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Discussione: LA REPUBBLICA SOCIALE ITALIANA - Per l'onore, per l'Italia!

  1. #1
    Avamposto
    Ospite

    Predefinito LA REPUBBLICA SOCIALE ITALIANA - Per l'onore, per l'Italia!















    REPUBBLICA SOCIALE ITALIANA



    100.000 MORTI !

    Per non dimenticare... per continuare a sperare!



    La nostra storia non si è fermata a Piazzale Loreto, i nostri ideali non si sono spenti con le carneficine partigiane, la nostra voce non si è zittita con le leggi liberticide emante dai vincitori.

    Il nostro pensiero, la nostra forza e la nostra azione sono un trinomio eterno, capace di spezzare le catene della menzogna, della prevaricazione, dell'ingiustizia.

    La nostra fede è immortale, capace di rinascere dalle sue stesse ceneri perché essa è unica, imperitura, universale.

    I CENTOMILA caduti della REPUBBLICA SOCIALE ITALIANA ci danno il diritto di continuare a credere, di continuare a sperare.


    --------------------------------------------------------------------------------

    Alla fine della guerra, reparti di soldati delle FF.AA, della R.S.I. disseminati sui vari fronti, ottennero dal nemico

    L'ONORE DELLE ARMI.

    La repubblica Italiana, come dice la Costituzione, fondata sulla RESISTENZA, puo' permettersi delle licenze, affermando che l'Italia è stata liberata e non sconfitta, cosicchè risulterebbe che solo la Germania ed il Giappone hanno perso la guerra.

    MA NON FU COSI' AL TAVOLO DELLA PACE.

    Trasformare una invasione, una resa, un tradimento, una sconfitta, in una liberazione è puro virtuosismo verbale, che non può coprire una verità ed una

    VILTA' STORICA.

    E non lo dicono i reduci della R.S.I.

    Lo dicono:

    Il comandante supremo delle Forze USA nello scacchiere europeo

    EISENHOWER

    nel suo "Diario di Guerra."

    "La resa dell'Italia fu uno SPORCO AFFARE. Tutte le nazioni elencano nella loro storia guerre vinte e guerre perse, ma L'ITALIA E' LA SOLA AD AVER PERDUTO QUESTA GUERRA CON DISONORE, SALVATO SOLO IN PARTE DAL SACRIFICIO DEI COMBATTENTI DELLA R.S.I.
    Il Generale ALEXANDER, ne: " Le armate alleate in Italia"

    "...ilfatto è che il Governo italiano decise di capitolare non perché si vide incapace di offrire ulteriore resistenza, ma PERCHE' ERA VENUTO, COME IN PASSATO, IL MOMENTO DI SALTARE DALLA PARTE DEL VINCITORE..."

    Da "Le memeorie del MARESCIALLO MONTGOMERY", comandante dell'8a armata britannica:

    "...il VOLTAFACCIA ITALIANO dell'otto Settembre FU IL PIU' GRANDE TRADIMENTO DELLA STORIA..."

    Ed ancora dal "Taccuino segreto di W. CHURCHILL", primo ministro inglese:

    "...SOLO DOPO LA DEFEZIONE ITALIANA NOI ABBIAMO POTUTO RAGGIUNGERE LA VITTORIA..."
    Ed ancora da "Storia della diplomazia di POTEMKIN", ambasciatore sovietico a Roma:

    " ...L'Italia fu fedele al suo carattere di SCIACALLO INTERNAZIONALE, sempre in cerca di COMPENSO PER I SUOI TRADIMENTI..."

    Da un articolo di fondo apparso tempo fa sul WASHINGTON POST, autorevole giornale americano:

    "...CHE ALLEATO SARA' L'ITALIA IN CASO DI UNA GUERRA? QUALI GARANZIE CI SONO CHE L'ITALIA, LA QUALE HA CAMBIATO SCHIERAMENTO NELLA SECONDA GUERRA MONDIALE DI QUESTO SECOLO, NON FARA' ALTRETTANTO?".








    L'Italia del dopoguerra è un Italia priva di valori, perché il tradimento è cemento che non permette lo sbocciare dell'amor patrio, nè il candido fiore dell'orgoglio nazionale.

    La nostra è una nazione fondata sul lavoro, ma anche sul tradimento, sulla viltà, sul disprezzo della vita di coloro che hanno combattuto dalla parte opposta del fronte e che non hanno vinto.

    Il Paese ha ereditato, governo dopo governo, il crimine dei delinquenti della peggiore specie.

    Molti di loro hanno poi riempito le fila di quei partigiani che commemorano il 25 aprile come festa della liberazione, ben sapendo che quella data è l'onta nazionale che si ripropone, in perpetuo, a triste ricordo di come eravamo e di come sempre saremo fin quando non diventeremo capaci di distinguere una vittoria da una disfatta.

    L'italia è ancora oggi uno stato che riconosce solo la resistenza partigiana, disconoscendo e facendo finta di non ricordare che ci sono stati anche i caduti della R.S.I., resistenti anch'essi, ma di un esercito perdente che non ha avuto, né onori, né glorie da chi ha saputo predicare false libertà in nome di una mai esistita democrazia.

    Uno stato che non si vergogna quando da oltre confine il plauso arriva ancora per i combattenti della R.S.I. mentre i partigiani vengono visti come i miserabili traditori di un'idea, di un governo, di un potere che aveva dato loro fama, glorie e onori quando indossavano la camicia nera!

    Mentre vengono premiate le stragi partigiane, allo stesso tempo, vengono mistificate e condannate le azioni di guerra dei soldati della R.S.I. Questo sporco gioco viene ancora perpetrato, in principal modo dai partigiani comunisti, nel tentativo di uccidere sia nel ricordo, sia nell'anima coloro che non sono riusciti ad ammazzare come bestie da macello.

    I partigiani d'italia sono coloro che vengono onorati e premiati con pensioni statali per il massacro degli italiani nelle foibe, della famiglia Govoni, per l'assassinio di mussolini e dei suoi 15 ministri, per il macabro scenario di piazzale Loreto, per l'uccisione di Claretta Petacci, quest'ultima anima innocente il cui unico torto è stato quello di amare l'uomo più odiato dai comunisti.

    E quanto citato non è che una lacrima in un mare di crudeltà

    L'italia non deve dimenticare e il popolo deve sapere.

    Storia, cultura, verità, un trinomio temuto dai governi socialisti, democristiani e comunisti che si sono alternati in più di 60 anni di ladrocini e di malefatte.

    Storia, cultura, verità, un trinomio che deve essere una testa d'ariete contro le porte dell'insolenza e della prevaricazione comunista.


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    REPUBBLICA SOCIALE ITALIANA

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  2. #2
    Avamposto
    Ospite

    Predefinito Rif: LA REPUBBLICA SOCIALE ITALIANA - Per l'onore, per l'Italia!

    8 Settembre 1943





    - Ore 10. Il Re riceve al Quirinale in visita di presentazione, l’incaricato d’affari tedesco Rhan e gli dichiara che l’Italia combatterà sino in fondo al fianco della Germania.

    Dopo l’incaricato d’affari tedesco, il sovrano riceve il nostro ambasciatore a Berlino Parriani – nominato da poche ore - e lo trattiene in lungo colloquio senza far cenno alcuno alla capitolazione.

    Ore 11. Il capo del governo maresciallo Badoglio riceve a sua volta l’incaricato tedesco e gli dichiara:

    “Sono uno dei tre più vecchi marescialli d’Europa: Mackensen, Pètain, Badoglio: potete pensare che con me si possa mancare ad una parola d’onore?”.

    - Eisenhower avverte Badoglio che la radio diffonderà l’accettazione della resa italiana.

    - Informato del telegramma di Eisehower, il Re convoca il consiglio della Corona. Mentre il consiglio è in corso la Reuter diffonde una prima notizia dell’armistizio. Il nostro ministro della stampa e propaganda, Galli, ordina al direttore dell’Agenzia Stefani di smentire la notizia.

    - Il Ministero della stampa e propaganda comunica ai giornali quotidiani che “nella giornata non potrà essere fatta nessun’edizione straordinaria”.

    - Alle 13 la radio trasmette il bollettino di guerra n.1201- e nessuno, ascoltandolo, prevede che esso sarà l’ultimo- che dice:

    “Sul fronte calabro reparti italiani e germanici ritardano, in combattimenti locali, l’avanzata delle truppe britanniche. L’aviazione italo-tedesca ha gravemente danneggiato nel porto di Biserta 5 navi da trasporto per complessive 28.000 t., nei pressi dell’isola Favignana un piroscafo da 15.000 t. è stato colpito con siluro da un nostro aereo. Formazioni avversarie hanno bombardato Salerno Benevento ed alcune località delle province di Salerno e di Bari perdendo complessivamente 10 velivoli: 3 abbattuti dalla caccia germanica e 7 dall’artiglieria contraerea”.

    - Il Ministro Rhan chiede al nostro Ministro degli esteri conferma delle notizie trasmesse dalla Reuter. Il Segretario Generale del Ministero, Ambasciatore Rosso, le smentisce.

    - Alle 18,30 la radio alleata trasmette una dichiarazione letta dal Generale Eisenhower, del seguente tenore:

    “L’Esercito italiano ha capitolato senza condizioni. Ho concesso un armistizio, le cui condizioni sono state approvate dalla Gran Bretagna, dagli Stati Uniti e dalla Russia sovietica. Ho pertanto agito nell’interesse delle Nazioni Unite. Il governo italiano ha dichiarato di sottomettersi a queste condizioni senza riserve. L’armistizio entra subito in vigore. Tutti gli italiani che coopereranno ad affrontare l’aggressore tedesco dal territorio italiano otterranno l’aiuto delle Nazioni Unite”.

    - Un comunicato radio, partito da Londra, aggiunta alle dichiarazioni di Eisenhower dice:

    “Le Nazioni Unite informano che l’armistizio concluso con l’Italia è strettamente militare e non comprende clausola alcuna di natura politica od economica. Queste clausole verranno determinate a suo tempo e, conseguentemente, gli articoli dell’armistizio non verranno per ora pubblicati e nemmeno comunicati al Parlamento Inglese. Per effetto dell’armistizio il Maresciallo Badoglio si obbliga a respingere con le sue forze qualunque attacco da qualsiasi parte provenga”.

    - Alle ore 19 l’ambasciatore tedesco Rahn viene chiamato dal nostro Ministro degli esteri Guariglia che gli comunica come, in considerazione della situazione militare disastrosa, il maresciallo Badoglio è stato costretto a chiedere agli alleati un armistizio. L’ambasciatore tedesco dichiara:

    “Io non accuso il popolo italiano, ma coloro che hanno tradito il suo onore e dico a voi che il tradimento resterà come un carico pesante sulla storia d’Italia: il vostro Re mi ha detto ancora stamane che l’Italia continuerebbe la lotta, fedele alla parola data affianco della Germania. Ora si vede che cosa vale la parola del Re e del Maresciallo Badoglio”.

    - Alle ore 19, 45, l’ora del giornale radio, viene trasmesso il disco inciso dal Maresciallo Badoglio.

    - Alle 22, al Ministero della Guerra, dove con la famiglia reale si sono trasferiti tutti i capi militari e politici, si va a letto persuasi che i tedeschi si ritirino verso gli Appennini.

    - Alle 23,30, il considerazione della delineata resistenza tedesca, si decide la partenza della famiglia reale, del governo e del comando supremo.



    8 settembre 43

  3. #3
    Avamposto
    Ospite

    Predefinito Rif: LA REPUBBLICA SOCIALE ITALIANA - Per l'onore, per l'Italia!

    9 Settembre 1943







    - In risposta al telegramma di Badoglio al Führer: “...l’Italia si vede costretta a chiedere l’armistizio…”, dalla Germania viene irradiato il primo proclama ai fascisti.

    “ Italiani! Combattenti! Il tradimento non si compirà. Si è costituito un governo Nazionale Fascista, che opera nel nome di Mussolini. Il Governo Nazionale Fascista punirà inflessibilmente i traditori, i responsabili veri e unici della nostra sconfitta ed agirà con ogni mezzo per trarre l’Italia dalla guerra con l’onore intatto e con le possibilità della sua vita avvenire. E’ terminata la triste farsa di una sedicente libertà, imposta con lo stato di assedio, con il coprifuoco e con la censura. Il sangue purissimo degli squadristi e dei combattenti versato nei giorni dell’ignominia ricadrà sul capo degli assassini in basso e soprattutto in alto…

    “Combattenti! Non obbedite ai falsi ordini del tradimento! Rifiutate di consegnarvi al nemico. Rifiutate di rivolgervi contro i vostri commilitoni germanici. Tutti coloro che lo possono fare continuino le operazioni al loro fianco. Gli altri raggiungano le loro case, nei paesi e nelle città in attesa degli ordini che verranno prontamente impartiti…”.



    9 settembre 43

  4. #4
    Avamposto
    Ospite

    Predefinito Rif: LA REPUBBLICA SOCIALE ITALIANA - Per l'onore, per l'Italia!

    10 Settembre 1943





    - Rottura delle trattative in corso fra Caviglia e il Comandante Generale tedesco di Roma. La città è cannoneggiata. L’Agenzia Stefani comunica che: “… In seguito ad ispezioni militari che richiedono la sua personale presenza, il Maresciallo Badoglio è attualmente fuori Roma…” Taranto è occupata dagli alleati.





    10 settembre 43

  5. #5
    Avamposto
    Ospite

    Predefinito Rif: LA REPUBBLICA SOCIALE ITALIANA - Per l'onore, per l'Italia!

    12 Settembre 1943





    Il “ Deutesches Nachrichten Bureau” comunica:

    “Dal quartier generale del Führer. Reparti di paracadutisti e di truppe di sicurezza germanici, unitamente a elementi delle S.S. hanno oggi condotto a termine un operazione per liberare il Duce che era tenuto prigioniero della cricca dei Traditori. L’impresa è riuscita. Il Duce si trova in libertà. In tal modo è stata sventata la sua progettata consegna agli anglo-americani da parte del governo Badoglio.”.

    - Milano, Torino, Padova, Trieste e in genere tutta la valle padana vengono rapidamente presidiate dai tedeschi.

    - La flotta italiana giunge a Malta.

    - Sbarco degli alleati a Salerno.

    - Calvi di Bergolo assume il comando della Piazza di Roma che viene dichiarata “città aperta”.

    - Hitler parla sul tradimento dell’Italia.

    - Il Feld Maresciallo Kesserling assume il Comando supremo delle operazioni in Italia.





    12 settembre 43

  6. #6
    Avamposto
    Ospite

    Predefinito Rif: LA REPUBBLICA SOCIALE ITALIANA - Per l'onore, per l'Italia!

    13 Settembre 1943





    - Da Berlino viene lanciato il primo proclama del Governo Nazionale Fascista:

    “…L’Italia del Fascismo si avvia ad attuare con fierezza la sua rivoluzione intellettuale, politica e sociale…”.

    - Il Re e Badoglio chiedono ufficialmente a Roosevelt e a Giorgio VI la protezione degli alleati.



    13 settembre 43

  7. #7
    Avamposto
    Ospite

    Predefinito Rif: LA REPUBBLICA SOCIALE ITALIANA - Per l'onore, per l'Italia!

    15 Settembre 1943





    Il Duce detta da Monarco le prime istruzioni sintetizzate in cinque ordini del giorno:

    N.1) “Ai fedeli camerati in tutta Italia. Da oggi, 15 settembre 1943, assumo nuovamente la suprema direzione del Fascismo in Italia.”

    N.2) “ Nomino Alessandro Pavolini alla carica provvisoria di Segretario del P.N.F. che da oggi si chiamerà Partito Repubblicano Fascista”.

    N.3) “ Ordino che tutte le autorità militari, politiche, amministrative e scolastiche, nonché tutte quelle che vennero esonerate dalle loro funzioni da parte del governo della capitolazione, riprendano immediatamente i loro posti e i loro uffici”.

    N.4) “ Ordino l’immediato ripristino di tutte le istituzioni del partito con i seguenti compiti: a) di appoggiare efficacemente e cameratescamente l’esercito germanico che si batte sul territorio italiano contro il comune nemico; b) di dare al popolo immediata, effettiva assistenza morale e materiale; c) di riesaminare la posizione dei membri del Partito in rapporto al loro contegno di fronte al colpo di stato della capitolazione e del disonore, punendo esemplarmente i vili ei traditori”.

    N.5) “ Ordino la ricostituzione di tutti i reparti e le formazioni speciali della Milizia Volontaria per la Sicurezza dello Stato”.



    15 settembre 43

  8. #8
    Avamposto
    Ospite

    Predefinito Rif: LA REPUBBLICA SOCIALE ITALIANA - Per l'onore, per l'Italia!

    16 Settembre 1943





    - Si combatté accanitamente a Salerno e ad Eboli.

    - Cavaliero si suicida.

    - Infuria la battaglia anche sul fronte orientale.

    - Il Duce detta l’o.d.g. numero 6:

    “Completando gli ordini del giorno precedenti ho incaricato il Luogotenente Generale Renato Ricci del comando in capo di M.V.S.N.”







    16 settembre 43

  9. #9
    Avamposto
    Ospite

    Predefinito Rif: LA REPUBBLICA SOCIALE ITALIANA - Per l'onore, per l'Italia!

    17 Settembre 1943





    - Il Duce detta l’o.d.g. numero 7:

    “ IL P.F.R. libera gli ufficiali delle forze armate dal giuramento prestato al Re, il quale capitolando alle condizioni ben note e abbandonando il suo posto, ha consegnato la nazione al nemico e l’ ha trascinata nella vergogna e nella miseria”.

    - Il Segretario del P.F.R., giunto a Roma, prende possesso della Sede del Partito in piazza Colonna e a mezzo della radio rivolge un appello agli italiani invitandoli a “stringersi attorno a Mussolini e alla bandiera d’Italia”.




    17 settembre 43

  10. #10
    Avamposto
    Ospite

    Predefinito Rif: LA REPUBBLICA SOCIALE ITALIANA - Per l'onore, per l'Italia!

    18 Settembre 1943





    - Radiodiscorso di Mussolini da Monaco:

    “ Camicie Nere, italiani ed italiane.

    Dopo un lungo silenzio, ecco che nuovamente vi giunge la mia voce e sono sicuro che la riconoscerete: è la voce che vi ha chiamato a raccolta nei momenti difficili e che ha celebrato con voi le giornate trionfali della patria.

    Ho tardato qualche giorno prima di indirizzarmi a voi perché, dopo un periodo di isolamento morale, era necessario che riprendessi contatto con il mondo.

    La radio non ammette lunghi discorsi. Senza ricordare per ora i precedenti, vengo al pomeriggio del 25 luglio nel quale accadde quella che nella mia già abbastanza avventurosa vita è stata la più incredibile delle avventure.

    IL colloquio che io ebbi col Re a Villa Savoia durò venti minuti e forse meno. Trovai un uomo col quale ogni ragionamento era impossibile poiché egli aveva già preso le sue decisioni e lo scoppio della crisi era imminente.

    …E’ già accaduto, in pace e in guerra, che un ministro sia dimissionario, un comandante silurato, ma è un fatto unico nella storia che un uomo il quale, come colui che vi parla, aveva per ventunanni servito il Re con assoluta lealtà, dico assoluta lealtà, sia fatto arrestare sulla soglia della casa privata del Re, costretto a salire su un autoambulanza della Croce Rossa col pretesto di sottrarlo ad un complotto e condotto ad una velocità pazza prima in una poi in altra caserma dei carabinieri.

    Ebbi subito l’impressione che la protezione non era in realtà che un fermo. Tale impressione crebbe quando da Roma fui condotto a Ponza e successivamente mi convinsi, attraverso le peregrinazioni da Ponza alla Maddalena e dalla Maddalena al Gran Sasso, che il piano progettato contemplava la consegna della mia persona al nemico.

    Avevo però la netta sensazione, pur essendo completamente isolato dal mondo, che il Führer si preoccupava della mia sorte. Goering mi mandò un telegramma più che cameratesco, fraterno; più tardi il Führer mi fece pervenire un’edizione veramente monumentale dell’opera di Goethe. E’ la parola che nel mondo collettivo e individuale riassume il mondo spirituale germanico. Ero convinto che ne avrei avuto la prova.

    Conosciute le condizioni dell’armistizio, non ebbi più un minuto di dubbio circa quando si nascondeva nel testo dell’art. 12. Del resto, un alto funzionario mi aveva detto: “Voi siete un ostaggio”.

    Nella notte dall’11 al 12 settembre feci sapere che i nemici non mi avrebbero avuto vivo nelle loro mani. C’era nell’aria limpida attorno all’imponente cima del monte, una specie di aspettazione. Erano le 14 quando vidi atterrare il primo aliante poi successivamente altri: quindi, squadre di uomini avanzarono verso il rifugio decisi a spezzare qualsiasi resistenza. Le guardie che mi vegliavano lo capirono e non un colpo partì. Tutto è durato 5 minuti: l’impresa, rivelatrice dell’organizzazione dello spirito d’iniziativa e della decisione tedesca, rimarrà memorabile nella storia della guerra. Col tempo diventerà leggenda.

    Qui finisce il capitolo che potrebbe essere chiamato il mio dramma personale, ma esso è ben trascurabile episodio di fronte alla spaventosa tragedia in cui il governo democratico liberale e costituzionale del 25 luglio ha gettato l’intera Nazione. Non credevo in un primo tempo, che il governo del 25 luglio avesse programmi così catastrofici nei confronti del partito del partito, del regime, della Nazione stessa. Ma dopo pochi giorni le prime misure indicavano che era in atto l’applicazione di un programma tendente a distruggere l’opera compiuta dal regime durante 20 anni di storia gloriosa che aveva dato all’Italia un impero ed un posto che non aveva mai avuto nel mondo.

    Oggi, davanti alle rovine, davanti alla guerra che continua – noi spettatori – sul nostro territorio, taluno vorrebbe sottilizzare per cercare forme di compromesso e attenuanti per quanto riguarda le possibilità, e quindi continuare nell’equivoco.

    Mentre rivendichiamo in pieno la nostra responsabilità, vogliamo precisare quella degli altri a cominciare dal capo dello Stato, essendo scoperto che, non avendo abdicato, come la maggioranza degli italiani si attendeva, può e deve essere chiamato direttamente in causa.

    E’ la stessa Dinastia che, durante tutto il periodo della guerra, pur avendola il Re dichiarata, è stata l’agente principale del disfattismo e della propaganda antitedesca. Il suo disinteresse all’andamento della guerra, le prudenti e non sempre prudenti riserve mentali, si prestavano a tutte le speculazioni del nemico mentre l’Erede, che pure aveva voluto assumere il comando delle Armate del Sud, non è mai apparso sui campi di battaglia.

    Sono ora più che mai convinto che casa Savoia ha voluto, preparat6o, organizzato anche nei minimi dettagli il colpo di Stato, complice ed esecutore Badoglio, complici taluni generali imbelli e imboscati e taluni invigliacchiti elementi del Fascismo. Non può esistere alcun dubbio che il Re ha autorizzato, subito dopo la mia cattura, le trattative dell’armistizio, trattative che forse erano incominciate tra le due Dinastie di Roma e di Londra.

    E’ stato il Re che ha consigliato ai suoi complici di ingannare nel modo più miserabile la Germania smentendo, anche dopo la firma, che trattative fossero in corso.

    E’ il complesso dinastico che ha premeditato ed eseguito le demolizioni del regime che pur vent’anni fa l’aveva salvato; e creato; e creato il potente diversivo interno a base del ritorno dello Statuto del 1948 e della libertà protetta dello stato d’assedio.

    Quanto alle condizioni dell’armistizio, che dovevano essere generose, sono tra le più dure che la storia ricordi. Il Re non fatto obiezioni di sorta, nemmeno, ben inteso, per quanto riguardava premeditata consegna della mia persona al nemico. E’ il re che ha con il suo gesto, dettato per la preoccupazione per l’avvenire della sua Corona, creato per l’Italia una situazione di caos, di vergogna intera che si riassume nei seguenti termini: in tutti i continenti, dalla estrema Asia all’America si sa che cosa significhi tener fede ai patti di Casa Savoia. Gli stessi nemici, ora che abbiamo accettato la vergognosa capitolazione, non ci nascondono il loro disprezzo, né potrebbe accadere diversamente. L’Inghilterra, ad esempio, che nessuno pensava di attaccare – e specialmente il Führer non pensava di farlo – è scesa in campo secondo le affermazioni di Churchill per la parola data alla Polonia.

    D’ora innanzi può accadere che anche nei rapporti privati ogni italiano sia sospettato. Se tutto ciò portasse conseguenze solo per il gruppo dei responsabili il male non sarebbe grave: tutto ciò viene scontato dal popolo italiano, dal primo all’ultimo dei suoi cittadini.

    Dopo l’onore compromesso abbiamo perduto, oltre i territori metropolitani occupati e saccheggiati dal nemico, anche, e forse per sempre, tutte le nostre posizioni adriatiche, ioniche, egee e francesi che avevamo conquistato non senza sacrifici di sangue.

    Il Regio Esercito si è quasi dovunque rapidamente sbandato. E niente è più umiliante che essere disarmato da un alleato tradito tra lo scherno delle popolazioni locali. Questa umiliazione deve essere stata soprattutto sanguinosa per quegli ufficiali e soldati che si sono battuti da valorosi accanto ai loro camerati tedeschi su tanti campi di battaglia. Negli stessi cimiteri di Africa e di Russia dove i soldati italiani e tedeschi riposano insieme, dopo l’ultimo combattimento, deve essere stato sentito il peso di questa ignominia.

    La Regia Marina, costruita tutta durante il ventennio fascista, si è consegnata al nemico, in quella Malta che costituiva, e più ancora costituirà, la minaccia permanete contro l’Italia e il caposaldo dell’imperialismo inglese nel Mediterraneo. Solo l’Aviazione ha potuto salvare buona parte del suo materiale, ma anch’essa è praticamente disorganizzata.

    Queste sono le responsabilità indiscutibili, documentate irrefutabilmente anche nel discorso del Führer il quale ha narrato, ora per ora, l’inganno teso alla Germania, inganno rafforzato dai micidiali bombardamenti che gli anglo-americani, d’accordo col governo Badoglio, hanno continuato, malgrado la firma dell’armistizio, contro grandi e piccole città dell’Italia centrale.

    Date queste condizioni, non è il regime che ha tradito la monarchia, ma è la monarchia che ha tradito il regime tanto che oggi è decaduta nelle coscienze e nel cuore del popolo; ed è semplicemente assurdo supporre che ciò possa compromettere minimamente la compagnia unitaria del popolo italiano. Quando una monarchia manca a quelli che sono i suoi compiti, essa perde ogni ragione di vita. Quando alle tradizioni, ve ne sono più repubblicane che monarchiche; più o meno straniere, dalla corrente repubblicana che ebbe il suo puro e grande apostolo in Giuseppe Mazzini.

    Lo Stato che noi vogliamo instaurare sarà nazionale e sociale nel senso più lato della parola; sarà cioè fascista nel senso delle nostre origini. Nell’attesa che il movimento si sviluppi fino a diventare irresistibile i nostri postulati sono i seguenti:

    1) Riprendere le armi a fianco della Germania, del Giappone e degli altri alleati: soltanto il sangue può cancellare una pagina così obbrobriosa della storia della Patria.

    2) Preparare, senza indugio, la riorganizzazione delle nostre forze armate attorno alle formazioni della Milizia: solo chi è animato da una fede e combatte per un idea non misura l’entità del sacrificio.

    3) Eliminare i traditori e in particolar modo quelli che fino alle ore 21,30 del 25 luglio militavano, talora da parecchi anni, nelle file del partito e sono passati nelle file del nemico.

    4) Annientare le plutocrazie parassitarie e fare del lavoro, finalmente il soggetto dell’economia e la base infrangibile dello Stato.

    Camice nere fedeli di tutta Italia, io vi chiamo nuovamente al lavoro e alle armi. L’esultanza del nemico per la capitolazione dell’Italia non significa che esso abbia già la vittoria nel pugno, poiché i due grandi Imperi, Germania e Giappone, non capitoleranno mai.

    Voi squadristi, ricostruite i vostri battaglioni che hanno compiuto eroiche gesta.

    Voi, giovani fascisti, inquadratevi nelle Divisioni che debbono rinnovare, sul suolo della Patria, la gloriosa impresa di Bir el Gobi.

    Voi, aviatori, tornate accanto ai vostri camerati tedeschi ai vostri posti di pilotaggio per rendere vana e dura l’azione nemica sulle nostre città.

    Voi, donne fasciste, riprendete la vostra opera di assistenza morale e materiale così necessaria al popolo.

    Contadini, operai e piccoli impiegati, lo Stato che uscirà dall’immane travaglio sarà il vostro e come tale lo difenderete contro chiunque sogni ritorni impossibili.

    La nostra volontà, il nostro coraggio e la nostra fede ridaranno all’Italia il suo volto, il suo avvenire, le sue possibilità di vita e il suo posto nel mondo. Più che una speranza, questa deve essere, per voi tutti, una suprema certezza.

    Viva l’Italia! Viva il Partito Fascista Repubblicano!”

    - Renato Ricci lancia un proclama per la ricostituzione della Milizia.




    18 settembre 43

 

 
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