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Discussione: Perché esistiamo?

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    Predefinito Perché esistiamo?

    PERCHE’ ESISTIAMO ?

    Pubblicato il 29/10/2014 di giuseppemerlino



    Per comodità di esposizione, ci riferiremo in questa nota solo all’essere umano.
    Sappiamo che, dopo un rapporto sessuale, circa 300 milioni di spermatozoi eiaculati dall’individuo maschio iniziano la loro corsa verso la cellula uovo dell’individuo femmina.
    Uno solo di questi spermatozoi raggiungerà la meta e feconderà l’uovo.
    Da quel momento inizierà la formazione di un nuovo essere umano.
    Sembrerebbe superfluo, ma è bene chiarire che, prima dell’incontro dello spermatozoo con la cellula uovo, questo essere umano non esisteva.
    Quest’ultima affermazione può essere attenuata solo dalla considerazione che il nuovo essere umano porterà in se i caratteri ereditari dei suoi genitori e, in generale, di tutti i suoi antenati e questo discorso lo approfondiremo più avanti,
    Dunque possiamo affermare che questo nuovo individuo proviene dal nulla.
    E quale sarà il suo destino ? Il ritorno al nulla, quando verrà il giorno della sua morte.

    Infatti la formazione di un essere vivente è un fenomeno che va contro una delle leggi fondamentali dell’Universo: la legge dell’Entropia, che, in termini semplicistici, senza usare complesse espressioni matematiche, afferma che qualunque sistema tende al massimo disordine possibile.
    Transitoriamente può avvenire che un sistema diventi più ordinato, e ciò avviene a spese dell’Entropia dell’ambiente circostante, ma un fenomeno di questo tipo può durare poco, in quanto la legge dell’Entropia è inesorabile.
    In parole povere, un essere vivente è un sistema ordinato che non può resistere molto tempo in questo stato.
    Il succo di questo discorso è che la vita umana, ma, in generale, la vita di tutti gli esseri viventi, è un breve intervallo tra un nulla ed un altro nulla.
    Nel corso dell’evoluzione si sono formati esseri viventi sempre più complessi e, ad un certo punto, i loro sistemi nervosi hanno iniziato a produrre un organo centrale che presiede a tutto il sistema: il cervello.
    Col cervello è nato negli animali superiori il fenomeno dell’autocoscienza, cioè l’animale è divenuto cosciente della propria esistenza.
    Come conseguenza è nato il concetto di “io”, cioè di qualcosa che resterebbe immutabile, nonostante i vistosi cambiamenti fisici e psichici che avvengono in un individuo, nel suo percorso dalla nascita alla morte.
    Il principale “colpevole” della nascita del concetto di “io” è la funzione della memoria che, in realtà, era nata solo per fini utilitaristici: se un animale mette la zampa sul fuoco, grazie a questa funzione, la prossima volta ritrarrà la zampa e non si brucerà.
    Grazie alla memoria, un essere umano, ricorda il “suo” passato e crea l’io, cioè quell’entità che percorre tutta la sua vita, dalla nascita alla morte.
    Abbiamo detto che l’esistenza di un essere vivente è un breve intervallo tra un nulla ed un altro nulla.
    Ma in che consiste questo intervallo ? Praticamente è un sogno, proprio come i sogni che hanno la durata di una sola notte.

    Perchè è un sogno ?
    Tutta l’esperienza di un essere vivente è mentale: basta fermarsi un po’ a riflettere e ci si renderà conto che non si può uscire dal proprio mondo mentale, proprio come se fosse una prigione.
    Siamo monadi senza porte e senza finestre, come diceva il grande filosofo Leibniz.
    Il tavolo che ho di fronte, l’albero del giardino, l’oggetto che tocco, sono solo rappresentazioni mentali nel nostro cervello. Più arduo forse capire che anche il nostro cervello lo è ….
    Cerchiamo di chiarire quest’ultimo punto.
    La Realtà è esclusivamente un oceano di particelle elementari, ma il termine particella ci può trarre in inganno.
    Si tratta di entità inconoscibili che vibrano come onde e, dalle loro aggregazioni, formano particelle più complesse che, a loro volta, formano gli atomi.
    Gli atomi sono oggetti che “emergono” nella nostra realtà da una sostanza immateriale la cui unica legge è quella probabilistica.
    Essi emettono Radiazione Elettromagnetica, ma noi ne percepiamo solo una minima parte. Questa minima parte della radiazione raggiunge la retina in fondo all’occhio, dove delle cellule specializzate, i coni ed i bastoncelli la trasformano in una debole corrente elettrica. Questa debole corrente percorre un sottile filo (il nervo ottico) e giunge in una certa zona del cervello. In questa zona il nostro cervello genera quelle immagini fantasiose che noi chiamiamo realtà. I dati caotici che riceviamo li ordiniamo poi secondo due “Categorie”, lo Spazio ed il Tempo, che non esistono nella realtà, ma che servono solo a creare il nostro mondo illusorio.

    Ripetiamo, l’esistente è solo questo substrato, questo oceano di particelle elementari che, usando i tanto pertinenti termini della Filosofia Medievale, potremmo definire “la Sostanza”, cioè ciò che esiste di per se, “causa sui” (causa di se stessa) come diceva il grande filosofo Spinoza, eterna, increata, inconcepibile dalla limitata mente umana.
    Sempre usando termini tratti dalla Filosofia medievale, tutto il resto è “Accidente”, cioè un qualcosa che non ha nessuna realtà oggettiva, come ad esempio un essere umano, che è solo un aggregato percepibile esclusivamente nel suo piano di esistenza.
    Ciò lascia supporre che, oltre quello umano, esistano tanti altri piani dell’esistenza, altrettanto irreali, altrettanti “accidenti”, nati da un diverso modo di percepire questo substrato unico che è alla base di tutto l’esistente,
    Nessuna meraviglia dunque per l’esistenza di un “mondo” divino e di chissà quanti altri “mondi” popolati da entità superiori o inferiori alle creature che popolano questo immenso Universo che è il nostro piano della realtà.

    Soffermiamoci adesso esclusivamente sul nostro piano della Realtà.
    Esso è un Universo la cui immensità è per noi inconcepibile.
    Prima di andare avanti, ricordiamo che tutto quanto diremo, è la rappresentazione mentale che un essere umano ha del proprio piano di esistenza.
    L’uomo, insieme a tutti gli esseri viventi che per ora conosciamo, vive su di un piccolo, insignificante, introvabile pianeta che, insieme ad altre migliaia di oggetti, ruota a folle velocità intorno ad una piccola stella situata alla periferia di una galassia formata da 300 miliardi di stelle che è solo una delle centinaia di miliardi di galassie che ci sono nell’Universo.
    Per renderci conto dell’immensità di questo Universo diamo alcuni dati:
    Per raggiungere Marte con la velocità attuale delle nostre sonde occorrono sette mesi. Per raggiungere Saturno, per esempio, occorrono sette anni, ma per raggiungere la stella più vicina, Proxima centauri, occorrono 75.000 anni, infatti tra i 300 miliardi di stelle che compongono la nostra galassia ci sono spazi vuoti enormi.
    Ma, abbiamo già detto, che nell’Universo ci sono centinaia di miliardi di galassie ciascuna formata da centinaia di miliardi di stelle, la maggioranza delle quali corredate da un sistema di pianeti, satelliti ed altri oggetti.
    La distanza tre le galassie è qualcosa per noi inimmaginabile. La nostra vicina Andromeda dista circa due milioni e mezzo di anni luce. Per raggiungerla con i mezzi attualmente a nostra disposizione, occorrerebbe un tempo superiore all’età dell’Universo.

    Quanto detto è necessario a farci capire quanto la vita di un singolo essere umano sia un fenomeno irrilevante, trascurabile, di nessun conto.
    Se analizziamo il “fenomeno vita” sul nostro pianeta, osserviamo che gli esseri viventi sono delle macchine il cui unico scopo sembra essere la trasmissione del DNA, un sofisticato software che contiene circa cento milioni di bit di informazione.
    A questo fine siamo programmati con un irrefrenabile istinto alla riproduzione ed un forte istinto di sopravvivenza, un cui effetto non secondario è la paura della morte.
    Una volta trasmesso il nostro DNA ai posteri, la nostra funzione è esaurita, in quanto ciò che conta pare sia solo la sopravvivenza della specie ed il continuo progresso dell’evoluzione.
    Probabilmente l’uomo non sarà l’ultimo stadio dell’evoluzione e possiamo solo immaginare quali esseri più evoluti appariranno fra qualche milione di anni sul nostro pianeta.
    Chi o che cosa abbia programmato tutto ciò (e la Scienza moderna ritiene che sia stato il caso) ribadiamo che è un problema che riguarda solo il nostro piano dell’esistenza, questo nostro breve sogno tra un nulla ed un altro nulla.
    Tutto quanto detto sembrerebbe un discorso pessimistico nei riguardi dell’uomo.
    Abbiamo parlato di Sostanza come unica Realtà, ciò che esiste di per se e di cui tutto fa parte.
    Ebbene, c’è una via per l’uomo di trovarla nel suo Se profondo e liberarsi dell’io individuale e dalla sua prigione mentale, ma, a questo punto, non bastano le parole ed un ragionamento “discorsivo” per poter andare avanti.


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    Predefinito Re: Perché esistiamo?

    decostruendo l'io non si smantella il cosiddetto egoismo; uno può certamente introdurre elementi sovrannaturali e promesse di conseguire la beatitudine iniziatica attraverso l'una o l'altra pratica (siamo in Esoterismo), ma sul piano prosaico dell'inesistenza empirica di un "io" al di sopra del flusso di sensazioni e percezioni le conseguenze non sono altruistico-salvifiche ma moralmente preoccupanti, dato che significa che non c'è un soggetto agente moralmente responsabile a sovrastare il flusso di appetiti, c'è soltanto il movimento impersonale irresponsabile dei neuroni e degli organi (ossia non c'è l'io agente che decide fra il bene e il male, però rimangono la brama e la fame che muovono questo corpo; motivo per cui Preve allarmato rivaluta il soggetto e la sua responsabilità morale contro le passioni desideranti celebrate da deleuziani e affini, che a suo dire fanno il gioco del capitalismo)

    questo non sfugge a Nietzsche, che in maniera molto precisa, maligna e azzeccata ne fa un suo cavallo di battaglia nell'aforisma 13 della Genealogia della morale:

    "Pretendere dalla forza che essa non si manifesti come forza, che essa non sia volontà di sopraffazione, volontà di oppressione, di potere, che essa non sia sete di nemici e di resistenze e di trionfi, è tanto assurdo come il pretendere dalla debolezza che essa si manifesti come forza. Un quantum di forza è un preciso quantum di istinto, di volontà, di azione ‑ anzi non è altro che questo istinto, questa volontà, questa azione stessa, e solo la seduzione del linguaggio (e degli errori fondamentali, in essa pietrificati, della ragione) che intende e fraintende ogni agire come condizionato da un agente, da un «soggetto», può far apparire la cosa sotto una luce diversa. Così come infatti il popolo separa il fulmine dal suo baleno e considera quest’ultimo come un fare, come l’azione di un soggetto che si chiama fulmine, così la morale popolare separa la forza dalle manifestazioni della forza, come se al di là del forte esistesse un sostrato indifferente, il quale sarebbe libero di manifestare o no la forza. Ma un tale sostrato non esiste, non esiste nessun «essere» dietro il fare, l'agire, il divenire: «colui che fa» è solo un accessorio inventato dal fare ‑ il fare è tutto. Il popolo, in fondo, raddoppia il fare; quando fa balenare il lampo, si tratta di un far‑fare: l'avvenimento viene posto prima come causa e poi, la seconda volta, come effetto di questa.

    I naturalisti non si comportano diversamente, dicendo: «La forza muove, la forza produce» e via di seguito ‑ tutta la nostra scienza, malgrado tutta la sua freddezza o la sua liberazione dal sentimento, soggiace ancora alla, seduzione del linguaggio e non si è liberata dei falsi bastardi, dei «soggetti» (l'atomo, per esempio, è uno di questi bastardelli, così come la «cosa in sé» kantiana): nessuna meraviglia quindi se i sentimenti repressi di vendetta e di odio, ancora ardenti sebbene nascosti, sfruttino questa fede ai propri fini, e, in, fondo, non tengano viva più profondamente altra fede se non quella nella libertà di scelta del forte di farsi debole, e dell'uccello rapace di farsi agnello ‑ col che si conquistano il diritto di imputare all'uccello da preda il fatto di essere appunto un uccello da preda...

    Se, in preda all'astuzia assetata di vendetta, gli oppressi, gli offesi, gli afflitti, si dicono: «Fateci essere diversi dai malvagi, cioè buoni! e buono è colui il quale non violenta, non ferisce nessuno, non attacca, non fa rappresaglie, rimette la vendetta a Dio che, come noi, si tiene nascosto, che evita ogni male, e inoltre non esige molto dalla vita, simile a noi pazienti, umili, giusti», questo non significa, se lo si considera freddamente e senza prevenzioni, altro che: «Ecco, noi deboli siamo proprio deboli: è bene che non si faccia nulla per cui non si possegga forza bastante»; ma questa cruda realtà, questa accortezza di infimo rango, che anche gli insetti hanno (e infatti fingono di essere morti, in caso di grave pericolo, per non dover fare niente di «troppo») grazie all'arte falsaria e alla capacità di rinnegare se stessi propria dell'impotenza, si è rivestita degli abiti sontuosi della virtù che rinuncia, è muta, attende, come se anche la debolezza del debole, cioè la sua essenza, il suo agire, tutta la sua unica, inevitabile, non redimibile realtà, fosse una prestazione volontaria, qualcosa di voluto, di scelto, un'azione, un merito.

    Per questa specie di uomini credere in un soggetto «indifferente», libero di scegliere è una necessità, derivata dall'istinto di conservazione, di autoaffermazione, in cui ogni menzogna è solita santificarsi. Il soggetto (ovvero, per dirla più popolarmente, l'anima) è stato forse sino ad oggi sulla terra il miglior articolo di fede, perché ha permesso alla maggioranza dei mortali, dei deboli, degli oppressi di ogni tipo, quella sublime mistificazione di sé che interpreta anche la debolezza come libertà, il suo essere‑così‑e‑così come merito."

  3. #3
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    Predefinito Re: Perché esistiamo?

    LA LEGGE SPIETATA DELLA NATURA

    Pubblicato il 28/06/2014 di giuseppemerlino


    Quando un branco di migliaia di antilopi viene attaccato da un leone, sarà un solo individuo ad essere ucciso e mangiato.
    L’antilope è un essere senziente, proprio come noi, ed il suo terrore sarà immenso, la sua sofferenza atroce ed il leone comincerà a mangiarla quando è ancora viva.
    Questa è la legge di natura: il singolo individuo non conta niente. Le antilopi del branco sono migliaia e, statisticamente, ciò che è accaduto è un fatto irrilevante.
    D’altra parte il leone non ha potuto fare a meno di tanta ferocia e cattiveria, ne va della sua sopravvivenza ed è obbligato ad agire in questo modo. Il leone più debole e meno veloce o malato, che non è capace di uccidere, è destinato a non sopravvivere.

    Tutto il mondo animale è dominato da questa legge e, anche se la cosa potrebbe non piacerci, pare che l’unico scopo di tutto il mondo vivente sia solo quello della trasmissione del DNA e della sopravvivenza della specie.
    Probabilmente l’antilope uccisa era tra le più deboli e le meno veloci, per cui la sua morte è risultata utile al miglioramento ed all’evoluzione della sua specie e non trasmetterà più ai posteri il suo DNA.
    Abbiamo fatto un solo esempio, ma è facile verificare che la spietatezza della Legge che domina il nostro pianeta è universale e riguarda anche l’uomo.
    A qualcuno di noi sarà capitato di uccidere uno scarafaggio calpestandolo con la scarpa. Avremo notato come il povero animale abbia cercato di sfuggire in tutti i modi alla morte, scappando disperatamente di qua e di là, prima di morire orribilmente schiacciato. Anche in questo caso, l’uomo che ha ucciso deliberatamente e la blatta che non voleva morire, si sono dimostrati carnefice e vittima in piena armonia con la Legge spietata che domina il nostro pianeta.

    A molti dispiace sentire che l’uomo appartiene al mondo animale, ma è proprio così: è un mammifero, il più evoluto ed intelligente tra i primati, che ha conquistato il predominio sul pianeta, ma bisogna ammettere che la maggioranza dell’umanità non ha difficoltà ad uccidere i propri simili o gli altri animali ed a compiere atrocità di ogni genere. Pochi umani sono diversi.
    Questi umani “diversi”, anche se intellettualmente superiori alla maggioranza dell’umanità, sono più deboli e non è affatto detto che non siano destinati a soccombere, a meno che non si voglia ipotizzare che l’evoluzione vada proprio nel senso dello sviluppo di questo nuovo “tipo” umano.
    D’altra parte è ragionevole pensare che l’evoluzione della vita sul nostro pianeta sia destinata a continuare con la generazione di nuove specie superiori a quella umana. Ovviamente ciò richiederebbe milioni di anni, proprio come è accaduto nel percorso dai primi esseri unicellulari fino all’uomo.

    Possiamo trarre delle conclusioni da queste brevi considerazioni ?
    In realtà, malgrado i progressi della Scienza, brancoliamo ancora nel buio.
    Possiamo solo riassumere i punti fermi e le certezze:
    Gli esseri viventi si caratterizzano essenzialmente per due proprietà:
    – un istinto irrefrenabile alla riproduzione (desiderio sessuale).
    – un istinto irrefrenabile alla sopravvivenza (paura della morte).

    Non conta niente il singolo individuo, conta solo il numero.
    Tutte le specie animali fanno un numero di discendenti enormemente maggiore rispetto a quelli che sopravvivono. Conta solo la propagazione della vita, non quale individuo sopravvive.
    Il destino del singolo individuo non conta niente, basti osservare che animali vengono mangiati da altri animali e, anche in ambito umano, uccisioni e crudeltà sembrano essere più la regola che l’eccezione.
    Tutti quelli che chiamiamo sentimenti come, per esempio, l’istinto materno o l’amore verso un individuo di sesso opposto, sono “trucchi” della natura dovuti a particolari neurotrasmettitori che hanno il solo scopo della conservazione e della trasmissione del DNA.
    Ci sfugge ancora completamente perchè il DNA debba essere protetto, conservato e trasmesso ed a vantaggio di chi.
    D’altra parte è una molecola estremamente complessa, praticamente un sofisticato software il cui programma viene puntualmente realizzato nel corso della vita di qualsiasi essere vivente, tanto complessa che in qualcuno induce l’idea di qualcosa di artificiale, sopratutto ora che l’informatica è tanto sviluppata.

    Potrebbe dunque nascere il sospetto di un “disegno intelligente”, il cui scopo ci è ignoto, ma non certo quello di un creatore buono ed amorevole…..
    A voler dare dunque una giusta ed obiettiva definizione al nostro mondo, lo potremmo chiamare senza dubbio “Regno del Male” ed un atteggiamento scientifico corretto è la considerazione che, anche in ambito umano, le vicende del singolo individuo sono completamente irrilevanti. C’è chi muore bruciato vivo dai suoi simili, a chi viene tagliata la gola, chi viene giustiziato in base alle discutibili leggi umane per impiccagione, fucilazione, sedia elettrica, iniezione letale o altro, chi passa la vita su di una sedia a rotelle, chi la passa in carcere, chi viene stuprato, chi muore giovanissimo per qualche malattia, chi invece vive più di cent’anni, chi è ricco, chi è povero, chi viene torturato o mutilato orribilmente, chi muore in una guerra che cent’anni dopo viene giudicata inutile e sbagliata, chi prova il terribile dolore della perdita di un figlio, chi nasce o diventa cieco. Potremmo continuare all’infinito.

    Terremoti, maremoti, eruzioni vulcaniche, epidemie etc .. non scelgono chi devono uccidere. Non fanno differenza tra buoni e cattivi. Sono eventi casuali che colpiscono alla cieca.
    Tutti avvenimenti che non contano niente, non hanno nessun rilievo. Dirò, forse per la centesima volta, che sono fatti irrilevanti, che avvengono su di un piccolo, insignificante, introvabile pianeta che ruota, insieme ad una miriade di altri oggetti, attorno ad una stella situata alla periferia di una galassia formata da 300 miliardi di stelle che è solo una dei miliardi di galassie che ci sono nell’Universo.
    Per tutti gli esseri viventi c’è poi il dramma finale: la morte. La vita di un essere vivente è un breve intervallo tra un nulla ed un altro nulla e, non facciamoci illusioni, il momento della morte è caratterizzato da paura, angoscia e sofferenza, presenti anche in quegli individui che in vita si sono consolati con l’illusione di qualche fede religiosa.
    Temo che siamo nati troppo presto per capirci qualcosa. Forse in futuro la Scienza scoprirà qual’è la causa o chi è l’autore di questo aborto, di questa mostruosità che è il nostro mondo.


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    Predefinito Re: Perché esistiamo?

    Citazione Originariamente Scritto da Troll Visualizza Messaggio
    decostruendo l'io non si smantella il cosiddetto egoismo;
    Ti ho risposto, indirettamente con l'articolo successivo. Questo mondo è un aborto: possiamo accettarlo e chiamarlo "realtà", mettendoci dunque al servizio delle forze che lo governano; oppure lo si contesta e ci si sottrae ai propri, presunti "doveri". Riguardo Nietzsche, dipende da come lo leggi. Puoi farlo anche da una prospettiva anarchica e "deleuziana".
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    Predefinito Re: Perché esistiamo?

    LO GNOSTICISMO NEL TERZO MILLENNIO

    Pubblicato il 20/12/2014 di giuseppemerlino


    Sappiamo tante cose in più dei maestri e dei dottori gnostici dei primi secoli dopo Cristo, eppure il loro mirabile insegnamento ci sembra sempre più attuale.
    Guardiamo il nostro Universo. Esso è governato da forze cieche e brutali: galassie che a folle velocità si allontanano, stelle che nascono, stelle che muoiono esplodendo (magari distruggendo in un istante tutte le civiltà che vi ruotano intorno), buchi neri che inghiottiscono stelle o intere galassie, quasars che emettono quantità di energia inimmaginabile, pulsar che ruotano come trottole, galassie che si scontrano, pianeti ingoiati dagli strati esterni della loro stella, asteroidi che bombardano impietosamente i pianeti etc….

    Ed ora guardiamo il nostro pianeta. Sperduto in questo Caos, esso è dominato da leggi feroci e spietate: tutto il “fenomeno vita” è caratterizzato da violenza e crudeltà: Animali che uccidono e mangiano altri animali, atrocità di ogni genere, terremoti ed eruzioni vulcaniche che uccidono a caso uomini ed animali, sofferenze, malattie e, per tutti, la morte. Il singolo individuo non conta niente: impera incontrastata la legge del caso.
    E l’uomo, il mammifero più evoluto del nostro pianeta, non fa eccezione. Nella sua storia nulla è cambiato. Oggi come ieri assistiamo alle crudeltà più impensabili: uomini e donne bruciati vivi, sepolti vivi, lapidati, decapitati, crocifissi etc …
    Dilagano gli stupri sulle donne, gli omicidi e le violenze sessuali sui bambini.
    Il mammifero uomo uccide gli animali nei modi più crudeli, li fa vivere in condizioni caratterizzate da crudeltà inenarrabili e li mangia.
    Ma tutta la vita dell’essere umano è caratterizzata dalla sofferenza, anche se non tutti ne hanno piena coscienza.

    Sofferenza è la nascita, sofferenza è la malattia, sofferenza è la morte, sofferenza è il desiderio di ciò che non si possiede e così via.
    Dunque questo mondo è il Regno del Male e, solo la presa di coscienza di questa semplice verità, ci fa comprendere questo che è uno dei punti fondamentali della Dottrina Gnostica.
    Il primo atteggiamento dello Gnostico, sia esso un uomo di due millenni fa, sia esso un uomo attuale, è di avere la piena coscienza che questo mondo è il Regno del Male.
    Abbiamo brevemente descritto il mondo materiale, quello che appare ai nostri sensi, ma, secondo lo Gnosticismo, questo è dominato e retto da Potenze cosmiche superiori estremamente negative, dalla natura ferina, quasi animalesca, ma immensamente più potenti dell’uomo: gli Arconti.
    A questo punto dobbiamo precisare che la Dottrina Gnostica si presenta sotto forma di Mito, quasi di favola, con la personificazione di tutte le Forze e Potenze superiori all’uomo, anche quelle superiori agli Arconti, di cui parleremo successivamente.

    L’uomo moderno può cogliere il vero senso di questo antico insegnamento solo considerando che i personaggi del mito rappresentano Entità immateriali in un piano di esistenza di gran lunga superiore a lui.
    Lo Gnosticismo identifica gli Arconti con gli Elohim del Vecchio Testamento, gli Angeli creatori e reggitori di questo mondo, Regno del Male.
    Nel libro della Genesi del Vecchio Testamento, sono riportati per iscritto racconti e conoscenze derivanti da una tradizione orale molto più antica e, tra questi, i due racconti della creazione.
    Ed è proprio sul termine “creazione” che dobbiamo ora incentrare la nostra attenzione.
    Oggi sappiamo che l’Universo è nato 13,82 miliardi di anni fa da un “Evento Singolare”, che alcuni paragonano ad una immane esplosione (Big Bang). In quel momento sono nati il Tempo, lo Spazio e la Materia ed è iniziata la sua espansione.

    Lo Gnosticismo sembra dare una spiegazione a questo evento.
    Secondo la Dottrina Gnostica, in accordo con le più antiche Tradizioni umane, come l’Induismo, l’unica Realtà è l’Uno Inconoscibile, in termini induisti diremmo il Brahman.
    Tutto ciò che non è l’Uno Inconoscibile è soltanto apparenza valida solo dal punto di vista umano, perchè non vi è, e non vi può essere, nulla al di fuori dell’Uno che, tra l’altro, è anche al di sopra dei concetti di esistenza e non esistenza, in quanto non può avere attributi.
    Per questo motivo, tutto ciò che diremo, è valido solo dal punto di vista umano.

    Dall’Uno derivano per emanazione gli Eoni, entità divine splendenti e meravigliose, inconcepibili per la mente umana.
    Tra gli Eoni esiste una gerarchia ed il loro insieme viene spesso definito Pleroma.
    Per comprendere quello che diremo adesso, bisogna considerare che nel Pleroma non esiste il Tempo che è una caratteristica peculiare del nostro Universo, nato, come abbiamo detto, col Big Bang.
    Nel Pleroma, e qundi di certo non nell’Uno Inconoscibile, avviene un turbamento causato dall’ultimo Eone, Sophia, la Sapienza. Tra le correnti gnostiche vi sono diverse spiegazioni sulla causa della “caduta” di Sophia, tutte descritte sotto forma di mito. In questa sede ne descriveremo solo le sue conseguenze.
    Sophia viene precipitata nel mondo inferiore e genera un aborto: il primo degli Arconti, Yaldabaoth (il Dio della Bibbia), arrogante, geloso, crudele, vendicativo, ignorante di tutto ciò che è al di sopra di Lui. Da lui discendono gli altri Arconti.

    Ed ecco che avviene un cataclisma immane: il Big Bang, la “creazione”.
    Tutto il “creato” è dunque sotto il Potere di queste Entità malefiche e della loro Legge spietata.
    L’aspetto inferiore della Sophia resta imprigionato nell’Universo materiale e, quando l’evoluzione della vita sul nostro pianeta, giunge fino all’uomo, una minoranza di esseri umani possiede in se la scintilla divina di Sophia.
    Questi esseri sono gli Gnostici, stranieri in questo mondo di tenebre, diversi dalla maggioranza dell’umanità fatta ad “immagine e somiglianza” dei malefici Elohim, i creatori del Vecchio Testamento, gli Arconti.
    Lo Gnostico ha dunque in se una particella del mondo divino e possiede l’impulso a farvi ritorno.
    A lui, e solo a lui, sono rivolte le dottrine che portano alla “salvezza”, come il messaggio di Cristo, l’insegnamento del Buddha, l’Advaita Vedanta Induista, l’Ermetismo della Tradizione Occidentale e tutte le altre vie tradizionali che indicano il sentiero per il ricongiungimento col divino.

    Diceva san Paolo, rivolgendosi agli eletti:
    “La nostra lotta non è contro la carne ed il sangue, ma contro i Principati e le Potestà, contro i dominatori di questo mondo di tenebre” (Lettera agli Efesini 6,12).
    L’uomo gnostico nel mondo attuale disprezza il Cosmo, tutta la Creazione, le Potenze che la dominano e la loro Legge. Egli è un esule, straniero in questo mondo. E’ cosciente che solo la Gnosi, la Conoscenza, può liberarlo da questo regno di tenebre e fargli riscoprire la sua vera natura.
    La sua ascesi (risalita) sarà lunga e difficile. Egli dovrà prima risalire, una per una, le sette sfere, sconfiggendo i terribili Arconti che le presiedono, poi si dovrà identificare con i singoli Eoni, risalendo i Cieli uno alla volta. Esistono dunque vari gradi di Gnosi, ma il più alto, è il ricongiungimento con l’Uno e veramente pochi esseri umani hanno raggiunto questo traguardo nella ormai lunga storia dell’umanità.


    https://giuseppemerlino.wordpress.co...rzo-millennio/
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  6. #6
    Ragnar Loðbrók
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    Predefinito Re: Perché esistiamo?

    Citazione Originariamente Scritto da Florian Visualizza Messaggio
    Ti ho risposto, indirettamente con l'articolo successivo. Questo mondo è un aborto: possiamo accettarlo e chiamarlo "realtà", mettendoci dunque al servizio delle forze che lo governano; oppure lo si contesta e ci si sottrae ai propri, presunti "doveri". Riguardo Nietzsche, dipende da come lo leggi. Puoi farlo anche da una prospettiva anarchica e "deleuziana".
    ma infatti non è che mi interessassero gli orientamenti personali dell'uomo Nietzsche bensì la deduzione serrata che mette in luce quel passaggio: se l'io è un'illusione (come avevano concluso per vie diverse e con intenti diversi il buddhismo e Hume), non c'è un soggetto che autonomamente decida di assecondare il mondo o di rifiutarlo: ognuno fa quello che è (ad esempio rifiuta il mondo perché a questo lo induce il suo essere); in questo modo l'asceta non è qualitativamente diverso dal gaudente o l'agnello dall'uccello da preda, non è più "meritevole" come se avesse potuto "scegliere" altrimenti, dato che non ci si può sollevare per il codino come il barone di Münchhausen dalla concatenazione che rende l'io illusorio

    beninteso proprio questo ha conseguenze devastanti sull'aspettativa degli anarchici deleuziani per cui decostruito il soggetto scomparirebbe il cosiddetto egoismo e si approderebbe a una condivisione fraterna (ma quando mai, proprio perché non esiste l'io nessun soggetto agente moralmente responsabile è in potere di frenare gli appetiti che muovono questo corpo, che sarà pronto a vedere inflitti patimenti ad altri corpi pur di assicurare godimenti al proprio)

    ma ovviamente la soluzione illusoria dei quegli anarchici che pensano di risolvere qualcosa demolendo il soggetto consiste nel ragionamento "essi praticano la sopraffazione perché credono nell'illusione dell'io, e una volta che gliel'abbiamo sgonfiata non accadrà più" (al contrario gli appetiti desideranti disposti a sacrificare l'altro uomo rimangono tutti lì, è venuta soltanto meno l'istanza sopraelevata che dovrebbe o potrebbe contenerli)

  7. #7
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    Predefinito Re: Perché esistiamo?

    Citazione Originariamente Scritto da Troll Visualizza Messaggio
    ma infatti non è che mi interessassero gli orientamenti personali dell'uomo Nietzsche bensì la deduzione serrata che mette in luce quel passaggio: se l'io è un'illusione (come avevano concluso per vie diverse e con intenti diversi il buddhismo e Hume), non c'è un soggetto che autonomamente decida di assecondare il mondo o di rifiutarlo: ognuno fa quello che è (ad esempio rifiuta il mondo perché a questo lo induce il suo essere); in questo modo l'asceta non è qualitativamente diverso dal gaudente o l'agnello dall'uccello da preda, non è più "meritevole" come se avesse potuto "scegliere" altrimenti, dato che non ci si può sollevare per il codino come il barone di Münchhausen dalla concatenazione che rende l'io illusorio
    La distinzione gnostica tra pneumatici, psichici e ilici, riguarda la qualità intrinseca degli esseri umani.
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  8. #8
    Ragnar Loðbrók
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    Predefinito Re: Perché esistiamo?

    Citazione Originariamente Scritto da Florian Visualizza Messaggio
    La distinzione gnostica tra pneumatici, psichici e ilici, riguarda la qualità intrinseca degli esseri umani.
    indubbiamente, per questo ho anticipato nel primo post che "si possono certamente introdurre elementi sovrannaturali (siamo in Esoterismo)", ma che se non si fanno entrare in gioco misteriosi fattori invisibili come lo spirito/pneuma non c'è modo di far valere neppure questo tipo di distinzioni (e infatti i deleuziani immanentisti non hanno neppure le parole per condannare ciò che deplorano dopo essersi disfatti delle categorie morali e del soggetto agente moralmente responsabile, tutt'al più borbottano con linguaggio spinoziano contro le "passioni tristi" quando magari i carnefici sono mossi da gioia rapinosa)

  9. #9
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    Predefinito Re: Perché esistiamo?

    La verità è che l'uomo non muore mai in quanto la morte fisica è solo un'intervallo senza tempo rispetto a quando torna cosciente attraverso una nuova incarnazione.

    "La coscienza è il teatro, e precisamente l'unico teatro nel quale si rappresenta tutto quanto avviene nell'Universo, il recipiente che contiene tutto, assolutamente tutto, e al di fuori del quale non esiste nulla." Erwin Schrödinger, Premio Nobel per la Fisica 1933 - Padre della Fisica dei Quanti

    "Se la meccanica quantistica non ti ha profondamente shockato allora non l'hai ancora compresa... Tutto ciò che chiamiamo reale è fatto di cose che non possiamo considerare reali." Niels Bohr, Premio Nobel per la Fisica 1922

    "E così a seguito delle mie ricerche sull'atomo vi dico: la materia in sé non esiste. Tutta la materia ha origine ed esiste solo in virtù di una forza che porta la particella di un atomo a vibrare e a mantenere il sistema solare insieme. Dobbiamo supporre che dietro questa forza ci sia una mente cosciente ed intelligente, matrice di tutta la materia". Max Planck, L'essenza della materia 1944 - Premio Nobel per la fisica 1918 - Padre della Fisica dei Quanti
    "La vera guida dei popoli sono le sue tradizioni. Senza tradizioni, vale a dire senza anima nazionale, non è possibile nessuna civiltà". Gustave Le Bon, Psicologia delle Folle [PDF GRATUITO]

  10. #10
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    Predefinito Re: Perché esistiamo?

    Citazione Originariamente Scritto da GNU-GPL Visualizza Messaggio
    La verità è che l'uomo non muore mai in quanto la morte fisica è solo un'intervallo senza tempo rispetto a quando torna cosciente attraverso una nuova incarnazione.
    Di sogno in sogno, di illusione in illusione... di prigione in prigione...
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