
Originariamente Scritto da
stefaboy
di Sara Nicoli e Davide Vecchi
Berlusconi gli dà la colpa della crisi con i finiani.
A Milano lo abbandonano i fedelissimi
Niente weekend al mare questa settimana.
Ignazio La Russa non può allontanarsi dai Palazzi, il momento per lui è delicatissimo. Ieri pomeriggio, al termine del Gran Consiglio, ormai riunito in seduta permanente da lunedì a Palazzo Grazioli, ha dovuto chinare la testa davanti a un Silvio Berlusconi furioso.
Per l'ennesima volta il luciferino ministro ha consegnato previsioni totalmente sballate. Il premier è sbottato: “Avete sempre sbagliato i conti – rivolgendosi anche a Gasparri – di voi non mi posso più fidare”. Il Cavaliere ha anche scandito i tempi per l'azzeramento del triumvirato La Russa-Verdini-Bondi che sarà sostituito da Claudio Scajola. L'ex ministro a cui pagano il mutuo ha già ricevuto l'incarico di organizzare la campagna elettorale per il voto anticipato che, Berlusconi ne è certo, sarà a marzo.
LASCIATO con mestizia Palazzo Grazioli, La Russa ha acceso il telefonino. E sono arrivate altre notizie negative: il suo feudo lombardo si sta sgretolando pezzo per pezzo. È cominciata la migrazione verso Futuro e libertà.
Il discorso di Gianfranco Fini a Mirabello ha convinto molti a tornare dal generale, abbandonando il colonnello di Paternò. Se ad agosto nelle amministrazioni locali gli aderenti a Fli erano una dozzina, capitanati dall'assessore milanese (larussiano doc) Giampaolo Landi di Chiavenna, da ieri le adesioni sono esplose. Tra i tanti il nome più pesante è Luca Ferrazzi. Uno cresciuto a pane e La Russa. 42 anni, ex Fronte della Gioventù, presidente provinciale varesino di An prima e vicepresidente del Pdl poi, per tre volte eletto in Regione, assessore nella giunta di Roberto Formigoni e vicepresidente del consiglio regionale. Incarichi ricoperti negli anni in cui Romano La Russa, fratello di Ignazio, era impegnato al parlamento europeo.
IN REGIONE Ferrazzi era in pratica l'uomo di fiducia. Con lui in Fli porta il 70-80% degli eletti in provincia di Varese. Dal Pdl arrivano anche ex di Forza Italia. Come Manfredi Palmeri, presidente del consiglio comunale e giovane promettente “benedetto” da Silvio Berlusconi in persona . Palmeri sta ancora valutando i tempi. L'interesse è confermato. E diffuso. Tanto che ieri all'incontro organizzato da Landi di Chiavenna sono arrivate adesioni da 66 nuovi circoli solo su Milano. Ed è stato deciso di organizzare un incontro all'Umanitaria cui parteciperà anche Italo Bocchino il 27 settembre, in concomitanza con la festa nazionale del Pdl che si svolgerà a dieci minuti a piedi. Futuro e Libertà in Lombardia sta costruendo un quartier generale satellite. Sulle macerie dell'ormai quasi ex impero larussiano. Nel Pdl del resto gli ex Forza Italia hanno già dichiarato guerra ai fedeli del ministro dell'Interno. Che sono ovunque. Basti pensare che il coordinatore provinciale del Pdl è Romano La Russa. Che vicecoordinatore cittadino è Marco Osnato, cognato di Romano. Settimana scorsa il coordinatore regionale, Guido Podestà, ha convocato un vertice dimenticandosi di invitare gli ex An.
I DIRETTI interessati hanno poi minimizzato l'accaduto, ma la rottura è evidente a tutti. Podestà e Ignazio La Russa sono impegnati in un braccio di ferro persino sul programma della festa nazionale che si aprirà a Milano il 23 settembre. Il ministro ha sempre curato in prima persona le iniziative sul territorio, così manda la scaletta degli appuntamenti previsti a Podestà che, in veste di coordinatore regionale, glieli rimanda indietro corretti. Con orari e giorni cambiati. “Se dice 18 son 35, e le ore son 24 le 35 non esistono”, è la battuta che circola nei ranghi di Forza Italia che male hanno vissuto la convivenza con An in Lombardia. 18 erano i deputati che secondo La Russa avrebbero aderito a Futuro e libertà, invece poi sono diventati 35. Berlusconi aveva alzato lo scontro con Gianfranco Fini, credendo alle previsioni del ministro e di Gasparri. Ora non ci fa più affidamento.
E il momento è delicato, perché il governo in aula potrebbe allegramente cadere. Questione, appunto, di numeri. Menomale che c'è la Lega.
Il preparatissimo Roberto Calderoli suggerisce aritmetiche strategie: “Non dobbiamo partecipare alla prima chiamata sulla fiducia”, ha detto. Spiegando che “così si potrà verificare se quella maggioranza dipende solo dai finiani e assumere le conseguenze. Se, viceversa, c'è una maggioranza vera senza i 'sì allora si può andare avanti. Le vie del Signore sono infinite, ma la moltiplicazione dei pani e dei pesci non l'ho ancora vista fare a Berlusconi”.
Il premier ora di calcoli esatti ha bisogno, mica d'altro.
E Calderoli, a quanto pare, col pallottoliere va più forte di La Russa.
Il Fatto Quotidiano del 10 Settembre - pagina 2
Il Fatto Quotidiano Del 10 Settembre 2010