
Originariamente Scritto da
Spirdu
"[...]Sia chiaro: se Salvini è andato negli Usa ci sono ragioni importanti, ma non sono quelle che dice perché i giornalari ci sguazzino come girini nella pozzanghera.
Meglio dunque guardare chi l’ha ricevuto: Mike Pompeo, segretario di Stato, ossia il ministro degli esteri. E c’è in effetti una logica evidente nel fatto che il ministro degli esteri della superpotenza fin qui dominante riceva un vice-presidente del consiglio e ministro di polizia di un paese facente parte da oltre 70 anni dell’inner circle degli alleati più servili. Un esponente del comando imperiale che istruisce un aspirante vicerè locale, volenteroso ma pasticcione (pensate che diceva di “di sentirsi a casa sua”… a Mosca!).
I punti su cui Pompeo avrebbe preteso l’assenso assoluto, ovviamente ottenendolo, sono tutti dossier di politica internazionale che, istituzionalmente, non sarebbero nella disponibilità di Salvini: rapporti con la Cina, l’Iran, la Corea del Nord, il riconoscimento del fantoccio Juan Guaidò (a proposito: che fine ha fato?) come presidente del Venezuela, la Russia d Putin (con annesso problema ucraino). Problemi grossi, mica barconi da affondare o navi umanitarie da cacciare…
Sul “prendere” gli yankee sono maestri, nel dare molto meno. Le assicurazioni che il leghista è andato a cercare a Washington riguardano soprattutto la possibilità che gli Usa tornino ad essere una “spalla” cui appoggiarsi se – come sembra inevitabile – le trattative con l’Unione Europea su manovra, patto di stabilità e procedura di infrazione dovessero prendere una piega negativa. Senza un appoggio statunitense, hanno pensato i Soloni della Lega, “i mercati” difficilmente sarebbero clementi con l’Italia.[...]"
La scialuppa tra le corazzate Usa-Ue-Cina | Contropiano