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  1. #1
    Mé rèste ü bergamàsch
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    Predefinito A Strasburgo il ricorso contro l'Irlanda antiabortista

    Ancora sulla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo

    Dopo i crocefissi italiani, Strasburgo processa l'Irlanda antiabortista

    di Gianfranco Amato



    Dopo i crocefissi italiani Strasburgo processa l'Irlanda antiabortista | l'Occidentale

    Dopo i crocifissi in Italia ora tocca alla legge antiabortista irlandese. Lo scorso 9 dicembre, infatti, si è svolta a Strasburgo, davanti ai 17 giudici della Grande Camera della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, l’udienza relativa al ricorso promosso contro l’Irlanda a causa della legislazione pro-life vigente in quel Paese. Il caso è giunto avanti alla Corte a seguito della richiesta avanzata da tre donne irlandesi di veder riconoscere il “diritto” di aborto anche nell’Isola di smeraldo.

    L’interruzione volontaria della gravidanza è attualmente illegale in Irlanda, a meno che la vita della donna non sia in grave pericolo, e persino la Costituzione è stata modificata nel 1983 per includere un emendamento pro-life. Oggi, infatti, nella Carta Costituzionale irlandese si legge: «Lo Stato afferma il diritto alla vita del nascituro e, tenuto conto dell’eguale diritto alla vita della madre, garantisce nella propria legislazione il riconoscimento e, per quanto possibile, l’esercizio effettivo e la tutela di tale diritto, attraverso idonee disposizioni normative».

    Il governo irlandese non ha esitato a difendere a spada tratta la propria Costituzione e le norme che ne derivano in tema di aborto, davanti ai giudici di Strasburgo. L’Avvocato Generale dello Stato, Paul Gallagher, ha dichiarato, senza mezzi termini, che il ricorso rappresenta un «significant attack» al sistema sanitario irlandese. Gallagher si è rivolto alla Corte affermando che «il diritto alla vita del nascituro è basato su fondamentali valori morali profondamente radicati nel tessuto sociale irlandese». La sentenza della Corte Europea è attesa per l’anno prossimo.

    Ora, a prescindere dal merito dei singoli casi pendenti avanti la Corte di Strasburgo, la questione più generale che si pone è quella di capire se sia ammissibile che la cultura, la tradizione, i valori e persino le norme approvate in parlamento attraverso un processo democratico, possano essere messe in discussione da un organismo internazionale artificialmente creato e del tutto avulso dal contesto che è chiamato a giudicare. Il paradosso si ingigantisce se si considera che quella cultura, quelle tradizioni, quei valori e quelle leggi appartengono ad uno stato membro dell’Unione Europea e possono essere smantellate da un organismo che con l’Unione non ha nulla a che vedere (nota mia: basta avere il coraggio ritirarsi dalla Cedu e uscire dal Consiglio d'Europa invece di lamentarsi a posteriori della puttanate della Corte!).

    Sì, perché la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, nonostante l’altisonante aggettivo, non è un’istituzione dell’Unione Europea e non va confusa, come spesso accade, con la Corte di Giustizia Europea, che invece è, a tutti gli effetti, un’importante componente dell’architettura istituzionale comunitaria. Gli strenui difensori dei principi liberali e democratici si dovrebbero porre il problema se sia giusto consegnare la sovranità popolare di un Paese membro dell’Unione Europea a diciassette uomini dalle più disparate estrazioni, visto che fanno attualmente parte della Corte anche giudici provenienti dalla Turchia, dalla Macedonia, dall’Albania, dal Montenegro, dalla Moldavia, dalla Georgia e persino dall’Azerbaigian.

    Oggi quell’organismo internazionale – impropriamente chiamato Corte Europea – è in grado di giudicare cultura, tradizioni, valori e leggi di Paesi che non rappresentano proprio la Korea di Kim Yong, la Libia di Gheddafi, l’Iran di Ahmadinejad, o la Birmania della giunta militare golpista guidata dal generale Than Shweh. Si tratta dell’Irlanda e dell’Italia, due civili e democratici Paesi europei accumunati, guarda caso, dal “difetto” di essere entrambi due Paesi cattolici. Quando scoppiò il caso dei crocifissi, scoprimmo che il giudice della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo in rappresentanza dell’Italia è Vladimiro Zagrebelsky, talmente imparziale da aver meritato il premio di “Laico dell’anno 2008”, conferitogli dalla Consulta Torinese per la Laicità delle Istituzioni, aderente alla EHF – FHE European Humanist Federation. C’è forse qualcuno disposto a scommettere su come Zagrebelsky si pronuncerà in merito alla questione irlandese?

    14 Dicembre 2009
    Dato che questa è una Magnum 44, cioè la pistola più precisa del mondo, che con un colpo ti spappolerebbe il cranio, devi decidere se è il caso. Dì, ne vale la pena? ("Dirty" Harry Callahan)

  2. #2
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    Predefinito Rif: A Strasburgo il ricorso contro l'Irlanda antiabortista

    Non ho parole, é ora di distruggere questa schifosa e massonica UE!
    Ultima modifica di Gilbert; 15-12-09 alle 19:15

  3. #3
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    Predefinito Rif: A Strasburgo il ricorso contro l'Irlanda antiabortista

    Una eventuale sentenza contro l'Irlanda e la legislazione anti-abortista di quel paese rappresenterebbe un inaccettabile attacco alla sovranità irlandese e prima di ogni altra cosa una censura al diritto naturale, alla vita e alla dignità dei nascituri. Una riprova dell'ispirazione radicale, progressista e massonica di una Europa che taglia le proprie radici senza rendersi conto del gravissimo danno arrecato all'identità fondata sull'ispirazione cristiana.

    Preghiamo affinchè la sentenza non provochi la cancellazione di una legislazione a tutela della vita sin dal concepimento, in pieno rispetto dell'identità e delle tradizioni irlandesi.

  4. #4
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    Predefinito Rif: A Strasburgo il ricorso contro l'Irlanda antiabortista

    sapevamo di questo processo anche perche e incluso nel trattato di lisbona. il fatto che abbiamo gia fatto un referendum per l'aborto e il no ha vinto nn interessa a europa. Intanto siamo sono irlandese ncav:
    vuoi una Italia migliore? una Italia dove la violenza fisica o verbale non ha posto? Allora iscriviti al PdL di PIR!

  5. #5
    Mé rèste ü bergamàsch
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    Predefinito Rif: A Strasburgo il ricorso contro l'Irlanda antiabortista

    Europa: sì al diritto alla vita del bambino non nato, l'aborto non è un diritto

    L’aborto non può essere un diritto riconosciuto in base alla Convenzione europea dei diritti dell’uomo: è questo in sostanza un importante principio ribadito dalla Corte di Strasburgo con la pubblicazione ieri della sentenza su tre casi di donne residenti in Irlanda. La Corte però accoglie in parte l’istanza di una sola delle tre lamentando la poca chiarezza legislativa di Dublino.

    RADIO VATICANA: Europa: sì al diritto alla vita del bambino non nato, l'aborto non è un diritto

    La Corte di Strasburgo ribadisce il diritto alla vita come non era stato fatto prima e chiarisce che l’aborto può essere solo un’eccezione a questo diritto e non un diritto di per sé.
    Questo è il punto centrale. I casi in esame alla Corte Europea dei diritti dell’uomo, che fa capo al Consiglio d’Europa, erano tre, presentati contestualmente nel luglio 2005: tre donne, di cui due irlandesi e una lituana ma residente in Irlanda. Hanno fatto ricorso alla Corte lamentando violazioni di diritti umani in termini di disagi, spese eccessive, umiliazioni per il fatto di essere dovute andare all’estero per abortire, visto il divieto di farlo in Irlanda. In sostanza nei primi due casi la Corte ha rigettato la rivendicazione di un presunto diritto ad abortire nel proprio Paese. Anche se ci sono stati 11 voti contro e sei pro. Il terzo caso riguardava una donna malata di cancro che si era sottoposta a cure chemioterapiche controindicate in caso di gravidanza senza sapere di essere incinta e che rischiava, proseguendo la gravidanza, una recidiva del male, oltre a danni sul bimbo. In questo caso, all’unanimità, la Corte ha chiesto a Dublino di risarcire la donna di 15.000 euro ritenendo che non c’è opportuna chiarezza nella legislazione irlandese per il caso di donne che rischiano con una gravidanza la vita. Dunque, sostanzialmente i giudici di Strasburgo chiedono a Dublino di indicare inequivocabilmente (al momento ci sono la Costituzione e alcuni emendamenti diversamente interpretabili) quando una donna, la cui vita è seriamente messa in pericolo dalla gravidanza, possa interromperla legalmente. Resta da dire che la Corte ha deliberato su questi casi il 9 dicembre 2009 e che ieri ha pubblicato la sentenza, come di consuetudine contestualmente con le motivazioni. Inoltre, è interessante notare che per questi casi è stato deciso subito il ricorso diretto alla Camera Alta (17 giudici), ultima istanza, senza passare per la prima Camera. Ma per una valutazione approfondita di tutto il pronunciamento, abbiamo parlato con Grégor Puppinck, direttore generale del Centro Europeo per la giustizia e i diritti dell’uomo che ha sede a Strasburgo e che è tra le istituzioni o associazioni che in quanto ‘parti terze’ hanno presentato osservazioni su questi casi ai giudici:

    R. – It is very important because clearly …

    Sì, è molto importante perché ha dato una risposta chiara. Molte persone, diverse lobbies, molti politici hanno tentato di fare pressione sulla Corte affinché creasse un diritto all’aborto, perché la maggior parte dei Paesi europei hanno legalizzato l’aborto. E questi gruppi sostenevano che, dato che quasi tutti i Paesi europei hanno legalizzato l’aborto, lo sparuto numero di Paesi tra cui Irlanda, Malta e Polonia che ancora lo vietano, dovrebbero essere costretti a legalizzarlo. Il concetto era quello di creare un “consenso”. Questi Paesi sostengono che in Europa c’è grande consenso nei riguardi dell’aborto in Europa, dunque tutti avrebbero il dovere di riconoscerlo al fine di avere una legislazione uguale. Da parte sua, la Corte ha detto chiaramente “no”. E dunque il fatto che in Europa ci sia largo consenso nei riguardi dell’aborto non avrà alcuna conseguenza sulla libertà dell’Irlanda, sulla sua sovranità nel proibire l’aborto. Un altro elemento positivo è che per la prima volta la Corte, la Camera alta della Corte, ha riconosciuto il concetto di “diritto alla vita” del bambino non nato. La Corte ha quindi ammesso che esiste un diritto alla vita del bambino non nato, mentre finora la Corte aveva sempre rifiutato di riconoscere tale diritto autonomamente. Prima, la Corte sosteneva che spettava agli Stati nazionali riconoscere o meno, garantire o meno, protezione della vita e tutela della vita del bambino non nato. Oggi la Corte ha ammesso che esiste un diritto alla vita del bambino non nato.

    D. – Perché la Corte ha riconosciuto una violazione di diritto nel terzo caso, il caso della donna lituana residente in Irlanda?

    R. – For the Court, this right to life of the unborn, which is autonomous, which is …

    Per la Corte, il diritto alla vita del bambino non nato – un diritto autonomo e legittimo – non è però assoluto.
    La Corte ha affermato che in alcuni casi può essere legittimo limitare e bilanciare il diritto della vita del bambino non nato rispetto ad interessi in conflitto, come la vita o la salute della madre. Per la Corte, a volte è possibile o anche doveroso limitare tale diritto rispetto agli interessi o ai diritti di altre persone. C’è poi una seconda parte della sentenza, con la quale peraltro io sono in forte disaccordo, ed è quella per cui la Corte, nei riguardi specificatamente dell’Irlanda e non più del principio generale, ha affermato che l’Irlanda avrebbe dovuto trovare la strada, per questa terza richiedente, per sapere se la persona avesse i requisiti per essere autorizzata ad un aborto legale in Irlanda. Il governo irlandese, quindi, è stato accusato dalla Corte non per avere proibito l’aborto, ma perché la Corte ha considerato che l’Irlanda avrebbe dovuto informare la richiedente in merito ai requisiti richiesti per poter procedere ad un aborto legale. Infatti, la Corte di Strasburgo ha stabilito, basandosi su un’interpretazione di un articolo della Costituzione, che in Irlanda esiste un diritto all’aborto quando la vita della madre è in pericolo. Il punto è che questo in realtà non è molto chiaro e non c’è accordo sull’interpretazione della Costituzione irlandese. Insomma, per essere chiari: da un lato, la Corte ha affermato principi generali molto buoni che riguardano tutti gli Stati membri, e questo è molto positivo: no al diritto all’aborto e sì al diritto alla vita del bambino non nato. Dall’altro lato, la Corte ha interpretato – secondo me in maniera errata - la Costituzione irlandese in modo tale che l’Irlanda potrebbe essere invogliata a legalizzare l’aborto in termini più ampi, quando la vita della madre fosse a rischio.
    Dato che questa è una Magnum 44, cioè la pistola più precisa del mondo, che con un colpo ti spappolerebbe il cranio, devi decidere se è il caso. Dì, ne vale la pena? ("Dirty" Harry Callahan)

 

 

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