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    Predefinito Libia, solo fallimenti dalla guerra del 2011

    Libia, solo fallimenti dalla guerra del 2011. Come Sarkozy e Hollande anche Macron nella trappola del neo-colonialismo



    di Fulvio Scaglione* - Occhidellaguerra


    La Conferenza per la Libia, organizzata dal governo italiano per il 12 e 13 novembre nella Villa Igea di Palermo, è ormai alle porte. La partecipazione sarà di alto livello: il premier Medvedev per la Russia, Angela Merkel per la Germania, forse il segretario di Stato Mike Pompeo per gli Usa. E naturalmente tutti i protagonisti dell’infinita crisi libica, da Fayez Al-Sarraj (primo ministro del governo di Accordo Nazionale, l’unico riconosciuto dagli altri Paesi) a (forse) il generale Khalifa Haftar, l’uomo forte della Cirenaica, oltre a una serie di politici e notabili (un quarantina in tutto) che rappresentano le molte anime tribali e claniche della Libia. Dicono che potrebbe arrivare a Palermo anche Emmanuel Macron.


    Sarebbe un bel colpo di scena perché l’unica cosa certa della Conferenza è che essa sancisce la sconfitta del presidente francese. La Francia, in Libia, gioca “sporco” da molti anni. Il presidente Sarkozy fu il primo protagonista, affiancato dal premier inglese Cameron, della disastrosa guerra del 2011. Il suo successore, Hollande, si affrettò a rifornire di armi, denaro e assistenza militare il generale Haftar, anche dopo che la Francia si era impegnata a sostenere il Piano di Azione dell’Onu e il governo (quello appunto guidato da Al-Sarraj) insediato dopo lunghe trattative internazionali. Macron ha proseguito lungo la stessa strada, in un rigurgito di vecchio colonialismo che è diventato sempre più patetico e fastidioso.


    Da quando è arrivato all’Eliseo, Macron non ha mai smesso di promuovere la presa di potere del protetto francese, il generale Haftar. Nell’estate del 2017 invitò a Parigi Al-Sarraj e lo stesso Haftar, nel chiaro intento di mettere su un piano di parità, almeno dal punto di vista diplomatico, il premier riconosciuto dall’Onu e l’uomo che voleva scalzarlo.


    Nel maggio scorso, approfittando del vuoto di potere che regna a Roma (il governo Gentiloni è già uscito di scena, Lega e M5S stanno ancora trattando), Macron ci riprova: richiama a Parigi Al-Sarraj e Haftar e propone loro un accordo per elezioni da tenere nel dicembre 2018.


    Haftar, che a quel punto si sente spalleggiato dalla Francia, tenta il colpaccio. Comincia fare propaganda contro l’Italia (le tv della “sua” cirenaica mostrano manifestanti che bruciano la bandiera italiana), sobilla le milizie che attaccano Tripoli e il governo di Al-Sarraj, tenta di sottrarre al controllo della Noc (National Oil Company, la compagnia petrolifera di Stato) i terminali petroliferi.

    Esagera, insomma. Così gli Usa, che ben conoscono le cordiali relazioni tra Haftar e l’Egitto e tra l’Egitto e la Russia, sono spinti a intervenire. Convocano un incontro con Italia, Regno Unito e Francia e Macron è costretto a richiamare Haftar all’ordine.


    Ma non basta: l’Italia riattiva il Trattato con la Libia firmato nel 2008 da Silvio Berlusconi e Muhammar Gheddafi. Per noi ci sono gli oneri (cinque miliardi di “risarcimento” per l’occupazione coloniale, da spendere però in opere realizzate da imprese italiane) ma anche gli onori: torniamo a essere il partner privilegiato della Libia, che si impegna anche a controllare il flusso dei migranti in arrivo dai suoi confini Sud. Quelli appunto controllati da Haftar, che sul traffico di esseri umani lucra in abbondanza.


    Il presidente francese, però, non abbandona il sogno delle elezioni subito, che con ogni probabilità consegnerebbero ad Haftar, che comanda la forza militare meglio organizzata e armata della disgregatissima Libia attuale, una facile vittoria. Ma viene ancora una volta smentito: in settembre il Consiglio di Sicurezza dell’Onu approva un testo inglese che rinvia le elezioni al 2019.


    Solo un folle, o appunto un Macron che vuole mandare al potere un generale suo amico, poteva pensare che, appena placati gli scontri armati nella capitale Tripoli, si sarebbe andati a votare come se niente fosse stato. E siamo così arrivati alla Conferenza di Palermo. È chiaro che, anche se i giochi sono ancora tutti da fare, i grandi Paesi coinvolti nella crisi libica (Usa, Egitto, Russia, Germania, Regno Unito) hanno deciso di dare una possibilità alla regia italiana.


    Ma Macron ancora non ci sta. La Conferenza è convocata per il 12 e 12 novembre. Lui, per l’8, ha invitato a Parigi i rappresentanti delle milizie di Misurata che, nell’estate scorsa, sono andate al soccorso di Al-Sarraj attaccato a Tripoli. L’istinto coloniale francese non vuole placarsi, dunque. A dispetto degli schiaffoni finora ricevuti. Nell’azione di Macron, però, come già in quella di Sarkozy e Hollande, non ci sono solo orgoglio e nazionalismo ma anche interessi assai concreti.


    Ai tempi di Gheddafi, la Libia estraeva 1,6 milioni di barili di petrolio al giorno. Di questi, 267 mila prendevano la via dell’Italia attraverso l’Eni, e solo 79 mila andavano in Francia via Total. Oggi, di fatto, l’Eni è l’unica grande azienda ancora capace di muoversi con profitto in Libia. Nel 2015 la produzione libica di petrolio si aggirava intorno ai 400 mila barili al giorno, e 365 mila venivano commercializzati dall’Eni. Quasi un monopolio, insomma. Che Macron non può sopportare.

    *Pubblichiamo su gentile concessione dell'Autore

    Notizia del: 09/11/2018

    https://www.lantidiplomatico.it/dett...o/16993_26026/
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  2. #2
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    Predefinito Re: Libia, solo fallimenti dalla guerra del 2011

    "Nuovo bagno di sangue a Tripoli? Conseguenza dello sconsiderato attacco NATO del 2011"



    La Libia è sempre più nel baratro dopo l'intensificarsi dello scontro dei clan Serraj e Haftar. Se dovesse verificarsi un altro bagno di sangue, sarà il risultato inevitabile della campagna di bombardamenti della NATO del 2011, ha dichiarato lo storico Gerard Horne.


    Il paese nordafricano era un tempo stabile e abbastanza prospero grazie ai grandi introiti provenienti dal commercio di petrolio. Ma dal 2011, quando la NATO ha sostenuto la rivolta e aiutato a rovesciare, uccidendolo, il leader di lunga data Muammar Gheddafi, rimane uno stato fallito e fratturato. La scorsa settimana, le faide senza fine tra fazioni rivali sono aumentate, con Khalifa Haftar, un potente comandante militare, che ha lanciato un'offensiva contro i suoi rivali riconosciuti dalle Nazioni Unite a Tripoli.

    Il generale è improbabile che tenga immediatamente conto di una soluzione politica, ritiene il commentatore politico e storico statunitense Gerald Horne. Questo potrebbe degenerare in una grande battaglia nella capitale.

    “Ci si può anche aspettare un bagno di sangue avvenire a Tripoli. Fatto abbastanza tragico e sfortunata, ma io direi che è l'inevitabile risultato dell'attacco mal consigliato attacco dalla NATO, guidata dagli Stati Uniti, che ha portato nel 2011 rovesciamento di Gheddafi“, ha dichiarato Horne.

    Fonte: Rt - Foto ReutersNotizia del: 08/04/2019

    per visualizzare il video: https://www.lantidiplomatico.it/dett...2011/82_27896/
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  3. #3
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    Predefinito Re: Libia, solo fallimenti dalla guerra del 2011

    "La lotta politica che si risolve nella vittoria di un candidato che ha ottenuto il 51% dell'insieme dei voti degli elettori, porta ad un sistema dittatoriale presentato sotto le false spoglie di democrazia. Infatti il 49% degli elettori sono governati da uno strumento di governo che non hanno scelto, ma che ad essi è stato imposto. Questa è dittatura. Il conflitto politico può inoltre portare ad uno strumento di governo che rappresenta soltanto la minoranza; questo avviene quando i voti degli elettori vengono distribuiti tra un gruppo di candidati, uno dei quali ottiene un maggior numero di voti rispetto ad ognuno degli altri candidati, considerati singolarmente. Ma, se si sommassero insieme i voti ottenuti dagli "sconfitti", si avrebbe una schiacciante maggioranza. Nonostante questo, vince il candidato che ha ottenuto il minor numero di voti e la sua vittoria è considerata legale e democratica! In realtà si instaura una dittatura sotto l'apparenza di una falsa democrazia. Questa è la verità sui sistemi politici dominanti nel mondo contemporaneo." - Mu'ammar Gheddafi

  4. #4
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    Predefinito Re: Libia, solo fallimenti dalla guerra del 2011

    Parigi ha mosso torre e cavallo.

    E l'Italia continua la sua parte di nulla assoluto. Dov'è la Lega ora?
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    Predefinito Re: Libia, solo fallimenti dalla guerra del 2011

    Citazione Originariamente Scritto da RibelleInEsilio Visualizza Messaggio
    Parigi ha mosso torre e cavallo.

    E l'Italia continua la sua parte di nulla assoluto. Dov'è la Lega ora?
    A cacciare i rom, proteggere i fasci e a cagarsi addosso mentre aspetta di sapere se Haftar vince o no.

  6. #6
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    Predefinito Re: Libia, solo fallimenti dalla guerra del 2011

    Citazione Originariamente Scritto da Benacus Visualizza Messaggio
    "La lotta politica che si risolve nella vittoria di un candidato che ha ottenuto il 51% dell'insieme dei voti degli elettori, porta ad un sistema dittatoriale presentato sotto le false spoglie di democrazia. Infatti il 49% degli elettori sono governati da uno strumento di governo che non hanno scelto, ma che ad essi è stato imposto. Questa è dittatura. Il conflitto politico può inoltre portare ad uno strumento di governo che rappresenta soltanto la minoranza; questo avviene quando i voti degli elettori vengono distribuiti tra un gruppo di candidati, uno dei quali ottiene un maggior numero di voti rispetto ad ognuno degli altri candidati, considerati singolarmente. Ma, se si sommassero insieme i voti ottenuti dagli "sconfitti", si avrebbe una schiacciante maggioranza. Nonostante questo, vince il candidato che ha ottenuto il minor numero di voti e la sua vittoria è considerata legale e democratica! In realtà si instaura una dittatura sotto l'apparenza di una falsa democrazia. Questa è la verità sui sistemi politici dominanti nel mondo contemporaneo." - Mu'ammar Gheddafi
    Il Libro Verde di Gheddafi espone molte buone idee. Inizialmente Gheddafi cercò di concretizzarle ma, in seguito, creò una sorta di autocrazia. Beninteso: molto meglio l'autocrazia di Gheddafi che l'attuale situazione di morte e caos! Speriamo, allora, che scenda in campo Saif , figlio dell'ex Rais, il quale ha già affermato di non voler ripetere certi errori del padre.
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  7. #7
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    Predefinito Re: Libia, solo fallimenti dalla guerra del 2011

    Come volevasi dimostrare, la merdina Macron gioca sporco mentre l'Europa del nulla balbetta.

    Parigi blocca la condanna Ue di Haftar, ira di Salvini e Di Maio
    Conte: 'Preoccupa l'escalation'. Viminale: 'Al lavoro per stop ostilità'

    Parigi blocca la condanna Ue di Haftar, ira di Salvini e Di Maio - Africa - ANSA
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  8. #8
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    Predefinito Re: Libia, solo fallimenti dalla guerra del 2011

    Citazione Originariamente Scritto da RibelleInEsilio Visualizza Messaggio
    Come volevasi dimostrare, la merdina Macron gioca sporco mentre l'Europa del nulla balbetta.

    Parigi blocca la condanna Ue di Haftar, ira di Salvini e Di Maio
    Conte: 'Preoccupa l'escalation'. Viminale: 'Al lavoro per stop ostilità'

    Parigi blocca la condanna Ue di Haftar, ira di Salvini e Di Maio - Africa - ANSA
    Macron peggio di Trump. Il che è tutto dire...
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    Predefinito Re: Libia, solo fallimenti dalla guerra del 2011

    Libia, Fulvio Scaglione: "Siamo, tanto per cambiare, dalla parte sbagliata della Storia"



    di Fulvio Scaglione - Linkiesta*


    Oggi il premier Giuseppe Conte, incontra il vicepremier e ministro degli Esteri del Qatar, Bin Abdulrahman al-Thani, per discutere della situazione in Libia e dell’offensiva che il generale Haftar sta conducendo contro il Governo che ha sede a Tripoli ed è guidato da Fayez Al-Sarraj. Quella del nostro governo è una mossa non solo legittima, ma doverosa: il Qatar è uno dei molti Paesi che, come l’Italia, hanno sottoscritto il Piano d’azione per la Libia presentato dall’Onu, sia nella versione originale del settembre 2017 sia in quella arricchita ed emendata in occasione della Conferenza di Palermo del dicembre 2018. Piano a suo tempo approvato anche dagli Usa, dall’Unione Europea e da gran parte dei governi che formano la cosiddetta comunità internazionale. E che poggia su una precisa indicazione: nel gran marasma libico, quella di Al-Sarraj è l’unico governo legittimo. Provvisorio, perché di riconciliazione nazionale, ma legittimo. Tutto bene, quindi? No, tutto male. Gli eventi sul terreno raccontano ben altra storia.


    Il generale Haftar continua imperterrito l’offensiva. La sua presa sulla Libia, che già comprende la Cirenaica e il Fezzan, si allarga di giorno in giorno. E i Paesi che lo appoggiano, ovvero Egitto, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Francia, continuano serenamente ad armarlo e finanziarlo. In questo scenario, considerato anche che il Qatar è un po' lontano dalla Libia che invece si trova alle nostre porte, si ha la sensazione che l’Italia sia rimasta con il cerino dell’appoggio ad Al-Sarraj in mano. Un cerino acceso che si consuma a gran velocità. Gli Usa, che nel luglio scorso ci avevano promesso (ricordate l’incontro a Washington tra Trump e Conte?) una cabina di regia comune per la Libia? Non pervenuti. D’altra parte c’è l’Arabia di mezzo e quelli di Washington sanno che del proconsole saudita Mohammaed bin-Salman, da loro rifornito di armi e di aiuti di ogni genere, possono fidarsi. Purtroppo i sauditi stanno con Haftar. L’Unione Europea? Non pervenuta, anche se un’eventuale deflagrazione della Libia diventerebbe, non fosse altro che per la prossimità geografica, una questione europea. Non pervenuta, l’Europa, anche di fronte allo scandaloso comportamento della Francia, che fa professione di europeismo e di fedeltà all’Onu ma da dieci anni conduce la guerra in Libia: nel 2010 con Sarkozy che bombardò Gheddafi, poi con Hollande che rifornì di armi Haftar, ora con Macron che manda i “consiglieri militari” ad aiutare il generale. Juncker e compagnia bella, per il solito loquaci, non hanno nulla da dire all’Eliseo? È normale che la Francia blocchi una presa di posizione Ue solo perché in essa si fa il nome di Haftar, com’è avvenuto negli scorsi giorni?


    Il problema è un altro ed è il nostro solito eterno problema. L’Italia non decide che cosa vuol essere, qual è il suo posto nel mondo. Oscilla sempre tra velleità e timidezza, ambizione e provincialismo, realismo cinico e sogno svagato.


    Quindi l’Italia è sola o quasi. Lo sforzo del governo, che difende Al-Sarraj e con lui la legalità internazionale, sembra forse nobile ma certo vano, perdente. Siamo, tanto per cambiare, dalla parte sbagliata della Storia. È colpa di qualcuno? In situazioni come questa, e con la campagna elettorale europea in pieno svolgimento, la caccia al colpevole parte in automatico.

    Può darsi che il nostro governo abbia peccato di gioventù (ma il ministro degli Esteri, Enzo Moavero Milanesi, ha una vasta esperienza internazionale ed è alla sua terza prova alla guida di un ministero) e abbia tardato a intuire gli sviluppi e a cambiare cavallo, mollando Al-Sarraj e adottando Haftar. Mah. Certo quel che accade in Libia non dipende dal fatto che l’Italia, come si sente dire negli ambienti della sinistra, è isolata in Europa. Le tante strette di mano e i sorrisi con Macron del periodo pre-gialloverde non fanno pensare che i governi precedenti avessero le idee tanto più chiare sia sulla situazione in Libia sia sulle intenzioni del grande amico d’Oltralpe.

    Il problema è un altro ed è il nostro solito eterno problema. L’Italia non decide che cosa vuol essere, qual è il suo posto nel mondo. Oscilla sempre tra velleità e timidezza, ambizione e provincialismo, realismo cinico e sogno svagato. Un Paese che ha un esercito di professionisti ma non vuole impiegarlo. Che ospita 72 bombe atomiche altrui, non ha mai ratificato (con nessun governo) il Trattato per la proibizione delle armi nucleari ma predica il disarmo. Che è piazzato al centro del Mediterraneo ma per farsi valere deve chiedere il permesso a questo e a quello. Un Paese dove, al momento di mandare poche centinaia di soldati in Niger a svolgere un po' di lavoro di intelligence in una delle aree più complessa del mondo (ricchezze minerarie, radicalismo islamico, flussi migratori), si è sollevata un’onda di critiche come se fossimo in partenza per colonizzare l’Africa. Serve un grosso, anzi, un enorme salto culturale. Se l’Italia vuole tenere come unico punto di riferimento i valori, lo spirito umanitario, le iniziative di pace, allora si prepari ad altre mille situazioni come quella odierna in Libia.


    Quando tu mobiliti i principi e i buoni sentimenti e gli altri i carri armati, è tutto molto chiaro: tu perdi, gli altri vincono. Se Haftar vincerà, e vincerà prima o poi, l’Egitto e la Francia avranno insediato un Gheddafi 2, faranno man bassa delle risorse petrolifere della Libia, avranno un interesse comune nello spazio del Mediterraneo mentre le petromonarchie del Golfo Persico, già in ottime relazioni con il presidente egiziano Al Sisi, avranno in Haftar un uomo di fiducia. A noi resterà la coscienza di aver operato per il bene e per la pace. L’Italia potrebbe anche rinunciare alle Forze Armate come ha fatto il Costa Rica, diventare un Paese neutrale come la Svizzera, trasformarsi in una specie di Vaticano laico, presente in tutti consessi internazionali e pronto a lavorare per evitare o estinguere i conflitti. Non sarebbe poco e potrebbe persino funzionare.


    Ma se vogliamo condurre una politica estera che protegga il nostro interesse nazionale, allora non possiamo esimerci dallo stare in modo solido sulla scena internazionale. E per starci con qualche risultato, dobbiamo essere pronti a impiegare i sistemi degli altri oppure ad applicare le necessarie contromisure. Il che non vuol dire partecipare a una guerra ogni tre anni come fanno, per esempio, Francia e Regno Unito. Ma nemmeno raccontarsi che, andando sempre d’accordo con tutti, i risultati ci cadranno in mano come pere mature. La Francia va d’accordo con quasi tutti, Italia esclusa, ma per avere le pere, in Libia ha sganciato bombe nel 2011 e le sgancia tuttora, sia pure per interposto generale Haftar. A Genova dicono: o soffiare o sorbire. In politica estera possiamo essere generosi o interessati, altruisti o egoisti, ma non tutt’e due insieme. L’una strada o l’altra, va bene comunque. Ma decidiamoci una buona volta!


    *Pubblichiamo su gentile concessione dell'Autore

    Notizia del: 15/04/2019

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    Predefinito Re: Libia, solo fallimenti dalla guerra del 2011

    Libia: perché l'aviazione del generale Haftar avrebbe dovuto bombardare un centro migranti?



    Ma qualcuno può spiegare perché mai l’aviazione del generale Khalifa Haftar avrebbe dovuto bombardare un Centro detenzione migranti nell'area di Tajoura, alla periferia di Tripoli? Il Centro – così come ci informa Repubblica – si trova accanto alla base militare di Dhaman dove le (famigerate) milizie di Misurata e quelle fedeli al governo del presidente Fayez al-Serraj hanno concentrato le loro riserve di munizioni e di veicoli. Non sarebbe, quindi, da escludere il “danno collaterale” di un bombardamento (finalizzato a colpire, un obiettivo militare) o l’esplosione accidentale di un deposito di munizioni. Ma la stessa Repubblica, come la quasi totalità dei media, della strage (pare, 80 morti) riporta solo la dichiarazione di al-Serraj: “un attacco premeditato e ‘preciso’.


    Si, ma perché un “Centro di detenzione migranti” è stato messo a ridosso di una postazione delle Milizie di Misurata (alle quali, due anni fa, Minniti affidava la “gestione” dei richiedenti asilo)? Una sorta di scudo umano? Di certo quel Centro non era gestito dall’UNHCR e da ONLUS italiane, come i tanti centri finanziati dal Trattato con la Libia (in questi giorni respinto in Parlamento da una parte del PD); centri ben diversi dalle tante “prigioni private” nelle quali migranti e profughi vengono detenuti e torturati per estorcere denaro alle loro famiglie.


    Una strage pianificata quella di Tajoura, per evidenziare l’inaffidabilità di Fayez al-Serraj e dei suoi sgherri, facendo così saltare il Trattato in discussione in Parlamento?


    Si direbbe non chiederselo nessuno.



    Francesco Santoianni

    https://www.lantidiplomatico.it/dett...ti/6119_29269/
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