Tutela della lingua friulana nella comunicazione istituzionale

Lo stato di estrema miseria, nel quale sono stati tenuti per secoli, da parte dei loro vari conquistatori e colonizzatori, ha portato molti friulani a dare necessariamente prevalenza ai beni di immediata utilità, immediatamente monetizzabili, da cui il proverbiale “pan e gaban”.
Di questo sono coscienti anche i nemici del Friuli e delle sue lingue e lo confermano le recenti e ripetute dichiarazioni di molti politici, compreso il Presidente di questa Regione, (che dovrebbe essere Autonoma) secondo le quali tutte le questioni legate alle lingue minorizzate, e alla lingua ladino-friulana in particolare, non sarebbero affatto prioritarie.
Il Fronte Friulano è invece fermamente convinto che, anche in tempi di crisi economica, le lingue minorizzate sono un valore fondamentale, anche se non direttamente monetizzabile. (i vantaggi della conseguente autonomia speciale che ci derivano dalla presenza di queste minoranze, tuttavia, ci sembra molto concreti).
L'effettiva libertà di uso, anche pubblico e istituzionale, della propria lingua, oltre che un diritto fondamentale, è una delle cartine al tornasole di quanto uno Stato si avvicini agli ideali della moderna democrazia, eppure è sotto gli occhi di tutti quanta ostilità susciti ancora la rivendicazione delle più basilari libertà linguistiche.
Per questo, prima ancora che nel 1963 nascesse questa Regione Autonoma, uno dei suoi Padri fondatori, l'illustre Sen. Avv. Tiziano Tessitori, Padre Costituente, grande friulano, grande avvocato, grande antifascista, già a metà del secolo scorso aveva iniziato a propugnare come valore e ragione fondamentale della nostra autonomia proprio il pluralismo linguistico e la conseguente libertà di tutti i cittadini di poter usare, secondo la loro scelta personale, nella scuola, nell'amministrazione pubblica, nelle comunicazioni di massa, tutte le quattro lingue che storicamente arricchiscono questa Regione Autonoma.
Dopo 50 anni, le idee dell'Avv. Tessitori, pur avendo trovato eco nell'art. 3 dello Statuto Speciale, sono rimaste praticamente solo sulla carta.
Purtroppo ci sono ancora pochi ma in fluentissimi personaggi, che vorrebbero imporre l'appartenenza nazionale non sulla base di neutri vincoli di cittadinanza, ma sulla base di manzoniane e poco laiche coloriture linguistiche, imposte oltretutto secondo una prospettiva esclusivistica, di chiara derivazione monolingue (quasi che una lingua escludesse le altre), con conseguente ostilità nei confronti del pluralismo linguistico, il quale ultimo ha, oltretutto, il pregio di essere anche più europeista.
Il particolare caso del Consigliere Comunale di Spilimbergo dott. Bruno Colledani, che si inserisce in questo quadro molto più generale, è un eloquente esempio degli effetti che provocano tutte queste autentiche tare mentali monolinguistiche, che purtroppo risultano ancora imperanti, in Italia: nonostante la normativa di tutela della lingua friulana preveda espressamente e indiscutibilmente il diritto dei Consiglieri Comunali di utilizzare la lingua friulana nella loro attività politica, ciò continua a generare tensioni e manovre ostruzionistiche.

In data 24 Agosto 2010 il Fronte Friulano è intervenuto ricorrendo al Presidente della Repubblica per chiedere l’impugnazione di una modifica al Regolamento del Consiglio Comunale di Spilimbergo (PN) che, in teoria, dovrebbe regolare l’uso della lingua friulana in seno a tale organo elettivo ma, in realtà, lo rende di fatto impossibile.
Gli interventi fatti in lingua friulana, infatti, non vengono verbalizzati, neppure sommariamente, e non entrano quindi agli atti neppure per sommi capi, con grave pregiudizio per la completezza e la fedeltà della verbalizzazione, nonché per il controllo democratico sull’attività degli organi comunali da parte degli elettori, del tutto impossibilitati a seguite l’attività politica svolta in friulano.
L’ Amministrazione Comunale, si ostina a non voler accedere al sistema di contribuzione pubblica finalizzato alla concreta garanzia di adeguato servizio di traduzione e si oppone ad approntare tale servizio, che pur risulta legislativamente vincolata ad assicurare, e ciò nemmeno in economia, facendo ad esempio ricorso a personale interno all’Ente Locale in grado di usare il friulano, come è più volte già avvenuto per la redazione del sito internet istituzionale del Comune nella sua versione in friulano.
Anche la recente Sentenza 159/09 della Corte Costituzionale ha riconosciuto “agli appartenenti alla minoranza linguistica protetta facenti parte degli organi collegiali degli enti locali e regionali il diritto di utilizzare la diversa lingua” e sempre secondo la citata giurisprudenza costituzionale, in capo al Consigliere Comunale che ritenga di esercitare i propri diritti linguistici non può venir imposto alcun aggravio logistico (ad esempio di auto-traduzione, oppure documentale, di allegazione della traduzione italiana scritta dei propri interventi orali effettuati in friulano).
Anche se il Segretario Comunale non è tenuto al bilinguismo, è ugualmente tenuto, unitamente al Presidente dell’Assemblea, a garantire l’effettivo rispetto della normativa di tutela delle minoranze.

Chi come noi ha seguito questa vicenda, che è giunta fino all’ onore delle cronache statali, potrà rendersi conto di come molti dei nostri diritti linguistici, soprattutto quando si tratta di friulano, sono letteralmente bistrattati, soprattutto quando si esce dalla Provincia di Udine e si entra in un diverso Friuli, geopoliticamente e sociolinguisticamente molto più delicato.
L’ obbiettivo del Fronte Friulano è sensibilizzare quanti più cittadini possibile su quella che riteniamo una questione di fondamentale importanza per la democrazia e per i diritti civili, ma anche per il futuro dell’ Autonomia Speciale di questa Regione: i nostri diritti linguistici devono necessariamente passare dalla carta delle leggi all'effettiva normalizzazione nella prassi, e in ogni ambito e non solamente a Scuola o in Comune, ma anche nella radiotelevisione pubblica, nella quale poco o nulla di quanto oramai da decenni previsto dalla normativa è stato finora realizzato concretamente.
Questa è una priorità, anche in tempi di crisi, anzi soprattutto oggi che l’ Autonomia delle Regioni a Statuto Speciale viene quotidianamente minacciata dai politici cosiddetti riformisti (due su tutti Calderoli - Lega Nord e Chiamparino - PD). Tondo ed i suoi assessori non riescono a comprendere questo pericolo o forse stanno scientemente depotenziando le prerogative del Friuli per renderlo più docile. Ignorando la tutela linguistica e tagliandone drasticamente le risorse (come Molinaro sta facendo), si vuole cancellare progressivamente gli elementi di distinzione della popolazione locale che potrebbero contrastare coi disegni di colonizzazione e occupazione infrastrutturale riservati a questi territori.
Nella direzione di piena attuazione concreta ed effettiva dei nostri diritti, in primis quelli linguistici, si muove il ricorso pilota del Fronte Friulano - Front Furlan contro il Comune di Spilimbergo, ricorso che tenderà a dimostrare chi davvero tiene alle nostre lingue, essendo disposto a tutto pur di difenderle, e chi invece le usa semplicemente come specchietto per le allodole, per meri fini elettorali.

Fronte Friulano