LE TRE CITTA'

Secondo la tradizione shivaita, da quando la terra e divenuta
abitabile, molteplici umanità si sono succedute. Ognuna ha avuto il
suo periodo di gloria, di sviluppo tecnico e sapienziale, quindi di
declino, fino ad essere annientata da un cataclisma. Noi facciamo
parte della settima. La terra ha quindi già ospitato sei umanità
successive che sono scomparse(17), lasciando all'umanità seguente
qualche traccia del proprio sapere e, talvolta, il ricordo della
propria gloria. Dopo la fine della presente umanità la terra
conoscerà altre sette specie umane, o similari, prima di divenire per
esse inabitabile.

Tutte le specie viventi evolvono come delle entità e delle
individualità: hanno una loro gestazione, un'infanzia,
un'adolescenza, un'età matura e un declino.

Troviamo nei Purana il racconto, trasmesso attraverso i millenni,
della fine dell'umanità che precedette la nostra. In questi racconti,
tuttavia, si sono mescolati ricordi di due distinte catastrofi: la
fine degli Asura, avvenuta più di 60.000 anni fa, e la distruzione
delle città indù nel contesto dell'invasione ariana che, duemila anni
prima della nostra era, segna l'inizio del Kali yuga, il periodo di
declino dell'umanità attuale. Questo racconto può gettare luce sulle
condizioni che portano al declino della specie alla fine di ciascuno
dei cicli che scandiscono la vita sulla terra. La storia degli Asura
e quindi, al tempo stesso, un racconto del passato e una predizione
per l'avvenire.

Esiste un parallelismo evidente tra gli avvenimenti, le concezioni
religiose, le ideologie, le teorie sociali ed etiche che provocano la
distruzione degli Asura e quelle attuali che, dall'inizio del Kali
yuga, contraddistinguono oggi l' umanitïà e che sembrano dover condurre
alla "catastrofe provocata" (naimittika pralaya) che, a quanto pare,
ci attende.

La storia degli Asura ci insegna anche come i nostri atti e
soprattutto le nostre concezioni etiche e religiose potrebbero
ritardare la scadenza per l'insieme o per una parte dell'umanità. Il
che potrebbe permettere, a qualcuno, di attraversare il cataclisma e
di partecipare alla nuova eta dell'oro della futura umanitïà.

La fine degli Asura

Gli Asura, che avevano raggiunto un prodigioso livello di
civilizzazione, sono presentati come ferventi adoratori del dio
Shiva. Praticavano il culto del linga, il fallo divino. Con l'aiuto
di Maia, l'architetto dei geni, essi avevano costruito tre città
inespugnabili. Una sulla terra, utilizzando rame, la seconda
fluttuava al di sopra del suolo e sembrava d'argento e la terza, alta
nel cielo, era interamente dorata. Secondo gli Shiva Purana:

I principi degli Asura erano persone misurate, di rango elevato,
disciplinati, onesti, coraggiosi, perseveranti. Erano nemici degli
dei arii. Sapevano controllare la luce del sole e utilizzavano
quest'energia per ogni sorta d'impiego. Distribuivano cibo agli
affamati [...]. Vestiti di capi dall'aspetto setoso [forse realizzati
con materiali subacquei] potevano sopravvivere sott'acqua senza pena
[...]. C'erano nelle tre città degli Asura numerosi alberi
dell'abbondanza [supermercati?] dove potevano procurarsi tutto quello
che desideravano. C'erano anche, e in gran numero, elefanti e
cavalli, nonchè palazzi ornati da pietre rare e preziose. Dei carri
volanti, brillanti come il sole e ornati di rubini, si spostavano in
ogni direzione. Certi, simili a lune, illuminavano tutta la città,
con numerosi alberi e giardini paradisiaci, vaste riserve, stagni e
corsi d'acqua. Avevano macchine per indicare il tempo, campi da gioco
e luoghi di studio. Le città erano popolate da uomini d'ogni sorta,
buoni e cattivi. Si potevano incontrare nobili e coraggiosi cavalieri
e letterati sapienti. Gli Asura avevano petti larghi e spalle di
toro. I loro capelli erano neri e ondulati; erano robusti ed eroici
in combattimento, conoscitori dell'arte della guerra. Indifferenti al
resto del mondo, essi vivevano nelle loro città fedeli al culto di
Shiva. (Shiva Purana, Rudra Samita~9 5. 1. 10-78)

Shiva, principio del tempo e misura dello spazio, ᅵ il solo dio che
ha il potere di distruggere. E dunque a lui che gli altri dei si
indirizzarono nel tentativo di vincere e annichilire gli Asura e le
loro splendide città. Gli dei degli Arii (i conquistatori barbari che
volevano appropriarsi dei territori dei popoli civilizzati), trovando
negli Asura dei formidabili nemici, cercarono di ottenere il favore
di Shiva allo scopo di distruggerne le fortezze. Ma il dio giusto,
che è il dio di tutti gli esseri viventi, non poteva entrare in
questa disputa.

Gli Asura - Egli disse - sono senza colpa e sono miei rispettosi
adoratori. Io non potrò distruggerli finchè non saranno essi stessi
ad allontanarsi da me. Gli dei degli Arii si rivolsero allora a
Vishnu [il dio che presiede alle virtù civiche]. Vishnu disse loro: -
non riuscirete a distruggere le tre città senza l'aiuto di Shiva,
signore dei sacrifici. Gli dei organizzarono quindi un grande
sacrificio in onore di Shiva. Dal fuoco rituale scaturirono migliaia
di spiriti malefici (bhuta) muniti d'armi d 'ogni sorta, anche
missili che utilizzavano un fuoco distruttore analogo all 'energia
del sole. Tuttavia, allorche' essi attaccarono le città degli Asura, i
loro sforzi si dimostrarono vani. Vishnu spiego quindi: - poiché essi
venerano Shiva e il suo emblema fallico tutti i desideri degli Asura
si realizzano. Non e possibile vincerli e la religione vedica è
minacciata. Bisogna far si che essi rinneghino il dio che li protegge
e che solo può ridurli in cenere. (5. 3. 30-50)

Al fine di mettere fine alle virtuose attivitïà degli Asura, Vishnu
idea uno stratagemma. Crea uno strano personaggio, un essere perverso
che predicava una religione puritana. La sua testa era rasata, gli
abiti sudici. Portava un paniere per raccogliere l'elemosina e uno
scacciamosche fatto di un rotolo di cotone che sventolava senza
tregua. Le sue mani erano fredde e il volto pallido e malaticcio. (5.
3. 1-3)

Contrariamente a tutti gli asceti conosciuti fino ad allora, che
erano nudi e portavano i capelli sciolti e i cui occhi folgoranti
indicavano i sorprendenti poteri ascetici ...

questi aveva la testa rasata e portava una lunga tunica. I suoi occhi
erano senza luce. Il falso saggio si avvicino al dio e gli chiese: -
qual' è il mio nome? Che devo fare?


Vishnu disse: - il tuo nome sarà Arihat (distruttore della gente
pia). Tu dovrai comporre uno [pseudo] libro sacro di 1600 versi, in
lingua volgare, condannando le caste e i doveri delle diverse eta
della vita (ashrama). Tu avrai il potere di fare alcuni miracoli
[...] la base del tuo insegnamento sarà: il paradiso e l'inferno non
esistono che in questa vita; e insegnerai questa dottrina agli Asura
di modo che possano essere distrutti.

Il personaggio recluterà allora quattro discepoli. Costoro, rasatasi la
testa, proclamarono il culto eretico. Portavano tutti un cestino in
mano e tenevano la bocca coperta con un pezzo di stoffa per non
inghiottire inavvertitamente degli insetti. Le loro vesti erano poco
curate . Essi parlavano poco, ma ripetevano in continuazione che la
loro era l'unica verità, I'essenza d'ogni cosa. Avevano sempre una
piccola scopa per pulire la terra davanti a loro per timore di
schiacciare qualche creatura vivente e camminavano con precauzione.
Si facevano chiamare Venerabili (Pujya). (5. 3. 8-33)

Cosi essi iniziarono a diffondere la più assurda delle dottrine. In
un mondo nato dal sacrificio, in cui nulla può sopravvivere senza
nutrirsi di vita, proclamarono: non bisogna uccidere nessuna creatura
vivente ma nutrirsi solamente di vegetali, come se anche le piante
non fossero creature viventi. Rifiutavano tutti i piaceri del mondo
che ci avvicinano agli dei e sostenevano che il culto del fallo,
fonte di vita, fosse un abominio. Affermavano che l'essere
individuale non si trasmettesse di generazione in generazione, ma
sopravvivesse alla morte trasportandosi da un corpo all'altro per
trasmigrazione. Il figlio non era quindi più la continuazione del
padre ma un essere straniero incarnatosi per caso. Per questa ragione
i figli smisero di rispettare i padri e i padri i figli.

Questi asceti erranti, mendicando il loro nutrimento,blaterando
banalità come: l'astinenza porta al paradiso; la castità e la non
violenza sono le virtù più elevate e altri precetti negativi.
Istruito da Vishnu, il perfido saggio Narada si fece iniziare ad un
nuovo culto e condusse i monaci fino alle porte della città degli
Asura. (5. 4. 34)

Li si installarono sotto un albero non lontano dalla città.

Narada domandò allora udienza al re che lo ricevette con grande
riguardo. Narada disse al re: - Sono venuto ad informarti della
presenza, nei pressi della città, di un grande saggio, messaggero di
una religione nuova, superiore a tutte quelle che il mondo ha
conosciuto fino ad ora. Faresti bene ad ascoltare i suoi insegnamenti
e convertirti alla sua dottrina rinunciando a tutti i riti antichi e
all'orrore dei sacrifici.

Il re ispirato da Vishnu e ingannato da Narada accettò di seguire il
consiglio. Ascoltò i precetti del falso profeta. Si fece iniziare e
fece voto di obbedienza al falso saggio. La maggior parte dei
valorosi Asura adottarono la nuova religione. (5. 4. 35-6)

Abbandonarono cosi i riti, i sacrifici e il culto del fallo.

Iniziato il re degli Asura secondo i riti, e ottenuta la sua
obbedienza, il falso saggio Arihat gli insegnò la sua dottrina.


L'universo ᅵ eterno e non esiste alcun Creatore. La Creazione non ha
scopo ed evolve fino ad autodistruggersi. Ogni essere vivente, anche
il piu piccolo filo d'erba ᅵ esso stesso un dio. Non esistono altri
dei. Quelli che noi chiamiamo con i nomi di Brahma, Vishnu, Shiva non
furono che degli uomini che abbiamo divinizzato.


Tutti gli esseri saranno distrutti quando arriverà il loro tempo, che
si tratti di un dio o di una zanzara. Nessun corpo e superiore ad un
altro: tutti mangiano, fanno l'amore, dormono e hanno paura della
morte. Per tutti ᅵ la stessa cosa, tutti gli esseri sono uguali; non
bisogna quindi far del male a nessuna creatura.


L'unica virtù è mostrare una pari benevolenza verso tutti gli esseri.
La non violenza è la principale virtù. Cielo e inferi sono qui, sulla
terra, e da nessuna altra parte. Il piacere è il cielo, la sofferenza
è l'inferno.

I testi sacri che raccomandano dei sacrifici sono degli apocrifi.
Bisogna quindi gioire della vita finché il corpo è vigoroso, e quindi
distruggerlo (suicidandosi). Non serve a nulla dividere l' umanità in
diverse caste. Tutti non sono che uomini... negava perfino la
differenza tra le virtù delle donne e quella virile. Vietò la
venerazione degli dei e negò il potere dei riti così tutti i riti
antichi furono abbandonati nelle tre città. Così, il potere degli
Asura declinò. (5. 4. 35-6)

Fu allora che i nuovi dei ottennero da Shiva che egli distruggesse le
città degli Asura, i quali avevano rinnegato il suo culto. Tuttavia,
prima di abbandonare i suoi devoti fedeli, Shiva pretese che gli dei
arii riconoscessero la sua sovranità. Fu così che il mondo ariano
ereditò parte della saggezza degli Asura.


Shiva pretese che gli dei, come tutti gli altri esseri viventi, si
considerassero parte di un gregge del quale egli era il pastore. E in
quanto Maestro-degli-animali (Pashupati, Signore supremo degli
esseri celesti, umani, animali o vegetali) che egli accettò di
intraprendere la distruzione degli Asura. (S. 9. 13-14)

Il dio montò sul suo carro, tese l'arco e attese che, come avveniva
periodicamente, le tre città si allineassero.

(5. 10. 15)

Allorche' le tre città furono allineate, Shiva gli scagliò la sua
arma piu terribile, un'arma di fuoco che bruciò istantaneamente ogni
cosa distruggendo ogni forma di vita. Al momento-segnato dal-destino
(abhilasa) lanciò la sua arma che risplendeva come mille soli facendo
un rumore assordante. Le tre città furono ridotte in cenere
affondando nel mezzo dei quattro oceani. (5. 10. 25-28)

I coraggiosi Asura furono sterminati. Cercando di fuggire cadevano
come mosche. Alcuni avevano cominciato un pasto che non finirono mai.
Altri morirono abbracciati alle loro spose nell'atto d'amore. Donne
correvano su e giù cercando di proteggere i loro bambini già morti.
II re degli Asura si lamentava di esser stato abbandonato da Shiva.
Invero tutti gridavano prima di morire: Shiva perche' ci hai
abbandonati? Bambini e vecchi erano ridotti in cenere. Alcune donne
erano sorprese tra le braccia dei loro amanti, altre nel sonno, altre
ubriache o nel mezzo dell'atto sessuale. Tutte furono bruciate.
Certe, svegliandosi, cercarono di fuggire, ma caddero presto sfinite.
Neppure la più piccola particella animata o inanimata sfuggi al fuoco
terribile che avvolse le tre città.

(5.10. 28-40)

Non restò così nulla delle tre città e la nobile razza degli Asura fu
sterminata.

Vedendo questo fuoco distruttore rifulgere come numerosi soli, simile
a quello che provocherà la fine del mondo, gli stessi dei furono
terrificati. (5. 11. 8)

Gli unici ad essere salvati furono alcuni fedeli di Shiva che si
erano rifugiati nella regione dove vivevano i Gana, i compagni di
Shiva [nel mondo di Mahar, vale a dire extraplanetario].

(5 10. 40-44^)

Sono questi superstiti che preservarono in segreto certi elementi del
sapere degli Asura per le umanitïà future.

Il falso saggio andò allora a prostrarsi a piedi di Vishnu e disse: -
seguendo i tuoi ordini ho corrotto gli Asura e li ho privati della
loro forza e della protezione di Shiva. In questo modo ho commesso un
atto abominevole. Che devo fare adesso?

Vishnu rispose: - Ritirati nel deserto e attendi la venuta del Kali
yuga. Quando arriverà l'era Kali tu diffonderai nuovamente il tuo
messaggio con l'aiuto dei tuoi discepoli e dei discepoli dei tuoi
discepoli. Allora impartirai i tuoi insegnamenti tra gli uomini
stupidi e vanitosi di quel tempo e li condurrai così al declino fino
all' esplosione finale che segnerà la fine della razza umana. (5. 4.
19-21)

I falsi saggi, compiuta la loro missione, si recarono al cospetto di
Shiva e chiesero ordini, sconvolti essi stessi dal destino.

Shiva disse loro: - O tonsurati! Nell'era finale di ciascuna delle
razze umane, quelli che seguiranno i vostri insegnamenti conosceranno
il disastro. Ritiratevi ora nel deserto. Quando arrivera l'era Kali
diffonderete nuovamente la vostra religione. Le genti stupide del
Kali yuga adotteranno il vostro culto.

(5. 1 1. 28-32)

La pratica della nuova religione aveva privato gli Asura delle loro
virtù, della virilità, del coraggio e della loro forza. Il
puritanesimo li aveva resi nervosi e falsi. La non violenza li aveva
trasformati in pusillanimi ed estinto il loro coraggio. Inoltre essi
avevano rinnegato il culto di Shiva e del fallo, fonte di vita, cosl
come il Dharma, la Legge che regge la creazione e assegna a ciascuno
i suoi doveri secondo la propria natura. Nel frattempo i nuovi dei
avevano dovuto riconoscere il primato di Shiva e accettare l'eredità
del sapere degli Asura. Ma lo fecero con riluttanza poiché feriva il
loro orgoglio.

Shiva tra gli arii dell'India, come il suo equivalente Dionisio tra i
greci, sarebbe sempre restato il dio supremo e, pertanto, maledetto.
I popoli arii hanno adottato ovunque delle religioni moraliste,
ispirate da Arihat, segno della fine del Kali yuga. La saggezza degli
Asura, legata allo shivaismo, è pertanto sopravvissuta, come il culto
di Shiva stesso, segretamente, in una tradizione esoterica e
iniziatica.

La storia delle tre città rappresenta la fine di una civilizzazione
molto progredita tecnicamente, con armi di un'estrema potenza. Si
tratta di un ricordo di un lontano passato o di una prefigurazione
dell'avvenire? Forse entrambe le cose.

Ciò che importa, e che ci concerne da vicino in questa storia, e ciò
che essa insegna; vale a dire che è un cambiamento nelle concezioni
religiose, sociali e morali a provocare il declino asurico. Al culto
del fallo, simbolo del principio vitale, alle pratiche dello yoga
tantrico e alla ricerca di una comprensione delle realtà cosmologiche
e delle leggi naturali, si sostituiscono delle nozioni sentimentali e
negative, I'astinenza, il puritanesimo, la non violenza,
I'egualitarismo, ecc.

I nostri tempi mostrano un'immagine inquietante: è per uno strano
orgoglio che l'uomo cerca di rimpiazzare l'ordine divino, l'ordine
naturale, con un ordine umano che oppone delle pretese virtù morali
alla efficacia dei riti e dei sacrifici e nega i poteri che
permettono di portare a compimento le pratiche dello Yoga.
Quest'attitudine, che conduce ad una negazione dell'ordine
universale, non può che sfociare nel disastro. In quasi tutti i
problemi che gravano sulla società contemporanea, si evita infatti di
affrontare la realtà. Perfino le opere scientifiche, un tempo
imparziali, non osano menzionare realtà che si oppongono alle
ideologie ispirate dagli insegnamenti di Arihat.

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(17). L'idea della creazione del mondo in sette giorni che si ritrova
nella Bibbia e forse un'evocazione della nascita delle sette umanità.
Analogamente, la menzione dei sette saggi di cui si parla in diverse
tradizioni e in particolare nell'epopea di Gilgamesh, e ricollegabile
ai sette Manu che hanno riorganizzato ogni nuova umanità all'inizio
dell'eta dell'oro di ognuno dei sette cicli. [Un'eco si ritrova anche
nella tradizione dei sette re di Roma e del suo legislatore mitico,
Numa, il cui nome e anagramma di Manu. NdT]


tratto da La fantasia degli dei, alain daniélou