P3, CASSAZIONE ACCOGLIE RICORSO DI LOMBARDI E CARBONI. MARTINO AI PM: CESARE ERA IL PREMIER
Annullata l'ordinanza di custodia cautelare in carcere per Flavio Carboni e Pasquale Lombardi indagati nell'ambito dell'inchiesta sugli appalti per l'eolico in Sardegna. Lo ha stabilito dopo oltre quattro ore di camera di consiglio la Sezione Feriale Penale della Cassazione con rinvio a una nuova decisione del tribunale del riesame. Carboni e Lombardi sono detenuti dall'8 luglio scorso in quanto accusati di aver organizzato una presunta associazione segreta, la cosiddetta P3, per condizionare apparati amministrativi dello Stato per i propri affari.
I due indagati restano per in carcere in quanto è ancora in vigore l'ordinanza di custodia cautelare emessa nei loro riguardi dal gip di Roma, che verrà adesso riesaminata dal tribunale della libertà della Capitale in diversa composizione. Renato Borzone e Corrado Oliviero, rispettivamente avvocati difensori di Carboni e Lombardi, durante l'udienza a porte chiuse hanno sottolineato l'insussistenza dell'accusa di violazione della legge sulle società segrete. Borzone, che ha anche depositato una documentazione medica per attestare l'aggravarsi in carcere delle condizioni fisiche del suo assistito, ha inoltre contestato l'utilizzo a tappeto nell'inchiesta di intercettazioni telefoniche a suo giudizio illegali.
Nel primo interrogatorio si legge sul CORRIERE DELLA SERA - aveva negato perfino di aver pronunciato le frasi registrate dalle microspie, ma dopo quaranta giorni di galera ha cambiato idea e versione dei fatti. Arcangelo Martino uno dei tre arrestati per la presunta associazione segreta di cui sono accusati, insieme a Flavio Carboni e Pasquale Lombardi anch'essi in carcere, gli esponenti del Pdl Denis Verdini, Marcello Dell'Utri, Nicola Cosentino e Giacomo Caliendo il 19 agosto ha fatto chiamare il procuratore aggiunto di Roma Giancarlo Capaldo e ha parlato del suo ruolo nel gruppo di potere occulto' ipotizzato dai magistrati.
Ammettendo che effettivamente nelle riunioni a casa Verdini si discuteva del destino del Lodo Alfano alla Corte costituzionale e della causa milionaria tra la Mondadori e lo Stato; spiegando che il nome in codice Cesare' usato nelle telefonate indicava Silvio Berlusconi e il vice-Cesare' era Dell'Utri; svelando una confidenza sulla compravendita dei voti in Senato per far cadere il governo Prodi, nella scorsa legislatura.
Dopo l'interrogatorio, la Procura di Roma ha dato parere favorevole alla concessione degli arresti domiciliari per Martino, ma ieri il giudice delle indagini preliminari Giovanni De Donato ha respinto l'istanza dei suoi avvocati, Simone Ciotti e Giuseppe de Angelis, lasciandolo in prigione. Perchè è vero, sostiene il giudice, che sul piano indiziario le dichiarazioni rese indubbiamente riscontrano ulteriormente il grave quadro indiziario nei confronti degli indagati, ma non appaiono attenuare in modo rilevante le esigenze cautelari'. Martino ha fatto un racconto solo parzialmente veritiero', ha chiarito alcuni fatti ma ha chiaramente eluso il proprio effettivo ruolo, affermando quasi un ruolo inconsapevole, quasi ra e alla condanna per Tangentopoli, ricorda di essersi riavvicinato alla politica grazie a Marcello Dell'Utri. Tramite lui e un'altra persona ha conosciuto Carboni e Lombardi, dediti all'organizzazione di convegni con numerosi alti magistrati'. Martino, che voleva farsi conoscere con l'obiettivo di diventare senatore del Pdl, ne ha finanziati alcuni a Roma, Napoli e Milano.
Dice aver versato circa 40.000 euro' per l'appuntamento del settembre 2009 al Forte Village, in Sardegna, compreso il costo dell'aereo privato per portare e riportare da Napoli l'allora governatore della Campania Bassolino e da Milano il presidente della Lombardia Formigoni. Lombardi l'intrallazzatore' Promotore dei convegni era Pasquale Lombardi, il geometra già sindaco del suo paese in Irpinia ed ex giudice tributario. Con lui Martino s'intratteneva amichevolmente al telefono più volte al giorno, ma adesso lo definisce un intrallazzatore' affamato di soldi e favori inseguiti attraverso i suoi agganci nel mondo giudiziario. Si attribuiva il merito delle nomine dei presidenti delle corti d'appello di Milano Marra, di Salerno Marconi e di Napoli Bonaiuto, e altri ancora. Vantava buoni rapporti con alcuni esponenti del Csm dell'epoca, tra cui il vice-presidente Mancino e il togato' Ferri, col presidente della Cassazione Carbone e col procuratore generale Esposito. Lombardi ne parlava in continuazione, dice Martino, e un paio di volte a settimana sbarcava a Roma per le riunioni; una quasi tutti i mercoled, al ristorante da Tullio' dove Martino racconta di aver visto anche i giudici Martone e Gargani, il sottosegretario alla Giustizia Caliendo, il capo dell'ispettorato Miller e altre persone. A volte c'era pure il deputato Renzo Lusetti, ex Partito democratico approdato all'Udc, attraverso il quale Lombardi cercava informazioni e possibilità di intervento anche a sinistra'. Arcangelo Martino ammette almeno tre riunioni a casa del coordinatore del Pdl Denis Verdini, in piazza dell'Ara Coeli a Roma. La prima nel settembre del 2009, subito prima del convegno di Forte Village. Lui, Carboni e Lombardi racconta dovettero aspettare sul portone perchè Verdini era impegnato col presidente della Sardegna Cappellacci.
Dopo un po' entr Carboni, dieci minuti più tardi lui e Lombardi. Videro anche Dell'Utri. Carboni disse a Martino e Lombardi che Cappellacci era un uomo suo', perchè lui l'aveva aiutato a farlo eleggere. Poi spieg a tutti la convenienza economica degli investimenti per l'energia eolica in Sardegna; Martino cap riferisce ai pm che Verdini era direttamente interessato' all'iniziativa e Dell'Utri d'accordo ad appoggiare l'iniziativa. La seconda riunione ci fu subito dopo il convegno sardo, preceduta da un pranzo da Tullio' con molte persone fra cui, oltre ai soliti nomi, Martino ricorda anche Lusetti e la detino indic i nomi dei giudici che aveva contattato per sapere come si sarebbero espressi, e annunci una prevedibile maggioranza a favore del Lodo Alfano, e quindi di Berlusconi. Ad ascoltare c'erano Carboni, Verdini, Dell'Utri, Miller, Martone e Caliendo. Dell'Utri si mostr scettico, mentre Carboni era felice, al pari di Verdini. A Martino Sica parl di presunte frequentazioni transessuali di Caldoro, ma lui che di Caldoro era amico rifer tutto al candidato. Le confidenze sulla compravendita dei senatori, invece, le raccont a Dell'Utri. Poi seppe che Sica era stato convocato da Verdini, dal quale and con un aereo privato, il quale gli promise un incarico; in seguito Verdini disse a Martino che Berlusconi aveva fatto nominare Sica assessore nella Giunta di Caldoro.
Queste dichiarazioni di Martino, secondo il giudice che l'ha fatto arrestare, sono solo parzialmente veritiere e in parte palesemente elusive, e quindi non dimostrano una chiara volontà di rompere radicalmente i rapporti con l'ambiente in cui appaiono maturate le condotte delittuose'. Per questo, contro il parere dell Procura, l'indagato che ha cominciato a collaborare coi pubblici ministeri resta in carcere. putata del Pdl Nunzia Di Girolamo. Si parl di Lodo Alfano e di Mondadori, riferisce, e Lombardi spieg che la norma blocca-processi in favore di Silvio Berlusconi si poteva salvare nel giudizio davanti alla Corte costituzionale, mentre per la causa tra da 450 milioni tra la Mondadori e lo Stato bisognava muoversi in Cassazione.
Secondo Martino, verso la fine del pranzo Lombardi si allontan dicendo che andava proprio in Cassazione per parlare col presidente Carbone e il procuratore generale Esposito; torn poco dopo, annunciando l'ipotesi di un rinvio della causa e l'assegnazione alle Sezioni unite. Un paio di giorni dopo, a casa di Verdini, Lombardi sostenne le stesse tesi, ma sulla Corte costituzionale fu più preciso. Secondo Mar- In quell'occasione si discusse anche della candidatura del centrodestra alla presidenza della Campania, e Verdini annunci che Berlusconi avrebbe deciso tra i papabili' Caldoro, Lettieri e Miller. Solo nella terza riunione il coordinatore del Pdl annunci, anche davanti a Miller il quale aveva comunque intenzione di rinunciare, che il premier aveva scelto Caldoro. In quei giorni i carabinieri pedinavano gli indagati e ascoltavano le loro telefonate, in cui si faceva spesso riferimento a un non meglio precisato Cesare' da informare, contattare, vedere e coinvolgere, e a volte a un suo vice'. Gli investigatori hanno ipotizzato che fosse un nome in codice per indicare il presidente del Consiglio, e ora Martino conferma: Cesare' era lo pseudonimo con cui Carboni e Lombardi si riferivano a Silvio Berlusconi, e lui (che nelle conversazioni ne parla) lo sapeva; il vice' era Marcello Dell'Utri.