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    Predefinito Usurocrazia e sovranità monetaria

    Dal Royal Charter del 1694 agli accordi di Bretton Woods del 1944

    Usurocrazia e sovranità monetaria

    Prologo

    di Pino Biamonte

    Per li occhi fora scoppiava lor duolo;/ di qua, di là soccorrien con le mani/ quando a’ vapori, e quando al caldo suolo:/ non altrimenti fan di state i cani/ or col ceffo or col piè, quando son morsi/ o da pulci o da mosche o da tafani.

    Con questi versi di terrificante realismo e forte impatto emotivo Dante descrive la condizione degli usurai nel 3° girone del VII cerchio dell’Inferno. Sfruttatori del lavoro altrui, avidi di denaro e di potere, se ne stanno - moltitudine indistinta e belluina - muti, racchiusi nel loro dolore espresso attraverso le lacrime che sgorgano dagli occhi. Come i cani d’estate dimenano il muso e le zampe quando sono tormentati dalle pulci, dalle mosche e dai tafani, così anch’essi agitano convulsamente le mani per pararsi dalle fiamme e dalla sabbia ardente. Un’impietosa condanna dell’usura, dunque (la legislazione ecclesiastica del tempo paragonava l’usura all’eresia e condannava al rogo chi si macchiava di tale colpa), oggi più che mai d’attualità in un mondo globalizzato che vede il trionfo della finanza apolide usuraria e del grande capitale a scapito del lavoro dei popoli e della solidarietà sociale. Già Aristotele affermava che “il denaro non può procurare altro denaro” e tale enunciato lo troviamo poi sviluppato nel tomismo di età medievale. Il denaro veniva infatti considerato sterile in quanto non poteva generare frutti alla stregua degli esseri viventi o delle piante. Ma cos’è esattamente l’usura? È il denaro ricavato dal mero utilizzo del denaro. Ed Ezra Pound, da annoverare tra i grandi uomini del ‘900, bollava impietosamente taluni governi di servilismo e di sottomissione al signoraggio sulla moneta esercitato dal sistema bancario privato e dalle banche centrali da questo controllate. Una ragnatela speculativa dove l’esclusivo interesse privato strangola la sovranità politica e monetaria degli stati nazionali e l’autodeterminazione dei popoli.

    Tale sistema perverso nasce in Inghilterra ad opera dello scozzese William Paterson, mercante, avventuriero e banchiere. Il 27 luglio 1694 Paterson ottiene dal sovrano protestante Guglielmo III d’Orange (al potere dal 1689 come re d’Inghilterra, Irlanda e Scozia dopo la deposizione di suo zio Giacomo II, cattolico. Ancora oggi l’oppressione “orangista”, incentivata e protetta da Londra, contro i cattolici repubblicani d’Irlanda è oggetto di funesta cronaca quotidiana) l’autorizzazione ad operare come banchiere ufficiale del regno. Fonderà la Banca d’Inghilterra, prima banca di emissione privata, che godrà così del privilegio di emettere moneta da prestare ad usura allo Stato (il primo prestito al governo inglese ammonterà a 1.200.000 sterline). Nella sua memorabile sentenza: «La banca trae beneficio dall’interesse che pretende su tutta la moneta che crea dal nulla» vi è racchiuso il nucleo ideologico del significato di signoraggio sulla moneta. È, quindi, a partire da tale data che i governi perderanno la loro sovranità economica e il potere di emettere moneta sarà delegato ad una banca privata. Non faranno ovviamente eccezione gli USA, che nonostante l’indipendenza dalla madrepatria proclamata con la famosa dichiarazione del 4 luglio 1776, saranno sempre soggetti all’usurocrazia monetaria della Federal Reserve, divenendo ben presto il braccio armato del liberismo mondialista. Con due eccezioni, però, anche se di breve durata per la tragica sorte toccata a chi osò andare controcorrente: Abraham Lincoln e John Fitzgerald Kennedy. Tuttavia, ad onor del vero, già Thomas Jefferson, al tempo in cui ricopriva la carica di Segretario di Stato durante la presidenza di George Washington, si era fermamente opposto al progetto di fondazione di una banca centrale privata (la First Bank of the United States) caldeggiato dall’allora ministro del Tesoro Alexander Hamilton. Personaggio ambiguo e contraddittorio (in origine sosteneva esattamente l’opposto, e cioè che la cosa pubblica non potesse essere delegata ad una banca privata poiché questa tutelava esclusivamente i propri interessi), l’Hamilton fu accusato di essere strumento dei banchieri internazionali, probabilmente in combutta con i Rothschild, che proprio in quel periodo, per bocca del fondatore della dinastia, l’ebreo ashkenazita Mayer Amschel, memore forse della succitata celebre frase del suo predecessore scozzese, aveva sentenziato: «Lasciate che io emetta e controlli il denaro di una nazione e non mi interesserò di chi ne formula le leggi». Come siano andate poi le cose per il XVI e XXXV presidente Usa è cosa tristemente risaputa. Lincoln sosteneva che il privilegio dell’emissione della moneta dovesse essere prerogativa esclusiva del governo e che il denaro da padrone sarebbe dovuto diventare servitore dell’umanità. L’applicazione pratica di tali principi portò all’emissione di banconote non gravate dagli interessi da corrispondere ai banchieri privati. Il 15 aprile 1865 Lincoln veniva assassinato in un palco del teatro di Washington. Stessa sorte, cento anni dopo, toccava a Kennedy, il quale, cinque mesi prima del suo assassinio, aveva firmato l’ordine esecutivo n. 11110 con il quale il governo aveva il potere di battere moneta dietro copertura argentea. Anche in questo caso lo Stato non pagava più gli interessi alla banca di emissione privata. Un duro colpo al signoraggio bancario che si infranse il 22 novembre 1963. Da allora nessun altro presidente Usa si è più arrischiato a sfidare i Signori del denaro.

    Un salto all’indietro, necessario per comprendere anche taluni oscuri risvolti dell’immane 2° conflitto mondiale, troppo spesso sottaciuti dalla cosiddetta storiografia ufficiale, ci porta ai cosiddetti accordi di Bretton Woods del luglio 1944, sottoscritti dai rappresentanti delle Nazioni scese in campo contro le potenze dell’Asse (per inciso Italia e Germania, “stati canaglia” ante litteram se si dovesse prestar fede all’attuale way of thinking mondialista, avevano ricondotto sotto l’egida pubblica l’emissione della moneta). Per volontà statunitense fu imposto il dollaro come valuta ufficiale per i pagamenti internazionali e moneta di riserva delle Banche centrali, modificando radicalmente il piano originario che prevedeva l’istituzione di una propria unità monetaria, il bancor, che avrebbe soppiantato nel tempo l’oro come strumento finanziario internazionale. Nacquero anche la Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale, organismi economico-finanziari oggi più che mai tristemente alla ribalta per i loro diktat insindacabili di draconiane politiche liberiste lacrime e sangue che ogni singola Nazione è tenuta ad applicare al suo interno (emblematici sono i casi della Grecia e dell’Irlanda, mentre attualmente è finita nel mirino degli usurai internazionali anche l’Ungheria, rea di non aver provveduto a falcidiare lo stato sociale secondo i desiderata dei poteri forti). Nel prossimo numero vedremo come i Signori del denaro e della finanza apolide, fedeli all’insegnamento di Nathan Rothschild: «Compra quando il sangue scorre per le strade, e vendi al suono delle trombe», abbiano perfezionato i loro meccanismi di assoggettamento della res publica (politica, economica, sociale) agli interessi esclusivi di un pugno di uomini votati al governo del mondo.


    10/09/2010



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  2. #2
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    Predefinito Rif: Usurocrazia e sovranità monetaria

    E' interessante notare come tutto parta dall'inghilterra paese massonico, sembra che le logge seguano di preferenza un certo modello economico , come se la loro filosofia necessiti di un certo humus su cui prosperare :mmm: .
    Il Silenzio per sua natura è perfetto , ogni discorso, per sua natura , è perfettibile .

 

 

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