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  1. #1
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    Predefinito Ue, conti pubblici. Berlino detta la linea dura. E per l’Italia sono guai

    Il ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schäuble difende il giro di vite e propone sanzioni severe per i trasgressori. Con un debito pari al 116% del Pil, l’Italia rischia di farsi sommergere da multe e penalizzazioni

    Ristrutturazione dei conti e severe sanzioni pronte ad abbattersi implacabilmente sui trasgressori. I dettagli delle proposte sul nuovo Patto di Stabilità europeo saranno resi noti soltanto mercoledì ma per le nazioni più indebitate del Continente, Italia in primis, l’allarme è già scattato, ed è un allarme che sembra presagire lacrime e sangue e in Finanziaria.

    In attesa di presentare in via ufficiale il proprio progetto il commissario Ue Barroso e il numero uno agli affari monetari dell’Unione Holli Rehn avrebbero già incassato un sostegno importantissimo: quello della Germania. A rivelarlo il Financial Times, citando una lettera inviata dal ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schäuble ai 26 colleghi europei. Una missiva, quella di Berlino, che conterrebbe proposte serissime pensate con un solo obiettivo: sistemare i conti dell’Unione prima che sia troppo tardi.

    Al centro della questione, ovviamente, c’è la drastica dieta dimagrante da imporre al disavanzo pubblico. I Paesi caratterizzati da un rapporto debito/Pil superiore al 60% dovranno infatti tagliare l’eccesso del proprio debito di almeno un ventesimo all’anno se vorranno evitare di incorrere nelle sanzioni di Bruxelles. Per una Paese come la Francia, che secondo le previsioni dovrebbe chiudere il 2010 con debito pari all’83% del prodotto nazionale si tratterebbe di tagliare 4 punti percentuali all’anno per i prossimi tre anni. Per l’Italia, che con il suo 116% detiene il peggior quoziente d’Europa, sarebbe necessario tagliarne ben otto. Per un totale di circa 130 miliardi. Proprio Italia e Francia, manco a dirlo, rappresentano oggi i leader indiscussi della linea “morbida” di chi si oppone al piano tedesco e, in particolare, al principio delle sanzioni automatiche pronte a scattare senza appello di fronte al mancato raggiungimento degli obiettivi.

    Il progetto tedesco, sostenuto anche da Olanda e Gran Bretagna, sembra rimarcare in modo inequivocabile ciò che per molti analisti è già una verità consolidata: in Europa non c’è più tempo da perdere. La crisi greca, i guai di Spagna, Irlanda e Portogallo, e il generale deterioramento dei conti pubblici prodotto dagli interventi di soccorso al sistema finanziario rischiano di scavare una voragine incolmabile nei bilanci degli Stati membri. Alla fine del 2009, il Fondo Monetario Internazionale aveva lanciato l’allarme sull’evoluzione del rapporto debito/Pil nelle economie più avanzate. Secondo le previsioni del Fmi, il valore del quoziente tedesco dovrebbe passare dal 78,7 all’89,3% entro il 2013, quello inglese dal 68,7 al 98,3, quello francese dall’83 al 96,3. Lo stato dei conti italiani, infine, sarebbe pronto ad andare fuori controllo facendo segnare ancora una volta un poco invidiabile primato: 128,5%. In assenza di drastiche manovre, insomma, la situazione sarebbe destinata ad esplodere.

    Le sanzioni

    In questo quadro, sembrano molto rigide anche le ‘punizioni’ per chi trasgredirà i limiti. Multe milionarie per chi non riuscirà a ridurre sufficientemente il proprio debito, tagli ai fondi per lo sviluppo e ai sussidi agricoli, sospensione del diritto di voto nel Consiglio dei ministri dell’Unione per quegli Stati membri incapaci di adeguarsi alle direttive. Le ipotesi lanciate da Schäuble identificano una linea strategica ancor più radicale del previsto. Già da qualche giorno, infatti, si era parlato apertamente di requisiti contabili più stringenti rispetto al passato ma le proposte tedesche sulle sanzioni rischiano ora di cogliere di sorpresa anche coloro che ultimamente si erano preparati al peggio.

    In attesa di sapere se la linea tedesca saprà prevalere, il contenuto generale del piano Barroso-Rehn ha già inflitto una chiara sconfitta alle velleità espresse nel recente passato dal governo italiano. In estate, Giulio Tremonti aveva espresso soddisfazione per la decisione dell’Ue di includere il debito netto dei privati nel suo indice di sostenibilità sovrana. Una scelta che penalizzava nazioni come la Gran Bretagna caratterizzate da più elevati livelli di indebitamento presso famiglie, banche e imprese. Il nuovo Patto di Stabilità, al contrario, rilancia prepotentemente il peso del rapporto tra debito pubblico e prodotto nazionale. Un vero e proprio tallone d’Achille per l’Italia che, nella classifica mondiale per valore del quoziente, è superata da appena cinque Paesi.

    Ue, conti pubblici. Berlino detta la linea dura. E per l

  2. #2
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    Predefinito Rif: Ue, conti pubblici. Berlino detta la linea dura. E per l’Italia sono guai

    Arriva la superstangata UE. Italia come la Grecia ?


    Come capita di sovente le notizie più importanti sono quelle che sfuggono al radar dei grandi media. E infatti questa notizia non la trovate sulla home page dei principali quotidiani nazionali (tranne quella del Giornale.it), ma solo su quelli economici come il Sole 24 Ore, ma con tono anodino, tranquillizzante. E invece è una bomba, che annuncia una superstangata europea per l’Italia, che rischia di dover adottare misure simili a quelle imposte alla Grecia.

    Infatti la Commissione europea ha adottato la proposta legislativa che riscrive il Patto di Stabilità. I dettagli tecnici e la versione soft li trovate in questo articolo del Sole 24 Ore ( Ok dall'Ue al nuovo Patto di stabilità. Stretta sul debito e più sanzioni per evitare "nuovi casi Grecia" - Il Sole 24 ORE ), ma le sue implicazioni sono spiegate molto bene in questo pezzo del Fattoquotidiano ( Ue, conti pubblici. Berlino detta la linea dura. E per l ).

    In sintesi.

    - I Paesi caratterizzati da un rapporto debito/Pil superiore al 60% dovranno infatti tagliare l’eccesso del proprio debito di almeno un ventesimo all’anno se vorranno evitare di incorrere nelle sanzioni di Bruxelles.

    Dunque l’Italia dovrà tagliare otto punti in tre anni, pari a 130 miliardi di euro

    - Chi non ottempera deve pagare una multa pari allo 0,2% e subire tagli ai fondi per lo sviluppo e ai sussidi agricoli, sospensione del diritto di voto nel Consiglio dei ministri dell’Unione per quegli Stati membri incapaci di adeguarsi alle direttive.

    A spingere in questa direzione è l’establishment europeo del misterioso presidente Von Rompuy, che il Financial Times considera molto influente (guarda caso), e della Germania che guida il drappello dei “duri e puri”.

    Non è ancora detto che il Patto di stabilità venga adottato in questa forma. L’Italia si oppone, la Francia anche. Ma la direzione è quella e d’altronde lo stesso Tremonti, nell’intervista che poche settimane fa ho citato su questo blog, ha lasciato intendere che la decisione ormai è presa. L’Italia potrà limare e attenuare, ma non potrà spingersi oltre.

    Da parte mia alcune considerazioni.

    - Che l’Italia debba ridurre il debito è fuor di dubbio, ma imporre una tabella di marcia di questo tipo mi sembra folle, perché significa uccidere qualunque speranza di crescita e, anzi, in epoca di deflazione come questa, provocare un arretramento dell’economia reale e uno suo depauperamento, questo sî strutturale. Crollo dei consumi, moria di piccoli commerci e piccole imprese, aumento della disoccupazione. Il rimedio è peggiore del male?

    - Che senso ha punire con multe stratosferiche un Paese che non ha risorse finanziarie per rispettare la tabella di marcia? E’ come chiedere soldi a un imprenditore sul lastrico. Non li ha e così accentui le sue difficoltà. Misura strampalata.

    - Dietro questo percorso vedo delinearsi due disegni.

    Quello dell’establishment europeo che si batte per il definitivo disgregamento degli Stati nazionali e un trasferimento di potere e sovranità a Bruxelles, ma senza consenso popolare diretto; dunque gestendo l’Europa secondo gli attuali nebulosissimi criteri, che attribuiscono all’Europarlamento poteri marginali.

    E quello della Germania la quale pretende che l’Europa si adegui ai propri standard, senza chiedersi se tutti i Paesi possano adottare le sue strutture economiche, finanziarie e sociali. Come ho già scritto, riconosco ai tedeschi molti meriti, ma il loro modello non è applicabile dappertutto e non può essere esportato in modo rigido, perché implica, alla lunga, l’eliminazione delle peculiarità di Paesi come l’Italia, che hanno un alto debito, ma anche virtù industriali proprie. Il rischio è di appiattire tutta l’Europa, rendendola nominalmente più stabile ma di fatto più povera, molto più povera, per compiacere la Germania. Ne vale la pena?

    Entrambi gli scenari mi sembrano molto inquietanti. Ma sui giornali nessuno (o quasi) ne parlerà in questi termini. Prevarrà la retorica, prevarranno il provincialismo e la pavidità delle nostre élite (anche giornalistiche)

    O no?

    Marcello Foa
    Fonte: Blog de ilGiornale.it
    Link: Il Blog di Marcello Foa
    29.09.2010

  3. #3
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    Predefinito Rif: Ue, conti pubblici. Berlino detta la linea dura. E per l’Italia sono guai

    C'è poco da stare tranquilli, lo sappiamo benissimo che una manovra da 130 miliardi non è attuabile...la manovra più dolorosa dell'Italia è stata quella famosa di Amato da 90 mila miliardi, che è poco più di un terzo di questa...sta cosa significherà Default o guerra sociale...non solo per l'Italia, ma temo anche per la Francia, già tra l'altro paralizzata dagli scioperi a causa delle politiche di austerità di Sarkò.
    Se diverrà realtà l'Europa è finita.
    Ultima modifica di Zefram_Cochrane; 29-09-10 alle 22:46
    Nè DAVANTI Nè DI DIETRO, MA DI LATO

  4. #4
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    Predefinito Rif: Ue, conti pubblici. Berlino detta la linea dura. E per l’Italia sono guai

    è in tre anni

  5. #5
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    Predefinito Rif: Ue, conti pubblici. Berlino detta la linea dura. E per l’Italia sono guai

    Citazione Originariamente Scritto da Feliks Visualizza Messaggio
    è in tre anni
    e che cambia se l'ammontare dei tagli è spalmato in 3 anni anzichè in uno?
    Nè DAVANTI Nè DI DIETRO, MA DI LATO

  6. #6
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    Predefinito Rif: Ue, conti pubblici. Berlino detta la linea dura. E per l’Italia sono guai

    Citazione Originariamente Scritto da Zefram_Cochrane Visualizza Messaggio
    e che cambia se l'ammontare dei tagli è spalmato in 3 anni anzichè in uno?
    che fa meno male.

    ci sono un sacco di rami secchi da tagliare in questo paese

  7. #7
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    Predefinito Rif: Ue, conti pubblici. Berlino detta la linea dura. E per l’Italia sono guai

    Citazione Originariamente Scritto da Zefram_Cochrane Visualizza Messaggio
    e che cambia se l'ammontare dei tagli è spalmato in 3 anni anzichè in uno?
    è più sostenibile tagliare 40 miliardi all'anno rispetto che una megamaximanovra da 130 miliardi, ci sono margini per recuperare rapporto con una crescita del PIL, per ottenere gettiti extra, per fare manovre di rilancio economico incrociate ... insomma, guadagni un (veramente minimo) spazio di manovra.

  8. #8
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    Predefinito Rif: Ue, conti pubblici. Berlino detta la linea dura. E per l’Italia sono guai

    Citazione Originariamente Scritto da Feliks Visualizza Messaggio
    che fa meno male.

    ci sono un sacco di rami secchi da tagliare in questo paese
    Eh quali vorrei sapere? Anche se tagli tutti i costi della politica e mandi tutti in pensione a 70 anni secondo me a 130 miliardi non ci arrivi
    Nè DAVANTI Nè DI DIETRO, MA DI LATO

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da Zefram_Cochrane Visualizza Messaggio
    Eh quali vorrei sapere? Anche se tagli tutti i costi della politica e mandi tutti in pensione a 70 anni secondo me a 130 miliardi non ci arrivi
    si possono ad esempio triplicare le tasse universitarie

    si può fare una decente riforma sanitaria

    si possono abolire le province e dimezzare il numero di comuni

    si può fare una decente riforma fiscale

    eccetera.




    chiaramente non ci riuscirà nessuno e finiremo fuori dall'europa, ma vabbé è quel che ci meritiamo

  10. #10
    Neutrino NO-TUNNEL
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    Predefinito Rif: Ue, conti pubblici. Berlino detta la linea dura. E per l’Italia sono guai

    Citazione Originariamente Scritto da Feliks Visualizza Messaggio
    si possono ad esempio triplicare le tasse universitarie

    si può fare una decente riforma sanitaria

    si possono abolire le province e dimezzare il numero di comuni

    si può fare una decente riforma fiscale

    eccetera.




    chiaramente non ci riuscirà nessuno e finiremo fuori dall'europa, ma vabbé è quel che ci meritiamo
    che significa decente riforma sanitaria?

    che significa riforma fiscale?
    Nè DAVANTI Nè DI DIETRO, MA DI LATO

 

 
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