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  1. #1
    Mé rèste ü bergamàsch
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    Predefinito L'immensa legione delle paghe pubbliche meridionali

    Lo studio della Confartigianato sulle retribuzioni del lavoro dipendente

    Nel pubblico la busta paga cresce di più
    Aumenti del 47%, il doppio dei privati


    Redditi sotto la media Ocse, ma nello Stato sono saliti del 29% reale in otto anni

    Nel pubblico la busta paga cresce di più Aumenti del 47%, il doppio dei privati - Corriere della Sera

    ROMA — Che i lavoratori italiani siano fra i meno pagati dei Paesi industrializzati, come ora dice anche la classifica dell’Ocse dove occupano soltanto la ventitreesima posizione, non è certamente una novità. I sindacati lo gridano ormai da qualche anno ai quattro venti, e anche il governatore della Banca d’Italia Mario Draghi lo ripete pressoché a ogni occasione pubblica. Ma i dipendenti pubblici, almeno loro, si possono consolare: stanno recuperando. Secondo uno studio ancora inedito della Confartigianato, fra il 2000 e il 2007 le retribuzioni «per unità di lavoro dipendente» in tutta la pubblica amministrazione sono infatti aumentate del 47,3%.

    Non che insegnanti, poliziotti e infermieri siano improvvisamente diventati dei nababbi. In Italia le retribuzioni del pubblico impiego non sono mai state (tranne rari casi) propriamente stratosferiche. Non lo erano nel 2000 e non lo sono ora. Ma difficilmente l’aumento degli ultimi anni potrebbe passare inosservato. Tanto più considerando che i salari italiani, sempre calcolati «per unità di lavoro dipendente», sarebbero cresciuti nel loro complesso durante lo stesso periodo del 23,2%. Meno della metà rispetto alle paghe del settore pubblico. E siccome fra il 2000 e il 2007 l’inflazione ufficiale si è mangiata il 18,6% del potere d’acquisto, ciò significa che a un aumento «reale» di poco più del 4% per tutti i salari avrebbe corrisposto, prendendo per buoni i dati della Confartigianato, un aumento «reale» di quasi il 29% per le retribuzioni pubbliche. Gli stipendi per i 3 milioni 382.341 dipendenti (il 54,3% donne) assorbono il 21,9% della spesa pubblica.

    Fra il 2000 e il 2007 il numero dei lavoratori stipendiati nel settore pubblico è salito del 3% mentre la spesa per le retribuzioni lievitava del 32,5%, dieci volte di più. In cifra assoluta, 164,6 miliardi di euro. È il 10,7% del Prodotto interno lordo. Inoltre l’incidenza sul Pil è cresciuta di mezzo punto rispetto al 2000, seguendo una dinamica contraria a quella di altri Paesi europei. In Germania, per esempio, il peso delle retribuzioni pubbliche sul Pil si è ridotto nello stesso periodo dell’1,2%, mentre in Francia, Paese nel quale la pubblica amministrazione ha un ruolo rilevantissimo, la flessione è stata dello 0,6%. I dipendenti pubblici italiani non nuoteranno nell’oro, ma in alcune aree le loro buste paga offrono un contributo economico determinante. La Calabria, per esempio. I dipendenti pubblici calabresi sono il 30,4% di tutti i lavoratori dipendenti della regione. Nella provincia di Catanzaro si arriva al 43,6%, ben oltre il 26,9% di Roma, la città dei ministeri e della politica, superata perfino da Crotone (30,9%), oltre che da Palermo (32,2%), Enna (29,7%), Campobasso (29,4%) e Reggio Calabria (28,7%).

    Non molto diversa è la situazione della Campania, dove il «pubblico» retribuisce il 28,1% dei lavoratori dipendenti dell’intera regione, con punte del 31,9% a Napoli. In Valle d’Aosta gli stipendi pubblici sono invece il 29% del totale, nel Molise il 27,4%, in Sicilia il 27%, in Sardegna del 25,4%. Percentuali più che doppie in confronto alla Lombardia, regione nella quale i dipendenti pubblici, pur raggiungendo la cifra più elevata in assoluto (sono 418.598, contro i 406.753 del Lazio, al secondo posto, e i 340.453 della Campania, al terzo) non rappresentano che il 12,6% della forza lavoro stabile. Il livello più basso d’Italia. A Milano sono il 14,4%. A Lodi, il 10,5%. Seguono Lecco (9,8%) e Bergamo (9,6%). La provincia con la minore incidenza di dipendenti pubblici sugli occupati totali è Como: 9,2%.

    Sergio Rizzo
    19 maggio 2009

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  2. #2
    Mé rèste ü bergamàsch
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    Predefinito Riferimento: L'immensa legione delle paghe pubbliche meridionali

    Ecco perchè questo baraccone non lo faranno mai cadere, ci vivono e ci mangiano sopra praticamente tutti.

    Con il solito meccanismo: risorse prese dalle tasche di alcuni e, senza il loro consenso, destinate al mantenimento di una classe parassitaria di dipendenti del tiranno, che servendolo e mantenendolo al potere riescono a entrare in possesso di una parte della ruberia effettuata su scala generalizzata.

    È quella che Gianfranco Miglio chiamerebbe la legione dei parassiti: “A vederli ora riuniti e incolonnati, si ha un’idea di quanto numerosa sia la legione di parassiti che, un po’ alla volta, sono riusciti a infiltrarsi in ogni angolo del Paese. C’è da restare sbigottiti. Come proiettili essi usano tutte le banalità e tutti i luoghi comuni inventati negli ultimi anni, compresi quelli più arrugginiti e ormai vuoti di significato”, così il profesùr descriveva i parassiti, quell’esercito sterminato di paghe pubbliche che per la stragrande maggioranza è di origine meridionale. Al Sud, in quei luoghi citati nell'articolo, per approssimazione ci saranno quindi il 70%, 80% di persone che, essendo legate alla sfera familiare del dipendente pubblico, potrebbe vivere anche soltanto di paga pubblica. Lo Stato che con una mano toglie (ad alcuni) dà (ad altri). Questi altri costituiscono il miglior serbatoio di difensori che il tiranno-Stato-Italia ha, meglio ancora di un esercito: esattamente come rilevava Etienne de La Boetie, il tiranno per conservarsi deve concedere ad una categoria di persone (classe dirigente, mandarini, ecc.) dei privilegi meno illusori e più concreti rispetto al benessere-menzogna di cui tanto va parlando. Negli Stati odierni che, trasformando l’investitura politica in “mandato a tassare” hanno così raggiunto in tema di asservimento fiscale risultati che i principi assoluti e i tiranni dei tempi di La Boetie non si erano mai sognati, chi non appartiene alle categorie dei privilegiati e dei protetti è, come ci ricordava Miglio (Disobbedienza civile, 1992), “ormai un suddito taillable et corvéable à merci”.

    Senza considerare la solita truffa delle enormi differenze nel costo della vita e tuttavia il mantenimento dei contratti collettivi rigorosamente nazziunali e indivisibili...

  3. #3
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    Predefinito Riferimento: L'immensa legione delle paghe pubbliche meridionali

    ARTICOLO DEL 1° NOVEMBRE 1992 (ma i numeri quelli restano, se non peggiori)



    La Lega Nord propone un riequilibrio regionale del personale della pubblica amministrazione

    http://archiviostorico.corriere.it/1992/no...211017569.shtml

    MILANO - Adesso la Lega Nord pensa a un riequilibrio regionale nel personale della pubblica amministrazione. Secondo i senatori Gianfranco Miglio e Francesco Speroni, i grandi burocrati di Stato, dai direttori generali dei ministeri ai funzionari dei pubblici uffici in tutte le zone d' Italia, sarebbero nella stragrande maggioranza meridionali. E tutto questo porterebbe, a parere dei due senatori leghisti, a un fenomeno con molti lati negativi, soprattutto quando i funzionari statali vanno a vivere e a lavorare in una regione che non conoscono: "Scarsa conoscenza della realta' territoriale . dicono Miglio e Speroni ., un periodo iniziale di varia durata destinato all' ambientamento e generalmente privo di efficace produttivita' , situazioni di conflittualita' di vario grado fra il personale statale e le autorita' locali site nella sede di servizio".

    Miglio e Speroni hanno quindi pensato di presentare un disegno di legge costituzionale per integrare l' articolo 97 della Costituzione con tre commi finali. Il primo del seguente tenore: "Per il conferimento delle piu' alte cariche statali, dovra' adottarsi un criterio che veda, in un rapporto adeguato, tali cariche assegnate a dirigenti provenienti da tutte le Regioni dello Stato". Il secondo: "I dirigenti locali dei pubblici uffici devono, di norma, provenire dalla Regione in cui ha sede l' ufficio cui sono preposti". Il terzo: "La legge determina le modalita' di attuazione dei principi stabiliti nei commi precedenti". Insomma, la Lega vuole che tra i grandi commis dello Stato ci sia anche chi parli con inflessione lombarda e veneta, in modo adeguato. E poi che i dirigenti locali (provveditorati, sovraintendenza, imposte, per fare qualche esempio) siano originari della regione in cui lavorano.

    Da una ricerca del professor Sabino Cassese, per lungo tempo direttore della Scuola superiore della pubblica Amministrazione, si rileva che, sul totale degli allievi che hanno frequentato tra il 1963 e il 1979 la Scuola superiore per poter accedere alla qualifica di dirigenti, il 61 per cento proveniva dal Sud, il 31 per cento dal Centro, il 7 per cento dal Nord e l' 1 per cento era nato all' estero. Tra gli allievi del Sud, inoltre, il 13 per cento risultava nato e residente a Napoli e fra quelli del Centro il 22 per cento era originario di Roma. Insomma, Roma e Napoli avrebbero una spiccata propensione a occupare i posti riservati alla grande burocrazia statale. Sempre citando lo studio di Sabino Cassese, Miglio e Speroni danno altre statistiche: "Per quanto riguarda le piu' alte cariche dello Stato, su un campione di 400 direttivi, le percentuali risultavano ancora piu' marcate: 75 per cento per il Sud, 22 per cento per il Centro e 3 per cento per il Nord".

    Tutto questo provocherebbe il cosiddetto fenomeno di displacement (spiazzamento), che serve, a volte, a spiegare conflitti e tensioni interni alla pubblica Amministrazione. Il professor Cassese, al termine della sua ricerca, faceva questo commento: "Anche se non vi sono le stesse distanze territoriali, ambientali, ecologiche e culturali si ripete quasi all' inverso l'esperienza del funzionario dell' amministrazione reale inglese che andava ad amministrare l'India".

    Miglio e Speroni propongono allora di introdurre l' elemento della territorialita' nel criterio di selezione degli incarichi. Ci sono gia' norme specifiche nella provincia autonoma di Bolzano. Miglio e Speroni fanno anche l' esempio della costituzione tedesca, l' articolo 36: "Nelle piu' alte cariche federali devono trovarsi, in un rapporto adeguato, funzionari di tutti i Laender".

  4. #4
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    Predefinito Riferimento: L'immensa legione delle paghe pubbliche meridionali

    [QUOTE=Bèrghem;Miglio e Speroni fanno anche l' esempio della costituzione tedesca, l' articolo 36: "Nelle piu' alte cariche federali devono trovarsi, in un rapporto adeguato, funzionari di tutti i Laender".[/QUOTE]


    Eh va bè,confrontare la Germania con l'Italia è come paragonare lo champagne con la pipì,quello è un paese serio il nostro un orda di ascari affamati e senza ritegno.

 

 

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