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    Predefinito Un calabrese dietro lo sbarco sulla luna

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    Sbarco sulla Luna, storia di un'impresa
    16 luglio 2019
    Allunaggio, Dario Antonucci l'uomo che progettò il sistema che misurava i parametri di bordo
    di ANDREA GUALTIERI

    Dalla fattoria di San Marco Argentano all'impresa del 1969: "Staccavamo alle due o alle tre di notte. Io vivevo poco distante dal laboratorio, mi chiamavano a tutte le ore e mi precipitavo lì. Sapevamo di far parte di una missione straordinaria"

    Il 25 febbraio 1937 la motonave Rex affrontava la penultima notte di viaggio prima di approdare in America. La Luna era piena, quella notte. Gli emigranti italiani che la ammiravano in cielo non immaginavano che tra loro c'era un ragazzino destinato a spedire proprio lassù sulla Luna, per la prima volta, una navetta spaziale.

    Dario Antonucci arrivava da una fattoria di San Marco Argentano, in provincia di Cosenza. Oggi ha 95 anni, vive a Knoxville, in Tennessee, e tra i suoi oggetti preziosi conserva una foto autografata dai piloti della missione Apollo 11. Nella sua memoria risuonano ancora nitide le parole con cui Neil Armstrong, il 20 luglio 1969, annunciava al mondo che “l'Aquila” si era posata: Antonucci di quella “aquila” conosceva ogni dettaglio, perché era stato lui a progettare il sistema che misurava e controllava tutti i parametri di bordo. All'epoca lavorava per la Grumman Aerospace Corporation, il colosso industriale che aveva prodotto i caccia impiegati in Europa durante il secondo conflitto mondiale e poi aveva esteso i suoi orizzonti verso lo spazio, realizzando gli Orbiting Astronomical Observer, gli antenati del telescopio Hubble. Nel 1962 Grumman aveva firmato con la Nasa un contratto per realizzare la strumentazione del Lem, il modulo lunare. “All'inizio fu coinvolto in quel progetto un gran numero di persone, ma i risultati non arrivavano e così scelsero di puntare su un team ridotto”, ricorda Antonucci. Selezionarono tredici tecnici e quattro ingegneri. E lui era il responsabile della squadra. “Eravamo impegnati tutto il giorno - racconta -. Staccavamo alle due o alle tre di notte. Io vivevo poco distante dal laboratorio, mi chiamavano a tutte le ore e mi precipitavo lì. È stato un grande lavoro, eravamo concentrati sull'obiettivo perché sapevamo di far parte di una missione straordinaria”.


    Cinquant'anni dopo quell'impresa, l'adrenalina sembra ancora riaffiorare: “Con il programma lunare è stata ideata e sviluppata una mole impressionante di tecnologia che ha aiutato il mondo a progredire: le missioni Apollo sono ancora oggi la base che permette di guardare a future esplorazioni spaziali, verso Marte e magari oltre”. Anche per Dario Antonucci la conquista della Luna non fu un punto di arrivo. Dopo il 1969 lavorò a tutte le spedizioni lunari, compresa la drammatica Apollo 13: in quell'occasione fu proprio a bordo del Lem che l'equipaggio riuscì a salvarsi e a ritornare sulla Terra.

    Antonucci snocciola quei ricordi uno dietro l'altro. Cita anche il progetto dell'aereo da guerra F-14 Tomcat, quello pilotato da Tom Cruise nel film Top Gun. E poi il bimotore turboelica C-2. Ma il suo racconto torna sempre all'Italia, a quella casa della campagna calabrese dove è cresciuto. Suo padre era già emigrato quando lui è nato, il 10 marzo 1924. Undici anni dopo, sua madre è morta e lui è stato affidato a una famiglia del posto, mentre Giulia, la sorella più grande, è stata accolta in un collegio di suore. In quel periodo per la prima volta Dario scoprì il fascino dello spazio: “Fu un professore ebreo a parlarmene - ricorda -. Erano gli anni del fascismo e a scuola tutti lo emarginavano per le sue origini. Io invece volevo imparare e lui mi mostrò una piccola simulazione del cielo. All'inizio non ci capivo nulla, ma lui mi spiegò che c'era la Terra, il Sole, Marte”. E la Luna. Quella che, nel 1936, lo accompagnava mentre navigava verso l'America insieme a suo padre che era tornato a riprendersi i figli.

    La famiglia Antonucci all'epoca non aveva in tasca più di trenta dollari, ma poteva contare sulla cittadinanza che Angelo aveva già conquistato grazie agli anni di lavoro negli Stati Uniti. Dario iniziò facendo il giardiniere insieme al padre, ma intanto studiava: “Mi impegnai molto per imparare la lingua e recuperare tempo per arrivare al diploma”. Poi ci fu la guerra e fu arruolato come radio operatore: lo spedirono su una nave prima al largo dell'Europa, poi in Asia e in Australia. “Tornai nel febbraio del 1946, avrei voluto entrare al college per iniziare una nuova vita, ma in quella fase c'erano cinque milioni di giovani reduci dal conflitto che volevano iscriversi e così mi dissero che avrei dovuto aspettare”. L'unica soluzione erano i corsi serali. E Dario non si tirò indietro: di giorno lavorava, poi seguiva le lezioni di ingegneria. Ottenne la specializzazione in elettricità e meccanica perché non riuscì a frequentare quella aerospaziale che era il suo sogno. Ma il destino era scritto: qualche anno dopo, l'azienda per la quale lavorava fu rilevata dal colosso Gt&E e trasferì i laboratori da NewYork alla California. “Non me la sentii di lasciare mio padre e i miei suoceri”, dice Antonucci. Così si licenziò e poi accettò l'offerta della Grumman. Era il 1960, vigilia dell'epopea spaziale. Il calabrese al quale la Luna piena sorrideva sulla motonave Rex non mancò l'appuntamento. Adesso una delle sue figlie sarà al Kennedy Center per rappresentarlo alle cerimonie commemorative della missione Apollo 11. Dario, intanto, nella sua casa in Tennessee si emoziona ancora al ricordo di quell'impresa. Quando gli si chiede se ha mai ricevuto un riconoscimento in Italia o negli Usa, lui risponde: “Il mio premio più grande è stato riuscire a realizzare quel progetto, che è stato un grande successo per tutta l'umanità”

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    Predefinito Re: Un calabrese dietro lo sbarco sulla luna

    Luna Italiana, Rocco Petrone e il viaggio dell'Apollo 11


    18 luglio 2019

    A 50 anni dall’allunaggio un documentario prodotto dall’Istituto Luce-Cinecittà per A+E Networks Italia con il patrocinio di Agenzia Spaziale Italiana in collaborazione con NASA e diretto da Marco Spagnoli | Corriere Tv

    “Nessuno potrà mai dire abbastanza bene di Rocco Petrone. Non saremmo mai arrivati sulla Luna in tempo o, forse, non ci saremmo mai arrivati senza Rocco". Con queste poche parole Isom “Ike” Rigell, ingegnere capo del Kennedy Space Center e addetto alle operazioni di lancio, restituisce tutto il peso di una figura rimasta a lungo in ombra, ma che ha avuto un ruolo centrale nel lungo e difficile percorso che ha portato, il 20 luglio del 1969, alla discesa dell'uomo sulla Luna: Rocco Petrone (1926-2006), un uomo timido e ombroso, inflessibile, infaticabile, che si è guadagnato il soprannome di "tigre di Cape Canaveral". Il documentario LUNA ITALIANA, diretto da Marco Spagnoli e prodotto dall'Istituto Luce-Cinecittà per A+E Networks Italia con il patrocinio di Agenzia Spaziale Italiana e in collaborazione con la Nasa, ricostruisce la vita e la personalità di Rocco Petrone, direttore delle operazioni di lancio dell'Apollo, collaboratore chiave di Wernher Von Braun, che ha svolto un ruolo chiave nella conquista del cosmo. Ispirato dal libro di Renato Cantore, Dalla Terra alla Luna, Rocco Petrone, l’Italiano dell’Apollo 11, edito in Italia da Rubbettino, questo documentario ricostruisce la vita di questo figlio di emigranti della Basilicata: nato negli USA e, grazie allo Ius Soli, cittadino americano, poté frequentare l’Accademia di West Point, laureandosi poi in ingegneria al MIT. Entrato nel leggendario gruppo di ingegneri che ad Hunstville in Alabama fondarono il nucleo di quella che nel 1958 sarebbe diventata la NASA, realizzò con loro la promessa di John Fitzgerald Kennedy di portare l’uomo sulla Luna prima della fine degli anni Sessanta. Il documentario, presentato in anteprima nel corso dell’evento Matera 2019 Capitale Europea della cultura, proprio in quella Basilicata che diede le origini al protagonista di questa storia, andrà in onda in esclusiva su History (canale 407 Sky) il 20 luglio alle 22.40. Grazie a rare immagini di repertorio provenienti dagli archivi dell’Istituto Luce, Teche Rai, Associated Press, BBC e NASA, Luna Italiana racconta la storia della corsa allo spazio, ovvero il duello tra America e Unione Sovietica, in un viaggio attraverso la scienza, la cultura pop e la vita politica di quegli anni. Una storia emozionante che, oltre alla viva voce di Petrone e di altri protagonisti di quell’epoca straordinaria e irripetibile, si avvale della testimonianza di scienziati, studiosi e giornalisti per ricostruire non soltanto la sfida tecnologica per la conquista dello spazio, ma anche il contesto culturale in cui questo avvenne. Tra gli intervistati: Tito Stagno, Piero Angela, Oscar Cosulich, l'astrofisico Amedeo Balbi, l'ingegnere aerospaziale Roberto Somma, ed altri. A dare la voce a Rocco Petrone è Francesco Montanari, mentre Laura Morante è la voce narrante del documentario.

 

 

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