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    Turchia. Socialisti Nazionali alla turca. Kemalismo e rivoluzione

    di: Pietro Fiocchi



    A spasso per Taksim ci imbattiamo in un gruppetto di persone, volantini alla mano con l’immagine di Atatürk, sotto una scritta: “la Turchia ai turchi”. Chiedono a gran voce l’impiccaggione di Apo, Abdullah Öcallan. Sappiamo chi è. Ci avviciniamo al loro banchetto per sapere chi sono, scambiare due chiacchiere. È un partito politico, Ulusal Parti (Partito nazionale, Ulusal Parti Ýnternet Sitesi), ha mezzo anno di vita ma alle spalle dieci anni di militanza. Ci dicono di essere socialisti e nazionalisti, kemalisti ortodossi. Ci raccontano qualcosa del loro programma: sono agguerriti, determinati, radicali. Non hanno ancora preso posto in Parlamento, ma sono sicuri che alle prossime elezioni, nel 2011, ci saranno anche loro. Contano su un 6, 7 per cento circa. Hanno sedi e iscritti in tutto il Paese. Vogliamo saperne di più. Detto, fatto. Ci dà appuntamento nel suo quartier generale il leader di Istanbul, Nizamettin Aydın. Un tè, poi si comincia.
    Dunque... Ulusal Parti, di che si tratta? Semplice, vogliono mettere in pratica i sei principi di Atatürk: repubblicanesimo, nazionalismo, statalismo, populismo, laicità e rivoluzione. Per loro sono dogmi. Sì... ma cosa si intende esattamente per rivoluzione? Vogliamo capire. Significa realizzare la volontà popolare, rendere possibili le condizioni per far stare meglio la gente. Chiediamo allora quali sono gli ostacoli tra la situazione attuale e il traguardo che hanno di fronte. È necessario, ci dice Aydın, creare condizioni sociali ed economiche ideali, eliminare le troppe disparità. D’accordo, ma ci interessa sapere cosa impedisce alla Turchia Paese, alla sua gente, di realizzare il proprio potenziale, le ambizioni... la Nato, per esempio, è un limite? (Ankara le è legata dal ‘52). Aydın ha una visione ampia delle cose e ci risponde che l’Alleanza atlantica non è un ostacolo solo per la Turchia, lo è per tutto il mondo, così come lo sono l’imperialismo, la prepotenza nordamericana: bisogna liberarsene. Sognare fa bene, ma credono davvero, loro dell’Ulusal Parti, che eventualmente la Nato li lascerà andare? La Turchia e i turchi sono risorse necessarie, imponenti, strategiche. Nessun problema: il popolo turco non ne vuole sapere di Nato e neanche di Stati Uniti. Quando saranno al governo recapiteranno il messaggio. Gli facciamo notare che non è così facile svincolarsi quando si è presi di mira, fatti preda. Uno sguardo all’Iraq... Nizamettin Aydın concorda: non é semplice, ma loro faranno in Turchia un governo socialista, come già fatto in passato da Atatürk, nel 1923, dopo la Guerra di Indipendenza. Erano stati invasi da Inghilterra, Francia, Grecia... Italia. Loro, i turchi, hanno combattuto e vinto.
    Paesi, governi, presi ad esempio? Credono, ci dice, nella fratellanza dei popoli, ma l’unico esempio è Atatürk. Nessun altro Paese o sistema. E Hugo Chávez? Lo chiediamo perché entrando nella sede del partito abbiamo intravisto un manifesto eloquente: un primo piano del leader bolivariano, camicia rossa e pugno alzato. Il rappresentante dell’Ulusal Parti ammette che loro guardano con interesse al presidente venezuelano, lo ammirano per quello che fa per la sua gente, per il mondo. Ha combattuto contro l’imperialismo nordamericano, ha fatto una rivoluzione sociale, sta facendo riforme economiche... ma l’unico vero esempio resta Atatürk.
    Passiamo al referendum. Ci dice subito che lui e i suoi voteranno “no”, senza dubbio. E allora chiediamo perché la maggioranza, l’Akp, vuole questo referendum. Aydın ci spiega che il governo di Erdoğan vuole ristrutturare il Paese nel senso di consolidare i legami con gli Usa e con l’Ue. Vuole riplasmare il potere giudiziario, il sistema, secondo la propria volontà. Il referendum è il primo passo. Se il “sì” vincerà, afferma, potranno fare tutto quello che vogliono.
    Capiamo che il partito è contro l’Ue, perché? La risposta è che l’Unione europea si propone come una sorta di progetto “civilizzatore”, portatore di diritti e libertà. Non é così per loro: Bruxelles compie un’opera di demolizione dell’indipendenza dei Paesi e dei popoli, della loro identità. La Turchia e i turchi non devono fare la stessa fine.
    E allora, visto che siamo in tema di interessi nazionali, cosa ci dice della faccenda Mavi Marmara, la reazione di Erdoğan? A loro il premier non gliela racconta giusta, non si fidano, ha recitato una parte. I turchi sono musulmani, non amano Israele: il partito al potere usa questi sentimenti come strumento politico. Il governo non é contro Israele, ma sa che lo è la gente e ne approfitta. Erdoğan ha forti legami con Israele, ci dice Aydın mostrandoci alcune foto pubblicate sulla rivista di partito “Türksolu” (Sinistra turca, Türksolu Gazetesi Ýnternet Sitesi). Primo ministro, Erdoğan, e presidente della repubblica, Gül, sono immortalati in varie pose: baci, abbracci, strette di mano con Sharon, Peres, Olmert, la Livni. Ci mostra la foto che ritrae Peres mentre fa un discorso al Parlamento di Ankara e sottolinea: é il primo caso nella storia turca, in quella dei Paesi musulmani che a un capo di Stato israeliano viene concesso tale onore. Ma c’è altro. Ci indica la foto in cui Erdoğan, in visita negli Usa, riceve il premio dell’Anti-Defamation League, glielo consegna Abraham Foxman. Anche questo è un primato assoluto. O ancora un articolo del 2004 preso dal quotidiano Hürriyet: Peres paragona l’Akp (al potere dal 2002) a un dolce turco. La rassegna continua... Ma allora, chiediamo, quando Erdoğan ha alzato la voce per la vicenda Mavi Marmara...? Ci risponde che non è un affare internzionale, èuna questione interna turca: al tempo l’Akp perdeva consensi. Mavi Marmara è arrivata al momento giusto. E ci ricorda che Erdoğan è stato il primo premier turco ad essere andato in Israele mostrandoci ancora le foto in cui stringe la mano a Sharon, a Olmert. I turchi non se ne accorgono? Buona parte di tv e giornali, ci dice, sono in mano al governo. E sempre meno sono i media indipendenti. E perché, chiediamo, il partito é contro Israele? Loro sono contro il sionismo, contro lo stato di guerra permanente imposto da Israele ai suoi vicini. “Non dovrebbe starci Israele nel Vicino Oriente, da quando c’è ha portato solo guerre e cose brutte alla gente di qui”.
    E allora passiamo all’Iran, alla questione del nucleare, che se ne vuole fare Teheran: uso civile o militare? Aydın va subito al dunque: uso civile o militare, non li tocca. Eventuali armi nucleari in Iran non sarebbero una minaccia per la Turchia, che ha e avrà buoni rapporti con la Repubblica islamica. In ogni caso, per loro, il potere nucleare non dovrebbe essere nelle mani di pochi: Usa, Francia, Russia e Israele, unico caso nel Vicino Oriente. Se tutti avessero uguale accesso al nucleare, dice, il pericolo delle armi atomiche sarebbe pari a zero: fine dell’era nucleare. Armi atomiche dovrebbero averle anche Turchia e altri Paesi. Anche l’Iran? Risposta secca: certo. Se le hanno gli Usa, allora a tutti.
    Torniamo alle faccende domestiche. C’è stato o no l’accordo tra Akp e Pkk? Aydın ci fa notare che il “Partito dei lavoratori del Kurdistan” esiste da prima dell’arrivo al potere dell’Akp di Erdoğan, che sta facendo gli stessi sbagli dei governi di destra che lo hanno preceduto: il terrorismo continua, aumenta. E afferma che l’Akp ha relazioni con il Pkk. Prove? Non ci pensa un attimo: gli Usa. Akp e Pkk sono burattini di Washington, è normale che abbiano rapporti. In ogni caso, dice, Erdoğan non ha negato, ha anzi detto lo Stato può avere relazioni con chiunque e ha parlato di una certa commissione che diverse volte ha incontrato Öcallan. Ci sarebbero poi dei giornalisti vicini al governo che sono stati sui monti Kandil, hanno parlato con i leader del Pkk... Ma perché questo? Ci risponde che è tutto fatto a beneficio dell’imperialismo nordamericano. Allora, perché l’Akp lavorerebbe per Washington? L’Akp, dice, è al potere grazie agli Usa, ce li hanno messi loro. E al Pkk chi le dà le armi? Usano mine e fucili nordamericani. Sono stati gli Usa a creare il cosiddetto Kurdistan nell’Iraq del nord, che ha buoni rapporti con il Pkk e al quale fornisce armi. Qualcosa arriva anche dall’Europa e poi, ci dice, terroristi del Pkk sono stati addestrati a Cipro, da ufficiali greci.
    La soluzione dell’Ulusal Parti al terrorismo? Atatürk ha indicato loro la strada... I 6 punti del kemalismo? “Sì”, con quelli anche il terrorismo sarà sconfitto.






    (10 Settembre 2010)


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    Avamposto
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    Citazione Originariamente Scritto da Avamposto Visualizza Messaggio
    Vogliono mettere in pratica i sei principi di Atatürk: repubblicanesimo, nazionalismo, statalismo, populismo, laicità e rivoluzione.
    Ecco: per me il Socialismo Nazionale è questo. Ataturk valido personaggio.

 

 

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