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Risultati da 1 a 3 di 3
  1. #1
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    Predefinito Approvata modifica della costituzione turca

    LA CONSULTAZIONE
    Referendum, in Turchia vince il sì
    avanti con le riforme costituzionali
    Una maggioranza del 58%. Cambieranno i poteri dell'esercito, i criteri d'impunità dei membri delle forze armate e diversi aspetti della giustizia. Novità anche nel campo del lavoro

    Referendum, in Turchia vince il sì avanti con le riforme costituzionali Il premier Erdogan con la moglie

    ANKARA - La maggioranza di governo guidata da Erdogan ha vinto il referendum sulle riforme costituzionali, con oltre il 58% dei voti (21 milioni contro 15 con un'affluenza alle urne di circa il 77%). Il risultato non è definitivo, ma i voti scrutinati sono il 97% e il verdetto non può più cambiare. Erdogan e la formazione islamico-moderata dell'Akp avrebbe conseguito percentuali oltre il 70% nell'est del paese. Nella parte occidentale invece predomina il no. In realtà, la consultazione era su ben 26 quesiti: i più rilevanti riguardano i poteri dell'esercito, in Turchia da sempre molto influente sulla vita politica e la giustizia. Un passaggio importante per il Paese, alle prese con un lungo avvicinamento all'Europa.

    Con il "sì" al referendum i turchi hanno dunque scelto di rendere il loro Paese più democratico anche per quanto riguarda il ruolo della magistratura, l'applicazione della legge e i diritti dei lavoratori. Notevoli infatti saranno i cambiamenti nella gestione della giustizia che, sostiene però l'opposizione, consentirà al partito di radici islamiche Giustizia e Sviluppo (Ak) di porre la magistratura sotto il controllo dell'esecutivo. Le modifiche riguardano la Corte costituzionale che sarà composta da 17 giudici (e non più da 11 come oggi) di cui 14 nominati dal capo dello Stato e tre dal Parlamento. La Corte potrà giudicare i massimi gradi militari mentre d'ora in poi saranno i tribunali civili, e non più quelli militari, a processare
    i membri delle forze armate accusati di reati contro la sicurezza dello Stato o la Costituzione. D'altro canto, i civili non potranno più essere processati da tribunali militari. Sarà modificato anche il numero dei membri del Consiglio Supremo dei Giudici e dei Procuratori - Hsyk, l'equivalente del Consiglio Superiore della Magistratura in Italia - che diventeranno 22 ed cambierà il modo in cui saranno nominati. Da segnalare anche alcune conquiste nel mondo del lavoro. L'approvazione del pacchetto di emendamenti alla Costituzione avrà come conseguenza l'abolizione di una clausola che sino ad oggi vietava ad un lavoratore l'appartenenza a più di un sindacato. Inoltre la modifica darà agli impiegati statali il diritto a negoziare contratti di lavoro collettivi, a scioperare e a fare ricorso contro azioni disciplinari ritenute ingiustificate.

    Una vittoria auspicata questa mattina in un'intervista a Repubblica 1 dal premio Nobel per la Letteratura Orhan Pamuk: "Con i militari c'è rischio di golpe - ha detto a Marco Ansaldo - la Costituzione turca ora va cambiata".


    tratto da repubblica.it




    Che ne pensate?

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  2. #2
    Banda Müntzer-Epifanio
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    Predefinito Rif: Approvata modifica della costituzione turca

    Metto questo articolo in relazione con i risultati del referendum che analizza la questione curda all'interno della consultazione referendaria di cui stiamo parlando:

    Turchia, dove i curdi possono diventare per una volta decisivi

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    Mentre il Paese aspetta l'esito del referendum costituzionale, il partito dei curdi può essere decisivo tra islamisti e kemalisti
    scritto per noi da
    Alessandra Mainini

    Alla sede centrale del Barış Demokrasi Partisi (Bdp), Partito Democratico della Pace di Istanbul c'è parecchio fermento. Il partito raccoglie i consensi del popolo curdo e siede in parlamento con venti seggi. Tra il partito liberal-islamista del premier Erdoğan e i kemalisti conservatori di Mhp e Chp, il Bdp è forse l'unico gruppo parlamentare a fare la differenza.

    Come si vede dalla via intrapresa in occasione del referendum del 12 settembre, promosso dalla maggioranza, per la riforma della costituzione: al Bdp la dicotomia tra sostenitori del sì (Akp di Erdoğan) e quelli del no (kemalisti) sta molto stretta e ha optato per il boicottaggio. La vittoria del sì dovrebbe creare le condizioni per prevenire un nuovo colpo di Stato. Voci maliziose vogliono il partito deciso a cambiare strategia all'ultimo momento, ma la campagna per il boicottaggio continua.

    La sede del partito si trova nel vivace quartiere di Tarlabaşı. Quando arriviamo c'è una riunione in corso che sembra non finire mai. Le voci dei bambini dalla strada coprono talvolta quella di Çiğdem Kılıçgün Uçar, segretaria provinciale del partito. La incontriamo per fare il punto in un momento cruciale: da un lato il referendum per il cambiamento di una costituzione che è quella che proviene dal colpo di Stato del 1980, dall'altro i segnali di apertura di un dialogo fra guerriglieri e governo. Un partito che lotta per la democrazia ha molto da dire in proposito.

    Partiamo dall'argomento più caldo: il referendum. Voi invitate i vostri elettori al boicottaggio. Non temete che questo renda più semplice la vittoria del sì e quindi un rafforzamento dell'AKP ?
    Il dibattito politico intorno a questo referendum è lo specchio di un atteggiamento ricorrente nella politica turca: ci sono due approcci, due posizioni, due poli; o stai da una parte o stai dall'altra, senza mediazione. Nella politica turca non c'è modo di uscire da questa attitudine con il risultato che sembrano esistere solo le due opzioni rappresentati dal sì e dal no. Crediamo che ci sia un bisogno urgente di una costituzione democratica. Ci sono persone che hanno lottato, che hanno subito arresti, torture. Hanno aperto la via per cambiare le cose in Turchia e da loro bisogna partire per poter cambiare la costituzione. Erano socialisti, persone di sinistra. Gente che credeva davvero nella democrazia. In questa nuova costituzione proposta dall'AKP non c'è traccia di loro, delle loro richieste.
    Quando è emersa la posizione del boicottaggio si è diffusa un'idea secondo la quale avrebbe finito per favorire il sì; poi si è diffusa l'idea omologa e contraria che il boicottaggio avrebbe favorito il no. Ma credo che questa sia una visione ristretta della situazione. Io credo che in Turchia la società non sia interessata, non segua attentamente cosa succede nell'ambito politico. Perché dico questo? La gente favorisce il sì e dice che lo fa perché crede nel cambiamento. È come se fosse la prima volta che si fa un cambiamento nella costituzione. Questa sarebbe in realtà la diciassettesima volta. Finora sono stati cambiati 85 articoli, senza portare alcun effetto sui vari settori della società. Il cambiamento non passa per il sì. Noi siamo contro il sì perché ci sembra un risultato che rafforza l'AKP. Dall'altra parte siamo contro il no perché la posizione di CHP e MHP è quella di opporsi ad ogni cambiamento politico. C'è da dire poi che in un paese così ricco culturalmente ed etnicamente non si può avere una costituzione che proviene dal colpo di stato.

    Qual'è stata la reazione del vostro elettorato all'invito a boicottare?
    Immagino che facciate questa domanda per via delle recenti chiacchiere mediatiche sul opportunità che il BDP sia passato al sì. Nella stampa nessuno parla del boicottaggio ed è come se non si possa far altro che scegliere fra il sì e il no. Ribadisco che noi siamo totalmente con il boicottaggio.
    La stampa presenta un BDP indeciso. Da 15 giorni stiamo facendo eventi di piazza a favore del boicottaggio e la partecipazione della gente è grande.

    Cosa mi dice invece dei tentativi dell'Akp di adescare i vostri elettori facendo comizi nel sud-est?
    Il BDP ha una tradizione politica e una cultura ben precise e i nostri elettori sanno riconoscere cosa è vero, a chi dar retta. Non abbiamo nessun timore di vederci sottrarre consensi dai tentativi dell'AKP. E i curdi sanno che Kılıçdaroğlu [nuovo capo, etnicamente curdo e alevita, del CHP, NdA] dice una cosa ad Ankara poi cambia il suo discorso quando viene a Van o a Dersim [Tunceli, NdA] come fa Erdoğan quando viene a Diyarbakır rispetto a quello che dice ad Eskişehir.

    La recente ammissione del governo circa i continui contatti fin qui intrattenuti con Öcalan in prigione, fa parte di questo tentativo di avvicinare l'elettorato curdo?
    Non c'è solo il referendum. In questo Paese i giovani muoiono in guerra. Ritengo che trattare con Öcalan risponde ad un bisogno persistente: quello di risolvere la questione curda. Öcalan è la chiave per una svolta in questo senso. Noi sosteniamo il bisogno di dialogo da sempre, e continueremo a farlo.

    Dunque si tratta di un passo in avanti nella costruzione di una trattativa con il PKK?
    Per poter parlare di un vero inizio in questo senso ci dovrebbe essere un passo più concreto, ufficiale. Sembra che l'AKP non si voglia prendere la responsabilità di questi contatti con Öcalan: ad esempio ha tenuto a precisare che a parlare con lui in prigione è stato lo Stato [o meglio il MIT, i servizi segreti, NdA] e non si trattava di una volontà del partito.
    Per poter parlare di inizio di una trattativa l'AKP o il governo devono dichiararlo apertamente e ufficialmente.

    Riguardo ai termini di questa trattativa, secondo voi le richieste del PKK sono sufficienti o il popolo curdo avrebbe bisogno di qualcosa di più?
    Non posso parlare a nome di tutti i curdi, ma certamente come rappresentante di questo partito. Prima di iniziare la campagna per il referendum avevamo parlato di 1500 ragazzi che sono ancora in galera. Sono le conseguenze della legge anti-terrorismo (TMK) [che nell'applicazione della pena equipara bambini e adulti, NdA] promulgata da questo governo . Volevamo un intervento deciso su questo punto. Inoltre volevamo che cambiasse il concetto secondo cui chiunque vive in Turchia sia considerato come un turco. Volevamo che si abbassasse lo sbarramento del 10% per l'entrata in parlamento di un partito. Nessuna di queste richieste è stata considerata come una proposta. L'anno scorso ad ottobre sotto il nome "gruppo di pace" sono entrate 30 persone dai confini della Siria con la garanzia che non sarebbero stati condannati. Nutrivamo molte speranze in questo avvenimento. A seguito di una protesta nella società civile però dieci di queste persone sono state arrestate e 20 hanno dovuto lasciare il paese. La Turchia è pronta per la pace ma lo devono essere anche le persone che governano il paese.

    Qual è il limite tra difesa della causa curda, dei diritti umani e nazionalismo?
    Assomiglia ad una domanda che ci hanno già fatto in un'intervista alla Cnn. Se chiamiamo in causa il concetto di etnia possiamo considerare anche AKP e CHP come etnicamente connotati, difendendo i diritti di un'etnia. I curdi sono un gruppo etnico che non può vivere apertamente la propria cultura, non può parlare la propria lingua apertamente e quindi può considerarsi come un gruppo etnico oppresso. Per questo noi certamente lavoriamo sui diritti umani senza definirci come un partito che difende solo i diritti dei curdi.
    Ricordo i conflitti fra turchi e curdi che sono scoppiati a Inegöl e Hatay. I curdi là sono in minoranza e sono stati attaccati pesantemente. Sono emigrati in queste zone dai loro paesi di provenienza. Parlare di una piccola guerra civile forse potrebbe sembrare azzardato, ma in realtà non ci si è andati troppo lontano. Da parte del governo non è stato fatto nessun tipo di dichiarazione a parte qualcosa che faceva apparire tutta la questione come una rissa tra due gruppi di ubriaconi. Il gruppo che attaccava urlava frasi come "Voi non potete vivere qua, andate via". In questo paese i curdi e i turchi non hanno problemi reciprochi, fino ad adesso non è stato così e non lo sarà mai. Semmai se c'è del risentimento contro i curdi è a causa dei governi succedutisi finora. Come partito noi abbiamo una missione, un obiettivo non da poco: quello di spiegare i bisogni e i desideri del popolo curdo alla Turchia e allo Stato.

    Quali sono le azioni in programma per il post-referendum? Continuerete a promuovere la vostra idea di costituzione democratica? In questo lavoro cercherete di coinvolgere anche l'opinione pubblica "turca"?
    Le cose a cui stiamo lavorando non sono finalizzate solo al referendum. Il lavoro per la costruzione di una nuova costituzione non finirà il 12 settembre, indipendentemente dal risultato. Lavoriamo non sono solo per i curdi ma anche per i lavoratori, per le donne, per i gruppi oppressi. Perché noi crediamo che se ci deve essere una decisione che concerne i lavoratori, è con loro che si deve parlare. Lo stesso vale per le donne, quindi con i curdi; bisogna cercare il dialogo diretto con i gruppi interessati. Noi consideriamo il nostro un partito della Turchia.

    Un ultimo commento sul presunto utilizzo di armi chimiche da parte dell'esercito turco contro i guerriglieri. Come ha reagito l'opinione pubblica? La notizia ha destato stupore?
    Ci sono state grandi proteste, una grande reazione ai funerali delle vittime. Dopo i funerali ci sono state manifestazioni in cui sono intervenuti i poliziotti. Quello dell'uso delle armi chimiche non è un problema nuovo, l'avevamo vissuto già nel 1993. Lo stato nega, usando l'appartenenza alla convenzione per la proibizione delle armi chimiche, sottoscritta nel 1997, come spiegazione e dimostrazione. Volevamo investigare l'uso di armi chimiche in quest'area, anche attraverso autopsie sui corpi delle vittime. Farle fare da un gruppo imparziale, ma ce lo hanno negato.

    Vi fermate qui?
    No di certo.

    traduzione di Ahmet Tunç Tunçten

    PeaceReporter - Turchia, dove i curdi possono diventare per una volta decisivi

  3. #3
    Banda Müntzer-Epifanio
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    Predefinito Rif: Approvata modifica della costituzione turca

    Una Costituzione 'civile' per la Turchia

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    Passa il Sì per le riforme costituzionali. Alta affluenza alle urne, fallita la campagna per il boicottaggio promossa dal filo-curdo Bdp
    I turchi hanno detto "Evet" e la vittoria del Sì con il 58 per cento dei consensi segna il trionfo dell'Akp (Giustizia e Sviluppo), il partito filo-islamico guidato da Recep Tayyip Erdogan. La campagna avviata dal partito filo-curdo Bdp (Pace e democrazia)per il boicottaggio del voto non ha avuto un impatto significante dal momento il 77 per cento degli iscritti alle liste si è messo in fila davanti alle sezioni elettorali. Il No, sostenuto soprattutto dai Repubblicani all'opposizione (Chp), se è fermato al 42 per cento.

    Il referendum di domenica 12 settembre è connotato da valori simbolici importanti: è stato indetto nel trentesimo anniversario del golpe militare del 1980, rappresenta il manifesto e la volontà del popolo turco di omologarsi agli standard europei e, non ultimo, rappresenta una sorta di voto di fiducia per il premier Erdogan, impegnato a superare la crisi cipriota e, soprattutto, a risolvere la questione curda. Difatti con questo risultato in tasca, Erdogan - al governo da otto anni - è pronto alla prossima sfida elettorale del 2011.

    I ventisei articoli del referendum approvati dalla maggioranza dei votanti, permetteranno al Parlamento turco di approvare una Costituzione "civile", in sostituzione di quella ratificata nel 1982, due anni dopo il colpo militare guidato dal generale Kenan Evren. Gli emendamenti costituzionali andranno a incidere, innanzitutto, sui vertici dell'ordinamento giudiziario dando via a una profonda ristrutturazione del sistema: la Commissione Suprema della Magistratura (Hsyk) - l'organo corrispondente al nostro Consiglio Superiore della Magistratura (Csm) - vedrà incrementare il numero dei suoi componenti da sette a ventidue, di cuiquattro verranno nominati dal Presidente della Repubblica e sedici dai magistrati turchi; il ministro della Giustizia e il suo sottosegretario manterranno i loro seggi "di diritto". Anche la Corte Costituzionale subirà dei ritocchi: i giudici saranno portati da undici a diciassette e sarà rivista anche la durata del mandato (quattro membri saranno "permanenti"). Come si diceva, la data del 12 settembre ha assunto un profondo significato storico e politico. Erdogan ha sfruttato l'occasione anche facendo leva su una drastica riduzione dell'autonomia militare ridisegnandone, con un emendamento, la giurisdizione: con le modifiche costituzionali la giustizia ordinaria - "civile" - avrà competenza per i reati commessi da militari contro la sicurezza nazionale e l'ordine costituzionale aprendo la strada a un ipotetico processo anche nei confronti del generale ed ex presidente turco Kenan Evren. Tutti quei turchi che hanno assaggiato direttamente, o indirettamente, il lutto e la tortura perpetrati dalla mano militare,non hanno certamente sottovalutato quest'aspetto.

    Gli altri punti delle riforme riguarderanno la privacy, la famiglia, i sindacati e la base dei diritti fondamentali per tutelare maggiormente quelli delle donne, dei bambini, degli anziani e dei disabili. Verrà eliminato il divieto per i dipendenti pubblici di scioperare per motivi politici, inoltre i lavoratori potranno iscriversi anche a più di un sindacato di categoria.

    L'Unione Europea ha accolto con favore il risultato del referendum e il commissario per l'Allargamento Stefan Fule ha riconosciuto che la Turchia si sta muovendo nella giusta direzione, anche se bisogna attendere l'applicazione concreta dei principi che saranno contenuti nella "nuova Costituzione civile".



    Nicola Sessa

    PeaceReporter - Una Costituzione 'civile' per la Turchia

 

 

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