, ed ogni mese che passava Hitler era più potente, più risorse umane, più risorse materiali, combustibili, minerali, tutto, e diventava il nemico molto potente per l’Unione Sovietica. Poi, anche in quel periodo, in quella situazione, ci fu una competizione tra Stalin e Hitler, visto che la guerra poteva aver luogo mentre Hitler si volgeva ad est, cercando di guadagnare posizioni, territorio, vantaggi strategici . Cosa penso di tutto ciò? Le ragioni di certe azioni sovietiche in quel momento hanno qualche peso? Se dici: qui c’è una popolazione russa e voglio proteggerla, non devo far venire i tedeschi, l’occuperò io. Lì, a mio parere, si verificò un altro grande errore: nel momento in cui la Polonia fu attaccata, inviare truppe ad occupare quel territorio conteso perché aveva una popolazione ucraina o russa, non lo so. Cosa penso sarebbe stata la migliore politica? Sono sicuro che se avessimo visto una situazione del genere avremmo fatto qualcos’altro. Noi, prima di dare l’immagine che attacchiamo la retroguardia del Paese invaso da Hitler, avremmo preferito invitare la popolazione a passare dall’altra parte del confine per proteggersi, ma non avremmo violato il confine del Paese e non avremmo combattuto quel paese qualunque fossero le differenze ideologiche, un Paese attaccato da Hitler. Penso che fu un errore dal punto di vista dei principi e dell’opinione pubblica internazionale. Penso che la guerra contro la Finlandia fu un altro abbaglio a cui penso da tutta la vita, sia dal punto di vista dei principi sia dal punto di vista del diritto internazionale; Questa è l’opinione che ho sempre avuto. Stava compiendo errori successivi che gli procurarono l’antipatia dell’Unione Sovietica in vasti settori dell’opinione pubblica mondiale, che mise i comunisti di tutto il mondo, molto solidali e stretti amici dell’Unione Sovietica, in situazioni estremamente difficili da difendere coll’opinione pubblica di quei Paesi, in ciascuno di quegli episodi, perché dovette diventare una specie di harakiri per i comunisti di tutto il mondo, erano gli anni dell’internazionale, difendendo l’Unione Sovietica. E direi che era giusto difendere l’Unione Sovietica. Non potevano lasciare l’URSS a prescindere dai loro errori, ma erano costretti a difendere cose impopolari ed ostili come il Patto Molotov-Ribbentrop, l’occupazione di una parte del territorio polacco e la guerra in Finlandia. Visto che ne parliamo, colgo l’occasione e ti dico che non ho mai affrontato questi problemi con nessun giornalista. Credo che siano stati anche errori politici ed errori di principio, che non avremmo mai commesso. Credo che la storia della Rivoluzione cubana sia un argomento che dimostra cone ragiono, perché la Rivoluzione non ha mai commesso una violazione dei principi; mai la Rivoluzione, per alcun motivo o convenienza nazionale, abbandonò alcuna giusta causa in questo mondo, né abbandonò un singolo movimento rivoluzionario nonostante avessimo come avversario un Paese e un governo potenti come gli Stati Uniti. La storia della rivoluzione mostra che non abbiamo mai violato dei principi. Le cose che ho menzionato sono in contrasto coi principi, con la dottrina; sono in disaccordo, anche alla saggezza politica. Sebbene sia vero che dal settembre 1939 al giugno 1941 trascorsero un anno e nove mesi per il riarmo dell’URSS, in quel periodo chi divenne molto più forte, cinque volte più forte, dieci volte più forte, fu Hitler. L’URSS avrebbe potuto aumentare il potere militare a un costo politico e morale molto alto, ma Hitler era dieci volte più potente in quel momento. Se Hitler fosse entrato in guerra nel 1939 contro l’Unione Sovietica, vi dico che avrebbe fatto meno danni di quanto non fece nel giugno del 1941 e avrebbe subito la stessa sorte di Napoleone Bonaparte. Non solo coll’esercito sovietico, che era una realtà e aveva molti ufficiali coraggiosi ed esperti, esperti nelle guerre del tempo della Rivoluzione d’Ottobre: un popolo sempre combattivo e coraggioso. Con la partecipazione del popolo alla guerra irregolare, l’Unione Sovietica avrebbe sconfitto Hitler. Certo, a mio parere, è stato e l’ho sempre visto come grande errore di Stalin e della leadership sovietica. Infine, il carattere di Stalin, la sua terribile sfiducia nei confronti di tutto ciò, lo portò a commettere altri gravi errori: uno di essi fu quasi cadere nella trappola degli intrighi tedeschi e compì una tremenda, terribile, sanguinosa epurazione delle forze armate decapitando, praticamente, l’esercito sovietico alla vigilia della guerra. Un altro errore molto grave fu nel giugno 1941, quando i tedeschi concentrarono milioni di uomini, migliaia e migliaia di aeroplani, decine di migliaia di carri armati e autoblindo, centinaia di divisioni tedesche, romene, ungheresi, finlandesi ai confini e che di fronte a un’evidente aggressione era impossibile nascondere quei piani di aggressione, persisteva testardamente nella teoria che si trattava di una provocazione, che tutto ciò che gli veniva detto e tutto ciò che lo informava era una provocazione e adottò la politica dello struzzo, infilando la testa in un buco. Non mobilitò le truppe, e alcun Paese, quando vede che un’aggressione è imminente, la prima cosa che deve decretare è la mobilitazione generale. Un Paese come l’Unione Sovietica, che poteva mobilitare molti milioni di uomini, contadini, soldati, lavoratori; l’intera popolazione e che aveva migliaia di aeroplani e di carri armati, invece di mobilitarsi, anche se progressivamente, ma mobilitandoli, o dichiarando la mobilitazione generale tempestiva e immediata, a mio parere, adottò una posizione assurdo, troppo prudente, straordinariamente cauta, potremmo dire eccessivamente cauto, per non dare a Hitler un pretesto, e quindi non mobilitò l’esercito, non decretò la mobilitazione generale. Quindi, immagina, cosa succede? Dopo tutti gli errori precedenti, risalenti al 1941, attaccarono di sorpresa l’Unione Sovietica il 22 giugno; penso che fu un fine settimana, un sabato o una domenica.
    Come puoi attaccare con milioni di uomini di sorpresa? C’è stata, tuttavia, sorpresa e un Paese smobilitato fu attaccato. Si scopre che gli ufficiali e molti soldati erano in viaggio il giorno dell’attacco, l’aviazione in prima linea, negli aeroporti di prima linea. Per me, è sempre stato molto chiaro che ciò che avrebbe dovuto fare in quel momento era la mobilitazione generale totale, il ripiego in profondità dell’aviazione e altre misure simili. Se non aveva intenzione di attaccare, se aveva intenzione di adottare una politica difensiva, in quelle condizioni doveva ritirare in profondità tutta dell’aviazione, mobilitare l’intera riserva, concentrarla tutta nei punti strategici, avere il massimo allarme al combattimento per tutti gli uomini in prima linea, e Hitler non avrebbe potuto attaccare di sorpresa e raggiungere i gravi risultati iniziali. Quando l’invasione della Jugoslavia ebbe luogo, forse ritardando l’attacco di Hitler di poche settimane, l’Unione Sovietica doveva essere mobilitata. E se ciò fosse accaduto nel 1941, sono assolutamente sicuro che l’esercito di Hitler si sarebbe schiantato contro l’esercito sovietico in profondità e non avrà circondato milioni di uomini, non avrebbe fatto centinaia di migliaia di prigionieri nelle prime settimane di guerra, non avrebbe distrutto quasi tutta l’aviazione il primo giorno, e non avrebbe causato l’enorme distruzione che delle prime settimane e mesi di guerra. Non sarebbe arrivato a Mosca, a Kiev, a Stalingrado, alcuna di queste parti; era impossibile, quell’immenso Paese avrebbe inghiottito gli eserciti tedeschi se il suo popolo, le sue forze fossero state mobilitate. Penso che la storia del mondo sarebbe stata altra, persino, e la Seconda Guerra Mondiale, se l’Unione Sovietica avesse fatto ciò che avrebbe dovuto fare alla vigilia dell’aggressione tedesca, la guerra non sarebbe finita a Berlino, ma in Portogallo se gli hitleriani avessero ceduto tutti i Paesi.

    TB: I sovietici avrebbero occupato tutta l’Europa, almeno fino alla Francia.
    FC: Chiaro, se sconfiggevano Hitler a Berlino, non avrebbero dovuto continuare ad avanzare, o se lo sconfiggevano ai confini occidentali della Germania; ma Hitler aveva occupato la Francia, non aveva occupato la Spagna dove, tuttavia, c’era un governo correlato. Quindi, se combateva fino alla fine, dico che la guerra finiva in Portogallo, non ci sarebbe stato nemmeno un Secondo Fronte, le truppe nordamericane non sarebbero sbarcate in Europa. Ne ho l’assoluta sicurezza, l’ho sempre avuta, quando analizzavo questi eventi. Con questo ho elencato i principali errori di Stalin, naturalmente, ho incluso gli abusi di potere, le violazioni della legalità e gli atti di crudeltà che Stalin effettivamente commise Questo è, a mio avviso, l’insieme degli errori fondamentali.

    TB: Quali erano, secondo te, i meriti di Stalin?
    FC: Se si parla in modo approssimativo dei meriti di Stalin, c’è il merito di aver stabilito l’unità dell’Unione Sovietica, consolidando ciò che Lenin aveva avviato, l’unità del partito, diede slancio al movimento rivoluzionario internazionale, e certamente l’industrializzazione dell’Unione Sovietica fu un grande successo, un grande sforzo e un grande merito di Stalin, e penso che fosse decisivo nella capacità di resistere dell’Unione Sovietica. Un grande merito di Stalin, o del collettivo che era con Stalin, ma dato che gli danno tutta la colpa, meriti ed errori sono stati individuati, anche se c’erano molti pregi e molti errori, un grande successo fu il programma di trasferimento dell’industria bellica e delle industrie strategiche in Siberia e nelle profondità dell’Unione Sovietica. Penso che in guerra, una volta iniziata, sapeva come guidare l’Unione Sovietica. Ebbe alcuni primi momenti di grande confusione; ciò è storicamente provato, questo è quello che mi disse Mikojan: come furono le prime ore di Stalin. Era molto amaro, poiché tutte le premesse erano fallite, dato che le informazioni ricevute non erano provocatorie, poiché l’attacco a sorpresa si verificò, poiché Hitler causò una grande distruzione, per diverse ore, penso anche diversi giorni, fu in un grande smarrimento, finché non reagì e divenne un capace capo militare, perché nessuno tranne lui poteva esercitare quelle funzioni, nessuno aveva l’autorità, il prestigio, il potere per svolgere quel ruolo, e poi si dedicò alla difesa dell’Unione Sovietica e, secondo molti generali, Zhukov e i più brillanti generali sovietici, Stalin svolse un ruolo importante nella difesa dell’Unione Sovietica nella guerra contro il nazismo. Questo è riconosciuto da tutti.
    Penso che sia giunto il momento di un’analisi imparziale del personaggio e non dargli la colpa di tutto ciò che successe perché, dopo tutto, l’Unione Sovietica che conoscevamo era molto potente, che solo quattro anni dopo l’esplosione delle bombe atomiche a Hiroshima e Nagasaki, che diedero il monopolio dell’arma nucleare agli Stati Uniti, aveva già l’arma nucleare, e subito dopo l’arma termonucleare, e non ci volle molto per avere i vettori di queste armi. Era in grado di sviluppare la missilistica, i voli spaziali, di raggiungere straordinari livelli di sviluppo e produzione industriale ed alimentare. L’Unione Sovietica a volte produceva più di 200 milioni di tonnellate di cibo; ciò che produceva l’Unione Sovietica quando iniziò la Seconda guerra mondiale erano solo 50 o 60 milioni di tonnellate di grano. Ora non mi riferirò a questo, ma l’Unione Sovietica che conoscevamo era un’Unione Sovietica molto ricca, con enormi risorse economiche, in materie prime, industriali, scientifiche; cioè, quello che era noto era una superpotenza, l’Unione Sovietica era una vera superpotenza. Ora, Stalin aveva qualcosa a che fare con lo sviluppo di questa superpotenza? Doveva. In che modo incolpare Stalin, semplicemente, per tutto ciò che è successo nell’Unione Sovietica? Penso che sarebbe una semplicità storica, e non sono soddisfatto dell’accettazione di un’accusa simile. È come dire che il colpevole era Lenin per aver guidato la rivoluzione socialista, aver preso il Palazzo d’Inverno e costituito il governo sovietico e tutto queste cose. Quante persone potrebbero essere incolpate di quel percorso? Finiscono per incolpare Dio di non dare a Lenin più salute per vivere 15 o 20 anni in più. Non voglio scherzarci, anche se potrei dire alcune cose divertenti; ma la verità è che dopo aver ricevuto uno Stato potente e averlo distrutto in pochi anni, dopo aver fatto in pochi anni ciò che Hitler non poté, cosa che la reazione mondiale non poté fare, disintegrando un Paese così potente, di 280 milioni di cittadini, è una grave responsabilità a cui la storia sarà incaricata di rendere giustizia, coll’imperialismo ha raggiunto tali obiettivi senza sparare un colpo. Dobbiamo essere obiettivi, analizzare tutti gli errori politici e di principio commessi da Stalin, analizzare i successi e approfondire i fattori che veramente portato alla distruzione dell’Unione Sovietica e alla reale responsabilità di ciascuno. La costruzione del socialismo nell’URSS fu la prima di queste esperienze nella storia dell’umanità. Non c’è stato alcun processo rivoluzionario senza errori, non c’è stata rivoluzione senza grandi errori. Pensa alla rivoluzione francese, alle rivoluzioni classiche, alle rivoluzioni storiche. Pensa nella sfera latinoamericana alla rivoluzione messicana, un importante evento storico che precedette la rivoluzione bolscevica; C’era tutto: violenza, violazioni della legalità. E in Francia, c’erano o non c’erano? E quando arrivò la Restaurazione, c’erano altre violazioni della legge? In tutte le rivoluzioni si sono verificati questi fenomeni. Ho davvero detto di esser orgogliosi di aver commesso minimi errori e di non aver commesso molti degli errori commessi in tutte le altre rivoluzioni. Potrei elencarli, ma non ne parliamo ora. Ma una rivoluzione potrebbe essere concepita nel vecchio impero degli zar senza molti errori? Non potrebbe. Tuttavia, c’è stata una rivoluzione con molti errori e molti successi, Thomas, che ebbe un ruolo trascendente nel mondo, perché l’esistenza dell’Unione Sovietica e le lotte dell’Unione Sovietica accelerarono il processo rivoluzionario nel mondo: impedì all’umanità di cadere sotto il dominio fascista; accelerò il processo rivoluzionario in Cina, un evento di singolare importanza, aiutò l’indipendenza del Vietnam, ail movimento di liberazione in Africa e altrove, e diede spazio ad altri popoli per vivere in un mondo che conosceva gli antagonismi delle due grandi potenze, che per coloro che non volevano cadere sotto il giogo dell’imperialismo yankee significò un enorme vantaggio, che andò perduto quando l’Unione Sovietica scomparve.

    Intervista a Fidel Castro su Stalin ? Aurora
    Venezuela e Zimbabwe nei nostri cuori!

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  2. #2
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    Predefinito Socialismo cubano

    Lo yanquee e il moderno

    José Martí mostrò nelle sue cronache il volto reale degli USA e lottò contro la tendenza semplicistica di confondere «lo yanquee» e «il moderno». L’idea martiana del «progresso» non si riduceva al pragmatismo statunitense: includeva la ricchezza spirituale, la pienezza dell’essere umano, la sua libertà.

    Identificare «lo yanquee» con «il moderno», con «il progresso», era già un’idea estesa quando Martí viveva negli USA. Fioriva tra i cubani annessionisti e latinoamericani, affascinati da un grande paese con una rapida crescita economica e una democrazia in apparenza perfetta. Roberto Fernández Retamar precisa che per vivere «in quella nazione, nel
    momento in cui si trasforma da paese pre - monopolista in paese monopolista e imperialista, Martí comprende angustiato che il suo prossimo passo […] sarà lanciarsi sul resto dell’America e prima di tutto su Cuba ».
    Per quello mostrò nelle sue cronache il volto reale degli USA e lottò conto l tendenza semplicistica di confondere «lo yanquee» e «il moderno».
    L’idea martiana del «progresso» non si riduceva al pragmatismo statunitense: includeva la ricchezza spirituale, la pienezza dell’essere umano,la sua libertà.
    Anche se si scontrò con editori e padroni di quotidiani, riuscì a denunciare i mali che affiggevano e affliggono ancora, aggravati, gli Stati Uniti, e in particolare il culto del denaro come senso stesso dell’esistenza umana.
    Il denaro sì, questo Diavolo peloso e felice attorno al quale danzavano e danzano ancora oggi politici, banchieri, legulei, tutta una sordida fauna.
    Le leggi americane hanno dato al nord un alto grado di prosperità (annota Martí) e lo hanno elevato anche al più alto grado di corruzione…
    Sia maledetta la prosperità a questo prezzo !».
    La storia che segue è conosciuta e insultante: dopo la morte in combattimento di Martí e Maceo, il Maine, l’intervento che strappò la vittoria ai mambì e l’occupazione militare.
    Tra il 1898 e il 1902 si aperse una «confusa tappa», disse Marial Iglesias, nella quale «lo smantellamento della dominazione coloniale spagnola» coincise con il tentativo di modellare Cuba secondo «il modello di modernità e progresso delle autorità nordamericane». I negozi di barbiere cominicarono a chiamarsi barber shops; le botteghe, groceries; e la frase English Spoken Here si collocò nelle vetrine. I ricchi celebravano teas e garden parties e passavano l’estate in yacht clubs.
    Circa 1 300 maestri elementari frequentarono un corso ad Harvard nel 1900. Fu un progetto per formare annessionisi, che a loro volta irradiassero anessionismo verso le nuove generazioni ed ebbe un effetto contrario. Molto di quanto appreso là diede risorse per inculcare patriottismo al ritorno.
    S’inaugurò la Repubblica plattista, e gli USA fecero l’impossibile per assorbirci spiritualmente, Cuba divenne un laboratorio dell’industria culturale yankee. Nell’isola si tradussero e si stamparono riviste per la regione sulla bontà del modo di vivere del nord e si tradussero in spagnolo serie televisive popolari.
    Hollywood regnava sulle sale cinematografiche con un concorrente di qualche peso nel cinema messicano e uno minimo nell’argentino.
    In quegli anni si moltiplicarono gli yankofili, gli ammiratori sfrenati di tutto quello che veniva dal parariso del Nord. Ma crebbe anche la resistenza all’assorbimento.
    Cintio Vitier avvertiva nel 1957 che «siamo vittime della più sottilmente corruttrice influenza mai sofferta dall’emisfero occidentale»: il modo di vivere yanquee. E aggiungeva : «L’essenza dell’ingenuo american way of life, è distruggere la sostanza dalla radice dei valori di tutto quello che tocca».
    Com’è stato possibile resistere a tali aggressioni in condizioni così svantaggiose? Ci furono tre fattori vitali: la nostra cultura popolare, quella meticcia, vigorosa; l’impegno degli intellettuali d’avanguardia e il tacito lavoro dei maestri della scuola pubblica cubana.
    Il trionfo del 1959 diede un colpe devastante alla yancofilia ed emancipò la Patria attraverso la cultura. Ci liberò della colonia, ci rese liberi, ci formò come antimperialisti; e non fomentò mai rancori verso i popolo statunitense. Fidel disse con orgoglio che Cuba era uno dei pochi paesi del mondo dove non era mai stata bruciata una bandiera degli USA.
    Senza dubbio da alcuni anni sembra rinata l’identificazione tra«lo yanquee» e «il moderno». Gente che vuole attrarre clienti con l’uncino della «modernità» utilizza simboli del Nord: berretti di Santa Claus, nomi in inglese per battezzare spazi diversi, costumi di personaggi di Disney o di Halloween.
    Cintio preparò I quaderni martiani nel 1994. Di fronte al possibile ritorno di posizioni annessioniste, propose ai maestri « di commentare ampliamente con i nostri alunni più grandi, l’articolo “Il rimedio annessionista», convinto che «lo scudo invulnerabile della nostra storia si chiama José Martí».
    Oggi, di fronte a un Impero sempre più esasperato e aggressivo, Martí, Fidel, Maceo, Céspedes, i fondatori della nazione, ci nutrono quotidianamente.

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  3. #3
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    Predefinito Re: Socialismo cubano

    Raùl Capote a Sant’Angelo Romano – LA GUERRA CHE CI FANNO

    Patria Socialista e ANPI Sandro Pertini Sant’Angelo Romano sono orgogliosi di presentare il libro

    La Storia mai raccontata della Cia e della dominazione statunitense sul resto del mondo.

    Con l’autore, Raúl Antonio Capote, ex agente segreto cubano infiltrato nella Cia

    «Tramite la cultura si impone al nemico la propria volontà e si inculcano concezioni del mondo, valori e attitudini: “Alla lunga l’apparato politico non può difendere vittoriosamente in guerra, o imporre in pace, quello che la cultura nega». Gli enormi e ben equipaggiati eserciti imperiali, possono contare oggi su poderose armi culturali: “Con operazioni di penetrazione, di indagine motivazionale, di propaganda e di educazione, gli apparati politici ed economici hanno assunto il compito di operare nel corpo vivente della cultura. L’operazione ha come strumento chirurgico un arsenale di simboli; come campo il pianeta, come preda la coscienza umana. I suoi cannoni sono i mezzi di comunicazione di massa, i suoi proiettili, le ideologie».

    RAÚL ANTONIO CAPOTE
    Nato a L’Avana nel 1961, dal 1990 al 2000 riesce a infiltrarsi nella Cia, contribuendo così a depotenziare le manovre con le quali gli Stati Uniti tentano di destabilizzare Cuba. Professore di storia, cultura e letteratura cubana, ha pubblicato, tra le altre cose, il libro Un altro agente a L’Avana (2015), dedicato alla sua esperienza di agente segreto. E’ stato da poco nominato Capo della Redazione Internazionale del “Granma”, organo ufficiale del Partito comunista cubano.

    Raùl Capote a Sant?Angelo Romano ? LA GUERRA CHE CI FANNO
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  4. #4
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    Predefinito Re: Socialismo cubano

    Raúl Castro: Il Partito Comunista continuerà ad appoggiare il nuovo Presidente

    Dopo l’assegnazione dell’incarico a Miguel Díaz-Canel come Presidente dei Consigli di Stato e dei Ministri di Cuba, il Generale d’Esercito ha preso la parola per chiudere la seconda sessione plenaria della Nuova Assemblea Nazionale del Potere Popolare.




    Photo: Estudio Revolución
    Il Generale d’Esercito comincia il suo discorso di chiusura di questa sessione dell’Assemblea Nazionale del Potere Popolare di Cuba ricordando la vittoria dell’Isola sull’invasione mercenaria a Playa Girón. Quel momento rivestì una grande importanza soprattutto quando Fidel dichiarò il carattere socialista della Rivoluzione, ha indicato.
    Poiha segnalato l’opportunità di riconoscere il lavoro svolto dalle commissioni elettorali e delle candidature a tutte le istanze, così come l’insieme delle istituzioni che hanno collaborato per un buon svolgimento delle elezioni. Ugualmente ha felicitata l’elezione dell’Assemblea Nazionale per il Consiglio di Stato del paese.

    MIGUEL DÍAZ-CANEL

    Raúl, parlando di Miguel Mario Díaz-Canel Bermúdez, nuovo presidente dei Consigli di Stato e dei Ministri di Cuba, ha segnalato il suo lavoro come ingegnere, e il suo lavoro come ufficiale delle FAR. Poi come quadro professionale dell’Unione dei Giovani Comunisti, da dove lentamente ascese sino a divenire un quadro professionale del Partito.
    Ha segnalato che Díaz- Canel, durante il Periodo Speciale e coincidendo con la tappa più sensibile, fu membro del Comitato Provinciale del Partito in Villa Clara, dove restò nove anni. Poi passò sei anni a Holguín.
    «Lui è nato a Villa Clara, dove restò abbastanza dato che era un territorio che conosceva bene; dopo fu inviato in una delle grandi province dell’oriente, Holguín, come facemmo con una decina di giovani, la maggioranza dei quali giunse al Burò Politico, ma non riuscimmo a concretare la loro preparazione. Lui è stato l’unico sopravvissuto, direi esagerando» racconta Raúl.



    Diaz -Canel è membro del Comitato Centrale dal 1991 e fu promosso al Buró Politico 15 anni fa. Ha realizzato missioni in Nicaragua e si è laureato nel Collegio di Difesa Nazionale. Nel 2009 fu nominato Ministro d’Educazione.
    15 anni fa fu eletto Primo Vicepresidente dei Consigli di Stato e dei Ministri; e da allora «un gruppo di membri del Burò Politico abbiamola sensazione d’aver fatto centro», ha detto, riferendosi alle attitudini di Díaz- Canel per assumere l’incarico attuale, come base delle quali fece spiccare il suo lavoro come responsabile nella sfera ideologica del Comitato Centrale del Partito.
    Parlando al compagno Machado gli ha detto che noi siamo quelli che vanno criticati perché non garantiamo meglio la preparazione di questi compagni per far sì che occupino importanti incarichi nelle istanze del Partito e del Governo. Io gli ho detto che con 15 anni [Díaz-Canel può aver passato tre anni per 5 province del paese per conoscerle più profondamente. Allora si deve prestare più attenzione alla preparazione dei quadri, ha segnalato il Generale,
    Immediatamente Raúl ha indicato che l’elezione di Díaz-Canel ora non è casuale: «per la sua preparazione è il migliore e sappiamo che per la sua dedizione avrà un successo assoluto nell’impegno che gli ha assegnato il nostro organo superiore del Potere Popolare».
    Il compagno Díaz-Canel non è un improvvisato, e negli anni ha dimostrato la sua capacità di lavoro, la solidità ideologica e l’impegno verso la Rivoluzione.
    La sua crescita non è stata frutto di premura. Il suo caso non è stato come altri dove abbiamo commesso l’errore di accelerare il processo, ha puntualizzato.

    IL NUOVO CONSIGLIO DI STATO

    Referendosi alla composizione del Consiglio di Stato appena eletto, Raúl ha parlato di Salvador Valdés Mesa, del quale ha segnalato l’impegnata carriera di servizio alla Rivoluzione e come il trionfo del 1959 lo sorprese lavorando in una fattoria. Formò parte dei giovani che parteciparono alla costituzione dell’Unione dei Giovani Comunisti, e giunse ad esserne il Segretario Generale; partecipò alla costruzione del Partito Unito della Rivoluzione Socialista in varie zone di Camagüey.
    Nel 1995 fu designato Ministro del Lavoro e la Sicurezza Sociale. Lentamente ascese divenendo Segretario Generale della Centrale dei Lavoratori di Cuba, dove rimase sino al 2013, quando fu eletto Vicepresidente del Consiglio di Stato. È membro del Comitato Centrale dal 1991 e del suo Burò Politico da 10 anni.
    Di Machado, al quale è unito da 60 anni di lotta rivoluzionaria, ha detto solo che costituisce un esempio di modestia e dedizione senza limiti al lavoro.
    «È anche un poco severo come sanno molti di voi», ha detto tra i sorrisi ed ha aggiunto che «d’ora in avanti concentrerà i suoi sforzi come Secondo Segretario del Comitato Centrale».
    Ha citato a parte Mercedes López Acea, che ha svolto un encomiabile lavoro di 8 anni come membro del Burò Politico e al fronte del PCC a L’’Avana, ed ha annunciato che passerà prossimamente ad occupare nuove funzioni.

    ASSEMBLEA NAZIONALE DEL POTERE POPOLARE

    L ‘Assemblea Nazionale del Potere Popolare riflette il 42% di rinnovo e una rappresentazione femminile del 48,4%, e i due dati sono stati segnalati dal Primo Segretario del Comitato Centrale del Partito, che ha chiamato a non retrocedere di un millimetro nello sforzo perche le donne, i giovani e le persone di colore occupino posti decisivi nella vita della nazione.
    «Questa Assemblea è un esempio, vediamo il curriculum di ognuno di loro, ma è stato faticoso. Per questo non possiamo retrocedere di un millimetro ed è un tema che non possiamo lasciare alla libera spontaneità».
    Ugualmente ha indicato com’è ringiovanito il Parlamento cubano, in cuil’età media è calata. «Sono passati gli anni e non ce ne accorgiamo. Tre donne sono state elette vicepresidenti del Consiglio di Stato, due di loro sono negre, ma non è per il colore della pelle, ma per le loro qualità e questo forma parte di quant adottato nel Congresso del Partito sula politica dei quadri».
    «Corrisponde al Partito, allo Stato e al Governo realizzare e far realizzare con la dovuta intenzionalità la promozione di giovani, donne e meticci negli incarichi che garantiscono la cava della Rivoluzione, senza ripetere gli errori già commessi», ha segnalato.
    Poi ha salutato la ratificazione della presidenza dell’Assemblea Nazionale, e la proposta di Díaz-Canel, come permette la Costituzione, per far sì che si conosca il Consiglio dei Ministri nella prossima sessione dell’ Assemblea, che si realizzerà in luglio, perchè questo permetterà di contare su un tempo prudente per i movimenti dei quadri da realizzare.
    «Per quel che mi riguarda continuerò nel mio impegno come Secondo Segretario del Comitato Centrale del PCC, nel mio secondo e ultimo mandato che termina nel 2021, quando termineremo il passaggio alle nuove generazioni. A partire da allora sarò un altro soldato assieme al popolo, difendendo questa Rivoluzione».
    «Perchè non ci siano dubbi desidero sottolineare che il PCC nella figura del suo primo segretario continuerà ad appoggiare il presidente», ha aggiunto il Generale.
    «Sentiamo insieme al popolo una profonda soddisfazione per l’opera della Rivoluzione e ci riempie di felicità e di fiducia vedere con i nostri stessi occhi il trasferimento alle nuove generazioni della missione di difendere quest’opera», ha sostenuto.

    LA GIOUVENTÙ CUBANA AL CENTRO

    Parlando delle nuove generazioni ha allarmato che una delle insidie permanenti del nemico è penetrare, confondere e allontanare la gioventù dagli ideali dell’opera e la cultura rivoluzionaria, portandoli verso una mercificazione dei sentimenti e al disinteresse per l’etica, la solidarietà e il senso del dovere.


    LA NUOVA COSTITUZIONE

    L’attualizzazione della Costituzione della Repubblica ha fatto parte del discorso del Generale d’Esercito, che si è riferito a quei cambi che s’introdurranno nella stessa e saranno sottoposti a pubblico referendum.
    «Anticipo, ha chiarito, che nella prossima costituzione non ci saranno cambi nell’obiettivo strategico del Partito, che il nostro popolo appoggerà come nel 1976». Quell’anno i cubani votarono a favore della Carta Magna
    attual con il 98 % d’appoggio.
    Poi ha puntualizzato che nel Plenum del Comitato Centrale realizzato nel marzo di quest’anno è stato analizzato lo stato economico e sociale della nazione.
    «La nuova costituzione è in ritardo perchè non c’è stata la partecipazione degli organismi dalla base per l’adeguata implementazione delle politiche adottate.
    Non ci siamo mai fatti illusioni che sarebbe stato un processo corto e facile, perchè le sue dimensioni toccano tutti i settori della società e dovevamo vincere l’egualitarismo e le sue negative sequele nell’economia nazionale», ha aggiunto.
    «Durante il V Plenum del Comitato Centrale del Partito é stata esposta la necessità di riformare la costituzione in accordo con quanto avvenuto nell’ordine politico e sociale».
    Per questo Raúl ha informato che nella sua prossima sessione l’Assemblea Nazionale creerà una commissione di deputati che presenterà un testo che sarà poi dibattuto dai deputati e dal popolo.

    LA VITA ECONOMICA NAZIONALE

    Nel caso del contesto socioeconomico della nazione, ha assicurato che proseguirà l’esperimento delle cooperative non agricole e a proposito della doppia moneta ha riferito che continua a dare seri problemi, come la riforma salariale. Ed ha anche indicato la necessità di una politica di comunicazione coerente.
    Poi ha ricordato le difficili circostanze in cui si è dovuto sviluppare l’economia del paese e i gravissimi danni provocati dall’intensa siccità degli ultimi 3 anni e dai recenti uragani che hanno colpito la maggior parte del paese.
    Per ciò che riguarda il debito estero ha segnalato che si è lavoratao a nuovi negoziati che hanno aiutato a liberare le nuove generazioni da una spada di Damocle con la conseguente restituzione del prestiti del paese nei settore del credito.
    Il Generale d’Esercito si è complimentato per la sua attuazione in questo processo con il Ministro d’Economia, Ricardo Cabrisas.
    Ha poi fatto un richiamo al risparmio delle risorse, sostenendo che chiediamo sempre troppo, per cui si deve pianificare meglio.
    «Difendere l’unità, resistere e resistere, questo è il dovere dei rivoluzionari », ha detto.

    VIII VERTICE DELLE AMERICHE

    In quanto ai temi di politica estera, il Generale d’Esercito non ha potuto tralasciare il VIII Vertice delle Americhe, marcato dall’atteggiamento egemonico degli Stati Uniti, il cui impegno con la Dottrina Monroe è stato ratificato, soprattutto dalle’esclusione del Venezuela da questo evento internazionale.
    «Si sapeva che avrebbero montato uno spettacolo e Cuba è andata a Lima con diritto proprio e la fronte alta e questo conferma la determinazione dei cubani di difendere i loro principi e i loro valori. La delegazione cubana con quella della Bolivia e di altri paesi, hanno impedito ch si mostrasse un fronte unico contro il Venezuela. Gli interventi del nostro cancelliere, a nome del governo e del popolo cubano, sono stati una degna risposta contro i contenuti dell’ingerente discorso del vicepresidente degli Stati Uniti» ha indicato Raúl.
    «I membri della società civile hanno difeso con brio la voce di Cuba e dei popoli dell’America. Approfitto dell’opportunità per complimentarmi con tutti membri della delegazione cubana che hanno partecipato a questo Vertice», dijo.
    Il Generale d’Esercito ha sottolineato l’impegno di Cuba con l’ALBA, perché siamo la regione del mondo con la maggior disuguaglianza nella distribuzione della ricchezza e la breccia tra ricchi e poveri è enorme e crescente, nonostante gli sforzi realizzati nei decenni passati, quando i governi progressisti hanno fomentato politiche per mitigare questo male, ha segnalato.
    Ugualmente ha denunciato l’arbitraria e ingiusta reclusione di Lula, per il quale reclamiamo la libertà ed ha respinto le accuse sulle violazioni dei diritti umani in Cuba. Ha risaltato le relazioni diplomatiche con l’Unione Europea e i passi avanti dei vincoli con la Cina.
    «Tra soli 11 giorni il nostro popolo marcerà unito per le nostre strade e le piazze commemorando il Giorno Internazionale del Lavoro e mostrando l’appoggio maggioritario dei cubani al Partito e alla loro Rivoluzione, e anche se avevo preso l’impegno di stare in un’altra provincia, ho deciso, per la sua importanza, d’accompagnare il Presidente dei Consigli di Stato e dei Ministri a questa manifestazione. Poi visiterò altre province perchè si suppone che avrò meno lavoro», ha concluso, tra sorrisi e applausi. ( GM - Granma Int.)

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  5. #5
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    Predefinito Re: Socialismo cubano

    Mah, a me sembra che Raul si stia comportando come un despota per favorire la sua cricca di generali. Per fortuna che Cuba è una democrazia socialista seria e non è riuscito ad imporre ulteriormente alcune sue pessime idee. E' da un po' di anni che Cuba infatti sta andando verso una brutta direzione: si sta riempiendo di preti, puttane, evangelici e criminali. In questo purtroppo sta abbracciando i modelli di Eritrea, Cina e Vietnam, ovvero la pacificazione con l'imperialismo in nome dello sviluppo e della crescita, cosa che non porterà vantaggio solo alla cricca di burocrati che vuole scardinare la democrazia socialista e sicuramente non al popolo che infatti attualmente da queste "riforme" non sta ottenendo alcun vantaggio concreto.

    In ciò non può invece che risultare luminoso il modello della democrazia socialista di Corea, che non ha mai ceduto a nessun ricatto dell'imperialismo. Spero che il popolo cubano attraverso gli organismi della democrazia socialista riesca ad impedire allo stesso modo colpi di stato burocratici.

    Cosa ne pensate @amaryllide @Spirdu @LupoSciolto° @RibelleInEsilio @Kavalerists

    So che non sarete d'accordo ma un po' di dibattito ci sta sempre
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  6. #6
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    Predefinito Re: Socialismo cubano

    Non so, è che mi sembri un po' troppo pessimista. Ma lo dico così, su due piedi. Prima di esprimere un giudizio vero e proprio dovrò leggermi gli articoli che hai postato.
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  7. #7
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    Predefinito Re: Socialismo cubano

    Citazione Originariamente Scritto da LupoSciolto° Visualizza Messaggio
    Non so, è che mi sembri un po' troppo pessimista. Ma lo dico così, su due piedi. Prima di esprimere un giudizio vero e proprio dovrò leggermi gli articoli che hai postato.
    Io parto un po' da impressioni che ho preso in giro. Le liberalizzazioni stanno portando alla nascita di classi (molto) ostili al regime. Le chiese evangeliche (che abbiamo visto con Bolsonaro a cosa servono) e i massoni sono liberi di aggirarsi per Cuba senza che il partito dica niente. Le concessioni alla Chiesa Cattolica avevano anche senso, anche se ultimamente Raul si è sperticato di lodi esagerate verso il Papa. Anche le aperture alla prostituzione non mi piacciono come quelle eccessive al turismo (cose che in Corea si sono fatte con molta cautela, nel primo caso addirittura non si sono fatte proprio). Attenzione, non sto dicendo che a Cuba vada tutto male, per fortuna, dato che vedo una certa resistenza a questi fenomeni. Però bisogna essere coscienti di questi problemi se vogliamo essere vigili e affrontarli.
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  8. #8
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    Predefinito Re: Socialismo cubano

    Il tutto è da vedere. Cuba ha una solida cultura socialista, non credo sarà Raúl a distruggerla, quel che temo, invece, è che Raúl venga al contrario circondato da altra gente poco raccomandabile con contatti al di dopra dei Caraibi.

    Per quanto riguarda la DPRK beh direi che fondamentalmente ci sono differenze circostanziali abissali, ma anche storiche. Non sono un grande fan dello juche e della Corea del Nord, per me l'ultraisolazionismo e il conservativismo nordcoreani sono poco utili alla causa.
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  9. #9
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    Predefinito Re: Socialismo cubano

    Citazione Originariamente Scritto da Lord Attilio Visualizza Messaggio
    Mah, a me sembra che Raul si stia comportando come un despota
    Invece Kim Jong-un si comporta democraticamente, scusa?

  10. #10
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    Predefinito Re: Socialismo cubano

    Citazione Originariamente Scritto da Lord Attilio Visualizza Messaggio
    Mah, a me sembra che Raul si stia comportando come un despota per favorire la sua cricca di generali.
    Ehm...

    Per fortuna che Cuba è una democrazia socialista seria e non è riuscito ad imporre ulteriormente alcune sue pessime idee. E' da un po' di anni che Cuba infatti sta andando verso una brutta direzione: si sta riempiendo di preti, puttane, evangelici e criminali. In questo purtroppo sta abbracciando i modelli di Eritrea, Cina e Vietnam, ovvero la pacificazione con l'imperialismo in nome dello sviluppo e della crescita, cosa che non porterà vantaggio solo alla cricca di burocrati che vuole scardinare la democrazia socialista e sicuramente non al popolo che infatti attualmente da queste "riforme" non sta ottenendo alcun vantaggio concreto.
    A me sembra che Cuba guardi di più al socialismo del XXI secolo di sponda chavista, che a quello di mercato sino-vietnamita, o forse ad un sincretismo tra i due. Infatti per quanto riguarda il primo, ampiamente sconquassato in Venezuela, la prospettiva non è esaltante, ma potrebbero esserci delle differenze sull'applicazione a Cuba, data la marca spiccatamente marxista-leninista dello Stato (come in Cina e Vietnam, diversamente che in Venezuela).
    Di pacificazione con l'imperialismo ha poco senso parlare. Anche perché ogni tentativo, come abbiamo sempre visto, è temporaneo e si conclude con la sconfitta della rivoluzione, con il suo trionfo, oppure con un ritorno al punto di partenza.
    Se il popolo possa beneficiare o meno delle nuove riforme ed in che misura, direi che è ancora presto per dirlo. Comunque, ogni riforma in senso socialista deve essere soppesata da adeguate contromisure contro la corruzione all'interno del Partito. L'esempio di Xi Jinping contro gli elementi corrotti della burocrazia andrebbe applicato anche a Cuba.

    In ciò non può invece che risultare luminoso il modello della democrazia socialista di Corea, che non ha mai ceduto a nessun ricatto dell'imperialismo. Spero che il popolo cubano attraverso gli organismi della democrazia socialista riesca ad impedire allo stesso modo colpi di stato burocratici.
    Credo che la Corea Socialista, che peraltro ha fatto anch'essa riforme rilevanti di recente, vada plaudita e sostenuta ma ricondotta alle sue condizioni materiali che non sono quelle cubane.


    Le liberalizzazioni stanno portando alla nascita di classi (molto) ostili al regime.
    A me sembra che portino alla nascita di elementi, non classi. Facilmente reprimibili finché l'indirizzo socialista dello Stato non è abolito.

    Le chiese evangeliche (che abbiamo visto con Bolsonaro a cosa servono) e i massoni sono liberi di aggirarsi per Cuba senza che il partito dica niente.
    I massoni però sono stati presenti e tollerati dai comunisti cubani da sempre. La realtà è che ci sono motivi storici dietro questo fenomeno che risalgono alla lotta per l'indipendenza. C'è quindi un piccolo compromesso, ma rimane il fatto che come gli evangelisti, questi non hanno agibilità politica e quindi non possono fare danni alla costruzione del socialismo.

    Anche le aperture alla prostituzione non mi piacciono come quelle eccessive al turismo
    Concordo che si tratti di fenomeni da censurare. Però sono relitti del Periodo Especial, in grande riduzione, a cui il governo cubano sta cercando di rimediare.
    Gloria eterna alla Barriera di Protezione Antifascista!

 

 
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