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Discussione: Spari nel silenzio

  1. #1
    ********** G Futuro
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    Predefinito Spari nel silenzio

    Spari nel silenzio


    di Alessandro Piergentili
    ci domandiamo ogni giorno che passa se chi si sia appropriato della parola Destra abbia la contezza di che cosa significhi. Che sia moderna o antica, repubblicana o meno, conservatrice, inglese, francese, americana o chissà cos'altro , una cosa accomuna tutte le destre al mondo, uno spiccato senso della dignità nazionale. Una nazione che va dalle Alpi a Lampedusa, passando da Mazara del Vallo. E' di ieri la notizia degli spari contro un peschereccio italiano da parte di una motovedetta consegnata dal governo italiano a quello libico e con sopra, addirittura 6 militari della Guardia di Finanza. Ci saremmo aspettati parole forti e proteste ufficiali da parte del governo italiano, da parte del ministro Maroni, da parte del ministro degli esteri Frattini, ed invece tocca a due deputati siciliani di Futuro e Libertà quali l'on.le Nino Lo Presti e l'on.le Alessandro Aricò, difendere la propria terra con un duro comunicato:"Per il ministro Maroni possono essere sufficienti le tardive scuse del Governo libico per difendere l’ignobile azione armata contro il peschereccio siciliano, ma per noi si tratta di un atto di violenza e aggressione contro cittadini italiani che il nostro governo cerca di minimizzare o addirittura insabbiare in virtù di un rinnovato idillio con il leader libico a difesa di presunti interessi economici certamente a noi poco chiari”., “Il Trattato di amicizia siglato a Roma tra i due Paesi non può funzionare unilateralmente – si legge nella nota -. Ma come si fa a scambiare un peschereccio di quasi 40 metri che ha tutti gli equipaggiamenti a vista per una nave di clandestini? Soltanto l’arroganza dei nostri vicini – continuano i parlamentari – e la passività del nostro Governo possono aver causato questa intollerabile aggressione. Chiediamo una dura condanna pubblica dell’accaduto – conclude la nota -, affinché fatti come questi non abbiano a ripetersi e i nostri pescatori possano svolgere pacificamente la loro attività, senza rischiare di essere attaccati da presunti amici a colpi di mitragliatrice, con il paradosso di avere fornito ad essi le armi per colpirli”.
    Permetteteci una notazione personale, sono anni che sentiamo parlare di pescherecci che vengono allontanati da acque internazionali, per una rivendicazione pretestuosa del Golfo della Sirte da parte delle autorità libiche e la scusa addotta dal governo libico non sembra reggere alla prova del buon senso. Penalizzare la nostra industria ittica, che a Mazara del Vallo dà lavoro a migliaia di persone, in zone dove ce n'è già poco, in nome di chissà quali accordi, ci sembra un'ulteriore forma di distanza che il governo offre ogni giorno ai propri cittadini, malgrado le barzellette e gli ammiccamenti sparsi con generosità.
    Generazione Palermo: Spari nel silenzio
    Ultima modifica di apibroker; 15-09-10 alle 12:07
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  2. #2
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    Predefinito Rif: Spari nel silenzio

    Citazione Originariamente Scritto da apibroker Visualizza Messaggio
    Ci saremmo aspettati parole forti e proteste ufficiali da parte del ministro Maroni
    Motopesca mitragliato L'attacco della Lega: "Non bastano le scuse" - Esteri - ilGiornale.it del 15-09-2010
    Ultima modifica di 100% Antikomunista; 15-09-10 alle 12:12
    "Non possiamo accettare gli insulti di quei clandestini. Non tolleriamo atteggiamenti prepotenti e arroganti da parte di ospiti che come tali dovrebbero comportarsi. Vogliono stare sulla gru? Ci restino, ma senza acqua nè cibo" - LEGA NORD BRESCIA

  3. #3
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    Predefinito Rif: Spari nel silenzio

    mi vien da chiedere a questi due 'difensori della propria terra' dove hanno trascorso gli ultimi 16 anni.

  4. #4
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    Predefinito Rif: Spari nel silenzio

    L RACCONTO
    "Noi finanzieri ostaggi di Tripoli
    su quelle navi non vogliamo salire"
    La testimonianza di un ufficiale impegnato nei pattugliamenti congiunti: "I libici si comportano come se fossero i padroni. Quello che è successo è incredibile"
    dal nostro inviato FRANCESCO VIVIANO

    "Noi finanzieri ostaggi di Tripoli su quelle navi non vogliamo salire"

    LAMPEDUSA - "Sparare è l'ultima ratio, in casi di enorme pericolo. Ma di certo un peschereccio non poteva rappresentare un pericolo. Volevano bloccarlo? Ci sono tecniche che lo permettono, senza l'uso delle armi. Ma sa qual è la cosa più triste? Mentre i libici sparavano i miei colleghi a bordo erano impotenti. Perché non potevano fare nulla, non potevano intervenire. Abbiamo le mani legate: il nostro unico compito è di insegnare ai militari di Tripoli a governare quelle motovedette di 28 metri che il nostro governo ha ceduto a quello libico. Ho parlato con i miei colleghi a bordo e le posso assicurare che sono, a dir poco, sconcertati e non vedono l'ora di rientrare in Italia. Anche perché nei nostri confronti i libici non si comportano certo bene. Siamo sistemati in un albergo, ma è tutto recintato, è una sorta di prigione dalla quale usciamo soltanto per andare in mare con loro per le attività programmate".

    Chi parla è un luogotenente della Guardia di Finanza, 45 anni, oltre la metà trascorsi in mare in servizi di pattugliamento nel Canale di Sicilia. L'ufficiale ha due figli e tante esperienze vissute in mare. Vita dura perché è ancora impegnato nei servizi di respingimento degli extracomunitari che vengono bloccati fuori dalle nostre acque territoriali e ricondotti in Libia. "Quel che è accaduto l'altro ieri è davvero incredibile, purtroppo noi siamo comandati a fare quei servizi e siamo costretti a salire a bordo di quelle imbarcazioni, perché gli accordi tra il governo libico e quello italiano lo prevedono". L'ufficiale racconta che su ognuno di quei mezzi salgono cinque o sei italiani. "Ognuno di noi ha un preciso compito: occuparsi dei sistemi di comunicazione, della condotta della motovedetta, dei propulsori e di altri aspetti tecnici. Non possiamo interferire per nessuna ragione. A bordo, come a terra, i libici si comportano da "padroni", spesso arroganti e scostanti. E noi dobbiamo sopportare. I soldi in più che guadagniamo in queste missioni non valgono proprio il gioco. Soprattutto quando, com'è accaduto l'altro ieri, dobbiamo assistere impotenti a un tentativo di abbordaggio con l'uso delle armi, le nostre armi, contro dei connazionali indifesi. Tutto ciò non si può sopportare".

    I finanzieri tentano, quando hanno sentore che si salpa per operazioni particolari, di non salire a bordo. "Proprio per evitare di assistere a episodi come quello di domenica. Ormai i militari libici li conosciamo un po' e sappiamo che quando si salpa verso certe direzioni si va incontro a dei guai. E quando abbiamo qualche dubbio, per un motivo o per un altro, ci rifiutiamo di salire a bordo con loro. L'altro ieri evidentemente i miei colleghi non hanno sospettato nulla". I nostri militari che svolgono servizi di pattugliamento anti immigrazione si trovano tra due fuochi. Da un lato ci sono gli ordini "e gli ordini devono essere, volenti o nolenti, rispettati". Ma da quando la Procura di Siracusa ha indagato alcuni militari della Guardia di Finanza per avere "respinto" in mare extracomunitari intercettati in acque internazionali, sono ancora più in difficoltà.

    "Cosa dobbiamo fare? Se non li respingiamo incorriamo in provvedimenti disciplinari, se li respingiamo veniamo indagati. Ed allora come uscirne? Questa storia dei respingimenti è uno dei servizi più crudeli che svolgiamo. E da molti mesi si registrano casi di "ammutinamento" nel senso che molti pattugliatori, che dovevano salpare dai porti liguri o toscani per darci il cambio, non partono proprio. I nostri colleghi, giustamente, si rifiutano di svolgere questo servizio "infame" che non ci fa dormire la notte. Ma per non salpare ci vuole un motivo plausibile e quindi spesso il comandante o qualche ufficiale indispensabile si "ammalano". Oppure sull'imbarcazione si verifica un "problema tecnico"". Anche in mare si trovano delle scorciatoie per non eseguire i "respingimenti". "Questo, come detto, è un servizio 'infame', ed allora ognuno di noi si assume delle responsabilità, dei rischi. Per cui se possiamo appigliarci a qualcosa lo facciamo, trasferendo a bordo gli extracomunitari che incontriamo in mare, per motivi di sicurezza e soprattutto per motivi sanitari. Ma anche questo lavoro non è facile perché molti dei clandestini sono disposti a tutto, hanno paura che li riportiamo in Libia ed allora minacciano di uccidersi davanti a noi. Anche donne con in braccio i loro bambini, che ci pregano di salvarli. Ci dicono che sono pronte a lasciarsi annegare insieme ai figli. Davanti a queste situazioni, cosa fai? Io sono un militare, ma soprattutto un uomo, un padre. E a costo di rischiare provvedimenti disciplinari, non lo farò mai più. Un giorno o l'altro dovrò rendere conto a qualcuno ed io voglio avere la coscienza pulita".

    (15 settembre 2010) "Noi finanzieri ostaggi di Tripoli su quelle navi non vogliamo salire" - Repubblica.it


    Mi viene il voltastomaco a leggere questi racconti dei nostri militari costretti a sottostare a persone incivili. Col beneplacito dei nostri "governanti"

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da ???? Visualizza Messaggio
    mi vien da chiedere a questi due 'difensori della propria terra' dove hanno trascorso gli ultimi 16 anni.
    A cercare di evitare che accadessero queste cose. La piega degli eventi si è drammaticamente inclinata da quando non esiste più AN.
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  6. #6
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    Predefinito Rif: Spari nel silenzio

    Maroni non la Padania. La Padania non è ancora diventato l'organo ufficiale del Ministero dell'Interno, mi sembra.
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  7. #7
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    Predefinito Rif: Spari nel silenzio

    Citazione Originariamente Scritto da apibroker Visualizza Messaggio
    A cercare di evitare che accadessero queste cose. La piega degli eventi si è drammaticamente inclinata da quando non esiste più AN.
    Piu' che destra su questa storia siamo tutti noi come italiani che facciamo , grazie a sto governo di mascalzoni e farabutti , una gran figura di merda.

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da apibroker Visualizza Messaggio
    Maroni non la Padania. La Padania non è ancora diventato l'organo ufficiale del Ministero dell'Interno, mi sembra.
    Maroni una vergogna come ministro del interno ,
    complice dei libici in questa vicenda assurda.

  9. #9
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    Predefinito Rif: Spari nel silenzio

    Proprio gentaglia.
    Votata dal popolo sovrano.
    Che problema.
    Riproviamoci.
    La Repubblica l'ho rispettata, ma non sono stato rispettato.
    Restauriamo la Monarchia.
    Voglio tornare a casa e se non ci fosse più una casa, beh la ricostruiremo.

 

 

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