Arieccoli....
Il clan Di Silvio – legato al gruppo dei Casamonica – aveva trovato l’accordo giusto per tenere sotto scacco Latina: I manifesti li attaccavano per la Lega, i voti li raccoglievano per il candidato sindaco di Forza Nuova, poi passato con il partito di Salvini. Lo scrive il GUP nella sentenza che li condanna e lo racconta oggi Repubblica in un articolo a firma di Andrea Palladino:
Non era simpatia politica quella dei Di Silvio per la destra e la Lega. Un voto, 30 euro. Un affare come un altro. L’attacchinaggio avveniva solo dove decidevano i capi bastone. Scrive il Gup Annalisa Marzano: «Il clan dei Di Silvio estendeva la propria influenza anche nelle campagne elettorali (…) si erano impegnati ad attaccare i manifesti “Noi con Salvini”». Il riferimento è alle elezioni del 2016 a Terracina. Il controllo poteva poi arrivare fino alle urne, con una sorta di accompagnamento coatto per gli elettori.
Tra i candidati sostenuti dal clan per le elezioni a Latina c’era anche Orlando Tripodi (non indagato nell’ambito di questa inchiesta). Nel giugno del 2016 era l’aspirante sindaco del capoluogo pontino per una coalizione di estrema destra, sostenuta, tra gli altri, da Forza Nuova. Dopo l’insuccesso – ha ottenuto il 4,6% – è passato con la Lega ed oggi è il capogruppo in Regione Lazio del partito di Salvini. I Di Silvio – scrivono i magistrati – raccolsero i voti per lui tre anni fa: «Mi hanno ordinato, con tono imperativo, di votare per il candidato sindaco Tripodi (…) perché avrebbero ricevuto la somma di 30 euro per ogni voto acquisito», racconta un testimone.
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