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Discussione: Gli immigrati non sono il 12% e non delinquono più dei nativi

  1. #1
    catcher in the rye
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    Predefinito Gli immigrati non sono il 12% e non delinquono più dei nativi

    Partiamo da uno studio vecchio ma molto significativo:

    1. Quattro proposizioni su criminalità e immigrazione

    Quella del rapporto fra immigrazione e criminalità è una questione delicata e difficile. Non solo nei quotidiani, ma anche nelle riviste scientifiche, i dibattiti che avvengono su questo tema risentono più delle posizioni politiche dei partecipanti che delle analisi dei dati di fatto. Prendiamo, per esempio, quattro proposizioni.
    La prima dice: "l'immigrazione provoca sempre l'aumento del numero di reati nel paese di arrivo".
    La seconda dice: "oggi, gli immigrati extracomunitari nel nostro paese commettono alcuni reati (furti, spaccio e traffico di stupefacenti, rapine, omicidi) più spesso degli italiani".
    La terza è: "il forte aumento della criminalità (furti, spaccio e traffico di stupefacenti, rapine ed omicidi), che vi è stato in Italia nell'ultimo decennio è stato provocato dagli immigrati".
    La quarta proposizione è: "in tutti i paesi occidentali, gli immigrati hanno sempre commesso alcuni reati più spesso degli autoctoni".

    Se chiediamo ad un campione rappresentativo di italiani di dire, per ciascuna proposizione, se è vera o falsa, ci accorgeremo che essi tendono a considerarle tutte vere o tutte false e che il loro giudizio varierà a secondo del livello di istruzione e dell'orientamento politico. Ma se consideriamo questo un tema di ricerca, raccogliamo dati sulla situazione italiana dell'ultimo decennio, esaminiamo la letteratura scientifica prodotta negli Stati Uniti ed in molti paesi d'Europa, vediamo invece che le prime due proposizioni sono vere e le altre due false.

    2. Immigrazione e aumento della criminalità in Italia

    Per la verità, per dire se la prima proposizione è vera non è necessario raccogliere dati o fare ricerche bibliografiche. Basta un po' di buon senso. In ogni popolazione umana vi sono sempre un certo numero di persone che, magari solo per una breve fase della loro vita, commettono reati. Dunque, se centomila, cinquecentomila o un milione di persone immigrano in un paese possiamo stare certi che in questo paese aumenterà il numero dei reati (anche se gli immigrati ne commettono meno degli autoctoni), così come aumenterà il numero delle nascite, delle morti e dei matrimoni o la domanda di abitazioni, di auto, di scarpe o di pomodori.

    Abbiamo invece bisogno di raccogliere e di analizzare informazioni di carattere statistico per dire se la terza proposizione è vera o meno. Ma ci bastano i dati sull'andamento della criminalità comune. Guardandoli ci accorgiamo che contrariamente a quanto si pensa, il tasso di furti, di rapine e di omicidi è oggi più basso che nel 1991. Dal 1991 al 1998 il tasso degli omicidi è continuamente e sensibilmente diminuito. Quello dei furti e delle rapine ha subito una rilevante flessione dal 1991 al 1995 ed è risalito nei tre anni successivi, ma resta oggi inferiore a quello del 1991.
    ...
    Questa sintetica ricostruzione dell'andamento di alcuni reati basta a mostrare che la terza proposizione è falsa, per il buon motivo che nell'ultimo decennio non vi è stato in Italia un aumento della criminalità.

    3. Gli immigrati delinquono più degli italiani?

    Molto più complesso è invece sottoporre a verifica la seconda proposizione. Per farlo dobbiamo lavorare su dati. Ma su quali? Normalmente, coloro che sostengono che gli immigrati provocano un aumento delle forme di devianza citano tre "prove" che considerano "inconfutabili": gli immigrati monopolizzano lo spaccio della droga; immigrate sono le donne che si prostituiscono nelle strade e nei viali; di immigrati sono stracolme le nostre carceri. Si tratta di argomenti sicuramente efficaci, perché fanno riferimento a realtà (lo spaccio e la prostituzione) che una parte degli italiani che vivono nei centri urbani ha avuto modo di osservare direttamente. E tuttavia essi forniscono un quadro parziale e distorto di quanto sta avvenendo nel nostro paese.

    Che la presenza degli stranieri negli istituti di pena sia fortemente aumentata è indubbio. Dal 1991 al 1996, il loro peso è passato dal 16 al 28%. Ma vi sono molti buoni motivi per considerare questo come il meno affidabile degli indicatori dei reati commessi nel nostro paese da cittadini non italiani. In primo luogo, è noto che si entra e si resta in carcere per ragioni del tutto diverse: per custodia cautelare, in attesa di giudizio, e in esecuzione di pena, dopo la condanna definitiva. Ma, a parità di reato commesso, la custodia cautelare è imposta più spesso agli stranieri che agli autoctoni. In secondo luogo, a parità di pena, gli stranieri godono meno degli italiani delle misure alternative e di pene sostitutive alla detenzione. In terzo luogo, i reati commessi di solito dagli stranieri sono proprio quelli che più spesso portano in carcere.
    Gli indicatori più affidabili sono dati dalla quota degli stranieri sul totale dei condannati o sul totale dei denunciati per i vari reati. Per evitare fraintendimenti è bene tuttavia che il lettore tenga presente che questa quota comprende sia gli stranieri muniti di permesso di soggiorno che quelli che ne sono privi.
    ...
    Il confronto con gli italiani mostra che, se gli immigrati regolari commettono oggi più spesso reati degli autoctoni (almeno in certe classi di età) gli irregolari superano di molte volte, per tassi di criminalità, sia i primi che i secondi.

    4. Confronti internazionali
    In tutta Europa, inoltre, il tasso di criminalità degli immigrati varia molto a seconda del paese di origine. Queste variazioni sono riconducibili in parte ai maggiori svantaggi economici e sociali di cui alcuni gruppi nazionali soffrono, in parte a differenze esistenti nelle reti illegali. Ma in parte dipendono da fattori non ancora noti.

    Il rapporto fra immigrazione e criminalità in Italia di Marzio Barbagli

    Ma vediamo qualcosa di più recente

    Più immigrazione vuol dire più reati? I numeri raccontano tutta un’altra storia
    Nelle carceri italiane un terzo dei detenuti è straniero. Ma il numero di sbarchi non ha ingrossato le file, anzi: il tasso di detenzione negli ultimi anni si è abbassato. Se molti sono ancora convinti della relazione tra immigrazione e criminalità la colpa è solo della disinformazione

    Che rapporto c’è tra immigrazione e reati? La teoria, ben nota, e di destra, è che ci sia una stretta correlazione tra i due fattori: più sbarchi uguale più migranti e, di conseguenza, più reati. L’equazione a livello elettorale funziona benissimo, a beneficio della Lega di Salvini. Ma la verità è che questa relazione è una bufala. Almeno secondo i dati diffusi dai ministeri dell’Interno e della Giustizia, che periodicamente riportano i numeri degli arrivi sulle coste italiane e delle presenze in carcere suddivise per nazionalità.

    Secondo il ministero degli Interni negli ultimi anni il maggior numero di persone arrivate dal mare è tunisino: tra gennaio 2018 e febbraio 2019 ci sono stati 5.275 sbarchi, mentre il numero di persone di nazionalità tunisina in carcere è sceso di 70 unità. Già questo basterebbe a dimostrare, anche se in modo basico, che il rapporto automatico tra arrivi e criminalità è fasullo. Il Viminale rileva che il secondo paese come numero di sbarcati è il Bangladesh, che però conta in carcere “solo” 77 “rappresentati”. A seguire Algeria (482 detenuti), Iraq (54 persone in carcere), Somalia (73 persone), Iran (18 persone), Senegal (511), Guinea (107 in totale), Eritrea (40 detenuti) ed Egitto (586). In molti casi il numero si è ridotto nel giro di un anno di diverse decine. Insomma, le principali popolazioni arrivate dal mare negli ultimi anni “occupano” le carceri per una percentuale bassissima: sono circa 4mila.

    Nel 2003 il numero di migranti in Italia era molto più basso (poco meno di un milione e mezzo di persone), mentre i detenuti stranieri erano 17mila. L’arrivo di altre 4 milioni di persone non ha prodotto, come ci viene raccontato, un aumento del tasso di detenzione, che si è anzi ridotto di un terzo, scendendo dall’1,16% allo 0,40%

    E allora perché molti pensano che più stranieri significhi più criminali? La colpa, in buona parte, è delle “strategie di disinformazione”, di cui l’Agcom ha parlato in un recente rapporto. Il volume delle notizie false, stando allo studio, ha raggiunto il livello massimo in corrispondenza delle elezioni del 4 marzo e nel periodo successivo in cui erano in corso le trattative per la formazione del nuovo governo. «Le strategie di disinformazione – si legge nel rapporto – si fondano per lo più su tematiche divisive e con un forte impatto emotivo». E dai dati emerge come immigrazione e terrorismo abbiano segnato la maggiore presenza di disinformazione sul totale dei contenuti online.

    Ma i numeri ufficiali sulla sicurezza in Italia, forniti sempre dal Viminale, sono chiari: mentre da un lato si registra un calo generale di delitti - compresi omicidi, furti e rapine - dall’altro il numero di stranieri in Italia è cresciuto, dai 3 milioni del 2007 a circa 5 milioni e mezzo. Se l’emergenza criminalità è molto meno allarmante di quanto possa sembrare, quella straniera lo è ancora di meno. L’equazione stranieri uguale criminali non ha fondamento.

    https://www.linkiesta.it/it/article/...ranieri/41467/

    La grande bufala degli stranieri che commettono più reati degli italiani


    se gli stranieri sono più delinquenti di noi, se con l’immigrazione importiamo criminalità, chiudere i porti è uno strumento difensivo, a tutela della nostra sicurezza. No? No.

    Primo: perché gli stranieri non fanno aumentare la criminalità. Intendiamoci, magari nemmeno la fanno diminuire. Semplicemente, sono due variabili indipendenti l’una dall’altra. Per dire, dal 2011 a oggi il numero degli stranieri residenti è aumentato del 16% e il numero di reati complessivi denunciati è diminuito di circa il 10%. Allo stesso modo, i reati hanno continuato a diminuire anche quando gli sbarchi dei richiedenti asilo si sono drasticamente ridotti, come nel corso degli ultimi due anni. Non solo: tra il 2003 e oggi l’arrivo di quattro milioni di migranti non ha prodotto, come ci viene raccontato, un aumento del tasso di detenzione, che si è anzi ridotto di un terzo, scendendo dall’1,16% allo 0,40%

    Due: perché gli immigrati regolari commettono, in percentuale, lo stesso numero di reati degli italiani.  Sul totale dei cittadini extracomunitari denunciati per i vari delitti, quelli senza permesso di soggiorno sono quasi il 70% per le lesioni volontarie, il 75% per gli omicidi, l'85% per i furti e le rapine. In altre parole, non è l’etnia, né la provenienza, né il background culturale che definisce il problema. Al contrario, è la clandestinità, l’impossibilità di poter avere un lavoro, una casa, un sostegno al reddito in quanto irregolari. Clandestinità, peraltro, che per effetto della legge Bossi-Fini è di per se, un reato. Banalizzando, potremmo dire che chiunque sia clandestino delinque per il solo fatto di esserlo.

    Tre: perché il più grande fattore di recidività di un reato è il carcere. I dati raccontano infatti che il tasso di recidiva sia del 68,4% tra coloro che hanno scontato una pena in carcere e solo del 19% tra coloro che hanno scontato una pena in misura alternativa. Semmai il problema è che gli stranieri, soprattutto per le pene di breve entità, quelle fino ai cinque anni di reclusione, finiscono in carcere molto più degli italiani. Il rapporto si inverte, per le pene dai cinque anni in su, laddove il numero di italiani carcerati supera quello degli stranieri.

    Ricapitolando, quindi, caro capo della polizia Franco Gabrielli. L’aumento degli stranieri in Italia non c’entra nulla con l’aumento della criminalità, anche perché più aumentano gli stranieri, più la criminalità diminuisce, semmai. La clandestinità e l’impossibilità di comminare agli stranieri misure alternative al carcere, invece, c’entrano un po’ di più. E allora forse bisognerebbe abolire il reato di immigrazione clandestina o aumentare le pene alternative al carcere aiuterebbe a risolvere il problema. Magari a dirla così, oggi avremmo qualche razzista in meno convinto che chiudendo le frontiere saremmo tutti più sicuri. E magari pure qualche decreto che nel nome della sicurezza discrimina gli stranieri.

    https://www.fanpage.it/politica/la-g...egli-italiani/
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  2. #2
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    Predefinito Re: Gli immigrati non sono il 12% e non delinquono più dei nativi

    O, figa... E' tornata quella che ha il sogno e la fantasia, di essere violentata. Prima che mi banniate inutilmente, preciso. E' il personaggio che ha la suddetta come nick. Ergo...
    anticomunista and bimbogigi like this.
    Il 29/06/2019 a Lampedusa, è morto lo stato di diritto. Lo ha dimostrato una trafficante di esseri umani, tedesca.

  3. #3
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    Predefinito Re: Gli immigrati non sono il 12% e non delinquono più dei nativi

    I migranti non sono il 12 per cento ma l 11,99 oddio che fortuna siamo salvi! Quelli che si vedono a spacciare in tutta italia sono bianchi travestiti da neri

  4. #4
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    Predefinito Re: Gli immigrati non sono il 12% e non delinquono più dei nativi

    Citazione Originariamente Scritto da Druuna Visualizza Messaggio
    Partiamo da uno studio vecchio ma molto significativo:

    1. Quattro proposizioni su criminalità e immigrazione

    Quella del rapporto fra immigrazione e criminalità è una questione delicata e difficile. Non solo nei quotidiani, ma anche nelle riviste scientifiche, i dibattiti che avvengono su questo tema risentono più delle posizioni politiche dei partecipanti che delle analisi dei dati di fatto. Prendiamo, per esempio, quattro proposizioni.
    La prima dice: "l'immigrazione provoca sempre l'aumento del numero di reati nel paese di arrivo".
    La seconda dice: "oggi, gli immigrati extracomunitari nel nostro paese commettono alcuni reati (furti, spaccio e traffico di stupefacenti, rapine, omicidi) più spesso degli italiani".
    La terza è: "il forte aumento della criminalità (furti, spaccio e traffico di stupefacenti, rapine ed omicidi), che vi è stato in Italia nell'ultimo decennio è stato provocato dagli immigrati".
    La quarta proposizione è: "in tutti i paesi occidentali, gli immigrati hanno sempre commesso alcuni reati più spesso degli autoctoni".

    Se chiediamo ad un campione rappresentativo di italiani di dire, per ciascuna proposizione, se è vera o falsa, ci accorgeremo che essi tendono a considerarle tutte vere o tutte false e che il loro giudizio varierà a secondo del livello di istruzione e dell'orientamento politico. Ma se consideriamo questo un tema di ricerca, raccogliamo dati sulla situazione italiana dell'ultimo decennio, esaminiamo la letteratura scientifica prodotta negli Stati Uniti ed in molti paesi d'Europa, vediamo invece che le prime due proposizioni sono vere e le altre due false.

    2. Immigrazione e aumento della criminalità in Italia

    Per la verità, per dire se la prima proposizione è vera non è necessario raccogliere dati o fare ricerche bibliografiche. Basta un po' di buon senso. In ogni popolazione umana vi sono sempre un certo numero di persone che, magari solo per una breve fase della loro vita, commettono reati. Dunque, se centomila, cinquecentomila o un milione di persone immigrano in un paese possiamo stare certi che in questo paese aumenterà il numero dei reati (anche se gli immigrati ne commettono meno degli autoctoni), così come aumenterà il numero delle nascite, delle morti e dei matrimoni o la domanda di abitazioni, di auto, di scarpe o di pomodori.

    Abbiamo invece bisogno di raccogliere e di analizzare informazioni di carattere statistico per dire se la terza proposizione è vera o meno. Ma ci bastano i dati sull'andamento della criminalità comune. Guardandoli ci accorgiamo che contrariamente a quanto si pensa, il tasso di furti, di rapine e di omicidi è oggi più basso che nel 1991. Dal 1991 al 1998 il tasso degli omicidi è continuamente e sensibilmente diminuito. Quello dei furti e delle rapine ha subito una rilevante flessione dal 1991 al 1995 ed è risalito nei tre anni successivi, ma resta oggi inferiore a quello del 1991.
    ...
    Questa sintetica ricostruzione dell'andamento di alcuni reati basta a mostrare che la terza proposizione è falsa, per il buon motivo che nell'ultimo decennio non vi è stato in Italia un aumento della criminalità.

    3. Gli immigrati delinquono più degli italiani?

    Molto più complesso è invece sottoporre a verifica la seconda proposizione. Per farlo dobbiamo lavorare su dati. Ma su quali? Normalmente, coloro che sostengono che gli immigrati provocano un aumento delle forme di devianza citano tre "prove" che considerano "inconfutabili": gli immigrati monopolizzano lo spaccio della droga; immigrate sono le donne che si prostituiscono nelle strade e nei viali; di immigrati sono stracolme le nostre carceri. Si tratta di argomenti sicuramente efficaci, perché fanno riferimento a realtà (lo spaccio e la prostituzione) che una parte degli italiani che vivono nei centri urbani ha avuto modo di osservare direttamente. E tuttavia essi forniscono un quadro parziale e distorto di quanto sta avvenendo nel nostro paese.

    Che la presenza degli stranieri negli istituti di pena sia fortemente aumentata è indubbio. Dal 1991 al 1996, il loro peso è passato dal 16 al 28%. Ma vi sono molti buoni motivi per considerare questo come il meno affidabile degli indicatori dei reati commessi nel nostro paese da cittadini non italiani. In primo luogo, è noto che si entra e si resta in carcere per ragioni del tutto diverse: per custodia cautelare, in attesa di giudizio, e in esecuzione di pena, dopo la condanna definitiva. Ma, a parità di reato commesso, la custodia cautelare è imposta più spesso agli stranieri che agli autoctoni. In secondo luogo, a parità di pena, gli stranieri godono meno degli italiani delle misure alternative e di pene sostitutive alla detenzione. In terzo luogo, i reati commessi di solito dagli stranieri sono proprio quelli che più spesso portano in carcere.
    Gli indicatori più affidabili sono dati dalla quota degli stranieri sul totale dei condannati o sul totale dei denunciati per i vari reati. Per evitare fraintendimenti è bene tuttavia che il lettore tenga presente che questa quota comprende sia gli stranieri muniti di permesso di soggiorno che quelli che ne sono privi.
    ...
    Il confronto con gli italiani mostra che, se gli immigrati regolari commettono oggi più spesso reati degli autoctoni (almeno in certe classi di età) gli irregolari superano di molte volte, per tassi di criminalità, sia i primi che i secondi.

    4. Confronti internazionali
    In tutta Europa, inoltre, il tasso di criminalità degli immigrati varia molto a seconda del paese di origine. Queste variazioni sono riconducibili in parte ai maggiori svantaggi economici e sociali di cui alcuni gruppi nazionali soffrono, in parte a differenze esistenti nelle reti illegali. Ma in parte dipendono da fattori non ancora noti.

    Il rapporto fra immigrazione e criminalità in Italia di Marzio Barbagli

    Ma vediamo qualcosa di più recente

    Più immigrazione vuol dire più reati? I numeri raccontano tutta un’altra storia
    Nelle carceri italiane un terzo dei detenuti è straniero. Ma il numero di sbarchi non ha ingrossato le file, anzi: il tasso di detenzione negli ultimi anni si è abbassato. Se molti sono ancora convinti della relazione tra immigrazione e criminalità la colpa è solo della disinformazione

    Che rapporto c’è tra immigrazione e reati? La teoria, ben nota, e di destra, è che ci sia una stretta correlazione tra i due fattori: più sbarchi uguale più migranti e, di conseguenza, più reati. L’equazione a livello elettorale funziona benissimo, a beneficio della Lega di Salvini. Ma la verità è che questa relazione è una bufala. Almeno secondo i dati diffusi dai ministeri dell’Interno e della Giustizia, che periodicamente riportano i numeri degli arrivi sulle coste italiane e delle presenze in carcere suddivise per nazionalità.

    Secondo il ministero degli Interni negli ultimi anni il maggior numero di persone arrivate dal mare è tunisino: tra gennaio 2018 e febbraio 2019 ci sono stati 5.275 sbarchi, mentre il numero di persone di nazionalità tunisina in carcere è sceso di 70 unità. Già questo basterebbe a dimostrare, anche se in modo basico, che il rapporto automatico tra arrivi e criminalità è fasullo. Il Viminale rileva che il secondo paese come numero di sbarcati è il Bangladesh, che però conta in carcere “solo” 77 “rappresentati”. A seguire Algeria (482 detenuti), Iraq (54 persone in carcere), Somalia (73 persone), Iran (18 persone), Senegal (511), Guinea (107 in totale), Eritrea (40 detenuti) ed Egitto (586). In molti casi il numero si è ridotto nel giro di un anno di diverse decine. Insomma, le principali popolazioni arrivate dal mare negli ultimi anni “occupano” le carceri per una percentuale bassissima: sono circa 4mila.

    Nel 2003 il numero di migranti in Italia era molto più basso (poco meno di un milione e mezzo di persone), mentre i detenuti stranieri erano 17mila. L’arrivo di altre 4 milioni di persone non ha prodotto, come ci viene raccontato, un aumento del tasso di detenzione, che si è anzi ridotto di un terzo, scendendo dall’1,16% allo 0,40%

    E allora perché molti pensano che più stranieri significhi più criminali? La colpa, in buona parte, è delle “strategie di disinformazione”, di cui l’Agcom ha parlato in un recente rapporto. Il volume delle notizie false, stando allo studio, ha raggiunto il livello massimo in corrispondenza delle elezioni del 4 marzo e nel periodo successivo in cui erano in corso le trattative per la formazione del nuovo governo. «Le strategie di disinformazione – si legge nel rapporto – si fondano per lo più su tematiche divisive e con un forte impatto emotivo». E dai dati emerge come immigrazione e terrorismo abbiano segnato la maggiore presenza di disinformazione sul totale dei contenuti online.

    Ma i numeri ufficiali sulla sicurezza in Italia, forniti sempre dal Viminale, sono chiari: mentre da un lato si registra un calo generale di delitti - compresi omicidi, furti e rapine - dall’altro il numero di stranieri in Italia è cresciuto, dai 3 milioni del 2007 a circa 5 milioni e mezzo. Se l’emergenza criminalità è molto meno allarmante di quanto possa sembrare, quella straniera lo è ancora di meno. L’equazione stranieri uguale criminali non ha fondamento.

    https://www.linkiesta.it/it/article/...ranieri/41467/

    La grande bufala degli stranieri che commettono più reati degli italiani


    se gli stranieri sono più delinquenti di noi, se con l’immigrazione importiamo criminalità, chiudere i porti è uno strumento difensivo, a tutela della nostra sicurezza. No? No.

    Primo: perché gli stranieri non fanno aumentare la criminalità. Intendiamoci, magari nemmeno la fanno diminuire. Semplicemente, sono due variabili indipendenti l’una dall’altra. Per dire, dal 2011 a oggi il numero degli stranieri residenti è aumentato del 16% e il numero di reati complessivi denunciati è diminuito di circa il 10%. Allo stesso modo, i reati hanno continuato a diminuire anche quando gli sbarchi dei richiedenti asilo si sono drasticamente ridotti, come nel corso degli ultimi due anni. Non solo: tra il 2003 e oggi l’arrivo di quattro milioni di migranti non ha prodotto, come ci viene raccontato, un aumento del tasso di detenzione, che si è anzi ridotto di un terzo, scendendo dall’1,16% allo 0,40%

    Due: perché gli immigrati regolari commettono, in percentuale, lo stesso numero di reati degli italiani.  Sul totale dei cittadini extracomunitari denunciati per i vari delitti, quelli senza permesso di soggiorno sono quasi il 70% per le lesioni volontarie, il 75% per gli omicidi, l'85% per i furti e le rapine. In altre parole, non è l’etnia, né la provenienza, né il background culturale che definisce il problema. Al contrario, è la clandestinità, l’impossibilità di poter avere un lavoro, una casa, un sostegno al reddito in quanto irregolari. Clandestinità, peraltro, che per effetto della legge Bossi-Fini è di per se, un reato. Banalizzando, potremmo dire che chiunque sia clandestino delinque per il solo fatto di esserlo.

    Tre: perché il più grande fattore di recidività di un reato è il carcere. I dati raccontano infatti che il tasso di recidiva sia del 68,4% tra coloro che hanno scontato una pena in carcere e solo del 19% tra coloro che hanno scontato una pena in misura alternativa. Semmai il problema è che gli stranieri, soprattutto per le pene di breve entità, quelle fino ai cinque anni di reclusione, finiscono in carcere molto più degli italiani. Il rapporto si inverte, per le pene dai cinque anni in su, laddove il numero di italiani carcerati supera quello degli stranieri.

    Ricapitolando, quindi, caro capo della polizia Franco Gabrielli. L’aumento degli stranieri in Italia non c’entra nulla con l’aumento della criminalità, anche perché più aumentano gli stranieri, più la criminalità diminuisce, semmai. La clandestinità e l’impossibilità di comminare agli stranieri misure alternative al carcere, invece, c’entrano un po’ di più. E allora forse bisognerebbe abolire il reato di immigrazione clandestina o aumentare le pene alternative al carcere aiuterebbe a risolvere il problema. Magari a dirla così, oggi avremmo qualche razzista in meno convinto che chiudendo le frontiere saremmo tutti più sicuri. E magari pure qualche decreto che nel nome della sicurezza discrimina gli stranieri.

    https://www.fanpage.it/politica/la-g...egli-italiani/
    Ma anche le donne italiche commettono crimini? O forse loro sono degli spiriti evanescenti?

  5. #5
    catcher in the rye
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    Predefinito Re: Gli immigrati non sono il 12% e non delinquono più dei nativi

    Citazione Originariamente Scritto da FrancoAntonio Visualizza Messaggio
    I migranti non sono il 12 per cento ma l 11,99 oddio che fortuna siamo salvi! Quelli che si vedono a spacciare in tutta italia sono bianchi travestiti da neri
    e quelli che comprano la droga chi sono ?

    Sarebbe gradito un commento razionale sul tema in oggetto, corredato di fonti plausibili.
    Tutto il resto sono salvinate del cazzo
    windmill likes this.
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  6. #6
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    Predefinito Re: Gli immigrati non sono il 12% e non delinquono più dei nativi

    @Duuna meglio.informata dei dati ufficiali del capo della polizia su questo forum ci.sono dei fenomeni
    RigorMontis and acquazzurra like this.

  7. #7
    catcher in the rye
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    Predefinito Re: Gli immigrati non sono il 12% e non delinquono più dei nativi

    Citazione Originariamente Scritto da RigorMontis Visualizza Messaggio
    Ma anche le donne italiche commettono crimini? O forse loro sono degli spiriti evanescenti?
    provare a rispondere nel merito, con fonti, è difficile eh ?
    manihi and windmill like this.
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  8. #8
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    Predefinito Re: Gli immigrati non sono il 12% e non delinquono più dei nativi

    Citazione Originariamente Scritto da Druuna Visualizza Messaggio
    provare a rispondere nel merito, con fonti, è difficile eh ?
    Sei monotona a essere pro migranti c e gia la chiesa la gruber tutti gli intellettuali...
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  9. #9
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    Predefinito Re: Gli immigrati non sono il 12% e non delinquono più dei nativi

    Citazione Originariamente Scritto da FrancoAntonio Visualizza Messaggio
    Sei monotona a essere pro migranti c e gia la chiesa la gruber tutti gli intellettuali...
    I monotoni sono quelli che ripetono a pappagallo le cazzate razziste senza mai aver capito una statistica
    windmill likes this.
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  10. #10
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    Predefinito Re: Gli immigrati non sono il 12% e non delinquono più dei nativi

    Citazione Originariamente Scritto da Druuna Visualizza Messaggio
    e quelli che comprano la droga chi sono ?

    Sarebbe gradito un commento razionale sul tema in oggetto, corredato di fonti plausibili.
    Tutto il resto sono salvinate del cazzo
    La mafia nigefiana l ho inventata io, sull altra discussione ci sono i dati del capo della polizia saranno piu affidabili dei tuoi?

 

 
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